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martedì 18 settembre 2018 ..:: Zirkus Suite - Un peccato di gioventù ::..   Login
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 Zirkus Suite - Un peccato di gioventù Riduci

 

 

Emanuele Severino

Zirkus Suite
Revisione critica Alessandro Bombonati

- Preludio
- Scherzo
- Aria
- Sarabanda
- Burlesca
- Interludio
- Finale


Ensemble Consmilano Modern

Alessandro Schiattone, flauto
Luca Tognon, oboe
Giacomo Piccioni, corno inglese
Niccolò Dainelli, clarinetto
Carlo Golinelli, fagotto I
Mario Garavelli, fagotto II
Pietro Martinoli, cornetta
Ettore Marcolini, marimba
Leonardo Bares, timpani

Alessandro Bombonati, direttore

 



È stato un appuntamento importante quello del 17 aprile 2018, in cui è avvenuta la presentazione in anteprima del volume "Zirkus Suite - Un peccato di gioventù", pubblicato dalla casa editrice Mimesis, con i contributi di Massimo Donà, Giuseppe Modugno, Alessandro Bombonati. A fare gli onori di casa nell'ampia Sala Puccini del Conservatorio di Milano, con i saluti istituzionali, è stata la direttrice Cristina Frosini, coadiuvata da Luca Nolasco della Pro Loco di Copertino. Presente anche Samuele Pellizzari, della casa editrice Curci. Mi piace iniziare questo resoconto dal fondo, cioè dalla splendida esecuzione che nove giovani talentuosi strumentisti hanno fatto di un'opera rimasta per decenni sepolta nella polvere ma che, con un entusiasmo tutto italiano, fatto di calore e meraviglia, è stata riportata all'antico splendore. Dopo il deciso attacco del maestro Bombonati, vengo investito da una corrente di suoni dal formidabile slancio vitalistico, articolata e complessa. Un autentico profluvio di note che ha nella sua urgenza espressiva un che di straussiano, di primaverile. Si può scorgere il pulsare di una mente superiore, risoluta a instradare in musica una prorompente effervescenza ideativa. E la via la trova, sin dal Preludio, che appare un pezzo dal sapore marcatamente stravinskijano, quasi un proclama i cui principi verranno poi sviluppati nel saltellante, luciferino Scherzo: un brano breve, ma compiuto nella sua concisione. Meditativa è l'Aria, dalle suggestioni petruskiane, dove l'autore sembra soffermarsi a riflettere su quel moto interiore che è poi sfociato nella creazione.

 



La Sarabanda è il momento centrale della Suite, forse il più alto dell'intera composizione; ispirato, reca la tensione di una visione che vuole elevarsi sulla materia. Come vedere il mondo da un'altura, è il primo pensiero da cui vengo colto ascoltandolo. Una raccolta contemplazione rotta a tratti da lampi di luce, punteggiata dagli interventi di timpani e marimba, che riportano al demoniaco, quello spirito tra l'irriverente e il mefistofelico che serpeggia in tutta l'opera. Clownesca, circense è la Burlesca, brano che trae probabilmente ispirazione da "Circus Polka" di Stravinskij. Qui è il divertimento, l'arguto sberleffo a mostrarsi in tutta la sua brillantezza. Il lungo Interludio riconduce a un clima enigmatico, insieme alla Sarabanda forse il pezzo strutturalmente più complesso e meditato dell'intera Suite. In questo movimento l'autore riesce a sviluppare pienamente quelle potenzialità, l'impellenza di un pensiero compositivo complesso altrove solo accennato. Il sinuoso incedere è sottolineato dalla magnifica strumentazione di Alessandro Bombonati, efficace anche nel rappresentare quel pulviscolare agitarsi che in certi momenti raggiunge quasi il parossismo. Non conosco la composizione nella sua stesura originale, ma penso che questa revisione critica le abbia donato forte unità strutturale e respiro sinfonico. L'elemento sorpresa è stato il "leitmotiv" di questo pomeriggio milanese, innanzitutto con la scoperta di una composizione musicale partorita dalla mente di un grande pensatore, Emanuele Severino, da cui più che altro ci si aspetterebbero saggi e trattati di filosofia.

 

Cristina Frosini



È il maestro Alessandro Bombonati a spiegarcene storia e ragioni. Questa partitura è un inedito, un'opera giovanile risalente al 1947, in quell'anno l'autore aveva solo diciotto anni. Quando il maestro la vide per la prima volta ebbe l'impressione di essere investito da un fiume di note, frutto di una sensibilità musicale trasmessa attraverso stili diversi. La Zirkus Suite è composta da sette pezzi, tutti connotati da una visione chiara dal punto di vista estetico in quanto, essendo stata scritta in gioventù, risente molto dell'esperienza musicale di Emanuele Severino a quei tempi. Di conseguenza, ci sono echi neoclassici, neobarocchi, si avvertono influenze di autori come Hindemith, Bartók, sono evidenti i riferimenti al mondo neoclassico stravinskijano. La prima cosa che Bombonati decise di fare con il professore fu proprio quella di rinforzare questi argini, all'atto della revisione critica della partitura. Sempre insieme al filosofo, sono state operate delle scelte anche drastiche perché il pianoforte, che aveva un'accezione per lo più percussiva, è stato in seguito trasformato in una vera e propria parte, eseguita dalle percussioni: timpano e marimba con estensione di cinque ottave. Questo ha ampiamente trasfigurato il pezzo dal punto di vista timbrico. La nuova "amplificazione" sonora ha dato una visione completamente diversa a tutta la struttura della Suite. Per quanto riguarda la strumentazione, oltre al cambio di passo dal pianoforte alla marimba e al timpano, è stata anche inserita la cornetta al posto della tromba.

 

Luca Nolasco

Giuseppe Modugno

In realtà, quest'opera per sette strumenti e pianoforte è diventata poi per nove esecutori, con la particolarità dell'utilizzo in maniera preponderante delle ance doppie, cioè due fagotti, corno inglese e oboe, a discapito degli altri strumenti ad ancia semplice o aerofoni senza ancia. Si parlava della cornetta, strumento tipico dell'espressività, del mondo del '900 storico ed essendo la Zirkus contraddistinta da elementi di quel periodo, ad Alessandro Bombonati è sembrato idoneo trasformare per questa la parte della tromba. Tra i due strumenti c'è una differenza sostanziale, la tromba è cilindrica mentre la cornetta è tronco conica, quest'ultima ha quindi un suono un po' più dolce e si adatta molto meglio a un ensemble cameristico. Due brani in particolare, l'Aria e l'Interludio, hanno un chiaro riferimento alla scuola di Vienna, nelle figure di Berg e Webern. Alla fine, Severino esprime al meglio la sua filosofia musicale nella Sarabanda, che è il movimento non proprio centrale ma appena dopo il centro della macroforma dei sette pezzi. Questo conferisce un indirizzo quasi in forma di sezione aurea dal punto di vista estetico, come a firmare il pezzo proprio nel punto in cui questa proporzione si manifesta. La scrittura è piuttosto complessa, fin dall'inizio ci si è resi conto che il brano richiedeva una competenza specifica nell'esecuzione. Quando fu proposto al maestro Bombonati di realizzare una collaborazione con il professore e di metterla in campo qui a Milano, si pensò subito di coinvolgere i migliori allievi del corso di prassi esecutiva e repertorio d'insieme per fiati, coadiuvati da alcuni ex allievi già professionisti in carriera.

 

Massimo Donà

Il lavoro di montaggio è stato abbastanza importante a causa delle notevoli difficoltà esecutive dell'opera. Ha richiesto un lavoro continuo nel dettaglio, specificamente mirato e svolto in maniera molto particolareggiata, questo ha dato dei frutti che sono sfociati nell'incisione di un CD, registrato nel centro SAV (Servizi Audio Video) del Conservatorio di Milano, poi allegato al volume pubblicato dalla casa editrice Mimesis. Il lavoro di revisione critica della partitura manoscritta non si è fermato al momento dell'inizio delle prove, ma è proseguito durante queste in collaborazione con gli stessi ragazzi. In altre parole, essendo questa la revisione critica di un lavoro mai eseguito prima, c'è stato un apporto collaborativo importante da parte dei giovani strumentisti coinvolti nel progetto. Insieme a loro è stato constatato che cosa poteva funzionare nella strumentazione e cosa invece era meglio correggere e limare. Il finale è un'esplosione di suoni ritmicamente scanditi, elettrizzante, sicuramente molto impegnativo da eseguire, come d'altronde l'intera composizione. Alessandro Bombonati ringrazia in maniera speciale Giuseppe Modugno, che è stato il suo primo contatto in quest'operazione. È stato lui a tenere le leve interne del gioco, l'ispiratore e la luce che ha acceso l'idea di poter realizzare questo progetto all'interno del Conservatorio di Milano. Cosa molto importante, ha favorito il contatto con le Edizioni Curci. Sovente il maestro si è confrontato con Samuele Pellizzari nelle fasi della sua revisione critica, trovando in lui uno straordinario collaboratore durante la gestione della stesura della partitura così com'è stata realizzata oggi.

 

Samuele Pellizzari

Emanuele Severino

"Ho avuto una grande fortuna.", afferma Bombonati, "È difficile che si faccia un'edizione critica a compositore vivente. Di solito queste si realizzano su opere di due o trecento anni prima. Mi sono sentito un po' come Craft con Stravinsky, come Sandor Con Bartók, cioè il collaboratore stretto di un compositore illuminato, nel senso che quanto ascolterete stasera è un manifesto del '900. La Zirkus Suite contiene al suo interno un sincretismo estetico che racchiude tutto il mondo dei primi del '900. Ci sono echi hindemithiani, stravinskijani, anche di Šostakovič, Bartók, ma soprattutto in ogni brano l'autore mantiene la sua personalità. Ciò è manifesto nella fase centrale, rappresentata dalla Sarabanda, dove effettivamente si riconosce la sua più vera e profonda mano". Si dichiara orgoglioso di aver potuto lavorare in stretto contatto con un intellettuale della statura di Emanuele Severino. "Conoscendo il personaggio, m'interessava principalmente comprendere il suo pensiero, quali fossero le radici di questa composizione, per poterne valorizzare gli aspetti più intimi ed espressivi. C'è una forza, un flusso potente all'interno di questa Suite che, all'atto della revisione critica, aveva la necessità di essere contenuto in solidi canoni. Li abbiamo trovati e strutturati insieme, facendo anche delle scelte radicali nell'ambito della strumentazione. Ne abbiamo rivalutato tutta la gestione, ridando spessore agli elementi tematici a seconda dell'ambito estetico in cui ogni pezzo s'identificava.

 



È stato per me un lavoro molto gratificante perché mi ha regalato innanzitutto la possibilità di lavorare con il professore, di acquisirne le doti e il suo pensiero musicale, uscendone arricchito. Il lavoro portato avanti con i ragazzi dell'ensemble è stato per loro un valore aggiunto. È un pezzo difficile da suonare, il fatto che sia stato montato all'interno del Conservatorio e registrato grazie alla professionalità del centro SAV (Servizi Audio Video), ha invogliato i ragazzi a dare completamente se stessi, con entusiasmo e generosità. Ne siamo molto felici!" Oggi nasce l'idea di proporla al pubblico, presente lo stesso autore che per la prima volta ha potuto sentirla nella revisione critica del maestro milanese. Ma facciamo un veloce "rewind". Tutto germoglia da un carteggio e-mail, nel quale un vecchio amico di Cristina Frosini le aveva proposto di presentare in Conservatorio le musiche del professor Severino. Con entusiasmo lei accolse la proposta, suggerendo d'iniziare a lavorare sul rapporto musica/filosofia. Con grande slancio si è allora partiti per quest'avventura, rivelatasi lunga, in alcuni momenti anche complicata. Luca Nolasco in questa sede intende rispondere a tre domande che molti amici, studiosi, giornalisti e cultori della materia gli pongono: quando, dove e perché? Quando? Fine aprile 2017. Dove? (il luogo è molto importante) Ad Elea, al Festival della Filosofia in Magna Grecia, che quest'anno ha insignito il maestro Severino del prestigioso premio Parmenide. Ma il "quando" esige anche un altro riscontro: nel momento in cui l'amico Massimo Donà gli ha detto "Caro Luca, ho un sogno! Vorrei tanto pubblicare l'unica opera musicale del grande maestro Emanuele Severino".

 

Alessandro Bombonati



Un sogno che coincideva con quello di Luca Nolasco e della sua associazione Pro Loco Fernando Verdesca di Copertino. Quest'opera ha quindi l'egida, l'alto patronato di uno dei padri costituenti della cultura occidentale. Perché? Per quale ragione un'associazione del profondo sud ha deciso di sostenere questo progetto? Per la semplice ragione che le è sembrato importante operare una scelta alta, in grado di confermare la riflessione di Seneca, per il quale, in qualunque punto della terra ci si può innalzare all'universale. Giuseppe Modugno, pianista, amico d'infanzia di Cristina Frosini e del vicedirettore del Conservatorio di Milano Massimiliano Baggio, ha fatto da catalizzatore. Insieme a Massimo Donà da un po' di anni si dedica a concerti e conferenze su musica e filosofia. Circa un anno fa gli aveva detto di essere in possesso di una partitura del giovane Severino, da cui si sarebbe potuto ricavare un libro, un CD, una registrazione o un'esecuzione a costo praticamente zero. Giuseppe ci ha pensato un mesetto e poi è capitato il più classico dei "miracoli italiani". Viviamo in un paese unico al mondo, in cui può innescarsi, per una congiuntura favorevole ma anche per lo sforzo comune di tante teste che si sono fidate l'una dell'altra, un crescendo rossiniano che, come in questo caso, ha portato in settantadue ore ad avere a disposizione il Conservatorio di Milano, i suoi studenti, il maestro Alessandro Bombonati, una casa editrice, un editore e diverse persone che non vedevano l'ora di portare a termine questo progetto.

 



Per il maestro Modugno essere in questo luogo è quasi sovrannaturale. Come cittadino italiano, l'unica riflessione che gli viene da fare in questo momento così delicato della storia dell'occidente (e quindi anche dell'Italia) riguarda la risposta delle persone per bene, che onestamente credono in quello che fanno. Ebbene, quando queste decidono di intessere una rete, da italiane possono improvvisamente sembrare tedesche. Tutto questo fervore si è riversato nel volume edito dalla casa editrice Mimesis, arricchito da un CD in allegato, registrato all'interno del Conservatorio grazie al centro SAV. Lo ribadisce orgogliosamente la direttrice Cristina Frosini, consapevole del fatto che solo pochi conservatori nel nostro paese possono permettersi di avere uno studio di registrazione professionale come quello presente a Milano. È un'aspirazione che anche Massimo Donà, filosofo e musicista, condivide e insegue da qualche anno. Ogni tanto suggeriva al professor Severino, con il quale nel 1981 si era laureato presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Venezia, che forse era il caso di lasciare incisa quest'opera. E alla fine è avvenuto... È stato come comporre un grande puzzle, dove tutti i pezzi sono andati magicamente al loro posto, in maniera quasi incredibile. Nel suo intervento cita Luca Nolasco, abitante in Puglia, il quale per ragioni geografiche poteva bellamente disinteressarsi al progetto, ma da filosofo qual è ha capito che questa poteva essere una grande occasione per la cultura italiana.

 



Purtroppo noi spesso non la sappiamo valorizzare, a differenza dei francesi, dei tedeschi. Quanti sono al mondo i filosofi importanti come Emanuele Severino? Derrida, Deleuze, Merleau-Ponty sono certamente bravi ma nessuno ha la sua rilevanza. È, sempre in Italia, abbiamo un Conservatorio come questo, che ha saputo cogliere la palla al balzo riuscendo a mettere in piedi una cosa che Donà ha ascoltato in anteprima due giorni prima di questa presentazione, rimanendone sconvolto. "È commovente", afferma, "sentire con quanta professionalità, quanta passione questi giovani strumentisti, sotto la guida del maestro Alessandro Bombonati, siano riusciti a realizzare un'opera che rimarrà nella storia". Ecco che la figura della direttrice Cristina Frosini emerge in tutta la sua "visionarietà", quella cioè di una persona che aveva intuito le potenzialità della Zirkus Suite. Senza l'opera di Giuseppe Modugno, che ha supportato Donà in modo assoluto, nulla si sarebbe potuto fare, lo stesso dicasi per il contributo di Luca Nolasco e di tutti gli altri, compresi i meravigliosi strumentisti che stasera abbiamo davanti. È accaduto quindi qualcosa di straordinario. Nel libro Massimo Donà ha scritto un saggio che l'ha molto impegnato, in questo ha cercato di dimostrare come, in fondo, l'ultima produzione filosofica del professore va verso qualcosa che lo riporta alle sue origini. Il cuore della contraddizione che la struttura originale dell'opera di Severino porta con sé indica l'identità.

 



Un'identità che nessun "logos", neppure il linguaggio del destino, può rappresentare e che solo nella "phoné" trova compiuta espressione. Questa la custodisce, pur non riuscendo a sostituirla, come un qualcosa che ha a che fare proprio con quel suono che già i grandi musicisti del romanticismo avevano individuato proprio come il luogo dell'identità. Ne è sicuro Donà: se avesse continuato su questa strada, Emanuele Severino sarebbe potuto diventare un grande musicista. In realtà, la musica ritorna tra le righe dei suoi testi, aleggia stabilmente, anche se lui tenta di sottostimarsi come compositore. "Se il professore ravvisa una certa distanza da quella gioventù in cui ha cullato quest'amabile follia, per noi rimane sempre un adorabile e vivace ragazzino" dice. Un grazie particolare va all'editore Curci, qui rappresentato da Samuele Pellizzari, il quale ha fatto in modo che questa partitura potesse essere eseguita in futuro. Pubblicata e perciò fruibile da chiunque avesse la voglia e la capacità di eseguirla. Le edizioni Curci sono state fondate nell'anno dell'unità d'Italia e condividono con essa oltre un secolo e mezzo di storia. In tutto questo tempo ha sviluppato un catalogo molto ampio, di eccellenze specie italiane, dal rinascimento ai nostri giorni. Un catalogo che è stato di recente arricchito, grazie anche all'apporto e alla collaborazione con il CIDIM (Comitato Nazionale Italiano Musica), della nuova collana "Stilnovo", di questa fa parte integrante la composizione presentata stasera in anteprima assoluta.

 



"È per noi enorme motivo d'orgoglio", afferma Samuele Pellizzari in qualità di parte attiva in questo progetto editoriale. Lui ha visto il lavoro nascere, crescere e definirsi nella forma ultima, dalla sua urgenza creativa sino alla traduzione in realtà nel libro e CD allegato, frutto della collaborazione tra Emanuele Severino e Alessandro Bombonati. "Possiamo considerare questa la prima di tante altre occasioni ed esecuzioni pubbliche", dichiara speranzoso. La statura umana di una persona si misura probabilmente anche con il metro della sincerità ed Emanuele Severino ne ha da vendere. Dopo aver preso la parola, si dichiara imbarazzato perché, prima di tutto, vede dell'affetto da parte di chi ha organizzato questo progetto, a cominciare da Massimo Donà, suo ex allievo. Ed è proprio questo sentimento il responsabile della realizzazione di quest'opera, anche se ritiene questo termine "rimbombante". E imbarazzato una seconda volta si dichiara perché, quando parla di filosofia crede di sapere quello che dice, mentre lascia sottintendere una sua minor familiarità con l'argomento musica. Per la seconda volta gli succede di avvertire questo disagio, collegato all'incognita di sapere tener testa al pubblico, cosa non facile. La prima avvenne quando, poco più che ragazzo, parlò per la prima volta davanti a delle persone, a Brescia, in occasione della ricorrenza di San Tommaso. C'è in lui innanzitutto il timore di dimenticare tutti quelli che deve ringraziare, e sono parecchi. Si rivolge ancora all'amico Massimo, che ebbe a insistere quando la partitura era ancora allo stato originale, scritta in un certo modo, che Severino definisce forse un po' disordinato.

 



Esprime gratitudine poi per il maestro Modugno, per Alessandro Bombonati che gli ha insegnato parecchie cose, per esempio quella - geniale - della sostituzione del pianoforte, che aveva pensato come strumento a percussione. "Se è uno strumento a percussione, usiamo allora delle percussioni", gli disse il maestro milanese. Prosegue ringraziando la casa editrice Curci, che ha pubblicato la partitura, l'Associazione Pro Loco di Copertino, il Conservatorio di Milano che in modo così generoso l'ha ospitato. Dice parlando di se: "Bisogna provare un po' di tenerezza verso questo giovane allora diciottenne, attratto dalle nuove esperienze musicali del '900". Rammenta che "Lulu" di Alban Berg è del 1934, il Concerto per due pianoforti e orchestra di Béla Bartók è del 1943. Scende in profondità Emanuele Severino quando afferma: "Credo che non sia del tutto vero che noi siamo sempre gli stessi. Quando guardiamo al nostro passato, abbiamo davanti un alter. Questa storia che noi siamo sempre gli stessi è un qualcosa su cui riflettere. Ho di fronte questo giovane che recepisce le esperienze musicali del '900. Mentre ascoltavo le cose dette da quelli che mi hanno preceduto, mi è venuto in mente un pensiero che in qualche modo caratterizza il pencolamento che ho avuto nelle prime battute. Lasciamo stare la mia musica... Nietsche ne parlava come l'indicazione di ciò che ognuno di noi è nel profondo". Vola il discorso verso elevati concetti, spunta la figura di Dioniso, cioè l'eroe delle contraddizioni, in cui c'è il piacere della nascita, della partoriente, e insieme quello dell'annientamento.

 



"In questo pensiero Nietsche non conosceva ancora i risultati della musicologia di fine '900. Esistono certi reperimenti a proposito delle cosmogonie antiche, per cui il mondo nasce quando un coro di Dei canta, e cantando muore, e ognuno di essi diventa un suono addormentato in una caverna. Ogni cosa del mondo è una caverna in cui giace questo suono sopito. Quando l'uomo incomincia a respirare di fronte ai pericoli della vita e celebra la festa, questa inizia con un grido dissonante che tende all'unisono, risvegliando il suono addormentato nella caverna. Dimodoché la festa è una rievocazione della generazione del mondo". Non è una stranezza della musicologia di fine '800, conclude il professor Severino, poiché in tutti i miti, dal Pacifico sino al Medio Oriente, si parla della nascita del mondo in seguito alla morte di un Dio. "Nel caso delle cosmogonie del grido, la morte genera il mondo e attende quella rievocazione che solo la musica può dare. Se pensiamo all'esperienza cristiana, anche Cristo muore per rigenerare il mondo". È possibile considerare una "Glitch Opera" la Zirkus Suite? Vale a dire un picco artistico breve e improvviso causato da un non prevedibile "errore" di gioventu? La mia personale risposta, dopo averla ascoltata con attenzione, è un secco no. Sulla scia dell'immenso spirito di curiosità che sta alla base della composizione, possiamo scorrere in trasparenza tutto il percorso intellettuale del grande filosofo bresciano.

 



Quando l'ho sentita, parafrasando delle parole pronunciate dallo stesso Severino in altra occasione, mi sono trovato in un vortice, in un maelström, e in basso mi è apparsa la terra. La sua essenza si è presentata in questo modo, aveva il carattere di questo fondo marino. Riguardo al valore di eventi come questo e al riscontro che hanno nelle persone, viviamo in un paese stravagante, dove si crede negletta la cultura ma, come disse Massimo Bontempelli riferendosi al teatro pirandelliano, si assiste spesso a "la rappresentazione del primo movimento in cui nasce la vita; quella smania per cui basta che tu getti un po' d'acqua sopra un po' di terra, e in breve ecco un brulicare di vite vegetali e animali che stavano ansiose in un angolo dell'increato ad aspettare"


Alfredo Di Pietro

Maggio 2018


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