Cerca English (United States)  Italiano (Italia) Deutsch (Deutschland)  Español (España) Čeština (Česká Republika)
giovedì 20 settembre 2018 ..:: Visita alla nuova sala d'ascolto della ACME ::..   Login
Navigazione Sito

 Visita alla nuova sala d'ascolto della ACME Elettronica - Milano Riduci


 

 

GAGLIANICO-MILANO: UN ASSE A FAVORE DELLA RIPRODUZIONE AUDIO DI QUALITÀ

 

Germano Ricci


Non è persona sconsiderata Germano Ricci, titolare della ACME Elettronica. Se dopo sedici anni di attività nel campo dell'audio, non solo da semplice rivenditore ma anche da progettista, ha deciso di aprire una nuova "Show Room" a Milano, un motivo ci sarà. La dinamica azienda biellese si è sempre distinta per la grande apertura verso il vario ed eventuale mondo dell'Hi Fi, senza preclusioni di sorta, come suggerisce lo stesso acronimo che ne rappresenta il nome: ACME (A Company Making Everything). Potremmo tuttavia non tener conto di quello che è un simpatico modo per definire una ditta, anche di richiamo per l'eventuale cliente, affidandoci ad alcuni incontrovertibili fatti storici che ne segnano il cammino e danno prova della sua ecletticità. Come ho già avuto occasione di raccontare nel corso della mia recensione riguardante le Cantico CX8 Monitor, l'esordio della ACME è piuttosto lontano nel tempo e risale al 1999, quando l'occupazione principale del suo fondatore era quella d'informatico e consulente di aziende in zona. Data la sua grande passione per la riproduzione audio in tutte le sue forme, già prima però di quell'anno aveva avuto un discreto seguito di appassionati, molto contenti di farsi costruire un oggetto Hi Fi da lui. In seguito la sua attività fu ufficializzata aprendo una partita IVA, la quale gli dava la possibilità sia di vendere che fabbricare apparecchi elettronici per l'audio. Tutto ciò avveniva dopo la creazione di due kit per l'autocostruzione, un amplificatore a triodi Single-Ended e un diffusore monovia a linea di trasmissione.

 



Non sono molti gli operatori che possono vantare una preparazione paragonabile a quella che ha Germano Ricci. Si è formato sui banchi del liceo scientifico, poi del politecnico, che ha frequentato sino al quarto anno nella specialità Telecomunicazioni. Dopo quegli anni maturò in lui la decisione di cominciare a lavorare per conto suo. Ci tiene molto alla puntualità Germano: nel 2001-2002 aprì la prima saletta d'ascolto a Biella, dove si accedeva solo per appuntamento e non era possibile trovarlo arrivando fuori dall'orario stabilito. Una buona consuetudine, indicativa della sua serietà, che ha sempre conservato per rispetto suo e del cliente. In quella sede rimase per circa due d'anni, all'inizio proponendo i suoi oggetti e poi, poco dopo, passando a una collaborazione con l'importatore di Audio Tekne, sodalizio andato avanti per diversi anni. Parallelamente a questo marchio esoterico, cominciò a trattarne anche qualcuno più commerciale come Klipsch e Audio Note nel settore valvole e alta efficienza. L'ambito d'azione dell'azienda si è poi progressivamente allargato a brand importanti come McIntosh, Accuphase, abbracciando pure i grossi sistemi di altoparlanti Klipsch e Tannoy. Nel 2004, dalla sede di Biella l'attività si trasferì a Gaglianico, dove tuttora risiede l'"Headquarter" della ACME. Il resto è storia dei nostri giorni, con la formazione del particolare asse Gaglianico-Milano che ha portato all'apertura della nuova sede in Via Atto Vannucci, al civico 20.

 



La curiosità audiofila questa volta ha fatto il paio con l'amicizia che mi lega da tempo a Germano Ricci, rafforzando le motivazioni della mia visita nella sua nuova sala d'ascolto. Così, nell'assolato pomeriggio del 5 luglio ho avuto il piacere di raggiungerla, esattamente tredici giorni dopo la sua inaugurazione, avvenuta venerdì 22 giugno. Non sono da solo però, ho con me una grande valigia che poi vi dirò a cosa sarà servita...


LA SALA D'ASCOLTO ACME A MILANO
UN SALOTTO BUONO DELL'HI FI

 



"Tutto è partito da una coincidenza, tramutatasi nell'opportunità di poter avere un posticino a mia misura", dice Germano, "perché io non sono uno da grande negozio". È questa la scaturigine della non grandissima ma accogliente sala d'ascolto milanese di Via Atto Vannucci, 20, la quale ha il pregio di avere dei costi di gestione accettabili. Il locale, in stile "vecchia Milano", era prima riservato a un centro estetico e conteneva tre divisori di cartongesso, poi rimossi generando macerie e polvere in quantità. In seguito il parquet è stato riverniciato, ora è bello lucido; ogni particolare è stato messo a posto per rendere agibile e accogliente la sala. Molto alto (oltre quattro metri) è il soffitto in travi di legno. Il tutto è stato organizzato in quattro e quattr'otto e rientra nella mossa strategica di ampliare il bacino d'utenza della ACME a una città importante come Milano, non insensibile alla musica e alla riproduzione audio di qualità. Un'operazione simile è stata fatta tre mesi fa a Roma, dove lui non può essere presente fisicamente ma ha una persona di fiducia che segue gli ascolti. "M'interessava essenzialmente avere un posto dove potersi incontrare con calma e far sentire con altrettanta tranquillità le mie cose, perché quando ho provato a metterci di mezzo terzi, non ci siamo purtroppo trovati sulla stessa lunghezza d'onda". Lo ritiene un passo logisticamente impegnativo in termini di tempo. Ovviamente la sede principale dell'azienda rimane a Gaglianico, Germano Ricci deve così dividersi tra i due luoghi, che distano circa un'ora e un quarto d'automobile per un centinaio circa di chilometri. Si tratta comunque di un'attività ancora in via d'organizzazione, partita dedicando alla nuova sede il giovedì e venerdì pomeriggio di ogni settimana. È prevista un'apertura anche il sabato pomeriggio, ma lui si sta adoperando per essere presente già dal mattino, per sua maggior comodità.

 



Parcheggiare nella strada è alquanto difficile, ma se si è disposti a percorrere duecento metri, su Viale Sabotino ci sono due grandi parcheggi da poter sfruttare. In buona sostanza si è voluto ricreare un ambiente familiare, quasi domestico, cioè quello dove idealmente Germano Ricci preferisce lavorare. "Devo dire di essere più che contento perché diversi miei clienti milanesi, che vedevo molto di rado quando ero solamente a Gaglianico, qui sono subito passati a trovarmi per degli ascolti e per fare due chiacchiere con me. Non è certamente un posto dove la gente entra giusto per mettere il naso. Bene o male è abbastanza vicino alla metropolitana di Porta Romana, ai parcheggi e pure alla tangenziale.


AMPLIFICAZIONI VALVOLARI FEZZ AUDIO
NEW ENTRY ALLA ACME

 

Amplificatore integrato Fezz Audio Silver Luna Prestige

Nel corso della nostra piacevole conversazione, a un certo punto rivolgo una domanda a bruciapelo a Germano: "Come mai hai deciso di importare i Fezz Audio? Cosa ti ha colpito di questo marchio?". "Ci sono letteralmente inciampato dentro allo Show di Monaco due anni fa. Li avevo visti mentre cercavo dei giradischi, ma invece di questi ho trovato degli amplificatori a valvole, è normale che ciò avvenga (sorride). Allora era un marchio veramente nuovissimo. Avevo raccolto un po' di documentazione, parlato con loro e ho lasciato decantare il tutto per un annetto. Mi avevano interessato da subito poiché, conoscendo un pochino i polacchi con il marchio GigaWatt, so che non sono persone cui piace fare le cose per caso. Non s'improvvisano e quando decidono d'impegnarsi in un qualcosa lo fanno pragmaticamente, in maniera corretta e, mi permetto di dire, onesta. Non nascondo poi che mi sono piaciuti gli ampli colorati". Mentre parlo con Germano ne ho tre davanti a me e penso che lui abbia proprio ragione. Ognuno di questi modelli ha un aspetto che è un mix tra il naïve e il ricercato, in ogni modo solido e affascinante. "Li trovo molto belli, anche il rosso, che però non ho in casa e lo prendo giusto quando me lo chiedono. Sono rimasto favorevolmente colpito da questi particolari e dalla loro semplicità costruttiva. Quando poi sono tornato a casa da Monaco, dopo aver letto la storia della Fezz Audio mi sono detto che non era assolutamente un marchio da riporre in un cassetto. Dietro di questo c'è la Toroidy Transformatory Lachowski, vale a dire il più grosso produttore di trasformatori toroidali che c'è in Polonia, con circa sessantacinque dipendenti, in aumento da quando ha iniziato a produrre trasformatori per gli amplificatori Fezz.

 

Amplificatore integrato Fezz Audio Mira Ceti

È un'azienda con trentacinque anni di attività sulle spalle che già costruiva toroidali per conto terzi, per uso audio. Sul suo sito c'è una lista parziale (in quanto alcuni non gradiscono che si sappia) di costruttori che da sempre hanno usato i loro trasformatori, sia di alimentazione che d'uscita. Ne producono anche una serie dedicata all'autocostruzione, che valuterò se importare o meno. I due figli del fondatore di Toroidy.pl, i fratelli Maciej e Tomasz Lachowski, a un certo punto hanno deciso di fondare il marchio Fezz e cominciare a costruire i loro amplificatori. Lo hanno fatto alla maniera polacca. Innanzitutto, ogni cosa viene prodotta internamente, anche i telai con i loro processi di piegatura e verniciatura. Nel reparto di tornitura fanno i piedini e le manopole. Tutta la componentistica passiva interna, sono andato a metterci il naso dentro, è fatta in Polonia, compresi gli ottimi condensatori Miflex. Si tratta di oggetti molto raffinati. Negli ultimi dieci anni c'è stata una vera e propria esplosione di costruttori in Polonia, diversi dei quali sono dei piccoli e piccolissimi artigiani. Il fenomeno ha investito pure il versante dei diffusori, con tutta una serie di costruttori OEM, come Pylon, che si è fatta avanti, alcuni interessanti e altri un po' meno. La citata Pylon è, tradizionalmente, una falegnameria lavorante per terzi e che a un dato momento ha deciso di produrre diffusori in proprio". Ma in quali e quante finiture vengono prodotti i Fezz, domando? "Bianco, nero, rosso e bordeaux", mi risponde Germano, "non sussistono problemi a ordinare anche un singolo amplificatore di un certo colore, che arriva mediamente dopo una settimana, dieci giorni dall'ordine.

 



Producono anche dei cavi di segnale e potenza che non sono affatto male. Io ho i primi, basati su un conduttore professionale e connettori Amphenol, belli senza costare uno sproposito. Sto aspettando anche quelli di potenza, che non ho ancora sentito. Nel giro di una settimana o giù di lì dovrebbe arrivarmi anche un amplificatorino per cuffia di nuova produzione dal nome di Ω Lupi. In realtà non mi sono mai interessato molto a questa tipologia di ampli, per ragioni soprattutto commerciali perché è vero che c'è molto fermento nel settore cuffie ma anche parecchia pirateria sui prezzi. Ho avuto in negozio modelli della Audio-Technica, Fostex, delle Grado top di gamma, tutti oggetti bellissimi ma che presentano una difficoltà estrema di vendita. Attualmente ho ripreso un po' di Fostex, mi arriverà l'ampli di cui parlavo e, probabilmente, allestirò una postazioncina d'ascolto". Dopo la bella chiacchierata (ecco svelato il mistero) con mia grande soddisfazione la valigia vuota che mi ero portato dietro viene riempita proprio da un bell'α Lupi, vi darò contezza di questo gioiellino in una prossima recensione.


FEZZ AUDIO α LUPI
UN ASCOLTO SORPRENDENTE

 



LA CATENA

 



Amplificatore integrato valvolare Fezz Audio α Lupi
Sorgente digitale Orpheus Lab Absolute Mediaserver
Diffusori Cantico CX8 Monitor
Condizionatore di rete GigaWatt PC-3 EVO+ (con installato il DC Offset Blocker per l'eliminazione della corrente continua)
Cavo di alimentazione GigaWatt LS-1 MK3+
Cavo di alimentazione (sull'amplificatore) Hms – Energia Suprema

Non in ascolto:
Amplificatore integrato stereo ibrido Audio Exklusiv P 112
Giradischi Nottingham Analogue Studio's Ace Spacedeck
Preamplificatore Phono due telai Audio Exklusiv P 0.2
Cavo di alimentazione (sul Mediaserver) GigaWatt LC-3 MK3+
Cavo di segnale HMS Armonia
Cavi di potenza HMS Armonia


Questa volta sarò breve, anche perché questo α Lupi verrà rivoltato come un calzino nella mia sala di misure e ascolto. Qualche indicazione in questa sede è comunque giusto darla. Germano mi mette subito in guardia definendolo "poco valvolare" in risposta a una mia precisa domanda sul come suona. Ascoltandolo, dopo un po' mi sono accorto che il termine di "poco" era in realtà si sottrattivo, ma di quelli che sono tipicamente considerati come i difetti dei valvolari, "in primis" lo scarso controllo in gamma bassa, quel suono gonfio che spesso va a sporcare le altre gamme. Dopo quest'affermazione un po' "tranchant", l'amico Germano dettaglia meglio le sue impressioni: "se abbiamo in mente il suono dei classici amplificatori a tubi, un po' molli e lenti, è bene tener presente che i Fezz non lo sono affatto. Queste sono in linea di massima le mie considerazioni, con delle variazioni che si presentano, ovviamente, nei vari modelli a seconda delle valvole impiegate. Denominatore comune di tutti direi che è proprio questa bella velocità, dinamica, finezza di grana, che spesso emerge in qualsiasi abbinamento. Il suono è sempre piacevole ma non diventa mai melenso o pesante. Sono queste le qualità che mi hanno convinto a prenderli in considerazione. Del resto, c'è da dire che queste macchine si giocano molto bene l'opportunità che hanno di usare dei trasformatori d'uscita spettacolari. Si tratta di un elemento di fondamentale importanza, tuttavia spesso trascurato e, purtroppo, piuttosto costoso se di buona qualità. Se si vuole produrre un valvolare a basso costo, la prima cosa su cui tagliare è proprio il trasformatore d'uscita, dato che il costo delle valvole è più o meno sempre uguale.

 



Se le compri in Cina costano un po' meno, se le acquisti dalla Russia un po' di più. Alla Fezz hanno l'enorme vantaggio di essere prima di tutto costruttori di trasformatori, in secondo luogo lo sono di toroidali, che intrinsecamente costano meno dei modelli a lamierini poiché la costruzione può essere fatta (e bene) a macchina. Si possono così ottenere dei dispositivi che costano poco ma elettricamente sono la fine del mondo. Per rendercene conto basta vedere i dati dichiarati di banda passante, per esempio. Inoltre, la resistenza parassita dell'avvolgimento di un toroidale è molto più bassa, a parità d'induttanza, di uno a lamierini. Questo si traduce anche in una miglior capacità di pilotaggio. Si ottengono così tutta una serie di vantaggi che consentono delle buone prestazioni strumentali a fronte di una grande semplicità del circuito. Se invece adopero un trasformatore d'uscita scarso, con una banda passante stretta e una distorsione non proprio contenuta, sono poi costretto a usare parecchia controreazione per ottenere delle prestazioni accettabili, anche se poi l'ampli suona come suona. Lo schema tipico degli integrati Push-Pull Fezz Audio è costituito da una valvola preamplificatrice, una sfasatrice/driver e due finali di potenza. Fatto sta che gli stessi trasformatori d'uscita che trovi sui Fezz da duemila euro, li ritrovi in amplificatori blasonati che costano quattro volte tanto" mi confessa Germano Ricci.
Nella mia prima presa di contatto con il suono di questo integrato, non c'è davvero altro da aggiungere a queste parole se non la notevole capacità di pilotaggio di quei dieci Watt, che hanno mosso a dovere le membrane di un diffusore non proprio sensibilissimo (89,404dB/2,83V/1m) come il Cantico CX8 Monitor.

Ah, dimenticavo... indovinate cos'è entrato nel mio valigione? Ma un bell'esemplare di α Lupi nuovo di zecca, ovviamente!

 




Alfredo Di Pietro

Agosto 2018


 Stampa   
Copyright (c) 2000-2006   Condizioni d'Uso  Dichiarazione per la Privacy
DotNetNuke® is copyright 2002-2018 by DotNetNuke Corporation