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domenica 17 dicembre 2017 ..:: Un pomeriggio da Angelo Jasparro due - Il ritorno ::..   Login
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 UN POMERIGGIO DA ANGELO JASPARRO DUE - IL RITORNO Riduci


 

 

È strano come il caso combini gli eventi della nostra vita. Sono passati esattamente dieci anni dal report del pomeriggio trascorso ascoltando musica in compagnia dell'amico Angelo Jasparro, il primo di una discreta serie di "pomeriggi audiofili". In realtà, con lui non era il primo ma il secondo, organizzato in occasione dell'ingresso nella sua sala di due "bestioni" monofonici da 1200 Watt cadauno. Allora, non mi fu concesso di nominarne marchio e modello perché sarebbero stati oggetto di una sua futura recensione, oggi però posso dirlo tranquillamente che si trattava di due magnifici Bryston 28B SST2. Non erano l'unica meraviglia di quella sala; Angelo aveva a quei tempi, come oggi, un'invidiabilissimo "parco giochi", dove stazionavano anche una coppia di diffusori omnidirezionali MBL 101D. La riconoscenza nel piccolo mondo dell'alta fedeltà forse non è avvenimento frequentissimo a verificarsi, ma io non ho nessun problema a dire di dover molto a quell'incontro. Compresi cosa vuol dire ascoltare musica con una catena riproduttiva davvero High End, termine in genere alquanto abusato, la magia tutta particolare degli omnidirezionali, diffusori che scompaiono letteralmente dall'ambiente d'ascolto, e la libertà che dà la mancanza di pregiudizio. Oggi probabilmente se ne fa meno caso, ma dieci anni fa era considerata un'imperdonabile caduta di stile inserire in un impianto, soprattutto se di censo elevato, un oggetto che aveva in qualche modo a che fare con il "Pro", anche se di ottimo livello, come i suoi finali Bryston 7B ST. Il reportage che ne ricavai, seppur pieno di entusiasmo, era molto semplice: nessuna foto e impaginazione dello scritto a "monoblocco".

Io e Angelo arriviamo a oggi, maggio 2017, dopo aver attraversato varie esperienze di audiofilia vissuta, io con il mio sito e lui, reduce da due importanti collaborazioni editoriali con Videohifi e la rivista Audioreview, con un bel portale tutto suo: Audio activity. Due lustri, un tempo che mi sembra brevissimo eppur smisurato, se con il mouse scorro le tante cose che ho pubblicato su Non solo audiofili. Un florilegio di reportage in casa di amici, di aziende, visite a negozi, rassegne audio soprattutto, e tante recensioni. Anche la sezione "Musica", assente sino al giugno 2014, va progressivamente infoltendosi con una serie di articoli che attualmente sono giunti a quarantacinque. Ma non sono qui per parlare di me... Oggi ritorno nella sala d'ascolto di Angelo, che non è più il piccolo ambiente da 20 mq di un tempo ma un ampio locale grande oltre cinque volte tanto. Mi racconta brevemente la sua storia, come un figlio l'ha vista svilupparsi sotto i suoi occhi, curandola nei minimi particolari. È molto importante per lui, tanto che sta pensando di dedicarle un intero articolo; lo attendiamo con ansia, ne trarremo magari qualche utile spunto per migliorare il nostro ambiente. È evidente che questa nuova grande sala non è un modo per lasciare con un palmo di naso tanti appassionati, quanto piuttosto uno strumento per ascoltare in modo ottimale il suo impianto. Da audiofilo consapevole, ha compreso che l'attenzione da dedicare all'ambiente d'ascolto non deve assolutamente essere meno importante di quella da prestare all'impianto.

È stata creata dal nulla, da un soppalco aperto. Realizzata su suo progetto, con il soffitto non parallelo al pavimento per evitare risonanze sulle basse frequenze. Le pareti sono parzialmente in cartongesso e in parte costituite da muratura, quella alle spalle della postazione d'ascolto è in mattoni forati. Questa struttura differenziata consente che non ci sia una sola componente di risonanza, ma tante e a diversa frequenza, generate dalla struttura intrinseca delle superfici. Quelle in cartongesso hanno all'interno spessori differenziati di lana di roccia, anche lì per variare le frequenze di risonanza. È stata voluta una stanza che "respirasse" sui bassi. Sappiamo che il cemento armato risuona come un tamburo, i mattoni forati, o anche quelli pieni, sono rigidi. Questi sono gli accorgimenti implementati, altri non ce ne sono, se non l'arredamento studiato in un certo modo, grazie alla piena libertà che ha Angelo nel poter scegliere e collocare i vari elementi. Quando è stato posizionato qualsiasi pezzo d'arredamento, sono state sempre fatte delle prove di acustica, ogni singolo mobile è stato piazzato a seconda di come suonava meglio la stanza. La parete posteriore alle casse, che osserviamo vuota (e che spaventa molti audiofili che la guardano in foto), è voluta così per un effetto "live end", mentre alle spalle della postazione d'ascolto si è cercato di ottenere un "dead end". Questa non è ancora completamente smorzata, ma a riguardo sono in corso delle prove. Angelo sta valutando se coprirla con un arazzo per renderla ancora più sorda.

Per il momento, i tappeti che ci sono sul pavimento funzionano piuttosto bene, persiste soltanto una piccolissima risonanza in gamma media che presto sarà eliminata. Il meticoloso trattamento mirato alla gamma bassa, fa sembrare persino insufficiente l'azione dei quattro grossi woofer da 38 cm delle JBL, i quali scendono poco sotto i 40 Hz. Di recente Angelo ha fatto delle prove con qualche subwoofer e alla fine ha inserito nell'impianto un Velodyne SPL 1200, tagliato a 60 Hz. È stato tarato con il suo DSP interno, avvalendosi delle misurazioni con il microfono fornito a corredo. Le regolazioni di fase, volume e taglio sono comunque state fatte a orecchio da lui, finalmente soddisfatto per aver completato in basso l'estensione delle sue JBL 4350B. Un pedale d'organo a 20 Hz o meno può sempre capitare...

 

 

L'IMPIANTO

 

Giradischi Basis 2001 con braccio Graham 2.2 e testina Lyra Kleos

Lettore CD/SACD Yamaha CD-S3000

Lettore Blu Ray OPPO BDP-105 D

Preamplificatore Phono Einstein "The Turntable's Choice"

Preamplificatore MBL 4006

Amplificatori finali di potenza Bryston 7B³

Diffusori JBL Monitor 4350B

Cablaggio MIT Oracle

Cavo di segnale Cammino giradischi---> preamplificatore Phono

Cavo di alimentazione Cammino sul preamplificatore Phono

Multipresa Lector

 

 

 

È inutile negare di trovarsi di fronte a un impianto che impone di tirare giù il cappello! Ancor più difficile è confutare, senza nulla togliere agli altri eccellenti componenti, che l'attenzione viene attratta dalle due maestose JBL. Prima di averle ascoltate da Angelo nella precedente sistemazione (2009), ricordo di averle sentite in una rassegna audio a Bari, nella mia Puglia, tantissimi anni fa. Ero un ragazzino, già da tempo appassionato di musica e Hi Fi, che rimase sconvolto dall'ascolto della nona sinfonia di Bruckner proprio su una coppia di 4350. La potenza espressa dalla grande compagine orchestrale tardoromantica, i terrificanti forte e fortissimo d'insieme, l'intensa lucentezza degli ottoni e delle tube wagneriane hanno lasciato un segno profondo in me. Per qualche minuto non riuscii ad alzarmi dalla sedia, quasi ipnotizzato da quella riproduzione possente, attendibile e completa, che aveva letteralmente trasportato un'orchestra sinfonica nella sala di un audioshow. Nel bellissimo articolo "Il risveglio dei dinosauri", apparso sulla rivista Audioreview N. 319 del Febbraio 2011, che sintetizzo brutalmente, c'è la storia di questi diffusori. Tutto nasce da un'occasione colta nel corso di una cena con amici spagnoli. Venne così in possesso di un paio di "casse" che giacevano polverose in una cantina. Angelo non credette ai suoi occhi... di fronte a lui apparve una coppia di JBL Monitor 4350B! Dei due diffusori uno era in condizioni pessime, mancavano i due woofer, il medio-basso e il supertweeter, l'altro si presentava in condizioni migliori, anche se l'insulto del tempo si era manifestato sulle sospensioni dei woofer, che erano da ribordare.

Da lì ebbe inizio una complessa opera di restauro per riportare questi monumenti di elettroacustica in buone condizioni. Il primo reperimento fu una coppia di supertweeter nuovi, provenienti da un negozio dalla Danimarca, il secondo due mid-woofer dagli USA carpiti a un'asta su E-Bay. Nella vicenda entrano in campo due grandi esperti di JBL: Marco Roghi e Quirino Cieri, quest'ultimo direttore tecnico della JVC-Kenwood Italia, che aiutano Angelo nell'impresa. Sempre sul negozio online più grande del mondo, E-Bay, Angelo trova e compra tre kit di montaggio originali, completi di ganci per assicurare mid-woofer e woofer al pannello anteriore, brugole e la gomma adesiva che copre il bordo dei cestelli. Due woofer già ribordati li aveva ricevuti da un collezionista in Veneto, gli ultimi componenti mancanti. Una volta entrato in possesso di tutto il materiale, partì il montaggio. Ad Angelo, sorvolando sull'eventualità di un ricablaggio e la sostituzione della lana di vetro all'interno, si presentò il problema della biamplificazione, prevista per il modello in suo possesso. La JBL prevedeva per questo monitor un filtro attivo, con taglio a 250 Hz, da acquistare separatamente. Problema superato commissionando la costruzione di due crossover passivi a Silvano Sivieri di Olimpia Audio. A un certo punto ebbe un momento di sconforto per le difficoltà riscontrate, arrivò persino all'idea di vendere i diffusori, una volta assemblati e collaudati. La prima prova d'ascolto però gli fece passare il malumore. Dopo aver collegato un lettore VHS/DVD a un amplificatore Home Theater Marantz SR4400, partì la riproduzione di un CD dei Led Zeppelin.

Il suono lo convinse, era meglio di quanto si aspettasse. Confortato dal risultato "aggredì" l'assemblaggio del secondo diffusore, abbandonando definitivamente l'idea di vendere i diffusori. Così, nella sala d'ascolto di Angelo, le JBL Monitor 4350B soppiantarono le MBL 101D. Nel mese seguente si presentò un "piccolo" problema, uno dei diffusori sembrava suonare a un livello inferiore rispetto all'altro e la gamma media si spostava leggermente sul lato opposto; strano, perché tutto in apparenza pareva funzionare regolarmente. Capì in seguito che uno dei due driver a compressione suonava chiuso in gamma alta. Senza non poche peripezie, Angelo riuscì a smontare il driver incriminato individuando l'origine del problema: i due ponticelli di filo che collegavano i morsetti d'ingresso dell'altoparlante alla bobina mobile erano completamente ossidati. Il nostro impavido audiofilo si mise all'opera spruzzando dell'abbondante liquido disossidante, rimontò il tutto constatando la risoluzione del sintomo. Ultimo atto prima di goderseli per davvero, il posizionamento in ambiente. La sezione medio-alti fu rivolta verso l'interno, il corpo dei "cassoni" da 120 kg tenuto parallelo alla parete di fondo e piuttosto vicino alla stessa. Partito con il collocamento direttamente a pavimento, in seguito si è fatto fabbricare due robusti supporti metallici (che ha dismesso nell'attuale situazione) per portare l'altezza dell'immagine a un livello consono. L'articolo si conclude con un'accurata ed entusiastica analisi d'ascolto, alla quale mi accodo più che convinto.

 

 

PASSEGGIANDO CON I "DINOSAURI"

L'ASCOLTO

 

 

Leoš Janáček - Orchestral Works Vol. 2 - Chandos - SACD

Massimo Gon Plays Chopin - Velut Luna - CD

Mozart - Pogorelich - Klaviersonaten KV 283 & KV 331 "Alla turca" - Fantasie KV 397

Ella & Louis - Together - Vinile 180 grammi

Roger Waters - The Wall - Blu-ray Disc

Roger Waters - In The Flesh - Live - DVD

 

Tantissimo è stato detto su questi diffusori, ma nell'esprimere con le parole le mie impressioni d'ascolto voglio procedere in senso "sottrattivo". Innanzitutto sfuggire alla solenne stupidaggine che circola, in rete e non, che le JBL 4350B siano dei cassoni da giostrai, buoni semmai per sfondarsi i timpani con delle pressioni al limite della soglia del dolore. Nulla di più sbagliato. Il merito (o demerito) della prestazione complessiva di un impianto va accollato all'insieme dei componenti, i quali contribuiscono in percentuale diversa alla resa totale di ciò che, in buona sostanza, arriva alle nostre orecchie. Senza naturalmente omettere il contributo acustico dell'ambiente. È una doverosa premessa che spesso viene sottovalutata (se non ignorata) quando si giudica l'elemento finale di una catena: il diffusore. Nel caso dell'impianto di Angelo ogni pedina è stata attentamente soppesata in vista della sua totale sparizione. Ma come, si fa tanto per raggiungere il Nirvana riproduttivo, si spendono tanti soldi per poi far sparire tutto? Può sembrare un paradosso, ma chi è impegnato a raggiungere un livello da vera Hi End, come ha fatto Angelo, capisce che sonicamente parlando bisogna agire in senso, appunto, sottrattivo. Il miglior setup è quello che... non c'è, vale a dire quello che si fa da parte e in assoluta trasparenza consegna intonso ciò che contiene una registrazione. Bisogna stare molto attenti quando si giudica un diffusore come il 4350B, si rischia di prendere delle sonore cantonate attribuendo a lui qualcosa che va cercato altrove.

 

Totalmente trasparente, suona in modo odioso se la registrazione è scarsa, divinamente bene se questa è di ottima qualità, com'è successo con il primo album ascoltato: l'SACD "Leoš Janáček - Orchestral Works Vol. 2". Quasi incredulo, da buon frequentatore dei concerti avverto un equilibrio supremo tra le diverse sezioni orchestrali, un'invidiabile omogeneità e veridicità timbrica. La riproduzione è aperta, come un cielo terso gli archi. Non liquidiamo sbrigativamente questa eccellente registrazione, ne ascoltiamo buona parte lasciandola a lungo nelle viscere dello Yamaha CD-S3000. Il posizionamento praticamente a parete è molto vicino a quello ideale per i monitor da studio "Far Field", cioè incassati nel muro. In questo modo si elimina alla radice il problema del "wall dip", quel malefico buco che appare in gamma bassa, dovuto allo sfasamento tra l'emissione diretta e quella di ritorno dalla parete di fondo. Il basso inizialmente mi sembra un po' magro, leggermente inconsistente, la colpa però è tutta mia, più precisamente delle mie consuetudini d'ascolto, abituato come sono ad ascoltare in ambienti non trattati, e quindi risonanti. La situazione da Angelo è ben diversa, qui di risonanze non ve n'è l'ombra, il lungo lavoro a monte per il loro controllo ha dato buoni frutti con un suono pulitissimo, del tutto privo di rigonfiamenti anche nella critica regione della gamma inferiore. Cambiamo disco e genere, è la volta della musica pianistica.

 

Nello strumento suonato da Massimo Gon riconosco un timbro pulitissimo, un trattamento esemplare della dinamica, praticamente senza limiti, la gamma medio-alta è straordinariamente nitida ed equilibrata, la reattività dinamica del driver a compressione porta a un netto incremento del realismo rispetto ad altre meno performanti tipologie di driver. I transienti sono fulminei, in salita e discesa. L'impianto asseconda magistralmente ogni minimo soprassalto microdinamico, non pare vero che da questi "rozzi cassoni" possa provenire un suono di tale rispetto e delicatezza. Chi dice che danno il meglio solo suonando forte, mente sapendo di mentire: la massima accuratezza la forniscono sempre, ai bassi come agli alti livelli. Non è una meticolosità "radical chic" da diffusore leccatamente "audiophile", a volte non completamente sincero con la realtà nell'esibire i suoi preziosismi. La sensazione di trovarsi di fronte a un'elettroacustica sincera, solida, sempre lineare e correttissima nei suoi comportamenti, è davvero forte. Le voci di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong sono graffianti, ricche di feeling, sicuramente erano molto vicine al microfono quando sono state registrate e questo si sente perfettamente. È un suono a elevata emozionalità, magari risente un po' degli anni, non ha quell'assoluta levigatezza delle moderne incisioni digitali, a tratti risulta un po' angoloso ma ha un fascino irresistibile, che le JBL restituiscono a perfezione. Bene, è venuto il momento di girare la manetta e divertirsi per davvero.

 

Il livello di pressione sonora sale rapidamente con Roger Waters in "The Wall" e "In The Flesh", un muro di suono proviene dalla parete di fondo, non so più se suona questa o i diffusori, so semplicemente di trovarmi di fronte a una riproduzione dall'insuperabile potenza, dal realismo sconvolgente e una gamma media "immensa". La chitarra elettrica diventa una lancinante sorgente di pura luce, i colpi di cassa della batteria vigorosi, indistorti e con un punch da far accapponare la pelle, il tutto condito da una capacità di gestire il messaggio sonoro senza il minimo affanno. Mi viene voglia di fare una misura di TNDM, sicuro di rimanere a bocca aperta vedendone il risultato. L'impianto di Angelo mi ha veramente emozionato, e non mi capita spesso. Non è possibile rimanere indifferenti di fronte a un suono così autorevole, plenipotenziario, in grado di gestire con questa competenza ogni genere musicale, evidenziare in modo così analitico le qualità di una registrazione, i suoi equilibri o disequilibri, la sua linearità o furbesca colorazione. Dal colpo di triangolo allo sparo di cannone, dal solo di violino al "fff" mahleriano, tutto sembrerà tremendamente efficace e vero.

Il tempo passa e la fame si fa sentire, Angelo spegne l'impianto: un'ottima pizza ci aspetta, esattamente come in quel maggio 2007...

 

Alfredo Di Pietro

 

Maggio 2017

 


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