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martedì 15 ottobre 2019 ..:: Trenner & Friedl Art ::..   Login
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 Trenner & Friedl Art Riduci


INTRO

Si suol dire che le cose più attese sono anche quelle più belle quando si avverano. È il caso di questa recensione, che ho inseguito per lungo tempo risalendo la mia prima presa di contatto con Lorenzo Verger, titolare della Yacht Hi Fi (importatrice in Italia del prestigioso marchio austriaco) al novembre 2013. Ci sono diversi modi per svicolare da una proposta che non si vuole rifiutare apertamente. Io che bazzico l'ambiente da diversi anni ho ormai imparato che quando un operatore o azienda vuole glissare su una mia richiesta, sfodera tre risposte tipo. La prima è una "non risposta", nel senso che non si verifica alcuna replica alla domanda, che così cade nel vuoto. La seconda consiste nel procrastinare l'eventuale presa in considerazione della proposta a data da destinarsi, prima una settimana, poi due e così via sino a un imprecisato "Sine die". Superfluo dire che in questo caso l'oggetto del desiderio non arriva mai. La terza risposta, la più secca e brutale ma anche la più infrequente, fa sapere che non si ritiene il tester degno dell'oggetto, non essendo egli un giornalista accreditato che scrive per un noto giornale. Visti i frequenti rinvii, ho pensato che il buon Lorenzo Verger rientrasse nella seconda categoria, quella di chi elegantemente rimanda senza tuttavia opporre un deciso no. Errore. Ho dovuto alla fine ricredermi perché, "appena" sei anni dopo la mia prima missiva elettronica, cogliendo al volo l'occasione dell'edizione primaverile del Milano Hi-Fidelity 2019, un piovoso 7 aprile ho caricato sulla mia Hyundai i10 l'imballo di cartone che conteneva una coppia di Art. Immaginate l'emozione di trovarmi di fronte a questi piccoli, incredibili sistemi!


BREVE STORIA DELLA TRENNER & FRIEDL



Nelle scarne note presenti sul sito ufficiale, Peter Trenner e Andreas Friedl confessano che l'azienda è nata circondata da un certo stupore, il loro, meravigliati dal fatto che non avessero intrapreso l'attività già molto tempo prima del 1994. Tra i due era avvenuta una conoscenza occasionale che ha rivelato quante cose avessero già in comune, oltre alle capacità complementari e la grande passione, cioè quella potente molla motivazionale che non deve mai mancare se si desidera raggiungere risultati di rilievo. Retrospettivamente, con orgoglio affermano che è stato un successo, un'iniziativa dall'esito ampiamente positivo confermato dall'ultraventennale produzione in un posto vicino a Graz. Si tratta di piccoli cenni, ma probabilmente l'amatore (soprattutto il recensore) vorrà sapere qualcosa di più su un marchio che produce elettroacustiche talmente valide. Noi italiani siamo spesso catalogati come dei chiacchieroni, mediamente dotati di una loquacità più spiccata dei popoli più a nord, che passano per seri, affidabili e di poche parole. Maggiori dettagli quindi mi è piaciuto ricavare dall'intervista apparsa su TNT Audio nel 2012, rivolta ad Andreas Friedl e firmata da Lucio Cadeddu, direttore del noto magazine online, il quale mi ha concesso di "saccheggiare" il testo. In realtà, l'idea di fondare l'azienda era nata un anno prima, nel 1993, quando Andreas stava cercando un PC che gli consentisse di eseguire delle misure sui suoi diffusori autocostruiti. Si recò allora in un piccolo negozio d'informatica gestito da Peter Trenner, suo futuro compagno di avventura.

Alcuni mesi dopo, visti i risultati di un diffusore progettato da Andreas e usato a mo' di baratto con un PC di Peter, quest'ultimo lo incoraggiò ad avviare un'attività di produzione professionale. Così nacque la Trenner & Friedl. Seguirono delle laboriose ricerche, finalizzate alla progettazione e realizzazione del primo diffusore che si fregiasse di questo marchio: il modello Parker. Nel 1995 l'azienda per la prima volta partecipò a una mostra HiFi, a Vienna, con il nuovo diffusore Miles, allargando rapidamente la sua notorietà nella cerchia degli appassionati tedeschi e austriaci. Due anni dopo, nel 1997, la nota rivista tedesca Image HiFi recensì in maniera molto positiva il diffusore Gordon (parlerò ancora di questo magazine...). Emerse sin dall'inizio la volontà di creare dei sistemi destinati a durare nel tempo, sino ad aspirare alla condizione di "Status classico", oggetti aventi un ciclo vitale di per lo meno dieci anni. Dopo aver conosciuto molto da vicino queste Art, la meticolosità con cui sono fatte, la solidità e qualità dei materiali impiegati, convengo che il rimarcare la longevità di questi sistemi da parte di chi li realizza non è una delle solite "strillonerie" da marketing, quanto mai lontane per'altro dalla personalità del progettista, ma la pura e semplice verità. Pochi ma inderogabili sono i principi che governano la produzione Trenner & Friedl; oltre ai già dichiarati rientrano le proporzioni auree dei mobili, uno stretto controllo di qualità e l'ecosostenibilità dei materiali adoperati. Nell'intervista, parlando del rapporto aureo Andreas Friedl fa riferimento alle relazioni che si stabiliscono nell'universo, costellazioni, gusci di chiocciole, catene di DNA.

Ma c'è un più ficcante motivo per cui le proporzioni auree vengono rispettate nei suoi diffusori: nelle aree strutturate secondo questo principio le deleterie onde stazionarie tendono a distribuirsi in maniera armonica, producendo un suono meno affetto da colorazioni. L'ampio spettro di frequenze su cui sono suddivise evita l'insorgenza di pronunciati picchi. A parte tali convincenti argomentazioni, va detto che il principio adottato nel dimensionare il mobile delle Art ha una sua indubbia suggestione e crea intorno a loro una certa aura di fascino primordiale. Ricordiamo che uno dei primi a uniformarsi alla legge della "Golden ratio" è stato George Cardas. Lo ha fatto nello studio dei principi acustici dei locali confinati come nella costruzione dei cavi. A questo punto l'utilizzo nelle Art del suo tipo di morsettiera non appare casuale, alla stregua pure del cablaggio interno, firmato anche lui Cardas. Nella produzione globale del brand troviamo d'altronde dei nomi che, alternati a quelli di famosi jazzisti, richiamano antiche divinità egizie come Sun, Osiris, Ra e Isis. Ogni progetto non deve trascurare quell'aspetto destinato a suscitare un certo "magnetismo" sull'acquirente, non c'è nulla di male in questo. O meglio, ci sarebbe se il successo commerciale fosse affidato esclusivamente all'influenza del nome, ma questo non avviene assolutamente nel caso del marchio austriaco, dove di sostanza vera ne possiamo trovare a iosa.

Queste elettroacustiche sono sicuramente un progetto sano e, a parte le suggestioni divine e quelle legate all'armonia che governa la natura, centrano dei precisi obiettivi la cui soddisfazione possiamo apprezzare sia all'ascolto che alle misure. Il meritorio rispetto per l'ambiente, inoltre, è comprovato dall'utilizzo di materiali naturali, tipo la lana di pecora adoperata come assorbente acustico interno. I mobili sono realizzati a mano avvalendosi della precisione con cui lavorano i mastri ebanisti in Stiria.


TRENNER & FRIEDL ART
LAMPO DI GENIO



SPECIFICHE

Sistema: 2 vie Bass-Reflex
Mobile: in multistrato di Betulla con diverse densità
Finitura: sette laccate a strati. Pannello frontale in multistrato di betulla impiallacciato con ebano ecologico o bambù massiccio
Cablaggio interno: Cardas
Terminali: Cardas
Crossover: realizzato a mano con componenti Mundorf di alta qualità
Altoparlanti: un mid-woofer da 5" con membrana in Carbonio rivestita con vernice di violino. Un tweeter da 1" del tipo "Ring Radiator", dotato di sistema magnetico in Neodimio, incapsulato in camera posteriore e dissipatore di calore.
Risposta in frequenza: da 50 Hz (F3) a 50 kHz (F3)
Sensibilità: 85 dB/2,83V/1m
Impedenza: 4 Ohm (minima 3,2 Ohm)
Dimensioni: Altezza: 270 mm - Larghezza: 180 mm - Profondità: 300 mm
Peso: 6,8 kg
Finitura del corpo: noce naturale, noce amaranto, noce bruciato e altri su richiesta
Finiture Anteriore: ebano ecologico, bambù massiccio



Il marchio di Graz oggi annovera tra la sua produzione i sistemi di altoparlanti Sun, Art (protagoniste di questa recensione), Osiris, Pharoah, Ra, Isis, Taliesin e le incredibili Duke, oltre al cavo di potenza Orinoco Flow e anche un orologio da polso esclusivo, limitato a 25 pezzi e realizzato in collaborazione con il marchio tedesco "Alexander Shorokhoff". Il progettista, infatti, non è esclusivamente dedito ai diffusori, ma tra le sue passioni c'è anche quella per gli orologi, che ha voluto concretizzare con lo sviluppo di questo affascinante oggetto. Uomo di poche parole ed estremamente riservato, geloso delle sue soluzioni progettuali, l'ingegner Friedl (e Lorenzo Verger con lui) mi ha raccomandato di non smontare i diffusori in nessuna loro parte. La ragione sta nel fatto di essere chiusi in un modo particolare, per assicurare una sigillatura perfetta con bassissime perdite e, una volta aperti, questa si può ripristinare solo in fabbrica. Affine è stata la risposta del progettista, che ha parlato non solo dell'inopportunità di disvelare i segreti nascosti delle Art, ma anche perché la grande precisione con cui sono montate richiede la regolazione della coppia e forza di serraggio delle viti secondo valori ben definiti. È un riserbo che si estende al layout circuitale della rete divisoria, alla componentistica utilizzata, financo alla storia del marchio per la quale mi ha rimandato semplicemente a quanto pubblicato sul sito ufficiale. Un vero perfezionista insomma, che si è anche arrabbiato non poco con me quando ho pubblicato su Facebook, a titolo di anteprima, la Free Field Response delle Art, che a sua detta non avevo eseguito secondo determinati criteri.



Ho subito corretto, cogliendo l'occasione per realizzare un piccolo studio sulla "querelle" tecnica innescatasi. Lo vedremo in seguito nella sezione misure. Il produttore austriaco non è certo uno di quelli che lesina sulla qualità dei materiali né su quelle soluzioni progettuali che tendono a ottenere un risultato mirato. Due piccoli indizi me lo hanno fatto subito capire: il tweeter posizionato in basso e non, come di solito, in alto e la morsettiera Cardas. La posizione inusuale del tweeter non è affatto una trovata per rendere più esoteriche le Art (qui nulla è fatto a caso) ma ha delle precise ragioni, come vedremo nella disamina tecnica. Messo da parte il mio avvitatore/svitatore elettrico, ma curioso come un furetto circa l'interno delle Art, ho comunque potuto vederlo nelle magnifiche foto di Rolf Winter, allegate alla recensione pubblicata nel 2018 dalla rivista tedesca Image HiFi a firma di Ekkehard Strauss. Non credo di fare nulla di disdicevole citandola, anche in considerazione del fatto che è tranquillamente consultabile sul sito ufficiale della Trenner & Friedl alla sezione "Reviews and Downloads". Parlavo poc'anzi dell'indisponibilità a rivelare qualsivolglia particolare tecnico di questo sistema da parte del progettista , compresa l'identità dei trasduttori. In realtà anche un occhio semi-esperto ci mette un attimo a capirla, soprattutto quella del blasonato tweeter "Ring Radiator". La sua preziosa membrana è protetta da una robusta griglietta metallica trasparente al suono, che lascia ben visibile l'inconfondibile "Phase Plug" di colore argenteo.



Ma anche per il midwoofer, la cui membrana ha un diametro effettivo di 10 cm, non bisogna allontanarsi da una certa famiglia... Su questo componente il progettista ha voluto apporre il suo "tocco d'artista", ricoprendo la membrana in Carbonio con sette strati di vernice violinistica italiana. È un trattamento che aumenta le sue doti di rigidità e smorzamento, già presumo alte in partenza. Come immaginerete, non ci ho provato nemmeno a chiedere lo schema circuitale del filtro crossover. La riservatezza è una volontà che va senz'altro rispettata, motivata dal reale rischio che un eventuale autocostruttore (o anche non "auto") voglia impossessarsi di qualche particolare a suo uso e consumo. Notevole appare lo spessore del multistrato utilizzato; nella parte bassa del mobile c'è un grosso paletto di rinforzo che tiene ferme le pareti laterali. A ridosso del pannello posteriore, tenuto in sede da otto viti con testa a brugola, è montato il complesso crossover formato da cinque condensatori, quattro induttori e un resistore. L'assemblaggio è di tipo artigianale e non fa uso di schede, essendo realizzato in aria; anche in questo caso la componentistica è di primo livello, avvalendosi di elementi Mundorf. Considerevole la quantità di lana di pecora adoperata come assorbente acustico interno, come anche la lunghezza del tubo reflex (20 cm), mentre il suo diametro è di 5 cm. Il tutto depone per l'ottenimento di una buona estensione sulle basse frequenze, obiettivo senza meno raggiunto se teniamo presente che a lavorare è un midwoofer da solo 10 cm di diametro. Alle misure poi vedremo come si comporta in tal senso.



Lo sbocco della porta reflex si trova posteriormente, decentrato sulla destra e affiancato dalla morsettiera Cardas, soluzione anche questa piuttosto singolare nell'attuale produzione e che obbliga all'uso di appositi adattatori se i nostri cavi sono terminati a banana. Vi sconsiglio di serrare tali terminazioni direttamente al morsetto, se non sono più che robuste si rovineranno irrimediabilmente. Il lungo condotto è svasato allo sbocco, in modo tale da limitare le turbolenze e la conseguente rumorosità.


LE MISURE

SETUP

Microfono iSEMcon EMX-7150
Alimentatore Phantom Behringer Micro Power PS400
Calibratore Microfonico PCE-SC41 in classe 2
Multimetro TRMS PCE-UT 61E
PC Notebook Lenovo G50
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0
Finale di potenza Rotel RB 1070
Jig per misure d'impedenza autocostruito
Voltage probe con attenuazione di 20,55 dB per la rilevazione in Dual Channel
Cavo di potenza Labirinti Acustici Fluxus
Software di misura: Arta - Limp - Steps



Il dato di sensibilità media è stato calcolato in base a un consolidato standard che prevede l'acquisizione di 283 rilevazioni tra 100 e 10.000 Hz. Il risultato è stato di 85,009 dB/2,83 V/1 m, valore che possiamo considerare di comune riscontro tra i piccoli sistemi e perfettamente coincidente con il dichiarato.



La risposta in frequenza @anecoica delle Art è una delle più lineari in assoluto che mi sia capitato di riscontrare. Il range tra 100 e 10.000 Hz si colloca nell'ambito di escursioni che non superano il +/-1 dB. Solo dopo i 10 kHz si verifica un modesto calo che porta la gamma alta a essere sottoslivellata di pochissimi dB rispetto al valore medio. Così, il punto più basso si trova a 17.657 Hz, dove la SPL è esattamente 5 dB inferiore al dato di sensibilità media. In seguito si verifica una certa risalita che porta i 20 kHz a un livello di circa 82 dB (81,94 dB a 20.127 Hz dicono precisamente i grafici). Esemplare la regolarità della gamma media, quella in cui l'orecchio è in grado di spaccare il capello in otto, preceduta da una lieve inflessione sui 500-600 Hz. Buone notizie vengono pure dalla gamma bassa, dove possiamo apprezzare una discreta estensione: la F3 (minima frequenza utilmente riproducibile) si trova a 78 Hz, i 50 Hz a circa -6 dB, sempre rispetto al valore medio di 85 dB/2,83 V/1 m. Ma ancor più rimarchevole dell'estensione è la sua uniformità: non si evidenzia alcun ripple in un andamento a doppia pendenza (Dual Slope), dove la frazione 55 - 125 Hz è assimilabile a un passa alto Butterworth del I ordine, mentre da 50 Hz sino all'estremo inferiore si configura un passa alto Butterworth del V ordine.



Velocissimo lo smaltimento dell'impulso al Cumulative Spectral Decay in zona tweeter: da poco oltre i 10 kHz sino all'estremo superiore si apprezza un decadimento di 40 dB in appena 0,83 millisecondi. Poco più se consideriamo l'intervallo 2.000 - 9.000 Hz, dove c'è un relativo allungamento dei tempi, che rimangono comunque inferiori ai 2 millisecondi. Al Burst Decay (decadimento in cicli), sino a circa 6.000 Hz il tutto si "spegne" in 8 cicli; l'immagine è più mossa se superiamo questo limite, anche se rimaniamo al di sotto dei 16 periodi tranne che per una piccola porzione all'estremo superiore dei 20 kHz. Qui assistiamo a un prolungamento sino a 20.



La risposta in campo vicino del mid-woofer mostra ovviamente un'elevata pressione sonora, essendo effettuata con la capsula microfonica a pochi millimetri dalla cupola parapolvere, secondo la regola di D.B. Keele Jr. Due sono le principali riflessioni che scaturiscono dal suo esame, vale a dire la presenza di un evidente picco negativo a 50 Hz, dovuto alla frequenza di accordo del Bass-Reflex, e la pulizia della curva, la quale non esibisce quelle piccole irregolarità dovute alla presenza di risonanze acustiche o meccaniche, sintomo di un valido smorzamento della membrana nonché di un efficace controllo delle risonanze modali interne dovute alle dimensioni del mobile. Una pulizia di comportamento ancora più evidente al CSD e BD. Al Cumulative Spectral Decay, superati i 500 Hz, se escludiamo un limitato fenomeno di risonanza intorno ai 1000 Hz dovuto probabilmente alla cupola parapolvere, notiamo un decadimento molto veloce: bastano solo 3 millisecondi affinché l'impulso decada di 35 dB. Parimenti veloce è lo smaltimento in periodi riscontrabile al Burst Decay, in circa 6 su tutto l'ambito di frequenze si verifica un abbassamento di 35 dB.



Nel "pool" di misure che solitamente eseguo sui diffusori caricati in Bass-Reflex, non manca mai la rilevazione della risposta in campo vicino della porta reflex, significativa di quanto dalla stessa viene "sparato" fuori. L'alto picco tra 40 e 50 Hz corrisponde alla frequenza di accordo di quel risonatore di Helmholtz che in buona sostanza è questo sistema di carico. Più in là, precisamente a 750 e 1500 Hz, compaiono due aguzzi "spike" di livello decrescente, corrispondenti alle due principali risonanze "a canna d'organo" del condotto.



Insieme alla risposta @anecoica, di grande importanza per individuare il comportamento di un sistema di altoparlanti sono le RTA ambientali, qui prodotte tenendo i diffusori paralleli alle pareti laterali e angolati a convergere verso il punto d'ascolto. Nella mia sala di 6x4 metri la risposta a terzi d'ottava appare ovviamente tormentata al di sotto della frequenza di Schroeder (200 Hz) mentre al di sopra mostra un'apprezzabile linearità, con le naturali differenze dovute all'orientamento delle casse. Parliamo innanzitutto delle quote: 300 cm la distanza del microfono dalla metà della linea congiungente le due Art, 50 cm quella dei diffusori dalle pareti laterali, posti a 120 cm dalla parete di fondo. Mi aspettavo il verificarsi del solito rinforzo, (che qui in realtà è un rinforzino) sui 28 Hz, dovuto al modo di risonanza assiale che s'innesca tra la parete anteriore e posteriore. Altri due ravvicinati irrobustimenti di minor entità compaiono a 50 e 60 Hz, dovuti questi ai modi tra le due pareti laterali e alla distanza pavimento/soffitto. Segue un discreto buco nella zona tra 100 e 200 Hz (che scompare, generandosi però in altre porzioni, spostando le casse). Tornando a bomba ai "nodi", la fortuna di possedere un piccolo diffusore, che alle frequenze più basse emette relativamente poca energia, consiste nel non portare alla saturazione acustica l'ambiente in quegl'intorni di frequenze, laddove un sistema più grande lo farebbe con maggior facilità. Inoltre, le risonanze modali in qualche modo ricolmano quella naturale carenza di bassi profondi che, in diversa misura, affligge i piccoli sistemi. Un terzo grafico riunisce in "overlay" le prese effettuate nelle due diverse condizioni, mentre un quarto offre una differente visualizzazione della RTA. Possiamo alla fine tirare una confortante conclusione, anzi due: nel mio ambiente le Art assicurano un buon bilanciamento tonale e la loro risposta in basso è valida a partire dai 50 Hz. Ottima la presenza delle medie, con un lieve rafforzamento della banda centrata a 793 Hz (86.68 dB). Il mio personale consiglio all'eventuale utilizzatore è di ascoltare con i diffusori paralleli alle pareti laterali, in questo modo si guadagna in profondità della scena e si limita l'allargamento del rinforzo sulla media alle bande adiacenti.



Davvero buono il comportamento nelle riprese in asse e fuori asse di 15°, 30°, 45° e 60°. Molto regolare e privo di evidenti perturbazioni il naturale digradare della risposta in frequenza, indice di un'uniforme e regolare distribuzione energetica in ambiente delle alte. Altrettanto "belli" sono i diagrammi polari a 360°, Waterfall 1/2 e il Filled Contour. Nessuna bizzosità di comportamento si affaccia, nè scompensi che possano in qualche modo alterare un'omogenea emissione in ambiente. Da qualche tempo pubblico insieme alle polari anche il fattore e l'indice di direttività dei sistemi che sottopongo a test, molto importanti se vogliamo conoscere il comportamento di emissione nello spazio di una sorgente (le Art nel nostro caso). Il fattore di direttività è il rapporto tra l'intensità acustica emessa da una sorgente sul suo asse e quella che invece avrebbe se fosse omnidirezionale. L'Indice di direttività (DI) si ricava dalla formula 10 log10(Q) ed è espresso in dB; esprime la differenza del livello di pressione sonora di una sorgente, avente una data potenza acustica e posta in un certo punto dello spazio, rispetto a quello che avrebbe se fosse omnidirezionale.

F(Hz)    Q    DI    Angle (-6 dB)
400.00    1.49    1.74    360.00
500.00    1.66    2.19    244.70
630.00    2.03    3.07    246.27
800.00    2.17    3.36    154.36
1000.00    2.37    3.74    166.16
1250.00    2.63    4.19    128.43
1600.00    2.98    4.74    118.18
2000.00    2.78    4.44    130.98
2500.00    2.48    3.94    151.44
3150.00    2.15    3.32    150.13
4000.00    2.39    3.79    131.44
5000.00    2.98    4.74    139.80
6300.00    2.85    4.55    142.81
8000.00    3.01    4.78    120.87
10000.00    3.45    5.38    110.57
12500.00    3.67    5.65     72.42
16000.00    3.86    5.86    62.13
20000.00    4.01    6.03    61.53



La risposta al gradino delle Art rivela la buona coerenza temporale nell'emissione dei due trasduttori. Le relative punte sono separate da un tempo di soli 0,146 ms. L'impulso corto e aguzzo del tweeter è naturalmente il primo ad arrivare al microfono, per la ragione che la sua massa mobile è più ridotta di quella del mid-woofer; di conseguenza è più veloce nel partire come nel fermarsi. Segue a distanza molto breve il medio-basso, che mostra invece una figura più ampia, larga e arrotondata. L'impulso del tweeter ha la punta rivolta verso il basso, indice del suo collegamento elettrico in controfase.



Il baffle frontale dalle dimensioni minimali delle Art ha un benefico influsso sulla curva tempo/energia (ETC - Energy Time Curve), decadendo l'impulso iniziale con grande velocità e senza mostrare particolari perturbazioni nel suo decorso. In 0,417 millisecondi l'energia decade di 30 dB, evidenziano un altro degli "atout" dei piccoli diffusori. Il tempo sale a 0,885 ms se il target di decadimento sale a 40 dB.



Se consideriamo la tipologia delle Art, vale a dire un sistema due vie di piccolo cabotaggio da porre su stand, tra l'altro dotato di un mid-woofer la cui membrana misura appena 10 cm di diametro, possiamo essere ampiamente soddisfatti del risultato raggiunto anche nelle misure di THD, seconda e terza armonica. Vediamolo nei particolari. Il livello dei segnali test adottato è, come di solito, di 90 dB SPL. Dopo l'impennata sulle frequenze più basse, a 50 Hz i valori si stabiliscono su tassi più consoni (THD 1,786%, seconda armonica 0,698% e terza 1,598%). La soglia dell'1% viene superata in negativo poco dopo i 100 Hz, a 113 Hz la THD si abbassa all'1,063%, con le componenti di seconda e terza armonica rispettivamente sullo 0,977% e 0,403%. Il minimo di distorsione viene raggiunto e mantenuto tra 179 Hz e 1200 Hz circa, dove viaggia mediamente sullo 0,3% di THD, con una prevalenza della seconda armonica sulla terza. Si abbassa ancor più in gamma media, tra 402 Hz e 1139 Hz, dove la distorsione armonica totale si pone tra lo 0,2 e 0,3%. Dopo tale range si verifica un aumento delle percentuali e un'inversione di tendenza tra la pari e la dispari, superando quest'ultima la prima, suggestiva dell'insorgere di fenomeni di clipping di membrana. Tra 1139 Hz e 3222 Hz non si supera comunque il fatidico limite dell'1%, con un massimo centrato a 2029 Hz (THD 0,986, seconda 0,069% e terza 0,982%). Dopo la frequenza d'incrocio, in zona tweeter, la distorsione si abbassa sensibilmente, crollando letteralmente la terza armonica, che al limite di misura concesso dal mio microfono (circa 6700 Hz) si attesta sullo 0,0015%.



Com'era lecito aspettarsi da un diffusore di questo tipo, impiegante per'altro un mid-woofer di diametro molto limitato e costretto a riprodurre gran parte della banda audio, la TNDM (Total Noise Distortion Measurement) non poteva raggiungere valori d'eccellenza. Nella misura messa a punto da Gian Piero Matarazzo e Fabrizio Montanucci nei laboratori di Audioreview, emerge un dato oscillante tra il 6% e 10% tra 65 e 400 Hz, con la tendenza ad abbassarsi oltre tale limite. Delle vistose bande, dalle oscillazioni di ampiezza crescente, compaiono tra 500 Hz e circa 4000 Hz, dovute probabilmente all'interazione tra i due trasduttori. Oltre la frequenza d'incrocio la distorsione d'intermodulazione mascherante cala drasticamente: a 7 kHz siamo molto vicini all'1%, a 10 kHz allo 0,6% e all'estremo della misura questa è dello 0,3%. Ma cosa indica, in buona sostanza, la TNDM? La pulizia, precisione e articolazione con cui un DUT (un diffusore nel nostro caso) riesce a emettere il suono.



Ed eccoci giunti a un'altra rilevazione molto importante nella valutazione di un sistema: il modulo e argomento d'impedenza. I due picchi d'impedenza iniziali, con il secondo molto più basso del primo, sono chiaro indice del sistema di carico adottato nelle Art, il Bass-Reflex. Il primo vale 14,37 Ohm e cade a 30,8 Hz, il secondo di 6,22 Ohm è centrato a 73,18 Hz; al centro c'è una depressione (3,33 Ohm a 47,48 Hz) significativa della frequenza di accordo e corrispondente al "notch" visibile nella risposta in frequenza del mid-woofer in campo vicino. La bassa altezza dei due picchi ci dice chiaramente di essere in presenza di un sistema parecchio smorzato (vedi considerazioni sull'abbondante materiale fonoassorbente presente all'interno del mobile). Il minimo d'impedenza (2,87 Ohm) si raggiunge in gamma medio-bassa, precisamente a 142 Hz; non è propriamente un dato di tutto riposo per l'elettronica a monte. Va detto però che in quel punto l'argomento non è assolutamente impegnativo, essendo la rotazione di fase di appena 2° (quindi induttiva). Durante gli ascolti ho collegato alle Trenner & Friedl le più diverse elettroniche e nessuna ha alzato "bandiera bianca", nemmeno il gracile T-Amp, notoriamente insofferente ai carichi bassi e complicati nella fase. Questo ovviamente non significa che per ottenere delle buone pressioni, vista la bassa sensibilità, non sia necessario disporre di un'adeguata quantità di Watt. Spicca nel grafico il "piccone" di 27,27 Ohm a 1580 Hz, dovuto all'azione del complesso filtro crossover e al fenomeno di risonanza che si crea tra resistenze, induttanze e capacità. Le massime rotazioni di fase si verificano a 36,1 Hz, capacitiva (-49,2°) e tra 700 e 800 Hz (52,7°), questa induttiva e precedente l'alto picco di cui abbiamo parlato.



QUANDO L'ALTEZZA È IMPORTANTE



Questo studio nasce da una piccola controversia che ho avuto con Andreas Friedl su Facebook, dopo la mia pubblicazione a mo' di anteprima della Free Field Response, ottenuta posizionando il microfono all'altezza della cupola parapolvere del mid-woofer. Distanza dal diffusore il canonico metro in asse. Già così la linearità evidenziatasi mi sembrava egregia, ma non era sufficiente a ricavare da questo sistema la miglior curva possibile. Incassata la reprimenda del progettista, ho voluto andare a fondo della questione registrando non una ma ben sette curve relative a diversi posizionamenti del microfono. Le evidenti differenze sono certamente da ascriversi ai rapporti di fase tra i due trasduttori, i quali mutano cambiando la loro distanza relativa dal punto di ripresa, in presenza per'altro di un filtro crossover abbastanza complesso e, presagibilmente, di elevato ordine elettrico. Possiamo notare come lo stretto e profondo buco visibile nella ripresa con il microfono ad altezza tweeter va appianandosi sempre più man mano che ci allontaniamo da questo, sino a raggiungere una ragguardevole linearità con la capsula del microfono posta sette centimetri sopra il bordo superiore del mobile. Questo a un metro e in anecoico. Le differenze si stemperano di molto nelle reali condizioni d'ascolto, con i due diffusori in funzione e lontani circa tre metri dal punto d'ascolto. Come buona regola, dobbiamo evitare la condizione del tweeter ad altezza d'orecchio (come suggerisce anche la sua posizione sul baffle), ma tenere il diffusore piuttosto basso, di qualche centimetro sotto l'orecchio.


L'ASCOLTO
NEL PICCOLO IL GRANDE

 

IMPIANTO

Preamplificatore Advance Acoustic MPP 202
Finale di potenza EAM Lab PA2150
Finale di potenza Rotel RB 1070
Amplificatore integrato NAD 3020B
Amplificatore integrato Lym Audio 1.0T Upgraded Linea
Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Personal Computer Lenovo G50 con player JRiver Media Center
Scheda Audio E-MU Creative Pre Tracker USB 2.0
Giradischi Pro-Ject Debut II SE con testina Denon DL 160
Preamplificatore Phono Grandinote Celio
Cavi di segnale Supra Dual RCA e Kimber Hero
Cavi di potenza Fluxus Alimentami

 

Si fa fatica a credere che un suono così ampio e avvolgente possa venire fuori da un diffusore talmente piccolo, proporzioni auree o no. Sin dalle prime note ricevo la netta impressione di stare ascoltando una torre snella di dimensioni nemmeno tanto piccole. Anche la temuta difficoltà di pilotaggio in realtà non c'è, evidentemente quel minimo d'impedenza sulle medio-basse non fa danno, anche perché non corredato da preoccupanti rotazioni di fase. Tra le tante amplificazioni collegate alle Art, c'è stato pure un piccolo T-Amp che, pur non producendo pressioni sonore da discoteca, non è andato in crisi facendo comunque il suo dovere. Anche un vintage di pregio come il NAD 3020B ha fatto faville con un suono lucido e dinamico. Queste piccole austriache non sono sistemi esili, esangui, ma conservano una grande corposità di suono in ogni occasione. Probabilmente nell'ambiente Hi Fi ci si è accorti che diffusori esageratamente analitici, votati all'iperdettaglio e ad alte frequenze che vogliono fare da primadonna, non pagano. Oggi si fa avanti tra i sistemi più seri, e questi rientrano certamente nella categoria, la tendenza a conseguire prima di tutto un corretto equilibrio tonale ma soprattutto una sana musicalità. A nulla vale mettere in campo quei noti trucchetti che vengono utilizzati per far credere che la fisica sia una cosa manipolabile a piacere dal "genio" di turno, impegnato a bellamente aggirare le leggi della fisica.

La classica "gobbetta" sul mediobasso può ingannare per qualche minuto, ma poi ci si accorge che si tratta soltanto di un'ingannevole trovata generatrice niente più che di colorazioni, quelle che rendono monocorde un basso che invece non dovrebbe esserlo e che comunque in natura non si trova. Le Art scendono (e molto bene) sin dove possono, ma lo fanno con una correttezza che ha pochi riscontri nella categoria. La timbrica è sempre sana, equilibrata e per questo rende credibile ogni genere musicale, forse leggermente tendente all'ambrato, sempre che le mie orecchie non siano state "traviate" da cattive compagnie. Scherzo. Il lungo tempo concessomi per questa prova è stato sufficiente per entrare nella personalità sonica di questi piccoli capolavori, comprenderne credo a fondo le possibilità, virtù e limiti. Tuttavia, quella della sostanziosità avvertita in gamma media e mediobassa non è che una delle sue doti. Scendendo in frequenza si rimane sorpresi dalla buona profondità e controllo del basso, che rivela egregie doti di smorzamento, risultando anche "punchy", insospettabilmente icastico sul basso elettrico come nelle percussioni. Incisivo ed efficace in ogni occasione, anche se non sentiremo magari il pedale d'organo in una Fantasia e fuga di J.S. Bach così immanente come vorremmo. Inizio quindi la mia lunga sessione d'ascolto con la BWV 537 in do minore, che si apre proprio con una profonda nota di pedale. L'album è "J.S Bach - L'œuvre pour orgue. Organista "André Isoir".

Un ottimo inizio direi perché se le Art non sono in grado di cogliere gli armonici più "imi" ricreano senza incertezze l'ambienza di una grande chiesa. Affascinante lo smalto timbrico, davvero accurato e tale da riservare a quest'incisione un alto grado di verosimiglianza. Non riesco a staccarmi da questa bellissima integrale proseguendo l'ascolto con la celeberrima Toccata e Fuga in re minore BWV 565: fuoco ed energia sprigionano le piccole austriache in gamma media, che risulta in discreta evidenza senza per'altro diventare mai invadente. La loro opera di seduzione viene portata avanti con le armi di un'estrema pulizia di emissione, valido smorzamento e pertinenza timbrica. Altissime sono le potenzialità dimostrate (senza arroganza) dall'eccellente Ring Radiator, ma anche il mid-woofer non scherza, talmente motivato ad esprimere il meglio di se che talvolta sembra dimenticarsi dei suoi limiti fisici. Bisogna esagerare per metterlo in crisi, con volumi che vanno decisamente oltre il condominiale. Lo faccio riponendo a malincuore nella custodia il CD bachiano e mettendo in "play" l'album "Heavy Metal Breakdown" dei Grave Digger (si ragazzi, nella mia discoteca ho pure sta' roba). Tiro via il NAD, che viene sostituito dal correntoso finale di potenza Rotel RB 1070 (130 Watt per canale su 8 Ohm). C'è da divertirsi davvero, sinché reggono le orecchie, mentre ho pochi batticuore per l'incolumità dei driver, vista la loro qualità e tenuta in potenza.

Raggiungono rapidamente volumi indecenti ma le Art tengono, finchè è proprio il mid-woofer ad alzare bandiera bianca; bombardato di Watt tiene sinché può, fino a quando non comincia a perdere lucidità e impastare. La bellezza timbrica si perde e il suono inizia a dare fastidio. È un giochetto abbastanza estremo che però non replico con altri dischi "killer", quanto ho ascoltato mi basta per capire che con le Art ci si può anche divertire, e con buon margine, pure con questi generi devastanti in termini di dB. Molto buona l'amalgama timbrica tra i due trasduttori, provenienti dalla stessa famiglia. Le accortezze messe in atto per bandire le risonanze del cabinet, apprezzate alle misure di distorsione armonica come al modulo e argomento d'impedenza, rivelatisi del tutto prive di "spike" risonanti, si rivelano all'atto pratico dell'ascolto di grande efficacia. Non c'è nulla che si metta di traverso a ostacolare una riproduzione sempre estremamente generosa e musicale, pulita sino a diventare realmente adorabile. Nell'album "Into The Mystic" di David Helbock, artista che ho avuto il piacere di conoscere all'Amiata Piano Festival, quello che le Art danno è un gran medio, liquido ed espressivo, autorevole e d'impatto, dotato di una notevolissima tavolozza coloristica. Superba, ma non prepotente, la rifinitura del registro alto, non affetto da smanie di protagonismo ma fondamentale per il raggiungimento di una cifra timbrica di livello decisamente elevato, svincolata da ogni ristrettezza sonora.

Dopo svariate ore d'ascolto mi sento di poter dire che il matrimonio tra i due driver è convincente, essendo entrambi dotati di una munificenza che non teme confronti nel campo dei piccoli sistemi di pregio. Di particolare rilevanza è il comportamento di queste piccoline, sempre votato a una schietta musicalità. Caldo, privo di aggressività ma non per questo anemico. Nella musica sinfonica, con la grande massa orchestrale della Settima Sinfonia "Leningrado" di Shostakovic se la cava molto bene nei piani sonori, in quella profondità scenica che non deve mancare per evitare l'"effetto presepe". Il termine non è mio ma di un noto redattore di Audioreview e rende molto bene l'idea. La rifinitura del mid-woofer, la sua capacità di cogliere ogni più esile nuances non sarà magari di primissimo livello (la sua membrana non è in carta) tuttavia questo rappresenta un ottimo compromesso tra doti di smorzamento e buona tenuta in potenza, in relazione al suo diametro. Non bisogna quindi pretendere una precisione micrometrica, il capello non viene spaccato in otto, pur rimanendo la riproduzione al riparo dalla "vaghezza" e dalla semplificazione operata sul segnale da certi coni in polipropilene. Qui c'è il più rigido e leggero Carbonio rivestito di vernice violinistica, il quale se la cava comunque molto bene: complice un tweeter dalla voce naturalmente analitica, i colpi di rullante militaresco che iniziano in pianissimo riesco a sentirli egregiamente. Passo ad ascoltare il jazz di Shahin Novrasli con "Memories", incisione pastosa e calda che dà occasione al mediobasso di esprimersi al meglio.

Il pianoforte emerge con lucidità e morbidezza, come anche nel CD "Long Waves" del Franco Ambrosetti Quintet. L'impostazione "monitor" tende un pochino a privilegiare la gamma media, che risulta un po' in avanti, si tratta di un "middle ground" di grande qualità quello che ascolto, in grado di portarmi nella più intima nervatura degli strumenti. In tal senso queste Art risultano molto introspettive, non nascondono o sterilizzano il messaggio musicale, il quale conserva sempre una sua particolare sensualità. Mi accorgo a questo punto di aver parlato forse troppo dei due trasduttori come entità distinte. Non vorrei esser caduto nell'errore di considerare questo sistema come a due velocità, l'amalgama dei due altoparlanti è ottima, assenti i gradini, entrambi funzionano nella direzione di una riproduzione viva e naturale, esente da colorazioni ed eccessi. In quel della Trenner e Friedl sanno bene che a una componentistica eccellente bisogna affiancare un progetto che lo sia altrettanto, pena il non valorizzare adeguatamente quelle qualità che la componentistica ha già a monte. In tal senso un sincero plauso va ad Andreas Friedl e Peter Trenner per l'egregio lavoro svolto. È stato cosi creato un diffusore che fa leva su un'irreprensibile correttezza, alte doti di pulizia e  smorzamento, con un reflex che intelligentemente mira a una buona estensione senza però sacrificare la linearità. Mi tocca ritornare un attimo alle misure e sottolineare la straordinaria regolarita della  risposta @anecoica, davvero da "standing ovation" e con un'assoluta assenza di "ripple".

Ma le misure non dicono tutto e quando viene il momento di tirar fuori il cucchiaio del sommelier, non troviamo un suono "perfettino", magari tendente all'asettico, tutt'altro... Ciò che sentiamo è un gran corpo sul mediobasso, melodioso e musicale come pochi, tra l'altro dotato di un notevole impatto dinamico, insieme a una gamma alta straordinariamente pulita, naturale, dove la fatica d'ascolto è messa fuori dalla porta. Un diffusore caldo ed espressivo ma non approssimativo, questo è l'Art. Può piacere o meno, ma va detto che la tendenza a comportarsi da monitor porta strumenti e voci discretamente in primo piano, togliendo all'immagine un po' di profondità. Ho trovato un tantino rognosetto il connettore Cardas per il collegamento ai diffusori. Le banane dei miei cavi Fluxus Litz sono state strette sino a diventare due sogliole. Ho risolto poi acquistando quattro robusti adattatori dorati banana--->forcella.


CONCLUSIONI

Per 4050 euro (finitura noce standard) vi portate a casa una coppia di diffusori che si distinguono dalla massa dei bookshelf non per il vezzo di "sfidare" la fisica acustica con furbeschi rigonfiamenti, ma per offrire un sistema che sia il più completo possibile, a dispetto delle dimensioni, sonicamente assai vicino a diffusori dall'ingombro e peso sensibilmente maggiori. Le sue grandi virtù affiorano nel suono di alto livello, nell'eccellenza dei materiali impiegati, nella componentistica di prima classe e in una raffinata lavorazione del mobile, assemblato con certosina precisione, come in rarissime altre occasioni ho potuto apprezzare. Basato su sani principi, mostra doti di linearità fuori dal comune nella risposta in frequenza. Come il collocamento stesso dei trasduttori sul baffle frontale suggerisce, non è il tweeter che dev'essere ad altezza d'orecchio, e nemmeno la cupola parapolvere del mid-woofer, ma la posizione più vantaggiosa è ancora più in alto, diciamo a una decina di centimetri scarsi (sette per la precisione) dal bordo superiore del mobile. Questo alla distanza di un metro, mentre alla consueta di qualche metro non c'è bisogno di essere così maniacali poiché il campo diffuso omogeneizza l'emissione. Di tutto rispetto la timbrica e la tenuta in potenza, se consideriamo i limiti fisici del piccolo ma valoroso mid-woofer. Il bilanciamento tonale è pressoché perfetto, come lo smorzamento, buona l'estensione e la capacità di articolazione della gamma bassa e medio-bassa. Davvero esaltante la pulizia di emissione, con un tweeter che rende una rifinitura "non plus ultra", donando una microdinamica e un dettaglio che si attestano su livelli superiori, indifferentemente dalla categoria di prezzo. Nulla o quasi si perde per strada, senza per questo trascurare l'obiettivo di un rimarchevole equilibrio e una seducente musicalità.

Gente seria questi austriaci...


Alfredo Di Pietro

Luglio 2019


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