Suchen English (United States)  Italiano (Italia) Deutsch (Deutschland)  Español (España) Čeština (Česká Republika)
Sonntag, 13. Oktober 2019 ..:: Technics SU-G700 ::..   anmelden
Portalstruktur

 Amplificatore Integrato Stereo Technics SU-G700 minimieren


 

 

INTRO

In un articolo del luglio 2011 apparso sul sito Web "c|net", il giornalista audio Steve Guttenberg sosteneva, non senza un sottile gusto del paradosso, che un sintoamplificatore di trent'anni fa potesse suonare meglio di uno nuovo. A supporto di questa tesi c'era il fatto, questo si incontestabile, che quasi più nessuno ascolta un oggetto prima di acquistarlo, per cui il commercio di tali apparecchi (ma non solo di questi aggiungo io) si riduce sostanzialmente a un gioco di numeri, mentre l'impronta sonora passa in secondo piano. Ritengo il fascino dei "receiver" di quell'epoca magnetico e intramontabile, tale da indurmi in quel tempo a rimanere incollato alle vetrine dei negozi Hi Fi per delle mezze ore, incantato dal luccichio degli affollatissimi frontali, pieni di pulsanti, manopoline e V-Meter. Si viveva in pieno quella stagione dell'Hi Fi che il giornalista Daniel Caimi ebbe argutamente a definire "tutta maniglioni e lucine". Sognavo a occhi aperti e sarei stato il ragazzo più felice del mondo se avessi potuto portarmi a casa un Pioneer SX-1280, piuttosto che un Marantz 2285 o un Sansui G-9000. In realtà i modelli erano davvero tanti, distribuiti nelle varie classi di prezzo, e forse un entry level avrei potuto al limite possederlo, papà permettendo. Nell'interessante pezzo giornalistico di Guttenberg c'è un'altra verità di non poco conto che si nasconde sotto la stravaganza dell'assunto: ai tempi le aziende audio erano giustamente orgogliose delle loro capacità ingegneristiche e del fatto che erano in grado di progettare interamente in casa.

Per questo, fino agli anni '80 la maggior parte di ciò che c'era "sotto il cofano" era stata progettata e costruita dalla società venditrice. Oggi le cose sono profondamente cambiate poiché sui moderni apparecchi è richiesta una serie di funzionalità espletate da IC non proprietari, vale a dire prodotti da altre aziende, che vengono "semplicemente" acquistati e montati all'interno. Si viene così a smarrire quel tipo di suono che era stato fortemente voluto in sede d'ideazione, quel "family feeling" spesso inconfondibile che ci faceva riconoscere a occhi chiusi un modello dall'altro. Vi chiederete a questo punto il perché di questo pistolotto iniziale e cosa c'entri con il Technics SU-G700 che andremo a esaminare. Posso dirvi che il collegamento esiste e non è casuale, visto che il colosso giapponese può oggi replicare, in virtù di un incredibile complesso di cognizioni ed esperienze, quella sana idea di base che negli anni '80 portava alla produzione di oggetti aventi una ben determinata personalità sonora.


TECNICS SU-G700
SOTTO IL COFANO MOLTO

 

Eccoci giunti al terzo capitolo della mia avventura Technics, rivelatasi un piacevolissimo (ma anche faticoso) cammino che mi ha tenuto impegnato per buona parte dell'estate, oggi approdato in autunno con questa terza recensione. Un test risultato senz'altro il più laborioso dei tre per via delle numerose misure effettuate su una macchina che sarebbe riduttivo definire semplicemente un amplificatore integrato stereo. In realtà, si tratta di una vera e propria centrale di suono la cui complessità è andata ben oltre le aspettative. Dico subito al lettore che ho scorporato la sezione dedicata alle misure in una pagina a parte, ho ritenuto giusto farlo perché mettendo tutto insieme avrei probabilmente reso farraginosa la lettura. Nella mia precedente recensione sul giradischi SL-1200GR ho detto che spesso l'immagine del marchio giapponese viene associata proprio al mitico SL-1200, ma è indubbio come la Technics abbia lasciato un segno indelebile anche nel campo delle amplificazioni. Pensiamo ai noti pre e finale 10A/20A del 1966, due apparecchi particolarmente importanti in quanto il 10A (seguito nel 1968 dal più evoluto 30A) è stato il primo preamplificatore e il 20A il primo amplificatore di potenza della serie Technics. Nel 1972 si affacciarono al mercato altri due oggetti di livello "Top": il preamplificatore SU-10000 e il finale di potenza SE-10000, altra accoppiata al vertice dell'amplificazione a componenti separati di fascia alta prodotti in giapponese. Gli anni passano, si giunge al 1977 con la sontuosa coppia SU-A2/SE-A1, la quale ha fatto scuola per il suo aspetto (ma anche per il suono), caratterizzata dai due bellissimi e inconfondibili V-Meter del finale.

 



Straordinarie le loro caratteristiche tecniche: il preamplificatore funzionava in classe A in tutte le fasi, la circuitazione era completamente CC ed eccellente il rapporto segnale/rumore dell'ingresso Phono, di ben 95 dB, tra l'altro dotato di UFE (Universal Frequency EQ). Non meno sorprendente si presentava il finale di potenza, un mostro da 350+350 Watt con quattro alimentatori per ciascun canale accolti in una struttura indipendente a sinistra e a destra. Una soluzione amplificativa rivelatasi anch'essa iconica del marchio, esattamente come il citato giradischi, e che non andava assolutamente lasciata cadere nel dimenticatoio. In anni più recenti, dal 1992 al 2000, è stato prodotto l'amplificatore finale di potenza stereo SE-A7000, modello dotato degli innovativi MOS di classe AA che faceva il paio con il preamplificatore SU-C7000, dotato di alimentatore a batteria. I fasti di quel glorioso passato sono stati oggi rinnovati con l'ingresso nel mercato del Network Audio Control Player SU-R1 e dell'amplificatore di potenza stereo SE-R1, oggetti all'avanguardia che hanno in comune con l'SU-G700 diversi particolari. Capostipite degli amplificatori integrati, progenitore quindi del nostro, fu il Technics 50A, elettronica a transistor del 1969. La storia ci racconta che, a distanza di una diecina d'anni da quel periodo d'intenso fervore creativo, l'alta fedeltà avrebbe conosciuto un incredibile "boom", una forte espansione che avrebbe portato praticamente ogni famiglia a dotarsi del classico coordinato monomarca.

 



Si verificò quindi la fioritura di una ridda di amplificatori integrati, per limitarci alla tipologia di cui si occupa questa recensione, tra cui anche molti oggetti di censo consumer o cosiddetti "entry level", i quali restituivano in sedicesimo i fasti dei grandi. Il modello Technics SU-G700, integrato con amplificazione in Classe D annunciato al CES 2017 di Las Vegas, è storia dei nostri giorni.

 




UN CAMPIONE DI TECNOLOGIA ALLA SBARRA




SPECIFICHE TECNICHE

GENERALI

Alimentazione CA: da 220 V a 240 V, 50/60 Hz
Consumo di energia: 85 W
Consumo di energia in modalità standby: circa 0,3 W
Dimensioni (L×A×P): 430 mm × 148 mm × 428 mm
Peso: circa 12,3 kg
Intervallo temperature di funzionamento: da 0 °C a 40 °C
Gamma di umidità tollerata: da 35 % a 80 % RH (nessuna condensa)

SEZIONE AMPLIFICATORE

Potenza d'uscita: 70 W + 70 W (1 kHz - T.H.D. 0,5 % - 8 Ohm - 20 kHz LPF)
140 W + 140 W (1 kHz - T.H.D. 0,5 % - 4 Ohm - 20 kHz LPF)
Impedenza di carico: da 4 Ohm a 16 Ohm


RISPOSTA IN FREQUENZA

Phono (MM): da 20 Hz a 20 kHz (Deviazione RIAA ±1 dB - 8 Ohm)
Line: da 5 Hz a 80 kHz (-3 dB - 8 Ohm)
Digital: da 5 Hz a 90 kHz (-3 dB - 8 Ohm)
Impedenza di carico: 4 - 16 Ohm


SENSIBILITÀ IN INGRESSO/IMPEDENZA D'INGRESSO
Phono (MM): 2,5 mV/47 kOhm
Line: 200 mV/22 kOhm


SEZIONE TERMINALI

Jack cuffie: Stereo 6,3 mm / 0,75 mW - 32 Ohm
PC USB Posteriore: connettore di tipo B
Ingresso analogico: 2 Line In (RCA)
Phono (MM): RCA
Ingresso digitale: 2 Opt In Terminale ottico/2 Coax In Terminale Coassiale/Supporto formati LPCM
Uscita analogica: Line Out (RCA)
Pre Out: (RCA)
Porta/Controllo del sistema: Mini-Jack 3,5 mm


SEZIONE FORMATO USB-B

Standard USB: USB 2.0 alta velocità.
Classe Audio USB 2.0, modalità Asincrona
Modalità controllo DSD: modalità ASIO


CODEC SUPPORTATI

DSD 2,8224 MHz - 5,6448 MHz - 11,2896 MHz
PCM 32 - 44,1 - 48 - 88,2 - 96 - 176,4 - 192 - 352,8 - 384 kHz/16, 24, 32 bit


ACCESSORI

Telecomando, Cavo di alimentazione, Manuale di istruzioni



Ho di fronte a me questo "scatolotto" dalle dimensioni standard di 430×148×428 mm (Larghezza×Altezza×Profondità) e del peso di circa 12,3 kg. Per definirlo ho voluto usare un termine che potrà risultare simpatico oppure irrispettoso, a seconda dei punti di vista, ma che nella sua essenzialità nulla dice sull'aspetto di questo SU-G700. Personalmente ho trovato stupende le sue fattezze, frutto del risultato di un indovinatissimo "mix" tra il nostalgico richiamo dei V-Meter e l'impressione generale di una grande modernità e pulizia. Tradizione e innovazione sono due elementi in apparente contrasto tra loro ma, in realtà, il primo rappresenta il punto di partenza, l'inizio di una stirpe che ha poi condotto agli odierni risultati. Apprezzabile in questa visione è l'impegno profuso dalla Technics per creare un prodotto che abbia una sua personalità, destinato non a seguire una tendenza ma a crearla, comunque distintivo rispetto alla stragrande maggioranza dell'attuale produzione. In esso c'è un vero concentrato di stile, affilato con l'arma di un livello di finitura egregio. Tuttavia, a parte le considerazioni sull'estetica, per loro natura soggettive, qui siamo oggettivamente in presenza di una sorta di robusta "corazzata: un telaio a elevata rigidità costituito da un doppio chassis in metallo. Per sostenere adeguatamente le tre sezioni e i componenti pesanti, ma anche per abbassare il baricentro garantendo una maggiore stabilità, il telaio interno è fatto da una lastra spessa 1,2 mm. La superficie inferiore del telaio è invece costituita da una lastra in acciaio da 2 mm, entrambe sono atte a ridurre vibrazioni e rumore.



Sul pannello frontale (una robusta piastra in alluminio spazzolato da 7 mm di spessore) troviamo disposti, partendo da sinistra, il pulsante di standby/accensione con il relativo LED blu che indica l'alimentazione, il connettore Jack da 6,3 mm per il collegamento di una cuffia. Al centro campeggia la grossa manopola del volume (scalato da 1 a 100 e completamente gestito nel dominio digitale.), sulla destra ci sono il piccolo display, sul quale sono visualizzate le informazioni, e il selettore rotativo per commutare l'ingresso. Nella parte bassa del frontale, protetti da una lastrina di vetro, troviamo i bellissimi V-Meter relativi ai due canali, con l'indicatore LAPC (dopo vedremo cos'è) e il sensore del segnale del telecomando. Ad apparecchio acceso sono illuminati da una luce bianca fredda, tendente all'azzurrino e modulabile nell'intensità tramite il comando "Dimmer". Sul pannello posteriore, come al solito affollato di connettori d'ingresso e uscita, troviamo al centro i multifunzione (cavo spellato, banane e forcelle) per il collegamento dei diffusori. A sinistra tre riquadri definiscono e includono i connettori relativi al "Control" (presa trigger per la contemporanea gestione tramite telecomando di un lettore audio di rete, lettore CD e altri dispositivi Technics), "Digital" (PC - OPT1 IN - OPT2 IN - COAX1 IN - COAX2 IN) e uno più gremito che comprende il LINE OUT e i vari ingressi dedicati al PHONO, LINE2 IN/MAIN IN, LINE1 IN.



Fuori da ogni riquadro, troviamo in alto la presa USB di tipo A: UPDATE (5V-500mA), utile per installare gli aggiornamenti firmware, e più in basso la vite PHONO EARTH per il collegamento del filo di terra di un giradischi. In un "frame" più piccolo posto accanto ci sono i due RCA femmina "PRE OUT" e, infine, sulla sinistra c'è il connettore EIA per il cavo di alimentazione, fornito in dotazione insieme al telecomando e relative batterie. La disposizione dei vari connettori non è accidentale ma dettata dalla dislocazione delle tre sezioni in cui è diviso l'interno (digitale, finale di potenza e alimentazione). È importante sottolineare come questa suddivisione sia vantaggiosa in un apparecchio che utilizza un gran numero di circuiti, compresi quelli relativi alla gestione dei micro-segnali degli ingressi e quelli ad alta corrente, come l'uscita di potenza e l'alimentazione. Ecco perché gli ingegneri Technics si sono premurati di creare questi compartimenti, in base al livello del segnale da gestire, tali da eliminare le interferenze reciproche. Risultato: l'SU-G700 all'atto pratico risulta estremamente silenzioso, anche per quanto riguarda il critico ingresso Phono, davvero buono in tal senso (ma anche per la qualità del suono). Se pensate di poter utilizzare tutte le numerose funzioni che implementa l'SU-G700 con i soli comandi presenti sul frontale, scordatevelo. Dalle manopole e pulsanti si può soltanto accenderlo, spegnerlo, regolare il volume e selezionare l'ingresso, niente altro. Una cosa cui va prestata la massima attenzione è il collegamento di una sorgente all'ingresso LINE2 IN/MAIN IN; se lo farete senza aver prescelto la giusta configurazione, sarete molto probabilmente costretti a constatare il decesso immediato dei tweeter e magari anche di qualche midrange o woofer.



La ragione sta nel fatto che, usandolo in un certo modo, il segnale viene consegnato direttamente alla sezione finale di potenza, bypassando la preamplificatrice. C'è tuttavia anche un modo per adoperarlo come un normale ingresso linea; per farlo, dovete selezionare l'ingresso MAIN IN e accedere alla funzione MENU--->Input Mode--->LINE 2, procedimento che può essere fatto unicamente tramite telecomando. Ad ogni modo il display avverte chiaramente del pericolo che si può correre.




LOTTA SENZA QUARTIERE AL RUMORE
LA TECNOLOGIA



Molto elevato è il livello tecnologico del Technics SU-G700, integrato piuttosto complesso e non facilissimo da gestire dal punto di vista operativo, tanto da richiedere un piccolo studio se vogliamo comprendere e usare tutte le sue funzionalità. Una ricchezza che contrasta nettamente con gli integrati minimali, equipaggiati da pochi ingressi, uscita altoparlanti e manopola del volume, punto. Se vogliamo capire di che raffinata pasta sia fatto, cosa che ci aiuterà anche ad afferrare le ragioni delle sue rimarchevoli prestazioni soniche, non abbiamo che da scorrere le avanzate soluzioni tecnologiche di cui si avvantaggia. Partiamo dal processore JENO (Jitter Elimination and Noise-Shaping Optimization), che ha il compito di trasmettere ed elaborare i segnali audio completamente in dominio digitale, garantendo bassissimi valori di jitter su tutto il percorso del segnale, dallo stadio d'ingresso sino a quello di alimentazione. Pure alla conversione PWM (Pulse Width Modulation - modulazione di larghezza d'impulso) è dedicato un esclusivo circuito di conversione ad alta precisione d'intervento, in grado di ottimizzare la velocità di Noise-Shaping, il livello e gli interventi di quantizzazione. Tutto ciò rende possibile convertire quei dati di elevata gamma dinamica, contenuti nelle sorgenti sonore ad alta risoluzione, in segnali PWM senza perdita. Molto interessante è anche il LAPC (Load Adaptive Phase Calibration), il cui intervento mi è piaciuto oggettivare in una misura "con" e "senza".



Ogni buon audiofilo avvezzo a un minimo di cognizioni tecniche sa quanto possa essere complesso il modulo e argomento d'impedenza di un diffusore, variabile in base alla frequenza. Allo stesso modo conosce la sua influenza sulle prestazioni dell'elettronica a monte. Gli amplificatori in Classe D convenzionali presentano allo stadio d'uscita, appena prima del collegamento ai diffusori, un filtro passa basso antiportante, questo li rende ancora più sensibili all'impedenza propria del diffusore. La genialata Technics interviene allora sulle critiche caratteristiche di fase. Per agire su queste, ha sviluppato nei suoi laboratori un algoritmo di ottimizzazione adattiva per l'impedenza degli altoparlanti, la quale riesce a correggere la risposta ideale all'impulso attraverso l'elaborazione del segnale digitale. Come? Misurando le caratteristiche di ampiezza e fase del segnale proveniente dall'amplificatore con gli altoparlanti collegati. Dopo questo primo stadio conoscitivo, tale segnale viene opportunamente equalizzato in ampiezza e fase. Credetemi, funziona davvero, donando una trasparenza e ricchezza di armonici che risulta molto evidente a un confronto d'ascolto "con e "senza". Se non vi fidate delle mie orecchie, guardate il grafico nella sezione misure e ne avrete contezza. Accanto a questi capisaldi ci sono diverse altre "chicche" tecnologiche, come l'alimentatore Silent Hybrid ad alta velocità, diverso da uno switching convenzionale, in cui la frequenza di commutazione cambia in base alla fluttuazione del carico al fine di controllare il tempo di commutazione "ON" e stabilizzare la tensione di uscita.



Questa fluttuazione ha una conseguenza negativa sulla qualità del suono per cui, stabilizzando la frequenza di commutazione, viene a essere ridotto il rumore, certamente dannoso per le prestazioni sonore. Inoltre, l'ultimo stadio dell'alimentatore switching è dotato di un regolatore lineare per stabilizzare la tensione d'uscita. I condensatori qui adoperati sono degli elettrolitici personalizzati ad alta definizione. L'Architettura Digital Noise Isolation è dedicata agli ingressi PC; il Technics integra stabilizzatori di corrente con resistenze in carbonio non magnetico, i quali garantiscono un'elevata immunità alle distorsioni magnetiche. Si ribadisce il fatto che grande cura è stata posta nella scelta di questi componenti, in mica rubino di alta qualità e dalle ottime caratteristiche di bassa dispersione dielettrica, resistenza all'alta tensione e stabilità di temperatura. Un'altra diavoleria che rende speciale quest'amplificatore integrato è il sistema Optimally Activated Circuit, che consente d'interrompere il funzionamento di vari moduli digitali, tra cui quelli per il display o le interfacce analogiche e digitali, allo scopo di limitare il rumore durante la riproduzione. Alla stregua delle migliori amplificazioni moderne, anche nell'SU-G700 l'alimentazione per una circuitazione sensibile come il generatore di Clock è completamente isolata da qualsiasi disturbo o fluttuazione dell'alimentazione di rete. Ecco perché è a batteria.



La casa giapponese ha un'enorme esperienza in materia di alimentazioni con isolamento a batteria, le uniche che assicurino la realizzazione di stadi preamplificativi a bassissimo rumore. La conversione del segnale analogico in ingresso è affidata a un ottimo A/D a 192 kHz/24 bit Burr Brown PCM 1804 di Texas Instruments, non meno validi sono lo stadio Phono a basso rumore e l'amplificatore per cuffie in classe AA. Il primo garantisce una notevolissima silenziosità (è, in realtà, il più silenzioso che abbia mai ascoltato) grazie a un primo stadio FET a basso rumore con collegamento in configurazione differenziale in parallelo. Il guadagno può essere scelto su quattro livelli, permettendo una regolazione ottimale a seconda della testina utilizzata. Il secondo ha stadi separati per i circuiti di amplificazione in tensione e di amplificazione del segnale audio. Fa uso di due IC operazionali di grande qualità, il primo amplifica la tensione, il secondo la corrente, cosicché il segnale d'uscita PWM del processore JENO viene restituito con precisione nel dominio analogico. Dalle misure che ho fatto sull'uscita cuffia (su 32, 300 e 600 Ohm), risulta veritiero quanto promesso dalla Technics riguardo l'insensibilità al carico della risposta in frequenza. Si otterrà quindi una funzione di trasferimento particolarmente stabile e lineare, a prescindere dall'impedenza delle cuffie in uso. Se si desidera utilizzare come sorgente un PC con sistema operativo Windows, sarà necessario scaricare e installare l'apposito driver USB. Per una dotazione software "full Technics" si può anche scaricare e installare l'App gratuita dedicata "Technics Audio Player". Entrambi i software li trovate all'indirizzo www.technics.com/support/. Per quanto riguarda le connessioni digitali, l'S/PDIF accetta segnali con risoluzione fino a 24 bit/192 kHz, diversamente dall'ingresso USB asincrono, che può gestire file sino a 32 bit/384 kHz.




ISTRUZIONI PER L'USO



Corsi e ricorsi. C'è stata una stagione dell'alta fedeltà (anni '70 - '80) in cui ogni amplificatore, per essere degno di questo nome, doveva avere il frontale pieno zeppo di manopole, manopoline, selettori a levetta, lucine e indicatori di potenza di varia foggia. Preclaro esempio di questa concezione è stato il Pioneer SA-9800, eccellente integrato da 100 Watt per canale del 1980. Dando un'occhiata a quello di cui disponeva, riconosciamo i controlli di tono (escludibili) a doppio intervento (su bassi e alti), due filtri: subsonico e per gli alti, bilanciamento canali, non mancava il famigerato "loudness", che in stagioni successive al solo nominarlo si rischiava di essere scomunicati dalle cerchie audiofile. Aveva addirittura la possibilità di variare i valori di carico della testina MM (capacità e resistenza). Con il tempo, i frontali degli amplificatori integrati si sono sempre più diradati, sino a diventare essenziali inaugurando la stagione del minimale. Un esempio fra tanti di netto contrasto con il Pioneer è L'Unison Unico Primo: sul frontale soltanto l'indispensabile, vale a dire controllo del volume e selettore ingressi. La rinnovata produzione Technics si è così pregiata di avviare un nuovo corso, che guarda al futuro con soluzioni tecnologiche all'avanguardia, ma anche al passato, con la riesumazione non solo dei V-Meter ma anche dei controlli di tono, qui suddivisi in "Bass", "Middle" e "High", compreso il filtro subsonico. A proposito dell'ottimo ingresso Phono, molto utile ho trovato la possibilità di optare per diversi livelli di guadagno nel caso si verificassero dei fenomeni di saturazione, con relativa distorsione del suono.

 



Si tratta in buona sostanza di un attenuatore che agisce sui terminali d'ingresso audio analogici, quindi non solo sul Phono, impostabile su -3 dB, -6 dB e -10 dB. Utility esclusiva di Technics è il citato LAPC (Load Adaptive Phase Calibration), un sistema il cui principio di funzionamento abbiamo già descritto in precedenza e che vi consiglio caldamente di utilizzare per i vostri ascolti. La procedura è tutto sommato semplice. Dopo aver scollegato eventuali cuffie, tenere premuto il tasto "LAPC" sul telecomando fino a quando sul display viene visualizzato "Please Wait". S'innesca quindi il "LAPC Measuring" e la procedura di misurazione del segnale d'uscita dell'amplificatore si avvierà. A questo punto si sentiranno venir fuori dai diffusori dei segnali test di volume crescente e una volta completata la misurazione, la correzione del segnale in uscita dall'SU-G700 verrà automaticamente attivata. Bisogna prestare attenzione perché la procedura sarà annullata nel caso si colleghi una cuffia durante la misurazione del segnale o anche nel corso della correzione di uscita dello stesso. Il segnale quindi verrà cucito su misura al diffusore collegato ai morsetti. Usandolo con le mie Canton LE 109, ha sortito un effetto particolarmente evidente in gamma alta e altissima, dove l'integrato Technics vince la battaglia contro quegli elementi che remano contro una buona riproduzione. Anche sulle Pylon Ruby MKII, che avevo in casa al momento del test, ho avvertito lo stesso tipo di miglioria.

 



La sua azione è percepibile all'ascolto con un sensibile incremento dell'ariosità, definizione, ricchezza di armonici superiori e precisione del palcoscenico sonoro. Questo è almeno quanto avvenuto con le mie tedeschine. In ogni caso, vale senz'altro la pena mettere in atto l'autocalibrazione, per'altro molto facile da attuare e controllabile sul display; il suo effetto può essere valutato in tempo reale semplicemente agendo sul tastino LAPC presente sul telecomando. Altra considerazione... quelle righe belle dritte di risposta in frequenza che vediamo ai grafici di un amplificatore, misurato su un carico puramente resistivo, vengono completamente stravolte dal collegamento a un carico reale (il diffusore), che ci mette molto di suo con le tipiche bizzosità di un andamento del modulo e argomento d'impedenza che tutto è fuorché regolare. Altrettanto efficace è la fine regolazione consentita dai controlli di tono, testimoniata con un suggestivo grafico nella sezione misure. Bentornati allora controlli di tono!


INVISIBLE SUN
L'ASCOLTO

Dopo aver apprezzato alle misure le credenziali tecnologiche di questo Technics SU-G700, vi confesso che mi aspettavo un suono abbastanza freddo, iperdettagliato e forse anche un po' artificiale, da classe "D" se le generalizzazioni e i pregiudizi possono avere un senso. Ebbene, posso dirvi che le mie aspettative sono state completamente disattese. I diffusori utilizzati durante la prova sono stati tre: le mie Canton LE 109, le Pylon Audio Ruby MKII e le mini Aliante Caterham Seven Exclusive. Ma non mi è mancata una buona cuffia con la quale testare l'uscita dedicata, eccellente anzi visto che si trattava della Technics EAH-T700, consegnatami dalle mani del buon Maurizio Pol di OZ Sound. Non so perché, ma desidero partire da alcuni dischi "vintage" che mi davano grande soddisfazione da ragazzo, quando avevo il mio coordinato Pioneer. Il primo che ascolto è Azimuth (1972), album con cui i Perigeo iniziarono la loro produzione discografica, ahimè fatta di pochi titoli. Non faccio fatica a individuare sin dai primi momenti una riproduzione di spessore, nient'affatto esile ma con una gran spalla sul basso e mediobasso, un range in cui anche altri classe D che ho ascoltato mostravano doti di punch e autorevolezza non indifferenti. Un basso che sembra davvero inesauribile, sempre generosamente disposto a dare il suo contributo. Proseguo con il gruppo Fusion/Rock progressivo degli anni '70 con un altro bellissimo lavoro, Genealogia, loro terzo album pubblicato nel 1974.

A letteralmente elettrizzarmi è l'iniziale duetto di basso e batteria con cui si apre il brano "Polaris"; il Technics si mette al servizio della musica con un'ammirevole prodigalità facendo entrare nel bel mezzo della stanza i due strumenti. Scatena immediatamente vecchi ricordi dei bei tempi che furono, con nuovi palpiti assecondati da potenzialità fiammanti, da me allora sconosciute. Accanto alla grande presenza del medio-basso, l'SU-G700 esibisce un alto di grande dolcezza, suona in maniera assolutamente non aggressiva, certamente diversa dal mio economico Pioneer SA-6800 di allora, che in quel range era un po' appuntito. Voglio lasciarmi trasportare dalle ali della malinconia ancora per un po', dopo i Perigeo rispolvero dalla mia discoteca l'album "Io sono nato libero" del Banco del Mutuo Soccorso, ottima incisione con la sovrapposizione di tanti piani sonori e una pregevole finezza timbrica. Album sognante, le cui eteree atmosfere sono state senza dubbio favorite da interventi di post-produzione. Batteria in primo piano, discreto effetto loudness e la voce di Francesco Di Giacomo bella equalizzata, come se spuntasse fuori da lontane ere. Ancora l'emissione generosa, vorrei sbilanciarmi a dire calda, dell'integrato la fanno da padrone, rendendo alle orecchie una musicalità di pregio. Il suo è un mondo sonoro grandemente concreto, radicato nel più profondo "humus", nella violenta visceralità dei suoni. Più dionisiaco che apollineo direi, per esprimermi in termini nietzschiani; eppure (e qui la Technics ha compiuto un vero capolavoro) tale percezione di ebbrezza sonora è ottenuta con una tecnologia "apollinea", cioè fortemente basata sul razionale, sull'armonica concatenazione di elementi che concorrono deliberatamente a un certo tipo di carattere.

Bellissimo e meno pasticciato in fase di registrazione è "Thick As a Brick" dei Jethro Tull, dove la chitarra di Martin Lancelot Barre assume dei toni levigati, di rimarchevole trasparenza, con la sua timbrica incontaminata mi dà il destro per parlare di un'altra dote ravvisata nell'SU-G700, parlo della naturalezza, della spontanea semplicità con cui tutto fluisce, senza la minima forzatura o accenno di artificiosità. Della sua silenziosità ho già detto ma non del terribile livello sonoro che viene fuori dalle mie Canton LE 109 nel disco "Biosphere" dei Loudness. La manopola raggiunge una posizione pericolosamente vicina al fondo corsa, confidando nella notevole tenuta in potenza dei diffusori. Brani come Hell Rider, Savior o System Crush (ma un po' tutti) mostrano una violenza distruttiva che teme pochi confronti. Avrete già capito che non è un genere da me molto amato, non fosse altro per preservare l'incolumità dei miei timpani, ma in una recensione che voglia essere completa devono esserci anche questi. Dopo un quarto d'ora ne ho abbastanza e desidero fortemente rigenerarmi con la stupenda voce di Fiorella Mannoia. Il brano è "Il tempo non torna più" dall'album Canzoni per Parlare, segue "Oh che sarà". Difficile trattenere qualche lacrima di fronte alla bellezza e all'amore che trasuda da questi capolavori, ma il recensore deve mantenersi freddo e parlare, in questo caso, di resa morbida della vocalità femminile, illuminata dal sole di sonorità terse e dolci come miele d'acacia. Le percussioni sono vive, dinamiche, costantemente pronte al balzo felino, allo scatto libero che contrasta l'agro dolce delle intense escursioni liriche.

L'immancabile e sempre graditissimo "Faber" mi emoziona con la sua "Girotondo", tratto da quella miniera inesauribile di poesia che è la raccolta "In Direzione Ostinata e Contraria". In "Don Raffaè" scopro un suono lucido, profondo ed equilibrato, che risveglia un feeling fatto di vigore e incisività. Un'incisività che però non ferisce, piuttosto penetra nelle ossa con il suo calore, sull'onda di una grandiosa espansività favorita dal palcoscenico molto esteso nelle tre dimensioni. Una fenomenale medicina contro il limitato, il rachitico, l'esangue. Il coro in "Ottocento", tra belle melodie e delizie acustiche rappresenta un qualcosa di vivo e fremente. Ascolto d'infilata tutte e undici le tracce di "Ghost in the Machine", altro disco ridotto in polvere a forza di ascoltarlo, in cuffia, nelle notti insonni. Al buio sentivo e risentivo questa musica lunare, dalle atmosfere ora diafane ora oscure, stranita e visionaria come poche. È ancora la malinconia per i bei tempi andati che rivive in me, grazie a questo magnifico amplificatore si fa ancora carne viva. Sto attraversando un periodo di riscoperta delle sinfonie di Anton Bruckner, dopo l'ubriacatura mahleriana, evidentemente non è una musica per sbarbati. Le avevo tutte anche da ragazzo, ma solo ora inizio ad apprezzarle nella loro profondità, nell'inesauribile inventiva melodica, nella luce tutta particolare che emanano. Cosa dire della resa di questo Technics nel genere classico?

Che si avvantaggia delle stesse formidabili doti già conosciute in altri generi, vale a dire la visione scenica di ampio respiro, l'emozionante corposità del comparto medio e basso, la preziosa morigeratezza di una gamma alta lineare e cristallina, mai protagonista ma sempre presente con la sua nobile discrezione. Le varie classi di strumenti si presentano con una timbrica sana, verosimile, ben amalgamate. Grazie alla notevole silenziosità di funzionamento, l'SU-G700 si dilegua letteralmente per dare spazio a un buio infrastrumentale che agevola il riconoscimento dei contorni strumentali, di un sottile godimento dei pianissimo e questo nell'economia di una particolare pastosità e facondia di armonici.


CONCLUSIONI

Credo che l'amplificatore integrato stereo Technics SU-G700 abbia ben pochi rivali nella sua classe di prezzo, per impegno tecnologico, qualità costruttiva e sotto qualsiasi altro aspetto che si possa valutare su questa tipologia di oggetti. Le sue convincenti prestazioni soniche non sono quindi, a conti fatti, una sorpresa poiché qui tutto è finalizzato non alla tecnologia per la tecnologia, ma alla tecnologia per il suono. I progettisti sono stati abili a realizzare una sorta di quadratura del cerchio che solo alcune amplificazioni di alta e altissima caratura sono in grado di conseguire: precisione, dettaglio di livello elevato ma non pungente, mai comunque raggiunto a discapito della grana, che è sempre finissima e assolutamente priva di accenni di aggressività. La sua personalità timbrica tende talvolta alle tinte ambrate, alle immagini dalla luce diffusa ma dai contorni assolutamente non "Blurry", volendo usare un parallelo fotografico. La fatica d'ascolto è pressoché assente. Questo amplificatore non vuole stupire con "numeri" speciali, ma punta sull'estrema correttezza di ogni parametro. Non le lunghe e nemmeno le lunghissime sessioni d'ascolto impensieriscono, anche se condotte a volume non basso. Per questo il Technics appare improntato su criteri molto sani. Estremamente silenzioso, ha dalla sua un'emissione di grande pulizia, con una gamma bassa dalle grandi potenzialità, medio ben presente e acuto morigerato. Il mio spassionato consiglio per l'eventuale utilizzatore è di usare sempre il LAPC, quella sensazione di rotondità sulle alte è piacevole, ma in alcune occasioni può risultare forse eccessiva e questa "diavoleria" è in grado di ribaltare la situazione donando un surplus di ariosità insieme una localizzazione della scena più precisa. Questo è almeno quanto è avvenuto sui diffusori testati. Nel corso degli ascolti ho avvertito una sensazione diversa dalle altre amplificazioni conosciute, un meraviglioso senso di estrema fluidità, assenza d'intoppi nella riproduzione, eminenti possibilità dinamiche e aggressività zero, a tutto vantaggio dell'espressione di una squisita musicalità.

 

SEZIONE MISURE (Cliccare sul titolo...)


Alfredo Di Pietro

Ottobre 2019


 Modulinhalt drucken   
Copyright (c) 2000-2006   Nutzungsbedingungen  Datenschutzerklärung
DotNetNuke® is copyright 2002-2019 by DotNetNuke Corporation