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venerdì 22 marzo 2019 ..:: Suono di Gusto - Prima Parte ::..   Login
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 Suono di gusto - Il piacere di ascoltare la musica (Prima Parte) Riduci

 

 

INTRODUZIONE

Chi, più di Alfredo Terenghi e il suo staff, può dirsi esperto di luculliani menù a base d'ingredienti High End? Quanto grande sia la sua abilità di "chef" è stato evidente ancora una volta il 29 e 30 ottobre U.S. nel corso di un evento forse per la prima volta concepito così in grande. "Suono di gusto" si è rivelato un audioshow piccolo nelle dimensioni ma veramente grande nei contenuti, senza dubbio diverso dalle consuete rassegne che si possono trovare in giro. Da tempo seguo le attività del negozio Alta Fedeltà, riguardanti non solo il mondo della riproduzione audio ma anche quello della musica in senso stretto. Alfredo è un grande appassionato di Classica e gli piace organizzare nella sua Sala Grande dei concerti cameristici, l'ultimo è stato quello del grande pianista Maurizio Baglini, riconosciuto a livello internazionale come uno dei più brillanti artisti che l'attuale firmamento concertistico possa vantare. Alta Fedeltà, l'ho detto tante volte, si pone come un'attività commerciale un po' "atipica", non meramente dedicata alla vendita di oggetti dove uno entra, eventualmente compra e poi va via. Per tutto quello che rappresenta, l'appellativo di "negozio" gli sta in effetti un po' stretto. In verità si tratta di un centro dalla realtà sfaccettata che non trascura l'elemento divulgazione e, in senso più lato, l'acculturazione del cliente. Sono finalità benemerite che è giusto sottolineare puntualmente, essenziali per formare l'audiofilo, renderlo in grado di giudicare in piena autonomia l'autentico valore di un impianto, metterlo nella condizione di fare la scelta più assennata e magari liberarsi di certe leggende metropolitane che girano tra gli appassionati. Va da sé che se la recente ristrutturazione ha portato Alta Fedeltà a essere uno dei punti d'ascolto e vendita più eleganti dell'intera Lombardia, il suo attivismo culturale l’ha eletto di diritto a spazio di aggregazione tra gli audiofili, non solo lombardi.

"Suono di gusto - Il piacere di ascoltare la musica", è l'ennesimo tassello di un percorso avviato da tempo, dove la parola "gusto" potrebbe erroneamente far pensare a un concetto interpretativo dell'Hi Fi. Sappiamo quanto sia inopportuna una visione che tenda a confondere l'alta fedeltà con elementi di gusto strettamente personale, che allontanano dalla correttezza di riproduzione. Per capirci, non dev'essere in alcun modo elevato a "legge" il fatto che a qualcuno possano piacere i bassi predominanti, esaltati, oppure il suono esile, spostato verso le alte frequenze e privo di corpo. Ogni deviazione (il cosiddetto My-Fi) dai sani presupposti di correttezza sui quali si fondano i principi dell'alta fedeltà dev'essere rigettata, soprattutto se si pretende che questa assuma valore universale. Perché questa premessa? Semplicemente per chiarire che il termine "gusto" in questo caso è quanto di più lontano ci possa essere da una concezione personalistica, ma indica la soddisfazione, il piacere che si prova assaporando cose buone. E questa manifestazione è una di quelle in grado di deliziare i palati più raffinati. Ovviamente, la correttezza non fa il paio con la monotonia ma descrive piuttosto un "range" entro il quale ogni apparato riproduttivo deve rientrare. Nell'ambito di questo, tuttavia, si parano davanti infinite possibilità, mille suoni diversi, in base agli interfacciamenti, alla filosofia del produttore, alla tecnologia impiegata e a tanti altri fattori non sempre d'immediato riconoscimento. Così ogni impianto fa storia a se mostrando all'ascolto un'inconfondibile personalità che è sua e non di altri.

Ma veniamo alla panoramica di questa bellissima due giorni, ricca non solo di emozionanti ascolti ma anche d'incontri particolarmente significativi. Non capita tutti i giorni infatti di poter dialogare con i protagonisti di un marchio, altra bella consuetudine che oggi si ripete con Thomas Brieger della Octave, Brian Zolner della Bricasti Design e Dennis Bonotto della Nordost. Tre personalità del mondo dell'audio, tre grandi esperti che hanno sviscerato ogni argomento corredandolo con i fatti e in alta fedeltà questi si riassumono nella prova d'ascolto. D’accordo i discorsi tecnici, le spiegazioni e le dichiarazioni d'intenti ma, alla fine della fiera, bisogna convincere i nostri sensi della bontà o meno di quanto percepito, il gusto, appunto... Suono di gusto si è svolto nella bella location di Alta Fedeltà a Calco, comune brianzolo immerso nel magnifico paesaggio collinare che fiancheggia l'Adda. All'interno del negozio sono state allestite cinque sale per cinque impianti: Sala Grande, Sala Bricasti, Sala Cinema, Sala Naim e Sala British dove hanno avuto luogo le dimostrazioni e sedute d'ascolto dedicate al valvolare, musica liquida, Audio/Video, analogico e multiroom. Ogni sala aveva i suoi "ciceroni", così nella grande c'era Thomas Brieger (Octave), nella Bricasti Brian Zolner e Dennis Bonotto (Nordost), nella Cinema il bravo Emidio Frattaroli mentre nelle Naim e British c'erano, rispettivamente, Luca Gombi (GreenSounds) e Leonardo Paoli (Alta Fedeltà). Le demo hanno seguito una precisa scaletta nel corso delle due giornate: sono state divise in due sessioni, mattutina e pomeridiana, in cui ogni intervento è durato circa mezz’ora per le sale Grande, Cinema e Naim e un'ora per la Bricasti e British.


SALA GRANDE


Preamplificatore Octave HP 700
Finali di potenza monofonici Octave MRE 220
Unità di alimentazione Octave Super Black Box
Diffusori Canton Reference 1 K
Lettore SACD Marantz SA10
Cavi Nordost Odin 2 e Valhalla 2



OCTAVE AUDIO
A COLLOQUIO CON THOMAS BRIEGER

Thomas Brieger.


Octave è un produttore tedesco, si trova a Carlsbad, nel sud del paese. La compagnia è stata fondata nel 1986 da Andreas Hofmann, suo padre negli anni '60 ha creato un'azienda che realizzava trasformatori, perciò possiede, ancora oggi, tutte le macchine per fare gli avvolgimenti e tutte le conoscenze necessarie per produrli in casa. Questa è una delle ragioni per cui la Octave è diversa da altri costruttori, cioè una ditta che progetta e realizza in proprio tutti i componenti di un apparecchio. Il proprietario è un grande appassionato di musica classica, questa preferenza ha avuto un notevole influsso sull'orientamento sonoro del marchio: loro pensano costantemente a come rendere al meglio il suono di una grande orchestra. Un'altra cosa importante è che vogliono riprodurre ogni cosa che c'è nella musica, per questo le amplificazioni Octave raggiungono una notevole potenza, risultando
da questo punto di vista superiori ai prodotti della concorrenza. Octave non è il tipico brand di amplificatori valvolari, i due finali di potenza mono presenti in Sala Grande si chiamano MRE 220 e sviluppano ben 220 Watt. C'è la ferma convinzione che questa larga disponibilità di potenza sia necessaria per avere "facilità" nella riproduzione di una grande dinamica. Non si da importanza solo ai Watt ma anche a una concezione molto raffinata della timbrica. Un altro problema è che gli appassionati pensano alle valvole come un componente molto critico, delicato e spesso anche pericoloso. L'azienda tedesca ragiona invece in tutt'altra maniera rendendo tutto molto semplice per il consumatore finale. Ad esempio, quando si accende l'apparecchio si fa in modo che la corrente entri in modo molto lento e graduale, questo per evitare che vadano sotto stress i componenti e non si superi mai la loro capacità di reggere corrente.

Amplificatore finale di potenza monofonico Octave MRE 220.


È un accorgimento che ha pure l'effetto di prolungare la durata di vita delle valvole, non avrebbe senso fare diversamente perché avere ottime performance vuol dire anche poterne disporre per molto tempo. Avendo una perfetta conoscenza di ogni parte dell'amplificatore e producendola in casa, l'azienda ha pieno controllo su tutta la componentistica. Molti produttori dicono di aspettare otto minuti, dopo aver spento un amplificatore, per riaccenderlo, lo consigliano perché non sanno quanto questo possa essere caldo nel momento in cui viene spento e qual è la condizione generale del sistema. La Octave invece produce amplificazioni molto stabili, tutto rimane sotto controllo. Thomas Brieger si avvicina all'impianto e fa una cosa che per altre elettroniche sarebbe assolutamente sconsigliabile: a finale acceso stacca da un diffusore i cavi di potenza e mette in contatto il positivo con il negativo. Risultato? All'MRE 220 non succede assolutamente nulla... Tutto il sistema di protezione non è sul percorso di segnale, quindi non interferisce e non influenza in alcun modo la qualità del suono. Oltre ai due finali di potenza, in sala c'è anche l'amplificatore integrato V 80 SE, sviluppato con le stesse idee dei finali. Thomas lo prende in braccio (con non poca fatica...) e mi mostra alcune sue particolarità. Ci sono quattro fori nella parte frontale che accolgono altrettante viti, munendosi di un piccolo giravite è possibile così regolare il Bias di ogni valvola. Esistono due possibilità: se una valvola smette di funzionare basta toglierla, metterne una nuova e aggiustare il Bias come detto. L'altra è collegata alla curiosità che hanno molti appassionati di "gustare" il suono di diverse valvole. Sullo chassis si trova uno switch a due scatti: "Hi" e "Low", la posizione Low permette di usare tubi come, per esempio, le KT88 oppure le 6550 mentre la posizione "Hi" è indicata per le KT120 o le KT 150.

Diffusore Canton 1 K Reference.


Si sarà già capito che, tramite questo switch, è possibile cambiare il voltaggio di lavoro dei diversi tipi di valvola. Per la regolazione del Bias non è necessario alcuno strumento aggiuntivo, tipo voltmetro o un comune multimetro, per verificare il giusto valore c'è un display con tre Led (verde, giallo e rosso), che indicano il raggiungimento della giusta corrente a riposo. Indirizziamo ora la nostra attenzione sul preamplificatore. Una caratteristica dell'HP 700, atta ancora una volta a rendere la vita più facile all'utente, come da filosofia della casa, è l'elevata flessibilità d'uso. La Octave ha iniziato qualche anno fa con la realizzazione di un modulo Phono, il quale non era altro che un cabinet vuoto con dentro dei moduli RIAA. Nel preamplificatore ci sono tre "slot" per l'inserimento della scheda Phono che si preferisce in base alle proprie esigenze, avere delle schede separate e indipendenti permette di utilizzare due bracci di lettura, collegati nello stesso tempo a due diversi moduli. Si offre anche l'interessante possibilità di avere un trasformatore di "Step-Up" per testine MC, dispositivo di solito esterno alla scheda ma in questo caso inserito all'interno dell'apparecchio. Tali opportunità sono concesse a chi s'impossessa di un HP 700, che ha tre slot invece di due. Nel modulo "Input" di linea è inserito un trasformatore perché, partendo da tutte le sorgenti digitali che abbiamo oggi (Streamer, DAC, Router), le quali entrano direttamente in un apparato analogico come un preamplificatore, si crea un sistema di messa a terra molto complesso e che genera molte interferenze. Si tratta di un trasformatore d'isolamento (prodotto anche questo in casa) che permette di chiudere la porta a tutti i possibili disturbi e avere un segnale pulito.

Preamplificatore Octave HP 700.

Amplificatore integrato Octave V 80 SE.


La Octave s'impegna tantissimo affinché i suoi alimentatori siano i migliori possibili, per diminuire al massimo il tappeto di rumore, questo rende le Octave delle elettroniche estremamente silenziose. I risultati raggiunti sono ottimi, differenti in base alle macchine. Nell'HP 700, per esempio, si raggiunge un rapporto segnale/rumore superiore ai 100 dB. "Non parliamo molto delle specifiche tecniche, ma pensiamo che tutto il lavoro compiuto su queste sia da attribuirsi alla nostra parte per offrire un prodotto perfetto all'appassionato", afferma sicuro Thomas Brieger. Alcuni dei concorrenti offrono cinque, otto o dieci Watt e dicono di avere la soluzione perfetta per i diffusori ad alta efficienza, peccato però che, misurandoli, si può vedere come l'SNR (Signal to Noise Ratio) spesso non supera gli 82, 84 o 86 dB. Parliamo quindi di amplificatori dotati di bassa potenza e un livello di rumore piuttosto alto; questo non va bene per un sistema ad alta efficienza, il quale esalta ogni minimo segnale, e quindi anche il rumore, particolarmente avvertibile sulle alte frequenze. Al momento la Octave è la numero uno in Giappone, in questo paese sono occorsi tre anni per capire che alta potenza e basso rumore sono due fattori benefici per i diffusori. Il marchio tedesco vuole offrire delle amplificazioni che consentano la massima libertà di scelta del diffusore e questa è una delle ragioni per cui ha conquistato un'ottima reputazione nel mondo. Due settimane fa gli Octave hanno suonato al Rocky Mountain Audio Fest con la nuova serie Contour della Dynaudio, diffusori dalla sensibilità di appena 82 dB/W/m, nonostante ciò non hanno avuto alcun problema a pilotarli.

Le valvole KT150 del V 80 SE.


Thomas Brieger mi preannuncia che a breve uscirà un loro nuovo amplificatore integrato, il V 110 SE. In questo valvolare viene fatto ancora un passo avanti equipaggiandolo con tre valvole driver, affinché l'utente possa scegliere tra un livello d'impedenza basso, medio o alto che influenzerà direttamente il Damping Factor (Fattore di Smorzamento). Risulterà quindi ancora migliore l'abbinamento con i diffusori. In effetti, c'è molta differenza usando le tre opzioni e questo appare chiaramente all'ascolto. Questo modo di lavorare va a tutto vantaggio della semplicità di utilizzo, un requisito cui la casa di Carlsbad tiene molto. Octave costruisce esclusivamente amplificazioni: preamplificatori, amplificatori integrati e finali di potenza monofonici o stereofonici, la "Jubilee" è la gamma di più elevato livello della Octave, in questa è stato realizzato un sistema di alimentazione molto sofisticato. Basti pensare che per l'avvolgimento di un solo trasformatore d'uscita occorre un giorno intero di lavoro. I finali di potenza Jubilee Mono SE erogano ben 400 Watt su carico di 4 Ohm e sono stati progettati sfruttando quello che la ditta ha imparato in tutti questi anni. Una conferma delle loro possibilità è stato l'abbinamento con le Focal Grand Utopia, eccellenti diffusori ma molto difficili da gestire. Quando gli appassionati presenti le hanno ascoltate con questi finali, hanno dichiarato di non averle mai sentite suonare così bene. Nell'impianto in Sala Grande c'erano anche due Super Black Box, alimentatori esterni opzionali che permettono di migliorare ulteriormente il delicato compito di portare corrente alle elettroniche.

 

Thomas Brieger e Maria Vittoria di Hi Fi United.


IMPRESSIONI D'ASCOLTO

Ascoltando la 1 K ho ricevuto la netta impressione che mai come oggi la Canton Lautsprecher assurge con la serie Reference alla vera High End. Non che non fosse già ampiamente nota come produttrice di ottimi sistemi, dalla timbrica forse un po' azzurrina, però mai si era spinta su questi livelli di qualità. Evidentemente ha deciso di fare sul serio insidiando molto da vicino i marchi più blasonati che operano nel campo "No compromise". La Reference 1 K è l'ammiraglia di questa serie, diffusore tecnologicamente molto avanzato che offre un suono dal "gusto" eminentemente moderno, dettagliatissimo, veloce, di una correttezza che deriva direttamente dall'esemplare bilanciamento tonale. L'amplificazione Octave sembra lasciarsi alle spalle tutti i limiti dei valvolari tradizionali: è potente, non manifesta alcun problema di pilotaggio e anch'essa esibisce un suono "moderno" ma che allo stesso tempo conserva inalterate tutte le qualità dei migliori valvolari, vale a dire la totale assenza di artificiosità (da cui la naturalezza) e una formidabile capacità di far affiorare il dettaglio fine di ogni registrazione. Cosa possiamo aspettarci da un abbinamento del genere? Certamente una prestazione di altissimo livello, dove il suono "Hi Tech" delle Canton viene mitigato, direi quasi "umanizzato" dalle doti degli Octave. Ho voglia di ascoltare una registrazione di pianoforte, dalla nutrita collezione di Alfredo scelgo un doppio album che mi è molto caro e conosco benissimo: Mussorgsky - Pictures At An Exhibition And All Other Piano Works, pianista Maurizio Baglini. Il suono è grande, incisivo, immanente nella gamma bassa e incredibilmente ricco di particolari, sempre esposti però con grande leggerezza, senza la minima forzatura se non quelle eventualmente presenti nella registrazione, dovute a una certa "politica" di editing. Ecco perché in questo doppio CD il basso appare un po' enfatizzato. La dinamica è integra nelle terribili bordate della capanna sulle zampe di gallina (Baba Jaga) e nella grande porta (Nella capitale Kiev). In un Blind Test avrei potuto tranquillamente scambiare il valvolare per un correntoso stato solido, fermo in gamma bassa e tetragono al carico, anche se la timbrica perlacea, del tutto priva di enfasi ed estremamente naturale qualche sospetto avrebbe potuto ingenerarmelo.

Ringrazio Maria Vittoria della Hi Fi United per avermi fatto da interprete!


SALA BRICASTI


Preamplificatore/DAC Bricasti M12
Convertitore D/A Bricasti M1 Special Edition
Finali di potenza monofonici Parasound Halo JC1
Diffusori System Audio Pandion 20
Server Audio Melco N1A
Cavi di alimentazione Nordost Odin 2
Cavi di potenza Nordost Tyr 2
Distributore di rete Nordost QB8



BRICASTI DESIGN
A COLLOQUIO CON BRIAN ZOLNER

Brian Zolner.


Brian Zolner è una persona che parla lentamente, pesa ogni parola con attenzione, nel corso della nostra chiacchierata mi ha raccontato la sua storia. Ha lavorato per vent'anni con la Lexicon, poi l'azienda ha cambiato le politiche aziendali e lui nel 2003 si è trovato senza lavoro. Allo stesso tempo c'era un altro gruppo di persone in Connecticut che, parimenti, aveva perso l'occupazione. Un collega della Lexicon gli disse: "facciamo una nostra azienda". Brian si occupava di rapporti esterni, sia in America che internazionali, il collega affermò: "tu conosci tutti nel mondo". In quel periodo gli era venuta l'idea di realizzare un nuovo algoritmo sul riverbero per il mercato professionale. La Lexicon si era fatta strada proprio nel settore professionale, in particolare su apparecchiature che ricreavano quel tipo di effetto. Quindi, partendo da questo spunto, il gruppo di professionisti decise di creare un suo marchio. Dopo qualche anno, nel 2007, costruirono il loro primo prodotto, era il modello "7", gestiva il riverbero ed era dedicato agli studi di registrazione. Erano tecnici dotati di grande esperienza in tutti i mercati. Zolner stesso ha prestato la sua opera in studi di registrazione di film, nel campo dell'audio consumer e un po' dappertutto. La neoformata azienda riscosse subito un grande successo, cambiò il modello di business creando quello che era il miglior prodotto nell'ambito professionale. Dice Zolner: "in tutto ciò che facciamo cerchiamo di portare un'arte nuova nella nostra industria". Questo prodotto era davvero un qualcosa di nuovo per il mercato degli studi di registrazione, appariva in un momento in cui il business si stava velocemente spostando su prodotti gestiti con i software.

Diffusore System Audio Pandion 20.


Tuttavia, per poter fare quella macchina fu necessario progettare un hardware. Ci sono necessità molto diverse nell'elaborazione dei riverberi, quanto realizzato dall'azienda non è possibile farlo su un normale computer, anche il migliore che possiamo avere oggi non è sufficiente per compiere quel lavoro. La ragione non sta solo nella potenza di calcolo ma su un qualcosa di più complicato, è un problema molto particolare quello che va risolto. All'inizio fu costruito il processore, quindi l'azienda è partita dedicandosi all'hardware, mentre tutte le altre che fanno questo tipo di prodotti nel mercato Pro sono aziende di software. Si è giunti a uno sviluppo di qualità molto elevata, dalla progettazione della parte digitale, della parte analogica, dell'hardware, praticamente di tutto. Brian Zolner nella Bricasti Design è la persona che svolge l'attività di marketing, di commercio, ma si occupa anche della progettazione meccanica ed estetica mentre il suo partner si dedica al software. È stato perciò necessario trovare qualcuno che potesse collaborare per la progettazione elettrica. A questo punto sono entrati in gioco dei professionisti che lavoravano alla Mark Levinson, esattamente quelli che nel 2007 si erano trovati senza lavoro insieme a lui. Marl Levinson è un grande marchio, proprio come Lexicon. "Questa in sintesi è la storia della Bricasti Design" - dice soddisfatto Zolner - "Abbiamo lavorato a un livello davvero molto alto, io dalla Lexicon con l'altro partner, in collaborazione con gli ingegneri provenienti da Mark Levinson e questi sono i risultati".


Dopo qualche anno di vendite nell'ambito professionale, si è pensato che era ora di fare un DAC per il mercato consumer. Nel modello "7" era stata implementata una progettazione dell'hardware molto buona e da quell’esperienza è scaturita la volontà di produrre apparecchi separati. È stato quindi introdotto nel mercato, circa quattro anni fa, il convertitore D/A modello M1, il quale ha ricevuto ottime recensioni e copertine su riviste come Stereophile. Questo ha dato l'avvio internazionale ai prodotti; naturalmente ci vuole tempo per riscuotere un buon successo di vendite, il fatto che qualcuno ne scriva bene non è garanzia di vendita. Nell'attività della Bricasti alcuni piccoli particolari della costruzione vengono affidati esternamente, per esempio i tasti, i fori, le manopole, certe rifiniture che richiedono molto lavoro sulle macchine a controllo numerico CNC. Anche il pannello frontale dell'M7 segue questa procedura. Di questo modello professionale, ogni mese negli ultimi cinque anni ne sono stati prodotti e venduti 65-70 pezzi. Sempre per il mercato professionale è stato realizzato un altro apparecchio: l'M10. Dopo l'M7 è venuto l'M1, tutti questi modelli vengono realizzati con le macchine CNC (Computer Numerical Control). In seguito si è presentata l'opportunità di acquistare una fabbrica che lavorava con questo tipo di tecnologia e Zolner ha imparato da solo come utilizzare quelle macchine. Afferma, riferendosi al pannello superiore dell'M1: "io so perfettamente come fare questa parte del cabinet, ci vogliono due ore per realizzarlo, è il pezzo che richiede più tempo in assoluto per la produzione".

Convertitore D/A Bricasti Design M1.

Server Audio Melco N1A


A lui è affidato il disegno dei grafici tridimensionali, di tipo CAD, che vengono poi somministrati alle macchine per la realizzazione. L'esperienza accumulata nel tempo ha portato la Bricasti a crescere, è venuta in possesso di una sede più grande, con a disposizione quattro macchine CNC che lavorano costantemente ogni giorno. È previsto pure l'acquisto di macchine per assemblaggio e per testare ogni esemplare prodotto. Attualmente ci sono sette persone che lavorano a questi due compiti. Non viene fatto nulla in Cina e alcune delle schede più semplici sono prodotte in proprio. Per esempio, nella PCB che ospita il processore, i componenti vengono montati in superficie, secondo la tecnologia SMD, ovviamente non puoi farle a mano, questa come le altre schede a montaggio superficiale. Se lo si facesse, le dimensioni di ognuna sarebbero enormi e i tempi di lavorazione molto lunghi. Nei prodotti professionali che adoperano PCB multistrato, l'impiego della tecnologia SMD è strettamente necessario, ci sono centinaia e centinaia di resistenze e condensatori da mettere insieme nel circuito. La Bricasti Design ha un livello di esperienza tecnico molto elevato sia per la realizzazione della parte digitale che di quella analogica. Non possiamo non citare la grande passione che ha per la musica Brian Zolner: un professionista forte di un grande "know how" tecnico che è anche un musicista in grado di suonare molti strumenti. Tutta la sua vita è musica! Personaggio eclettico, vive anche facendo il musicista, l'ingegnere del suono, ha lavorato con le più grandi case di registrazione del mondo. Quando ha registrato con Lee Ritenour, lui gli ha detto: "Suona la mia chitarra!". Sono amici, è stato da lui molte volte nel 1998.


BRICASTI DESIGN DUAL MONO SOURCE CONTROLLER M12


È un prodotto nuovissimo, non ancora commercializzato sul mercato, presentato da Brian in persona in Australia una settimana fa e oggi in Italia, proprio in occasione dell'evento "Suono di gusto". Un'ennesima "degustazione" tra le tante ormai assaporate nel negozio di Alfredo Terenghi. "È un preamplificatore?" gli chiedo, e lui: "si e no... si tratta di una combinazione dell'M1, che come abbiamo visto è un DAC, con un preamplificatore. La parola giusta da usare però non è quella che hai detto perché l'M12 non preamplifica nulla". In realtà è un attenuatore analogico, costituito da una scala di resistenze, non c'è quindi un guadagno di segnale, non occorre. È bilanciato, completamente differenziale, con quattro percorsi di segnale e 250 resistori SMD (Surface Mount Technology). Raggiunge un'attenuazione massima di 90 dB tramite un controllo che funziona a passi di un dB. Zolner ruota la manopola del volume ma nessun suono si sente uscire dai diffusori, non c'è il tipico "Tic" tra uno step e l'altro che si sente in altre realizzazioni. Il cambio di volume non è repentino ma c'è una breve dissolvenza sia incrementandolo che diminuendolo. Un'altra cosa interessante di quest’apparecchio è che è dotato di un ingresso analogico per collegare per esempio un giradischi, mentre è assicurata una completa connettività digitale: S/PDIF, AES/EBU, TosLink e una presa RJ-45 per la rete LAN domestica, caratteristica molto importante dell'M12. Il DAC implementa non solo il PCM ma anche il DSD.


Con il DSD ti rendi conto che non puoi fare alcuna manipolazione dei dati, nessun editing, a meno che non vengano trasformati in un formato multibit tipo PCM. Anche per fare lo stop o una pausa, se ci trovassimo in DSD, si avvertirebbero dei rumori. Quindi occorre la conversione in multibit, perché devono essere gestiti lo stop e l'inizio dello streaming di dati e dev'essere applicato il noise shaping e il dither. La validità originaria del DSD è che questo è molto facile da realizzare. Teoricamente è tutto pacifico, però quindici anni fa, quando hanno cercato d'implementarlo, si è capito che poi tutto doveva essere convertito. Fu inventata allora la modulazione Sigma-Delta, la quale poi ha generato alcuni problemi che bisognava affrontare. La Bricasti si è allora impegnata a fare un vero modulatore da un bit, è semplice e offre una commutazione molto veloce. Per poterlo fare è stato necessario avere una parte completamente analogica che gestisse lo "start" e lo "stop". In questo modo sono stati risolti diversi problemi avendo a disposizione un convertitore da un bit, dove il filtro è analogico, utile per eliminare il disturbo in alta frequenza, mentre nel PCM si utilizzano quelli digitali. Per fare tutto questo nel dominio digitale è necessario però convertire in multibit. Certo, così si possono fare delle cose molto belle, però si ritorna a cambiare il DSD in PCM, con il prezzo da pagare della perdita di un po' della "magia", delle caratteristiche peculiari che questo formato riesce a offrire.


E dove questi vantaggi sono apprezzabili è in certe registrazioni, che prima di tutto devono essere fatte in DSD nel modo corretto, perché questo formato è in grado di rappresentare molto bene il dominio temporale. Il "sortilegio" si conserva solo se il suono viene catturato così in origine. La maggior parte dei DSD o SACD player non hanno questi vantaggi, si tratta solo di marketing. Le registrazioni analogiche fatte in studio vengono rese molto bene dal PCM, è sufficiente per qualsiasi esigenza qualitativa e anche il 44,1 kHz/16 bit lo è. Formati PCM con frequenze di campionamento più elevate non portano un vantaggio di risoluzione, quella è la parola sbagliata che i media, la stampa e l'industria usa. La si utilizza per vendere un'altra volta la stessa cosa dicendo che è alta risoluzione. Nella Pulse Code Modulation una frequenza di campionamento più alta non vuol dire raggiungere una risoluzione più elevata ma avere un filtro migliore, più alta è la Fc più bassa potrà essere la pendenza del filtro antimmagine, quindi questo sarà più corto, veloce e dotato di una migliore risposta temporale. In questo apparecchio adoperiamo i nostri filtri, con il DSD crei molto rumore in banda ultrasonica, quindi abbiamo pur sempre bisogno di un filtro che ha tuttavia uno intervento diverso dal PCM. La Bricasti ne ha ideato uno completamente analogico che consente l'utilizzo del DSD puro, un'altra delle cose rilevanti dell'M12. Possiamo ascoltare un brano in DSD nativo commutandolo in tempo reale in formato multibit. Ma il suono? Nel DSD si percepisce con chiarezza un maggior senso di spazialità e una più elevata discriminazione delle armoniche. E l'analogico? È destinato forse all’estinzione? "Il brano che ascoltiamo è registrato in DSD" - dice Zolner - "Se invece mettiamo in play una traccia che è una vecchia registrazione di studio analogica, non si nota una grande differenza". Onestà e correttezza d'informazione innanzitutto.


"Quando parlo alla gente dico che non ho una preferenza tra PCM e DSD, ma una visione su come rendere al meglio quello che è stato registrato, qualunque sia la tecnologia adoperata. Non è che uno standard sia meglio o peggio dell'altro, piuttosto crea una presentazione del suono diversa, quindi, nell'ambiente giusto, uno può essere meglio dell'altro. Non si può fare una registrazione di musica Pop in DSD, non funzionerebbe. Non c'è nemmeno una ragione tecnica per farla in quanto il microfono è sempre vicino allo strumento o alla voce. Nelle registrazioni di musica sinfonica invece hai i microfoni messi in punti diversi nello spazio. In una ripresa acusticamente molto buona c'è qualcosa di valido da tirar fuori, da rappresentare al meglio, questo è l'importante. Quando faccio delle dimostrazioni, come oggi, cerco di spiegarlo. Io dico sempre: compra e sii consapevole. Può così capitare che la musica migliore tu la abbia dai tuoi vecchi CD. L'informazione dei Media è purtroppo spesso è oscurata da altre necessità" afferma lapidario Brian Zolner. L'M12 consente di scegliere tra due differenti tipi di filtraggio: uno privilegia la linearità di fase e l'altro offre una migliore risposta all'impulso. All'ascolto individuiamo delle diversità tra i due, vale a dire un "timing" più morbido nel primo caso, nel secondo un maggior dettaglio (del pianoforte, nella registrazione jazz che stiamo sentendo). Commutando sul primo tutto diventa improvvisamente più "soft", dai contorni leggermente più sfumati.

La Bricasti Design è in grado di produrre oggetti sia professionali che dedicati all'Hi Fi domestica, a catalogo c'è anche un grosso amplificatore finale di potenza da 200 watt su 8 Ohm. Qualche cenno particolare di utilizzo dell'M12. Possiamo considerarlo uno Streamer utilizzabile anche nella rete domestica LAN. Se noi usiamo il PC e lo colleghiamo all'M12 tramite un cavo USB è il computer che fa da lettore, mentre connettendolo alla LAN è l'M12 che svolge questo compito. In questo caso il PC non fa altro che trasmettere via Ethernet i soli dati. La nostra macchina dunque legge dai NAS e da ogni altro dispositivo secondo lo standard DLNA. Via Ethernet il PC invia i dati e l'M12 li elabora, con la comodità che puoi avere gli elementi della rete dislocati in varie stanze, tutti però gestibili dalla medesima postazione. Il nuovo nome coniato dalla Bricasti Design per l'M12 di "Source Controller" indica proprio la sua funzione di controllore di sorgenti; qualsiasi sia il tipo usato, lui è in grado di gestirle tutte. Secondo Zolner, per avere un ottimo impianto (stiamo parlando di oggetti High End) il cliente può aver bisogno di un M12, i citati finali di potenza M28 e, ovviamente, dei diffusori. Può essere preventivato anche un giradischi, dotandolo però di un preamplificatore Phono, o altra sorgente analogica. Un cliente che sceglie un oggetto di questo livello e categoria di prezzo secondo lui preferisce una preamplificazione RIAA separata. Meglio USB o Ethernet? È senza dubbio preferibile collegare il computer tramite la seconda piuttosto che la prima e questo per due ragioni principali: una è la praticità, che deriva dal poter posizionare il PC ovunque si voglia, senza che la collocazione sia limitata dalla lunghezza del cavo USB, la seconda, molto più convincente per l'audiofilo, è perché suona meglio.

Questa seconda ragione è molto facile da dimostrare, basta fare una prova d'ascolto. Con la Ethernet, ribadisce Zolner, avviene una semplice trasmissione di dati mentre la lettura viene effettuata da una scheda presente nell'M12 (sviluppata con Linux), che fa anche la funzione di "rendering". Questa è direttamente connessa con il DSP evitando tutti gli altri passaggi. Potendo farlo, è preferibile evitare l'uso della USB anche perché questa veicola l'alimentazione con il VBUS. Stiamo parlando di audio e la USB è stata pensata per altri scopi, perciò molti audiofili considerano migliori le connessioni S/PDIF e AES/EBU. Il concetto di "streaming" implica una trasmissione del segnale audio in tempo reale ed è proprio quello che accade con l'M12. Il clock dei dati viene elaborato al suo interno, così come avviene per il rendering, cioè la restituzione del tessuto musicale. Si può affermare con sicurezza che il punto cruciale qualitativo consiste proprio in quest'ultimo compito, che è molto meglio lasciar svolgere dall'M12 e non dal PC. Il suo processore integrato rende non necessaria la parte di calcolo che fa il computer perché, in realtà, ha tutta le potenzialità di elaborazione richieste dalla parte audio. Il tipo di convertitore D/A impiegato nell'M12 è l'Analog Device 1955. Attualmente quasi tutti i marchi tendono a utilizzare il Sabre ma, secondo la Bricasti, l'Analog Device rappresenta un'eccellente implementazione della conversione Sigma-Delta, il dispositivo in cui viene usata al meglio questa tecnologia. La loro opinione è giustificata dal fatto che ci sono delle regole fisiche coinvolte nel processo di elaborazione che non potrebbero essere soddisfatte meglio.

Tra i vantaggi dell’AD 1955 c'è anche la bassa distorsione. Nell'M12 viene usato in modalità mono e per la sola parte della modulazione, mentre il sovracampionamento è affidato al loro DSP, come anche la conversione del voltaggio (ITD). Intorno a quel chip è stata disegnata tutta la circuitazione, anche il clock è diverso da quello interno all'IC. "Il Sabre invece è completamente autonomo, più adatto a un sistema a basso costo piuttosto che per un High End come l'M12. Va sicuramente bene, ma non è eccezionale", afferma Brian Zolner.
Il prezzo? L'apparecchio non è ancora in commercio ma approssimativamente sarà venduto a circa 16.000 dollari in America.

Brian Zolner e Alfredo Terenghi.


Ringrazio la signora Sandra per avermi fatto da interprete!

Alfredo Di Pietro

 

Segue alla seconda parte...


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