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Freitag, 29. Mai 2020 ..:: Stones Speakers 487 Venetia ::..   anmelden
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 Diffusori Stones Speakers 487 Venetia minimieren

STONES SPEAKERS
UNA STORIA DI ARTE, PASSIONE E TECNOLOGIA


Michele Gastaldello è il baldo trentunenne che il 25 gennaio U.S. è venuto a casa mia, in compagnia di Giacomo Munari, a portarmi una coppia di Stones Speakers 487 Venetia. Due massicci diffusori con un cabinet molto speciale, in pietra naturale "Euganean Trachyte", un tipo di roccia magmatica effusiva che si trova soltanto in Veneto, il cui nome proviene dal greco τραχύς (trachýs - ruvido). I colli Euganei, da cui origina questo materiale, sono dei vulcani inesplosi in cui la lava è salita in superficie e ha formato dei rigonfiamenti; non avendo la spinta sufficiente per eruttare, si è poi solidificata sotto pressione. Michele con le sue forti braccia solleva di colpo, uno dopo l'altro, i due pesantissimi oggetti da 50 Kg cadauno, estraendoli dai due robusti Flight Case usati per il trasporto, e li posiziona con cura su due stand metallici, pronti per essere ascoltati e misurati. La coppia di amici ha dovuto fare parecchi chilometri quel mattino, una rapida consultazione di Google Maps mi dice che Lozzo Atestino dista 234 chilometri dal mio paese dell'interland milanese, se si vuole seguire il percorso più veloce. Le Venetia non sono per me una novità assoluta, le ho ascoltate di sfuggita allo scorso Milano Hi-Fidelity, edizione primaverile, con quella concentrazione che una mostra Hi Fi può concedere, tra salette affollate e un brusio diffuso, quando si ha la fortuna di non avere come vicino di saletta uno che con il volume ci va giù pesante. Dico un'ovvietà, ma ben diversa è la comprensione che si può avere, soprattutto di un sistema "atipico" come questo, nel proprio ambiente, tanto più se concesso per una completa prova d'ascolto e misure, di quelle che piace fare a me da qualche anno a questa parte.


STORIA E RAGIONI DI UN PROGETTO.
A COLLOQUIO CON MICHELE GASTALDELLO E GIACOMO MUNARI


Michele Gastaldello (a sinistra) e Giacomo Munari

La Stones Speakers nasce nel 2012 a Lozzo Atestino, un piccolo paese sito in provincia di Padova sui Colli Euganei, dalla grande passione per la musica e i mezzi di riproduzione audio di Michele Gastaldello e Giacomo Munari. Michele, evidentemente stanco dei soliti cabinet in MDF, ha voluto tagliare la testa al toro delle vibrazioni spurie ideando un'enclosure che ne fosse quanto più possibile priva. Una scelta radicale e tutt'altro che comoda, ma rivelatasi estremamente efficace, che prevede l'utilizzo di un materiale, la roccia magmatica appunto, molto difficile da lavorare ma dotata di eccezionali qualità meccaniche. Alcuni fanno l'errore di paragonarla al tufo, che è invece una pietra sedimentaria a base di calcio, con una composizione chimica e lavorabilità completamente diverse. La Trachyte è in realtà paragonabile più a un granito. La sua tessitura porfirica, spesso vacuolare o finemente porosa, le rende il tipico aspetto scabro. È una sostanza nota per la sua durezza, impiegata fin dall'antichità in architettura (pensiamo alla città di Venezia, dove ne è stato fatto largo uso in numerose piazze e monumenti) ma che Michele ha pensato di utilizzare nella produzione di diffusori, principalmente per le sue proprietà di totale insensibilità alle vibrazioni. L'impresa, ovviamente, non lo ha impensierito più di tanto, essendo lui un provetto maestro scalpellino. A parte le qualità fisiche, ogni diffusore Stone Speakers può essere considerato una vera e propria scultura, un prodotto squisitamente artigianale lavorato a mano pezzo dopo pezzo, perciò unico ed esclusivo, possa piacere o meno la sua estetica.

Otto anni fa Michele e Giacomo, appassionati da sempre di Hi Fi, hanno un giorno constatato che il mobile di un diffusore acustico più è inerte e meglio è. Così Michele, che già lavorava la pietra per altri settori, ha deciso di utilizzare questo materiale per i suoi sistemi d'altoparlanti. All'inizio sembrava un'idea assurda, irrealizzabile, ma poi pian piano ha preso forma. Il primo prototipo realizzato dalla casa veneta non è stato tuttavia in pietra, ma un semplice diffusore in cassa chiusa con cabinet in tradizionale legno. Solo in seguito, a parità di altoparlanti è stato fatto un confronto fra legno e pietra. Da quel primo esperimento è stata quindi progettata la prima versione del quattro vie Titania, top di gamma, un oggetto davvero molto ambizioso e impegnativo, dal peso complessivo di ben 270 kg, ancora oggi in via di perfezionamento. È costituito da due parti separate (un modulo superiore da 70 Kg per i medio-alti e uno inferiore per i bassi da 200 kg), rivelatosi un'ottima palestra dalla quale i nostri due amici hanno imparato veramente molto. Va da sé che per movimentare una tale massa bisogna essere ben attrezzati. Le 487 Venetia, oggetto della mia recensione, sono invece nate negli ultimi due anni a completare una gamma che, oltre alle 593 Titania, comprende anche il centrale 884 Priamus e le 482 Petrina, un piccolo monovia davvero grazioso. A monte di questi sistemi da stand, una grande mole di lavoro è stata fatta. Pure sul fissaggio degli altoparlanti, per citare un particolare, l'azienda si è impegnata per anni, mettendo a punto un'accoppiamento a viti immerse direttamente nella pietra.

Le 593 Titania con il centrale 884 Priamus

Nel corso della nostra chiacchierata né Michele né Giacomo sono stati disposti a rivelare certi particolari. Questo è un progetto che loro vogliono tenere riservato, non avendo alcuna intenzione di svelare lo schema circuitale del filtro crossover, nemmeno lo smontaggio dei trasduttori per accedere all'interno e fotografarlo mi viene consentito. Tanta riservatezza non mi ha comunque impedito di produrre  numerosi grafici, compresa la funzione di trasferimento dei due altoparlanti, grazie alla doppia morsettiera (i contatti per mid-woofer e tweeter sono separati). Veniamo a una nota che potrebbe essere dolente: una cosa che in molti hanno criticato è il prezzo di questi diffusori, pari a 12.000 euro la coppia, principalmente giustificato dalla difficoltà di lavorazione, dalle molte ore di lavoro necessarie per modellare il cabinet nonché dal costo vivo della Euganean Trachyte. Senza dimenticare i componenti passivi del filtro e gli stessi driver, sulla qualità dei quali non si è certamente lesinato. Dice Gastaldello: "Nessuno può capire veramente il lavoro che abbiamo fatto, nel senso che, purtroppo o per fortuna, solo noi lo sappiamo. Uno deve passarci per conoscerlo. All'inizio questo prodotto è nato per noi, per il nostro personale utilizzo, solo dopo abbiamo preso in considerazione la sua fruizione commerciale". Alla luce di quanto affermato, si comprende l'adozione di finiture estetiche (come la fascetta in pelle), atte a ingentilire un "look" invero molto particolare e renderlo più appetibile al compratore. Al lettore del mio report milanese non sarà sfuggita la definizione di "diffusore dei Flinstones" che gli avevo simpaticamente appioppato.

In fondo tali attenzioni non sarebbero state necessarie per un uso personale delle 487 Venetia, in tal caso si sarebbe potuto tranquillamente sorvolare su di esse. Nell'opera di sviluppo, anche la porta reflex ha subito delle modifiche nel tempo: all'inizio di forma rettangolare e posta anteriormente, è stata poi "splittata" in due tradizionali aperture circolari, poste invece sul retro. Non si è puntato, per ovvie ragioni, a intraprendere una produzione industriale, ma a vendere un prodotto al 100% artigianale, interamente fatto in casa e con il tempo che ci vuole. Un oggetto in qualche modo esclusivo, da massimo tre o quattro coppie all'anno, pensato e costruito per suonare in un certo modo. "Costoso certo", afferma Giacomo Munari, "ma se avessimo voluto risparmiare 1000 euro, non avrebbe più suonato nella stessa maniera. Di solito si parte da un certo importo di vendita e poi si definisce un progetto in base a questo, nel nostro caso invece è stato fatto un percorso all'opposto. Invece che tre coppie all'anno ne venderemo magari una sola, ma l'importante è che questa risponda esattamente agli obiettivi che ci siamo posti". Si viaggia quindi con una logica da abito su misura di "haute couture", una filosofia abbastanza difficile da far capire all'eventuale cliente, che guarda il prezzo di un prodotto solo da un punto di vista commerciale e di futura rivendibilità. Un acquisto del genere verrà allora fatto da un appassionato che desidera un oggetto speciale sul quale investire, dotato di un suono diverso dagli altri e che conserverà a lungo.

Le 482 Petrina

Volendo, può essere personalizzato nello stand, nella finitura della pelle e anche un po' nella forma dell'enclosure, che è scolpita a mano da Michele Gastaldello, un maestro scalpellino che sa il fatto suo, impegnato in un'arte (più che un lavoro) dove contano i segreti del mestiere, spesso di famiglia e gelosamente custoditi. Forse sta in questa "forma mentis" la ragione della grande riservatezza da lui dimostrata. Ad ogni modo, per contenere il prezzo di vendita la Stones Speakers adotta la filosofia commerciale della vendita diretta al cliente, senza alcun intermediario. Anche l'eventuale assistenza viene fatta al domicilio dell'acquirente. Per quanto riguarda il crossover, Giacomo Munari ha cercato di usare meno componenti possibili, scartando la possibilità di inserire nel circuito eventuali celle RLC  o LC (risonanti), per il semplice fatto che, a fronte dell'ottenimento di una risposta in frequenza più modellata secondo le proprie desiderata, i costi e l'ingombro del filtro sarebbero inevitabilmente lievitati. Si è voluto quindi raggiungere un buon compromesso tra semplicità circuitale e qualità della componentistica, senza contare i vantaggi, apprezzabili nell'andamento del modulo e argomento d'impedenza, di un crossover semplice. In ultimo, nell'economia della produzione Stones Speakers, il binomio Gastaldello-Munari, da tempo buoni amici, si esprime in una divisione di compiti (ma unità di vedute) in cui il primo si occupa della parte manifatturiera mentre il secondo di quella tecnico/progettuale.


STONES SPEAKERS VENETIA 487



Non cercare di splendere come la giada, ma sii semplice come la pietra.
(Lao Tzu)

SPECIFICHE TECNICHE DICHIARATE

Tipo: Sistema di altoparlanti a due vie passivo
Cabinet: In pietra naturale "Euganean Trachyte"
Carico acustico: Bass-Reflex con camere separate per ciascun altoparlante
Sensibilità: 87 dB SPL (2,83 V/1m)
Risposta in frequenza: 40 - 20000 Hz
Crossover: Passivo (12 dB/Ottava)
Impedenza nominale: 6 Ohm
Potenza gestibile: 50 - 150 Watt
Dimensioni: 390 (Altezza) x 280 (Larghezza) x 360 (Profondità) mm
Peso netto: 50 kg ciascuna



La descrizione delle 487 Venetia è presto fatta, un massiccio parallelepipedo di pietra naturale, impreziosito nell'aspetto da una fascetta in pelle nera che decorre longitudinalmente, quella stessa che, in foggia circolare, ricopre l'ottima e robusta morsettiera Bi-Wiring/Amping posta sul retro. Sul frontale ci sono i due trasduttori, mid-woofer e tweeter, con le rispettive flange che quasi si toccano, distanziate soltanto di pochissimi millimetri. Esattamente al centro troviamo la citata fascetta in pelle. Le due porte reflex si trovano nella parte posteriore, in basso e disposte simmetricamente ai due lati, a fronte di un diametro ridotto (4,5 cm), notevole è la lunghezza condotto: 23,5 cm. Null'altro c'è da fare se non osservare le foto per apprezzare la superficie dall'aspetto "rustico", affascinante e inconsueta per alcuni, non molto attraente per altri, ma, si sa, "De gustibus non est disputandum". Personalmente, vedrei benissimo questo sistema accolto in un ambiente con muri in pietra, una taverna sarebbe perfetta. Se nulla è dato sapere dell'interno del cabinet e del layout circuitale del crossover, molto di più sappiamo sui due ottimi trasduttori Morel utilizzati: il mid-woofer SCW 636 e il tweeter ST 1108, entrambi della serie Supreme. Molte sono le finezze che qualificano come non banali questi due componenti, a partire dalla bobina mobile in alluminio Hexatech da 3", realizzata al 100% in filo di alluminio a forma di nido d'ape. Abbastanza intuitivo è lo scopo di questa tecnologia, che è di ridurre gli spazi d'aria negli avvolgimenti, incrementando così l'efficienza fino al 20%.



Bobine tra l'altro molto leggere e, di conseguenza, molto valide dal punto di vista della risposta ai transitori. L'SCW 636 ha un magnete ibrido (molto potente) in Neodimio/Ferrite, che, abbinati, concorrono alla formazione di un sistema motore compatto e leggero, addirittura dichiarato per essere ben quattro volte più potente rispetto ai convenzionali della stessa dimensione. Tra le soluzioni implementate c'è anche quella del manicotto di rame, definito anche anello Faraday di cortocircuito, il quale circonda, isolandolo, il polo centrale. Apporta molti vantaggi, come gli audiofili tecnicamente più preparati sanno, con la riduzione del tipico aumento d'impedenza al salire della frequenza (zona induttiva) e il conseguente aumento della sensibilità, come vedremo risultata non indifferente per un sistema di questo cabotaggio. L'anello porta quindi a contenere in maniera significativa l'induttanza della bobina mobile, con benefici effetti anche sulle asimmetrie di funzionamento, percepibili alle misure in termini di seconda armonica. Non è un caso quindi se alle misure risulta molto bassa appena superati i 300 Hz. Si tratta di una bobina del tipo "Under-Hung", avente cioè l'altezza dell'avvolgimento inferiore a quella del traferro. Il vantaggio? Essenzialmente quello di consentire un rendimento elettroacustico più elevato e mantenere le spire costantemente all'interno del flusso magnetico, con evidenti benefici dal punto di vista sonoro in termini di una maggiore articolazione e prontezza di risposta ai transienti.



La membrana del mid-woofer è costituita da un "sandwich" di Carbonio/Rohacell/Carbonio, intrinsecamente ben smorzato e molto efficace nel contenimento di quei fenomeni di "Break-Up" che compaiono nel range superiore di funzionamento. Non avrà magari la definizione di un woofer in carta, ma si comporta comunque meglio di un comune cono in polipropilene. In Alluminio "Uniflow" infine il cestello e 12,4 cm il diametro della membrana, da me misurata da centro a centro della sospensione esterna. Dal canto suo, non è da meno il tweeter ST 1108, anch'esso con bobina mobile Hexatech (da 28 mm) del tipo "Under-Hung", membrana a cupola morbida in Acuflex e magnete in Neodimio "Flat Pancake". La casa israeliana per questo componente ha tirato fuori dal cappello il sistema IDR (Improved Dispersion Recess) che, da quanto si può vedere nei diagrammi polari, sembra funzioni molto bene. L'ST 1108, grazie a una frequenza di risonanza pari a 680 Hz, è incrociabile a frequenze piuttosto basse. Rimando i più curiosi alla consultazione dei rispettivi Datasheet, presenti sul sito ufficiale Morel, dove potranno trovare questi e tanti altri particolari.


LE MISURE

SETUP

Microfono iSEMcon EMX-7150
Alimentatore Phantom Behringer Micro Power PS400
Calibratore Microfonico PCE-SC41 in classe 2
Multimetro TRMS PCE-UT 61E
PC Notebook Lenovo G50
Scheda audio E-MU Creative Pre Tracker USB 2.0
Finale di potenza Rotel RB 1070
Jig per misure d'impedenza autocostruito
Voltage probe con attenuazione di 20,55 dB per la rilevazione in Dual Channel
Cavo di potenza Supra Ply 3.4 S
Software di misura: Arta - Limp - Steps (Versione 1.9.3)



In considerazione della tipologia di diffusore, assolutamente non male è la sensibilità media rilevata, pari a 87,323 dB. Si tratta di un valore riscontrabile in parecchie torri snelle da pavimento. Non occorrono molti Watt per far suonare adeguatamente le 487 Venetia in un comune ambiente domestico.



Non regolarissima ma ben estesa appare la risposta in frequenza rilevata in regime @anecoico. Queste Stones Speakers scendono bene, con una F3 (minima frequenza utilmente riproducibile) di 38,5 Hz. Guardando la curva nei particolari, notiamo una piccola e circoscritta esaltazione in corrispondenza della Fb (frequenza di accordo del sistema reflex), posta a 45 Hz, seguita da un discreto "ripple" che penalizza un po' le mediobasse. A 580, 950 e 1530 Hz compaiono tre piccole gobbe che conferiscono un'ottima presenza alle medie frequenze. Piuttosto sottoslivellata è la banda da 2 a 10 kHz, la risposta in seguito rialza la testa sino al limite d'indagine consentito dal mio iSEMcon EMX-7150. Questa relativa attenuazione non deve assolutamente impensierire l'eventuale acquirente, alle 487 Venetia le alte non mancano assolutamente, anzi sono ben presenti e ariose. Va da sé che la Free Field Response va letta di concerto con i diagrammi polari per avere una corretta visione del comportamento emissivo in ambiente. Ne riparleremo quindi con RTA e polari alla mano.



Confortante il comportamento del CSD in campo lontano. Superata la frequenza d'incrocio, da circa 3.000 sino ai 20.000 Hz, il decadimento temporale dell'impulso è molto rapido, attestandosi sui 2 millisecondi, e anche molto uniforme. In zona mid-woofer si verifica un relativo quanto ovvio prolungamento dei tempi. Ad ogni modo, a 3.000 Hz il livello di pressione decade di 40 dB in meno di 4 millisecondi. Al Burst Decay, che rileva il decadimento non nel tempo ma in cicli, l'impulso si arresta in circa 10 cicli, con un'unica perturbazione trasversale, da 5.000 a 20.000 Hz, la quale vede un progressivo allungarsi di questi.



La risposta in frequenza del mid-woofer in campo vicino, ripresa regolando la distanza del microfono dalla membrana dell'altoparlante secondo le indicazioni di D.B. Keele, ci indica con chiarezza a quale frequenza troviamo la Fb: il profondo e appuntito "notch" cade esattamente a 45 Hz. Ben liscia e regolare appare la risposta in tutto l'ambito d'indagine, testimone dell'ottimo smorzamento che si ottiene con il sandwich di Carbonio/Rohacell/Carbonio, costituente la membrana di quell'ottimo componente che è il Morel Supreme SCW 636.



Per raggiungere una buona completezza d'indagine, Non solo audiofili fornisce anche la CSD e BD dei woofer/mid-woofer in campo vicino. Nel nostro caso assistiamo a tre fenomeni di risonanza di entità decrescente, centrati alle frequenze di 700, 1.500 e nei dintorni della frequenza d'incrocio tra i due trasduttori, vale a dire 2.644 Hz. Medesimi fenomeni che possiamo vedere espressi in cicli al Burst Decay.



La ripresa in campo vicino relativa all'emissione delle due porte reflex è praticamente sovrapponibile. Ci mostra la frequenza d'accordo a 45 Hz e altri due evidenti fenomeni di risonanza, il primo centrato a 657 Hz e uno più "spalmato" tra 1.700 e 2.000 Hz. Quello a minor frequenza corrisponde a una stazionaria che s'innesca nel senso della larghezza del cabinet, visibile anche alle distorsioni armoniche e al modulo  argomento d'impedenza. Il picco a frequenza più alta è con tutta probabilità dovuto a una risonanza a "canna d'organo" del lungo condotto reflex.



Lo sdoppiamento dei contatti dedicati ai due altoparlanti ha reso possibile l'ottenimento della loro funzione di trasferimento senza staccare fisicamente le terminazioni elettriche. Non è stato quindi necessario smontare gli altoparlanti, operazione che comunque non mi è stata consentita. L'incrocio è posto esattamente a 2.644 Hz. Tramite la funzione "Generate Target Response" di ARTA è stato abbastanza agevole classificare l'andamento delle pendenze, doppie in entrambi i casi. Il passa alto del tweeter è assimilabile a un Butterworth del II° ordine dall'incrocio sino a 1300 Hz, oltre questo limite la pendenza aumenta sino a raggiungere un Butterworth del III° ordine. Per quanto riguarda invece il passa basso del mid-woofer, annotiamo un Linkwitz del II° ordine da 2.644 a 4.613 Hz e un Butterworth del V° ordine da 4.613 Hz in su.



La Real Time Analysis (RTA) in ambiente è una misura di fondamentale importanza perché, una volta ricavata la risposta @anecoica, cioè quella propria del diffusore, rileva il suo comportamento congiuntamente al contributo acustico del locale d'ascolto. Le quote: 340 cm la distanza del microfono dalla mediana della linea congiungente le due 487 Venetia, 50 cm quella dei cabinet dalle pareti laterali e 70 cm la loro distanza dalla parete di fondo. Avrei potuto avvicinare maggiormente i diffusori a quest'ultima, ma, prudenzialmente e in considerazione degli sbocchi reflex presenti sul retro, ho voluto mantenere i 70 cm. Doppia la rilevazione della RTA, ottenuta tenendo i cabinet paralleli alle pareti laterali e angolandoli a convergere verso il punto d'ascolto (Toe-In). Le differenze nelle due modalità sono comunque risultate molto piccole e le bande a terzi d'ottava praticamente sovrapponibili. A parte le solite risonanze modali che si affacciano a 30 e 70 Hz (Lunghezza del salotto e altezza del soffitto), si assiste a una sensibile prevalenza della gamma medio-alta. In termini di ascolto, le Stones Speakers, pur conservando una buona estensione in basso, tendono a un bilanciamento tonale piuttosto orientato all'argentino. Ottima la linearità dai 1.000 Hz sino all'estremo superiore.



A riprova del valido comportamento dispersivo sulle medio alte delle 487 Venetia, il grafico mostra un decadimento molto regolare e progressivo della risposta alle quattro angolazioni prescelte (15° - 30° - 45° - 60°). Non si apprezzano, in buona sostanza, picchi e buchi da montagne russe.



I diagrammi polari a 360°, Waterfall 1/2 e il Filled Contour completano, dando un quadro più esaustivo, quanto evidenziato dalla precedente misura. L'emissione energetica in ambiente è ampia e regolare, se si eccettuano dei particolari lobi a 500, 2.000 e 2.500 Hz, evidenti ad elevata angolazione e dovuti alla conformazione del cabinet, per'altro molto sviluppato in profondità e per questo avente delle ampie superfici laterali. A integrazione dei tanti grafici prodotti, pubblico anche il DI (Indice di Direttività) del sistema, con una necessaria premessa per la sua comprensione. Il software che utilizzo calcola questo indice nell'ambito di un fascio emissivo la cui ampiezza angolare è definita da due punti, posti uno a destra e uno a sinistra dello "0" (Asse). Questi corrispondono a una SPL di 6 dB inferiore rispetto a quella sviluppata in asse.

F (Hz)            Q            DI            Angle (-6 dB)
400,00           1,35        1,30          207,17
500,00           1,62        2,09          223,41
630,00           1,29        1,12          131,00
800,00           2,11        3,24          162,51
1000,00         2,68        4,28          140,85
1250,00         2,47        3,93          133,56
1600,00         2,28        3,58          142,39
2000,00         1,09        0,36          192,80
2500,00         1,86        2,70          170,95
3150,00         2,37        3,75          168,12
4000,00         2,31        3,64          169,60
5000,00         2,31        3,64          155,44
6300,00         2,78        4,44          151,67
8000,00         3,21        5,07          115,38
10000,00       2,01        3,03          104,52
12500,00       3,77        5,77          80,69
16000,00       4,01        6,03          62,12
20000,00       4,52        6,55          38,35



La Step Response è una delle diverse misure derivate dalla risposta all'impulso e prevede la somministrazione al sistema di una tensione che da zero diventa di colpo alta, per questo detta anche gradino di tensione. Si tratta di una rilevazione molto importante, significativa del comportamento temporale del sistema e del collegamento elettrico prescelto. Ogni altoparlante è condizionato, nel mettersi in moto, dalla sua massa mobile, dalla forza esercitata dal complesso magnetico e dalla banda passante. Va da sé che trasduttori molto leggeri come i tweeter (e dotati di una banda passante molto estesa) creeranno una figura ben diversa da quella di un woofer, che è invece relativamente più pesante, quindi più lento nel partire come nel fermarsi. È precisamente quanto possiamo riscontrare dal grafico delle Stones Speakers dove, a un primo impulso stretto e aguzzo (tweeter) ne segue un altro più largo e arrotondato, quindi più esteso nel tempo. Per quanto riguarda la fase elettrica, notiamo che la punta relativa al mid-woofer è rivolta verso il basso, indice di un collegamento elettrico in controfase.



L'ETC (Energy Time Decay), vale a dire il decadimento energetico nel tempo, ci dice in quanto tempo viene smaltita l'energia accumulata dal sistema sotto lo stimolo dell'impulso. Nelle 487 Venetia assistiamo a uno smaltimento piuttosto veloce e privo di particolari perturbazioni nel suo corso: dal suo massimo, infatti, l'energia decade di 40 dB in un tempo di 1,26 millisecondi.



La misura della THD, seconda e terza armonica, nel limite concesso dal mio microfono, è significativa di un valido comportamento, con tassi distorsivi contenuti. Superata la normale impennata iniziale, dovuta all'ampia escursione del mid-woofer alle frequenze più basse, già a 50 Hz siamo sotto l'1% di THD (0,95%). Segue un relativo rialzo sino agli 80 Hz con un 3,4% e poi la ridiscesa verso valori più bassi. Estremamente bassa la distorsione armonica totale a 500 Hz, solo dello 0,08% (seconda 0,06% e terza dello 0,04%) e tale rimane sino a circa 1 kHz, seppure in quest'intervallo appaiano dei fenomeni di risonanza. In particolare, alla frequenza di 639 e 805 Hz si ha un rialzo contemporaneo di THD, seconda e terza armonica, indicativo proprio di due fenomeni di risonanza ascrivibili alle dimensioni cabinet. Facendo un semplice calcolo, constatiamo che i 639 Hz corrispondono a un'onda stazionaria che s'innesca nel senso della larghezza del cabinet (28 cm), resa più incisiva dalle ampie superfici laterali. Ad ogni modo, nel corso degli ascolti il fenomeno non è riscontrabile, anche a volumi non bassi: la musica, per fortuna, non è fatta di toni toni sinusoidali puri. Si distingue l'andamento della distorsione di seconda armonica, sempre un po' inferiore alla terza non appena superati i 150-200 Hz. Ricordiamo che le armoniche di ordine pari sono correlate all'asimmetria di movimento della massa mobile, mentre quelle dispari sono collegate al clipping; nel nostro caso le due componenti sono comunque ben bilanciate e molto poco distanti tra loro.



Abbastanza buono per un piccolo sistema come questo anche il risultato alla TNDM, dove apprezziamo dei tassi che non si allontanano dal 2-3% nel range da 50 sino a oltre 500 Hz. In gamma media compaiono numerosi "spike", dovuti all'interazione tra i due trasduttori, altro dato di abbastanza frequente riscontro nei due vie, mentre in zona tweeter le percentuali si riducono ulteriormente sino a lambire lo 0,2% dai 10 kHz in su. Il risultato sul suono che suggerisce questa non proprio intuitiva misura, poi verificato agli ascolti, è un pregevole senso di chiarezza, articolazione e precisione, appena appannato sulle medie, che le 487 Venetia sono in grado di dare.



Altra misura di fondamentale importanza è il modulo e argomento d'impedenza. Questa dice inequivocabilmente che ci troviamo di fronte a un caricamento in Bass-Reflex, testimoniato dai due picchi d'impedenza a bassa frequenza, il primo inferiore al secondo (18,35 Ohm contro 22,36 Ohm), con un minimo di 5,69 Ohm a 45 Hz, in corrispondenza della Fb. Questa disparità ohmica è indicativa di un accordo posizionato più in basso della frequenza di risonanza del mid-woofer (non però in aria libera ma montato in cassa). L'altezza non indifferente dei due picchi depone per un sistema non particolarmente smorzato, presumibilmente privo di grandi quantità di assorbente acustico (cosa che non ho potuto constatare, non essendomi stato concesso di accedere all'interno del cabinet né fornite dal produttore immagini fotografiche). A 646 Hz compare una piccola punta, corrispondente alla risonanza di cui parlavo prima. La semplicità del filtro crossover e la presenza nel mid-woofer di un anello di cortocircuito di Faraday ha un benefico effetto sul tipico aumento dell'impedenza in zona induttiva, qui sostanzialmente assente. Solo dopo la frequenza d'incrocio si verifica un incremento. Ottime notizie provengono dal minimo d'impedenza (5,16 Ohm a 250 Hz), dato che ci porta a considerare le Stones Speakers come un carico assolutamente non impegnativo per l'amplificatore, che così potrà lavorare in tutta rilassatezza. La massima condizione di carico si trova tra la massima rotazione di fase negativa (-43,2°) e il minimo di modulo, vale a dire nella zona tra 100 e 250 Hz.



Nell'ultimo grafico possiamo apprezzare la buona coerenza di fase tra i due trasduttori nella zona d'incrocio (2644 Hz), ridotta a una differenza di soli 29,5°.


NON CHIAMATELE CASSE
L'ASCOLTO


IMPIANTO

Preamplificatore linea Advance Acoustic MPP 202
Finale di potenza EAM Lab PA2150
Finale di potenza Rotel RB 1070
Amplificatore integrato stereo Yamaha AS801
Amplificatore integrato Mohr SV50
Amplificatore integrato NAD 3020B
Amplificatore integrato Lym Audio 1.0T Upgraded Linea
Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Personal Computer Lenovo G50 con player JRiver Media Center
Scheda Audio E-MU Creative Pre Tracker USB 2.0
Giradischi Pro-Ject Debut II SE con testina Denon DL 160
Preamplificatore Phono Grandinote Celio
Cavi di segnale Supra Dual RCA e Kimber Hero
Cavi di potenza Fluxus Alimentami

Questa prova d'ascolto si è presentata sotto i migliori auspici. Innanzitutto essa si è inusitatamente protratta nel tempo, essendomi le 487 Venetia arrivate a casa il 25 gennaio e non ancora restituite al legittimo proprietario. Complice il "Lockdown" conseguente alla terribile pandemia da COVID-19 che stiamo vivendo, l'obbligo di rimanere in casa mi ha consentito di spaziare come non mai in lungo e in largo nella mia discoteca, alternando praticamente tutte le amplificazioni che posseggo e anche una gentilmente prestatami da un amico audiofilo: l'Amplificatore integrato stereo Yamaha AS801, ottimo oggetto che fa completamente dimenticare il suono, si dinamico e potente, di certa produzione economica Yamaha di anni addietro (io stesso ho avuto un AX 496), ma anche piuttosto acido e aggressivo. Un'aggiunta molto gradita ma non strettamente necessaria: il mio parco amplificazioni si è progressivamente ampliato nel tempo e oggi posso testare un diffusore potendo disporre di amplificatori che vanno dal gracile (i miei quattro T-Amp) al correntoso (EAM Lab PA2150 e Rotel RB 1070), due finali di buona potenza che non hanno avuto il minimo problema a pilotare anche dei diffusori elettrostatici, notoriamente ostici a causa del loro particolare carico. È bello sapere di avere tra le mani un sistema dal facile pilotaggio, per il quale non sarà necessario lambiccarsi il cervello nell'individuazione della giusta elettronica. Alla prova dei fatti, anche con i T-Amp non ho avuto problemi a far suonare adeguatamente le due rocciose Stones Speakers, anche per via della loro discreta sensibilità.

Attenzione però, questo non significa che i migliori risultati siano ottenibili sempre e comunque. Le due Stones Speakers possono sulle prime ingenerare l'impressione di favorire la gamma medio-alta a scapito della bassa, e questo un po' avviene, come testimoniato dalle RTA in ambiente. In realtà il basso c'è ed è anche piuttosto profondo, scendendo validamente a 38,5 Hz, ma si manifesta con efficacia solo se effettivamente presente nell'incisione e comunque in maniera più asciutta rispetto ad altri diffusori. Questi sistemi non elargiscono mai un basso "gratis" e posticcio, magari frutto di rinforzi dovuti a risonanze che si traducono inevitabilmente in colorazioni. Nel corso degli ascolti mi sono trovato costantemente di fronte a una gamma bassa rigorosa e controllata, mai invadente; per irrobustirla un po' ho provato ad avvicinare i diffusori alla parete di fondo, anche se a scapito dello smorzamento, ma i migliori risultati li ho avuti pilotandoli con amplificazioni lussureggianti sulle basse frequenze. Così, se il range inferiore era troppo asciutto con il Mohr SV50, meno con il Lym Audio 1.0T Upgraded Linea e il Trends Audio TA 10.2, tutto improvvisamente si riequilibrava con lo Yamaha e i due potenti finali EAM Lab e Rotel; proprio con quest'ultimo, caldo e corposo in basso, ho raggiunto il risultato più convincente in termini di bilanciamento tonale.

Inizio la sessione d'ascolto finale con lo stupendo album "As Falls Wichita, So Falls Wichita Falls" di Pat Metheny & Lyle Mays, in ricordo della recente scomparsa del grande pianista, tastierista e organista statunitense. Le Stones Speakers s'impongono immediatamente con la loro estrema pulizia di emissione, tale da costringere l'ascoltatore a un certo periodo di adattamento, probabilmente spiazzato da questo tipo di suono. Predomina una grande ariosità, tutto è terso, trasparente, con le frequenze medio alte in discreta evidenza e ben focalizzate sulla scena. Anche il comparto basso si fa rispettare, presentandosi ben articolato e intelligibile, sempre estremamente pulito e privo di code o indesiderabili colorazioni. Per apprezzarne anche il "punch", devo mettere nel vassoietto del mio PC uno qualsiasi dei quattro CD di "Drum,n Voice" di Billy Cobham. Quell'energia infera che sembrava prima sopita, sotto la spinta dei 135 Watt del Rotel RB 1070 si sprigiona, dimostrando cosa sono in grado di fare queste piccoline se ci si vuole divertire davvero, stessa cosa se mettiamo su il tellurico "The Art of the Drum Solo! Vol. 1". Certo, manca la goduria assoluta (ma anche le dimensioni) di una JBL 4350, ma vi assicuro che 487 Venetia, messe nelle condizioni di esprimersi come si deve, dispensano buon feeling ed emozioni, anche in virtù di un'egregia tenuta in potenza. Pare proprio che i 150 watt di potenza gestibile dichiarati per l'SCW 636 siano reali e non, come può talvolta capitare, immaginari. Inutile però negare che le Venetia diano il loro meglio in termini di ariosità, trasparenza, naturalezza e mancanza di aggressività.

Emerge una gamma alta di livello davvero elevato, molto precisa e cristallina, tale da temere pochi, pochissimi confronti. Grazie a queste virtù, i quattro CD di "The Complete Tafelmusik" di Georg Philipp Telemann - Freiburger Barockorchester (Harmonia Mundi) si trasformano in un'esperienza galvanizzante e insieme carezzevole. Questi diffusori faranno sicuramente felici i più accaniti fan del barocco in tutte le sue declinazioni, ed è proprio con questo genere che mi sono parecchio intrattenuto. Una vera delizia sentire il respiro del clavicembalo di Ottavio Dantone in "Benedetto Marcello - Complete Keyboard Music". L'eccellenza di questo sistema si manifesta nella riproduzione della più piccola screziatura timbrica di uno strumento ripreso da vicino, tanto da non far perdere nulla per strada. In questo genere musicale, anche amplificatori come il Mohr SV 50 e il Lym 1.0T Upgraded Linea vanno molto bene, pur se aventi delle basse frequenze non propriamente floride. La loro propensione per la lucidità e il dettaglio sulle medio alte è davvero gratificante e rende questa musica ancora più aerea e vaporosa. Belle e luminose le voci femminili, come quella della cantautrice francese di origini israeliane Yael Naim nel suo nuovo album "Nightsongs". Non iperdefinita, in linea con l'indole dimostrata in gamma media delle 487 Venetia, convince sul versante della generosità dinamica e della solarità timbrica, con un sicuro tocco di effetto presenza, da diffusore monitor, che esalta queste caratteristiche. Momenti di grande spessore musicale mi regala la grande Joni Mitchell nel doppio album "Travelogue", uno dei più belli in assoluto che abbia mai ascoltato.

La simbiosi tra lei e l'orchestra è totale, grazie anche alla buona intesa tra due driver che al progettista - saggiamente - è piaciuto scegliere della stessa marca e gamma, la Morel Supreme. Al di là di ogni "fredda" notazione recensoria, qui è la sostanza musicale a trasportarmi in un mondo ideale di bellezza, non altro che la commozione può trovare posto nelle riflessioni di un vecchio musicofilo/audiofilo come me. Un'intera giornata di ascolti ho dedicato al pianoforte. Anche nella restituzione di questo difficile strumento le Stones Speakers si comportano in maniera lusinghiera, sempre azzurrine, rapide nei transienti e dinamicamente valide. L'eminente lindore di emissione, la preclara articolazione e un cabinet del tutto "assente" rende gli altoparlanti liberi di esprimersi al meglio, mai disturbati da fattori a loro esterni. È quanto possibile apprezzare nel CD "Alkan - Genius-Enigma" di Vincenzo Maltempo, uno dei virtuosi più stimati a livello mondiale, non solo per la straordinaria abilità tecnica ma per la cultura e la profondità di pensiero. Il suo mirabile "jeu perlè" viene esaltato dalla prontezza di risposta ai transitori (fondamentale nella riproduzione del pianoforte) di cui sono capaci questi sistemi. Per questo, davvero elettrizzanti scorrono sotto le mie orecchie gli "Ètudes dans tous les tons mineurs Op. 39". Come dicevo prima, considerevolmente estesa è la risposta sulle basse frequenze, nonostante il loro relativo sottoslivellamento rispetto alle medio-alte. Si vede (ai grafici), ma si sente anche in un disco organistico come " Dietrich Buxtehude - The complete works for organ", con Wolfgang Rübsam all'organo.

L'immanenza è quella che fisicamente può esprimere un diffusore da stand, non lascia troppo a desiderare nelle note di pedale, di cui possiamo sentire l'imo incarnato timbrico, pur mancando quella profonda emozione che ci coglie nella grandi cattedrali, quando il suono diventa anche percezione fisica extrauditiva. Ma quale finezza hanno queste Stone Speakers nel ricamare gl'intarsi timbrici dei vari registri! Il sublime ciclo "Winterreise" D 911 di Franz Schubert, nell'interpretazione di Ian Bostridge e Thomas Adès viene reso con colori invernali dove riluce il biancore della neve. I contorni della voce sono lievemente morbidi, con quell'effetto che in fotografia è chiamato "Flou" o "Soft Focus", concorrente alla formazione di un'indole sonica leggermente bifronte, tra l'analiticità dell'ottimo tweeter e la pastosa personalità del mid-woofer, ad ogni modo ben integrate tra loro. Una carnosità forse un po' mitigata dal "ripple", per'altro non eccessivo, che compare nella risposta dopo il picco di risonanza e che porta la gamma mediobassa a prendere forma in modo discreto, non prevaricante. Nella sinfonica (Gustav Mahler - Sinfonia N. 7 - Philharmonia Orchestra diretta da Giuseppe Sinopoli), lo scandaglio consente di non perdere quasi nulla dell'intreccio strumentale: i contorni degli strumenti rimangono ben definiti e privi di angolosità, in un quadro di pregevole musicalità, dato evidente nell'orchestra come nella musica acustica in generale.

Buona anche la profondità della scena e la scansione dei piani sonori. Prima di terminare la ricca seduta d'ascolto, non posso privarmi di un po' di sano jazz, lo faccio iniziando con un pezzo che io adoro: "Little Peace in C for U", suonato da due giganti: Michel Petrucciani e Sthéphane Grappelli. I CD successivi seguiranno questa linea, tuttavia con delle variazioni, ultimo "Liberetto" di Lars Danielsson, facente parte di un delizioso quanto raffinato trittico, quantomai suggestivo di un viaggio in atmosfere misticheggianti. Questi ultimi ascolti non sono altro che la prova del nove di quanto raccolto nel corso di una recensione notevolmente protrattasi nel tempo, ben ragionata e sedimentata con calma. E non sempre succede...


CONCLUSIONI

Inutile negarlo, quando mi è stato comunicato il prezzo di queste Stones Speakers 487 Venetia, sono rimasto piuttosto perplesso. Vale la pena spendere 12.000 euro per una coppia di diffusori due vie da stand? Me lo sono chiesto più volte nel corso del test, ottenendo delle risposte sempre più affermative man mano che approfondivo la conoscenza di quest'inconsueto sistema. Ci troviamo di fronte a un oggetto dalla minuziosa capacità di dettaglio e analisi, ma sempre molto musicale, in grado di mettere in luce pregi e difetti delle registrazioni: gli Mp3 vengono svelati nella loro relativa povertà, mentre agli antipodi troviamo dei file audio HD davvero esaltanti nella loro completezza d'informazione. Ma ciò che rende davvero speciali le Venetia è il cabinet in "Euganean Trachyte", è lui che fa la differenza compiendo la magia di togliersi completamente di mezzo. Dalla pesantissima pietra deriva l'estrema pulizia di un suono che è intagliato, lucido, come scavato nella roccia. Molto difficilmente se ne potrà trovare uno simile in un diffusore commerciale da grande serie, se non impossibile. È un diffusore utilizzabile senza problemi con qualsiasi amplificatore, ma ne consiglio il pilotaggio da parte di elettroniche calde e generose in basso, questo per raggiungere un buon equilibrio tonale che, di suo, privilegia le medio-alte. Sempre per questo motivo suggerisco di tenere, per quanto possibile, i diffusori piuttosto vicini alla parete di fondo. Le 487 Venetia sono comunque sistemi per audiofili evoluti, per gente che sa discriminare tra un suono "furbo" e uno corretto e apprezzare certe raffinatezze timbriche. Ma la domanda che si ripropone è: vale la pena? La risposta è affermativa, se siete alla ricerca di un'elettroacustica esclusiva e dotata di un suono speciale.


Alfredo Di Pietro

Aprile 2020


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