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Donnerstag, 17. August 2017 ..:: Roberto Prosseda - Mozart For Babies ::..   anmelden
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 Roberto Prosseda - Mozart For Babies minimieren

 

 

Scrivo di getto questa recensione, lasciando da parte estenuanti ricerche musicologiche in rete, semplicemente rapito dall'incanto mozartiano. L'ultimo CD di Roberto Prosseda, realizzato in collaborazione con il pianista bolzanino Enrico Pompili, rivela un candore assoluto, sconsiglia all'eventuale critico l'utilizzo d'iperbolici contorsionismi letterari, si rivela piuttosto come una porta spalancata verso il sognante mondo infantile. Una potente molla che proietta l'uomo nell'azzurro del cielo, lo si può vedere nell'immagine di copertina in una sintesi visiva che meglio non potrebbe esprimere la forza propulsiva dei brani proposti. Un disco di Mozart, come dice in un'intervista lo stesso Prosseda, pensato per i bambini, nella sua scaturigine riconducibile a diverse ragioni. La prima, il precocissimo approccio che lo stesso pianista di Latina ebbe, appena treenne, con il pianoforte, avvenuto proprio con W.A. Mozart. L'idea che l'immenso compositore si rivolga soprattutto ai bambini gli è rimasta, intonsa ancora oggi. Nel suo immaginario, nessuna musica è in grado più di questa di evocare sentimenti come l'innocenza e la purezza infantili. Viene coinvolto anche il suo rapporto di padre con i tre figli, nella condivisione familiare del repertorio musicale che meglio riesce a sintonizzare la loro attenzione. Nelle motivazioni ce n'è poi una che forse svetta su tutte: l'immediatezza comunicativa di un'arte che arriva direttamente al cuore delle persone, a volte ad onta della sua complessità. Una superficie di porcellana che nasconde profondità abissali e che insegna come la sua "facilità" sia in realtà solo apparente.

Tuttavia, il punto davvero centrale è l'idoneità di questa musica a compiere un piccolo grande miracolo, quello di una sospensione dalla realtà che favorisce il viaggio verso mondi inesplorati, rischiarati proprio da quella particolare lucentezza che la pervade. L'incipit dell'album è perentorio, l'Allegro con Spirito dalla Sonata in re maggiore per due pianoforti K. 448, attacca baldanzosamente ma non in modo protervo, ingentilito dalla gioia di un atto creativo che diventa gioco. Perfetto esempio di stile galante, rievoca l'entusiasmo del fare musica del Mozart bambino insieme alla sorellina Nannerl. Le intenzioni sono palesemente salottiere, per un tipo di composizione nata più che altro per allietare le serate musicali di allora. Ma tutto ciò che Mozart tocca diventa oro, anche la mondanità allora non può prescindere, anzi si nutre, della sua eccezionale freschezza inventiva e da quella brillantezza che gli consentiva, bambino, di mettere in luce la sua abilità al pianoforte. Sembra venire dal paese delle meraviglie questa deliziosa composizione, dedicata alla promettente allieva Joséphine Aurnhammer. In una lettera scritta a Vienna nel novembre 1781, il compositore diceva: "Ieri sono stato invitato dalla famiglia Aurnhammer. Abbiamo suonato un concerto per due pianoforti che ho composto per l'occasione ed ha ottenuto un vivo successo". La Sonata per pianoforte N. 16 in do maggiore K. 545 "Sonata facile", è invece eseguita integralmente da Roberto Prosseda nei suoi tre tempi di Allegro-Andante-Rondò. Questa piccola e assolutamente deliziosa sonata per dilettanti è forse quella che meglio rivela il sentimento di paterna tenerezza che Prosseda nutre verso i suoi figli.

La spensieratezza di cui è intrisa non è un "minus", ma un elemento indispensabile per liberarsi da costrittive e più severe temperie espressive. Nulla deve turbare quel clima tenerissimo, ogni elemento estraneo ad esso rovinerebbe irrimediabilmente l'incantesimo. Una composizione "border line" tra arte assoluta e insegnamento didattico in quanto, ognuno dei tre tempi può essere considerato "a tema", nell'incessante sciorinarsi di scale il primo, nella tecnica del legato il secondo e nelle doppie note il terzo. Di fattura davvero eccelsa il celebre "Andante", dove sulla base di un basso albertino disegnato dalla mano sinistra (un tipo di accompagnamento particolarmente usato nell'epoca classica) si snoda una melodia sublime quanto semplice. In quest'adorabile "compilation" si presenta all'ascolto, come quinta traccia, la celeberrima "Marcia alla Turca" dalla Sonata N. 11 in la maggiore K. 331, in una versione che però riserva qualche piccola sorpresa. Si distacca infatti dalle consuete per alcune figurazioni ornamentali che contiene e anche per qualche piccola digressione, sempre di carattere esornativo, dal testo scritto. Non è una scelta peregrina perché dona rinnovata verve a un brano che ha reso la K. 311 la sonata più conosciuta di Mozart. Godibilissimo e geniale esempio di "turquerie", un genere che in Europa occidentale, tra il XVI e il XVIII secolo, divenne alla moda come imitazione dell'arte e della cultura turca. Il pianista interpreta con sagacia coloristica questo brano in forma di Rondò francese, dichiaratamente volto a ricreare il clima esotico, dai tratti anche selvaggi, delle bande militari turche, con il loro corteo di strumenti caratteristici come il tamburo, i campanelli e il triangolo.

La partitura è ricca di abbellimenti: acciaccature, appoggiature e gruppetti, Prosseda li marca a dovere per un efficace e pittoresco effetto. In questo "Mozart for Babies" dimostra, come ha già fatto anche in un memorabile Mendelssohn, una somma sensibilità nel gestire la sua formidabile tavolozza dinamica e agogica. Nulla di superficiale è ravvisabile in alcuna delle sue interpretazioni, ogni frase può essere assaporata in una multiforme ricchezza di accenti e in questa trova soddisfazione il suo fervente mondo interiore. L'immersione nella fatata musicalità mozartiana è favorita dal Minuetto in sol maggiore K. 1E, brano scritto prima del 1764 dal compositore, che all'epoca non aveva ancora compiuto gli otto anni. Per l'estrema semplicità ed efficacia può essere considerato il primordiale emblema della sua poetica. Troveremo altri minuetti alla traccia 7, 9 e 11, rispettivamente il Minuetto (Trio) K. 1F in do maggiore, il Minuetto K. 2 in fa maggiore e il K. 3 in si bemolle maggiore, tutti accomunati da una grazia di sovrannaturale lievità sin dall'esordio. Inframmezzato tra il K. 1F e il K. 2 c'è l'Allegro dalla Sonata per pianoforte N. 1 in do maggiore K. 279, già ammirata nel doppio album "Mozart Piano Sonatas 1 - 6". Nel proporre questi singoli tempi sonatistici, si coglie la volontà dello svolgimento rapsodico che si è inteso dare a questo lavoro, rassegna di gemme musicali assolutamente pregevoli, dedicate al mondo dei bambini. Con la stessa giocosa spavalderia esibita nell'incipit della K. 448, sgorgano le note di questo Allegro dalla sonata giovanile K. 279, scritta dal diciottenne Mozart nell'ambito di un ciclo di sei (dalla 279 alla 284 secondo la catalogazione di Ludwig Ritter von Köchel).

Altro minuetto e altro tempo di sonata, il "Presto" finale della N. 2 K. 280, si avvicendano, così come poco oltre avviene per il Minuetto K. 3 e l'Allegro della Sonata N. 4 K. 282. Ancora, tra l'Allegretto della N. 10 K. 330 e il Rondò (Allegretto grazioso) della N. 7 K. 309 troviamo il Minuetto K. 4 in fa maggiore. Una scelta intelligente, ligia a una solo apparente casualità, che tende a creare quell'alternanza "danzante" tra brevi minuetti e più strutturati tempi di sonata, in un sottile gioco di impegno formale e rilassamento con pezzi di particolare facilità. Il Rondò (Allegretto grazioso) dalla N. 7 sembra riprendere quelle atmosfere quasi erratiche, tipiche dell'estrema libertà compositiva che si concedeva Mozart, la sonata fu improvvisata durante un viaggio in carrozza e dedicata alla signorina Rosa Cannabich, figlia di Christian, direttore della musica di corte di Mannheim. Un immaginifico iter costellato di episodi che guidano la mente e l'animo verso tersi orizzonti di pura bellezza interiore. Conciliare semplicità e profondo sentire si può, qui si assiste al ludico rincorrersi di stati d'animo generati dall'impellenza di esprimere il mondo infantile. Dopo l'Allegro con spirito dalla Sonata N. 9 in re maggiore K. 311 si giunge agli ultimi tre brani del ricco menù. La Fantasia in re maggiore K. 397 sembra distaccarsi dall'aria serena degli altri, una sofferta e malinconica meditazione dal procedere estemporaneo ne forma il nucleo centrale, l'Adagio in la minore, che conduce all'improvviso cambio di prospettiva dell'Allegretto. Con un colpo di teatro si apre un'inaspettata atmosfera di limpida serenità che chiude questa singolare composizione.

La lettura di Roberto Prosseda si districa con grande sapienza agogica tra frasi che sembrano nascere nel preciso momento in cui vengono suonate, non c'è nulla di costruito, il senso di un qualcosa di preconfezionato è assente, da cui l'inestimabile freschezza che emana la K. 397 affidata alle sue mani. Di nuovo uno squisito minuetto, il K. 5, ravvivato nel suo nobile incedere alla quinta misura da quartine di semicrome che la pausa iniziale rende particolarmente saltellanti. Pezzo brevissimo, appena un minuto, un minimalista concentrato di grazia che solletica i nostri palati di melomani. Ultimo brano dei venti, l'Adagio in do maggiore per armonica a bicchieri K. 356, scritta per il singolare strumento idiofono a frizione in cui il suono è prodotto sfregando il dito inumidito sul bordo di bicchieri di varia grandezza, riempiti con una determinata quantità di acqua. Il timbro diafano è ben emulato dal registro alto del pianoforte di Prosseda in un brano che chiude in modo fatato questa lunga serie di prelibatezze musicali. Sono dedicate al mondo dei bambini, ma tanto possono giovare anche gli adulti, nel tentativo di riappropriarsi del fanciullino che è in loro, magari un po' sbiadito dalla polvere del tempo ma sempre pronto a riaffacciarsi se risvegliato da una musica così meravigliosa.

 



Alfredo Di Pietro

Maggio 2017


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