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jueves, 02 de abril de 2020 ..:: R. Schumann - Album Für Die Jugend - M. Baglini ::..   Entrar
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 Robert Schumann - Album Für Die Jugend - Anhang I & II" - Maurizio Baglini Minimizar


 

 

Per i più piccoli

1) Melodie - Melodia
2) Soldatenmarsch (Munter und straff) - Marcia dei soldati (Vivace e tesa)
3) Trällerliedchen (Nicht schnell) - Canzoncina (Non veloce)
4) Ein Choral ("Freue dich, o meine Seele") - Un corale ("Rallegrati, o anima mia")
5) Stückchen (Nicht schnell) - Piccolo Pezzo (Non veloce)
6) Armes Waisenkind (Langsam) - Povera orfanella (Lento)
7) Jägerliedchen (Frisch und fröhlich) - Canzonetta del cacciatore (Fresco e felice)
8) Wilder Reiter - Cavaliere selvaggio
9) Volksliedchen (Im klagenden Ton) - Canzonetta popolare (In tono lamentoso)
10) Frölicher Landmann, von der Arbeit Zurückkehrend (Frisch und munter) - Contadino allegro al ritorno dal lavoro (Fresco e allegro)
11) Sicilianisch (Schalkhaft) - Siciliana (Furbesco)
12) Knecht Ruprecht - Babbo Natale
13) Mai, lieber Mai, bald bist du wieder da! (Nicht schnell) - Maggio, caro maggio, tornerai presto! (Non veloce)
14) Kleine Studie (Leise und sehr egal zu spielen) - Piccolo studio (Da suonare con leggerezza e in modo molto uniforme)
15) Frühlingsgesang (Innig zu spielen) - Canzone di primavera (Da suonare intimamente)
16) Erster Verlust (Nicht schnell) - Primo dolore (Non veloce)
17) Kleiner Morgenwanderer (Frisch und kraftig) - Piccolo viandante mattutino (Fresco e forte)
18) Schnitter Liedchen (Nicht sehr schnell) - Canzone del mietitore (Non molto veloce)


Per i più grandi

1) Kleine Romanze (Nicht schnell) - Piccola romanza (Non veloce)
2) Ländliches Lied (In massigem Tempo) - Canzone campestre (A un ritmo moderato)
3) Untitled (Langsam und mit Ausdruck zu spielen) - Senza titolo (Da suonare lentamente e con espressione)
4) Rundgesang (Massig, Sehr gebunden zu spielen) - Girotondo (Moderato, da suonare molto legato)
5) Reiterstücke (Kurz und bestimmt) - Pezzo del cavaliere (Breve e determinato)
6) Ernteliedchen (Mit frohlichem Ausdruck) - Canzoncina del mese (Con espressione allegra)
7) Nachklänge aus dem Theater (Etwas agitirt) - Impressioni dopo il teatro (Un po' agitato)
8) Untitled (Nicht schnell, hübsch vorzutragen) - Senza titolo (Non veloce, da presentare bene)
9) Canonisches Liedchen (Nicht schnell und mit innigem Ausdruck) - Canzoncina in forma di canone (Non veloce e con espressione intima)
10) Erinnerung (Nicht schnell und gesangvoll zu spielen) - Rimembranza (Non veloce e cantabile)
11) Fremder Mann (Stark und kraftig zu spielen) - Lo straniero (Forte e vigoroso)
12) Untitled (Sehr kraftig) - Senza titolo (Molto vigoroso)
13) Kriegslied - Canto di guerra
14) Sheherazade (Ziemlich langsam, leise) - Sheherazade (Abbastanza lento, tranquillamente)
15) Weinlesezeit-Fröhlich Zeit! (Munter) - Vendemmia, tempo felice! (Allegramente)
16) Thema (Langsam, Mit inniger Empfindung) - Tema (Lentamente, con intimo sentimento)
17) Mignon (Langsam, zart) - Mignon (Lento, delicato)
18) Lied italienischer Marinari (Langsam) - Canzone di marinai italiani (Lento)
19) Matrosenlied (Nicht schnell) - Canzone dei marinai (Lento)
20) Winterzeit 1 (Ziemlich langsam) - Inverno 1 (Piuttosto lento)
21) Winterzeit 2 (Langsam) - Inverno 2 (Lento)
22) Kleine Fugue (Vorspiel - Lebhaft doch nicht zu schnell) - Piccola Fuga (Preludio - Vivace ma non troppo veloce)
23) Nordisches Lied (Im Volkston) - Canzone nordica (In tono Folk)
24) Figurierter Choral - Corale figurato
25) Silvesterlied (In massigen Tempo) - Canzone per la notte di San Silvestro (In tempo moderato)

Nicht in die erstausgabe aufgenommene stücke - Pezzi non catalogati nella prima edizione
Anhang I - Appendice I

1) Auf der Gondel (Nicht schnell) - Sulla gondola (Non veloce)
2) Bärentanz - Danza dell'orso
3) Für ganz Kleine - Per i più piccoli
4) Gukkuk im Versteck (Immer sehr leise) - A nascondino (Sempre molto tranquillo)
5) Haschemann (So schnell als möglich) - A rincorrersi (Il più presto possibile)
6) Kleiner Kanon (Fragment) - Piccolo canone (Frammento)
7) Kleiner Walzer - Piccolo valzer
8) Lagune in Venedig - Laguna di Venezia
9) Preludio - Preludio
10) Puppenschlafliedchen - Ninna nanna di bambole
11) Rebus

Kleiner Lehrgang durch die Musikgeschichte - Piccolo corso attraverso la storia della musica
Anhang II - Appendice II

1) Ein Thema von G. F. Händel (Kräftig vorzutragen) - Un tema di G. F. Händel (Da portare avanti con forza)
2) Ein Stückchen von J. S. Bach (Tempo di Menuetto) - Un brano di J. S. Bach (Tempo di Menuetto)
3) Ein Stück aus Chr. W. Glucks Oper Orpheo ed Euridice - Un pezzo dall'opera Orpheo ed Euridice di Chr. W. Gluck
4) Ein Stückchen von Mozart (Nicht schnell) - Un pezzo di Mozart (Non veloce)
5) Andante (von L. van Beethoven) - Andante (di L. van Beethoven)
6) Ein Trinklied von C. M. von Weber (Sehr lebhaft) - Una canzone del bevitore  di C. M. von Weber (Molto vivace)
7) Eine berühmte Melodie von L. v. Beethoven (Kräftig, feierlich) - Una famosa melodia di L. v. Beethoven (Forte, solenne)
8) Ein Ländler von F. Schubert (Nicht schnell) - Un Ländler di F. Schubert (Non veloce)



Con questo quinto doppio album "Robert Schumann - Album Für Die Jugend - Anhang I & II", Maurizio Baglini dà una forma sempre più definita all'ambizioso progetto di registrare l'intera produzione pianistica di Robert Schumann, oggi arrivato quasi al giro di boa dei preventivati tredici CD. In buon accordo con l'immagine di copertina, prelude a scorci più sereni, anche se il genio di Zwickau non rinuncia a esternare l'alternanza dei suoi tre fondamentali stati d'animo, incarnati nelle figure di Florestano, Eusebio e Maestro Raro; soprattutto quest'ultimo, che in questo caso ha pieno titolo di predominare sui primi due. Con loro si abbraccia quel mondo popolato da slanci impetuosi e repentini ripiegamenti che rappresenta l'ideale romantico e l'essenza artistica del grande compositore tedesco. È una serenità che traspare dalla figura del pianista pisano, seduto sul pianoforte con un abbigliamento "casual". Nessun enigmatico sguardo chiaroscurale, non vediamo il suo volto diafano in trasparenza su uno sfondo, ma ci appare in una posa disinvolta, con il viso illuminato da un largo sorriso. È facile immaginare che sia davanti a dei bambini, "parterre" che invita a lasciarsi alle spalle tormento e dolore cosmico per aprirsi a un tenero discorso riguardante la stagione giovanile della vita, tipico dell'individuo che si apre speranzoso al mondo. L'Album per la gioventù Op. 68 è una raccolta di brani musicali, brevi e dalla scrittura prevalentemente semplice, che Schumann compose nel 1848 per le sue figlie.

Possiamo individuarne la scaturigine da una lettera che lo stesso compositore scrisse a Carl Reinecke nel 1848: "I primi pezzi dell'album sono stati scritti come regalo di compleanno per la nostra figlia maggiore (Marie - N.d.R.), e gli altri sono stati aggiunti uno alla volta. È stato come se tornassi a comporre una melodia di nuovo dall'inizio. Dunque vi troverete gran parte del mio stato d'animo di un tempo. Sono assai diversi dalle Kinderszenen, dal momento che queste ultime sono lo sguardo all'indietro di un adulto per gli adulti, mentre questo Album di Natale contiene molti sguardi in avanti, anticipazioni e presentimenti del futuro per i giovani". Comprende in tutto 43 brani, suddivisi in "per i più piccoli" (18) e "per i più grandi" (25). "Queste cose che ti stupiranno, cose folli e qualche volta solenni, scritte ridendo e piangendo", scriveva Robert a Clara. Maurizio Baglini nulla intende trascurare del lascito pianistico del grande compositore e, alla fine dei 43 brani suddivisi in Anhang I e Anhang II, ci regala un delizioso "addendum": 19 pezzi molto brevi. Delle piccole particole musicali se pensiamo che il più lungo dura 2:10 minuti, l'Andante (von L. van Beethoven), e appena 20 secondi il più breve, cioè il "Puppenschlaflied". Per la maggior parte di essi non si può nemmeno parlare di brani fatti e finiti, ma più propriamente di frammenti. Undici sono sotto il nome "Nicht in die erstausgabe aufgenommene stücke" (Pezzi non catalogati nella prima edizione) e altri otto fanno parte di un "Kleiner Lehrgang durch die Musikgeschichte" (Piccolo excursus attraverso la storia della musica), dov'è manifesta l'intenzione di dipingere un affresco con poche ma importanti pennellate.

Stupende melodie appena accennate, appartenenti a compositori di fondamentale importanza storica, sono protese a lasciare un'impronta nella coscienza dei bambini, un germoglio che possa portare a dei frutti futuri. Molto chiare sono le note di copertina in lingua inglese e italiana, stilate dallo stesso Maurizio Baglini, che in questo frangente pare mosso da uno spirito di completezza superiore rispetto a quello di altri CD: sarà per rimarcare l'aspetto didattico, ma ad ognuna delle sessantadue tracce che compongono il doppio album è riservata una piccola glossa. Più ampie e articolate sono quelle dedicate ai pezzi "Knecht Ruprecht", "Nordisches Lied", ma soprattutto alla "Kleine Fugue", dove il pianista parla di "Saggio di estrema sapienza compositiva e di conseguente difficile realizzazione da parte dell'interprete". In nessuno di questi brani s'insinua il sospetto che la scrittura si risolva in mero esercizio o, in via ipotetica, lavoro di minor pretesa, ma in ognuno di essi il compositore non si lascia sfuggire l'occasione per dar voce ai propri umori musicali, magari in maniera più riguardosa e delicata in quanto da mettere nelle mani di pianisti in erba. È lui che sgombra il campo da ogni dubbio circa il valore, anche musicale, che si vuole perseguire. "Proprio dalla musica i filosofi potrebbero imparare che è possibile raccontare le cose più profonde dell'universo anche con l'espressione apparente della trastullante spensieratezza giovanile". Schumann riesce a comunicare profonde emozioni anche quando questo non è il suo obiettivo primario.

Tale è la poesia che questi brevi quadretti sprigionano da far dimenticare del tutto il loro scopo formativo. Appare quindi chiaro che la scelta per un intessuto melodico/armonico votato a una relativa semplicità, in accordo con l'intento didattico prescolare, nel caso di questa raccolta non rappresenta di certo un "minus" artistico o un rischio di epidermicità. Robert Schumann aveva già dato prova della sua capacità di cogliere nell'intimità il mondo infantile, lo aveva fatto con le stupende Kinderszenen Op. 15, non però pensate per le piccole mani dei bambini. Come un autentico re Mida, riesce a trasformare in metallo prezioso pure brani che, come questi, non hanno l'obiettivo di una grande profondità di elaborazione ma sono essenzialmente volti all'insegnamento. Maurizio Baglini si tiene ben alla larga da una lettura semplicistica, per quanto giustificabile dal fatto che questa raccolta è pur sempre destinata alla didattica pianistica di base. L'insegnamento di sicuro occupava una parte importante nell'attività di Schumann, come in quella di sua moglie Clara, una "forma mentis" ereditata da Friedrich Wieck, pianista, insegnante di musica e futuro suocero di Robert, non dimentichiamo specializzato nella didattica prescolare. L'operazione che il pianista toscano compie su questa materia musicale è in qualche modo quella di sublimare, superare senza però obliare la figura del bambino che siede alla tastiera. Tentativo riuscito grazie a un pianismo di rara intensità, teso a dare un significato profondamente umano a ogni nota, avendo lui dichiarato una lotta senza quartiere a ogni forma di meccanicità che potrebbero suggerire questi "esercizi" per pianoforte.

Chi già conosce Maurizio Baglini non sarà sorpreso dal suo pianismo di michelangiolesca scultoreità, carnoso e materico, non approssimativo se deve narrare le profondità interiori di un autore come Robert Schumann. Forte di un istintivo senso teatrale, il suo pianismo emerge con potente plasticità nei momenti più drammatici come in quelli di riflessivo ripiegamento. Sa affrontare con sicurezza ogni contingenza espressiva potendo anche contare su un elevato grado di affinamento della cavata, un suono che lui, da autentico fabbro, riesce a plasmare a suo piacimento in tutti i parametri. Volendo azzardare un parallelo con un cantante d'opera, il quale dà al pubblico il suo biglietto di presentazione nella cavatina, vale a dire nell'aria d'entrata di un personaggio in un melodramma, è inconfondibile la peculiare stoffa sonora che lui riesce a ottenere dallo strumento. Ma anche la presenza scenica è importante, pur se stiamo solo ascoltando un disco, perché pone le basi di un discorso, fornisce all'interprete "artifex" gli strumenti necessari per ramificare le sinapsi di contatto con quell'organo sensore che è l'ascoltatore. "Melodie", "Trällerliedchen" e "Stückchen" s'impiantano su motivi semplici ma assolutamente non banali, intrisi d'intimo lirismo. Il canto è disegnato da semiminime alla mano destra, mentre la sinistra ricama in accompagnamento un basso albertino che dona scorrevolezza alla narrazione. "Soldatenmarsch", nella ricerca del contrasto spazza via questo clima teneramente idilliaco. Fonde mirabilmente militaresco e giocoso nella squadrata scansione ritmica, con la figura puntata che conferisce slancio alle perentorie triadi e quadriadi di crome.

Perla dopo perla, in "Ein Choral" troviamo un'armonizzazione a quattro voci di "Freue dich, o meine Seele", un corale il cui tema deriva dagli omonimi inni di Louis Bourgeois, poi ripreso da Johann Sebastian Bach nella sua Cantata sacra Wachet! Betet! Betet! Wachet! BWV 70 (ma fu anche modello per la Cantata BWV 19 "Es erhub sich ein Streit"). Molto interessante è la gestione delle corone alla fine delle frasi o semifrasi, dove già nell'accordo che le precede c'è un sensibile ritenuto. Il raggiungimento di un'atmosfera solenne e ieratica non può appunto prescindere da un'attenta calibrazione temporale di tali accordi coronati. È la volta di "Armes Waisenkind"; nel canto della povera orfanella, afflitto e strascicato, scopriamo altre preziosità interpretative di Maurizio Baglini, come i due accordi di semiminime in chiusura di frase suonati in crescendo/decrescendo, secondo indicazione, ma graduati con morbidezza per dare più rilievo al fraseggio (per'altro di esemplare nitidezza). Il "Langsamer" che segue crea un attonito perdersi nello sgomento del dolore. In un'atmosfera opposta veniamo calati con lo "Jägerliedchen" (Fresco e felice), perfetta declinazione schumanniana del "Mit humor", quel prorompente misto di divertimento e baldanza che appare regolarmente nella sua produzione. Il pianista toscano marca gli accenti con grande vigore, esalta lo sbalzo dinamico tra "ff" e "p" nelle misure 9-11, portatore di un pianismo poco disposto alla mediazione dei contrasti. Il cavaliere selvaggio di "Wilder Reiter", trova la sua ragion d'essere nei bellissimi "sf" e nel passaggio del tema tra mano destra e sinistra.

È una cavalcata dal sapore quasi epico, da "certamen" medievale proiettato in un "climax" eminentemente romantico. Baglini ha scelto di eseguire la prima versione di questo brano, la quale presenta un finale più complesso e sviluppato rispetto a quella adottata in seguito dal compositore. Non rinuncia all'elemento sorpresa Schumann con "Volksliedchen", fatto di un'alquanto bizzarra alternanza tra un tema contrito ed estenuato, con uno spiritato, saltellante (Lustig - Divertente), quasi disorientante nella sua stravaganza. Il "Wie im Anfang" (Come all'inizio) ci dice che è arrivato il tempo della chiusa, segnata da un rientro nel clima iniziale. Molto divertente è il pezzo "Frölicher Landmann, von der Arbeit Zurückkehrend", una scanzonata melodia dal carattere campagnolo, dove lo spensierato motivo passa con disinvoltura da una mano all'altra. Nella sibillina "Sicilianisch" il termine "Schalkhaft" suscita qualche perplessità interpretativa: malizioso? Furbesco? Fatto sta che Baglini affronta questa cantilena siciliana in 6/8 a mezza voce, in modo quasi sornione, tranne che nella chiusura della frase, suonata in un imperioso "f". Molto bello il passaggio nella parte centrale tra il 6/8 e il 2/4, con le quartine che scrollano un po' dall'indolenza della nenia. Sorprende anche "Knecht Ruprecht", un Babbo Natale atipico, burbero e scontroso, in netta antitesi con la bonarietà dell'anziano signore che porta i doni ai bambini.

Non è un pezzo facile poiché virtuosistico nella scrittura in ogni sua parte, a cominciare dalle due tuonanti quartine iniziali in "f" con la prima semicroma accentata, per continuare con le veloci quartine dell'episodio centrale, suonate con formidabile scioltezza e arricchite nell'espressione dalle forcelle dinamiche di crescendo/decrescendo. Visto il carattere non conciliante del brano, sarebbe meglio rimpiazzare la paciosa figura di Babbo Natale con quella della Befana, come viene fatto da certe più credibili traduzioni in italiano del termine che dà il titolo al brano. "Mai, lieber Mai, bald bist du wieder da!" è un brano dal carattere squisitamente infantile nella meravigliosa amalgama tra il primaverile e l'incantata espressione di stupore tipica del fanciullo. Maurizio Baglini lo impreziosisce con una conduzione agogica di grande pregnanza, fra trasalimenti e momenti di quiete. Cosa sarebbe della magia di questo "Maggio, caro maggio, tornerai presto!" se non ci fosse quest'andamento improntato a estro e libertà? Delizioso, come lo è anche "Kleine Studie", ininterrotto susseguirsi di crome in 6/8 che solo in apparenza si potrebbe presagire monotono. Ben presto però ci accorgiamo che non lo è affatto. Un sapiente uso del pedale toglie "secchezza" alle note, creando un soffice tappeto in cui il suono acquista quelle risonanze armoniche che lo elevano a dignità di soffuso nembo sullo sfondo azzurrino del cielo. Si ripiomba nell'incanto sonoro e nella più assoluta fascinazione con "Frühlingsgesang", un canto primaverile che è la più pura espressione lirica di Schumann declinata all'infantile.

Di estrema raffinatezza l'uso della dissonanza (mi-fa/fa-sol) che conferisce un delicatissimo effetto agrodolce alla melodia. Così com'era iniziato, il brano si spegne nell'infinita dolcezza dell'"Etwas langsamer" che porta alla conclusione. "Erster Verlust" è il primo dolore del bimbo che si affaccia alla vita. Dei perentori colpi (il destino che batte alla porta del tenero animo?), nella figurazione di due accordi accentati in crome, poi ripetuti in associazione ad altri due in staccato, danno come una scossa elettrica a chi ascolta. In "Kleiner Morgenwanderer" ritorna la fresca allegria bucolica già assaporata in precedenza e si rivede anche quella figurazione puntata che Schumann usa spesso quando vuol dare slancio vitalistico al discorso musicale. La breve composizione si spegne lentamente, tra i prolungati echi dello "Schwächer" (Flebile), come un'immagine in dissolvenza.  Il primo quaderno si chiude con "Schnitter Liedchen" (Canzone del mietitore), in assoluta serenità di spirito nella graziosa alternanza tra legato e staccato, quest'ultimo si fa vedere nelle ultime otto misure, con degli accordi che rievocano il suono dei corni da caccia. L'Anhang II è dedicato ai più grandi, prosegue quindi la passeggiata didattica tra episodi lirici, pensierosi e divertenti, ma qui è richiesto al giovane allievo un maggior impegno tecnico, essendo nel frattempo andato avanti con gli studi. Apre le danze "Kleine Romanze", dove alla dodicesima misura troviamo una geniale accordo di settima costruita sul secondo grado della scala di la minore. Con questa Schumann sembra andare verso il do maggiore, ma in realtà ribadisce il la minore.

Ancora più interessante è la battuta precedente in cui, teoricamente, potremmo trovarci su una tonica di fa# minore. La situazione è comunque piuttosto ambigua perché il fa# minore non è affermato, mancando una cadenza chiara. Potremmo quindi anche essere su un sesto grado di La maggiore. A proposito di questo "busillis" di analisi armonica, è stato l'amico Luca Ciammarughi ha illuminarmi e per questo mi sembra doveroso ringraziarlo e citarlo. Alla mia sensibilità, l'accordo di settima schiude una specie d'implorante preghiera che sconfessa il temporaneo trionfo instaurato con il la maggiore (o fa# minore). Ritorna il clima festoso nella Canzone campestre, che rivela una struttura tipicamente liederistica (ABA), lieta e disinvolta, con una punta di assoluta delizia nella sezione B. Dimostrando finissimo senso dell'agogica, Baglini lo affronta con delle lievi ma ben percepibili esitazioni, quasi a simulare le tenere movenze di un bambino. Altra breve pagina (un sospiro...) sublimemente schumanniana è la "Senza titolo" (in C major), dove si richiede al piccolo esecutore di suonare lentamente e con espressione. La melodia è accompagnata da lievi tocchi accordali di crome in staccato. "Rundgesang" è una lezione sul legato: le note devono scorrere senza soluzione di continuità tra loro, scivolare con quella naturalezza che la stessa melodia ispira, come anche il ritmo cantilenante del 6/8, molto spesso adoperato in questa raccolta. Sapiente dev'essere anche la gestione della legatura di valore. "Reiterstücke", come nella "Canzone di marinai italiani", fa leva sui minacciosi lampi di luce che vengono evocati dal registro basso della tastiera, rafforzati nel loro sinistro senso dal gusto quasi epico della cavalcata.

Maurizio Baglini si muove con circospezione, riuscendo a ottenere un pregevole risultato timbrico, ancor prima che musicale. "Ernteliedchen" (Con espressione allegra) è un saltellante motivetto, facile e orecchiabile, appare come un intermezzo che ci dà l'occasione di sbarazzarci di atmosfere troppo impegnative. La vita è fatta anche di questi momenti... Indubbiamente diverso suona alla nostra sensibilità il teatrale "Nachklänge aus dem Theater". Denso di una drammaticità di tipo operistico, culmina nei tuonanti blocchi accordali in "ff" nelle misure 4-6 dell'episodio centrale. Significativamente discorsivo è il Senza titolo (in F major), quasi un disteso colloquio tra due amici; al pari di "Wilder Reiter", anche qui la conclusione scelta è quella della prima versione, più complessa di quella semplificata scritta da Schumann come definitiva. La melodia viene "palleggiata" tra mano destra e sinistra. In forma di canone, Schumann compone questa canzoncina, piccola sì, ma dotata di una consistente dialettica interna. "Erinnerung" è un brano ricco di quella cantabilità tutta mendelssohniana che rinveniamo nei Lieder ohne Worte. Infatti, proprio all'amico Felix è dedicato questo brano, in un'occasione purtroppo non lieta: quella della sua precoce scomparsa, avvenuta il 4 novembre 1847. Su tratta tuttavia di un episodio nient'affatto che triste, ma arioso e stupendamente cantabile, in commemorazione dell'anima bella e generosa che fu il compositore amburghese. A un'analisi più attenta non può però sfuggire una specie d'interruzione del canto, un trasalimento, quattro misure prima della fine, in cui la mente del compositore sembra perdersi in un momento di scoramento per l'assenza dell'amico.

Fremder Mann è un brano più complesso e articolato rispetto alla media di quelli presenti nell'Album della gioventù. È la paura del diverso che si fa avanti, lo sbigottimento per la sua avanzata espressa con un'atmosfera militaresca, scandita con energia da violente note accentate. Qui si assiste, in realtà, a un dialogo dove alle perentorie domande seguono risposte molto timide, querulanti. Un po' come avviene in "Samuel Goldenberg e Schmuÿle" dai Quadri da un'esposizione di Musorgskij, solo che nel nostro pezzo non si verifica alla fine una fusione in contrappunto dei due temi, che rimangono distinti. Il "Senza nome" (in F minor) calma i bollenti spiriti in un'atmosfera che è la perfetta antitesi della precedente, un canto tra l'intimistico e il sofferto dalla straordinaria intensità. Imperativo, pieno d'impeto è il "Kriegslied" (Canto di guerra), una guerra in cui c'è apoteosi ma non cattiveria. Uno studio sugli arpeggi, di fatto (come sempre avviene in Schumann) un esercizio che alla fine assurge a dignità d'arte. Il trasognato racconto di una fiaba fatto con voce delicatissima e suadente. Baglini qui si rivela abile nel saper conferire un taglio coerente alla narrazione, nell'ambito della quale comunque non mancano frequenti, sottili variazioni di ritmo e dinamica, tali da fugare ogni rischio di monotonia. È tempo di vendemmia con "Weinlesezeit-Fröhlich Zeit!", brano ricercatamente elegante, ricco al contempo di fine ironia nell'alternarsi di figurazioni accentate e più scorrevoli (quasi ammiccanti) di quartine di semicrome in piano che spesso terminano in svolazzanti trilli.

Richiede all'esecutore una finezza al di sopra di ogni sospetto, insieme a una non indifferente precisione nell'adempiere alle indicazioni che l'autore dissemina nella partitura. "Tema" (Lentamente, con intimo sentimento) è un episodio sfuggente, enigmatico, costellato di frasi rapide che pongono tanti interrogativi, rimasti però sospesi nel vuoto. Mignon: davvero incantevole nella sua semplicità, forse punta di diamante lirica dell'intera raccolta. Un raffinato effetto sortisce il lieve sfasamento che Baglini realizza al terzo tempo di alcune misure, tra la croma eseguita dalla mano destra e la semiminima affidata alla sinistra. Una "licenza poetica" che ha l'effetto di rendere più ricco e scultoreo l'intessuto cantabile di questo stupendo brano. Artifizio non praticato costantemente (talvolta la semiminima al registro basso è talmente evanescente da quasi sparire), ma usato con grande intuito e intelligenza musicale. E un brano di quelli in cui il "critico" o "recensore", che dir si voglia, è costretto a constatare l'impotenza delle parole di fronte a tanta meraviglia. Il "Lied italienischer Marinari" contiene tra le pieghe della sua densa scrittura il paradigma della più sgomentante inquietudine. Una sorta di tenebrosa tarantella preceduta da una rapida figura puntata cui segue una semiminima con punto e un'altra semiminima, a prolungare il suono con una legatura di valore. La configurazione si ripete ma con una dinamica molto più contenuta (pp invece che f), quasi a rievocare un'eco, elongato nel tempo dalla corona. Una sospensione che lascia presagire il tempestoso moto delle acque di notte che seguirà.

Pezzo di grande suggestione; può essere considerato una sorta di "reverse" di una pacifica e cullante barcarola veneziana. Solo un pianista con la "p" maiuscola come Maurizio Baglini può essere in grado di trasmettere intonsa tutta la sotterranea tensione che comunica questo incredibile brano. "Matrosenlied" (Canzone dei marinai) è la mesta prosecuzione del pezzo precedente: passata è la tempesta, un canto doloroso, funebre, parla della fatica del lavoro, del procurarsi da vivere per il quotidiano. Ha, in verità, poco o nulla a che fare con il mondo infantile. Winterzeit 1 e 2 parlano della stagione invernale, anche della vita possiamo supporre, vista la capacità trasfigurante di questa musica meravigliosa. Ripiegamento in se stessi, rassegnazione all'ineluttabile trascorrere del tempo, una visione che bachianamente sembra allargarsi nel secondo episodio, il quale si apre con severità per poi lasciar posto nell'episodio centrale "Nach und nach belebter" (A poco a poco più vivace) a progressivi turbamenti di carattere esistenzialistico. Superata la parte centrale si ritorna alla ieraticità del corale bachiano. Dopo l'"Ein wenig langsamer" (Un po' più lento) appare brevemente una sorta di fittizia pace celeste che porta alla conclusione. Non sono un addetto ai lavori, ma credo che questo brano ponga non pochi problemi d'interpretazione. "Kleine Fugue" dovrebbe far riflettere chi inopinatamente afferma che Schumann fosse preda delle proprie pulsioni umorali e basta. Qui si dimostra perfetto costruttore di un brano edificato su una forma che è l'apice della difficoltà compositiva.

Schumann la padroneggia in maniera esemplare, con una perizia ed equilibrio che anche J.S. Bach credo avrebbe lodato, arricchita da un senso di modernità che spiazza. Il "Nordisches Lied" è un canto del nord in omaggio a Niels Wilhelm Gade, compositore danese dell'800 che fu amico di Mendelssohn e Schumann. Questo pezzo unisce felicemente la forma del corale, austera, con una sensibilità armonica squisitamente schumanniana. Il demolitore del vecchio dimostra così di avere grande rispetto per i fasti del passato, una magnificenza che travalica la muffa dell'esercizio accademico per riconquistare quell'aura di autenticità pressoché sconosciuta ai meri epigoni. È ancora un corale a essere nelle corde del compositore, figurato, trasfigurato direi in base a una sensibilità armonica di nuovo conio, l'espressione di una tensione all'ideale che sembra oltrepassare la forma stessa, anche con l'introduzione di figurazioni inconsuete (due terzine). Il "Silvesterlied" conclude l'Album per la gioventù, lo fa nella riconquista della serenità, appropriandosi di un clima disteso e che libera dalle ansie che Schumann ha disseminato qua e là, anche se si tratta di una raccolta per bambini. La "Canzone per la notte di San Silvestro" (In tempo moderato) conclude l'Album Für Die Jugend con un confortante messaggio di speranza. Fedele alla stratificazione mnemonica e alla maggior completezza possibile, come ogni integrale che si rispetti, Maurizio Baglini aggiunge due appendici a quest'Album della gioventù: i Pezzi non catalogati nella prima edizione (Anhang I) e il Piccolo corso attraverso la storia della musica (Anhang II).

Sono brani molto brevi, alcuni brevissimi, delle vere e proprie schegge musicali che ancor più ci fanno capire come Robert Schumann fosse particolarmente capace di tratteggiare un carattere o una situazione con pochissime pennellate sonore. Il "Puppenschlafliedchen" (Ninna nanna di bambole) dura appena 20 secondi. Ritroviamo un condensato di bellezza in pillole: "Auf der Gondel" e "Lagune in Venedig" sono due barcarole veneziane, la prima lieta e la seconda triste. "Kleiner Kanon" e "Kleiner Walzer" sono due gustosissimi esempi delle rispettive tecniche compositive/esecutive. "Für ganz Kleine" dischiude un piccolo carillon mozartiano. Alcune suggestioni contenute in "Gukkuk im Versteck" e "Haschemann" riportano alle Kinderszenen Op. 15. È facile fare un parallelo tra la Bärentanz (Danza dell'orso) e la Bärentanz in Fa maggiore MWV U 174 di F. Mendelssohn, entrambi sono brani molto curiosi, piuttosto bizzarri e molto divertenti, dove le mani suonano a una grande distanza tra loro, agli estremi della tastiera. Nel Piccolo corso attraverso la storia della musica c'è una minimale "compilation" di alcune tra le più belle melodie mai concepite da mente umana, collegate a delle figure capitali della storia della musica, G.F. Händel (Tema dalla Suite "Il fabbro armonioso"), J.S. Bach (Tempo di minuetto dalla Partita N. 5 in Sol maggiore BWV 829), C.W. Glucks ("Aria di Orfeo" dall'Orfeo), W.A. Mozart (Aria "Vedrai carino" dal Don Giovanni), L.V. Beethoven (Tema con variazioni dalla Sonata N. 30 Op. 109 e "Inno alla gioia" dalla Sinfonia N. 9 Op. 125) C.M. von Weber (Tema tratto dal "Franco Cacciatore") e F. Schubert (Danza Tedesca N. 14 dall'Op. 33 D 783).

L'ho già detto in altre occasioni ma mi piace ribadirlo: Maurizio Baglini sembra aver smussato, con gli anni e un'accresciuta maturità, certe spigolosità giovanili, conquistando un superiore controllo soprattutto delle dinamiche e una sorprendente sensibilità agogica. Da pianista con una potenza di fuoco adatta alle grandi sale da concerto, non rinuncia certo al consistente spessore del suo suono, ma oggi sembra amministrarlo con più sapienza, con maggior attenzione alla qualità della cavata. Manifesta in ogni caso un pianismo di plastica scultoreità e ricco di calore. Sono qualità che vengono esaltate dalla presente registrazione, realizzata da uno dei migliori Sound Engineer che abbiamo in Italia: Massimo Costa. La captazione mi pare realizzata con i microfoni alla giusta distanza dallo strumento; il risultato è il conseguimento di una corretta ambienza, senza che sia poi necessario ricorrere al riverbero artificiale per surrogarla. Ottime la definizione, pienezza di armonici, e soprattutto il range dinamico, che è amplissimo: il passaggio dalla prima alla seconda traccia è devastante in termini di salto "decibelico". Attenti al volume... I due CD sono stati registrati al Forum Fondazione Bertarelli nel giugno 2019. Un Fazioli F278 1660 il pianoforte utilizzato. Nell'economia di un bilanciamento fatto d'inflessioni liriche e più vivaci moti, si presenta alla porta uno Schumann "for babies", ma non suonato da un bambino. Alla tastiera c'è un pianista pienamente maturo che, per vocazione e per scelta, sta impavidamente percorrendo la "Selva morale e spirituale" di uno degli autori più profondi e sibillini dell'intero romanticismo.

Un compositore dalla straordinaria densità di significati, anche quando si produce in una semplice "Melodie". Ascoltando questo quinto CD dell'integrale schumanniana di Maurizio Baglini, sin dalle prime note è forte la sensazione di entrare in una casa calda e accogliente dove ad attenderci c'è un inappuntabile "maggiordomo", pronto a offrirci delle bevande ristoratrici. Servire: l'arte suprema. Una casa e un maggiordomo che già altre quattro volte ci hanno accolti, diventando a noi familiari, degli amici da abbracciare. E ci sentiamo coccolati, trasportati in un'altra dimensione che, se ci pensiamo bene, sublima tutto il bello che abbiamo vissuto, le emozioni più tenere e ricordevoli. Nonostante il suo fine dichiaratamente didattico, questa serie di perle sorprende ancora una volta per la bellezza, il profondo e nobile lirismo. Un'opera per "bambini grandi e piccoli"? E cos'altro siamo noi adulti se non dei bambini un po' più grandi?


Alfredo Di Pietro

Febbraio 2020


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