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sabato 25 gennaio 2020 ..:: Pylon Audio Ruby 25 MKII ::..   Login
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 Pylon Audio Ruby 25 MKII Riduci


 

 

INTRO

Vasto e variegato è il mondo della riproduzione audio di qualità, popolato da marchi che hanno acquisito una diffusione talmente larga da essere diventati quasi imprescindibili per una sua basilare conoscenza e altri, potenzialmente non meno validi, che spuntano all'improvviso come funghi. Un ambito magmatico, in continua espansione nonostante diverse voci ne paventino l'estinzione, dove per gli appassionati il polso della situazione è diventato sempre più difficile da tastare, data la grande proliferazione di marchi e modelli cui si è assistito negli ultimi decenni. Fatto sta che l'enorme possibilità di scelta data dal mercato odierno non sempre si concretizza in oggetti di originale concezione, o che per lo meno abbiano da offrire dei nuovi spunti; tante in questo senso sono le superfetazioni di schemi già noti, reiterati da epigoni che raramente riescono a divergere dalle coordinate stabilite dai capostipiti, cosa a onor del vero nient'affatto facile perché non capita che nasca ogni giorno un Edgar Villchur piuttosto che un Peter Walker. Esistono tuttavia dei brand di relativamente nuovo conio, come il Pylon Audio, che cercano di muoversi non sulle solite orme ma si sforzano di combinare, in modo non privo di tratti innovativi, quegli elementi che stanno alla base di un diffusore acustico, tipologia della quale oggi c'interessiamo. A volte ciò che muove la curiosità di un recensore non è l'aspetto tecnico o di novità, ma un mix di elementi in qualche modo estranei all'oggetto, come nel mio caso.

La mia scoperta del marchio Pylon Audio risale a circa un paio d'anni fa, quando venni a sapere che l'amico Angelo Jasparro, grande conoscitore ed esperto recensore di alta fedeltà, già redattore di Videohifi Magazine, Audioreview e oggi gestore del sito Audio Activity, aveva deciso d'intraprendere l'attività d'importatore. Lui stesso mi raccontò, in occasione del Milano Hi Fidelity 2017 Autunno, come nacque l'idea di diventare importatore per l'Italia dei sistemi Pylon: "Ero in Germania al Monaco Hi End, giravo per sale e salette impegnato nel solito report per la mia rivista. A un certo punto mi trovavo fuori dallo stand della Pylon Audio, azienda polacca produttrice di diffusori che non conoscevo ma che era stata presente anche alla rassegna dello scorso anno. Ero piuttosto stanco, avevo voglia di sedermi e così mi sono accomodato nella sala, ascoltato questi sistemi e visto i prezzi esposti, i quali effettivamente mi erano sembrati molto bassi. Li ho trovati di un rapporto qualità/prezzo che potrei definire destabilizzante e quindi ho deciso che era il caso di averli anche qui in Italia". Da qui al tallonamento da parte mia per una recensione il passo è stato abbastanza breve e alla fine l'amico Angelo ha ceduto alle mie "sfiancanti" richieste. Ecco allora che, in un caldo pomeriggio del giugno U.S. vedo arrivare a casa in un colpo solo una coppia di fiammanti Ruby 25 MKII, un amplificatore integrato stereo Technics SU-G700 e un giradischi Technics SL-1200GR. Davvero tanta roba che mi ha tenuto impegnato per mesi, con fatica ma anche con mia somma soddisfazione!


PYLON AUDIO - UNA REALTÁ POLACCA
STORIA E PANORAMICA

Da me contattato per e-mail, Slawomir Wieruszewski, Production Manager della Pylon Audio, mi ha rivelato che la loro attività è partita nel 2005 con la realizzazione di mobili per diffusori dedicati ad aziende locali e singoli clienti. Fin dall'inizio è stata molto curata la qualità, raggiunta pur mantenendo competitivi i prezzi, per la piena soddisfazione dei clienti. Con il passare del tempo e l'esperienza maturata, è giunta la decisione di provare a produrre gamme di sistemi completi, iniziando con una a basso prezzo, la "Pearl", che ha ricevuto nel 2011 una grande accettazione sul mercato. Dice Slawomir: "Quel feedback positivo ci ha dato la certezza che ciò che stavamo facendo è buono, e anno dopo anno abbiamo sviluppato più modelli, producendo altoparlanti migliori e conquistando più clienti, sia sul mercato locale che mondiale." L'obiettivo primario era sin dall'esordio di concentrarsi su una produzione che fosse il più possibile interna, autonoma, per assicurare il mantenimento di un alto standard qualitativo e anche per essere in grado di effettuare ordini individuali, per esempio il colore delle finiture. Quello della cura dedicata ai mobili è un vero vanto per l'azienda di Jarocin: "Possiamo realizzare una finitura in ogni colore della tavolozza RAL, anche per una singola coppia." afferma orgogliosamente Wieruszewski. Per inciso, RAL (Reichs-Ausschuß für Lieferbedingungen und Gütesicherung) è un sistema europeo di corrispondenza di colori che indica quelli per vernici, rivestimenti e materiali plastici.

A tali fini, è stata costruita una linea di produzione adibita ai driver, dov'è stato sviluppato il loro primo woofer, poi implementato nella linea "Opal" all'inizio del 2016. La maggior parte dei componenti per i woofer sono prodotti nella loro struttura, a partire dalle bobine mobili per passare a parti del motore magnetico e terminare ai cestelli. Da quel momento, la ricerca e lo sviluppo sono stati incessanti: per produrre trasduttori tecnologicamente più avanzati, nella nuova linea "Ruby" è stato impiegato un nuovo materiale ad alte prestazioni chiamato "Endumax". Questo viene realizzato con uno speciale tipo di polietilene ad altissimo peso molecolare (UHMWPE - Ultra High Molecular Weight Polyethylene), dichiarato per essere ben undici volte più resistente dell'acciaio con lo stesso peso. La sua struttura fisica e chimica esclusiva lo rende (peso per peso) il materiale per film più resistente oggi disponibile in commercio e ciò consente il raggiungimento di nuovi livelli prestazionali riguardo alla resistenza agli urti, all'abrasione, alle sostanze chimiche e alla luce UV. Una "genialata" di cui vedremo oltre i vantaggi; a proposito del suo uso, Pylon si pregia di essere una delle prime aziende in tutto il mondo ad aver scelto questo materiale per le membrane degli altoparlanti. "Simile al Kevlar e ad altre aramidi, offre però un'alta rigidità, insieme a un maggior smorzamento interno. La sua resistenza e peso sono maggiori rispetto ai coni in carta o polipropilene.

A differenza di altri materiali a fibre intrecciate, l'Endumax utilizzato nei nostri coni è abbastanza morbido, è facile produrre dei graffi sulla sua superficie, mentre altri coni di aramide sono solitamente impregnati di resina." Finezza: i mid-woofer utilizzati nella linea Ruby montano anche anelli di Faraday in rame, onde ridurre la distorsione non lineare e quella da modulazione. Attualmente l'azienda dispone di personale qualificato e il suo ampio parco macchine la rende leader nella produzione di mobili sul mercato interno. Questi vengono realizzati da molti anni con pannelli in truciolare da 12, 16 e 18 mm e in MDF da 12, 16, 18 e 22 mm. Sono impiallacciati con fogli di PVC in vari colori (wengé, noce, nero, calvados, quercia del latte). Le macchine sono adattate alla produzione in serie di cabinet, pertanto il vantaggio principale dell'azienda polacca è la velocità di consegna del prodotto finale. Attualmente vengono costruiti mobili con bordi dritti o curvi, ma si esaudiscono anche ordini per le esigenze di singoli clienti, per esempio in legno massello rifinito con una vernice lucida (per pianoforte) o cera a olio (impiallacciatura naturale). Allo stato attuale, questi servizi sono forniti a vantaggio di molte aziende polacche, tra cui la famosa Tonsil di Września, produttrice di diffusori e sistemi di sonorizzazione PA. Ma, attualmente, quante sono le gamme e i modelli offerti? Tanti, a definire una produzione che vuole accontentare ogni tipo di utente "Home".

Sei le linee, partendo dal basso: Pearl, Opal, Sapphire, Ruby, Diamond ed Emerald, e ben 28 i modelli, così suddivisi: 27, 25, 20, Monitor, Sat e Center (Pearl) - 30, 23, 20, Monitor, Sat e Center (Opal) - 31, 25, 23, Sat e Center (Sapphire) - 30, 25 MKII, 20 e Monitor (Ruby) - 30, 28, 25, Monitor, Sat e Center (Diamond). Un solo modello (25) per l'ammiraglia Emerald. Scorrendo l'attuale listino, che comprende anche Rack e Accessori, si apprezza un range di prezzi "a misura d'uomo", in cui il limite inferiore di 499 euro è raggiunto dal modello Pearl Monitor (in realtà, scende a 440 euro se consideriamo il centrale "Sapphire Center"), mentre il superiore si posiziona a 3990 euro con l'ammiraglia Emerald 25. La Pylon Audio si conferma a questo punto paladina di un'Hi Fi onesta, attenta alla qualità ma anche alle tasche di chi compra, rispettosa di quei - grandi - valori propugnati da un'alta fedeltà di livello ma non esosa, idonea ad avvicinare più che allontanare gli appassionati da quest'affascinante pianeta.


PYLON AUDIO RUBY 25 MKII
SGUARDO GENERALE



Impedenza: 4 Ohm
Risposta in frequenza: 38 Hz - 20 kHz
Potenza nominale: 100 Watt
Potenza massima: 150 Watt
Sensibilità: 89 dB
Dimensioni: (Larghezza x Altezza x Profondità): 192 x 1020 x 325 mm
Peso: 20 kg cadauna
Woofer: 2 x Pylon Audio PSW 17.8 EXA
Tweeter: Pylon Audio PST-120.6
Punte più Stand: Si
Griglie altoparlanti: Si
Garanzia: 4 anni
Colori disponibili: Rovere naturale impiallacciato, nobilitato con cera a olio - 11 decori.
Rovere naturale impiallacciato, lacca incolore: wengè, nero, noce, ciliegia, naturale.



Le fattezze della coppia di Ruby in finitura Dark Oak (Rovere scuro) datemi per la recensione, sono tipicamente da "Slim Tower": 192 x 1020 x 325 mm (LxAxP), per un peso contenuto in 20 kg. La loro Silhouette punta alla semplicità, essendo contrassegnata da linee squadrate e spigoli vivi, ma non manca di una certa eleganza e facile adattabilità all'arredamento domestico, grazie anche alle numerose finiture disponibili. Sul frontale sono disposti i tre altoparlanti che la equipaggiano, parliamo di due mid-woofer Pylon Audio PSW 17.8 EXA e un tweeter Pylon Audio PST-120.6, quest'ultimo di stretta derivazione Seas. Anzi, sembra essere proprio lui, l'H1149-06 27TDC, tweeter con cupola morbida in Sonotex e anello di sospensione in Sonomax con una frequenza di risonanza pari a 550 Hz, dotato di camera posteriore e privo di fluido ferromagnetico di smorzamento. Rimando i più curiosi al Datasheet completo, facilmente reperibile in rete. Tornando ai medio-bassi, la loro membrana ha un diametro effettivo di 13,3 cm, misurato da centro a centro della sospensione in gomma. La Pylon ha investito molte delle sue risorse tecnologiche nello sviluppo di questo trasduttore, il quale si affaccia come un componente di nuova generazione espressamente progettato per il modello Ruby 30, poi impiegato anche nel 25 MKII. Si tratta quindi di una nuova unità, dotata di un sistema magnetico ridisegnato, anello Faraday e una bobina di maggior diametro. La casa dichiara che, grazie a quest'evoluzione, il medio ha raggiunto una trasparenza e una neutralità ancora migliori, consentendo anche una piccola modifica del volume interno del mobile, che ha portato a espandersi le capacità a bassa frequenza.



Così, il precedente EXW PSW 17.8 si è trasformato nell'attuale PSW 17.8 EXA. Nelle specifiche tecniche nulla si dice circa le frequenze/pendenze secondo le quali opera il filtro crossover. Sul pannello posteriore è posta la placca portacontatti con i Binding Post multifunzione, accettanti banane, forcelle e cavo spellato; sono di buona qualità e hanno l'apparenza di essere molto robusti. Sono solo due, non possibile quindi il Bi-Wiring/Amping. Il cabinet è realizzato con pannelli (laterali, posteriore e anteriore) in MDF (Medium-Density Fibreboard) da 19 mm di spessore. Per la "scocca" si è quindi optato per il derivato del legno più famoso e diffuso della famiglia dei pannelli di fibra, intensivamente usato in elettroacustica per le sue buone proprietà di smorzamento. Ognuno dei trasduttori è protetto da una griglia provvista di ampia foratura, quindi molto trasparente al suono, utilissima per preservare l'incolumità degli stessi. Anche se è un'evenienza nella quale pressoché mai incorrerà il comune utilizzatore, la rimozione di tali grigliette e il loro rimontaggio è operazione tutt'altro che agevole e presenta qualche rischio di danneggiamento al mobile. Può capitare di doverla fare per sostituire un componente, com'è successo a me nel corso delle prove a causa di uno spiacevole incidente di percorso. Sono montate a pressione e ulteriormente fissate nelle sedi con alcune gocce di colla. In caso di rimozione, bisogna far leva dall'interno verso l'esterno con un attrezzo (per esempio un piccolo giravite da orologiaio) inserito nell'apertura che delimita ogni celletta.



Purtroppo le grigliette, pur se piuttosto robuste, possono deformarsi nella sollecitazione. Rimontandole poi, bisogna esercitare una certa pressione sui bordi in quanto questi eccedono la dimensione della feritoia sulla quale devono incastrarsi. Se non si ha quindi l'accortezza di bloccare bene con una mano un lato, possono trasformarsi in una specie di molla che può improvvisamente scattare, danneggiando la superficie del mobile e magari anche il driver. La colla, inoltre, non è stata messa soltanto su queste ma anche tra la flangia del tweeter e la fresatura del mobile che lo accoglie (presumo che la stessa cosa sia stata fatta per i mid-woofer), con il risultato di assicurare sì un'ottima tenuta pneumatica ma anche di rendere oltremodo difficoltosa la rimozione dell'altoparlante. Tra l'altro il 27TDC ha la flangia in plastica, che poi è stata danneggiata nell'operazione di smontaggio. Per toglierlo, infatti, ho dovuto far leva con un cacciavitino infilato in uno dei quattro fori per le viti. Il mio consiglio è, nel caso si "fulmini" qualche tweeter (molto più difficile è far passare a miglior vita il medio-basso), di evitare il fai da te, ma spedire i diffusori in assistenza presso la stessa azienda produttrice. Per queste ragioni, ho evitato stavolta di smontare i mid-woofer per ispezionare e fotografare l'interno. La porta reflex è posta anteriormente, in basso, e non ha la solita conformazione circolare, presentandosi come un rettangolo di 14x3 cm, avente quindi una superficie emissiva di 42 centimetri quadrati. Anche questa, come i tre trasduttori, è protetta da una robusta gratella metallica. Alla base del diffusore è possibile montare le quattro punte in dotazione; se volete asciugare un po' il basso e ottenere una maggior focalizzazione della scena, utilizzatele pure.




LE MISURE


SETUP

Microfono iSEMcon EMX-7150
Alimentatore Phantom Behringer Micro Power PS400
Calibratore Microfonico PCE-SC41 in classe 2
Multimetro TRMS PCE-UT 61E
PC Notebook Lenovo G50
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0
Finale di potenza Rotel RB 1070
Jig per misure d'impedenza autocostruito
Voltage probe con attenuazione di 20,55 dB per la rilevazione in Dual Channel
Cavo di potenza Labirinti Acustici Fluxus
Software di misura: Arta - Limp - Steps




La sensibilità dichiarata di 89 dB/2,83 V/1 m è praticamente coincidente con il dato da me rilevato, che è pari a 88,803 dB/2,83 V/1 m.



La risposta in frequenza misurata in regime anecoico simulato (Free Field Response) è un dato molto importante per la comprensione del comportamento di un diffusore e va analizzata di concerto con le misure in asse/fuori asse nonché con i diagrammi polari. Da sola, costituisce solo un'istantanea, scattata in determinate condizioni, di una realtà ben più complessa. Osserviamo a circa 110 Hz la classica "gobbetta" presente nei sistemi reflex non massimamente piatti, che qui "sfora" di quasi 4 dB (3,977 dB per la precisione) dalla sensibilità media. Non si tratta quindi di un'esaltazione drammatica, per'altro sostenuta da un medio-basso ben presente che evita l'insorgere di franche colorazioni. All'ascolto tutto questo si traduce in una buona presenza del basso e mediobasso, con l'espressione di una timbrica calda e corposa. Tra i 200 Hz e 2000 Hz si apprezza una discreta linearità, oltre si assiste a un sottoslivellamento, in zona d'incrocio, che porta la zona dei 3000 Hz a 85 dB di SPL. La risalita verso livelli più vicini alla sensibilità media si verifica oltre i 5 - 6 kHz, mentre i 90 dB pieni si toccano intorno agli 8 - 9 kHz e oltre. Il risultato all'ascolto è un piccolo "lack" di brillantezza sul medio-alto, che comunque va ad assecondare la personalità morbida e rotonda delle Ruby. La fatidica "F3", vale a dire la minima frequenza utilmente riproducibile, si raggiunge a circa 60 Hz: non male per una torre snella di queste dimensioni.



Nel CSD del campo lontano fenestrato, il decadimento sulle alte frequenze è molto veloce: da 10 a 20 kHz occorrono meno di 1,24 millisecondi affinché il livello di pressione sonora scenda di 40 dB. La situazione rimane rosea anche sotto i 10.000 Hz, a scendere sino ai 3000 Hz, dove si apprezza un tempo sensibilmente inferiore ai 2,49 millisecondi.



Se nel Cumulative Spectral Decay l'involuzione del livello viene analizzata secondo il criterio del tempo (millisecondi), nel Burst Decay è invece esaminata in cicli. Nel relativo grafico si verifica, "more solito", un certo allungamento sulle frequenze più alte; sino a 5000 Hz il prolungamento della risposta all'impulso è contenuto intorno ai 6 - 7 cicli, che diventano 12 - 13 a 10.000 Hz e 20 sino al limite dei 20 kHz.



La tecnica del campo vicino è stata studiata da D.B. Keele Jr ed è valida fino a una certa frequenza, che si può facilmente calcolare con la formula "Fmax = 10950/D", in cui "D" è il diametro effettivo della membrana misurato in centimetri. Quello del nostro PSW 17.8 EXA è esattamente di 13,3 cm, per cui oltre gli 823 Hz la risposta rilevata inizia a piegare. Ciò, tuttavia, non c'impedisce di apprezzare una tangibile esaltazione tra 1000 e 2000 Hz che raggiunge il suo massimo intorno ai 1500 Hz. Siamo beninteso nel campo delle supposizioni, ma è possibile che tale risonanza sia ascrivibile alla cupola parapolvere in materiale plastico rigido. Altro elemento interessante è lo stretto "notch" che appare a 40 Hz precisi, dovuto all'accordo reflex. A quella frequenza il mid-woofer è praticamente fermo, fortemente ostacolato nel suo movimento dalla risonanza della camera, la quale si comporta come un risonatore di Helmholtz. Va da sé che il contributo all'emissione in quell'intorno di frequenze è dato quasi interamente da tale risonatore.



Al CSD ritroviamo il picco notato nella risposta in frequenza, qui completo del suo prolungamento nel tempo, nella zona compresa tra 1000 e 2000 Hz. Oltre questo limite il decadimento è molto veloce, inferiore ai 3,73 millisecondi e favorito anche dal ridotto livello di pressione emesso dal trasduttore, in considerazione dell'azione del filtro crossover.



Nel Burst Decay, accanto alla già vista alterazione ne appare un'altra, molto circoscritta, sui 5000 Hz. Si tratta di una dilazione della risposta all'impulso che si prolunga per 12 cicli, rispetto a un andamento medio che non oltrepassa i 6 cicli circa.



La ripresa in campo vicino del mid-woofer inferiore è sintomatica della configurazione a due vie e mezza delle Ruby 25 MKII. Se, infatti, il superiore riga dritto sino all'incrocio con il tweeter, l'inferiore piega ben prima, dopo i 200 Hz, rivelando la sua natura di sostegno alla gamma bassa, oltre la quale si defila. Anche in questo caso troviamo sia l'esaltazione a 1500 Hz, sia il notch a 40 Hz dovuto all'accordo Reflex.



Seguono i relativi CSD e BD, che mostrano un più spiccato fenomeno di risonanza poco sotto i 1000 Hz.



A differenza di altri sistemi reflex, quello delle Pylon Audio agisce in un intorno di frequenze piuttosto ampio, fornendo il suo contributo alla risposta in un intervallo che si estende tra circa 30 e 200 Hz. In seguito appaiono una nutrita serie di risonanze, le quali rendono oltremodo frastagliata la risposta, a 342 Hz, 506 Hz, 668 Hz, 725 Hz, 1023 Hz (la più alta di tutte), e tre minori a 1727 Hz, 1937 Hz e 2282 Hz. Ritornando al discorso già fatto prima, si tratta quindi di un carico che offre dei vantaggi in termini di livello del medio-basso, utile a far sì che la gobba a 110 Hz non si manifesti come una franca colorazione, foriera di un basso monocorde. Impressione confermata dall'ascolto.



Questo grafico riunisce in overlay la Free Field Response e la funzione di trasferimento individuale dei tre altoparlanti. Oltre a rivelare la configurazione a due vie e mezza, fa vedere dov'è posta la frequenza d'incrocio (circa 2800 Hz) e la pendenza del passa alto relativa al tweeter, molto elevata e suggestiva di un quarto ordine.



Le RTA in ambiente raccolgono ciò che arriva alle nostre orecchie, che è in buona sostanza un "mix" tra la risposta propria del diffusore e il contributo ambientale di risonanze e riflessioni, quest'ultimo condizionato anche dal modo con cui il sistema diffonde la propria energia nello spazio. Quello che con chiarezza quasi radiografica era apparso nella risposta in regime anecoico, ce lo ritroviamo al di sopra della frequenza di Schroeder, sia pur "omogeneizzato" dall'ambiente e dalla ripresa a bande di terzi d'ottava. Ecco allora che rispunta l'esaltazione in basso, qui però spalmata nella banda tra 70 e 90 Hz, il lieve avvallamento tra 300 e 800 Hz, mentre la depressione in zona d'incrocio è quasi del tutto scomparsa. Le RTA prodotte sono in realtà due, una fatta con i diffusori paralleli e un'altra angolati a convergere verso il punto d'ascolto (microfono), distante 320 cm. Le altre due quote sono 60 cm (tra le Ruby e le pareti laterali) e 120 cm (tra queste e la parete di fondo). Non è assolutamente necessario adottare il Toe-In, anche se così si raggiunge una straordinaria linearità in gamma medio-alta (tra 2000 e 18.000 Hz), primo perché il suo effetto si vede solo a frequenze molto alte (oltre i 15 kHz) e poi per la tipica tendenza che ha ad appiattire, frontalizzare la scena.



Eccoci giunti alle interessantissime misure che registrano il comportamento emissivo delle nostre Pylon nello spazio. Parliamo di quelle eseguite in asse/fuori asse e le polari a 360°, corredate delle Polar Waterfall 1/2 e Filled Contour. Nell'asse/fuori asse apprezziamo da subito i vantaggi di poter contare su un baffle frontale estremamente stretto. Con il progredire dell'angolazione, assistiamo a un Roll-Off molto regolare e graduale, senza le tipiche alterazioni (picchi e buchi) che non di rado è dato riscontrare. Altrettanto omogenei risultano i lobi emissivi nelle 18 polari a 360°, raggruppate in overlay di tre per volta, e la presenza di piccoli gradini (più evidenti nella Waterfall 2), creati dalle diffrazioni ai bordi del baffle, che come abbiamo visto sono a spigoli vivi. A partire da questa recensione verranno introdotti nel pool di misure i dati riguardanti il Fattore e Indice di Direttività, in precedenza solo saltuariamente presi in considerazione. Non sono d'immediata comprensione e meritano un piccolo studio preliminare per essere compresi. Secondo Beranek, il Directivity Pattern di una sorgente (le nostre Ruby) consiste in una descrizione presentata graficamente della sua risposta in funzione della direzione (angolo) delle onde sonore trasmesse alla frequenza specificata. Da cui il Fattore di Direttività Q (f), il quale altro non è che il rapporto dell'intensità su un asse designato di una sorgente sonora a una distanza dichiarata "r", rispetto a quella che verrebbe prodotta nella stessa posizione da una sorgente puntiforme se questa irradiasse la stessa potenza acustica totale. Da cui, infine, l'Indice di Direttività, ricavabile dal Q (f) mediante una formula matematica, che invece è quel valore che indica la differenza in dB tra l'emissione della sorgente sotto test e quella che avremmo se quella stessa sorgente fosse omnidirezionale. Questo in un dato punto dello spazio e alla medesima potenza acustica totale sviluppata. Va da sé che è una misura molto importante per capire il comportamento di un sistema e dev'essere letta di concerto con la risposta in frequenza anecoica in asse/fuori asse e alle RTA ambientali.

F(Hz)          Q            DI           Angle (-6 dB)
400.00        1.78        2.50       248.91
500.00        1.82        2.60       247.20
630.00        2.01        3.03       236.23
800.00        2.33        3.67       162.46
1000.00      2.57        4.09       147.20
1250.00      2.63        4.20       138.41
1600.00      2.77        4.43       132.70
2000.00      2.96        4.72       111.90
2500.00      2.55        4.07       145.57
3150.00      1.54        1.87       174.56
4000.00      1.83        2.63       176.17
5000.00      1.74        2.41       174.32
6300.00      2.31        3.63       149.07
8000.00      3.47        5.40       88.60
10000.00    3.41        5.32       90.64
12500.00    3.65        5.62       72.30
16000.00    4.19        6.23       54.98
20000.00    4.17        6.20       39.84

Il software Arta calcola l'indice di direttività nei limiti di un fascio emissivo la cui ampiezza angolare è definita da due punti, posti uno a destra e uno a sinistra dello "0" nei diagrammi polari (lo zero corrisponde alla misura in asse). Come vengono individuati questi punti? Sono scelti quelli in cui la SPL risulta di 6 dB inferiore rispetto a quella sviluppata sull'asse.



La risposta al gradino ci dice inequivocabilmente che tutti i driver sono collegati elettricamente in fase (entrambe le punte sono rivolte verso l'alto). All'aguzzo impulso relativo al tweeter segue quello più largo e arrotondato dei mid-woofer, com'è giusto che sia essendo le dimensioni e masse dei due altoparlanti in gioco molto diverse tra loro. La distanza in millisecondi tra la punta dei due impulsi è di 0,430 ed è significativa del ritardo (disallineamento temporale) tra tweeter e mid-woofer. Va sottolineato che il risultato ottenuto è dipendente tanto dalla distanza alla quale è posto il microfono, nel nostro caso 1 metro, quanto dalla sua altezza, qui corrispondente alla quota del tweeter.



Nell'Energy Time Curve, detto anche Impulse Response Envelope, viene rappresentato l'andamento dell'energia acustica nel tempo. Al diffusore viene somministrato un impulso che dovrebbe essere in teoria di durata infinitesimale, detto Delta di Dirac, con il setup che registra il decadimento dell'energia in dB entro un certo intervallo di tempo. In pratica, questa misura fa vedere in che modo l'energia somministrata viene smaltita o accumulata, per poi essere liberata dal DUT. Nel caso delle Pylon Audio, il frontale particolarmente stretto ne favorisce la rapida dispersione. In un solo millisecondo, infatti, si verifica una caduta di 40 dB dall'impulso iniziale. Dopo il primo impulso relativo al tweeter, segue a breve distanza quello dei due mid-woofer.



Decisamente valida è la condotta delle Ruby 25 MKII alle misure di THD, seconda e terza armonica, effettuate a una SPL di 90 dB. Da un prevedibile 10% a 33 Hz, si scende rapidamente su tassi più consoni già da 42 Hz, dove si fa apprezzare un distorsione armonica totale dello 0,79%, seguita a ruota dalla seconda e terza, entrambe dello 0,51%. Dopo una relativa risalita tra 50 e 90 Hz, i valori calano ulteriormente e raggiungono un minimo tra 200 e 500 Hz: a 538 Hz si registra un'eccellente 0,2% di THD, 0,1% di seconda armonica e 0,17% di terza. Subito dopo risalgono tutte e tre per toccare un massimo, rispettivamente dell'1,79%, 0,98% e 1,49%, a 1356 Hz, proprio in quella critica zona nella quale abbiamo in precedenza trovato un piuttosto evidente fenomeno di risonanza. Si assiste poi a una ridiscesa in zona tweeter, dove si tocca un minimo assoluto dello 0,129% (THD e seconda armonica), con la terza che sprofonda alla 0,0077%.



C'è una certa somiglianza tra il grafico di distorsione armonica e quello ottenuto alla TNDM, misura messa a punto nei laboratori di Audioreview da Gian Piero Matarazzo e Fabrizio Montanucci. Anche qui i tassi sono maggiori sulle basse frequenze, poi scendono progressivamente con il salire della frequenza, con un punto isolato di ricrescita tra 80 e 100 Hz, anche questo riscontrabile in entrambe le rilevazioni. Si passa così dal 3% circa dei 40 Hz allo 0,6% dei 450 Hz. Nella zona centrale (500 - 2000 Hz) si vedono delle bande laterali che svettano, frutto d'interferenze nella modulazione delle frequenze basse e medie, entrambe riprodotte da un unico trasduttore. Si tratta tuttavia di un problema abbastanza comune nei due vie, dove un solo altoparlante deve farsi carico di una non indifferente porzione di banda da riprodurre. Superata la zona d'incrocio, la Total Noise Distortion cala drasticamente in zona tweeter, e non poteva essere diversamente, attestandosi su un ottimo 0,2% tra 7 e 15-16 kHz e sino ai 20.000 Hz, ad esclusione di uno strano "spike" intorno ai 17 kHz che comunque non supera lo 0,4 %.



Ultima misura è il modulo e argomento d'impedenza, una delle più importanti che si possano fare su un diffusore. I due picchi in bassa frequenza ci dicono chiaramente di essere in presenza di un Bass-Reflex, il primo è inferiore al secondo (8,73 Ohm contro 15,19 Ohm), a testimoniare una Fb inferiore alla Fs. Tra questi c'è un avvallamento il cui valore ohmico minimo corrisponde alla frequenza di accordo del sistema reflex (Fb). C'è quindi una correlazione tra il "notch" rilevato nella risposta in campo vicino dei mid-woofer e i 41,7 Hz che si riscontrano a 3,5 Ohm, cioè al minimo d'impedenza tra i due picchi. I due massimi sono per'altro di discreta altezza, indicativi quindi di un sistema reflex non molto smorzato. Il minimo d'impedenza è di 3,5 Ohm esatti a 41, 7 Hz e si verifica in concomitanza di una bassa rotazione di fase positiva (6,8°), di tipo quindi induttivo. La massima rotazione di fase è invece capacitiva (negativa) e si verifica a 98 Hz con -39,8°, in un punto tuttavia dove il modulo non è basso, visto che corrisponde a 7,7 Ohm. Insomma, possiamo dire che il Ruby non è un diffusore difficile da pilotare. Il modulo si complica alquanto salendo in frequenza, sicuramente a causa di un filtro che immagino complesso, vista la ripida pendenza relativa al passa alto del tweeter (24 db/ottava). In particolare, vediamo due discreti picchi d'impedenza a 1024 Hz (9,07 Ohm) e 4034 Hz (11,97 Ohm), quest'ultimo proprio in corrispondenza con il largo avvallamento presente nella risposta in frequenza. Un lieve flesso appare a 180 Hz, con tutta probabilità dovuto a una stazionaria interna che s'innesca nel senso dell'altezza del mobile.


RUBY "RUBACUORI"
L'ASCOLTO

IMPIANTO

Preamplificatore linea Advance Acoustic MPP 202
Finale di potenza EAM Lab PA2150
Finale di potenza Rotel RB 1070
Amplificatore integrato Technics SU-G700
Amplificatore integrato NAD 3020B
Amplificatore integrato Lym Audio 1.0T Upgraded Linea
Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Personal Computer Lenovo G50 con player JRiver Media Center
Scheda Audio E-MU Creative Pre Tracker USB 2.0
Giradischi Pro-Ject Debut II SE con testina Denon DL 160
Preamplificatore Phono Grandinote Celio
Cavi di segnale Supra Dual RCA e Kimber Hero
Cavi di potenza Fluxus Alimentami

Una lunga giornata in una casa come tante. Seduto su un comodo divano, Block Notes e penna in mano, c'è un anonimo signore che snocciola sul suo impianto diversi LP e CD, uno dopo l'altro, annotando le proprie impressioni come un buon amanuense. Un audiofilo/musicofilo che a un certo punto della sua vita si è messo in testa di fare il recensore. Uno spirito malinconico cui non basta più godersi la sua amata musica in una rassegnata "recherche du temps perdu", che desidera comunicare non solo le sue emozioni ma anche il frutto dell'esperienza accumulata in tanti anni di frequentazioni audiofile. Il grande fascino riposto nel testare un diffusore, come in qualsiasi altro oggetto Hi Fi, è quello di avere di fronte una sorta di Giano bifronte, fatto da una parte di SPL, decibel, Ohm, driver, reti crossover, grafici e tassi percentuali di distorsione, dall'altra di pura poesia. Un essere "parlante" che ha una personalità ben precisa, delle attitudini e capacità secondo le quali ci presenta la musica, ci piaccia o no. Avrei potuto raccontarvi tante prove d'ascolto quante sono le amplificazioni che ho utilizzato: sei, sette se mettiamo nel calderone anche il buon pre linea Advance Acoustic MPP 202. Grazie alle sua scarsa schizzinosità elettrica, la Ruby è una cassa acustica che si concede all'ampli di turno senza fare troppe storie: 3,5 Ohm come minimo d'impedenza non impensieriscono nessuno, nemmeno i miei due T-Amp, i quali hanno fatto egregiamente il loro dovere, non generando certo livelli di pressione da giostrai, ma nemmeno sussurri da cornetto acustico.

Ho messo alla frusta le Pylon Audio con i finali EAM Lab PA2150 e Rotel RB 1070, roba che va ben oltre i cento Watt per canale su Ohm, constatando una tenuta in potenza non stupefacente da parte dei due medio-bassi (le mie due Canton LE 109 fanno meglio), ma assolutamente non carente per un utilizzo Home. Volendo però esagerare, sono proprio i due PSW 17.8 EXA a dare i primi segni d'insofferenza; messi sotto stress mostrano una certa perdita di controllo e la tendenza a impastare, perdendo lucidità, articolazione e comprimendo la dinamica. Giusto per capirci, il limite è stato comunque raggiunto a volumi praticamente improponibili in un appartamento condominiale. Il vecchio integrato NAD 3020B, fatto ricondizionare da un bravissimo tecnico che lo ha riportato all'antico splendore, mi ha sbalordito per la dinamica impulsiva che è riuscito a sviluppare, ma anche per la gamma media, liquida ed eloquente. Evidentemente l'ammazzagiganti per antonomasia ha ancora oggi molto da dire. Gran parte però della prova è stata fatta in abbinamento con l'eccellente Technics SU-G700, un'elettronica moderna, prestante e dalle potenzialità egregie, forse quella che è riuscita meglio di tutte le altre a far cantare la gamma bassa delle Ruby, che è una delle cose migliori di queste polacche. Sollecitate dai suoi pulitissimi 70 Watt in classe D, hanno sprigionano dei bassi veloci e compatti. Ho condotto la prova d'ascolto senza la tema di aver sbagliato qualcosa, il vero "humus" di questi sistemi è l'odore di casa, il salotto, vero emblema della "Home" Hi Fi.

Proseguo quindi l'ascolto in tutta tranquillità nella mia sala di 6x4 metri, sicuro di aver messo le due torri snelle in un ambiente dalla giusta metratura: l'azienda, infatti, dichiara che le Ruby 25 MKII sono dedicate alla sonorizzazione di stanze da 18 a 35 metri quadri. Le danze si aprono con il "Baroque and roll" del mitico gruppo di rock progressivo Gentle Giant. Metto sul piatto del mio Pro-Ject Debut "Free Hand", album del 1975 pubblicato dall'etichetta Chrysalis Records. E mi accorgo di esser partito nel migliore dei modi... In "Just the Same", dopo poche misure vengo pervaso dalla generosità del basso di Ray Shulman, davvero godibile, solido e compatto, molto poco disposto a sbrodolare. La voce delle Ruby si mostra da subito educata, ricca di modulazioni e intensa nei colori, non sterilizzata da un eccesso di dettaglio. Per quanto riguarda la gamma alta, devo dire non si comportano come due effervescenti francesine, cioè con la tendenza a una spiccata brillantezza. L'acuto non è mai dominante né tantomeno prevaricatore, ma s'inserisce con garbo nel contesto di una timbrica che non intende puntare alla più rigorosa neutralità. "His Last Voyage" ha il sapore di un'antica ballata medievale inglese, ricca di suggestioni e le nostre Ruby avvicinano al cuore caldo della musica come non mai. Con "Wreck", prima traccia del lato B di "Acquiring the Taste", si torna indietro di quattro anni, al 1971. Questo secondo album del gruppo britannico offre alle orecchie un'incantevole misticanza di musica medievale, jazz, classica e rock, suonata con una perizia, anche tecnica, che non teme rivali.

Non compilo mai delle scalette predefinite nei miei ascolti, non mi piace seguire obbliganti cartellini di marcia, piuttosto amo decidere al momento, in un modo estemporaneo, facendomi guidare dagli umori che mi attraversano o da un'idea che mi frulla in testa all'improvviso. Passo al jazz di Michael Brecker, il raffinato sassofonista statunitense che ha lasciato un segno indelebile nella scena musicale dagli anni ottanta sino alla sua prematura scomparsa, nel 2007. L'album è "Michael Brecker", un lavoro pieno di verve, classe, somma abilità strumentale e una singolare capacità di padroneggiare stili e atmosfere diverse. In Syzygy e Original Rays Brecker si cimenta con l'EWI (Electronic Wind Instrument), originale strumento musicale elettrofono dotato di un sistema che registra la pressione dell'aria e affida la modulazione del suono a un sintetizzatore. Michael riesce a essere umano, caldo e sensuale anche se è alle prese con questo strano aggeggio, seguito a ruota dalle Ruby 25 MKII, che emergono come diffusori materici e corposi, mai esili, al contempo dotati di una gamma alta ben rifinita e di grande correttezza timbrica. Annoto sul mio blocco che il medio-alto, in zona d'incrocio, non ha molta energia risultando alle mie orecchie un po' arrotondato. Neo accidentale o caratteristica voluta? Tendo ad accreditare la seconda ipotesi perché tutto in questi sistemi polacchi è orientato verso una personalità ben precisa, in direzione di un comportamento timbrico complessivo un po' "loudness", cioè con gli estremi banda moderatamente in evidenza. Riguardo al comparto medio-alto, come detto lievemente sotto tono, più che di un'esaltazione dell'estremo acuto sarebbe meglio parlare di una depressione a monte che lascia in evidenza la gamma dagli 8 ai 20 kHz.

Un tocco "noir" che ammanta la riproduzione di un fascino a tratti tenebroso, cosa che non infastidisce affatto, anzi rende non affaticante l'ascolto anche in ambienti riflettenti e arricchisce le voci maschili di una grande carnosità. Sensuale, calda e avvolgente diventa allora quella di Frank Sinatra in "I've got you under my skin", ancor di più quella di "Faber" nella meravigliosa "Amore che vieni, amore che vai". Ottime cose avvengono anche in gamma media, dotata di una munificenza quasi sorprendente in considerazione della fascia di prezzo entro la quale si muovono le Ruby. Il merito è tutto dei due mid-woofer e, credo, soprattutto del materiale prescelto per la membrana: quell'Endumax di cui abbiamo già parlato. Accreditato di caratteristiche fisiche fuori dal comune, sembra "monetizzare" in un ottimo suono quelle virtù di leggerezza e rigidità che vanta e che ogni buon trasduttore approssimante l'ideale teorico del pistone rigido dovrebbe avere. Vorrei precisare che queste impressioni sono frutto di numerosi ascolti, protrattisi (bontà di Angelo Jasparro) per mesi e con ogni genere musicale. Non siamo in presenza di un diffusore propriamente grande nelle dimensioni, al contrario direi che risulta alquanto smilzo e di non alta statura, ciononostante riesce a padroneggiare con sufficiente disinvoltura anche le grandi masse orchestrali della Settima Sinfonia di Gustav Mahler. Le nostre torri si fanno apprezzare nell'ipertrofica orchestra tardoromantica anche in virtù di un suono ben esteso nelle tre dimensioni, ampio e avvolgente, anche se non si può dire che le Ruby siano particolarmente chirurgiche nella scansione dei piani sonori né che spacchino il capello in otto per quanto riguarda la definizione.

Prioritaria è per loro la musicalità, intesa come il raggiungimento di una sonorità morbida e armoniosa, unita alla facoltà di rendere dei contorni vellutati, mai aggressivi e taglienti. Non è una cassa che sgomita per farsi notare: il verbo ostentare non fa parte del suo vocabolario. Termino gli ascolti con una voce femminile che amo da sempre, quella di Joni Mitchell, con la sua ineffabile poesia, con tutta l'intima delicatezza e grazia di cui è capace. L'album è il raffinatissimo "Hejira", che ascolto per intero come in uno stato di "trance". Lo considero una specie di tributo a un sistema di altoparlanti in cui ho ravvisato le medesime qualità della cantante di Fort Macleod; mi sembra così di finire in bellezza, prima di reimballare le Ruby nella loro confezione e riportarle, a malincuore, al legittimo proprietario.


CONCLUSIONI

Sarò breve, almeno in questa parte, perché tutto ho già detto delle Pylon Audio Ruby 25 MKII. Dal punto di vista progettuale, impresa ardua è ottenere un buon equilibrio prestazionale su tutta la gamma audio con un due vie, fosse anche un due vie e mezzo come questo, senza che appaiano dei gradini, più o meno sensibili, tra i driver e senza sacrificare alcun parametro di riproduzione. A fronte di una gamma bassa completa nelle sue fondamenta, di una buona amalgama fra i tre driver, un lieve scompenso si crea tra medio e alto in termini di definizione, precisione del suono, comunque contenuto entro limiti più che accettabili. Vorrei ancora una volta rimarcare le qualità dell'Endumax. La definizione che il PSW 17.8 EXA riesce a raggiungere sulle frequenze medie mi è apparsa inferiore a quella che può dare un buon cono in carta, ma non è nemmeno deficitaria come avviene in certune membrane in polipropilene, che sembrano talvolta gettare il bambino con l'acqua sporca. Diciamo che con questo materiale si è ottenuto un buon compromesso tra le varie tipologie di membrane. Diffusore eminentemente "Home", assomma tutte le qualità tipiche di questa categoria, compresa la facile gestibilità da parte dell'amplificazione e una livrea sobria ma elegante nella sua semplicità. Alla luce di tutto questo, il prezzo di 1650 euro la coppia dev'essere considerato vantaggioso, nell'individuazione di un ottimo rapporto qualità prezzo.


Alfredo Di Pietro

Dicembre 2019


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