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sabato 20 ottobre 2018 ..:: Presentazione Diffusori Audibilia Miles Ahead ::..   Login
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 Presentazione Diffusori Audibilia Miles Ahead Riduci


 

 

Varie ed eventuali possono essere le logiche che si nascondono dietro un pomeriggio audiofilo. Nella mia esperienza di appassionato, ormai "d'antan", sono essenzialmente riconoscibili in due tipi. La prima attiene a una relazione simmetrica, da cultore a cultore dell'Hi Fi, dove due o più persone vogliono semplicemente godersi un po' di buona musica in compagnia e nel contempo saggiare le qualità di un impianto. La seconda, più rara ma non per questo peregrina, è l'incontro con un progettista, finalizzato all'ascolto di una sua nuova o meno recente creazione. La musica c'è comunque, ma insieme allo spirito di un ascolto condiviso, bisogna anche compiere uno sforzo aggiuntivo: comprendere le ragioni di un progetto, illustrate dalla stessa voce dell'artefice. C'è un terzo caso però, che in qualche modo assomma entrambe le ragioni, identificabile nelle mie visite presso la sede milanese di Audibilia. Sono giunto alla mia terza visita dall'amico Gianluca Fantato, non posso quindi considerarmi un frequentatore assiduo, tuttavia la pregnanza degli incontri tra me e lui ha fatto sì che, già dalla seconda, mi trovassi subito a mio agio in quell'ambiente. Sono allora ritornato, su suo cortese invito, il giorno 25 giugno U.S. a rendergli visita per apprezzare le qualità della sua ultima creazione, il sistema Miles Ahead. Giungo nella sede di Via Cavalcanti nel pomeriggio, carico di aspettative perché i suoi sistemi non sono mai banali, ma frutto di una progettazione originale, mirata a non sminuire l'immediatezza che ogni musica deve manifestare. In ogni suo sistema, dal più grande al più piccolo, c'è la tensione ideale verso una cifra emozionale mai esangue, sempre robustamente "live", dalla forte personalità.

 



Il rispetto per ogni parametro della riproduzione, soprattutto quando ci sono poche restrizioni cui obbedire, è tipico dei grandi sistemi, come questo nuovo "Miles Ahead". Ci sediamo comodi, prima dell'ascolto Gianluca mi spiega molte cose del suo nuovo nato. Si tratta innanzitutto di un diffusore da pavimento di buone dimensioni, "Patent Pending" in una sua soluzione tecnica. Come da filosofia del brand, il sistema è modulare per consentire il massimo isolamento e minima interferenza tra i trasduttori. I due altoparlanti (woofer e coassiale) sono quindi accolti in due mobili separati. Il grande Woofer Supravox da 16" è elettroeccitato, con gli elettromagneti fatti funzionare da due alimentatori stabilizzati. Volendo, è anche possibile implementare l'alimentazione variabile, però con questo tipo di carico, il "quasi cardioide", è meglio fornirne una fissa a 12 Volt perché quella variabile va bene se devi adeguare l'altoparlante a un carico Bass-Reflex. Nel caso del Miles Ahead è quindi preferibile che i parametri di tensione e amperaggio rimangano stabili. La ragione? Con i 12 Volt otteniamo un Qts (Fattore di merito totale) stabile e ideale per il carico adottato. Dietro il Supravox è montato un complesso magnetico, senza cono, che si muove in controfase, dimodoché quando la membrana dell'altoparlante si sposta all'indietro, questo "controgruppo" magnetico spinge l'altoparlante nella sua interezza in avanti, così da renderlo perfettamente immobile. Inoltre, il woofer non è semplicemente avvitato al pannello anteriore (spesso 6 cm e costituito da due strati lignei fresati), come avviene nella stragrande maggioranza dei casi, ma è stretto in mezzo a due listelli con guarnizioni in Neoprene, che lo rendono ben fermo nella sua sede.

 



Il magnete posteriore ha quindi la funzione di annullare indesiderabili movimenti. È come se ci fossero due altoparlanti montati in Push-Pull, solo che il posteriore non ha la membrana, ma unicamente il complesso magnetico che fornisce la spinta opposta. Questo sistema, denominato dal progettista "A/Motion", è tesi di brevetto. Anche alzando il volume, se si mette una mano sul cabinet si sente che è immobile, del tutto esente da vibrazioni. Quest'accorgimento è davvero apprezzabile, considerato che il baffle frontale ospita un woofer di grandi dimensioni, per'altro elettroeccitato e quindi sviluppante una forza non comune. Per ragioni fisiche, il pannello sul quale è montato tende ad agire in modo contrario, si oppone al moto del driver annullando perciò parte della sua forza di spinta. A questo punto però interviene il sistema adottato dal progettista, che lo tiene bloccato e gli consente di produrre un basso molto più efficace. Va sottolineato che la forza espressa da questo componente Supravox è davvero notevole, difficilmente ottenibile da parte dei sistemi magnetici, a meno che non vengano utilizzati i potenti magneti in AlNiCo. Nel Miles Ahead, l'incrocio stabilito a 500 Hz con il coassiale (di cui Gianluca preferisce non precisare marca e modello), impone al woofer di avere delle caratteristiche particolari. Quello impiegato ha un diametro di ben 40 cm e massa mobile di 66 grammi, molto bassa per le sue dimensioni, grazie alla quale riesce a salire tranquillamente sino alla frequenza d'incrocio.

 



A tale frequenza, questo componente ha un indice di direttività simile a quello della tromba che carica il coassiale, in realtà si tratta più di una guida d'onda che una tromba vera e propria. Il retro del mobile è aperto, non quindi sotto pressione e privo per questo di vibrazioni. Anche questa filosofia, la quale privilegia velocità e assenza di risonanze, è notoriamente cara al progettista Audibilia. L'obiettivo, centrato, è stato quello di eliminare prima di tutto le fonti di distorsione che agiscono a monte, dovute ai movimenti e alle vibrazioni della cassa. Un livello di progettazione così sofisticato non poteva ovviamente non replicarsi anche sul trattamento del coassiale, che è stato fissato con un sistema che lo tiene fermamente bloccato nella sua sede tramite un puntello posteriore. Tale sostegno spinge su un pressore in grafite HD, il quale è direttamente a contatto del magnete, con evidenti benefici all'ascolto nella banda di pertinenza del trasduttore. Il coassiale ha un carico lamellare decompresso, non una sospensione pneumatica né un Bass-Reflex, ma un tipo simile al Variovent (aperiodico), però lamellare. In questo modo si ottiene uno smorzamento molto valido dell'altoparlante, con un comportamento del carico che è a metà strada tra il Bass-Reflex e la sospensione pneumatica. Per la tromba è stato adottato un profilo "Triple Flare" che, come recita la brochure, evita il verificarsi del Waisting Band ed è esente dal deleterio fenomeno del Pattern Flip.

 



Emette secondo una direttività controllata su 90° x 90° da 500 a 20.000 Hz e D.I. (Indice di direttività) in asse pari a 12 dB. Questo significa che il livello di emissione percepito di fronte all'altoparlante è di 12 dB superiore (quasi quattro volte) a quello che sarebbe se la sorgente fosse omnidirezionale. Per il materiale si è pensato di adoperare un "Solid Surface", nella fattispecie una resina minerale inerte molto simile al Corian, parecchio tetragona ai fenomeni di risonanza. Il driver è pilotato in corrente con rete adattatrice bilanciata (No Back EMF). Sappiamo che, fondamentalmente, la dispersione alle varie frequenze in un altoparlante deriva dalle dimensioni della membrana, oltre che dalla presenza di un eventuale carico, e in questo sistema i due diametri (woofer/coassiale più guida) sostanzialmente coincidono. In questo modo il passaggio di testimone alla frequenza d'incrocio non si avverte, proprio perché a quella i due trasduttori hanno uguale risposta in potenza in ambiente. Non abbiamo per'altro un tweeter dal comportamento quasi omnidirezionale, che "spara" le alte frequenze per ogni dove mentre il woofer è ben direzionale. Con la guida d'onda, invece, come detto si riesce a conseguire una direttività controllata. Conoscevo già la grande passione di Gianluca per la musica jazz, che di riflesso ha influito sul nome dei suoi vari modelli, non è stata quindi per me una sorpresa la denominazione di questo interessante sistema: Miles Ahead, sempre in ossequio ai grandi del Jazz. In realtà questa è frutto di "un gioco di parole", dice Gianluca "che va inteso o come il titolo del disco di Miles Davis oppure come "miglia avanti", in quanto non ci sono ancora sul mercato sistemi di questo tipo".

 



Ma proseguiamo con le meraviglie tecniche che racchiude questo diffusore... È un tre vie internamente quadriamplificato con DSP, dove il quarto amplificatore è dedicato al pilotaggio del magnete senza membrana di cui parlavamo prima. Un filtro passivo è interposto tra il cono del coassiale e il suo tweeter centrale, definito dal progettista "Time Perfect" in virtù della sua coerente risposta nel tempo. Non è stato quindi adoperato un filtro digitale FIR (Finite Impulse Response) come nel precedente sistema. Questa volta si è voluto andare un po' più sul semplice, anche perché i filtri digitali hanno un certo tempo di latenza e, se usati in un sistema Audio/Video, a detta del progettista provocano dei problemi di sincronismo tra labiale e sonoro. Nelle sue intenzioni c'era quella di creare un sistema di filtraggio che fosse meno complicato da quel punto di vista, ma che al contempo mantenesse la coerenza di fase e la risposta impulsiva tipica dei FIR. Gianluca mi mostra il grafico dell'Excess Group Delay, che appare particolarmente regolare, e la risposta all'impulso, la quale è praticamente sovrapponibile al sistema A Love Supreme (Tribute), da me conosciuto nell'agosto dell'anno scorso, e che utilizza invece filtri FIR. Secondo lui, la differenza all'atto pratico dell'ascolto tra le due tipologie è molto sensibile, soprattutto in gamma media. Questo filtro passivo prevede l'implementazione di tipologie già conosciute, come il Bessel e il Linwitz Riley e ha consentito di ottenere in gamma media delle prestazioni molto valide per quanto riguarda la coerenza, fase e altri parametri.

 




UN VISITATORE DALLO SPAZIO ESTERNO
L'ASCOLTO

BRANI ASCOLTATI

Johan Christoph Pachelbel: Canone in re
Paolo Conte: Dentro al cinema
Jan Garbarek: Träumerei - Schumann
Harry Belafonte At Carnegie Hall - Danny boy
Arvo Pärt: Fratres
Charles Brown: Someone To Love - I don't want to get adjusted
Modest Mussorgsky - The Great Gate Of Kiev
Glenn Gould: J.S. Bach Goldberg Variation BWV 988 (1981)
Mina: Canarino Mannaro - Va bene, va bene così
The Very Best Of Dire Straits: Sultans of swing

 



Grande e potente, sono i primi due aggettivi che mi vengono in mente dopo i primissimi minuti d'ascolto. Vengo trasportato non in un piccolo salotto da cottage ma nel bel mezzo dell'Holy Eden Church. Il Miles Ahead riunisce in un solo diffusore le caratteristiche che possiamo trovare nei grandi e piccoli sistemi: dei grandi conserva le vaste potenzialità, dei piccoli la microchirurgicità della scena e la raffinatezza sul medio-alto. Tali doti non sempre sono conciliabili, ma posso testimoniare che in questo caso l'esperimento è perfettamente riuscito. Da un po' di tempo un pensiero si affaccia sempre più di frequente nella mia mente, riguarda il vezzo, piuttosto diffuso tra i recensori, di settorializzare le impressioni ricevute all'ascolto, dividendo i giudizi nelle varie gamme di cui è composta la banda audio. L'idea non è irragionevole, visto che il loro comportamento può essere anche molto differente, ma, alla fine della fiera si dovrebbe dare un giudizio complessivo interessandosi della coerenza, cioè di come questi compartimenti (che stagni non sono) collaborano per fornire un suono unico. Prendo lo spunto da questa riflessione per dire che il Miles Ahead è uno dei più coesi che mi sia capitato d'ascoltare, nessuno scalino si avverte nel passaggio dal woofer al coassiale, né per quanto riguarda la timbrica né tantomeno per la stabilità della scena. Il basso è davvero fuori dall'ordinario, "infinito", esteso, energico e profondo quanto basta per affrontare qualsiasi repertorio musicale. Gli appassionati dell'organo ringrazieranno sentitamente.

 



Il grande altoparlante Supravox viene messo nelle condizioni di svolgere bene il suo lavoro, esprimendosi libero da alcuni effetti collaterali imputabili al mobile; va da sé che non basta dirigere la propria scelta verso un ottimo componente, bisogna poi essere in grado di farlo suonare al meglio nell'ambito del sistema e Gianluca Fantato, in virtù della sua esperienza e genialità progettuale, è certamente nel novero di coloro che riescono in questa non facile impresa. Chi è poco avvezzo a diffusori di questo livello visiterà un mondo nuovo, o meglio verrà da esso visitato. Nel corso della seduta d'ascolto ha rivelato una facilità disarmante di emissione, rimaneva gagliardo anche laddove altre elettroacustiche meno prestanti iniziano a mostrare la corda, cominciando a comprimere la dinamica, per esempio. In virtù anche delle scelte progettuali (Gianluca non ha molta simpatia per i carichi risonanti) il range delle basse frequente è risultato tra i più trasparenti e veloci e reattivi mai ascoltati, trova la sua giusta misura proprio nella rapidità di risposta ai transienti impulsivi, del tutto privi di code o lentezze di sorta. È un basso che viaggia lesto, limpido e privo di antipatiche caratterizzazioni. Salendo in frequenza, riconosciamo quelle stesse qualità che abbiamo apprezzato in basso. L'eccellente coassiale impiegato fa del Miles Ahead un sistema molto radiografante, forse meno "caldo" del precedente A Love Supreme (Tribute) sulla gamma mediobassa ma altrettanto accurato sulla medio-alta, anche se la guida d'onda tende a frontalizzare un po' la scena mettendo strumenti e voci abbastanza in primo piano.

 



Si sente il tipico rinforzo sulle medie di questo tipo di carico che, beninteso, non è sicuramente un difetto, un qualcosa d'indesiderato che a un certo punto si presenta, quanto piuttosto una precisa scelta progettuale. Ogni sistema Audibilia, almeno quelli che potuto ascoltare, hanno nel loro corredo genetico un'impostazione Monitor. Un plauso merita per la grande stabilità del palco sonoro, che rimane tale anche al variare della posizione d'ascolto, entro un certo ventaglio. È forse un parametro cui l'audiofilo medio dà poca attenzione, tuttavia è estremamente significativo di certe scelte progettuali, come il carico sulle medio-alte, il layout circuitale del crossover, l'attenzione messa nel conseguire una valida coerenza di fase. Ma soprattutto porta a discriminare un diffusore fatto alla bell'e meglio da uno ragionato nei minimi particolari. È chiaro che in questo si è voluta ricercare la vastità della scena, che si distingue per il notevole sviluppo in larghezza, con un buon discernimento della posizione spaziale di strumenti e voci, ma forse a leggero detrimento della profondità, che sembra meno sviluppata di altri sistemi. Offrire uno "spot" d'ascolto particolarmente ampio, per'altro graniticamente stabile, significa non essere più obbligati a stare fissi in un'unica posizione privilegiata d'ascolto (il famigerato Sweet Spot). La chitarra al vetriolo di Mark Knopfler in "Sultans of swing" ha l'intensità di una lama sonora che colpisce dritto l'ascoltatore, con grande efficacia. Questo comportamento energico, senza mediazioni o asettiche prese di distanza, rientra tra i vantaggi della filosofia di cui parlavo.

 



E non poteva certo fallire alle prese con la prorompente e finissima musicalità di Mina in "Canarino Mannaro". Per rendere davvero viva e vitale una voce occorre, oltre ovviamente a una bella timbrica, una gestione disinvolta della dinamica, necessaria per assecondare i guizzi canori, che in molti casi possono avere delle escursioni micidiali. Nel nostro diffusore la velocità di risposta ai transienti, la trasparenza, fa viaggiare a briglie sciolte il canto, rendendo tutto molto emozionante. Ma questo sistema sa parlare diversi linguaggi, anche quello dell'estrema cura e introspettività, assicurate dalla micidiale focalizzazione (quasi da elettrostatica) che dimostra questo coassiale, coadiuvato da scelte costruttive che favoriscono l'espressione della sua infallibile meticolosità. Si sente chiaramente nel "Canone in re", come in una registrazione che ormai conosco come le mie tasche: le Variazioni Goldberg suonate dal grande Glenn Gould (versione 1981), un vertice nella storia dell'interpretazione bachiana. La riproduzione è talmente accurata che sembra di star ascoltando con una buona cuffia; quel suono "grigio ferro", il canticchiare lontano, il rumore dei martelletti sulle corde, sono tutti particolari molto difficili da rendere in pieno, ma non per le Miles Ahead, evidentemente. Schegge di emozioni a profusione mi suscita l'ascolto di Arvo Pärt in Fratres, atmosfere oniriche, immensità planetarie si affacciano su quelle due porte verso l'infinito musicale che sono le Miles Ahead. Spazi aperti e distese a perdita d'occhio non mortificati da un sistema che fa della "grandeur" sonora una sua ragione di esistenza.


Alfredo Di Pietro

Settembre 2018


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