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AMIATA PIANO FESTIVAL: MUSICA SENZA CONFINI

 



Anche nel 2018 si rinnova la sfida che l'evento toscano ha deciso di lanciare al mondo della musica, portando la sublime arte dei suoni in un territorio musicalmente vergine. Come sempre, sono i fatti e non le chiacchiere quelli che contano: Amiata Piano Festival vanta ad oggi oltre 180 concerti, la maggior parte dei quali presente negli archivi storici di Rai Radio 3. Ha richiamato migliaia di spettatori provenienti da molti Paesi del mondo, compresi Stati Uniti, Australia, Giappone, Norvegia, Russia e Israele. Com'è solito avvenire ogni anno, in una Milano primaverile si rispolvera la consolidata formula di presentazione, rivolta a un sempre folto pubblico, degli eventi che potremo vivere nei mesi a venire, precisamente dal 19 maggio al 9 dicembre 2018. Che questa sia una manifestazione di caratura internazionale in continuo movimento lo testimonia la sua storia, la volontà di espandere un iter concertistico che in questa quattordicesima edizione è giunto a ben quattordici appuntamenti. Si articolano sulla scena del prestigioso Forum Bertarelli in una sequenza che inizia con il Concerto Anteprima del 19 maggio, prosegue con i tre weekend di Baccus (28/29/30 giugno e 1 luglio), Euterpe (26/27/28 luglio), Dionisus (30/31 agosto e 1/2 settembre), per terminare con i Concerti di Natale dell'8 e 9 dicembre. Se le date si sono progressivamente infoltite nel tempo, alcuni ingredienti sono rimasti immutati, come l'ora d'inizio dei concerti, le 19.00, la ricca degustazione con i prelibati vini della Cantina ColleMassari, l'immersione nella magnifica natura della maremma grossetana.

 



Se posso osare un piccolo parallelo, anche il mio sito "Non solo audiofili" ha gradualmente infittito i suoi impegni, forse a dismisura, tanto che mi vedo costretto a pubblicare questo report a distanza di un mese dal suo svolgimento, a pochi giorni dalla ghiotta anteprima di sabato 19 maggio. Meglio tardi che mai... Oggetto è la tradizionale anteprima del festival amiatino nella consueta sede di elezione, che è sempre la Showroom Fazioli di Via Conservatorio, 17. È Maurizio Baglini, direttore artistico del festival, a fare gli onori di casa. Pur essendo presente un membro della famiglia Fazioli, Paolo non ha potuto esserci in quanto a Francoforte per un impegno. Tocca quindi al maestro rinverdire le origini di una bellissima avventura, nata nel 2003 proprio grazie all'attenzione dell'ingegner Paolo Fazioli, che ai tempi gli chiese di fare un concerto per un cliente che aveva acquistato un suo pianoforte. Da allora sono state fatte davvero tante cose. Cita la presenza di uno degli amici storici della manifestazione, Gaetano Santangelo, che seguì uno dei primi concerti, organizzato in un garage di Castel del Piano. Da una "reunion" di dimensioni quasi familiari ai trecento spettatori che possono essere accolti in una delle sale da concerto più belle e più acusticamente valide che ci siano a livello non solo nazionale: questi sono gli estremi di un mirabolante percorso che, ne sono certo, ha ancora da riservarci tante sorprese. Si presenta quindi ufficialmente l'edizione 2018 dell'Amiata Piano Festival, un evento interamente finanziato dalla Fondazione Bertarelli, come di consuetudine alternando alle parole alcuni momenti musicali.

 



Dietro di esso c'è quindi un'importante istituzione, nata per iniziativa dei fratelli Maria Iris Tipa Bertarelli e Claudio Tipa, operativa sin dal 2009 e con una vocazione alla promozione del territorio toscano. Questa ha creduto sin dall'inizio a un progetto puramente culturale, non certo d'indotto economico, venendo incontro al "sogno" di Maurizio Baglini e della sua compagna Silvia Chiesa, violoncellista nonché artista residente del festival. Nella sua fervente opera socio-culturale, la fondazione quest'anno ha deciso di sostenere dei progetti con il Teatro Stabile di Grosseto, la Confraternita della Misericordia, i comuni di Cinigiano, Montalcino e Arcidosso, la Curia Vescovile di Siena, le Università di Pisa e Siena. Ha aperto due siti archeologici sul territorio del Comune di Cinigiano. Non è stato un percorso semplice, si sono dovuti affrontare tanti sacrifici ma alla fine si è arrivati ad avere questo splendido auditorium, il quale ha consentito lo sviluppo di una programmazione che rientra anche nelle "desiderata" della fondazione. Un fattore dei più ricorrenti è il fatto che Silvia e Maurizio dovrebbero suonare tutte le sere, ma su un complesso di quattordici concerti la cosa finirebbe per essere troppo autoreferenziale, si è perciò giunti all'alternanza tra una loro frequente presenza e quella di altri importanti artisti. Quest'anno il Concerto di Anteprima, intitolato "La Gran Regina degli angeli" e dedicato alla musica antica, cadrà sabato 19 maggio e vedrà la partecipazione del soprano Raffaella Milanesi con l'orchestra "Silete Venti! & Simone Toni". Una realtà nata a Milano con lo scopo di approfondire lo studio del periodo barocco e classico in un percorso di ricerca musicale che investa sia la parte esecutiva che quella teorica e didattica attraverso l’uso di strumenti originali.

 



Grande è la sua attenzione verso le tecniche esecutive non ancora utilizzate, la ricerca di fonti antiche e la conoscenza dei vari contesti storico-culturali. Il programma di sala comprende musiche di Antonio Vivaldi: Sinfonia per archi e basso continuo in Sol Maggiore "Il coro delle Muse" RV 149, Sinfonia per archi e basso continuo in si minore "Al Santo Sepolcro" RV 169, Stabat Mater RV 621, Concerto per viola d'amore, archi e basso continuo in re minore RV 394, Nisi Dominus RV 608. Opere antiche ma contemporanee alla propria epoca, dice Baglini, e se oggi siamo ancora in grado di proporre musica che ha trecento anni di vita, vuol dire che questa ha contenuti molto validi. Avviene a questo punto una cosa molto particolare: in un ambiente dedicato all'esposizione di eccellenti pianoforti come i Fazioli, si è voluto portare un qualcosa che non si era mai visto, cioè gli strumenti antichi e la prassi esecutiva dell'epoca. Ma com'è nata l'avventura di Silete Venti! e cosa ha portato oggi all'attenzione del pubblico? Ce ne parla Simone Toni, fondatore e direttore del gruppo strumentale: "Mi sento un po' in soggezione con tutti questi grossi pianoforti neri. È la prima volta che siamo accolti in questo luogo meraviglioso, quello che noi cerchiamo è il ritorno alle origini, anche negli strumenti utilizzati. Il pianoforte che usava Mozart, per esempio, era la metà di quello che vediamo qui. In questi tre secoli i suoni si sono trasformati, come tutto del resto, quello che ci muove è la ricerca di qualcosa di nostro, il desiderio di sentire dei suoni che si sono persi.

 



Non è soltanto una questione legata all'uso di strumenti dell'epoca, oggi abbastanza riconosciuto. Attualmente è quasi un'eresia ascoltare Vivaldi con gli strumenti moderni. Quarant'anni fa crescevamo affascinati da questa musica stupenda, suonata da complessi come i "Solisti Veneti", tra l'altro in modo fantastico, come testimonianza della creatività italiana. C'è stata poi un'evoluzione che ha portato al desiderio di suonare gli strumenti originali, me per primo, di andare a cercare quali fossero le emozioni che provavano quei compositori. La ricerca si è rivolta ad Antonio Vivaldi. Per noi è stata una bellissima sorpresa essere stati invitati a suonare nell'ambito del festival, da questa notizia inaspettata si è creato magicamente un qualcosa, rivelatosi poi di portata molto più grande. Il nostro sogno è tornare all'Ospedaletto di Venezia, che ora è un posto abbandonato ma dove abbiamo vissuto delle emozioni incredibili con Vivaldi, in una chiesa ferita da un incendio, dove nel '700 venivano accudite delle persone derelitte e bisognose. Di grandi tradizioni musicali, fu un vanto per la Serenissima Repubblica di Venezia perché da tutto il mondo si veniva ad ascoltare suonare e cantare queste ragazze "bastarde", malate, poco affascinanti fisicamente e perciò scartate dalla società normale. La chiesa dell'Ospedaletto diventava così un luogo dove venivano accolte, studiavano musica, un simbolo del riscatto spirituale che l'arte poteva dare all'individuo, anche il meno fortunato. Grazie a Silvia e Maurizio questo concerto acquista per noi un valore molto particolare.

 



Questa sera Valerio Losito suonerà uno strumento, la viola all'inglese, che in qualche modo fa parte delle nostre ricerche. Oggi considerato estinto, sappiamo che Vivaldi ne fu insegnante all'Ospedale della Pietà. Come per tante altre cose, nel tempo è stato erroneamente sostituito da altri strumenti. È stato utilizzato da Vivaldi quando scriveva musica che richiama una profonda spiritualità, per la sua attitudine a legare il visibile con l'invisibile, purtroppo spesso trasformato in viola da gamba nelle partiture in cui era indicato, cioè uno strumento che con l'originale non c'entra assolutamente nulla. Bisogna dire che è difficile ricostruire quello di cui non si hanno testimonianze fotografiche. Valerio l'ha avuto in dote da un'altra fondazione illuminata, la Peretti a Roma, acquistato senza sapere che fosse una viola all'inglese, ma come viola d'amore. Abbiamo deciso, anche per una serie di motivi sentimentali, che stasera fosse il momento giusto per farlo ascoltare, non nella "Follia" di Vivaldi perché sarebbe occorso un altro violino, ma nella composizione di un anonimo in un testo ritrovato in Germania". Ma rientriamo nell'attualità e iniziamo a srotolare questo grande papiro dei tredici incontri musicali che seguono all'anteprima. Il primo appuntamento di Baccus cade giovedì 28 giugno con Beethoven: Sinfonia N. 6 Op. 68 "Pastorale" e Triplo concerto per violino, violoncello, pianoforte e orchestra Op. 56. Orchestra della Toscana diretta da Daniele Rustioni. Francesca Dego, violino - Silvia Chiesa, violoncello e Maurizio Baglini, pianoforte.

 



Da quando l'Orchestra della Toscana ha un direttore musicale di primissimo livello, Daniele Rustioni, si è deciso di fidelizzare la compagine al territorio e all'Amiata Piano Festival. Spesso si è pensato di fare dei progetti particolari che partissero da questo, che non fossero di circuito, e dopo l'esperienza dell'anno scorso si è detto: "perché non mettere insieme anche dei frangenti umani, tra cui l'amicizia, che non è solo quella tra Maurizio Baglini, Silvia Chiesa e il maestro Rustioni, ma anche quella nata tra loro e Francesca Dego, che è una delle maggiori violiniste del momento?" Francesca tra l'altro era già stata ospite del festival. Così si è giunti all'individuazione di un repertorio beethoveniano che accomunasse questi musicisti, con la sinfonia N° 6 "Pastorale", tra l'altro perfettamente congrua al contesto ambientale della campagna toscana, e il triplo concerto Op. 56. Per Maurizio e Silvia è un privilegio avere degli amici con cui costruire progetti di questo tipo, un momento epocale per il territorio, anche perché L.v. Beethoven è ritenuto dal direttore artistico il vero compositore contemporaneo a ogni epoca. Il giorno dopo, venerdì 29 è la volta di "Tango jazz" con Javier Girotto al sassofono, soprano e baritono, e Gianni Iorio al pianoforte e bandoneon. Girotto (Escenas argentinas, Morronga la milonga, Paragonai), Villoldo Arroyo (El choclo), Piazzolla (Adiós Nonino), Gardel (Volver), Iorio (Giorni di marzo, Sagra d'estate, Chacarera gringa) le composizioni suonate. Le occasioni d'intrattenimento non devono mancare, il pubblico dell'Amiata Piano Festival è eterogeneo, coglie l'occasione per presenziare a questi fine settimana musicali prendendo le vacanze.

 



Ecco allora affacciarsi il tango, "jazzizzato" da Girotto, in ossequio alla passione che per questo genere ha Maria Iris Tipa. Sabato 30 giugno si affaccia una prima assoluta, con Giulio Tampalini, chitarra - Simonide Braconi, viola e viola d'amore - Silvia Chiesa, violoncello - Maurizio Baglini, pianoforte. Cast "stellare" impegnato in una ricca carrellata di brani: Braconi (Fantasia in due movimenti per violoncello e pianoforte), Hindemith (Piccola sonata per viola d’amore e pianoforte Op. 25 N. 2), Castelnuovo-Tedesco (Capriccio diabolico [Omaggio a Paganini]), Gnattali (Sonata per violoncello e chitarra), Schumann (Märchenbilder Op. 113, per viola e pianoforte), Bolling (Hispanic Dance [With a Blue Touch], da Concerto per chitarra e jazz piano trio), Piazzolla (Escualo). La prima tranche di Baccus si conclude domenica 1 luglio con "Musica e risate" di Dosto & Yevski, bizzarro duo comico-musicale che vede Dosto al pianoforte e Yevski al contrabbasso, impegnato nello spettacolo "Rap‐Sodia", protagonisti Donna Olimpia e Blek. Il duo nasce nel 1991 e vede aggiungersi nel 1999 la cantante Donna Olimpia. "È uno spettacolo dedicato alle famiglie", afferma Baglini, "perché uno degli aspetti che la fondazione cura è lo sviluppo del territorio, non solo culturale ma anche sociologico, e si è pensato di creare qualcosa che potesse coinvolgere anche i bambini, troppo spesso esclusi da questo tipo di manifestazioni. Si soddisfa quindi un altro elemento della filosofia di base dell'Amiata Piano Festival, quello di poter commissionare delle opere". In questo caso è stato scelto Simonide Braconi, eminente violista e compositore, il quale già tre anni fa scrisse per il festival un pezzo per viola e pianoforte.

 



Simonide Braconi è prima viola dell'Orchestra del Teatro alla Scala, fa parte dell'omonimo quartetto e parteciperà al progetto discografico che l'APF ha voluto avviare per lasciare testimonianza delle sue stagioni. In occasione dell'edizione 2018 ha scritto un brano (molto difficile) per Maurizio e Silvia. Arriviamo alla parentesi di luglio, Euterpe. Nel programma di giovedì 26 emerge tutta l'attenzione che ha il festival per le nuove generazioni di musicisti. La serata s'intitola "Silvia Chiesa e le nuove stelle della classica", Giovanni Andrea Zanon, Laura Bortolotto, Christian Sebastianutto, Giulia Rimonda nella classe dei violini; Costanza Pepini, Stefano Musolino in quella delle viole; Andrea Nocerino al violoncello sono i giovani virgulti che si esibiranno, con la partecipazione di Silvia Chiesa, violoncello. Certamente non facile il repertorio che sono chiamati ad affrontare: Shostakovich (Due pezzi per ottetto d’archi Op. 11), Respighi (Doppio quartetto per archi in re minore P 27), Mendelssohn‐Bartholdy (Ottetto per archi Op. 20). "È un progetto al quale teniamo molto", afferma Silvia Chiesa, "perché include giovani promesse. Cosa vuol dire? Il mio côté didattico mi ha fatto capire negli anni che per i ragazzi, talentuosi naturalmente, che si approcciano al mondo professionale, non sono molte le occasioni di poter suonare in sale importanti, soprattutto agli inizi. Quindi anche di testarsi in una sala dove possano ricevere la critica, la radio, un pubblico qualificato che gli ascolti. Dunque con Maurizio abbiamo pensato di riservare, su quattordici concerti, uno o due proprio ai giovani, che non vengono lasciati e abbandonati sul palcoscenico da soli, ma accompagnati in qualche modo o da me o da Maurizio stesso.

 



Quest'anno il progetto sarà dedicato all'ottetto d'archi, che è una formazione cameristica non facilmente ascoltabile nelle sale da concerto. A me piace molto perché è il limite prima di arrivare al complesso d'archi, il quale prevede tra i dodici e quattordici strumentisti. Nell'ottetto ogni parte è di fatto solistica. Avendo io anche un amore per il '900, ho messo un po' lo zampino italiano, perciò nella serata del 26 luglio, oltre al famosissimo ottetto di Mendelssohn che molti di voi sicuramente conosceranno, suoneremo anche due brani giovanili di Shostakovich poco conosciuti, ma soprattutto faremo un'esecuzione del doppio quartetto di Respighi che mi risulta non essere mai stato suonato in Italia, almeno recentemente. Così i ragazzi si potranno cimentare in un repertorio piuttosto vasto e io sarò un componente di questo ottetto. Tengo molto a sottolineare che i giovani non vengono selezionati per audizioni o concorsi. Quando io e Maurizio ci troviamo in una città e magari andiamo ad ascoltare un concerto, avendo modo di sentire qualche ragazzo poco conosciuto ma a noi sembrato talentuoso, lo prendiamo con noi e cerchiamo di farlo esibire nel nostro festival". Quest'anno ci sarà la presenza più giovane in assoluto nella storia dell'Amiata Piano Festival: Giulia Rimonda, figlia del violinista Guido Rimonda che è stato, insieme al duo Baglini Chiesa, il protagonista del primo CD che Decca ha prodotto come "live" del festival. Il jazz ritorna venerdì 27 luglio, al centro dell'attenzione "Piano jazz" con David Helbock.

 



A monte di questo concerto c'è una condivisione progettuale con Silke Zimmermann, direttrice artistica dei concerti di Schloss Elmau che ha presentato Helbock, grande pianista jazz austriaco, a Maurizio Baglini. Zimmermann ha creato in Germania da vent'anni a questa parte una serie di concerti molto significativi con nomi come Mischa Maisky, Gidon Kremer, Grigorij Sokolov e anche molto jazz. Quando ha visto l'auditorium dell'APF ha caldeggiato alcuni artisti e uno di questi è proprio quello che suonerà in "solo" il 27 luglio. Altro frangente barocco si apre sabato 28 luglio, nella terza e ultima serata della seconda tranche. Si svolge nel pieno dell'estate con un titolo che evoca una sensazione di frescura, "Musica sull'acqua", affidata all'ensemble toscano "Il Rossignolo" che vede Ottaviano Tenerani al clavicembalo e direzione. Una scelta che rientra nella volontà di valorizzare delle eccellenze locali. Curiosa la definizione di questo gruppo, che diventa "a geometria variabile" in base al repertorio affrontato. È specializzato nello studio e nell'esecuzione di musica antica su strumenti storici, fondato e coordinato dai flautisti Marica Testi, Martino Noferi e dal clavicembalista Ottaviano Tenerani, che ne è anche direttore. In quest’appuntamento possiamo scorgere un'affinità con "Silete Venti! & Simone Toni" che suonerà nel Concerto d'Anteprima il 19 maggio. Compositori e opere: Telemann (Wassermusik in Do maggiore – Hamburger Ebb' und Fluth Ouverture-Suite TWV 55:c3, Concerto in mi minore per flauto diritto, traversiere, archi e basso continuo TWV 52:e1, Ouverture-Suite in mi minore per due flauti, archi e basso continuo TWV 55:e1.

 



La terza e conclusiva fetta estiva di Dionisus esordisce giovedì 30 agosto nel nome di J.S. Bach. "Quattro pianoforti e un'orchestra per Bach" ne è il suggestivo titolo, nella serata sono coinvolti fior di pianisti come Maurizio Baglini, Gianluca Luisi, Andrea Padova, Marco Scolastra, Marcello Mazzoni, insieme a I Solisti Filarmonici Italiani, che hanno Federico Guglielmo in qualità di violino concertatore. Del sommo polifonista di Eisenach verranno eseguiti il Concerto in do minore per due pianoforti e archi BWV 1060, il Concerto in Do maggiore per due pianoforti e archi BWV 1061, Concerto in do minore per due pianoforti e archi BWV 1062, Concerto in re minore per tre pianoforti e archi BWV 1063, Concerto in Do maggiore per tre pianoforti e archi BWV 1064, e il Concerto in la minore per quattro pianoforti e archi BWV 1065. Un vero "tour de force" per degli strumentisti particolarmente tetragoni alla fatica. Visto che nell'attuale auditorium lo spazio lo consente, saranno disposti sul palcoscenico sino a quattro pianoforti Fazioli (per il quadruplo BWV 1065 di Bach), in formazioni tastieristiche che comprendono anche i tre doppi (BWV 1060, 1061 e 1062) e i due tripli (BWV 1063 e 1064). Maurizio Baglini non si dichiara uno specialista di Bach ma è stato trascinato nell'ambizioso progetto grazie anche all'opera di convincimento di due bachiani DOC come Gianluca Luisi e Andrea Padova, entrambi vincitori d'importanti concorsi dedicati al "Kantor". Ed eminentemente pianistico è anche l'appuntamento di venerdì 31 agosto: "Rapsodia in blu: il pianoforte fra classica e jazz", coadiuvato da nomi emergenti e conclamati del panorama concertistico.

 



Suoneranno Maurizio Baglini, Davide Cabassi, Tatiana Larionova, Jin Ju, Marco Inchingolo, Axel Trolese, in un programma ricco, articolato, costituito da composizioni di Shostakovich (Concertino per due pianoforti Op. 94), Rossini/Liszt (Ouverture dall'opera "Guillaume Tell" S552/R 237, per pianoforte), Bartók (Sette pezzi da "Mikrokosmos" per due pianoforti Sz 108, BB 120), Toch (Burlesca Op. 31 N. 1: Gemächlich, per pianoforte, Studio da concerto Op. 55 N. 1: Preludio, per pianoforte), Gershwin (Rhapsody in Blue, per due pianoforti), Debussy (En blanc et noir, tre capricci per due pianoforti, Reflets dans l'eau, Mouvement, Poissons d’or da Images, per pianoforte), Chopin (Barcarola Op. 60, per pianoforte), Bernstein/Musto (Danze sinfoniche da "West Side Story", per due pianoforti). Un appuntamento speciale che configura una sorta di festa del pianoforte, in cui ci sarà un amico d'infanzia del direttore artistico: il pianista milanese Davide Cabassi e un valente giovane, Axel Trolese, che è già stato sulla ribalta dell'APF anche in occasione dell'Amiata Music Master nel 2016. Si sottolinea la presenza del pianista Marco Inchingolo, già in forze come voltapagine e assistente nell'organizzazione del festival, questa volta però chiamato sul palco come interprete in brani per due pianoforti. "Un vero topo di biblioteca che conosce tutto e quando cerco delle cose trovo in lui una risorsa assolutamente più ampia di qualsiasi biblioteca esistente", afferma Maurizio Baglini, che già in precedenza l'aveva scritturato a Pordenone in un progetto riguardante musiche di Ernst Toch, di rarissima esecuzione.

 



L'occasione era il giorno della memoria e l'esecuzione di Marco ha suscitato grande encomio da parte del pubblico pordenonese. Sulla ribalta del festival si alternano concerti di "ricerca" con altri più leggeri, come nei propositi del direttore artistico. Sabato 1 settembre si entra così in un clima che prelude all'autunno, grazie a "Sassofono latino mediterraneo" con l'Italian Saxophone Quartet: Federico Mondelci, sax soprano; Davide Bartelucci, sax contralto; Pasquale Cesare, sax tenore e Michele Paolino, sax baritono. Un concerto che vedrà la partecipazione di Simone Zanchini alla fisarmonica in Joplin (The Easy Winners), Iturralde (Pequeña czarda), Gershwin (American Medley), Morricone (Film Suite), Pascoal (Chorinho Pra Ele), Girotto (La poesia, Morronga la milonga) e Astor Piazzolla ("Oblivion" dal film "Enrico IV"). Domenica 2 settembre, prima del finale decembrino, è la volta di "Quando la musica è donna", protagoniste Mihaela Costea violino - Anna Serova viola - Silvia Chiesa violoncello - Alessandra Ammara pianoforte. Suoneranno Debussy (La Cathédrale engloutie, Général Lavine – Eccentric, Voiles, La terrasse des audiences du clair de lune, Ce qu'a vu le vent d'Ouest da Preludi), Castelnuovo-Tedesco (Sonata per violino e violoncello Op. 148), Molinelli (Milonga y chacarera, per viola e pianoforte), Brahms (Quartetto per pianoforte e archi N. 3 Op. 60). Gran finale prenatalizio quello dei Concerti di Natale, sabato 8 e domenica 9 dicembre, dedicati il primo alla Petite messe solennelle di G. Rossini, con Michele Campanella e Monica Leone al pianoforte, Enrica Ruggiero all'harmonium; Linda Campanella, soprano; Adriana Di Paola, mezzosoprano; Carmine Riccio, tenore e Simone Alaimo, basso.

 



Ensemble Vocale di Napoli, e il secondo al valzer tra Vienna, Parigi e Budapest. Protagonisti della serata Jean‐Luc Votano al clarinetto, Denis Simándy al corno, Gauthier Dooghe al violino, Ralph Zigheti alla viola, Silvia Chiesa al violoncello e Maurizio Baglini al pianoforte. Composizioni suonate: Schubert (Sonata per violoncello e pianoforte "Arpeggione" D. 821), Ravel (La Valse, per pianoforte), Dohnányi (Sestetto in Do maggiore Op. 37 per pianoforte, violino, viola, violoncello, clarinetto e corno). In quest'incontro si coglie l'occasione per celebrare i 150 anni della scomparsa di Gioachino Rossini, eseguendo l'edizione critica della "Petite messe solennelle" che l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia affidò a Michele Campanella nel 1992, chiamato sul palco anche in quest'occasione. Si apre quindi anche al coro. Come ogni anno, Rai Radio 3 registrerà i concerti del festival e li trasmetterà in differita sulle proprie frequenze nazionali e internazionali. Capitolo degustazioni: Secondo un'apprezzata consuetudine, alla quale i partecipanti del festival non vogliono certo rinunciare, nel corso di ciascuna serata verranno offerti in degustazione al pubblico i vini della rinomata Cantina ColleMassari, insieme a un assaggio di prodotti tipici del territorio. Non voglio che queste mie parole suonino come un ammiccante "promo", ma ci pensino gli appassionati della musica di qualità: perdersi un festival come questo vuol dire rinunciare a tanta bellissima musica, a una meravigliosa natura collinare, a prelibati assaggi e, "least but not last" all'equilibrio tonale, alla straordinaria potenza sonora, ampia estensione dinamica e ricchezza di armonici del gran coda modello F278 numero 2381 della Fazioli, pianoforte scelto da Baglini per questa grande festa in musica.


Brani Suonati:

Anonimo: Folías de España. Valerio Losito, viola all'inglese - Luca Franzetti, violoncello - Mauro Pinciaroli, chitarra spagnola.

Robert Schumann: Märchenbilder Op. 113, per viola e pianoforte. Simonide Braconi, viola - Maurizio Baglini, pianoforte.

Maurice Ravel: Ma Mère l'Oye - 1) Pavane de la Belle au bois dorman' - 3) Laideronnette, impératrice des pagodes - 5) Le Jardin féerique. Maurizio Baglini e Marco Inchingolo, pianoforte.

Robert Schumann: Kreisleriana Op.16. 3) Sehr aufgeregt - 4) Sehr langsam - 5) Sehr lebhaft. Maurizio Baglini, pianoforte.



Alfredo Di Pietro


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