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mercoledì 27 marzo 2019 ..:: Preamplificatore Linea HDC1A ::..   Login
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 Preamplificatore Linea HDC1A Riduci


 

INTRO

 

Ora più che mai Non Solo Audiofili procede a passo marziale tra musica e alta fedeltà, due elementi che ha sempre considerato non slegati tra loro, anzi da tempo ne perora convintamente la forte unitarietà. Si tratta tuttavia di un'equazione non sempre scontata. Se il godimento della musica è il fine da raggiungere, l'Hi Fi, con il suo corteo di filosofie differenti, dovrebbe essere il mezzo. Tutto semplice, in apparenza. In realtà esistono delle visioni alternative a questa che dimorano nello strano mondo audiofilo. Le "sfumature di grigio" si muovono entro due poli, opposti e inconciliabili, il secondo dei quali è considerare i mezzi di riproduzione audio il fine e la musica il mezzo. Volendo esemplificare, c'è chi possiede impianti milionari e ascolta i soliti quattro o cinque dischetti test, pieni di vocine, chitarrine e campanellini, cui fanno da contraltare colpi di cannone e assordanti assoli di batteria e chi ha invece discoteche sterminate che dà in pasto a inverecondi coordinati da mercatone. Tra queste due antitesi sono comprese delle posizioni intermedie. Siamo tutti liberi di pensarla come vogliamo, personalmente mi considero uno a cui piace stare nel mezzo, in un atteggiamento di equilibrio, fermo restando che reputo come condizione ideale quella di avere tantissima buona musica e un ottimo impianto per godersela come si deve. A ben vedere questo è un discorso che non riguarda solo l'appassionato, ma per altri versi anche l'operatore, vale a dire chi progetta gli oggetti del nostro desiderio audiofilo.

 

C'è quello che concentra la propria azione sul raggiungimento d’iperboliche prestazioni strumentali e chi invece non segue a priori la strada dello 0,001% di distorsione, ma ha principalmente a cuore la correlazione tra il dato strumentale e l'ascolto. A questa seconda categoria appartiene Dorino Maghini della HDC. Nel lungo articolo che precede questa recensione, ho raccolto la sua testimonianza e raccontato la sua non breve storia. Quando analizzo un oggetto, è mia buona abitudine riallacciare il contatto con il passato del marchio. Nella storia di ciascuno di noi ci sono i germi che determinano il presente, in quella di Dorino Maghini e la HDC le ragioni di un preciso orientamento tecnologico. Ecco perché vi consiglio vivamente di leggerlo prima di addentrarvi nella mia disamina del preamplificatore linea HDC1A. Mai forse come in quest’occasione le scelte progettuali diventano specchio sincero delle convinzioni maturate dal progettista, in una vita spesa tra il laboratorio di misura e la sala d'ascolto. Si capirà allora come questa elettronica valvolare non nasca per caso, escludendo perentoriamente ogni accidentalità nell'approccio progettuale. Ho incontrato Dorino Maghini per la prima volta all'edizione autunnale del Milano Hi Fidelity 2016. Il suo tavolo era al centro della Sala Diamante, vasto ambiente di oltre 636 metri quadri, un lussuoso rettangolo di 19,65 x 32,37 metri posto al piano terra e popolato per l'occasione da undici spazi espositivi. Nelle mostre di settore s'incontrano tanti operatori, facce note ma anche no, e uno questa volta ha specialmente colpito la mia attenzione: era proprio lui.

 

HDC300B3

 

Disposte sul banco in bell'ordine cinque elettroniche, tutte a tubi, in rappresentanza della sua produzione. Per me, vecchio audiofilo, questi oggetti dalle sembianze semplici, lineari, lungi dall'apparire disadorni mi appaiono dotati di un indubbio fascino. Erano in sola esposizione statica purtroppo, anche se si fa fatica a definire "statico" l'apparecchio scoperchiato che girava su un piatto rotante, ho chiesto quindi all'operatore di fermarlo per fare una foto. Era il finale di potenza monofonico Single Ended Parallelo HDC300B3, con le sue tre 300B montate in posizione orizzontale ben in vista. Incuriosito, chiedo d'illustrarmi brevemente quanto vedevo. Devo deludere i detrattori delle mostre Hi Fi, quelli che dicono "che barba, che noia" ma che, guarda caso, sono sempre presenti alle stesse non perdendosene nemmeno una. Cattivi osservatori... gli audioshow servono anche per incontrare delle nuove realtà e scoprire le novità dei marchi che già si conoscono. Il mio articolo sulla HDC Research e la recensione del preamplificatore 1A non ci sarebbero mai stati se quella giornata del 15 ottobre 2016 non mi fossi recato al Melià Hotel di Milano, armato di macchina fotografica e voice recorder. Passa meno di un mese e Dorino Maghini viene a casa mia, a mia volta lo incontro nel suo paese due giorni prima di Natale. Il succo di questo felice incontro è tutto in questi miei due articoli, il primo dedicato alla storia personale di Dorino e della sua HDC, il secondo alla recensione di questo straordinario preamplificatore linea che è l'1A.

 

 

IL PREAMPLIFICATORE HDC1A SOTTO LA LENTE D'INGRANDIMENTO

 

 

SPECIFICHE TECNICHE DICHIARATE

 

Ingressi: 4 - Controllo remoto del volume

Impedenza d'ingresso: 40 kOhm

Impedenza d'uscita: 1 kOhm

Risposta in frequenza: 8 Hz – 150 kHz (+0/-1dB) su carico di 90 kOhm

Rapporto Segnale/Rumore: tipicamente 94 dB ("A" weight filter) in riferimento a 2 V d'uscita

Sensibilità d'ingresso: 200 mV

Uscita "Main": 2 V (guadagno 20 dB)

Uscita "Rec": 200 mV

Distorsione: Seconda Armonica 0.14% a 1 kHz - 1 V d'uscita - carico 90 kOhm. Terza armonica 0.001% a 1 kHz - 1 V d'uscita - carico 90 kOhm

Crosstalk: tipicamente 78 dB a 1 kHz - 1 V d'uscita - carico 90 kOhm

Sbilanciamento L/R:                           0 dB        0,03 dB

                                                          -20 dB     0,1 dB

                                                          -40 dB     0,3 dB

                                                          -60 dB     0,3 dB

 

Valvole: 2 x 5814A Sylvania - Ultraselezionate

Voltaggio Linea: 230 V - Fusibile 0,5 A T

Consumo: 20 VA Maximum

Tempo di riscaldamento: 5 minuti

Dimensioni: Altezza 121 mm - Larghezza 408 mm - Profondità 283 mm

Peso: 4,9 Kg

 

 

L'attuale produzione HDC (Harmonic Distortion Control), come la passata, si basa su alcuni incrollabili presupposti, sintetizzabili con l'adozione di un controllo della figura di distorsione armonica che privilegia gli ordini pari, l'architettura circuitale rigorosamente Single Ended, realizzata con triodi a riscaldamento diretto (300B) o indiretto (807 configurata a triodo), classe di funzionamento "A" e assenza di controreazione totale. Perché si dà la preferenza al Single Ended nelle amplificazioni di potenza, in cui un unico dispositivo amplifica l'intera sinusoide? Chi ha letto l'articolo "HDC - Una storia di tecnica e passione" lo avrà già compreso. Ai lettori più "pigri" si ribadisce il fatto che il Push-Pull annulla le componenti distorsive armoniche di ordine pari "sterilizzando" di fatto il suono. Dal punto di vista costruttivo, i preamplificatori a catalogo (HDC1A Linea - HDC1AP Phono MM - HDC1P Phono MM/MC) e gli amplificatori finali di potenza (HDC300B3 Mono SE Parallel - HDC300B2 Mono SE Parallel - HDC300B Stereo SE - HDC807 Stereo SE) sono tutti valvolari, di approccio strettamente minimalista. Realizzati manualmente, sono cablati in aria e ceramica per quanto riguarda gli stadi di amplificazione audio, mentre utilizzano dei circuiti stampati in vetroresina per le sezioni di alimentazione stabilizzate, queste a stato solido. Molto curata la robusta meccanica, in cui tutte le parti formano un unico telaio implementato in tutti i modelli. I cabinet sono in alluminio anodizzato e metallo amagnetico. Parliamo dei tubi e della componentistica elettronica... Dorino Maghini si pregia di selezionare nelle sue realizzazioni solo dispositivi di qualità al di sopra di ogni sospetto.

 

 

Troviamo resistori a strato metallico all’1%, condensatori di accoppiamento di caratura "Audiophile". Un livello qualitativo perseguito in ogni stadio, compreso quello di alimentazione, che impiega condensatori elettrolitici per 105° C. Le valvole di segnale sono le Sylvania 5814A NOS (New Old Stock, acronimo che sta a indicare materiale d'epoca ma perfettamente nuovo), quelle di potenza le 300B Helectro Harmonix Gold e le 807, questi ultimi tetrodi a fascio, largamente usati negli apparati riceventi radio a causa della larghissima banda passante. La HDC li usa in configurazione triodo. Di elevato pregio sono pure i trasformatori di uscita MO-HIB, dotati di nuclei magnetici a doppio C ed elevata induttanza primaria, basse capacità distribuite e bassa induttanza dispersa. Per i trasformatori di segnale si è invece optato per modelli con nuclei in Permalloy e schermi in Mumetall realizzati dalla italiana NOR-SE di Egidio Mapelli. Il preamplificatore linea HDC1A, oggetto della nostra recensione, come il resto della produzione racchiude i suoi tesori dentro un robusto cabinet in alluminio anodizzato e metallo amagnetico di finitura "Silver". Le sue dimensioni sono 121 mm (Altezza) x 408 mm (Larghezza) - 283 mm (Profondità). Il disegno del pannello frontale è concorde con la sua impostazione tecnica minimalista. Al centro si vede il logo "HDC Armonic Distortion Control", in corrispondenza del quale c'è il Led blu che indica la messa in tensione dell'apparecchio.

 

 

Ai lati due manopole di metallo cromato di buone dimensioni, massicce e rassicuranti al tatto, che comandano la sinistra il selettore dei quattro ingressi linea e il Phono (indicato con la lettera "P" e non presente nell'esemplare concessomi per la prova), mentre con la destra si agisce sul potenziometro del volume (sono indicati sul frontale quattro punti di riferimento, equidistanziati). Il pannello posteriore ospita il parco connessioni, tutte sbilanciate RCA quelle di segnale. Da sinistra, la vaschetta IEC per il collegamento del cavo di alimentazione (munita di fusibile da 0,2 A), le uscite "Main" e "Rec", fissa a 200 mV quest'ultima, la predisposizione per la commutazione Audio/Video, la quale può essere equipaggiata in un secondo tempo. Seguono i quattro ingressi linea e in ultimo la predisposizione per l'ingresso Phono MM (Moving Magnet), anche questo installabile in un secondo tempo. Scoperchiare l'1A è un attimo, basta rimuovere le quattro viti con testa a brugola che tengono in sede il pannello superiore. Si accede così alla vista interna, dove una paratia che corre per l'intera larghezza del cabinet divide lo spazio in due parti. L'anteriore, più ampio, è a sua volta diviso in due porzioni. Accoglie il trasformatore di alimentazione, le due valvole Sylvania 5814A NOS, la PCB che presiede all'alimentazione stabilizzata e quella che governa la motorizzazione del potenziometro di volume. I due tubi sono ultra selezionati, una versione "Militar Grade" della nota 12AU7 a bassissimo rumore e bassissima microfonicità, sono configurati a doppio stadio accoppiato in continua e uscita in "Catode Follower"; i filamenti sono alimentati in corrente continua a tensione costante.

 

 

Si osserva il sistema meccanico che dalla manopola consente la trasmissione del movimento al potenziometro. Il suo albero è accoppiato a quello di prolunga per mezzo di un giunto flessibile a doppio loop in Hyrtel della Huco, serie Dynatork. All’altra estremità troviamo un cuscinetto a sfere in acciaio Inox, contenuto nella bussola in alluminio tra i due pannelli, il quale guida senza innescare giochi meccanici l’albero di comando alla manopola del volume. Questo per la massima precisione e stabilità di funzionamento. Nello spazio immediatamente a ridosso del pannello posteriore c'è il potenziometro, un doppio Alps motorizzato logaritmico della serie RK, ad alto bilanciamento e il selettore rotativo a 5 posizioni/2 vie della svizzera Elma, serie 04, per applicazioni professionali, cui è affidata la commutazione degli ingressi. Componente non banale, ha il corpo in lega leggera pressofuso, con settori in ceramica e contatti striscianti dorati ad alto spessore. I cavi di segnale, tenuti molto corti, tra i connettori d’ingresso e il commutatore sono in argento, isolati in teflon e cablati in aria (senza schermo). L'intera circuitazione audio è realizzata in aria secondo la tecnica "Pin to pin", i due zoccoli sono dei Noval in ceramica con torrette anch'esse in ceramica a due punti di ancoraggio. Sono impiegati dei resistori a strato metallico e bassissimo rumore da 0,6 Watt, all'1% di tolleranza, e condensatori di accoppiamento di eccellente qualità. L'elettronica del Power Supply, superstabilizzato, è alloggiata su una moderna scheda. Secondo le dichiarazioni del progettista, la bassa impedenza d’uscita (inseguitore catodico accoppiato in corrente continua), permette di pilotare senza difficoltà qualsiasi amplificatore di potenza, sia a valvole che a transistor.

 

 

 

L'HDC1A AL BANCO DI MISURA

 

È con un certo timore che mi accingo a parlare di rilevazioni strumentali, se penso che Dorino Maghini ha passato la sua vita nel laboratorio di misura. Un'altra riflessione porta a considerarmi un appassionato decisamente fortunato, poiché ha sviluppato la sua esperienza in merito nell'era digitale, dove per fare misure su elettroniche è sufficiente un po' di cavetteria, un tradizionale carico fittizio (per le amplificazioni di potenza), un "banale" PC e una buona scheda audio. Se fossimo ancora nell'era dell'analogico questo me lo potevo solo sognare, per la complessità e i costi di una buona strumentazione, per me proibitivi, per non parlare della competenza necessaria per utilizzarli. Ne ho avuto netto sentore entrando nel laboratorio di Dorino. Due giorni prima del Santo Natale ho ricevuto da lui un graditissimo regalo: assistere a una sessione di prove, attorniato da strumenti di alto livello, sciolti sul banco o incolonnati in rack. Con un analizzatore di spettro Hewlett Packard 3582A e un marchingegno che consente di passare in tempo reale e in modo progressivo dalla tipologia Push-Pull a quella Single Ended, ho potuto apprezzare come variava la composizione spettrale delle non linearità. Nel Full PP la seconda era praticamente assente, rispuntava fuori sino a diventare predominante transitando a SE. Timore ingiustificato poiché ho trovato in Dorino più che un severo giudice, un amichevole maestro.

Ma veniamo a noi...

 

 

SETUP DI MISURA

 

Scheda Audio Creative Professional E-MU Pre Tracker USB 2.0

Multimetro digitale PCE UT-61E

Partitore di tensione (Attenuazione 20 dB)

Cavi schermati autocostruiti più vari

 

 

GUADAGNO: 20,596 dB

 

CLIPPING: 11 Volt

 

SBILANCIAMENTO CANALI: 0,01 dB (a 0 dB di attenuazione)

 

IMPEDENZA D'INGRESSO (Ingressi 1-2-3-4): 36711 Ohm

 

IMPEDENZA D'USCITA (Main): 1081 Ohm

 

IMPEDENZA D'USCITA (Rec): 553 Ohm 

 

 


 

Estesa e regolare appare la risposta in frequenza, sia in basso che in alto. L'HDC1A ha i 5 Hz attenuati di un irrisorio 0,11 dB rispetto al centro banda. Sul versante alte frequenze annotiamo un'estensione valida sino a oltre 60 kHz. I 78 kHz sono attenuati di un dB e il punto a -3 dB si raggiunge a circa 85.000 Hz.

 


 

L'influsso che ha il valore resistivo del potenziometro sulla risposta in frequenza è dovuto al crearsi di una rete passa basso, in unione con i condensatori di disaccoppiamento in ingresso. Nel caso del nostro preamplificatore è stata valutata la risposta con il potenziometro a fine e metà corsa. La situazione più favorevole è ovviamente la prima, ma si annota comunque un modestissimo scostamento tra le due, confinato nella zona più alta: appena 0,02 dB a 20 kHz, che diventano 0,08 a 60.000 Hz.

 


La misura della THD e THD+N è stata condotta su tre livelli di tensione, quelli che canonicamente adotto per i preamplificatori: 0,5 - 1 - 2 Volt. Le spettrali ottenute sono la dimostrazione perfetta della filosofia HDC, che privilegia la distorsione armonica di ordine pari. A 0,5 Volt si vede praticamente una sola componente a 2 kHz, generata da un segnale test sinusoidale a 1000 Hz. A questo livello di tensione la THD si attesta sullo 0,047%, allo 0,12% la THD+N. Si registra una certa presenza della spuria di alimentazione, individuabile alla frequenza di rete (50 Hz), questa appare a un livello di -92, a fronte di una fondamentale centrata a -18,37 dB. Di 96 dB l'intervallo dinamico, ottenuto dalla differenza tra il segnale utile e il tappeto di rumore. Raddoppiando la tensione del segnale test arriviamo a 1 Volt tondo tondo, secondo livello di misurazione. In questo caso la THD è dello 0,14%, quasi a pari con la THD+N, che si attesta allo 0,15%. Ancora consistente la presenza della seconda armonica in rapporto alla fondamentale, rispettivamente centrate a -64,9 dB e -8,13 dB. A 2 Volt troviamo invece una THD perfettamente appaiata alla THD+N, 0,32% per entrambe, mentre si fa vedere la terza armonica, non superiore tuttavia a -92,1 dB.

 

Buone notizie vengono dal fronte della distorsione d'intermodulazione, portata a termine con i tre doppi toni test (13/14 kHz - 19/20 kHz - 250/8000 Hz). I valori riscontrati sono direttamente confrontabili con quelli della Distorsione Armonica Totale, addirittura inferiori in tutti e tre i livelli di tensione. Precisamente 0,034%, 0,10% e 0,22% a 0,5, 1 e 2 Volt su 13/14 kHz, gli stessi che sostanzialmente troviamo nel doppio tono superiore (19/20 kHz) a testimonianza di un comportamento molto uniforme su tutta la banda audio. Ancora una volta possiamo notare come gli ordini pari (DFD2) siano preponderanti sui dispari (DFD3) di circa un ordine di grandezza o più. Alla più "cattiva" IMD 250/8000 Hz naturalmente i tassi salgono, sempre però rientrando in un range accettabilissimo. Così, dallo 0,16% sui 0,5 Volt, si passa allo 0,48% a 1 Volt e all'1,05% dei 2 Volt, con una discrepanza sempre notevole tra componenti pari e dispari.

 

 

I primi segni di clipping si manifestano intorno agli 11 Volt con un rialzo massivo di tutte le componenti armoniche e l'appiattimento delle sinusoidi in corrispondenza dei picchi positivi e negativi.

 

 

Ho voluto ricavare i grafici della distorsione armonica Vs frequenza (THD, Seconda e Terza) per valutarne il comportamento alle diverse frequenze della banda audio. Per ogni rilevazione ho prodotto due differenti "Plot": uno in scala di dB e l'altro in percentuale. Il livello di tensione inferiore è leggermente più alto rispetto a quello utilizzato nelle spettrali (0,6 Volt), il motivo consiste nella scarsa regolarità riscontrata a 0,5 Volt. Viene confermata anche in questo caso la preponderanza della seconda armonica, insieme alla tipica salita sulle alte frequenze, oltre i 10 kHz. Non si raggiungono comunque mai valori preoccupanti, nemmeno alla tensione più alta.

 


 

Estremamente regolari appaiono le curve nei grafici di distorsione Vs ampiezza. Questo tipo di misura è di solito è riservata alle amplificazioni di potenza e non ai preamplificatori. Ho voluto comunque mostrarle non per "eccesso di zelo", ma per evidenziare la loro grande uniformità.  

 

 

LA SECONDA, L'ARMONICA CHE "RISCALDA" IL SUONO

GLI ASCOLTI

 

IMPIANTO

 

Personal Computer Lenovo G50 con player JRiver Media Center

Scheda Audio E-MU Creative Professional Pre Tracker USB 2.0

M2Tech hiFace DAC 384/32

Giradischi Pro-Ject Debut II SE con testina Denon DL 160

Finali di potenza EAM Lab PA 2150 - Rotel RB 1070 - Lym Audio 1.0T Upgraded Linea e il Trends Audio TA 10.2 (in configurazione finale di potenza)

Cavi di segnale Supra Dual RCA e Kimber Hero

Cavi di potenza e alimentazione Labirinti Acustici Fluxus

Diffusori Canton LE 109 - Dynavoice Definition DF-6 - King Sound Queen II - Openitem Cocaine S-40 Improved

 

È come quando entra un amico in casa, una persona cara che ci fa visita e riempie le nostre ore di calore umano. Anche se abbiamo avuto una giornataccia, il nostro umore si distende, il nostro viso, da ombroso che era, s'illumina di un largo sorriso. Con il preamplificatore HDC1A si annulla quella distanza a volte percepibile tra la musica, il supporto che la contiene e le nostre apparecchiature di riproduzione. Questo è il "miracolo" che compiono le valvole e il nostro 1A ne è certamente un illustre rappresentante. Potremmo chiudere questo capitolo seccamente, affermando che negli ascolti è emersa un'assoluta mancanza di metallicità, di freddezza appunto che crea quel distacco poc'anzi citato. Con questo preamplificatore si entra in presa diretta con la musica, senza l'interposizione d'indesiderabili intermediari. A chiunque bazzichi un po' il mondo dell'alta fedeltà è nota l'importanza dell'elettronica immediatamente a monte del finale di potenza, è lei che, ricevendo il segnale dalle sorgenti, plasma la forma d'onda da consegnare a finale e diffusori. È un compito di primaria importanza che non va assolutamente sottovalutato nella composizione di un impianto. Lo scettico, chi ritiene che questo sia un discorso solo teorico non ha che da fare quello che ho fatto io, cioè collegare il pre in questione a diversi finali di potenza e "vedere l'effetto che fa". Nei circoli audiofili è da sempre molto gettonata l'abbinata pre a valvole - finale a stato solido, l'indole timbrica del preamplificatore connota la prestazione finale mentre il secondo elemento non dovrebbe fare altro che fornire corrente, o giù di lì.

 

In realtà, le cose non stanno esattamente così. La funzione del finale non è semplicemente quella, ma possiamo affermare che la sua importanza è certamente inferiore a quella del preamplificatore nella delineazione dell'indole sonica. Prima di dedicarmi anima e corpo all'ascolto dirimente, ho passato un discreto numero di ore ad ascoltare l'1A in diverse combinazioni: con il finale EAM Lab PA 2150, Rotel RB 1070, i classe T Lym Audio 1.0T Upgraded Linea e il Trends Audio TA 10.2 (in configurazione finale di potenza). Oltre a questi ho potuto apprezzare la superba qualità, pur nell'ambito di una potenza molto modesta, degli HDC807 Stereo SE. Questi finali erogano la potenza di 2,5 Watt per canale ma hanno la possibilità di essere configurati in "Bridge", diventando così monofonici e disponendo di una potenza somma dei due canali. Cinque Watt in ambiente domestico non sono tanti purtroppo, ma potrebbero anche esserlo, tutto dipende dalla sensibilità del diffusore che si vuole pilotare, che deve essere gioco forza molto alta in questo caso. L'accoppiata "Full HDC" è sicuramente quella che, dal punto di vista della caratura timbrica, ha dato i migliori risultati, per le prestazioni meramente elettrico/dinamiche cinque Watt sono pur sempre cinque Watt, anche se mi hanno sorpreso per come riuscivano a pilotare le Canton LE 109 da 89 dB/2,83V/m, i problemi sorgevano semmai con programmi musicali ad alta dinamica. Pochi, pochissimi problemi invece con le più sensibili Dynavoice Definition DF6, da 94 dB/2,83V/m. L'HDC1A è stato in grado di tracciare un solco profondo nell'incontro con le mie amplificazioni, una scia inconfondibile di sana musicalità che ha fortemente condizionato la loro voce.

 

I classe T sono così diventati più dolci, la loro risoluta analiticità è stata conservata, perdendo però ogni prerogativa di puntigliosità. Anche il bilanciamento tonale mi è sembrato più corretto, c'era maggior spessore nelle riproduzione, laddove Lym e Trends da soli potevano sembrare a tratti secchi sul mediobasso. Con i due potenti finali EAM Lab e Rotel, invece, la timbrica ha subito un bel balzo in avanti, abbandonata ogni traccia di "elettrico", di riprodotto, per lasciar posto a un suono di una naturalezza assoluta. Alla fine il prescelto, oltre i due HDC807, è stato l'EAM Lab PA2150, finale correntoso, neutro e trasparente, capace di erogare una quantità di corrente adeguata per ogni diffusore. Diverse ore di musica con i più disparati generi musicali mi hanno convinto che quando un oggetto è dotato di una superba musicalità come questo, non si vorrebbe mai smettere di ascoltare. Estraggo dal gran calderone della mia discoteca "Tales From The Hudson", splendido album del sassofonista statunitense Michael Brecker, che mi riserva una serie di piacevoli sorprese come la grande omogeneità timbrica su tutta la banda. L'esperienza mi ha insegnato che quando un certo ambito di frequenze diventa individuabile, in qualche modo discernibile dagli altri, siamo in presenza di una non ideale congruenza tonale. Qui il sound ti abbraccia uniforme, l'amalgama è ineccepibile, ennesima conferma della validità della configurazione Single Ended. Passo all'ascolto di un genere lontano, il sinfonico, non mi va di seguire schematismi ma vado dove mi porta l'intuito.

 

È la volta di J. Brahms con la Sinfonia N. 3 in fa maggiore Op. 90, un'opera che mi accompagna sin da tenerissima età, anzi, è stato il mio primo disco acquistato in assoluto. L’ascolto, più che invitare alla pedante sottolineatura di determinati particolari, stimola una compatta visione d'insieme. L'HDC1A è un fedele alleato, non pecca in nessun caso di "partigianeria", conserva tutta l'analiticità e l'introspezione delle elettroniche più blasonate, conservando al contempo una personalità tutta sua. È sostanzialmente neutro, non privilegia alcun parametro della riproduzione, piuttosto ne fa un tutt'uno splendidamente armonizzato in un’equilibratissima prestazione generale. La veridicità dei timbri, la pastosità del suono, l'assoluta mancanza di venature metalliche rende l'ascolto di questo capolavoro brahmsiano coinvolgente al massimo. Nei delicati intrecci barocchi della "Tafelmusik" di G.P. Telemann ritrovo una pregnanza timbrica da antologia, il suono, il colore di ogni strumento viene fuori incontaminato, fiati e archi sono calati in una prospettiva nitidamente calda. In ogni frangente si prosegue sulla scia della magnifica musicalità tracciata nei precedenti album. Ma il nostro preamplificatore non è soltanto equiparabile una luminosa cristalleria sonora, quando viene il momento di mostrare i muscoli non si tira certo indietro. Avviene nella grande compagine sinfonica tardoromantica di G. Mahler nella Sinfonia N. 7 "Canto della notte". All'introspezione delle due "Nachtmusik" si contrappongono i momenti di alta drammaticità, quasi luciferina, dello Scherzo Schattenhaft - Trio e del sontuoso finale, incontenibile serbatoio di energia vitale, liberatoria, dopo le inquietudini notturne.

 

Annoto la grande velocità nel riproporre i transienti più violenti, l'accuratezza con cui è riprodotto il potente pulsare dei timpani, mai isterico o confuso negli attacchi, semplicemente "giusto" nei tempi di salita e decadimento. Impatto e dinamica non mancano assolutamente. Ritornando a Brahms, c'è ben poco di "elettronico" nei Lieder, interpretati da Jessye Norman e Daniel Baremboim al pianoforte. La performance è commovente, l'intensità e purezza del timbro vocale della grande soprano sono perfettamente salvaguardati. Il suono è discretamente arioso ma non esile, e, soprattutto, i momenti di maggior intensità vocale non si manifestano come un pugno in un occhio, rimangono penetranti ma sempre morbidi, mai aggressivi. Nella mia vasta collezione musicale non manca di certo il materiale con cui andare a cercare il pelo nell'uovo di ogni DUT, tra i file in HD che possiedo ce ne sono diversi che possono mettere alla corda qualunque oggetto, come Jimmy Cobb in "Jazz in the Key of Blue". Un jazz raffinato ripreso da una registrazione di altissimo livello. Potremmo realisticamente parlare di straordinaria accuratezza delle sfumature fini, un ricco tappeto di particolari, meravigliosamente resi, che rendono credibile, vivo e palpitante questo lavoro. Terribili i picchi dinamici della tromba di Roy Hargrove, entusiasmante la presenza e la definizione della batteria. Nel DNA dell'HDC1A c'è tanta naturalezza, serenità e la voglia di non ostentare nulla di artificiale. Probabilmente, più che dalla macro (che è comunque validissima), si verrà colpiti dalla microdinamica, dove ogni più piccola variazione di livello diventa percettibile, scalata con la massima precisione.

 

Volendo parlare della macrodinamica, viene spontaneo citare la "rilassatezza" peculiare dei pesi massimi che l'HDC1A possiede, il quale però sa colpire duro quando vuole. È un preamplificatore da godersi sino all'ultima goccia, anche ai bassi livelli d'ascolto. La famosa campanella in "Woman in Chains" dei Tears For Fears rimane stabile e ferma al suo posto, anche quando la trama si fa complessa e magari altri pre perdono la bussola, non riuscendo a star dietro contemporaneamente agli altri suoni. Da "Standing Ovation" il medio basso, che è il range della corposità. Lo strumento di Rocco Filippini nelle Sei Suites per violoncello solo di J.S. Bach è dovizioso, caldo, di un'impagabile rugosità. Penetra nell'animo e nelle ossa come una calda lama sonora. La ricostruzione scenica dell'evento sonoro non presta il fianco a critiche, appare sviluppata forse più in larghezza e altezza che in profondità. La ragione sta forse nell'avvicinamento che questo pre favorisce alle sorgenti sorgenti. Convincente la stabilità, altrettanto dicasi per la focalizzazione. Il tanto agognato "contatto diretto" con strumenti e voci qui si realizza in tutta la sua ricchezza. Questo preamplificatore non agisce né per sottrazione (non semplifica o inaridisce) né per addizione (non colora o interpreta), ma restituisce semplicemente integra la musica, lo fa magari con un graditissimo tocco di calore aggiunto, che non possiamo catalogare come tentativo di conquistare una ruffiana eufonicità, ma piuttosto come approfondimento ed esaltazione del contenuto armonico delle registrazioni. Un suono non dovrebbe essere valutato settorialmente, ma uno dei vezzi del recensore audio è quello di lodare (o criticare) le performance dei tre principali ambiti in cui si suole suddividere la banda audio: bassi, medi e alti. Non voglio sottrarmi alla diceria e allora non mi resta che decantare' in conclusione delle mie impressioni d'ascolto, la sopraffina morbidezza della voce di Pia Brodnik in "Vissi d'arte: Immortal Soprano Arias from Operas by Giacomo Puccini".

 

Una prestazione davvero superba quella del preamplificatore linea HDC1A...

 

 

CONCLUSIONI

 

Questa è una recensione che ha avuto un'incubazione particolarmente breve, nella raccolta degli elementi necessari alla sua stesura. La lampante musicalità di questo preamplificatore ha subito sgombrato il campo da ogni dubbio sulla sua qualità. Il difficile è stato magari descrivere le sensazioni (di grande soddisfazione) che mi ha provocato.

Con l'HDC1A si compie un’operazione culturale, ancor prima che tecnica. In esso vive il recupero di certi valori storici dell'alta fedeltà, oggi forse non tenuti nel debito conto. Concetti come le valvole, il Single Ended, la filosofia minimalista della circuitazione qui confluiscono nel conseguimento di un suono prelibato, di piacevolissimo ascolto, da non confondere però con il "My-Fy". La stoffa timbrica dell'HDC1A si esprime secondo canoni di grande correttezza e completezza del messaggio sonoro. La gradevolezza, intesa come armonioso compendio dei numerosi parametri tecnico/sonori, viene da sé. Non c'è nulla di mellifluo o edulcorato in quest'elettronica, qualcosa che induca a pensare come questa sia il risultato di furbesche manipolazioni, tutto scaturisce da un elevatissimo grado di naturalezza. L'aderenza a certi principi tecnici, non scorrelati dall'ascolto, evidentemente paga.

Non sono un recensore cui piace veder scorrere il sangue. Quando avanzo delle critiche negative, uso sempre un linguaggio continente. Ciò non significa sottacere od omettere nulla. Quando ho individuato qualcosa che, secondo me, non va, ho sempre cercato di giustificarlo con misure ed ascolti. Nel caso del preamplificatore linea HDC1A mi è stato difficile trovare dei nei, praticamente impossibile.

 

Non chiedetemi altro, non saprei davvero di cosa lamentarmi...

 

Ringrazio Dorino Maghini per avermi concesso in prova un HDC1A!

Il suo prezzo di listino è di 1970 euro.

 

Alfredo Di Pietro

 

Febbraio 2017


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