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Sunday, November 29, 2020 ..:: PAT e AVS - Un connubio per la musica ::..   Login
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 PAT e AVS - Un connubio per la musica Minimize

INTRO



Per comprendere le ragioni che mi hanno spinto a scrivere questo articolo bisogna andare indietro nel tempo di oltre un decennio, precisamente al 24 aprile 2010, data della mia visita al dottor Gubert Finsterle, in arte Andrea von Salis. Andai su invito nel suo studio di Viale Cirene 18 a Milano per apprezzare le meraviglie sonore della sua creatura: l'AVS (Audio Virtual Standard), acronimo che coincide con il suo pseudonimo. Il pomeriggio fu memorabile e può essere letto su diversi piani. Intanto capitava in un periodo in cui già da qualche anno dedicavo tutte le mie attenzioni al sito personale Non solo audiofili. Avevo deciso di raccontare la grande passione che si agitava in me sin da ragazzino per la musica e i mezzi di riproduzione audio e questa mi sembrava un'ulteriore occasione per dar sfogo anche a un altro dei miei amori, quello per la scrittura. Feci allora la mia conoscenza con questo personaggio per metà italiano, un quarto svizzero e un quarto moravo, colto, votato all'eclettismo, filosofo, psicoterapista EAP (European Association for Psychotherapy), inventore, ricercatore, socio fondatore della Società Italiana di Psicologia Positiva, socio Onoris Causa dell'Associazione Giovani Psicologi Lombardia nonché titolare di AVS Research, una realtà dedicata alla Ricerca e Sviluppo Sperimentale nel campo della Psicologia, autore (come ricercatore) di vari saggi in area psicoanalitica e psicoacustica (per Mondadori, Baldini e Castoli, Franco Angeli, Unicopli). Oggi, per motivi di età non è più Socio Onorario dell'Associazione Giovani Psicologi Lombardi, ma nel frattempo è divenuto Socio Onorario dell'Associazione HMP Human Maximum Performances, diretta dal dottor Fabrizio Duranti.



In realtà, ciò che destava più interesse in me era la sua vicinanza alla musica e all'alta fedeltà, poiché avevamo in comune queste due passioni. Finsterle, infatti, ha svolto attività di giornalista scientifico in campo audio, con a carico qualche centinaio di recensioni di apparecchiature audio Hi-End per le riviste Suono e Stereo. Quel 24 aprile fu gravido di significati e nuove conoscenze, anche esulanti dall'audio, con la presa di contatto con la PAT (Psico Acustica Transizionale), una teoria ideata proprio da lui e che ha delle forti connessioni con quanto oggi vi scrivo. Ecco che, compiendo un notevole balzo temporale, vengo ai nostri giorni, a quel 2 giugno 2020 in cui per la seconda volta ho incontrato il dottor Finsterle nel suo studio di Milano. Questa giornata è ricordevole anche per un motivo estraneo alla demo: un primo spiraglio di libertà si apriva dopo l'isolamento necessario per cercare di scansare i brutti incontri virali da COVID-19, questione ancora adesso irrisolta, soprattutto dopo la recente recrudescenza di contagi. Un buon modo di ricominciare, dopo quell'astinenza da concerti, riunioni audiofile, visite a produttori, operatori e tutto quanto abbia a che fare con la musica e l'alta fedeltà. Ma, nella multifattorialità che ha fortemente stimolato questo mio elaborato, non manca il puro piacere della musica: in quel torrido pomeriggio di oltre tre mesi fa ho avuto il piacere di conoscere la pianista Lucia Brighenti e un vecchio, ma perfettamente conservato, pianoforte mezza coda Steinway & Sons A, ultratrentacinquennale e mai usato (!) prima di oggi. Il maestro Brighenti, come vedremo tra un po', si è sottoposto a una serie di sedute PAT che hanno portato a delle sensibili variazioni nella sua percezione dei suoni, con ripercussioni sulla stessa visione dell'opera presa in considerazione.


LA PAT

Ritorno nello studio del dottor Gubert Finsterle, elegante e forbito professionista, calpestando nuovamente, questa volta di sfuggita, il pavimento della sala demo di AVS Research, dove rivedo con piacere, e anche con un pizzico di nostalgia, i diffusori Neumann O310 triamplificati che fanno bella mostra di sé. Attraverso la loro voce potetti ascoltare un geniale sistema che emula l'ambiente onirico, in verità molto poco visionario ma con i piedi ben piantati per terra se è vero, com'è vero, che la musica e il suono sono matematica, edificato su una solida base, come si può evincere dagli "abstract" scientifici a corredo che chiariscono le basi del suo funzionamento. PAT e AVS 3D VR sono entrambi usciti dal cappello magico di Andrea von Salis. I vantaggi delle sedute PAT si sostanziano in un ampliamento delle capacità di comunicazione neuronale tra aree del cervello e specifici effetti su patterns neuronali disfunzionali. I suoi benefici si possono apprezzare nei casi patologici degli acufeni, cefalee-emicranie, disturbi neurologici, compresi quelli di ansia-panico, depressione, psicosi nonché demenza, schizofrenia e autismo. Si potrà pensare che un siffatto sistema sia, in buona sostanza, esclusivamente una terapia utile per tali problemi, ma così non è. Il miglioramento delle capacità psicofisiche generali e il benessere che ne consegue ne ampliano a dismisura l'ambito d'interesse, investendo l'essere umano nell'atto del vivere e, quindi, in ogni sua attività, compresa la musicale. Un mezzo importante, tra l'altro internazionalmente brevettato, tanto da meritarsi la selezione del governo italiano per rappresentare l'eccellenza dell'Italia degli Innovatori all'Expo Universale di Shanghai 2010, nell'ambito dell'area "Salute".



PAT e AVS 3D VR sono due realtà più contigue di quanto si possa pensare, vista la loro sinergia nel colpire il bersaglio e il fatto che l'una non può fare a meno dell'altra. Ma come si svolge praticamente una seduta di PAT? Si tratta di un moderno metodo basato su una tecnica scientificamente testata che consiste nel far ascoltare per un certo numero di minuti (20) uno specifico suono, costantemente riprodotto, a struttura frattalica, sintetizzabile con un particolare algoritmo matematico e microsincronizzato secondo i parametri propri del sistema audio AVS, anche questo coperto da Brevetto Internazionale. Questo suono si chiama "Pink Noise" (Rumore Rosa), ignoto alla maggior parte delle persone ma ben conosciuto in ambiente tecnico/scientifico. Personalmente, da audiofilo misurone, lo uso molto spesso come segnale test per le mie misurazioni di elettroniche e diffusori, insieme alla MLSA e sweep più o meno veloci di toni sinusoidali. Si può costruire in laboratorio, ma facilmente anche con un software di editing audio tipo Audacity. Alle orecchie si manifesta come una specie di fruscio, di pioggia battente o, se vogliamo, è simile a quello proveniente da una radio quando non è sintonizzata su una stazione. Ma il vero punto, afferma il suo creatore, non sta tanto nel suono ma nella maniera di come questo viene emesso. Il suo effetto è di stimolare un incremento dei sincronismi tra popolazioni neuronali nella corteccia cerebrale, direttamente correlabili a un aumento delle capacità fisiche e creative del soggetto (cosa d'importanza fondamentale), migliorando anche per un periodo di 24 - 48 ore l'equilibrio psicofisico generale.



L'aumento delle possibilità di comunicazione tra diverse aree del cervello rende il soggetto più consapevole delle proprie modalità di significare il mondo. Nel corso di un'intervista al dottor Finsterle, la giornalista che si è sottoposta a venti minuti di questo Pink Noise ha in seguito dichiarato: "All'inizio ho avvertito un po' di fastidio, poi mi si sono appesantite le mani, la testa e dopo continuavo a sentire un suono come se fosse uno scroscio d'acqua e in fondo dei musicisti che suonavano." Un'altra sensazione che può sorgere dopo una seduta PAT è quella di sentirsi come appena svegliati, impressione coincidente con l'ipotesi teorica che informa il funzionamento della seduta e che consiste, nella sostanza, nel modulare lo stato di coscienza consentendoci di accedere a un differente modo di funzionamento del cervello. Una modalità che in realtà si verifica anche nel vivere quotidiano, sia in parte quando ci addormentiamo che all'atto del risvegliarci, oppure trovandoci nel dormiveglia. Tale tecnica ci permette di raggiungere quegli stati della mente che potremmo definire più creativi, lo fa in modo scientifico e ripetibile in ogni contesto in quanto il sistema è sempre lo stesso, come lo è anche il suono. "Uno degli effetti neurofisiologici più evidenti che si sono potuti misurare sono delle sincronizzazioni neurali corticali diffuse" afferma nell'intervista il dottor Finsterle. "Immaginiamo un modo convenzionale di funzionare del cervello quando siamo svegli; ci sono delle aree deputate a elaborare i segnali visivi, altre i segnali sonori e altre ancora che ci consentono di controllare il movimento, la parola o il pensiero.



Quando si parla di sincronizzazione corticale, o delle aree neurali corticali globali, significa che tutte le zone del cervello fanno la stessa cosa nello stesso momento, il che accade quando siamo in estasi (in senso clinico e non comunemente intesa). Questo fenomeno avviene nel momento in cui i soggetti si staccano dal corpo e iniziano ad avere delle percezioni che afferiscono a un altro campo di eventi. Si può immaginare, in senso filosofico, che questi siano metafisici o ultraterreni, gli scienziati pensano invece molto più concretamente che si tratti di un accesso a quello spazio mentale primario che in realtà è il primo a essere esperito dalla mente fetale, anche perché noi sappiamo che questo sogna nel suo spazio mentale, che è tridimensionale, esattamente come nell'attività onirica." È lecito pensare allo schiudersi di uno spazio, in una maniera evidentemente molto particolare, dove può succedere che si producano dei fenomeni spontanei della nostra mente. Da lì si parte e, di solito, sono sempre immagini o fenomeni che hanno una diretta attinenza con la vita profonda del soggetto. Il soggetto che si sottopone alle sedute ne scopre spontaneamente il significato e il colloquio che segue ha appunto la funzione di aiutarlo a diventare cosciente di quello che lui ha già rielaborato istintivamente durante questo momento d'iperattività del cervello. È noto il valore curativo di tali sedute, insieme al miglioramento in senso generale delle prestazioni psicofisiche, rivelatesi particolarmente efficaci pure su quei soggetti che non si è riusciti a trattare né farmacologicamente né con la psicoterapia.

Il sistema audio necessario per ottenere questi effetti si basa su uno specifico software e dei diffusori acustici messi in una posizione particolare), tecnicamente chiamato a "multigradienti ipersincronizzati". Questo prevede un procedimento per cui i suoni devono arrivare entro un tempo definito con precisione tra emissione frontale ed emissione posteriore, controllato attraverso il software. Come dicevamo prima, è quindi di prevalente importanza il modo in cui il suono arriva rispetto alla sua tipologia. Sono effetti che si possono ottenere anche con sorgenti che non siano il Rumore Rosa, anche per esempio vedendo un film o ascoltando musica. Dev'essere una sensazione molto suggestiva sentirsi a metà strada tra il percepire la realtà e il sognare, viatico verso uno stato più avanzato e alternativo di coscienza. Con questi elementi di riflessione si può capire perché questo sistema è in grado di farci star meglio accrescendo la capacità del nostro cervello di trovare nuove connessioni, ma anche di sentire meglio il suono in generale. In tale sistema audio la "verginità" del messaggio musicale viene preservata: a parità di quantità d'informazioni che riceviamo, non intervenendo alcuna elaborazione speciale (non si aggiunge riverbero, effetto eco o cose del genere), si crea un modo differente di mandare le medesime informazioni al sistema uditivo, che poi elaborerà attraverso il cervello l'esperienza fenomenologica che ne deriva. È un cambio di percezione che ha a che fare con il fatto che in quel momento siamo in una situazione di transizione tra percepire e sognare, una fusione che è possibile assimilare al fenomeno dell'incantamento a un concerto "live".



Completamente definite da un punto di vista fisico-matematico, le sedute PAT hanno una durata di venti minuti e sono seguite da circa trenta minuti di colloquio con uno specialista formato da AVS Research. A questo punto va da sé che sortiscono un benefico effetto anche sulla qualità della vita, sulle prestazioni mentali e fisiche e sono per questo consigliabili anche ai musicisti desiderosi di pervenire a un ideale condizione prestazionale con naturalezza e, nella maggior parte dei casi, senza uno sforzo cosciente. A partire dal 2013, non è più indispensabile disporre di un impianto audio per effettuare il trattamento, visto che è stato messo a punto anche il dispositivo elettroacustico HE-PAT, in pratica un neuromodulatore in cuffia portatile la cui efficacia è simile a quella di un sistema A.V.S. appositamente tarato per le sedute PAT. Ritornando per un attimo al Pink Noise, se ci diamo la pena di consultare la letteratura scientifica, scopriamo che il rumore di fondo bioelettrico dei sistemi cellulari che si auto-organizzano nel cervello coincide proprio con questo scrosciare di cascata d'acqua, più tecnicamente definibile come un suono casuale, contenente tutte le frequenze udibili da un essere umano e avente la medesima distribuzione energetica per ottava. Lo emette il sistema bioelettrico di un cervello fisiologicamente sano, in condizione di riposo. PAT e AVS concorrono sinergicamente alla sensazione di una musica diversa dalla solita, molto più vicina al sogno che alla cruda realtà, in una sorta di ampliamento delle facoltà percettive che porta a essere fortemente polarizzati su quello che si sta ascoltando. Le nostre energie mentali si concentrano allora come in un raggio laser sul suono, così lo sentiamo più profondo e vicino di quanto comunemente accada, come in una sorta di "Full immersion" in esso.


PAT - LA PAROLA ALLA PIANISTA LUCIA BRIGHENTI



Non ha dubbi la brava pianista di Bressanone nel dichiarare che il corso formativo per musicisti PAT è stata sicuramente un'esperienza importante, dal valore che va oltre quello strettamente musicale. Dà l'opportunità di lavorare intensivamente e in modo molto mirato alla musica, ma in modo diverso dallo studio che uno strumentista fa a casa sua poiché questo è molto cosciente, mentre nella PAT escono fuori tante cose di cui non si ha consapevolezza, in quanto scaturite spontaneamente dalla psiche. Dopo le sedute, non ci si siede più allo strumento concretamente convinti di fare qualcosa diverso dal solito, però qualcosa di singolare comunque si manifesta. Questa diversità si avverte all'atto del suonare, non potrebbe essere diversamente dato che, in fondo, la musica ti vibra addosso; non è facile comunque descrivere questa sensazione alternativa. "La percezione dei suoni appare ampliata", racconta Lucia Brighenti, "Dopo la prima seduta di PAT, mentre tornavo a casa a piedi mi sembrava di vedere cento volte di più rispetto a quanto normalmente avviene. Le luci, le immagini, era tutto più vibrante". Una sorta di nuovo mondo gli è apparso dopo essere uscita dalla sala dov'era seduta al pianoforte, in quel momento concentrata su ciò che stava facendo. Una sorta di amplificazione che prima riguardava il senso dell'udito è poi passata alla vista. Probabilmente anche la capacità di concentrarsi su più suoni, su più livelli insieme è aumentata. "Nella quarta Ballata di Chopin, a un certo punto la mano sinistra suona degli accordi mentre la destra esegue tre voci insieme, io percepivo delle linee che andavano insieme piuttosto che confondersi."

Si avverte tutto con più chiarezza, con una lucidità derivante da una più acuta capacità discriminativa dell'orecchio. Una maggior consapevolezza di tutti i suoni che ci attraversano. "Quando si suona può capitare di concentrarsi su quello che si sta facendo piuttosto che sui suoni prodotti, su un passaggio molto specifico, mentre il resto rimane un po' offuscato. Si fa meno fatica nel comprendere la complessità della partitura. Un parallelo può essere fatto con la tecnica pittorica del puntillismo, caratterizzata dalla scomposizione dei colori in piccoli punti. Un quadro realizzato con questa tecnica non può essere visto troppo da vicino altrimenti questi punti si possono scorgere singolarmente, ma lo si può osservare solo da una certa distanza." Tuttavia, una volta compreso questo, quando si ritorna a vederlo da vicino, si riescono a vedere sia i puntini che l'insieme? La risposta è negativa perché non è possibile vedere contemporaneamente un particolare e l'insieme dell'immagine. Così, in campo musicale, se ci sofferma troppo sul dettaglio si rischia di perdere la visione della struttura generale. La PAT fa vedere senza troppe spiegazioni quello che razionalmente non riesci ancora a decifrare e all'improvviso ne hai consapevolezza. Si è esposti alla verità senza mediazione, il punto è poi riuscire a capire quello che è successo. Ma il processo di comprensione di ciò che si è schiuso è importante o no? "Quando sono tornata a casa a studiare dopo la PAT avevo comunque una percezione diversa, ti rimetti a guardare i particolari però in qualche modo quella visione generale che hai avuto rimane.



Andare ad analizzare sin nel midollo la sensazione ricevuta forse non è possibile." Un problema di quasi tutti i musicisti è il timore di avere dei buchi di memoria, ma nell'ultimo periodo questi vuoti per Lucia Brighenti sono stati piccolissimi e, sostanzialmente, non ci ha più pensato. È avvenuto un processo per cui tale questione si è un po' dissolta. "Ovviamente si parla di buchi di memoria tragici, che compromettono completamente un'esecuzione, frustranti e anche incomprensibili, nel senso che tutto sembra andar bene ma all'improvviso avviene un Black Out completo, meccanico e mentale, in cui davvero non sai più nulla. Può succedere anche con pezzi che conosci benissimo, che hai suonato e risuonato. Poi magari esci dal palcoscenico e due minuti dopo sai esattamente dov'eri e cosa dovevi fare. A volte, un attimo prima capisci quello che sta per succederti ma in altre occasioni non hai alcuna avvisaglia." Quello che Lucia ha notato, dopo la PAT, e che suonando, nel momento in cui vengono dei dubbi, nonostante si avverta una sensazione di disastro incombente, il cervello e le mani vanno senza problemi. "Le prime volte ho avuto una sensazione di sorpresa poiché era andato tutto liscio, senza nessun inceppo di alcun tipo." La pianista ha pensato che qualcosa sarebbe potuto andar male, ma la sua parte istintiva ha proseguito da sola e tutto è andato per il meglio, con sorpresa da parte sua, che aveva seguito il percorso PAT per un paio di settimane. Ma dopo la PAT qualcosa è cambiato in lei permanentemente? C'è stato un salto diverso da quelli soliti a cui era abituata nel processo di apprendimento?

"Mi sembra che i benefici siano stati stabili, sicuramente a livello di positività mentale, che è forse il primo elemento da possedere quando si suona in pubblico. È basilare avere una sorta di pace, una fiducia di fondo, e questo stato non lo vivevo esclusivamente nello spazio e nel tempo antecedente e contestuale al concerto, ma si estendeva alla vita di tutti i giorni." Una limpidità mentale che persisteva nel momento dello studiare e del suonare anche un pezzo nuovo, agevolante quella ricerca che bisogna affrontare in questi casi sul brano studiato, a livello meccanico e strutturale. Ecco che affiora una maggior serenità, pur se si è appena usciti da un periodo difficile, in cui si vede tutto nero. Anche se non si è persone di carattere. "È un'esperienza che fa bene a prescindere, sia ai musicisti che ai non musicisti. Sono tornata a essere più io."




MUSICA E PAT
CRONISTORIA DI UNA SEDUTA D'ASCOLTO


IMPIANTO

Notebook MAC
Scheda Audio Echo Audiofire 4
AD Charon Converter 0
Convertitore DAC I For AD Charon
Diffusori attivi Neumann KH 120A



Il dottor Finsterle mi fa accomodare in un'ampia sala dove suole far tenere i concerti da lui organizzati. Ho di fronte a me un bel pianoforte Steinway A, la sua particolarità è di essere stato prodotto nel 1985, con i suoi bei tasti in avorio. È stato tenuto trentacinque anni in una camera a temperatura e umidità costanti, senza che nessuno lo suonasse. Si può quindi ritenere praticamente nuovo, rimesso a posto negli ultimi sei mesi grazie alle cure di Roberto Solofrizzo, accordatore del Teatro alla Scala e restauratore del pianoforte di Liszt presente nel medesimo teatro. Forte della sua grande professionalità, l'ha accordato, intonato e regolato a 432 Hz. Sullo sfondo della sala c'è quadro e un grande armadio a dodici ante decorato con delle immagini un po' evanescenti, dall'apparenza onirica. L'ascolto è avvenuto in binaurale ma in modalità AVS, dandomi la possibilità di verificare se questa configurazione riesca a non far rimpiangere il Virtual Audio Standard settato in quadrifonia. Setup a parte, a Gubert Finsterle piacerebbe che questo tipo di ascolto diventasse un Format; ogni tanto fare dei concerti, estrarre la mezz'ora migliore e proporla tutta d'un fiato, senza interruzione tra i vari brani. Una piccola ma importante precisazione: riguardo al software AVS, lui mi preannuncia che non sarà aggiornato a 64 Bit, ma verrà "inscatolato" in un sistema che lavora sempre a 384 kHz/32 Bit, con il software "embedded" in una soluzione autonoma e non da installare sul PC com'è stato sinora. Il tecnico che ha lavorato su questo AD Charon Converter 0, presente in stato di prototipo e gestibile da PC tramite un'interfaccia, è Jakob Ludwig che, per inciso, è anche violoncellista dell'Orchestra del Teatro alla Scala.

Essendo tale dispositivo sostanzialmente una scheda audio, si può entrare in esso anche con segnali analogici. Di Ludwig è anche il convertitore DAC I For AD Charon. Al momento dell'ascolto, il software AVS utilizzato era ancora installato sul PC Mac. Gubert è mosso dall'idea di ricreare una scena sonora 3D, con una registrazione fatta da lui e con i microfoni posizionati in punti strategici: una coppia vicina allo strumento, il suono ideale dal punto di vista del pianista, e un'altra lontana da esso, per carpire quello ideale per lo spettatore. L'illusione di un qualcosa che sorge da un preciso punto dello spazio, indipendentemente dalle sue caratteristiche, dev'essere nitida e non dar luogo a incertezze. Se tutto ciò funzioni o meno è già stato appurato prima di me da uno spettatore presente a un'altra sessione d'ascolto; il dottor Finsterle mi racconta, non senza soddisfazione, che questi durante un ascolto in stereo del Master AVS (eseguito in "doppio binaurale" per ottenere gli effetti AVS anche con la riproduzione stereofonica convenzionale), alle prime note di Funerailles si è alzato per essere certo che non fosse il pianoforte a suonare direttamente con un qualche meccanismo, tanto era realistica la riproduzione. Quella che ascolterò non è quindi la pianista in carne e ossa (vi confesso, da frequentatore di concerti, che mi sarebbe molto piaciuto), ma il Master AVS della sua esecuzione pubblica, risalente al 3 febbraio, i cui file sono disponibili per il download sul sito ufficiale AVS, in versione normale e rimasterizzati "A.V.S. Steinway D Like".



A me allora il piacere di un pomeriggio d'ascolti condotto a luci soffuse, dove i piccoli e validissimi monitor Neumann KH 120A hanno diffuso in una non piccola sala "Benedetto sia il giorno" (Sonetto 47), "I'vidi in terra angelici costumi" (Sonetto 123), dai Tre Sonetti del Petrarca S 270 di Franz Liszt, Funérailles da Harmonies poétiques et religieuses e "Sheep May Safely Graze" dalla Cantata BWV 208 di Bach -Petri. Un incanto sonoro propostoci dalle abili mani di Lucia Brighenti, un'artista che può vantare un curriculum di tutto rispetto. Abituata a mettere le mani sulla tastiera sin da tenera età, si è concentrata inizialmente sul repertorio solistico, esplorando e sviluppando il suo amore per la musica da camera con il The Brio Duo, in compagnia della violoncellista spagnola Irene Ortega Albaladejo e collaborando regolarmente con altri musicisti. Si è diplomata a pieni voti presso il Conservatorio Statale "O. Respighi" di Latina sotto la guida di Maria Paola Manzi, nel 2014 ha completato un Master of Arts in Performance (Piano Accompaniment) presso la Royal Academy of Music di Londra, con Michael Dussek e Carole Presland. La voglia di migliorarsi è proseguita con la frequentazione di un Corso di Perfezionamento in Musica da Camera con il Trio di Parma. Ha completato, riscuotendo un "Magna cum Laude", un Corso di Perfezionamento in Pianoforte sotto la guida di Roberto Paruzzo. Diverse sono le masterclass cui ha partecipato, tutte con insigni musicisti. Più di recente è stata pianista ufficiale dell'International Talent Music Summer Festival & Courses 2018 a Brescia. Vanta la vincita di vari premi in concorsi nazionali e internazionali, sia di musica da camera che come solista. Lucia si è esibita sovente all'estero in prestigiose sedi in numerosi paesi, come Australia, Messico, Germania, Olanda, Regno Unito e Spagna.



Nel 2018 è stata insignita della Charles F. Bruny Fellowship per prendere parte al Garth Newel Emerging Artist Fellow Program negli Stati Uniti. Ma una prima sorpresa non viene dalla sua arte, bensì dall'impianto che ho davanti, i cui terminali incaricati di consegnarmi il suono sono i due piccoli Monitor attivi Neumann KH 120A. Nel settaggio individuato da Finsterle, la loro voce è sorprendentemente ampia e profonda, coerente e con un mediobasso che va ben oltre le loro contenute dimensioni fisiche. Mi trovo di fronte a un pianoforte che non è certamente in formato "mignon", come talvolta capita di sentire dai diffusori di piccolo cabotaggio, ma ha la voce stentorea di un blasonato 3/4, esattamente come lo Steinway A che ho lì a pochi metri da me. Presto mi dimentico che sto ascoltando dei file audio ricavati da un "live", con tanto di rumoretti in giro: lo scricchiolio dello sgabello, una bottiglia che a un certo punto cade, qualcuno che parla. L'unica cosa che è stata rimossa sono gli applausi, poiché l'ingegnere del suono (lo stesso Andrea von Salis) ha pensato in questa mezz'ora di musica potessero dar fastidio. La registrazione è in realtà la sintesi di un modo particolare di riprendere e anche mettere a punto il pianoforte (ricordiamo a 432 Hz), dotato di legno antico e meccanica nuova. "Benedetto sia il giorno" di Franz Liszt, tratto da Années de Pèlerinage Deuxième Année: Italie effonde in sala con grande dolcezza, espressivo e flessuoso. Mosso ma non generatore di ansia è il Preludio con moto che precede l'incantevole melodia in 3/2 (6/4) "Sempre mosso, con intimo sentimento".



C'è molta sapienza nell'agogica, centellinata con lodevole finezza, come nelle progressioni dinamiche, non culminanti nell'esplosività ma sempre contenute in una certa fascia e controllate con grande eleganza. Evanescente, sognante è l'episodio "Dolcissimo una corda", come nella più grande pace interiore termina sfumando il brano. Stesso approccio estatico si rivela nel Sonetto 123, "Io vidi in terra angelici costumi, E celeste bellezze al mondo sole; Tal che di rimembrar mi giova e dole Che quant'io miro par sogni, ombre e fumi" recita la lirica del sommo Petrarca. E la pianista brissinese davvero c'introduce in un mondo di angelica bellezza, instaurando un clima ipnotico sin dall'introduzione "Lento placido", con l'ondeggiare degli accordi in terzine, dolcissimi ed espressivi, nel pieno rispetto della partitura. Il discorso musicale a un certo punto si anima nel "Un poco rallentando ed agitato", per poi ritornare placido nell'episodio "Più lento". La magia poetica si stabilisce così tra episodi più ritmati, cui seguono dei momenti di estrema rarefazione sonora, assecondati da una magistrale gestione del rubato. Ho molto apprezzato anche l'interpretazione di Funérailles, settimo episodio di Harmonies poétiques et religieuses, un brano piuttosto lungo, soprattutto nel modo con cui la pianista ha graduato la dinamica dal piano al forte. In questo pezzo non sono due segni dinamici che si susseguono in un breve periodo di tempo, ma devono essere spalmati più largamente per avere un certo tipo di progressione, ben calibrata, cosa estremamente difficile per un esecutore.



Funerea l'Introduzione Adagio, dalle tinte violacee, dove le note sembrano quasi lontani lampi di luce nella notte. Bravissima è stata Lucia Brighenti nel creare un'atmosfera dolente, quasi strascicata, con degli accordi bassi piuttosto pesanti e marcati, come indicato dall'autore. In un costante infoltirsi di minacciose nubi, il climax si raggiunge nel "fff marcatissimo" con i suoi sessantaquattresimi ribattuti, affrontati con veemenza ma non con una violenza che avrebbe il risultato di sguaiare il suono. Anche per questo è ammirevole la lettura della Brighenti, per la sua attenzione a non esagerare, anche quando la partitura lo consentirebbe, e rispettare sempre la rotondità timbrica dello strumento. In "L'istesso tempo - pesante" si riaffaccia la trenodia, sempre più trascinata, sinché non si affaccia l'episodio "lagrimoso" dove la pesante cappa si stempera in un frangente espressivo sempre mesto, ma certamente più arioso e leggero dei precedenti. Con un colpo di teatro, di quelli che solo Liszt sapeva fare, l'ascoltatore viene quasi disorientato dal "poco a poco più mosso" con delle coreografiche terzine alla mano sinistra "sotto voce ma un poco marcato". Un netto cambio di espressione si percepisce. Un percorso che culmina nell'apoteosi dell'Allegro energico assai, ma è un fuoco di paglia perché, quello che all'inizio incedeva sornione misterioso, diventa "ff grandioso" come un dolore incontenibile che scoppia drammaticamente. Il brano si spegne nel "Più lento - dolcissimo", non dopo aver dato un ultimo, piccolo colpo di coda con un "poco a poco più mosso".



Davvero un brano d'intensa e teatrale suggestione, evocata anche da un comparto medio-basso molto presente da parte dei diffusori, i quali hanno favorito un non indifferente pathos e stage sonoro, a dispetto delle loro dimensioni. Nel quarto brano, dopo cotanta dolente pensosità, con il liberatorio "Sheep May Safely Graze" dalla Cantata BWV 208 di Bach - Petri riconquisto la letizia interiore. Ho colto nella lettura di Lucia Brighenti una tranquillità, una totale assenza di affanno, di apprensione nell'affrontare delle partiture di tale complessità, certamente impegnative anche per il più navigato dei pianisti. Dei file degli stessi brani sono stati prodotti prima del trattamento PAT, presumo nelle stesse condizioni tecniche, ma purtroppo la pianista non ha voluto che fossero pubblicati. Difficile quindi per me esprimermi sulla differenza tra il prima e il dopo. Ascoltando i diversi video disponibili su YouTube, comunque significativi, ho ritenuto rischioso effettuare una comparazione sulla loro base, troppo differenti i contesti, i tempi e i brani. In definitiva mi sono appoggiato unicamente sulla mia sensibilità ed esperienza d'ascolto. Se proprio devo azzardare una valutazione, nel confronto con quanto ascoltato su YouTube ho notato un mio maggior coinvolgimento cerebrale nei quattro file AVS; mi sentivo più magnetizzato dalla musica, mentre nei video tutto scorreva un po' più epidermicamente, non avvertendo quella profonda partecipazione.

I miglioramenti riscontrati diventano sensibili dopo un paio di settimane di PAT. Il percorso di verifica prevede una prima videoregistrazione dell'esecuzione, poi il trattamento di neuromodulazione, e un'altra videoregistrazione dopo. Cominciano quindi a venir fuori le differenze, da sole, infine c'è il concerto finale, il quale anche questo viene ripreso. Ringrazio il dottor Gubert Finsterle per avermi consentito di aggiungere un altro bellissimo tassello alle mie esperienze di audiofilo!


Alfredo Di Pietro

Settembre 2020


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