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27. března 2019 ..:: Non capisco! Son profano! - Primo Evento ::..   Přihlásit se
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 Non capisco! Son profano! - La forma Sonata alle sue origini Minimalizovat


 

 

INTRO

 



Naturale che il titolo di questa rassegna, "Non capisco! Son profano!", lasci presagire vasti ed eventuali orizzonti. Come una cellula staminale ha la capacità di differenziarsi in diversi altri tipi, essa prelude all'apertura di un grande contenitore in cui all'interno c'è il mondo. Credo tuttavia che, usando un pizzico di fantasia, il richiamo all'inesperto abbia al suo interno un significato più ampio e non vada inteso "sic et simpliciter". Mi piace pensare che possa rimandare al concetto di terreno vergine sul quale lavorare, seminare delle idee che alla fine porteranno dei frutti, al rispetto di una materia sonora in grado di regalarci grandi gioie, rendere più bella la nostra vita. È un viaggio che, in buona sostanza, potrà essere utilmente intrapreso anche da chi non è a digiuno di musica e della sua teoria. Nei fatti, va considerato come lo svilupparsi di un discorso a 360° sulle sue forme. Appuntamento dopo appuntamento, i contorni di questo progetto si faranno via via più nitidi, riconoscibili. Per la precisione, l'iter di queste "Lezioni-concerto sulle forme della musica classica" è costituito da nove tappe, che Non solo audiofili cercherà di seguire integralmente. Tre sono i suoi motori propulsori: Ines Angelino, Luca Ciammarughi e Stefano Ligoratti, tre importanti figure che si muovono instancabilmente sulla meritoria via della divulgazione musicale, incuranti dei like (peraltro molti) che riscuotono o non riscuotono sui Social. I frutti di un lavoro non sempre sono immediatamente visibili, tenere dritta la barra è l'unico modo per creare un seguito, una tensione culturale che si possa trasformare in una corrente.

 



Ecco quindi che sotto la simpatica intestazione si nasconde una serie d'incontri serali il cui obiettivo principe è richiamare un pubblico formato non solo da "newbie", vale a dire persone non esperte di grande musica, ma anche i più preparati, i quali potranno avvalersi delle ottime "ripetizioni" date da due protagonisti della vita musicale del nostro paese. Ogni appuntamento si configura come un vero e proprio concerto, dove si svolge l'esecuzione integrale delle opere proposte, preceduto dalla lezione e seguito dal dibattito con il pubblico, in una forma d'interessante coinvolgimento interattivo. La serie ha come teatro la Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame di Milano, un luogo tempio di cultura e arte ai più alti livelli. Oggi ho assistito alla prima tappa di quest'avvincente cammino, purtroppo non sino alla fine, ma mi è bastato per capire come dietro questo progetto ci sia la grande serietà, straordinaria preparazione e competenza dei due relatori/concertisti/co-Direttori artistici Luca Ciammarughi e Stefano Ligoratti. Il loro carisma non si traduce però in un atteggiamento cattedratico, "professorale", tutt'altro. Rinnovare le modalità della comunicazione in modo tale che non rimanga sempre uguale a sé stessa, liberarla dalla prigione delle consuetudini sembra essere l'obiettivo di Classica Viva, associazione culturale nel cui seno nasce questa manifestazione, la quale è anche patrocinata dal Comune di Milano. Fedeli a questo concetto, si sono mossi entro i confini di un'esposizione sempre fresca e informale.

 



Classica Viva è una realtà senza scopo di lucro che opera dal 2002 a Milano, estendendosi anche in ambito lombardo e nazionale, con lo scopo di promuovere la musica classica e i giovani talenti, organizzando e gestendo attività musicali e culturali rivolte al pubblico quali concerti, stagioni musicali, concorsi e manifestazioni varie. Nell'accorato comunicato stampa, non fa mistero delle ragioni che muovono quest'ambizioso progetto, "in primis" dare una voce a chi non ce l'ha, programmando concerti per dare visibilità e lavoro ai giovani talenti. Al traino di questi due potenti fattori stimolanti ne conseguono altri, non secondari, come la possibilità di ascoltare musica del grande repertorio a costi accessibili anche nei piccoli centri, offerta a un pubblico che difficilmente ha questa possibilità. Perno di ogni "rendez-vous " di "Non capisco! Son profano!" è l'abbinamento dell'esecuzione dal vivo con la sua introduzione storica e musicologica, due fattori importanti per una maggior comprensione e coinvolgimento del pubblico, il tutto affrontato secondo i canoni della moderna diffusione, veloce e divertente. Un invito rivolto alla popolazione di ogni età. Mi ha fatto un grande piacere, e anche un po' di tenerezza, vedere dei bambini assistere allo spettacolo.

 



In questo ciclo, che spero possa trasformarsi in una corrispondente serie di reportage, seguirò la via della massima aderenza all'evento, evitando per quanto possibile sovrapposizioni personali. A qualcuno potrà sembrare un modo di fare abbastanza pedissequo, ma non conosco altre vie per una corretta informazione. Queste sono le nove tappe del progetto, rientrante nella stagione concertistica 2018/19 di Palazzina Liberty in Musica, coordinato dall'Area Spettacolo del Comune di Milano.

1 - Sabato 12 Gennaio 2019 – ore 17,30
La forma Sonata alle sue origini - Pianoforte solo
- Scarlatti: Sonata K. 9 in re minore (L. 413) - Luca Ciammarughi
- C.P.E. Bach: Württembergische Sonate N. 1 in la minore - Luca Ciammarughi
- F.J. Haydn: Sonata in re maggiore H.XVI N. 37 - Stefano Ligoratti
- W.A. Mozart: Piano Sonata N. 16 in do maggiore K 545 - Stefano Ligoratti

2 - Martedì 29 Gennaio 2019 – ore 20,30
La forma sonata tra '700 e '800 - Pianoforte solo
- L.V. Beethoven: Sonata N. 23 Op. 57 in fa minore - Appassionata - Stefano Ligoratti
- Schubert: Sonata D 960 in Si bemolle maggiore - Luca Ciammarughi

3 - Mercoledì 13 febbraio 2019 – ore 20,30
Evoluzione della forma Sonata e forma ciclica - Violino e Pianoforte
- R. Schumann: Violin Sonata in la minore N. 1 Op. 105 - Luca Ciammarughi e Yulia Berinskaya
- C. Franck: Sonata per violino e pianoforte in la magg - Stefano Ligoratti e Yulia Berinskaya

4 - Mercoledì 27 Febbraio 2019 – ore 20,30
La Sinfonia: Beethoven e Schubert - Orchestra Sinfonica ClassicaViva
- Citazioni da Sinfonia di Haydn N. 102
- L.V. Beethoven: Sinfonia N. 6 Op. 93 in fa maggiore "Pastorale" - Direttore Stefano Ligoratti
- F. Schubert: Sinfonia N. 5 D 485 in si bemolle maggiore - Direttore Stefano Ligoratti

5 Venerdì 15 Marzo 2019 – ore 20,30
La Fantasia - Pianoforte solo. Duo pianoforte a 4 mani
- W.A. Mozart: Fantasia in re min K 397 - Luca Ciammarughi
- F. Schubert: Fantasia Op. 103 D 940 in fa minore per pianoforte a 4 mani - Luca Ciammarughi e Stefano
Ligoratti
- F. Busoni: Fantasia nach J.S. Bach BWV 253 - Stefano Ligoratti

6 - Lunedì 15 Aprile 2019 – ore 20,30
La Suite - Violoncello solo. Pianoforte solo. Pianoforte a 4 mani
- J.S. Bach: Suite N. 1 per violoncello solo BWV 1007 in sol maggiore - Cosimo Carovani, violoncello
- P. Rameau: Suite in la minore - Luca Ciammarughi
- C. Debussy: Petite suite a 4 mani L71 - Luca Ciammarughi e Stefano Ligoratti

7 - Martedì 28 Maggio 2019 – ore 20,30
Il Concerto per pianoforte e Orchestra. Pianoforte con quintetto di archi "I Solisti di Milano Classica"
- J.S. Bach: Concerto per clavicembalo e Orchestra in re minore BWV 1052 - Luca Ciammarughi
- R. Schumann: Concerto per pianoforte e Orchestra Op. 54 in la minore - Stefano Ligoratti

8 - Martedì 11 Giugno 2019 – ore 20,30
Il Lied. Pianoforte e Cantanti
Lieder vari, con Soprano e Tenore
W.A. Mozart - F. Schubert - R. Schumann - H. Wolf, ecc.
Luca Ciammarughi, pianoforte
Monika Lukács, Soprano
Giulio Alvise Caselli, tenore

9 - Venerdì 21 Giugno 2019 – ore 20,30
L'Opera lirica - Pianoforte e Cantanti
Arie d’opera varie, con Soprano e Tenore
W. A. Mozart - V. Bellini - G. Donizetti - G. Verdi - G. Puccini
Stefano Ligoratti, pianoforte
Monika Lukács, Soprano
Giulio Alvise Caselli, Tenore



LA FORMA SONATA ALLE SUE ORIGINI - PIANOFORTE SOLO

Domenico Scarlatti (1685 - 1757)
- Sonata K. 9 in re minore (L. 413) - Pianoforte, Luca Ciammarughi

Carl Philipp Emanuel Bach (1714 - 1788)
Württembergische Sonate N. 1 in la minore
- Moderato
- Andante
- Allegro assai
Pianoforte, Luca Ciammarughi

Franz Joseph Haydn (1732 - 1809)
Sonata in re maggiore Hob. XVI:37
- Allegro con brio
- Largo e sostenuto
- Finale: Presto ma non troppo
Pianoforte, Stefano Ligoratti

Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1791)
Piano Sonata N. 16 in do maggiore K 545
- Allegro
- Andante
- Rondò - Allegro
Pianoforte, Stefano Ligoratti



PRESENTAZIONE

 

Ines Angelino

Tocca a Ines Angelino, presidentessa di Classica Viva, introdurre questa serata augurale. È lei, insieme a Luca Ciammarughi e Stefano Ligoratti, l'ideatrice di questo ciclo d'incontri. Parla di loro con grande affetto: "Ogni lezione concerto è affidata a due grandi musicisti. Luca Ciammarughi è ormai una "star", ottimo pianista, grande divulgatore, giornalista, musicologo e anche un carissimo amico con cui collaboro da anni e anni già dai tempi di Radio Classica. Ho avuto la gioia di averlo con me in questa rassegna, con non poca fatica perché ormai lo chiamano da tutta l'Italia, conservatori, teatri stabili. Scrive anche libri. Ci sarà pure Stefano, mio figlio, che ha studiato tantissimo, ha sei diplomi di conservatorio, è pianista, clavicembalista, organista, direttore d'orchestra, diplomato in composizione e ci darà delle belle dritte sull'armonia. È un grande concertista. Il mio sentito ringraziamento va al Comune di Milano, all'assessore della cultura Filippo Del Corno il quale ha avuto subito fiducia nel nostro progetto, con questo noi per la prima volta sbarchiamo alla Palazzina. Vorrei dedicare la rassegna alla memoria di Franca Rame. Ho frequentato tantissimo la Palazzina Liberty negli anni '70, godendomi gli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame, ho avuto anche il privilegio di lavorare con Franca ai tempi del Soccorso Rosso. È una figura per me indimenticabile, grande come amica, attrice e persona. Sono quindi emozionata di essere su questo palcoscenico. Ai miei tempi era molto diverso, c'erano installate delle scalinate fatte con i tubi Innocenti e le assi prese dai cantieri, ma c'era tanta voglia di fare teatro, comunicare e fare cultura. Stasera siamo qua per questa e per la musica".

 




LEZIONE-CONCERTO

Si parla spesso di portare la musica a tutti e altrettanto frequentemente lo si fa discorrendo dei compositori attraverso l'aneddotica. La loro vita è sicuramente affascinante, interessante, e può darci degli utili spunti per comprendere le loro opere d'arte. Tuttavia, e ancora più stimolante andare direttamente nel laboratorio del compositore e vedere come un brano nasce. In questo primo capitolo della rassegna "Non capisco! Son profano!" ci si occupa delle forme, e quindi della musica classica, partendo da quella che è la più conosciuta, forse la più importante, ritrovata sovente nelle sonate, nelle sinfonie, nei quartetti, vale a dire la forma sonata. Fondamentale è dire che per essa s'intende qualcosa di diverso dalla "sonata", la quale è un organismo in più movimenti, stabilizzatosi nel tempo in quattro, solitamente un Allegro iniziale, ma può essere anche un Moderato, seguito da un altro più calmo, un Andante oppure un Adagio. Il terzo è un Minuetto o uno Scherzo (da Beethoven in poi) e infine una parte finale più vivace. Nel '700 molte volte è in tre movimenti, invece di quattro. Diverso è invece il concetto di "forma sonata", con cui intendiamo comunemente l'Allegro di sonata, cioè il primo o anche l'ultimo movimento, costruito in una forma tripartita. C'è un'esposizione, in cui vengono presentati i temi, uno sviluppo degli stessi e infine una ricapitolazione o ripresa. Si tratta quindi di tre parti, nella forma più schematica, che però possono diventare molte di più, anche sei, se mettiamo nel conto un'introduzione iniziale lenta oppure un ulteriore sviluppo dopo la ricapitolazione e una coda alla fine.

 



Già da subito vediamo che tale forma è, in realtà, un organismo piuttosto duttile, senza uno schema rigidamente prefissato, ma che si può configurare in molti modi diversi. Nasce un po' in linea con il pensiero filosofico della civiltà settecentesca, basata sul dialogo e su quel confronto della civiltà illuministica che tutti ben conosciamo. Anche se l'idea potrebbe essere discutibile, nella sonata potremmo identificare una serie di personaggi che vengono presentati nell'esposizione, mentre nella parte dello sviluppo questi entrano in conflitto, se non in opposizione comunque in confronto tra loro, avviene poi una risoluzione di questa tensione che conduce alla ricapitolazione. È uno schema particolarmente individuabile nelle sonate per pianoforte di Mozart, viste sovente come una sorta di teatro portato nel mondo strumentale. Luca Ciammarughi inizia con un esempio, tratto da una sonata di Schubert, per parlare di un altro aspetto di questa forma, ovvero del fatto che nella prima delle tre sezioni, l'esposizione, abbiamo di solito una forma cosiddetta bitematica, due temi che però possono essere molti di più o anche uno solo (monotematica). Nella maggior parte dei casi si parla tuttavia di forma bitematica tripartita. Un bitematismo che è stato messo in forte discussione. Ciammarughi parte proprio dal luogo comune, cioè la classificazione standard fatta dal musicologo Adolph Bernhard Marx nel 1837, che nel suo trattato "Die Lehre der musikalischen Komposition" parla di forma bitematica, con un motivo maschile e un altro invece più femminile.

 



Ne sentiamo un esempio dall'inizio della sonata D 959 in la maggiore di Schubert, con un tema dal carattere volitivo cui segue un secondo più tenero.

Maschile e femminile vanno naturalmente intesi in senso simbolico. Oggi questa classificazione potrebbe essere vista quasi come maschilistica. Nell'ottocento, e ancora oggi, il concetto di "maschile" veniva collegato a un qualcosa di energico, di affermativo, mentre quello di femminile con dolce e suadente. La differenza fra questi due momenti è evidente, ma tra loro accade qualcosa, interviene una transizione o ponte modulante. Si tratta di uno schema di massima, che può presentare però molte variazioni, Luca Ciammarughi ce ne fa sentire una contenuta nella Sonata K 457 in do minore di Mozart. Essa inizia con un tema dal carattere estremamente volitivo

poi prosegue con una parte modulante che porta a un'altra tonalità

mentre l'inizio era in do minore, con un motivo che ispira un tipo di tristezza tempestosa, definibile "Sturm und Drang", impetuosa e dolente, il prosieguo vede un mutamento al mi bemolle maggiore, di carattere più lieto. Appare quindi un secondo tema ma, in realtà, in questo Molto Allegro Mozart non ne espone soltanto due, ma tre. Arrivati infatti alla nuova tonalità, si affaccia un altro tema che è di carattere forse ancora più dolce.

Quest'opposizione, che è anche spirituale, drammatica, si può configurare in diversi modi. Sono temi che vengono messi in conflitto durante lo sviluppo, che parte dal motivo iniziale, però in tonalità maggiore

per poi ritornare poi alla tonalità iniziale di do minore.

 



È possibile a questo punto chiarire un concetto che non è semplicissimo, ma sicuramente essenziale per questa Lezione-Concerto e per le prossime due, che saranno ancora incentrate sulla forma sonata. Oggi ci soffermeremo su quella del '700, con una sonata di D. Scarlatti, una di C. P. E. Bach, una di F. J. Haydn e l'ultima di W.A. Mozart. Nella seconda si arriverà a forme più ampie con l'Appassionata di Beethoven e la D 960 di Schubert, cui seguiranno Schumann e Franck nel terzo appuntamento. Per iniziare ad approfondire quello che è il concetto della forma-sonata è necessario parlare di armonia. Altrettanto importante (forse ancora di più) dell'opposizione tematica appena vista è quella armonica, e qui a parlarcene è Stefano Ligoratti. Quando ha cominciato a svilupparsi questa forma, ci si è concentrati soprattutto su due elementi, che possono essere considerati delle vere e proprie colonne portanti, cioè il rapporto tra tonica e dominante. La tonalità è una cosa alla quale si è arrivati pian piano nella storia, un po' con la matematica e un po' con l'orecchio, passando dai modi gregoriani. Si è giunti a stabilire delle relazioni, quasi ovvie per la nostra fisiologia, per la nostra cultura, e una di queste sta nel rapporto tra tonica e dominante, le quali risultano fortemente collegate. Se prendiamo in considerazione una tonalità, che può essere maggiore (di carattere allegro), o minore (triste), la tonica è la prima nota. Per esempio "do" se siamo in do maggiore. In tal caso l'accordo di tonica è basato su questa nota, alla quale viene sovrapposta la terza (mi) e quinta (sol).

 



La quinta nota della scala, il sol, è in stretta relazione con la tonica e l'accordo che su di essa si forma viene appunto chiamato di dominante (sol, si, re) e risolve sul primo grado. Al nostro orecchio questo tipo di armonia suona spontaneo, ma ci si è arrivati gradatamente. Una volta, con i modi gregoriani, c'erano altre relazioni che si andavano a creare, ad esempio tra il primo e il quarto grado, la famosa cadenza plagale, per noi quasi più naturale della precedente. Con il tempo, la relazione tonica-dominante è diventata una specie di Bibbia per tutta la musica composta dal '700 all'800 inoltrato. Nella forma sonata, se abbiamo una tonalità di partenza in maggiore, è molto probabile che il secondo tema sarà al quinto grado, cioè alla dominante. A essa si arriva molto facilmente per il fatto che questa concordanza suona molto naturale. Il quinto grado diventa così la nuova tonalità del secondo tema. Se il primo tema è in do maggiore, il secondo sarà allora in sol maggiore. Nel caso invece di una tonalità minore, può succedere che si verifichi un collegamento con il relativo maggiore, oltre che con il quinto grado. Inoltre, ogni tonalità maggiore ha un relativo minore; se consideriamo il do maggiore, per trovare il relativo minore dobbiamo scendere di due note (un tono e mezzo), questo sarà quindi il la minore. Il do maggiore non ha alterazioni in chiave ed è costituito, come tutte le scale maggiori, da due toni, un semitono, tre toni, un semitono (il semitono è la distanza più piccola esistente tra due note). In ognuna delle scale dovrà essere mantenuto questo rapporto.

 



La scala minore naturale non suona all'orecchio molto spontanea, anche se è chiamata "naturale" da un punto di vista teorico, avendo un sapore un po' antico. Siccome a quell'epoca si stava cercando di migliorare il lato armonico, è stato alzato il settimo grado, ma il gusto così diventava un po' "arabo". In seguito ci si è accorti che alzando anche il sesto grado la scala suonava "meglio", ecco come si è passati dalla scala minore naturale alla armonica e, infine, alla melodica. Il settimo grado, che precede il passaggio alla tonica di una nuova scala dal suono più elevato in frequenza, si chiama sensibile proprio perché è molto vicina e porta naturalmente alla tonica superiore. Nella scala minore era necessario avere lo stesso tipo di andamento. Ritornando all'accordo tonica-dominante, in quest'ultimo è presente la sensibile, fattore che porta a risolvere sulla tonica. Se noi esaminiamo una sonata in tonalità minore, osserviamo che sussiste l'eventualità nel secondo tema di andare o alla dominante oppure al relativo maggiore. Ligoratti sottolinea che, avendo davanti una tastiera, come avviene in queste Lezioni-Concerto, è molto più facile la comprensione di questi concetti. Per tornare alla sonata in do minore di Mozart, il tema apre proprio con le note che compongono l'accordo di tonica. Il compositore, superato questo incipit, cerca poi di andare al relativo maggiore, che è mi bemolle, e per arrivarci tocca la dominante della tonalità mi bemolle maggiore.

Questi sono i capisaldi che governeranno tutta la forma sonata e, in generale, tutto il repertorio del '700.

 



In seguito arriveranno compositori come Beethoven o Schubert a innovarla, pur se esiste qualche esempio anche in Mozart o Haydn in cui c'è il tentativo di spingersi oltre questi dettami. Sono spiegazioni di grande utilità quelle che ci forniscono Ciammarughi e Ligoratti, le quali serviranno anche per i prossimi appuntamenti. La sonata come si presenta nel '700 - '800 non ha sempre avuto queste caratteristiche. Ne abbiamo anche di fine '500 inizio '600 che si sviluppano dalle antiche forme vocali. Nel rinascimento c'erano i mottetti e le canzoni, che poi diventeranno "canzoni da sonar", passando così dalla vocale alla musica strumentale. Nelle corti italiane, per esempio degli Estensi o dei Gonzaga, questa si espanse grandemente, con delle sonate che all'inizio erano prevalentemente per violino e basso continuo oppure per due violini e basso continuo, comunque diverse da quelle dei nostri esempi odierni. Nel '700 la sonata subì una complessa evoluzione. Possiamo riconoscere vari tipi di sonata, ne distinguiamo una in un solo movimento già a fine '500 con Giovanni Gabrieli, poi ci furono le sonate da chiesa in quattro movimenti (lento, veloce, lento, veloce), da camera, come quelle di A. Corelli dell'Op. 5 e altre in forma quasi di concerto all'italiana, come quelle di J.S. Bach per violino e cembalo. Poco a poco però si venne cristallizzando la sonata come la intendiamo dal 1770 in poi, in tre o quattro movimenti, con un primo cosiddetto "Allegro di sonata".

 



È giunto il momento di disquisire del primo brano in programma, la Sonata K. 9 in re minore di Domenico Scarlatti, che rappresenta un po' un'eccezione, poiché in questa il compositore napoletano non concepisce ancora la sua sonata in forma tripartita, cioè con un'esposizione, sviluppo e ricapitolazione, ma in modo bipartito, un po' come le suite di danza in epoca barocca. Tuttavia in essa c'è già il germe dell'idea di sviluppo che troviamo in seguito nelle sonate di Mozart, Haydn o altri. La K 9 inizia con un tema di carattere malinconico in re minore e in tempo allegro

che però non ritornerà più, questo è segno dell'eleganza e particolarità di questa forma sonata. Scarlatti ci fa ascoltare all'inizio un tema memorabile che compare un'unica volta e mai più nel corso della composizione, caratteristica tipica in lui. A questo tema ne succede un altro in un avvicendarsi tra un motivo discendente

e uno ascendente

cui fa seguito un altro motivo ancora. Qui vediamo che Scarlatti moltiplica i temi a volte legandoli tra loro. Il prossimo motivo è quello che il grande clavicembalista Ralph Kirkpatrick definisce "Crux", il cruciale, cioè quello che sta al centro

e su cui Scarlatti insiste particolarmente, basato su un trillo e su un salto.

Quasi una sorta di "firma" è la codetta alla fine dell'esposizione, una scala veloce che suona come un lazzo

la ritroveremo ad esempio in Mozart. Sussistono quindi dei legami tra i diversi motivi, per esempio tra il primo e quello definito "Crux", in cui si ravvisa qualche somiglianza.

 



La prima parte di questa sonata bipartita viene ripetuta con un ritornello, mentre la seconda inizia con un tema diverso, in fa maggiore (relativo maggiore del re minore iniziale) che tuttavia ci riconduce in qualche modo a quello iniziale, pur non essendo uguale. Si affaccia così già un lieve sviluppo, che non rimane nella tonalità di fa maggiore ma modula innescando una sorta di elaborazione, un episodio in cui i temi entrano in dialogo, o a volte in conflitto, tra di loro, ma in cui è possibile soprattutto ravvisare una grande mobilità armonica. È un percorso che porta da una tonalità all'altra attraverso delle progressioni di stampo barocco, perciò un germe di quello che intendiamo con sviluppo, finché c'è il ritorno ai temi della prima parte, non il primo però che, com'è stato detto si presenta una sola volta. Il ritorno non è tuttavia nella tonalità di do maggiore, come avviene all'inizio, ma in re minore.

Quello che all'inizio era di una sferzante allegria, diventa invece malinconico, anche se il tema è lo stesso. Luca Ciammarughi esegue integralmente la K 9 non in maniera rigida, metronomica, ma variando sottilmente le varie parti (ritornelli inclusi) con delle inflessioni agogico-espressive di grande finezza. Mette in risalto con notevole ricchezza coloristico-espressiva sia i momenti allegri che quelli malinconici legandoli molto bene tra loro. Va da sé che in questo reportage non c'è un fine di critica verso l'interpretazione, ci può essere magari qualche piccola riflessione, ma l'obiettivo principale è lasciare testimonianza di un evento sommamente divulgativo e come tale istruttivo.

 



Si prosegue con la Württembergische Sonate N. 1 in la minore di C.P.E. Bach, dalle sei per clavicembalo Wq. 49, con Luca Ciammarughi sempre in veste di "professore" ed esecutore, secondo i precetti dell'indovinato "format" della Lezione-Concerto. Autore molto meno noto del padre Johann Sebastian, di cui era il quinto figlio, ma cruciale e importantissimo nel '700. Ebbe una notevole influenza su Haydn, Mozart e anche su Beethoven, alla sua epoca addirittura chiamato il "grande Bach" per la larga popolarità. Con lui ci avviciniamo a quella che sarà la forma sonata classica, che troverà la sua stabilità intorno al 1770. La Württembergische risale al 1742, mentre quelle che ascolteremo alla fine dalle mani di Stefano Ligoratti, di Haydn e Mozart, sono rispettivamente del 1780 e 1788. Con questa facciamo un passo in avanti. La K 9 era in un solo movimento mentre questa è in tre. Non possiamo ancora parlare di una forma sonata bitematica, come quella che troveremo ad esempio in Haydn, perché nel primo movimento si presenta un solo tema, il quale domina e viene rielaborato non solo nello sviluppo ma già nell'esposizione stessa. Non c'è un vero e proprio secondo tema, anche se l'autore modula subito da la minore a do maggiore, ma emerge uno stile di carattere improvvisativo, piuttosto bizzarro nelle modulazioni, come tipicamente avviene in questo geniale compositore tedesco, oggi purtroppo piuttosto trascurato. Compare un tema iniziale piuttosto semplice, basato fondamentalmente su tre elementi

l'arpeggio in la minore, una figurazione rapida tipo scaletta e un'appoggiatura; questi caratterizzano tutta la prima frase.

 



L'appoggiatura è particolarmente importante perché delinea quello che si chiama "stile patetico", incentrato sul "pathos", dove invece di andare direttamente sulla nota, questa viene fatta precedere da un'appoggiatura su un grado superiore. Cosa succede dopo questo primo tema? Che si va subito a un'altra tonalità, il do maggiore, senza transizioni

e poi a re minore.

Si verifica un continuo insistere su questi elementi, sui frammenti scalari in grado congiunto (note vicine fra loro) che cadono sull'appoggiatura, il tutto secondo un procedere quasi ossessivo.

Già all'interno dell'esposizione abbiamo constatato un ritorno del tema iniziale, in tonalità però minore. Da questi esempi si evince che la forma sonata vive più di eccezioni che di regole. Nell'esposizione il materiale tematico è organizzato in modo tale da presentare un ritorno al tema iniziale, invece di proporne un secondo, magari dal carattere più femminile e dolce. Si prosegue in questo modo sinché C.P.E. Bach, nello sviluppo, insiste ancora su questo tema trasponendolo in un'altra tonalità, il relativo maggiore.

Uno stesso tema passa da un carattere cupo, dolente, a un altro trionfante, quasi olimpico. Nello sviluppo il materiale viene approfondito focalizzandosi in particolare sulla scala, orientato a sviluppare quei piccoli frammenti in scale più ampie e articolate.

Nel processo compositivo si attraversano diverse tonalità; possiamo immaginare un personaggio romantico, al quale il compositore per certi versi si avvicina, che parte presentando se stesso e poi attraversa delle peripezie.

 



La cosa forse più interessante di questo primo movimento di sonata è la ripresa, in cui si arriva a una sospensione

come una sorta di cadenza, il discorso si ferma e poi riprende ma invece di farlo letteralmente subito modula su un'altra tonalità suscitando un effetto sorpresa. Un artificio che lui usava sin dall'inizio ed è testimone del fatto che i compositori sin dall'inizio si allontanano dalle regole. Assistiamo allora a una ripresa completamente variata dal punto di vista armonico.

A questo proposito notiamo che la sonata non è una forma del tipo "A-B-A", questa è propria del Lied e verrà affrontata in un altro incontro, in quanto il ritorno della parte "A", cioè la ripresa nell'ambito della tripartizione, soprattutto nei grandi compositori non è mai uguale all'esposizione. Nel caso della "Württembergische" è molto ardita perché alzando il sesto grado si ottiene un effetto alquanto brusco e inatteso.

Anche questa interpretazione e affidata a Luca Ciammarughi, che la porge al pubblico con raffinato spirito francese, calibrando con raro equilibrio e in un convincente "mix" lo stile sensibile con l'"esprit de geometrie" e "de finesse". Nel finale "Allegro assai", curiosamente in forma sonata e non in rondò essendo composto da un'esposizione, sviluppo e ripresa, vengono applicati una serie di stilemi che ritroviamo nel mondo del concerto solistico, nell'incipit per esempio

che potrebbe essere un "tutti" orchestrale, alternato a momenti in cui lo strumento solista prende il suo spazio. C.P.E. Bach è un autore incredibilmente fantasioso, creatore di composizioni tra le più disparate.

 



Terzo brano dell'impaginato di sala è la Sonata in re maggiore Hob. XVI:37 di Franz Joseph Haydn, una composizione breve come la successiva di Mozart, estremamente pregnante nella sua sintesi. Presenta nell'Allegro con brio due temi (anche se appaiono dei motivi secondari) molto ben delineati. Il primo tema è marcatamente ritmico, di carattere volitivo e scherzoso

mentre il secondo ha un incedere più delicato.

È interessante notare come, nonostante la grande semplicità e sinteticità di questa sonata, lo sviluppo lasci intravedere già una modalità preludente alla beethoveniana. Non molto lungo, comincia con il tema iniziale suonato dalla mano sinistra e poi mette in conflitto tra loro i vari motivi in un'accesa contrapposizione.

Due battute prima della ripresa, il tema viene enunciato quasi come se Haydn facesse una finta, in guisa di falsa ripresa. Il trillo risolve non in modo scolastico, prevedibile, ma con una sorta di scherzo che prelude la ripresa vera e propria.

La forma sonata interpretata da questi grandi compositori si avvale di tali accorgimenti per uscire dalle regole e rendere più affascinante il discorso. Prima dell'esecuzione integrale di questa sonata da parte di Stefano Ligoratti, Ciammarughi parla brevemente della sua forma complessiva, composta da un primo e terzo movimento dal carattere estremamente giocoso e gioviale, ma con un episodio centrale totalmente opposto nello spirito: il "Largo e sostenuto", dolente, foriero di un'espressione "parlata", come se una persona si abbandonasse a una confidenza in un momento di dolore.

 



Un largo fatto di diciannove battute ma veramente decisivo perché, fra i movimenti esterni che sono una concessione allo stile galante dell'epoca, comunque testimoni di una grande genialità, c'è questo episodio di raccoglimento. Se è stato esaminato il conflitto all'interno della forma sonata, intesa come primo movimento, anche all'interno di tutta la composizione ci può essere una dinamica che nel grande produce quella del piccolo, cioè del primo movimento. Il secondo movimento, aggiunge Stefano Ligoratti, il quale si muove nell'ambito della tonalità di re maggiore, invece di finire in re minore termina invece sulla sua dominante (la), che è anche quella del re maggiore. Probabilmente, un altro compositore avrebbe concluso in re minore, per attaccare l'ultimo movimento in re maggiore, mentre Haydn in tal modo crea un'atmosfera di attesa per quello che sta arrivando.

Nel Finale: Presto ma non troppo c'è una didascalia, abbastanza rara a trovarsi sino almeno a Beethoven, che recita "innocentemente", come se fosse un bambino a suonare, da affrontare cioè con una semplicità che rasenta il candore. Parlando del finale, Ligoratti coglie l'occasione per brevemente disquisire sul Rondò, una forma musicale che si trova spesso come ultimo movimento delle sonate. In questa appare un primo tema chiamato "A"

un tema "B"

poi ritorna il tema A (con una dinamica maggiore), seguito dal "C"

 

e di nuovo A.

Ricapitolando: ABACA. In buona sostanza, i vari temi vengono esposti con l'intercalare del primo (A) a ogni nuovo episodio.

 



Stefano Ligoratti ci suona questa, come anche la Sonata N. 16 in do maggiore K 545, forte di una tecnica molto solida e sicura, riuscendo a sposarla con una visione poetica sempre ispirata. Un concertista davvero di livello eccelso. Termina così questo primo, avvincente e utilissimo primo appuntamento della rassegna "Non capisco! Son profano!".


Alfredo Di Pietro

Gennaio 2019


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