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 06/10/2019 - Musica a Villa Durio - Leonardo Leo - Responsoria - Nova Ars Cantandi Riduci

 


 

 

Leonardo Leo (1694 - 1744)
Responsoria

FERIA QUINTA IN COENA DOMINI
Ad Matutinum

IN PRIMO NOCTURNO
LECTIO PRIMA
Incipit Lamentatio Jeremiae Prophetae

RESPONSORIUM PRIMUM
In monte Oliveti

IN SECUNDO NOCTURNO
RESPONSORIUM QUARTUM
Unus ex discipulis meis

IN TERTIO NOCTURNO
RESPONSORIUM SEPTIMUM
Una hora

FERIA SEXTA IN PASSIONE
ET MORTE DOMINI
Ad Matutinum

IN PRIMO NOCTURNO
LECTIO PRIMA
De Lamentatione Jeremiae Prophetae

RESPONSORIUM PRIMUM
Omnes amici mei

LECTIO SECUNDA
Lamed. Matribus suis dixerunt

RESPONSORIUM SECUNDUM
Velum templi scissum est

LECTIO TERTIA
Aleph. Ego vir videns paupertatem meam

RESPONSORIUM TERTIUM
Vinea mea electa

IN SECUNDO NOCTURNO
RESPONSORIUM QUARTUM
Tamquam ad latronem

RESPONSORIUM QUINTUM
Tenebrae factae sunt

RESPONSORIUM SEXTUM
Animam meam dilectam

IN TERTIO NOCTURNO
RESPONSORIUM SEPTIMUM
Tradiderunt me

RESPONSORIUM OCTAVUM
Jesum tradidit impius

RESPONSORIUM NONUM
Caligaverunt oculi mei

SABBATO SANCTO
Ad Matutinum

IN PRIMO NOCTURNO
LECTIO TERTIA
Incipit oratio Jeremiae Prophetae

RESPONSORIUM TERTIUM
Jerusalem surge

IN SECUNDO NOCTURNO
RESPONSORIUM SEXTUM
Ecce quomodo moritur justus

IN TERTIO NOCTURNO
RESPONSORIUM NONUM
Sepulto Domino


Massimo Giuseppe Bianchi



Se la trentottesima edizione di "Musica a Villa Durio" si era aperta il 29 settembre con i ricami improvvisativi di Massimo G. Bianchi e Paolo Damiani in "From Dowland to Dylan", ampio excursus dal carattere confidenziale sulle ali della fantasia, il secondo incontro si affaccia con tutt'altro genere musicale. In questo flusso ininterrotto di musica cambiano i generi, mutano autori e periodi storici ma non i proponimenti con cui questo Festival intende portare avanti il suo discorso sulla musica. Nessuna superficialità nella scelta di artisti e repertori, qui la qualità dev'essere al di sopra di ogni sospetto, dimostrazione è il fatto che si portano sulla ribalta nomi di primissimo livello. Suggestiva pure la location, a Varallo, nel cuore della Val Sesia, dove la stragrande maggioranza dei concerti si tiene nel Salone XXV Aprile. Di scena quindi nella seconda tranche il Collegium Vocale et Instrumentale "Nova Ars Cantandi", diretto dal maestro Giovanni Acciai, musicista coltissimo e dall'entusiasmo contagioso. Nell'impaginato di sala 23 Responsoria di un compositore fra i più grandi della Scuola musicale napoletana settecentesca: Lionardo Oronzo Salvatore de Leo. Ciò che la storia ci ha tramandato, permette d'inquadrarlo come musicista capostipite della prestigiosa scuola napoletana del XVIII secolo. La sua formazione musicale avvenne al Conservatorio della Pietà dei Turchini, uno dei quattro napoletani, allora diretto da Nicola Fago, soprannominato "Il tarentino". Tappa successiva del suo iter educativo fu Roma, dove studiò il contrappunto e, tornato a Napoli, Leo ottenne il posto di secondo maestro al conservatorio della Pietà.



Nel 1716 fu nominato organista della cappella reale e l'anno successivo venne indicato per occupare il posto di maestro di cappella della chiesa di Santa Maria della Solitaria. Fu durante questa fase che scrisse un gran numero di opere, compresa la Sofonisba (1719), sua prima opera seria. Esistono delle discordanze sulla data della morte, avvenuta a Napoli. Non il 1743, come afferma Piccinni, né il 1742 come riporta Burney, ma bensì il 1744, pare stroncato da un Ictus Cerebri mentre scriveva un'aria buffa de "La finta frascatana". Fonti storiche riportano che fu trovato con la testa appoggiata sul suo clavicembalo. Fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria di Montesanto a Napoli, insieme con Alessandro Scarlatti e altri musicisti della scuola napoletana. Una corrente che, con Alessandro Scarlatti, Nicola Porpora, Francesco Durante e Francesco Feo, ha lasciato un profondo segno nella storia della musica. Il suo lascito è vasto, contando dodici Oratori sacri, un Miserere a 8 parti di sublime bellezza, l'Ave Maris Stella per soprano e orchestra, il Credo a quattro voci, quattro tra Serenate e Pastorali, più di trenta opere serie e più di venti commedie musicali. Per quanto riguarda la composizioni strumentali, il suo catalogo comprende brani per tastiera, sonate a tre, un concerto per quattro violini e i bellissimi sei concerti per violoncello. È lo stesso maestro Acciai a introdurci nel clima storico e spirituale di questi meravigliosi 23 Responsoria: "Se si sfoglia un'enciclopedia, alla voce Leonardo Leo si troveranno notizie sulla sua vita, sulla sua importanza di grande operista, di compositore di musica strumentale ma, al lemma "Musica Sacra", le notizie si rattrappiscono sin quasi a scomparire.



Questo per il semplice fatto che la sua musica sacra è quasi del tutto sconosciuta, in modo particolare l'opera che rappresentiamo in questo secondo appuntamento con Musica a Villa Durio. È chi vi parla ad aver tratto i 27 Responsoria da un libro presente nella biblioteca del Conservatorio di Napoli, la quale ospitò il maestro salentino, nato a San Vito degli Schiavoni, Brindisi, in provincia di Terra d'Otranto. I Responsoria sono opera di straordinaria bellezza, scritti da un musicista che aderiva con tutto il suo essere al significato del testo che aveva di fronte, non un testo qualsiasi, ma pregno di grande attualità, tuttora validissimo per i temi che tocca. Contenuti universali dell'animo umano, del tradimento (Giuda), il blandire, il rinnegare (pensiamo a Pietro). Alla solitudine: un uomo che era acclamato nel tempio e viene il giorno dopo portato al patibolo. Questi argomenti sono sviluppati da Leo con una maestria di scrittura, una dottrina d'interpretazione che consente a chi ascolta di abbandonarsi completamente al messaggio che lui vuole trasmettere. La persona che sente con animo nobile e disponibile ha solo una via da percorrere, quella della commozione." In questa serata ottobrina il Collegium Vocale et Instrumentale "Nova Ars Cantandi" ci ha riportato con indenne freschezza l'arte del musicista pugliese, incarnata in una parte dei 27 Responsoria: l'integrale del venerdì più tre del giovedì e tre del sabato. Un musicista che possiamo considerare un missionario della musica, a causa della sua assoluta dedizione a essa, in questo tanto simile nello spirito a Giovanni Acciai.



Entrambi uomini perseveranti. Le cronache dell'epoca ci raccontano come Leo fosse un assiduo praticante dell'arte dei suoni, passando quasi tutte le notti a comporre con inesauribile vena. Giovanni Acciai emerge con le medesime qualità umane, nella sua sapienza, nel suo manifesto amore per un repertorio forse non abbastanza eseguito e amato. Nell'inesauribile spirito di ricerca. In particolare, questi Responsori dell’Ufficio divino fanno parte della Settimana Santa, un periodo cruciale della liturgia romana. A lui e ai quattro fantastici musicisti dell'ensemble Nova Ars Cantandi: Alessandro Carmignani, Andrea Arrivabene, Gianluca Ferrarin e Marcello Vargetto, con Ivana Vallotti all'organo non può andare che il nostro più sentito ringraziamento per un merito, anzi due, consistente nel fatto di aver riproposti i Responsoria per la prima volta in una registrazione moderna e il secondo di averli eseguiti per noi la sera del 6 ottobre. Nel loro rivivificarsi, la distanza di tre secoli dalla creazione pare allora annullarsi, tanta è la luminescenza della loro espressività, testimone di una materia palpitante di umanità, intrisa di "Pietas" nell'intimo. Il senso di magnificenza sonora che suggeriscono queste pagine è rinvigorito da un ensemble costituito da altissime professionalità, di livello (anche tecnico) stratosferico, conosciuto e ammirato in tutto il mondo. La sua limpidissima musicalità, la drammaticità di stampo operistico che affiora in certi momenti emergono con chiarezza e precisione entusiasmanti.



Nelle cose di questo mondo non è appropriato parlare di perfezione, poiché essa non può esistere nella sua completezza, ma questo insieme vocale/strumentale ci va molto vicino, nell'egregia tecnica vocale, nell'affiatamento, negli attacchi, nella calibrazione dinamica d'insieme (quell'insostituibile ascoltarsi l'un l'altro), nell'impeccabilità degli intrecci polifonici, i quali sgorgano senza che la minima sbavatura pervenga all'orecchio dell'ascoltatore. Il risultato è la rivelazione di una "Phonè" senza tempo, quasi una presa diretta con la più pura spiritualità in musica. La scaturigine di un'onda calda che favorisce lo stabilirsi di quella tensione emotiva che avvicina all'Altissimo. Tutto ciò significa rispetto per le intenzioni del compositore, costantemente impegnato a esaudire le esigenze espressive del testo sacro. Significa attenzione verso l'ascoltatore, che viene avvolto in una temperie spirituale totalizzante. Volendo usare le parole dello stesso Giovanni Acciai, si tratta di una "Musica che scava nella parola in profondità, così come la parola innalza la sua musica verso firmamenti inesplorati".




Alfredo Di Pietro

Dicembre 2019


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