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domenica 17 dicembre 2017 ..:: Modenaudio Lympha IT-HA-1 ::..   Login
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 Amplificatore per cuffia/Preamplificatore Linea Modenaudio Lympha IT-HA-1 Riduci


 

 

INTRO

 

La tipologia dell'amplificatore per cuffia è parte di un dualismo, che oggi va progressivamente ridimensionandosi nella sua forbice, tra fruizione della musica con i diffusori e in cuffia, dove la seconda è sempre più decisa a non accontentarsi del ruolo di semplice succedaneo alla prima. "Voglio ascoltare musica anche di notte, al volume che desidero, senza la preoccupazione di disturbare gli altri", si diceva un tempo. Oggi lo si dice molto meno, anche se rimane ovviamente valido questo vantaggio, oltre a quello di risolvere all'istante ogni problema dovuto all'acustica dei nostri ambienti. La cuffia si distingue quindi come strumento di riproduzione anche primario, pur se un po' "solipsistico", per sua natura impossibilitato alla condivisione sonora. Per comprendere le ragioni della crescente espansione commerciale di un oggetto come l'amplificatore per cuffia, dobbiamo considerare un terzo attore: il "plenipotenziario" Personal Computer, che diventa sempre più al centro della musica, con i servizi di contenuti in streaming, la riproduzione dei file audio a qualsiasi formato e risoluzione, e la possibilità di riprodurre direttamente CD Audio o ripparli "Bit-Perfect" tramite appositi software. Il PC è, in buona sostanza, una sorgente digitale di piena soddisfazione, come intuì nell'ormai lontano 1997 Kostas Metaxas, alla quale per raggiungere l'eccellenza non serve altro che un valido player e un ottimo DAC. È la Desktop Hi Fi che avanza e, in quest'ambito, sono piuttosto i sistemini di diffusori da tavolo oggi disponibili a diventare un po' il collo di bottiglia, mentre la cuffia è in grado di calarsi autorevolmente in questo nuovo tipo di approccio.

 

Il mercato, dal canto suo, come sempre avviene per i fenomeni importanti, asseconda e alimenta questa tendenza con un continuo fiorire di nuovi modelli, non solo di cuffie ma anche di amplificatori dedicati. È su questi dispositivi che oggi si concentra l'attenzione di marchi come il neonato Modenaudio, chiamati a sviluppare un livello di qualità che si esige sempre maggiore. In realtà i cuffiofili sono sempre esistiti, ma credo che oggi siano sempre più attenti al pilotaggio, sicuramente meno disposti ad accontentarsi di un'amplificazione che sia il minimo sindacale. D'altronde la differenziazione del mercato ha portato al proliferare di tantissimi modelli, dal più economico al più costoso e, come esiste nel campo delle amplificazioni per diffusori, anche in questo settore alcuni audiofili non vogliono rinunciare a oggetti di caratura Hi End. Se poi la musica da PC non interessa, si può sempre collegargli un CD Player o qualsiasi altra sorgente, sino alla situazione limite dei non cuffiofili, che magari vengono sorpresi dalle loro qualità di preamplificazione. Moltissimi modelli, infatti, come il nostro DUT, offrono la possibilità di funzionare egregiamente anche come preamplificatore. Il Lympha IT-HA-1 è il primo (e per ora unico) prodotto della Modenaudio, azienda nata ufficialmente nel 2016 a Modena, ubertosa città che ha un'evidente predisposizione per il bello e il buono. Non è per caso che il Duomo, la Torre Civica e la Piazza Grande della città sono state inserite nel 1997 nella lista dei siti italiani patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

 

Per non parlare della posizione di vertice che occupa nel settore dell'enogastronomia, patria del parmigiano reggiano, degli squisiti salumi, l'aceto balsamico, i tortellini, il lambrusco e molto altro ancora. Un luogo simile non poteva certo partorire un prodotto insipido o carente di personalità anche nel campo dell'audio, in questo senso il Lympha dimostra di possedere in pieno tutte quelle qualità che lo rendono "DOC" al palato degli audiofili più esigenti e raffinati. Marchio venuto alla luce di recente, molti si chiederanno qual è la scintilla che ne ha favorito la nascita. Andando a ritroso scopriamo che Modenaudio affonda le proprie radici nell'amicizia nata sui banchi di scuola tra Vittorio Bosi, Pio Bosi e Giovanni Gibertoni. Spesso in alta fedeltà avere grandi intuizioni tecniche non paga se dietro non c'è la potente molla dell'amore per la musica. Qualcuno chiama sprezzantemente "elettrodomestici" i nostri amati scatolotti, verità parziale se pensiamo alla loro destinazione. Un insieme di componenti elettronici acquisterà allora diverso significato se pensiamo che sono chiamati a rendere le sottili sfumature di tocco di un grande pianista o l'angelica voce di una soprano. Un violino Stradivari sarà foriero di minori emozioni se un dispositivo non è in grado di riprodurne l'eccezionale ricchezza armonica. Dal legame di queste tre persone, consolidatosi negli anni proprio grazie alla passione per la musica, nasce la decisione di estrarre dal cassetto un vecchio sogno: l'inaugurazione di Modenaudio, una realtà specializzata nella produzione di apparecchiature audio caratterizzate da un'ottima qualità del suono e da un design innovativo.

 

Emerge quindi la volontà di creare una prelibata "pietanza", impiattata con gusto da un raffinato executive chef, un oggetto che non fosse convenzionale nel panorama industriale della riproduzione sonora. Obiettivo centrato grazie alla collaborazione con i designer Domenico e Lorenzo Bezzecchi dello studio di architettura B155 di Carpi, comune non molto distante da Modena, giusto per mantenere inalterato il feeling emiliano. "Siamo riusciti a realizzare un progetto che lega la qualità dei materiali e la loro forma alla migliore tecnologia della riproduzione sonora, permettendoci così di creare un oggetto unico. La costruzione, artigianale ma ottimamente industrializzata, è basata su materiali naturali ed è eseguita rigorosamente a mano nei nostri laboratori di Modena. Abbiamo messo in questo progetto tutto ciò che abbiamo: passione, anima, tecnologia, natura. Ora siamo impazienti di vedere la vostra reazione..." è l'orgogliosa dichiarazione dei protagonisti. A questo punto al recensore di turno non resta che prendere in mano il cavatappi, frangino, termometro e l'indispensabile "Tasse de dégustation", altrimenti detto "tastevin" per saggiare questo prodotto DOC. Annoto con grande piacere come, ancora una volta, la manifestazione milanese di Stefano Zaini sia stata galeotta nel portarmi a conoscenza di un'azienda, e del suo relativo prodotto, che non conoscevo assolutamente. E questa recensione, ci crediate o meno, è sorta quasi spontaneamente, si è scritta da sola tanta è la schiettezza di carattere di questa "delizia" modenese.

 

 

MODENAUDIO LYMPHA ITALIAN-HEAD AMPLIFIER-1

CAVALLO DI RAZZA

 

 

 

Specifiche Tecniche Dichiarate

 

INGRESSI

Impedenza (sbilanciata): 10 kOhm

Massimo livello in ingresso con Guadagno di 9,5 dB: 12 dBu (3,084 VRms)

Massimo livello in ingresso con Guadagno di 21,5 dB: 0 dBu (0,774 VRms)

Distorsione Armonica Totale: ≤ -103 dB

Rapporto Segnale/Rumore: ≥ 120 dB (A) da 20 Hz a 20 kHz

Risposta in Frequenza: +/- 0,2 dB da 20Hz a 20KHz

Diafonia: ≥ 102 dB da 20 Hz a 20 kHz

Guadagno Totale Preamplificatore: 21,5 dB

                 

USCITE

Uscita Cuffia: 2 x ¼" Jack Cuffia (6,3 mm). Di cui una con esclusione Line Out automatica

Gamma Livello: da -88 dB a +9,5 dB

Guadagno in posizione: Normale     

Gamma Livello: da -76 dB a +21,5 dB

Guadagno in posizione: Alto    

Distorsione Armonica Totale: ≤ -103 dB

Rapporto Segnale/Rumore: ≥ 116 dB (A) da 20 Hz a 20 kHz

 

- Tensione di alimentazione: 12 - 18 Vdc

- Un'uscita Linea/Diretta

- Potenziometro: ALPS serie RK271 (Blue Velvet)

- Segnale accoppiato in continua (nessuna capacità lungo il percorso di segnale)

- Circuitazione DC Servo per eliminazione automatica Offset

- Protezione a relè uscita Linea e cuffie con circuito di controllo Offset

- Circuito alimentazione DC-DC Converter per tensione duale, ottimizzato per la resa alle basse frequenze

 

 

Non appena tolto dall'imballo, il Lympha cattura subito l'attenzione a causa del suo aspetto compatto e insieme ricercato, non il solito contenitore parallelepipedo ma un elegante cabinet di colore bianco, impreziosito da un inserto di legno rovere. Felice l'accostamento tra la parte in metallo e legno, chiaramente differenziata in due sezioni, dove il top in rovere, inclinato in senso antero posteriore, dona all'insieme un tocco di calore. La parte in legno reca anteriormente il logo dell'azienda mentre superiormente è posta la grande manopola zigrinata circolare bianca per la regolazione del volume, non parallela al top inclinato ma allo chassis in metallo. Nel carpigiano studio di architettura B155 avranno probabilmente pensato al suggestivo effetto "sorgente" che in questo modo acquisisce il comando, quasi un emergere dal corpo del legno e non un banale sovrapporsi. Sul frontale ci sono unicamente i due connettori Jack femmina da 6,3 mm per il collegamento di altrettante cuffie. Tra questi è presente un LED rosso che lampeggia nel caso intervengano le protezioni, rivelatesi tra l'altro sensibilissime nel corso del funzionamento a eventuali problemi di "corto". Un altro LED, che s'illumina di una luce bianca fredda, è invece posto accanto al controllo del volume e segnala la messa in tensione dell'apparecchio. Sulla parte superiore, a sinistra, sono posizionati quattro selettori a levetta per il "Mute", "Gain", "Direct" e "Source 2". Intuitiva la funzione del Mute, che è di ammutolire il segnale in uscita. Il Gain consente di scegliere tra i due valori di guadagno di 9,5 dB e 21,5 dB, il Direct mette in collegamento diretto il segnale dei due ingressi con l'uscita Line Out, per cui a un eventuale amplificatore finale o casse attive.

 

 

Può essere considerato a tutti gli effetti un bypass del Lympha, utile se si vuole inserirlo in una catena pre-esistente rendendolo ''trasparente''. Il Source 2 permette di selezionare le due sorgenti in ingresso. Sul retro, "more solito", c'è l'intero parco connessioni a disposizione dell'utente, vale a dire i due ingressi linea sbilanciati RCA (Source 1 e 2), l'uscita del segnale, opzione che ne consente l'utilizzo come preamplificatore. Sull'estrema destra, infine, troviamo l'interruttore di accensione e il connettore (DC In) per il trasformatore/alimentatore marchiato Modenaudio. Si tratta di un Mean Well GS15A-4P1J, fornito a corredo. Scoperchiando il cabinet apprezziamo l'ordine, la pulizia circuitale che mostrano le quattro schede ospitanti la componentistica (di ottimo livello), i selettori e i connettori d'uscita. Il cablaggio è tutt'altro che confusionario, "twistato" e sistemato con ordine nel suo percorso tra una scheda e l'altra. Spiccano i due connettori Jack da 6,3 mm "PCB mount" per il collegamento delle cuffie, i quattro selettori a levetta e, tra la componentistica, i sei condensatori in polipropilene e i quattro elettrolitici della sezione di alimentazione. Per i relè di segnale la scelta è ricaduta sui giapponesi Panasonic TQ2-12V. La basetta che ospita i selettori è sopraelevata, per portarsi al livello del pannello superiore, tramite tre robusti distanziatori metallici. Non ho smontato le basette per fotografarne il lato "B".

 

 

Non vedendo chip di amplificazione nella componentistica, ipotizzo una loro eventuale presenza nella "misteriosa" scatoletta nera marchiata "Modenaudio - Costruzioni Sonore" che, da ricerche in rete, vengo a sapere altro non essere se non una semplice enclosure (1551 R) della Hammond Manufacturing. In realtà, nel corso della nostra piacevole conversazione telefonica, Vittorio Bosi mi ha detto che il cosiddetto ''cuore amplificativo'' del Lympha in realtà non c'è perché quello che è stato realizzato è un circuito dove ciascun componente porta un contributo fondamentale al risultato finale. Piuttosto che parlare di un singolo componente la ditta modenese quindi preferisce parlare di layout circuitale. Ma cosa si nasconde quindi dietro quel piccolo contenitore nero? Semplicemente l'alimentatore DC-DC Converter. La piastrina ha in verità la funzione di nascondere il dispositivo citato e qualcos'altro che è un po' il "trucco" di come possa lavorare un DC-DC Converter su frequenze così basse. Il circuito vero e proprio è rivolto verso il basso, non rilevabile quindi in una semplice "visual inspection" dell'oggetto scoperchiato, realizzato con elementi SMD e IC. Un pregiato Alps 540G è il potenziometro del volume, elemento da non trascurare assolutamente nell'economia di un progetto.

 

 

 

A COLLOQUIO CON VITTORIO BOSI

LE RAGIONI DI UN PROGETTO

 

All'argomento misure il progettista del Lympha attribuisce un peso relativo, anche se, avendo la strumentazione in casa una delle prime cose che si fanno sono proprio le misure, ancor prima degli ascolti. Quello su cui è stata primariamente appuntata l'attenzione è la capacità di "driving", la quale fa la differenza con altri amplificatori, che è stata voluta perfettamente adeguata a qualsiasi tipo di cuffia. Secondo obiettivo, ma non certo secondario, è il conseguimento di una bella musicalità, intesa non come "eufonizzazione" del contenuto musicale ma nel senso di rivelatrice, nel bene e nel male, di ciò che proviene dalla sorgente. Per questo Vittorio ha deciso di non ascoltare più alcuni CD che aveva, per esempio, perché purtroppo con il Lympha alcune registrazioni risultano inascoltabili. Altro obiettivo da centrare è stato la grande silenziosità (dato apprezzabile nelle misure all'analizzatore di spettro), una caratteristica immediatamente voluta e suggerita da altre esperienze. Per inciso Vittorio, economicamente parlando, vive di altro che non di l'Hi Fi, mi confessa che gli piacerebbe farlo ma oggi è una cosa praticamente impossibile. La scelta del circuito alimentazione "DC-DC Converter" è legata proprio al conseguimento di quella grande quiete di fondo che rende valido l'ascolto anche con cuffie estremamente sensibili. Un altro vantaggio consentito da questa tecnologia emerge in fase di omologa, poiché grazie a essa non c'è la 220 V di rete attaccata al prodotto. Il primo prototipo del Lympha nacque con il trasformatore installato nello chassis, quindi con un'alimentazione tradizionale.

 

Però, nel momento in cui si vanno a limitare le dimensioni di un apparecchio, anche nell'ottica del trattamento di un segnale che non è di linea, è bene mettere in atto alcuni accorgimenti. In ogni caso l'impatto di un trasformatore tradizionale, nell'economia di un progetto di questo tipo, comincia a diventare sensibile in termini di rumore di rete. Una prova è stata fatta ultimamente, quasi per "sfizio", pensando all'allestimento che era stato previsto di un sistemino con due piccoli diffusori attivi da abbinare all'amplificatore, un kit da scrivania in ossequio alla "Desktop Hi Fi". Vista la non indifferente tensione d'uscita del Lympha, perché allora non tentare il pilotaggio di un sistema passivo? Effettivamente si è notato che, se non si ha la necessità di ottenere grandi volumi d'ascolto, mettendo in conto anche la problematica di un'impedenza relativamente bassa e conseguente sensibile distorsione, tale opzione è risultata nei fatti tranquillamente fattibile con i tipici diffusori compatti da tavolo. Fuori discussione quindi la sua capacità di pilotaggio di cuffie a bassa, media e alta impedenza. La prima che Vittorio si è messo in casa è stata una Beyerdynamic 880 da 600 Ohm, non è stata una scelta casuale ma fatta proprio per testare l'abilità di "driving" del Lympha. Lo scopo era di valutare, oltre all'erogazione di corrente, se questo fosse anche in grado di gestire la tensione. È chiaro che, nel momento in cui hai poca "birra" per il pilotaggio in corrente, ci dev'essere un'adeguata tensione su cui contare. Alla fine Vittorio Bosi è riuscito a mettere insieme un apparecchio bensuonante che - confessa - non si aspettava riscuotesse in giro tanti consensi.

 

È stato realizzato comunque adoperando una componentistica reperibile senza problemi sul mercato. Visto che va tanto di moda, la sua creatura richiama la preparazione di uno "chef", il quale può avere a disposizione, se vuole, degli ottimi ingredienti di base, ma il risultato finale del piatto dipende poi dalla sua competenza. Non è detto quindi che comprando buoni prodotti ci si assicura un risultato complessivo di alto livello. Oggi il mercato della componentistica ci permette di avere di tutto, non deve però mancare la capacità di fare delle scelte giuste e, nello stesso tempo, di applicarle in modo corretto. Tornando al nostro Lympha, la scelta di implementare un DC-DC Converter, non comodissima da gestire per quanto riguarda la porzione inferiore dello spettro audio, si è rivelata poi vincente per la silenziosità del sistema. In particolare, con questo viene eliminato alla radice il problema della "ronza" di rete a 50 Hz, poiché è un dispositivo che lavora a frequenze di 150 - 200 kHz, ben oltre quindi lo spettro udibile. Nell'amplificazione di un segnale, in realtà, la tensione più alta rispetto al segnale in ingresso viene fornita dall'alimentazione e se questa è rumorosa, difettosa, influirà pesantemente sulla qualità del segnale in uscita. La componentistica elettronica non fa altro che prendere dall'alimentazione la tensione necessaria per comporre il segnale amplificato. Non avere alcun condensatore sul percorso del segnale, vale a dire l'accoppiamento in continua, estende sino agli inferi la risposta in frequenza. In verità qualcosina è stato tagliato, ma per una precisa scelta progettuale.

 

C'è chi dichiara una risposta dalla continua sino a 80 - 90 kHz, ma dal momento in cui l'apparecchio deve funzionare anche come preamplificatore, si rende necessario l'uso di protezioni. Queste sono due, una operante sul feedback del sistema di amplificazione (quella che un pochino limita in basso la risposta in frequenza evitando di raggiungere la continua) mentre la seconda agisce da controllo sulla tensione, per evitare situazioni estreme che possano causare danni alle cuffie. "La cosa che noto con il Lympha usato come preamplificatore" - afferma il progettista - "siccome abito in appartamento e non posso esagerare con il volume, è che ho riscoperto il piacere di ascoltare a volumi contenuti, cosa che prima non accadeva poiché perdevo dettaglio".

 

 

AGLI ANTIPODI DELL'ANODINO

L'ASCOLTO

 

 

 

SETUP

 

PC Notebook Lenovo G50

Scheda Audio Creative Professional E-MU Pre Tracker USB 2.0

Player JRiver Media Center 19.0.163

Giradischi Pro-Ject Debut II SE con testina Denon DL 160

Preamplificatore Phono Grandinote Celio

 

 

La Modenaudio fa il suo ingresso nel mercato con il Lympha IT-HA-1, al momento il suo unico prodotto, anche se sarebbe già sufficiente per sedersi sugli allori. Un performante amplificatore per cuffia che non vuole rinunciare a un design originale e raffinato, progettato con intelligenza e, cosa che più deve interessare l'appassionato del bel suono, dotato di eccellenti caratteristiche sonore. Grazie a dei buoni amici, ho avuto a disposizione per questo test ben sei cuffie di livello assai diverso tra loro, da una dignitosa entry level del costo di una diecina scarsa di euro, sino a una blasonata e rigorosa AKG K 240 Monitor. Proprio con quest'ultima è stato condotto buona parte del test d'ascolto, il motivo è tutto sommato intuibile: da autentica monitor di rango, è apparsa la più analitica e intransigente del gruppo, lineare, poco o nulla disposta alla ruffianeria e altamente rivelatrice, anche dell'amplificazione a monte. Una vera e propria cartina al tornasole delle registrazioni e delle elettroniche a monte e a valle. Durante gli ascolti ho spesso ripensato a quanto fosse vera l'affermazione di Vittorio Bosi circa il talento "smascherante" del Lympha e sulla cautela nell'emanare giudizi affrettati riguardo le sue effettive qualità. La valutazione finale, che mi ha tenuto impegnato per un'intera giornata, parte con un brano e registrazione vintage, Grantchester Meadows dei Pink Floyd dal doppio album "Ummagumma". I piani sonori sono ben delineati, marcate e perfettamente riconoscibili le "patch" operate in fase di editing, come dei tasselli di un mosaico osservato da distanza ravvicinata.

 

Rimaniamo con il mitico complesso britannico, "Money" è il brano che mi fornisce le prime avvisaglie sulla sostanziosa erogazione di questo amplificatore, ottimo l'impatto e la grinta che riesce a tirar fuori dalle "dure" AKG K 240 Monitor, come di piena soddisfazione è il livello di pressione sonora ottenuto con questa cuffia ad alta impedenza (600 Ohm). Con grande coinvolgimento vengo avvolto dal ritmo ritmo incalzante del brano, è un rock che sprigiona pura energia e il Lympha tiene benissimo botta nella ricreazione di quel muro di suono che era idealmente nella mente della grande band. L'ascolto procede per aree tematiche in un "disco chiama disco", in realtà ben rimarrei per tutto il tempo nell'area del Rock Progressive, tanto l'ho amato da ragazzo. Dall'Inghilterra passo in Italia, dove abbiamo avuto gruppi che in questo genere si sono fatti grande onore, penso alla Premiata Forneria Marconi, per esempio, e al suo bellissimo "Jet Lag", album pubblicato nel 1977 dalla Zoo Records. Quasi mi commuovo riascoltando Peninsula, Cerco la lingua e Traveller; buona parte delle freschissime emozioni provate da ragazzo si ripresentano alla porta grazie all'immediatezza comunicativa del Lympha, alla sua schietta vigorosità mai scevra da una sana musicalità. Qui risaltano specialmente le ottime doti dinamiche, la velocità nel rispondere agli appuntiti transienti nei secchi colpi di rullante di Franz Di Cioccio. Il gruppo ci ha abituati a quella fremente mistura fatta di momenti dove ogni tanto il "kitsch" fa capolino, sempre però ammantati di una genuina corrente elettrica musicale, dotata di un'effervescenza che tutto lascia perdonare.

 

Il più serioso Banco del Mutuo Soccorso si presenta in gran spolvero sinfonico con "Di Terra". "Nel cielo e nelle altre cose mute" assume con il nostro amplificatore quella "quarta dimensione" non facilmente conseguibile anche da elettroniche di pregio, parlo di quell'immanenza e profondità che trasporta l'ascoltatore in un clima tellurico, di una musica palpitante fatta di sottili respiri ma anche di sconvolgimenti sismici. La gamma bassa impressiona per la sua estensione, per la saldezza con cui è in grado di rendere realistiche le percussioni della stravinskijana "Sagra della primavera", i colpi di grancassa sinfonica in "Fanfare for the Common Man" di Aaron Copland colpiscono forte, come il diretto di un buon peso massimo, ci rammentano che anche una fisica corporeità non è estranea alla musica. Ne fa parte integrante e non rispettarla sarebbe un grave errore. La massa sonora della sinfonia N.1 in do minore di Anton Bruckner ha una maestosità che fa il paio con la misteriosa espressività, all'improvviso si aprono luminosi squarci di luce. L'IT-HA-1 si muove con disinvoltura in ogni frangente orchestrale, forte delle sue notevoli risorse amministra i soprassalti dinamici, il nitore abbagliante delle tube wagneriane con sicura padronanza. Sembra averne sempre e comunque, non esaurisce mai le sue energie, indipendentemente dall'impedenza e dalla sensibilità di ogni cuffia riesce sempre a cavarsela alla grande. Nella Sinfonia N. 4 "Romantica" si assiste, in alternanza ai potenti sviluppi sinfonici, anche a momenti di intimo ripiegamento riflessivo.

 

Il tessuto strumentale che riesce a olografare è di pregiata fattura, analitico, luminoso, timbricamente coerente, mai tuttavia disposto a scadere nel dozzinale o nell'approssimativo. Nessuna cattiva registrazione imbelletta per renderla gradevole, succede con certi miei vecchi vinili, che smetto di ascoltare dopo pochi minuti per dedicarmi a materiale migliore. Chiudo - obbligatoriamente - la parentesi classica con la devastante Ouverture 1812 di Pëtr Il'ič Čajkovskij, spettacolare brano sinfonico che squote le mie viscere dal profondo. È molto noto per la sequenza di colpi di cannone realizzati, per forza di cose in rare occasioni, mediante l'uso di cannoni veri, in particolar modo nel corso di festival all'aperto, con il Lympha questi risaltano in tutta la sua potenza. Chi conosce la registrazione Telarc con Erich Kunzel alla testa della Cincinnati Symphony Orchestra sa di cosa sto parlando. Chiudo il cerchio delle opere guerresche con la bellissima Wellington's Victory di L. v. Beethoven, eseguita dalla Berlin Philharmonic Orchestra, direttore Herbert von Karajan. Qui a colpire nel segno sono certi particolari come lo scintillante "press roll" dei tamburi rullanti, il nitido squillare delle trombe che annunciano la battaglia, i puntuti colpi di moschetto, la puntuale scansione dei piani sonori che rievoca i grandi spazi teatro di guerra. A ben vedere i due brani sono imparentati, ma emergono particolari diversi a farceli apprezzare. Ormai sazio di cotanta esibizione di possanza sonora, passo ad album meno tellurici, che meglio favoriscono la concentrazione sulle squisite qualità timbriche del nostro Lympha.

 

Scelgo due grandi pianisti, tra i miei preferiti in assoluto: il compianto Michel Petrucciani e Brad Mehldau. Del primo ascolto una bella registrazione dal vivo, eseguita al Teatro dei Campi Elisi di Parigi, della Dreyfus Jazz, dove l'immenso Michel inanella brani d'inaudita bellezza. Il suo pianoforte ha delle sonorità intense, dal martellare talvolta violento nella sua eminente percussività. È capace di momenti di rara poesia, possiede nelle mani il virtuosismo dell'anima, prima ancora che quello tecnico, le note accentate diventano sferza sonora, travolgono le sue lucide escursioni sulla tastiera. Il Lympha ci comunica anche in questo caso la vena più sanguigna e umorale del messaggio sonoro, costantemente libero da limitazioni dinamiche, di energia o di banda che siano. Non voglio privarmi del grande piacere, prima di passare a Brad Mehldau, di ascoltare il bellissimo "Little Peace In C", suonato insieme a un altro grande del jazz: Stéphane Grappelli. Lo stesso brano ascolto in una versione "live" del 1998 a Stoccarda, suonato in trio con Steve Gadd alla batteria, abilissimo e instancabile tessitore ritmico, e Anthony Jackson al basso elettrico. La proverbiale generosità dell'IT-HA-1 permane come un "resident devil" anche in queste occasioni, ma è in grado di giocarsela alla pari con altri parametri come il sottile gioco di chiaroscuri dinamici, il ricco tappeto di nuance armoniche che accompagna, definisce con precisione i contorni di ogni strumento e voce rendendoli vivi e credibili. Il nostro amplificatore per cuffia non è soltanto una centrale di splendida energia a disposizione della musica, che da sola non basta a rendere grande un oggetto Hi Fi, ma un "contenitore" delle migliori qualità che possiamo desiderare, non ultima una rara finezza timbrica, tipicamente ad appannaggio degli apparecchi di superiore caratura.

 

 

SEI CUFFIE SEI

UN SUPPLEMENTO D'INDAGINE

 

 

Trust Eno 20161

Nakamichi NK780M

Sony Digital Reference MDR-CD270

Grado SR 80

PSB M4U 1

AKG K 240 Monitor

 

L'azione rivitalizzante del Lympha è da subito evidente, anche con cuffie "basiche" come la Trust Eno 20161, un oggetto da una diecina scarsa di euro ora non più prodotto. Il suono è autorevole, energico, si apprezza una grande generosità di riproduzione, scendono bene sui bassi queste cuffie, anche il medio non è male, vellutato, mentre salendo in frequenza l'energia tende ad affievolirsi. Va meglio, di poco, la Nakamichi NK780M, la quale dimostra un maggior controllo sulle basse frequenze e una "voce" in generale più asciutta e raffinata, anche se dal punto di vista dell'energia sviluppata appare meno efficace della Trust. Saliamo di livello. La mia vecchia Sony Digital Reference MDR-CD270 fa sempre egregiamente il suo dovere, nonostante i numerosi anni di esercizio sulle spalle. Si presenta più equilibrata, trasparente, toglie alla riproduzione quel velo che si avverte con la Trust e la Nakamichi, il comparto medio-basso e basso risulta meno gonfio, decisamente più controllato. Si tratta di una cuffia ben lineare, radiografante il giusto. Con il Lympha non si fa alcuna fatica a percepire il cambiamento di personalità di ciascuna di loro, una qualità che porta a decretare questo amplificatore come un autentico "Central Scrutinizer", per usare un'espressione mutuata da Frank Zappa. Con la Grado SR 80 si sale decisamente di livello entrando in un ambito di qualità decisamente superiore. Ogni velatura viene persa a favore di una riproduzione molto trasparente, precisa, che fa del controllo e dell'analiticità le sue armi migliori.

 

Possiamo considerarla una vera monitor, che nulla perde per strada del messaggio musicale; netti e veloci si presentano i transienti, dove le corde del contrabbasso sono tese, reattive nel pizzicato. Di notevole rilievo dinamico le voci, estremamente vive. Se una cosa possiamo rimproverare alla Grado è una certa "frizzantezza" delle frequenze medio-alte, che va letta come una leggera tendenza all'aggressività, soprattutto a volumi non bassi. Devo dire però che questa sua indole risulta molto mitigata dal Lympha, che riesce ad amministrarla con esemplare equilibrio. Effettivamente, questo carattere talora veemente si avverte solo su certe incisioni già in partenza piuttosto ruvide. Con la PSB M4U 1 si prosegue nelle alte sfere, questa cuffia è un tripudio di setosità, termine alquanto abusato dai recensori Hi Fi ma che qui può essere usato nella convinzione della sua pertinenza. La qualità del medio è davvero eccezionale, flautate si affacciano le voci e gli strumenti, prossima allo zero la fatica d'ascolto. Per quanto riguarda il basso, questo è ben profondo, nessun problema anche sulla pedaliera dell'organo, anche se salendo sul medio-basso si manifesta una certa tendenza all'invadenza, che va a velare leggermente le altre gamme, le quali comunque hanno una qualità talmente elevata da non farsi per questo mettere i piedi in testa più di tanto. Notevoli anche le sue doti di spazialità, con una collocazione di strumenti e voci ben plastica, riconoscibile nella corretta prospettiva.

 

Con la AKG K 240 Monitor bisogna ruotare parecchio di più la manopola del volume per ottenere dei volumi consistenti, data la sua alta impedenza di 600 Ohm. Nessuna paura tuttavia per l'utente: il Lympha ce la fa perfettamente a pilotarla, in virtù della sua generosa erogazione in corrente. Davvero con questo amplificatore si può essere sicuri di non andare incontro ad alcuna "sorpresa" di pilotaggio: che sia a bassa, media o alta impedenza, ci sarà sempre birra d'avanzo. Sul versante della qualità, con la AKG ritengo si raggiunga il vertice del lotto cuffie provato, con un'efficacissima sintesi di analiticità, correttezza e un'accuratezza da brivido, da sopraffina monitor qual è. Una precisione di riproduzione che fa affiorare con evidenza ogni minimo particolare della registrazione, non si può sapere esattamente cosa si nasconda nel microsolco di un LP, nei "pit" e "land" di un CD o in un file audio se non si dispone di un oggetto come questo. Ma, siccome la perfezione non è di questo mondo, è possibile notare nella AKG una certa leggerezza del basso e medio-basso, almeno in un immediato confronto con le altre. Da questo a dire che sia deficitario però ce ne corre... Potrebbe essere proprio la sua estrema correttezza e linearità, nonché l'assoluto controllo che possiede a trarci in inganno. Detto fatto, metto su un bel CD di organo, a un certo punto l'esecutore pigia il pedale e ciò che ne viene fuori è entusiasmante, si possono quasi contare gli Herz, uno ad uno. Questo è la qualità principale di uno strumento di lavoro come una cuffia monitor: riprodurre solo e soltanto quello che davvero c'è, senza fantasiose interpolazioni.

 

Segue alla Misure Strumentali...


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