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martedì 18 settembre 2018 ..:: Mistero e Poesia - Fabio Mengozzi ::..   Login
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 Mistero e Poesia - Fabio Mengozzi Riduci

 

 

Accingendomi a recensire il CD "Mistero e poesia", una volta perforata la corteccia di sapore minimalista, via via si è fatta largo in me l'impressione che si prospettava un compito tutt'altro che facile. Innanzitutto la complessità della figura di Fabio Mengozzi, tale da fugare immediatamente eventuali accostamenti con artisti votati a quella "misticanza" di generi che è la musica Contemporanea-New Age-Minimalista-"Classica". Scorrendo il suo corposo curriculum professionale, vengo a sapere di essere al cospetto di un giovane compositore e pianista nato ad Asti nel 1980 che, dopo i primi studi musicali nella città natale, dal 1996 al 1999 gli ha proseguiti sotto la guida di quel grande musicista che è stato Aldo Ciccolini (per quanto riguarda il pianoforte) e presso il Conservatorio di Torino per la composizione e la direzione d'orchestra. In seguito, consegue il diploma di composizione e alto perfezionamento triennale in composizione presso l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Le sue opere cominciano a fare il giro del mondo, vengono ospitate in festival e sale di grande rilevanza come, per esempio, la Winchester Modern Gallery di Victoria, Canada, la parigina "GlassWorlds" e l'Ateliersalen di Jægerspris, in Danimarca. Sono le prime tre di un lungo elenco, altrettanto chilometrico è quello delle principali nazioni e città di tutto il mondo dove sono stati eseguiti i suoi brani. Molti d'altronde sono i gruppi strumentali e gli artisti che hanno eseguito le sue composizioni, tra cui l'Ensemble di clarinetti Càlamus, il Copenaghen Piano Duo, il Trio Debussy.

Pesco a caso tra i solisti, Francesco Attesti, Marcello Bianchi, Tzenka Dianova, Peter Vardanian... Nella sua collezione di trofei figurano otto primi premi e cinque secondi premi. Per quanto riguarda i concorsi di composizione, mi piace citare i due secondi premi al Concorso di Composizione per orchestra premio Mozart Oggi di Milano e al Concorso Internazionale di Composizione Giornate della Percussione di Fermo. Tre, infine, sono le case editrici che hanno pubblicato i brani di Fabio Mengozzi: Berben, Sconfinarte e Taukay. Per un artista che ha solo trentotto anni, sono dati che possono impressionare. Ma quali sono i valori in gioco nella sua musica? Possiamo dire che, dal punto di vista dell'ispirazione, non fa nulla per nascondere un respiro particolarmente ampio. È ambiziosa, rivelatrice di una visione eminentemente naturocentrica, emette i primi vagiti sotto le suggestioni del creato, individua la sua ragion d'essere nel legame tra natura e matematica, più stretto di quanto il profano non possa pensare. In realtà, non scopriamo nulla di nuovo in questo. Fin dall'antichità è noto il profondo rapporto che lega musica e matematica, la sua valenza mistica fu identificata alle origini della Scuola Pitagorica, a questa si deve la scoperta secondo la quale i differenti toni di una scala sono legati ai rapporti fra numeri interi. Pensiamo anche alle perfette geometrie dei canoni bachiani. Potremmo proseguire con tanti altri esempi, come la relazione tra numero e fisica acustica o, più semplicemente, la stessa divisione ritmica del metro musicale, la quale è indicata in partitura mediante una frazione matematica.

Un binomio che investe non solo la natura dei suoni ma anche aspetti squisitamente compositivi, ai quali Fabio Mengozzi è particolarmente attento. Da provetto compositore, padroneggia nei diciotto brani costituenti il CD le più svariate tecniche, sono cose per addetti ai lavori che certamente sfuggono al "semplice" ascoltatore, cioè al 99% delle persone che si pongono all'ascolto. Ma non essere in grado di riconoscere un movimento retrogrado piuttosto che un inverso della linea melodica, i richiami intervallari o, con meno difficoltà, le cellule ritmiche, non significa non poter godere di una musica che, in buona sostanza, si presenta alle orecchie gradevole, spesso ammantata di una severa malinconia o arrecante in altri frangenti il divertimento del gioco, sempre connotata da una buona dose di originalità. Entrano in gioco in queste composizioni degli elementi che hanno strettamente a che fare con la matematica applicata, vedi la Sezione Aurea, detta anche Rapporto Aureo o Numero Aureo o ancora Costante di Fidia o proporzione divina, quest'ultimo il suo aspetto più suggestivo nell'ambito dell'arte, denotata dal numero irrazionale 1,618. A questa è legata la Successione di Fibonacci, detta anche sucessione aurea, che indica una sequenza di numeri interi positivi in cui ciascuno, a cominciare dal terzo, è la somma dei due precedenti. Ma non ho nessuna intenzione di trasformare quella che vuole essere una recensione musicale in un "arido" trattato matematico/scientifico. Mi limito a citare l'uso di questi elementi nel processo compositivo, tutt'altro che semplice ma dal risultato emozionalmente cristallino per l'ascoltatore, mirato a una seria ricerca di nuove soluzioni nel panorama odierno.

Si tratta di brani che, dietro una velina minimalista, nascondono un uso quasi intensivo della Sezione Aurea: lo ritroviamo nel numero delle ripetizioni, nel rapporto tra le frequenze, nella quantità delle battute. E qui avviene il miracolo, che è puramente e semplicemente quello della musica, dove dal calcolo emerge la spiritualità che si agita nell'animo dell'autore, unita all'investigazione di altri fattori, esondanti dalla musica stessa. Un approccio decisamente sperimentativo sta alla base di questi pezzi, i quali hanno come risultato finale quello di sollecitare l'elevazione dell'animo, rappresentano un mezzo per lasciarsi trasportare al di là delle passioni terrene. Alla larga da certe astruserie che forse per troppo tempo hanno dominato la scena dell'avanguardia, in questa musica il risultato si potrebbe definire "ad alta fruibilità". Secondo una "forma mentis" di scrittura geometrica, la serie di Fibonacci viene da Mengozzi adoperata per organizzare la forma, le proporzioni fra le varie sezioni dei brani, considerate nell'economia della singola composizione come segmenti. Un procedimento che investe anche le ripetizioni dei suoni, che non sono casuali ma dipendono dalla serie; sono presenti in alcuni pezzi dei processi cumulativi di suoni (evidenti nel brano d'apertura di Mysterium). Il rischio di apparire un compositore meramente a cavallo tra New Age e Minimalismo Fabio Mengozzi se lo prende tutto (e a un ascolto superficiale l'equivoco può in effetti ingenerarsi...). In realtà, ci troviamo di fronte alla non facile situazione di essere immersi in un linguaggio che da un lato si pone in termini di esattezza architetturale quasi scientifica, dall'altro nella prospettiva di raggiungere, immediatamente e privo di uzzi aristocratici, il cuore del più ampio numero di persone.

Sotto le spoglie di una semantica adatta al quotidiano, vengono analizzate questioni di capitale importanza: la mitologia, il rapporto tra Dio e l'uomo, tra macrocosmo e microcosmo, fra universo e natura in una concezione dal sapore archetipale, dove il rapporto tra il particolare e l'universale trascolorano l'uno nell'altro con irrisoria agevolezza. Fabio Mengozzi veste i panni di un abile fabbro che sa plasmare con sapienza ogni frangente espressivo, i processi di accumulazione si giovano di "infinite" ripetizioni, di vari ed eventuali rivoli che portano a molteplici circoli collaterali, dall'andamento spesso erratico. Ecco allora che emerge un nuovo ideale di bellezza e armonia, un nuovo canone dove l'urgenza espressiva si abbevera del passato, pur essendo fortemente proiettata verso il futuro. Una testimonianza forse "disperata" delle vestigia dell'antico ma che ha dalla sua la dirompente simbolicità d'immagini prototipali. Un modo moderno d'interpretare l'idea di aureo e divino. A questo punto il lettore vorrà sapere quali sono le emozioni che ha suscitato in me questo album. Indosso un paio di eccellenti cuffie elettrostatiche, posso scegliere tra le King Sound KS-H03 e KS-H04, pilotate dall'amplificatore per cuffia valvolare King Sound M-20, di passaggio nella mia sala d'ascolto per una recensione, schiaccio il tasto "Play" e mi metto a sognare... "Mysterium" è il brano che dà il via alle danze, dal forte carattere mistico, nella sua iterazione è riposta la gioia dell'incipiente creazione, la meditazione prima del concepimento.

Nell'episodio centrale si affaccia però un brusco cambio d'atmosfera, un soprassalto ci conduce all'improvviso in un clima di temporaneo spauramento, dove è il mistero che instilla in noi delle schegge d'incertezza. Infine si ritorna, con maggior consapevolezza, alla temperie iniziale. "Rivo di cenere" ci accompagna in una landa di sommessa e raffinata nostalgia. Quasi una barcarola che ci culla verso atmosfere di struggimento esistenziale, ricco di sconfinata tenerezza per un qualcosa che abbiamo avuto e poi perso. Scintilla accende una luce improvvisa, fibrillante e vivida, in un fantastico "jeu perlé" dove Mengozzi dimostra la sua indubbia bravura di pianista, dotato di buona tecnica di dito e limpida capacità di articolazione. In "Nauta" la narrazione si dispiega mobile, ondeggiante come l'imbarcazione in balia dalle onde marine. Qui è la fluidità del discorso l'elemento più percepibile, non appare tuttavia un mero esercizio calligrafico, anche se la scrittura raggiunge alti livelli di raffinatezza, il suo valore sta proprio nel saper raccontare un'emozione. L'inizio di "Ianus" è suggestivamente debussyano, nei primissimi accordi, ma in questo brano dal nome mitologico (Giano, il Dio bifronte) si fa avanti con maggior evidenza un magnetismo di tipo minimalista, dove però la ripetizione assume un carattere non esornativo ma strutturale. Sulla stessa falsariga è il più lungo e articolato "Commiato". Il suono diventa pieno e rotondo, ci accompagna con materna tenerezza verso un Golgota di dolore, in un empito di compassione. "Reverie IV" è la fiammella di un dolce ricordo che si accende tra le nostre mani, rarefatta, quasi un ectoplasma che vive di luminosi tremolii prima di spegnersi definitivamente nel finale.

Scompare con la stessa sublime levità con cui è apparsa, lasciando un'intensa scia di odore familiare in cui ognuno di noi può riconoscersi. "Artifex" è il fabbro ferraio impegnato a forgiare delle forme metalliche con il battere del suo pesante martello, la tensione qui è maggiore, nella percezione di uno sforzo non indifferente da sostenere. Se in altri brani si poteva assistere a un etereo balletto, come in assenza di gravità, qui la forza di attrazione porta verso un centro ben individuabile. "Faro notturno" è il giro di boa di quest'avvincente e intima Odissea, una luce che rischiara i flutti. Solo in superficie il mare è increspato, sotto si agitano delle forti correnti sotterranee, rese ancora più inquietanti dall'oscurità della notte. "Viride" mi dà l'impressione di un'inquietudine a stento trattenuta, un ascoso canto notturno in cui il compositore viene quasi assalito dal pudore di esprimersi con troppa libertà, castigato nello scoprire le lacerazioni che nasconde il suo animo. Ma la sua natura drammatica alla fine viene fuori in lampi di luce accecante, fatti di forti accenti e una prodigiosa quanto straziante inventiva armonica, per poi chetarsi nella rassegnazione. "Era", fiaba nobile, felpata e insieme sofferta, trova un suo equilibrio nell'incedere dei rubati e nella sapienza agogica. Si dipana con un gusto da "chanson" francese. La stranita "Sempiterna ruota" è un'epopea della ripetitività della vita, rivissuta con sonorità catatoniche e accenti timbrici da "carillon", ipnotica nel suo inesorabile avanzare. Cambio di atmosfera in "Cometa della notte", qui ci raggiunge una luce che proviene dall'infinità dell'universo, più che rischiarare il nostro cammino porta recondite immagini di altri mondi.

La "Sfinge" si ricollega idealmente al brano d'inizio, Mysterium, figura mitologica raffigurata come un mostro con il corpo di leone e la testa di uomo, nella sua fissità iterativa si fa viatico, porta d'ingresso di un misterioso aldilà. Bellissimo e sognante, "Estro" compare liberatorio, dagli echi vagamente alleviani è un brano dal fascino veloce e leggero, quasi una moderna aria, che senza pretenziosità vuole consolarci dai profondi enigmi esistenziali appena trascorsi. Una delizia assoluta... Conforme a quest'atmosfera, ma dal carattere più meditativo è "Ceruleo vagare", si consuma in un rincorrersi d'immagini che mutano continuamente, come nuvole mosse dal vento. "Ananke", penultimo brano del CD fa riferimento alla dea greca del destino, della necessità inalterabile e del fato, e prelude al pezzo finale "Anelito al silenzio", dove s'invoca la cessazione del suono. Grazie alle note separate da ampi intervalli, il senso della rarefazione che prelude allo spegnersi di una "phoné" che sin'ora ha dominato è lì davanti a noi, ci sorprende con la sua desolazione. Una serie di deliziose schegge emotive che hanno l'inestimabile pregio di una spontanea apparizione, in barba alla complessità tecnica dei processi compositivi su cui si fondano. Mai perentorie ma sempre aperte a ipotetiche strade, questo è "Mistero e poesia". In una bell'intervista al maestro Mengozzi, inclusa nelle note di copertina, alla domanda: "Come ha iniziato a comporre e com'è arrivato a scrivere in questo modo?" c'è una risposta, rivelatrice, delle sue precoci attitudini compositive.

Un qualcosa di connaturato, congeniale che a un certo punto è venuto fuori. Vi possiamo leggere in trasparenza il travaglio del processo formativo di un linguaggio, con dei lunghi periodi di riflessione, il desiderio ardente di far affiorare nell'arte la specificità interiore che rende unico lui, come qualsiasi altro uomo sulla faccia della terra. Si tratta di un percorso arduo, disseminato di trionfi ma anche di cadute, dove ognuno di noi può specchiarsi. Molto buona la qualità audio della registrazione, pulita e senza riverberi aggiunti, lascia trasparire inalterata la timbrica del pianoforte. Da audiofilo ho voluto avvalermi di un sistema di riproduzione particolarmente raffinato e radiografante (le citate cuffie ESL) per non perdermi nemmeno la più impercettibile delle sfumature sonore.

 



Alfredo Di Pietro

 

Maggio 2018


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