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 Milano Hi-Fidelity Primavera 2019 - Parte Prima Riduci


 

 

INTERVISTA A STEFANO ZAINI

 

 

Alfredo Di Pietro: Stefano, appassionati lo si rimane per sempre, abili organizzatori di mostre Hi Fi lo si diventa. Come si è modificata nel tempo la tua concezione dell'alta fedeltà, in base ai costanti rapporti che hai con gli operatori del settore?

Stefano Zaini: Io ascolto sempre gli operatori perché ognuno mi dà una dritta per le rassegne future. Ovviamente nulla è perfetto ma tutto è modificabile, tanto è vero che abbiamo cambiato Hotel diverse volte andando a migliorare, mentre i nostri costi sono rimasti quelli della prima location. La The Sound Of The Valve è una piccola ditta artigianale, non a livello di nomi "top" che sono delle colonne in ambito internazionale e hanno bisogno di proporre sempre qualcosa di nuovo. Abbiamo dei pezzi che sono il nostro zoccolo forte, compresi i sistemi più grandi. Riguardo alle ditte, annoto che da qualche anno la Technics ha percepito il movimento che c'è intorno all'Hi Fi due canali, tornando alla grande con dei componenti importanti, dall'ottimo suono. Da quel che ho notato, è sempre presente esclusivamente e soltanto alle nostre fiere, sia di Milano che di Roma. Nella rassegna romana l'anno scorso erano venuti tre suoi ingegneri giapponesi; evidentemente è una fiera che ha una certa eco europea e anche un po' internazionale. Quest'anno è venuta una ditta a rappresentarsi direttamente da Mosca, parlo della Zavalinka Records. Un'altra giapponese, produttrice di cavi, ci ha interpellati perché vorrebbe partecipare a Roma, non sapendo dell'edizione autunnale milanese. Ora sarà informata e molto probabilmente verrà a ottobre a Milano. Il Milano Hi-Fidelity è una rassegna che ormai, a differenza di quelle organizzate in altre nazioni che fanno una sola data, ne fa invece tre all'anno. Il Munich Hi End, se non la manifestazione più rilevante, sicuramente la seconda o la terza per importanza in Europa, espone in una sola edizione, a maggio. Per quanto riguarda la nostra, se raggruppiamo le 240-250 presenze annuali spalmate fra le tre date, osserviamo che anch'essa è ormai un evento tra i più rimarchevoli a livello europeo.

ADP: Nella tua vita hai realizzato molte cose ma, come sappiamo, ogni percorso esistenziale è di solito fatto da un cammino che porta a un'incessante evoluzione nel tempo. Nutri ancora la voglia di progetti futuri che si discostino in qualche modo dagli attuali?

SZ: Che si discostino no. La ragione sta nel fatto di avere un'impronta che ci porta a realizzare dei progetti totalmente diversi dagli altri. Non dico che vadano bene o male. Per noi è inutile fare i soliti amplificatori Push-Pull con le EL84 o le KT88, questi li fanno tutti. La differenziazione si manifesta sia nelle amplificazioni che nei diffusori. Qualche anno fa abbiamo realizzato il Magnificent 833 Reference, basato sulle grosse valvole finali 833C; verrà probabilmente ripresentato a ottobre con una circuitazione tuttavia rinnovata. Siamo gli unici a farlo in Italia e fra i pochi in Europa. In Germania c'è un produttore che utilizza questo tipo di valvola in un amplificatore erogante 20 Watt per canale, il nostro invece ne fornisce la bellezza di un centinaio. A livello mondiale esiste una ditta americana e un'altra giapponese che lo produce, configurazione Single Ended, per il quale viene dichiarata una potenza di 110-115 Watt. Peccato che quando lo ha provato Stereophile, già a 1,5 Watt era in saturazione e questo è comprensibile. L'ho fatto anch'io un amplificatore con le 833 che a 2-3 Watt andava in saturazione, ci cozzi contro e capisci il perché, correggendo in seguito il tiro. La nostra nuova circuitazione consente a questo tubo di esprimersi con un timbro incredibile. Ora stiamo maturando l'idea di progettare un amplificatore con una valvola ancora più grande. Anche noi produciamo amplificazioni con quelle più usate, tipo le 2A3 o le 300B però, caso strano, gli appassionati ci chiedono l'oggetto "massimo". Si tratta di un tipo di clientela che vuole cose estreme perché magari già le ha in casa, alcuni ci chiedono un paio di amplificatori da provare per due, tre giorni, confrontandoli con il proprio. Se notano dei miglioramenti ne acquistano uno, nel caso contrario restituiscono quelli ricevuti in prova. Stesso discorso per i diffusori. Cerchiamo comunque di fare sempre delle cose diverse dagli altri. Che vadano bene o male non sta a me giudicare, io il vino lo faccio e se a qualcuno piace sono contento.

ADP: È pensiero comune negli ambienti Hi Fi che tu abbia portato avanti nel tempo un servizio prezioso agli appassionati. Attualmente la tua mostra vive in una bellissima location, accogliendo sempre più marchi d'eccellenza, foriera d'importanti anteprime e novità. Come ti senti oggi nelle vesti del maggior promotore di audioshow che abbia il nostro paese?

SZ: Certo, sono orgoglioso. Diciamo però che una volta mi gasavo di più, ora sono navigato, un "vecchietto" di 58 anni, 43 rassegne a oggi le ho organizzate, a ottobre sarà la quarantaquattresima, la quarantacinquesima con quella di novembre a Roma... Noi pernottiamo nell'Hotel e domani lo lasciamo. Da qua a domani, e in questi giorni, ci blindano tutte le sale, avendo già la rassegna pronta per il prossimo ottobre e così anche per quella di Roma. La comunicazione c'è, lo sanno un po' tutti in Europa e anche nel mondo, l'affluenza delle ditte e dei visitatori anche. L'unico problema è che a volte capita di crearmi delle antipatie, cioè non proprio dei nemici ma qualcuno che se la prende perché vuole una certa sala, ma purtroppo questa è già occupata da un altro operatore. Noi ogni anno registriamo regolarmente il "sold out", non abbiamo certo il pensiero che degli spazi o sale rimangano vuoti ma abbiamo invece quello di non crearci nemici e cercare di soddisfare tutti quanti. Cosa che non è possibile fare qui a Milano con una sola data, è necessario quindi programmare due edizioni nell'arco dell'anno ed entrambe registrano il tutto esaurito. C'è un 70% di ditte sempre presenti mentre il rimanente 30% partecipa a una data o all'altra. Nell'ultima cerco di soddisfare le altre ditte che non riescono a entrare.

ADP: Forse è una domanda che non ti ho mai fatto, riguarda la tua visione della stampa di settore. Quale dovrebbe essere secondo il tuo parere il suo "modus operandi" più corretto e cosa invece dovrebbe evitare?

SZ: Noto che quando vengono fatti dei reportage, dicono che in Italia ci sono diverse fiere. Io sono di parere un po' diverso perché un conto è l'evento, un altro la fiera. Una manifestazione con quattro, cinque o dieci sale non la considero una fiera, ma semplicemente una dimostrazione, per quanto bella, importante e simpatica sia. Talvolta delle riviste dicono: "Ah, ma c'è stata una certa affluenza, il sabato apprezzabile, poi si è verificato un calo" e cose di questo genere. Siamo nel 2019, quasi anno 3000 in definitiva, l'Hi Fi viaggia come viaggia, così come le riviste, tanto è vero che nel corso degli anni ne abbiamo persa qualcuna che, ai tempi d'oro, arrivava a vendere centomila copie al mese. Le riviste che oggi vendono tremila, cinquemila, ottomila copie quando va bene, dovrebbero evitare di scrivere, per esempio, che alle due, tre di pomeriggio c'è stato un calo di visitatori, cosa del tutto fisiologica a quell'ora, in cui ognuno va a mangiare, si beve un'aranciata, fuma una sigaretta. A me sembra che anche in quest'edizione l'affluenza sia stata valida. Oggi che è domenica, sinceramente non pensavo che ci fosse una partecipazione del genere, anche in considerazione del cattivo tempo. Alle nove del mattino c'erano già delle persone che giravano, non mi ricordo negli altri anni una cosa del genere. Si può scrivere ciò che si vuole, pure che è avvenuto un calo nelle presenze, ma prima sarebbe opportuno farsi un piccolo esame di coscienza.

ADP: Apprezzo molto la tua filosofia di riproduzione sonora, fatta di amplificazioni valvolari e diffusori ad alta efficienza, con una spiccata tendenza all'utilizzo di altoparlanti larga-banda. Il suono che esprimono i tuoi sistemi è sempre emozionante, particolarmente dotato di quelle qualità che più di altre avvicinano alla musica dal vivo. Come vedi oggi questo tipo di approccio, in relazione alle ultime tendenze tecnologiche?

SZ: Il tipo di suono che hanno i miei prodotti l'ho ottenuto grazie al fatto che io nasco prima come musicista. Da ragazzo suonavo la chitarra e poi ho avuto l'impianto. Quando avevo quattordici, quindici anni andavo al SIM Hi Fi, prima di tutto mi fiondavo nel settore chitarre; suonavo ma poi dovevo anche ascoltarla la musica e quindi andavo a sentire gli impianti audio. Il primo l'acquistai alla Ricordi della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, era un impianto dignitoso che costava l'equivalente di tre stipendi, non una cosa da MediaWorld insomma. La mia attività con la The Sound Of The Valve è iniziata nel 1998, a oggi sono quindi ventuno anni che siamo sul mercato, ma sin dal primo anno ci siamo focalizzati sulle amplificazioni valvolari monotriodo e diffusori larga-banda ad alta efficienza. Abbiamo subito aperto un negozio a Pavia, trattando i primi sistemi Lowther e Fostex. Anche in un altoparlantino Fostex da 13 cm sentivo quella velocità e immediatezza che i normali diffusori non avevano, i limiti c'erano ma per quello che riuscivano a dare erano magici. Da lì ho iniziato a realizzare dei sistemi larga-banda un po' più grandi, abbinandoli a un tweeter a nastro, dotato anche lui di notevole velocità ed efficienza. In seguito ho aggiunto dei woofer tagliati molto bassi in frequenza, come se fossero dei subwoofer. Attualmente produciamo dei sistemi Full-Range aiutati sia in alto che in basso.

ADP: Parliamo un po' di numeri. Potresti farci un bilancio, tirare delle somme che indichino il "trend" di partecipazione del pubblico negli ultimi anni?

SZ: Constatiamo che nell'arco di un weekend, sia a Milano che a Roma abbiamo lo stesso numero di partecipanti. A Roma, essendoci un'unica data, forse ne abbiamo qualcuno in più, però di solito ci aggiriamo intorno ai quattromila visitatori.

ADP: E dal punto di vista degli operatori, hai notato dei cambiamenti nella loro tipologia e nell'approccio umano che hanno con te, in qualità di organizzatore del Milano Hi-Fidelity?

SZ: Tutti mi dicono che io sono abbastanza informale, ormai siamo come una grande famiglia. Questo a mio avviso è un bene perché, in definitiva, vuol dire che nessuno ha invidia dell'altro ma andiamo tutti d'accordo. Sovente mi prendono in giro in lungo e in largo (sorride), con quelli che esistono da una vita ci diamo del tu. Il rapporto è ottimo insomma. Come ho detto prima, ogni tanto c'è qualcuno che si irrita un po' perché non posso dargli la sala che vuole, c'è però da considerare che devo dare prelazione a chi era dentro prima.

ADP: Spesso si dice che, paradossalmente, l'audiofilo medio non sia molto interessato a coltivare la sua cultura musicale né è un grande frequentatore di concerti. Ritieni veritiera questa opinione e cosa fa la tua rassegna per correggere questa "maligna" tendenza?

SZ: Questa è una verità. Io ascolto molta musica dal vivo, fortunatamente ho una compagna che ha la mia stessa passione e mi segue ai concerti. Sono stato io ad avvicinarla alla musica classica. Andiamo ad ascoltare prevalentemente classica e jazz acustico, fermo restando che quello elettrico dal vivo non lo digerisco, ma dove davvero ho la pelle da cappone è nella classica, soprattutto da camera, dove i virtuosismi la fanno da padrone. Sovente, negli intermezzi tra una parte e l'altra dei concerti, mi soffermo a chiacchierare con altre persone, condividendo con loro la stessa passione. Ebbene, non ho mai incontrato uno che si dichiari un audiofilo, sono tutti musicofili, magari in casa hanno un impianto abbastanza economico, ma loro sono lì essenzialmente per ascoltare l'interpretazione. Audiofili in un concerto di musica classica non mi ricordo di averne mai incontrati se non quattro amici pavesi che conosco da tanto tempo. Questo dato di fatto spiazza un po'. Posso dire insomma che l'audiofilo e la musica dal vivo, intesa come ascolto della classica in teatro, sono quanto di più distante si possa immaginare.

ADP: Tutti conoscono Stefano Zaini nel ruolo di professionista dell'alta fedeltà. Ma quando dismette questi panni, ha forse altre passioni cui dedicarsi?

SZ: Le varie attività che ho svolto negli anni sono state sempre legate alle mie passioni. Sono stato fotografo di moda perché amo la fotografia. Lo sono diventato pur non avendo seguito alcuna scuola, ma solo conoscendo le persone giuste. Le mie foto sono state pubblicate anche su Vogue. Da lì ho cominciato a organizzare anche sfilate di moda. Essendo pure appassionato di cinema, registi e interpretazione, con la mia signora anni indietro abbiamo aperto una videoteca che ha funzionato molto bene. Sono cose che non si fanno solo per la moneta ma che, proprio grazie alla dedizione, alla fine riescono particolarmente bene. Dismessa la videoteca e venduta l'attività, nel 1998 abbiamo aperto la nostra attuale azienda di alta fedeltà. La mia passione primaria rimane comunque la musica suonata. Posseggo diverse chitarre e strumenti, un organo Hammond; c'è un sito inglese che ha dedicato una pagina al mio sistema di chitarre "Gilmour Sound", che io reputo abbastanza impressionante e anche esclusivo. A casa, quando sono in studio, mi alterno tra l'ascolto dell'impianto al suonare vari strumenti.

ADP: Concludiamo l'intervista con una domanda che forse troverai spinosa, ma necessaria per capire dove stiamo andando. Cosa si può fare di concreto per riacquistare la fiducia dell'appassionato onesto, troppo spesso probabilmente minata da comportamenti commerciali, diciamo così, poco limpidi?

SZ: Leggo nei forum che alcuni ritengono perso il nostro ambiente, che noi operatori siamo il diavolo. In realtà le cose costose sono sempre esistite. Prima parlavamo delle Beveridge, un sistema del passato molto costoso, ma anche allora esistevano gli oggetti economici. È ovvio che se vieni alle fiere trovi per la maggior parte cose di alto o altissimo prezzo, però accanto a queste ce ne sono anche parecchie altre decisamente più abbordabili. Se un appassionato vuole acquistare una testina da cinquanta euro, la trova a "Puntina Per Giradischi". Vuoi un piatto Rega o Pro-Ject? Lo trovi, come anche quello da diecimila, ventimila o anche cinquantamila euro. Non si può comunque affermare che l'ambiente audio è perduto per colpa di tali oggetti. È come quando si sfoglia la rivista Quattroruote, dove si trova la Lamborghini, la Ferrari e la Rolls Royce e si dice che l'ambiente delle automobili è infame. Accanto a queste c'è anche la Fiat Panda da poter acquistare. Tutto dipende dalla tasca che si ha. Noi abbiamo un cliente che, quando ha ascoltato un preamplificatore che costava il doppio di quello che aveva, solo perché gli faceva sentire il legno del violino e un timbro migliore si è guardato in tasca è ha speso quei soldi. Succede anche nelle fiere degli strumenti musicali, dove c'è la chitarra acustica da cento euro ma anche quella che ne costa trentamila, il pianoforte da millecinquecento euro e il gran coda da centocinquantamila. Entrambi ti danno il "la" a 440 Hz, ma in maniera diversa.

Alfredo Di Pietro

 

Segue alla Parte Seconda...


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