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 M2TECH HIFACE DAC - HI-END ASYNC 2.0 AUDIO CLASS USB 384/32 Riduci

 

 

INTRO

L'utilizzo del Personal Computer come sorgente musicale è oggi una soluzione di uso sempre più frequente tra gli audiofili. L'idea non è propriamente nuova se pensiamo che fu ventilata sedici anni or sono con il sistema HEPC, acronimo di High End Audio PC, un modo diverso di concepire la riproduzione audio basato sul Personal Computer e un DAC cui affidare la conversione dei file immagazzinati nel disco rigido. I tempi però non erano maturi per un'approvazione di "massa", l'opzione era difficile da accettare per un appassionato allora ancora molto legato ai supporti fisici.

Tuttavia, non sarebbe onesto ricondurre questa "insensibilità" a fattori meramente feticistici o conservatori: negli anni '90 la tecnologia non aveva ancora messo a punto delle soluzioni che rendessero agevole questo approccio. In seguito, una serie di fattori concomitanti come la diffusione in rete dei programmi "Peer-to-peer" che consentivano il File Sharing, cioè la condivisione in rete di file, l'aumento esponenziale delle capacità di memoria con il superamento della costrizione di comprimere in Mp3 per garantire un ampio stivaggio delle librerie musicali, la nascita della cosiddetta musica liquida, avvicinarono sempre più l'appassionato alla filosofia della PC Hi Fi.

All'espansione del fenomeno un grosso impulso è stato dato dall'avvento della liquida, considerata come una vera e propria rivoluzione digitale, per alcuni la seconda dopo la nascita del CD a opera di Sony e Philips nel 1979. Questo importante evento ha preparato il terreno al vero e proprio exploit odierno. Per inciso, ché non è questa la sede adatta per sviscerare l'argomento, sarebbe riduttivo individuare nei programmi illegali di sharing i soli canali di approvvigionamento di file audio giacché esiste un'ampia clientela di melomani che scarica dal web tramite i negozi virtuali. La storia insegna che si può trarre beneficio anche dai fenomeni negativi: dopo le prime reazioni inconsulte, basate su tentativi di repressione del fenomeno, il mercato ha reagito più saggiamente mettendo a disposizione dei fruitori mezzi moderni, convenienti e decisamente "User Friendly" che d'un colpo hanno reso il file sharing poco fruttuoso, oltre che scomodo.

Il percorso che ha condotto all'odierna situazione viene efficacemente tracciato dai vari "Year-End Report" della RIIA succedutisi negli anni, spulciandoli scopriamo senza soverchia sorpresa che il trend a favore della liquida è da tempo in costante e ferrea ascesa, a sfavore dei supporti fisici. L'IFPI (International Federation of the Phonographic Industry) nel suo Digital Music Report 2013 fa il punto della situazione ribadendo dei concetti già largamente conosciuti. Attualmente sul mercato è disponibile un’enorme varietà di negozi di download, servizi in abbonamento e offerte di musica in streaming in grado di fornire agli appassionati un accesso a milioni di brani registrati da artisti provenienti da tutto il mondo. A questi potenti mezzi si affianca la veloce espansione dei social network e dei canali video online, i quali con la loro tentacolarità contribuiscono a incrementare la diffusione di nuovi strumenti di ascolto, dagli smartphone alle cuffie portatili.
Alzi la mano chi non conosce le piattaforme internazionali di iTunes, Spotify e Deezer...

Un altro significativo tassello che ci aiuta a ricostruire l'attuale mosaico del consumo di musica digitale, fenomeno diventato ormai di massa, è la ricerca sui comportamenti di consumo condotta in nove diversi mercati da Ipsos MediaCT. Lo studio dimostra che negli ultimi sei mesi due terzi degli utenti internet di età compresa tra i 16 e i 64 anni inclusi nel campione (62 %), risultano essersi coinvolti in attività collegate alla musica digitale legale mentre tra i consumatori più giovani (16-24 anni) la media transnazionale balza a un formidabile 81 per cento (fonte IFPI).

Il quadro è sin troppo chiaro: oggi come non mai è facile abbeverarsi di musica digitale, è possibile farlo in maniera economica per mezzo dei canali legali e l'aiuto di un "normalissimo" PC, proprio quello che usiamo tutti i giorni per fare mille cose. Un notebook, un mini, un fisso ma anche un tablet o uno smartphone sono così diventati oggetti preziosi per ascoltare musica al meglio. Alla luce di queste considerazioni, nell'ambito di una catena Hi Fi la centralità dei Digital to Analog Converter è diventata incontestabile. Possiamo dirlo a pieno titolo: in una buona conversione e un'altrettanto valida restituzione del segnale analogico c'è la chiave dell'Hi Fi/Hi End al passo con i tempi, un concetto che l'ingegner Marco Manunta, CTO dell'azienda toscana M2Tech, ha compreso perfettamente e non da oggi.

Il cerchio si è chiuso, il tempo dell'HEPC come sorgente principe di alta qualità in cui per primo ha creduto Kostas Metaxas, è definitivamente arrivato.


M2TECH: SULLA VIA DEL DIGITALE

Va dato atto all'azienda italiana di aver precorso i tempi con la famosa hiFace, prontamente ribattezzata come "Pennetta Manunta", un convertitore D/D operante fino a 192 kHz/24 bit basato su chip XMOS che consentiva l'interfacciamento USB-S/PDIF coassiale, supplendo alle carenze di connettività USB che allora affliggevano la quasi totalità dei DAC in commercio. Oggi presente nel catalogo in versione "Two", upgradata rispetto alla prima nel software dell'uscita S/PDIF, al suo esordio nel 2010 fu accolta come la manna dal cielo da quella moltitudine di audiofili dotati di PC senza uscite digitali USB (o di S/PDIF coassiali di cattiva qualità).

Grazie a quest'oggettino dall'aspetto "innocuo", somigliante a una comune chiave USB, si potevano convertire i file audio stipati nei propri PC inviandoli a un DAC sfornito di ingresso USB. Va ribadito che, ai tempi, i convertitori dotati di tale ingresso erano praticamente delle mosche bianche, non come oggi che sono diffusissimi. La "pennetta" ebbe un tale successo da diventare in breve tempo il simbolo del progettista e della sua ditta.

Ho conosciuto l'ingegner Marco Manunta nel corso del Top Audio Video 2009. Mi è apparso da subito persona simpatica, alla mano e molto disponibile, dotato di un'umanità immediata che lasciava trapelare una grande passione per la musica e i mezzi atti a riprodurla. Per l'occasione presentava l'M2Tech Music Machines Morrison Versatile Music Manager - Iteration I in versione prototipale, un sistema "all in one" purtroppo mai entrato in produzione, dedicato a chi desiderasse in un'unica soluzione uno Streaming Player" provvisto di connettività diretta con la rete, sia cablata che Wi-Fi, in grado di comunicare con tutti i dischi su computer o stand alone come i NAS (Network Attached Storage) e corredato di un amplificatore in classe D.

La M2Tech nasce ufficialmente nel 2007 con lo scopo di dare una struttura più organica al lavoro di consulenza svolto dall'ingegnere e sua moglie, socia fondatrice e CEO dell’azienda, per aziende di vari settori: audio consumer, video professionale, automazione civile, dermocosmesi. La signora Nadia Marino è cantante soprano, quindi coinvolta nella passione per l'audio in maniera direi viscerale. Al momento della fondazione dell'azienda l'ingegner Manunta non era certo un novellino essendo stato anni prima co-fondatore della North Star Design ed ex collaboratore della Audio Analogue. Dalla presentazione nel 2009 della fortunata hiFace è nato un rapido percorso di sviluppo che ha portato l’azienda ad assumere l'odierna connotazione.

La produzione è completamente Made in Italy, nessuna delocalizzazione nei paesi asiatici è stata presa in considerazione poiché per una ditta di quelle dimensioni il trasferimento, non solo in Estremo Oriente ma anche nell'Europa dell’Est, non è operazione conveniente. Inoltre, la filiera corta consente un miglior controllo qualità. Il Team M2Tech è attualmente costituito da sette esperti professionisti con a capo Marco Manunta in veste di CTO (Chief Technical Officer) e consorte, la quale opera come amministratore delegato.

In questi anni l'attività della dinamica ditta di Navacchio di Cascina (PI) non ha conosciuto momenti di sosta sfornando una serie di macchine da musica con prestazioni egregie, conosciute in tutto il mondo per il loro valore. L'odierno catalogo vanta oltre alla citata hiFace, l'hiFace DAC (protagonista della nostra prova), l'interfaccia d'uscita Hi-End S/PDIF hiFace Evo, dotata di una esauriente connettività con le sue connessioni S/PDIF (RCA e BNC), AES/EBU bilanciata (XLR), ottica Toslink e ottica ST. Segue la Evo Supply, unità di alimentazione a batteria da 9 V dedicata alla hiFace Evo e altri dispositivi che richiedono quella tensione, il word clock e master clock Evo Clock che adotta oscillatori di alta precisione compensati in temperatura per un dispositivo a bassissimo rumore di fase, l'Evo DAC 192 kHz/ 32 bit, il convertitore D/A 384 kHz/32 bit Young (uno dei migliori convertitori in circolazione intorno ai 1000 euro), la Palmer Power Station, unità di alimentazione a batteria a bassissimo rumore, il DAC 384 kHz/32 bit Vaughan e il Joplin, un convertitore A/D 384 kHz/32 bit presentato alla scorsa edizione del Top Audio Video (2012) che merita una piccola presentazione a parte tale è l'originalità delle soluzioni che implementa. Si tratta di un convertitore analogico-digitale audio stereo con guadagno variabile da 0 a 65 dB, dedicato alla digitalizzazione di sorgenti linea, come registratori a nastro, radio, mixer o preamplificatori microfonici e testine phono senza necessità di utilizzare un preamplificatore phono. Oltre a questa l'altra particolarità del Joplin sono l'opzione di scelta tra varie curve di equalizzazione phono non solo la RIAA, ma tutte quelle usate per i dischi incisi dal 1925 ad oggi, 78 giri ed LP compresi


M2TECH HIFACE DAC - HI-END ASYNC 2.0 AUDIO CLASS USB 384/32
NEL PICCOLO IL GRANDE


SPECIFICHE TECNICHE DICHIARATE:

Connessioni:
- Ingresso digitale USB tipo A maschio 2.0
- Uscita analogica Jack Stereo 3,5 millimetri
Frequenze di campionamento: 44,1 kHz - 48 kHz - 88,2 kHz - 96 kHz - 176,4 kHz - 192 kHz - 352.8kHz - 384kHz
Risoluzione da 16 fino a 32 bit
Tensione di uscita: 2.0 Vrms @ 10 kohm
Risposta in frequenza: 5-22 kHz (fs = 44,1) - 5-150 kHz (fs = 384 kHz)
THD + N: 112 dB (@ 1 kHz, pesato A)
Dimensioni: 8.8 cm (lunghezza) x 1,4 cm (altezza) x 2 cm (larghezza)
Alimentazione: 5V DC dal bus USB
Temperatura: da 0° C a 70° C
Peso: 20 grammi circa.

Il desiderio di stilare un test completo sull'hiFace DAC scaturisce dalla pubblicazione sulle pagine del mio sito di un breve articolo di presentazione sul nuovo nato di casa M2Tech. A pochi giorni di distanza dalla mia proposta di recensione il gentilissimo ingegner Manunta si è premurato di inviarmi un esemplare da passare sotto la lente d'ingrandimento.

Dedicato a PC, Mac, computer Linux, iPad o Android e Tablet l'hiFace DAC opera secondo la modalità di trasferimento dati asincrona, vantaggiosa in primis perché consente la gestione di file in alta risoluzione e in secondo luogo perché vanta una significativa riduzione dell'insidioso fenomeno del jitter. Si è preferita questa anche se più complessa da implementare, dato che il dispositivo ha bisogno di un circuito di ritorno per controllare la frequenza di trasmissione dei dati.

Nell’USB asincrona il DAC esterno al PC governa con il suo clock la trasmissione dei pacchetti dati, cioè entra in comunicazione con l'interfaccia USB del PC e decide sia la velocità che la quantità di dati che deve fornirgli. E' senz'altro da preferire all'isocrona in quanto previene gli errori temporali di sincronizzazione che causano jitter nell'operazione di conversione.
Altra buona notizia: l'hiFace DAC è conforme alla USB 2.0 Class Audio, questo significa che per MacOS, iOS, Linux e Android non si presenta la necessità di installare alcun driver ma basta collegare il dispositivo e la periferica apparirà immediatamente in elenco.

Il discorso cambia se abbiamo un PC dotato di sistema operativo Windows (XP(SP3)/Vista/7/8) in cui è d'obbligo installare gli appositi driver, scaricabili dal sito M2Tech.

Gli utenti Windows possono scegliere tra le modalità di ascolto Direct Sound, Kernel Streaming, WASAPI e ASIO. A titolo puramente esemplificativo seguono due immagini di "Stamp" dei due tra i più diffusi player reperibili in rete, uno gratis (Foobar2000) e l'altro a pagamento (JRiver), che illustrano le opzioni.

Schermata del player Foobar2000

Schermate del player JRiver

Gli utenti Mac invece, a seconda della versione del sistema operativo, potranno disporre della modalità Integer e diretta.

La hiFace DAC richiama il Form Factor di una normalissima USB Pen Drive e può essere facilmente scambiata per una di queste se non fosse per l'andamento, arrotondato per gran parte del suo decorso, del semiguscio superiore. In nome di una perfetta tascabilità pesa pochissimo (20 grammi) e le dimensioni sono contenute in 8,8 x 1,4 x 2 cm, il colore è un bel giallo arancio Pantone 152C. Mi è bastato un giretto sui forum per capire come questo tipo di oggetto sia un'autentica cartina al tornasole per i più biechi pregiudizi audiofili, a rammentare che i tempi di un'Hi Fi tutta maniglioni e lucine è davvero dura a morire.

Oddio, l'aspetto esteriore non è il massimo, piuttosto dimesso e cheap può facilmente trarre in inganno sull'effettiva caratura del dispositivo. I due semigusci in plastica che formano l'involucro esterno sono comunque robusti, indeformabili e hanno resistito bene ai miei tentativi di apertura. Constatata l'inadeguatezza delle mie unghie, sono passato ad adoperare una spatolina con la quale ho delicatamente forzato la rima di giuntura sino alla separazione dei due semigusci. Le funzionalità sono semplicissime, ai capi dell'hiFace DAC sono presenti un ingresso digitale USB 2.0 di tipo A collegabile direttamente a una porta USB ad alta velocità 2.0 di qualsiasi computer o tablet e, al lato opposto, un'uscita analogica realizzata su connettore jack stereo da 3,5 mm che fornisce un segnale di livello linea, pronto per essere inviato a un sistema Hi-Fi o a una cuffia. Non c'è null'altro.

Un piccolo consiglio per l'utente: è meglio collegare l'hiFace DAC al PC tramite una corta prolunga USB, soprattutto se si utilizzano dei cavi di segnale tipo pitone reticolato. Se il nostro dispositivo pesa soltanto 20 grammi ciò che gli viene collegato può superare di molto questo valore, la massa complessiva andrà perciò a gravare sulla connessione forzandola. Com'è facile intuire, così esporremo la povera USB del PC a rischi di cedimento.
Non è necessaria alcuna alimentazione esterna, questa viene soddisfatta mediante lo stesso bus USB in cui transitano i dati numerici e gestita con i suoi regolatori interni.

Una volta guadagnato l'interno l'impressione "cheap" scompare del tutto, la piccola PCB è impostata al criterio di una spinta miniaturizzazione, ottenuta grazie a componenti SMD, comprese resistenze e condensatori. Considerato lo spazio a disposizione non poteva essere diversamente.
I due chip cardine dell'hiFace DAC sono l'USB XMOS, uno dei ricevitori USB Input/Output via I2S più performanti sul mercato e il convertitore Burr Brown-Texas Instrument PCM5102A. Si affiancano nell'architettura circuitale i due oscillatori al quarzo MEC Crystals SMD 24.576 MHz e 22.5792, utilizzati al posto del generatore di clock PLL (Phased Locked Loop) integrato nel PCM5102A. Evidentemente in fase di progettazione si è ritenuta proficua la scelta di usare due quarzi di alta qualità esterni al chip D/A, con un benefico effetto sulla contenzione ai minimi termini del jitter, l'infido fenomeno che tanto influisce sulla qualità del suono.

Il ricevitore USB XMOS

Il PCM5102A è il più performante della serie PCM510x, costituita dai tre modelli 5100A - 5101A - 5102A. E' un chip convertitore D/A 384 kHz/32 bit con uscita "DirectPath" a 2 V RMS. Come appurato anche nella sezione misure, raggiunge risultati di grande rilievo nel rapporto segnale rumore/range dinamico, dichiarato pari a 112 dB, altrettanto bene fa nella distorsione armonica con una TND+N collocata a -93 dB rispetto al segnale fondamentale (-1 dBFS). Il voltaggio d'uscita "Full Scale", vale a dire quello ottenibile con un segnale digitale di ampiezza massima, è di 2,1 V RMS.

Nel diagramma funzionale, ripreso dal sito ufficiale della  Texas Instrument, è possibile seguire il percorso del segnale. Questo entra via I2S nell'interfaccia audio, transita in un filtro interpolatore 8x e, di seguito, nel modulatore Delta Sigma a 32 bit. Il segnale dei due canali viene poi indirizzato a una coppia di DAC con uscita a segmenti di corrente, trasformato in tensione da due convertitori I/V e infine ai connettori di uscita. Il layout comprende una complessa sezione di controllo del mute che rende il PCM5102A praticamente immune a disturbi in uscita.

Il Texas Instruments PCM5102A

I due oscillatori al quarzo MEC Crystals SMD 24.576 MHz e 22.5792, di ultima generazione ad alta stabilità sono adibiti rispettivamente alle frequenze di campionamento di 44,1 kHz e multipli e 48 kHz e multipli, assicurano un tasso bassissimo di jitter e basso rumore di fase. Chi mastica un po' di digitale sa che il rumore di fase deriva dall'incertezza legata alla determinazione della fase in un segnale periodico generato da un oscillatore. Emblematicamente è il principale responsabile dell'alterazione visibile allo spettro delle frequenze di un oscillatore.

Grazie ai due MEC si ottiene un livello di jitter estremamente contenuto, il risultato è conseguito avvantaggiandosi dell'ottima stabilità del clock a breve e lungo termine, corroborata anche da un'ottimale regolazione della tensione di alimentazione della scheda. La M2tech dichiara che le prestazioni alla temperatura ambientale sono quantificabili in 2-5 ppm circa, ben superiori quindi rispetto ai 50-100 ppm medi degli oscillatori utilizzati su lettori CD commerciali.


I due MEC Crystals SMD da 24.576 MHz e 22.5792

 

INSTALLAZIONE DEI DRIVER

E' molto semplice per chi ha un minimo di dimestichezza con l'uso del PC, si compie in pochi passi con una procedura ben descritta nell'esaustivo manuale utente.
La prima cosa da fare è scaricare il file .exe dal sito M2Tech all'indirizzo: http://www.m2tech.biz/hiFace_dac.html

Si tratta di un file Zip autoestraente il cui contenuto deciderete voi in quale cartella collocare.

Dall'elenco dei file contenuti nella cartella M2TECH_USBAudio_Driver_r1.6_1 cliccare due volte su "setup".

Scegliere la cartella d'installazione e cliccare su "Install".

Il gioco è fatto...
Una volta terminata l'installazione è possibile accedere al pannello di controllo dove attingere le informazioni sul dispositivo in uso e i driver installati, settare il buffer (USB Streaming Mode/ASIO Buffer Size), installare i file di Firmware Upgrade, sorgente di clock attiva e lo Stream Formats.




LA HIFACE DAC AL BANCO MISURA

Hardware:
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0

Software:
Arta - Steps

Canale di analisi: Sinistro

RISPOSTA IN FREQUENZA


E' stata rilevata individualmente per frequenze di campionamento di 44,1 - 48 - 96 e 192 kHz, poi riunite in overlay per un agevole comparazione.
Tutte le bande, nelle loro rispettive Fs, sono estese e regolari, con un comportamento differente a 44,1 e 48 rispetto ai 96 e 192 kHz. Nelle prime due l'estremo superiore ha un ginocchio più netto mentre nelle altre il roll-off appare più dolce. A 44,1 kHz il punto a -3 dB si trova a 21000 Hz che diventano 23000 Hz per i 48 kHz, 46000 Hz per i 96 kHz e 82000 Hz per i 192 kHz. I risultati si riferiscono al canale sinistro, praticamente sovrapponibile al destro.

DISTORSIONI (ARMONICA - INTERMODULAZIONE)

La rappresentazione grafica delle distorsioni si avvale della modalità "Log" e "Linear", le quali si differenziano per la scalatura delle frequenze (rispettivamente logaritmica e lineare). La scelta di pubblicarle entrambe forse potrà sembrare eccessiva, ma i due tipi di grafico offrono una diversa spaziatura e leggibilità delle armoniche. L'analisi è avvenuta con una tensione d'uscita del segnale test di 1,05 volt, sia per la THD/THD+N che per l'intermodulazione (13/14 kHz - 19/20 kHz e SMPTE 250/8000 Hz).

La THD e THD+N spiccano per l'esiguità dei valori, con la prima che segna uno 0,0015% mentre la seconda è contenuta nello 0,0044%, il tappeto di rumore confinato a -130 dB.

Leggermente meno performante il comportamento dell'hiFace DAC nella distorsione d'intermodulazione. Siamo allo 0,031% in risposta al doppio tono da 13/14 kHz, un valore che sale allo 0,049% con il segnale a frequenze maggiori (19/20 kHz) mentre un più favorevole 0,012% si riscontra nella IMD SMPTE 250-8000 Hz.

I limiti di erogazione del nostro "enfant terrible" iniziano a manifestarsi in prossimità dell'uscita massima: raggiunti i 2,058 V di uscita si notano i primissimi segni di deformazione spettrale della fondamentale, pur con dei tassi di distorsione ancora molto contenuti (THD 0,0021% - THD+N 0,0029%).

Analogo ragionamento va fatto per la IMD a 13/14 e 19/20 kHz, dove riscontriamo percentuali ancora relativamente contenute ma accompagnate da un visibile aumento di ampiezza delle spurie. Il software segnala, rispettivamente, lo 0,049% e 0,09%.

Il programma Step ci aiuta a formarci un quadro complessivo dei vari ordini di distorsione armonica sull'intera banda audio (20 - 20000 Hz).
La situazione fotografata a 1000 Hz mostra una THD che sprofonda a -94,89 dB, un valore che in termini percentuali corrisponde allo 0,0018%.
Sulle alte frequenze si verifica una certa risalita con uno 0,005% a 6000 Hz, si tratta di un valore percentuale comunque sempre molto basso. Gli ordini pari sono davvero irrisori, a 1000 Hz la seconda armonica si attesta sullo 0,00069%, la terza sullo 0,00127%. Progressivamente più bassi gli ordini superiori, sino al sesto, dove si apprezza ancora un comportamento complessivamente migliore degli ordini pari (quarto e sesto).


JITTER TEST



I grafici mostrano il tasso di jitter alle medesime frequenze di campionamento prese in esame per la risposta in frequenza, cioè 44,1, 48, 96 e 192 kHz.
Ottimo il comportamento nel jitter periodico, che mostra qualche isolata spuria di poco conto. Relativamente meno contenuto invece è il jitter di tipo stocastico (casuale).


BILANCIAMENTO DEI CANALI


Nell'esemplare under test il bilanciamento tra i canali non era perfetto. Con un segnale di 1000 Hz a 0 dBFS il sinistro usciva con un voltaggio leggermente inferiore al destro, precisamente 2,0560 volt contro 2,0738 volt, una differenza di 0,0178 volt. E' bene sottolineare che si tratta di un riscontro assolutamente senza conseguenze all'atto pratico dell'ascolto. Nella misura del bilanciamento tra i due canali otteniamo così 0,42 dBV sul sinistro e 0,04 dBV sul destro, per una differenza tra i due di 0,38 dBV. Il segnale adoperato è una sinusoide di 1000 Hz a -6 dBFS (1,05 V).


L'ASCOLTO
ANALOGICO, TROPPO ANALOGICO



SETUP

Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Amplificatore integrato Lym Audio 1.0T Upgraded
Preamplificatore Rotel RC 06
Finale di potenza Rotel RB 1070
Finale di potenza EAM Lab PA 2150 (volume regolato via software)
Personal Computer HP G62 con player JRiver Version 18
Scheda audio E-MU Creative Pre Tracker Pre USB 2.0
Diffusori Canton LE 109
Diffusori Dynavoice Definition DF 6
Diffusori Indiana Line Diva 655
Cavi di segnale Fluxus 2*70 S
Cavi di potenza Fluxus LTZ 900
Cavi di alimentazione Fluxus "Alimentami"

Dopo le faticose (comincio ad avere una certa età...) incombenze d'ispezione e misura, la fase dell'ascolto giunge liberatoria. Qui si cambia linguaggio, si mutano i toni controllati del meticoloso reporter per riconquistare una dimensione puramente contemplativa. Si tratta di una "libertà condizionata", che non esime cioè dall'impegnarsi a dare una descrizione quanto più possibile attendibile del "come suona". Per l'individuazione della personalità sonica del nostro mini DAC mi sono avvalso della mia catena personale, la quale ultimamente ha subito qualche significativo ritocco. Ho approfittato di due "special guest" di passaggio, visto che il mio setup da qualche tempo a questa parte è diventato una specie di camaleontico laboratorio in continua trasformazione: Due Indiana line Diva 655, prossimamente su questi schermi, e l'amplificatore Lym Audio 1.0T Upgraded, anche lui da recensire.

Prima di collegare l'hiFace DAC alle amplificazioni sapevo già che questa modalità avrebbe rappresentato il piatto forte. Non sarebbe stato giusto emettere un giudizio, per forza di cose molto parziale, sull'utilizzo dell'hiFace DAC come Hearphone Amplifier dato che posseggo soltanto una vecchia Sony Digital Reference MDR-CD270. Con questa non è stato possibile sviluppare una sostanziosa pressione sonora e una dinamica elevata, anche con il volume al massimo. La prestazione poteva essere sufficiente per un ascolto tranquillo, ma non se si cercava un volume più coinvolgente. Il risultato timbrico al contrario è stato del tutto convincente. Con una buona cuffia è possibile gustarsi sino in fondo la fantastica cura del dettaglio, uno dei pregi maggiori dell'hiFace DAC, per cui non vi consiglio affatto di escluderne l'utilizzo, l'importante è assicurarsi che le sue caratteristiche elettriche siano adeguate per un ascolto non in sordina.

Mi preme tranquillizzare subito chi teme d'incappare in una perdita di risoluzione variando il volume via software. Suggerisco innanzitutto l'adozione di un buon player dotato di sovracampionamento, tipo JRiver o CPlay, ma quand'anche se ne usasse uno che non sovracampiona, come l'ottimo e diffusissimo Foobar2000, con l'hiFace DAC si possono dormire sonni tranquilli. Non ci sarà in ogni caso alcuna perdita di risoluzione poiché riproducendo anche un file in HD (24 bit), i rimanenti 8 dei 32 vengono usati per salvaguardare la massima risoluzione dei dati audio originali. Gli 8 bit di riserva, quando si ascolta a 24 bit, consentono 96 dB di attenuazione prima che il troncamento della risoluzione generi distorsione armonica.

Avrei qualche personale riserva sull'effettiva utilità di poter disporre di una frequenza di campionamento cosi elevata (384 kHz), Non sono riuscito a trovare in rete granché se non qualche sporadico samples e alcuni album in formato DXD. Due di questi sono scaricabili gratuitamente dal sito Design w Sound, tratti dall'album Audiophile Jazz Prologue III. Per darvi un'idea dello spazio occorrente, il brano "Lush Life", che in formato 24 bit/96 kHz occupa 142,6 MB, a 24 bit/384 kHz pesa ben 565,9 MB. Altri ne potete trovare sul sito Highresaudio. Onore, beninteso, alla possibilità dell'hiFace DAC di leggere una frequenza di campionamento così elevata: chi fosse interessato alla riproduzione di file DXD (Digital eXtreme Definition), con un sampling rate di 352,8 kHz è accontentato.

Ho messo a confronto l'hiFace DAC non con l'economicissimo FiiO D3, troppa la differenza di costo e di valore, ma con la mia scheda tuttofare E-MU Pre Tracker USB 2.0. Ne è venuta fuori una bella lotta, con un verdetto finale di sostanziale parità. Volendo spaccare il capello in quattro direi che l'hiFace DAC dimostra una maggior naturalezza e una più fine analisi del dettaglio mentre l'E-MU offre una dinamica più valida e un suono complessivamente più "battagliero".

Il pianoforte di Valentina Lisitsa nell'album "Live at the Royal Albert Hall" risplende di una meravigliosa liquidità. Il suono che mi accompagna dal primo all'ultimo brano è di una deliziosa scioglievolezza, termine che vorrebbe condensare la sensazione di essere cullati dalla musica senza che intervenga alcun fattore disturbante. Questa virtù del nostro mi ha completamente conquistato (ci tengo molto a sottolinearlo), una specie di Leitmotiv che mi ha costantemente accompagnato nel corso del mesetto buono di ascolti con l'hiface DAC.

Proseguo con il primo volume di "Saint Saens Piano Music", raccolta di opere pianistiche del grande compositore francese interpretate da Geoffrey Burleson. La sovrana fluidità musicale in cui ci si trova immersi conferisce un'indole amabilmente analogica al nostro DAC, la percezione di un'emissione assolutamente godibile si rinnova anche in questa registrazione. L'incedere musicale è liscio come l'olio avvicinandosi alle migliori qualità dell'analogico. Ma sarei parziale se considerassi solo questo fattore. Analogico significa anche straordinaria ricchezza d'informazioni, una dovizia che al primo digitale era negata, nonostante la sua presunta superiorità fosse strombazzata ai quattro venti.

L'album "Love Drum Talk" di Babatunde Olatunji (24 bit/96 kHz) è quello giusto per capire di quale accuratezza sia capace la nostra "pennetta". Raffinatezza, completezza d'informazioni e naturalezza assoluta, corro volentieri il rischio di abusare di questi aggettivi, ma non riesco a trovarne di altri più rappresentativi per descrivervi le performance della M2Tech. Il grande bassista statunitense Jaco Pastorius appare in gran spolvero nell'omonimo album del 1976, in questo caso la capacità di analisi fa il paio con la precisione con cui viene restituita la gamma bassa, lucida, tesa e articolata come poche volte mi è capitato di sentire, una su tutte quella avvenuta nel corso della manifestazione l'arte dell'interfacciamento al Top Audio Video 2011, condotta dall'amico Marco Benedetti, in cui è stato proprio l'ascolto del brano "Donna Lee" a lasciarmi di stucco.

Un basso che sa esprimersi con profondità e immanenza, impianto e diffusori permettendo, anche nella registrazione "Michael Murray At The Cathedral Of St. John The Divine: Works By Franck, Widor, Dupré, Bach and Others", acquistata di fresco da Amazon. Provate ad ascoltare la traccia 10, contenente il Chorale N° 2 in B Minor di César Franck, e capirete di cosa sto parlando. Il basso gode quindi di un ottimo controllo, cosa che rende rivelatore l'ascolto del lavoro Universal Syncopations II di Miroslav Vitous. Gli slap del contabbasso sono asciutti, nervosi, perfettamente distinguibili l'uno dall'altro così come avviene per i colpi di cassa, icastici nella loro fulmineità. Il senso del ritmo è preservato in un'atmosfera che rifugge dagli effetti speciali, la ricostruzione è pregevole, men che meno artificiale, molto "smooth" e del tutto priva di vetrosità o punte di aggressività. Questo è il digitale che mi piace e che sicuramente lascerà soddisfatti gli amanti dell'analogico.

Nella Sinfonia N° 9 di Anton Bruckner (Berliner Philharmoniker diretti da Sir Simon Rattle) il tessuto degli archi emerge con rimarchevole trasparenza, le ben note esplosioni orchestrali del compositore austriaco sono appena addomesticate, la sezione degli ottoni si avvantaggia della stessa cristallinità riservata agli strumenti ad arco. Tutto è sempre molto analitico, radiografante, ma non sterile, puntualmente sostenuto da una ineccepibile musicalità.

E' doveroso qualche cenno sulla scena tridimensionale,
sempre bene a fuoco, tratteggiata con meticolosità, fondamentalmente corretta nelle dimensioni dell'altezza, larghezza e profondità.


CONCLUSIONI

L'hiFace DAC segna più un elemento di continuità che una svolta rispetto alla pennetta Manunta. In buona sostanza può essere considerato come il suo completamento, visto che il ricevitore USB è lo stesso XMOS che equipaggia la Two, corredato del chip di conversione BB PCM 5102 a rendere il dispositivo perfettamente autonomo, pronto per essere collegato all'ingresso linea di un amplificatore integrato (o direttamente a un finale di potenza dopo aver verificato la sinergia dell'interfacciamento elettrico) oppure per pilotare una cuffia piuttosto sensibile a media o alta impedenza.

Marco Manunta e il team M2Tech si sono sempre dimostrati attenti alle esigenze tecnologiche del momento non limitandosi ad assecondarle ma, come nel caso della hiFace, precorrendole con lungimiranza. L'hiFace DAC sta a dimostrare come la loro opera sia meritoria per il lustro dato al digitale Made in Italy, per il contributo all'evoluzione dell'audio numerico e per l'attenzione alla praticità, cioè quel fattore concretezza che quotidianamente rende la vita più facile agli appassionati del bel suono.

Controllo, capacità di dettaglio, cesello e una disarmante naturalezza dal sapore tutto analogico avvicinano pericolosamente la hiFace DAC alle più felici realizzazioni "No Compromise". Un progetto che guardi con attenzione alle misure e, nello stesso tempo, alla musicalità globale non può dare che buoni frutti. Se ad alcuni la grande garbatezza con cui la materia sonora viene trattata potrà sembrare eccessiva, per altri invece (e io sono tra questi) il civile equilibrio dimostrato nella riproduzione di qualsiasi genere musicale si rivela un grande merito.

Mutatis mutandis, lo stesso contrasto si crea tra chi ritiene la hiFace DAC troppo minimale e "cheap" nell'aspetto esteriore e chi invece, sorvolando sulle apparenze, ne apprezza l'estrema portabilità, conseguita senza obbligare all'accettazione di alcun sacrificio in termini di qualità da parte dell'utente.
La M2Tech hiFace DAC 384/32 è venduta al prezzo di 220 euro, una cifra che, alla luce delle ottime prestazioni fornite al banco di misura e all'ascolto, è da considerare senz'altro vantaggiosa.

Un caloroso ringraziamento all'ingegner Marco Manunta per avermi concesso in prova l'M2Tech hiFace DAC 384/32!

Alfredo Di Pietro

Marzo 2013


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