L'ARTE DELL'INTERFACCIAMENTO


Giro di boa quest'anno al tradizionale evento analogico di Marco Benedetti.
Gli affezionati del "Valzer delle testine", quei cultori felici di trasformarsi in recensore per un giorno, si tranquillizzino ché non devono temere un abbandono della formula nata nel 2006 al Top Audio romano. Quest'ultimo purtroppo si è estinto ma il valzer continuerà a deliziare il palato dei vinilisti, affiancato da una nuova demo chiamata "L'arte dell'interfacciamento". Arte è termine certamente impegnativo, nel suo significato più ampio comprende ogni attività umana che conduce a forme creative di espressione, poggiando su accorgimenti tecnici, abilità innate e norme comportamentali derivanti dallo studio e dall'esperienza e quella del saper interfacciare bene una testina è una nobile arte che non può prescindere da nessuno degli elementi citati nella definizione. Ma come mai si è giunti a questa nuova formula? Il conduttore del valzer a un certo punto ha sentito l'esigenza di rinnovare un programma, consumatosi per cinque anni in fiere dispersive come il TAV, per la ragione che una manifestazione della durata di circa due ore è impegnativa per lo spettatore, chiamato tra l'altro a partecipare attivamente al gioco con le sue valutazioni. Di fatto spettacoli così lunghi non li ha mai fatti nessun altro. Se n'è reso conto Marco Benedetti durante l'anno in cui ha portato a termine svariati valzer in diversi negozi sparsi per l'Italia, dove ha notato ben altra attenzione da parte del pubblico, venuto apposta per la sua demo. Concentrarsi su un singolo evento senza aver prima visitato un centinaio di salette è propedeutico a un buon grado di attenzione, frutterà certamente di più in termini di assimilazione del messaggio che si vuol lasciare.
Nella vasta cornice del Top Audio/Video 2011 esordisce quindi una seminario teorico-pratico di un’ora che ha per argomento l'interfacciamento tra il preamplificatore phono e la testina, mirato a dare suggerimenti su come scegliere lo stadio phono in funzione della testina o viceversa. La prima regola da rispettare è quella di un guadagno in dB compatibile con il livello d'uscita del fonorivelatore. Sembra cosa di poco conto ma metà delle persone che chiedono consiglio a Marco hanno un fonorivelatore con basso livello di uscita, per esempio 0,3 mV, e devono magari interfacciarlo con un Audio Research PH7 o PH8. Questo è il caso tipico di un interfacciamento sbagliato in partenza perché un tale tipo di pre, che guadagna più di 50 e meno di 60 dB, è adatto a testine con livello d'uscita medio-alto (0,7 - 0,8 mV). Va da sé che otterremo un guadagno insufficiente. A chi vuole adoperare una Moving Coil si prospettano due possibilità: uno stadio attivo, come quello presente in sala per la dimostrazione (VTL TP 6.5 Signature) che fornisce un gain di quasi 70 dB o, in alternativa, uno stadio MM (Moving Magnet) che fornisce circa 40 dB di elevazione del segnale, in accoppiamento a uno "Step-up" esterno. Per la precisione va detto che il TP 6.5 integra entrambi i tipi di stadio (MC e MM), selezionabili a scelta, ed è risultato molto pratico ai fini della demo: nella commutazione da stadio attivo a trasformatori è stato sufficiente spostare una coppia cavi di segnale.

Preamplificatore MM/MC VTL TP 6.5 Signature
Rimanendo in tema di setup, a mio parere miglior scelta non poteva essere fatta per evidenziare ogni minima sfumatura nelle differenti configurazioni che utilizzare degli autentici assi della riproduzione come le nuove elettrostatiche ibride Martin Logan Montis, davvero micidiali nella definizione e focalizzazione della scena, egregiamente pilotate dai pre VTL e i due monofonici "The Momentum" di Dan D'Agostino. Gli altri elementi della catena suonante erano il preamplificatore linea a valvole VTL TL 7.5 III e il giradischi EAT Forte.

Preamplificatore linea in due telai VTL 7.5 III

Step-up a trasformatori Tango MCT-999
Grazie all'elevatissimo livello della catena è stata di molto facilitata l'individuazione delle differenze sonore, porte su un piatto d'argento alle orecchie degli ascoltatori. L'esercizio cui sono sottoposti è cercare di capire quale configurazione prediligere a seconda del tipo di testina, poiché il risultato all'ascolto non è affatto scontato ma può variare notevolmente. Esemplare la conduzione dell'amico Marco Benedetti che non è mai salito in cattedra, ma le sue valutazioni si sono amichevolmente mescolate con quelle degli appassionati come in un confronto tra amici audiofili convenuti a una "reunion" ascolticola. Tali demo sono belle anche per questo.
Non è mancata una piccola nota polemica nei confronti di "quelli che contano", una certa stampa specialistica americana e gli "ascoltoni" provenienti dallo stesso paese, a detta di Marco spesso privi di basi tecniche. Quando i giornalisti tecnici si occupavano di analogico, per esempio Paolo Nuti ai tempi delle prove di laboratorio, le testine che giravano erano le MM, si era convinti che la Shure V 15 V, III o IV fosse il massimo della vita mentre le MC di alto livello erano quasi ignorate, ritenute cose molto esoteriche. Quando si è iniziato a capire il loro valore, cioè quello di oggetti che realmente facevano la differenza tirando fuori il massimo dall'analogico, l'opinione mainstream era interamente in mano agli audiofili ascoltoni. Il loro problema, soprattutto degli americani, è che spesso dimostravano di avere basi tecniche del tutto insufficienti, fra le altre cose osteggiando per partito preso gli step-up e disinteressandosi del corretto carico dell’ingresso phono. "Per anni - racconta Benedetti - ho pensato che le Lyra fossero testine sparate sugli alti quando poi ho scoperto che si ascoltavano con un carico di 47 Kohm e questo perché un determinato giornalista americano aveva detto di ascoltarle così. Col carico giusto, a casa mia da 100 a 250 ohm, le Lyra riacquistano un perfetto equilibrio tonale".
Non a caso si è voluto intitolare questa manifestazione "L'arte dell'interfacciamento”.

Ma le elettroniche sono ben calde e il pubblico impaziente di cimentarsi nella prova...
Giusto per riscaldare anche l'orecchio il primo sottoposto all'attenzione è un caso abbastanza facile, una testina Koetsu Rosewood con 5 ohm d'impedenza interna, piuttosto bassa, e un livello d'uscita che si attesta intorno agli 0,5 mV. E' stata dapprima ascoltata con il trasformatore di "Step-up" Tango MCT 999, settato con un rapporto di 1:20, in abbinamento allo stadio MM del VTL TP 6.5 Signature. E' bene ricordare che il carico visto dalla testina equivale all'impedenza d'ingresso dello stadio phono MM, tipicamente 47 Kohm, diviso il rapporto di trasformazione elevato al quadrato. A titolo di esempio, se optiamo per un rapporto di 1:10, avremo 47.000/100 = 470 ohm, nel nostro caso era stato scelto un rapporto di 1:20 quindi 47.000/400 = 117,5. All'ingresso dello stadio MM ci sono sempre 47 Kohm ma la testina, in virtù della trasformazione, in realtà ne vede 117,5 che corrispondono a circa 20 volte l'impedenza interna (5 ohm x 20 = 100 ohm). Il ragionamento ci porta ad assumere, come regola generale, che il carico visto dal fonorivelatore deve essere di almeno 10 volte quello interno, anche se ci sono sempre le eccezioni che confermano la regola, rappresentate da quei pochissimi casi in cui scende sotto il "x 10".

Fonorivelatore Koetsu Rosewood

Il primo brano ascoltato è "Donna Lee", tratto dall'omonimo album di esordio (1976) di Jaco Pastorius, forse il più grande bassista elettrico mai esistito. Nello standard di Charlie Parker il grande Jaco è accompagnato esclusivamente delle congas di Don Alias, è un buon brano test perché ricco di veloci note di basso, dai transienti rapidi e smorzati, lo ascoltiamo prima con i Tango e poi con lo stadio attivo.

Il primo parere ci racconta di un tappeto percussivo più dinamico, più incisivo nella seconda configurazione, con il basso freetless anch'esso ben pulsante pur essendo presente un maggior rumore di fondo. Marco è daccordo con questa valutazione e spiega che uno stadio attivo avrà sempre 20 dB in meno di rapporto segnale rumore rispetto ai trasformatori che invece intervengono passivamente, un sasso nella fionda non trascurabile a vantaggio degli "Step-up". S'intravvede per di più un maggior effetto presenza probabilmente causato da tempi di decadimento più lunghi, si tratta però di una sensazione in qualche modo artificiale, rafforzata dal maggior rumore di fondo. Un partecipante giudica più veloce e smorzato il suono nel primo ascolto; Benedetti approva e nota che questa è una caratteristica tipica del trasformatori. Personalmente ho preferito la Rosewood con i trasformatori grazie a un maggior smorzamento, velocità dei transienti e definizione globali.
L'ascolto seguente prevede un ordine inverso (attivo - trasformatori) con il celeberrimo brano di Lou Reed "Walk on the Wild Side", tratto da "Transformer", suo secondo disco da solista (1972) e ritenuto dal conduttore come uno tra i più insidiosi brani test. Il verdetto è quasi unanime, dalla stragrande maggioranza dei presenti viene preferito l'ascolto con il Tango MCT-999, le ragioni consistono in una voce più definita, nella maggior ariosità accompagnata dal senso di impeccabile rifinitura complessiva, non solo della voce ma di tutto il contorno degli strumenti, altro atout la scena tridimensionale più precisa e focalizzata. Sono tutte qualità che risaltano cristalline culminando nell'assolo di sassofono, dove emergono con grande evidenza. La morale della favola è sin troppo chiara, se vogliamo usare una Koetsu è certamente preferibile uno "step-up" a trasformatori piuttosto che uno stadio attivo, pena una certa perdita di definizione, velocità e focalizzazione del palcoscenico.

Le sopraffine scelte musicali volute per questo evento ci rammentano che la buona musica deve essere sempre la protagonista, anche in occasione di demo tecniche come questa. Ve lo assicuro, dopo aver passato ore e ore ad ascoltare melensi brani a effetto, le note che sgorgano dalle due Montis sono come una pioggia che ristora l'animo. La dimostrazione sta nell'ascolto del brano seguente, in cui a deliziarci è la splendida voce sopranile della tedesca Edda Moser nell'interpretazione delle due bellissime arie mozartiane (prima e seconda) della regina della notte dal Flauto magico. Il vinile è "Virtuose arien von W.A. Mozart", vincitore del prestigioso "Grand Prix du Disque", uno scrigno pieno di preziose gemme musicali, dove si raggiungono vertici insuperati di tersa musicalità.

Una costosa Clearaudio Goldfinger scandaglia da par suo la tessitura vocale-strumentale annidata nel microsolco. Si tratta di una testina ad alta impedenza interna, 40 ohm, utilizzata con i Tango settati 1:10 poiché il massimo carico che gli si può far vedere è 470 ohm, un valore perfettamente canonico visto che supera di dieci volte quello interno.

Fonorivelatore Clearaudio Goldfinger
Il primo ascolto è affidato ai trasformatori, ma la palma della miglior performance viene conferita alla seconda configurazione (stadio attivo) con un rapporto di preferenze che sopravanza del doppio quello riferito alla prima. Le motivazioni sono da inquadrarsi in una vocalità più luminosa e aperta mentre più asciutto e contenuto risulta il timbro nella versione con i trasformatori, nella determinazione del giudizio gioca un ruolo importante il maggior livello d'uscita della Goldfinger che ha buon gioco a rendere meno critico l'interfacciamento con gli stadi attivi sul parametro rapporto segnale /rumore, certamente più contenuto rispetto all'ascolto precedente.

Val la pena menzionare la regola secondo la quale più si sale di livello d'uscita e meno critico appare l'interfacciamento con gli stadi attivi. Un astante parla di una differenza tra le due configurazioni più contenuta rispetto a quanto dimostrato dalla Koetsu, una diversità più sottilmente percepibile, lo stesso Benedetti propende per lo stadio attivo giacché la sua maggior ricchezza armonica lo rende preferibile alla maggior asciuttezza e relativo leggero impoverimento arrecato dai trasformatori.
Come forbitamente dichiara uno dei presente in entrambi i casi non si raggiunge la perfezione ma nel secondo la soprano si avvicinava più al timbro di una mezzosoprano, risultando quindi più scura, ecco perché la prima configurazione non lo ha convinto, anche se con lo stadio attivo era presente una leggera "elettricità", intendendo con questo termine una minor naturalezza generale.
Esistono vari motivi che portano ad apprezzare queste demo "interattive", l'ascolto di buona musica potrebbe già essere una buona ragione, un'altra imparare a raggiungere un certo risultato e un'altra ancora la soddisfazione di essere parte integrante di una sorta di "recensione" corale, ma c'è un concetto che ogni buon audiofilo non dovrebbe mai scordare, utile per impedirgli di emettere giudizi troppo "tranchant". Ogni oggetto può suonare in modo diverso, anche molto diverso, a seconda del contesto in cui viene fatto funzionare, per questo la lezione di questa prima demo sull'arte dell'interfacciamento assume una particolare importanza. Sono solo dei pezzi di ferro dice qualcuno, ma anche un violino, un clarinetto sono soltanto dei pezzi di legno, sta all'abilità, la fantasia, il gusto e qualche scoglio tecnico che non si dovrebbe durare fatica a superare a renderli animati, piegandoli alla nostra visione interiore del suono.
Procedendo nell'audizione appare sempre più chiaro come più è bassa l'impedenza interna del fonorivelatore e più conviene utilizzare i trasformatori (e viceversa), esiste inoltre una ragione tecnica, legata a quanto detto in precedenza su come ottenere il carico con i trasformatori, che ci esorta tenere un valore proporzionalmente basso quanto più è bassa l'impedenza della testina. Altre cause ci inducono a ritenere meno circuitalmente invasivo l'ottenimento di un corretta cifra di carico mediante i trasformatori piuttosto che intervenendo sul layout del pre phono. Nel primo caso questo rimarrà con i suoi 47 Kohm e il carico fine fornito dal rapporto di trasformazione, mentre nello stadio attivo bisogna variare la resistenza in parallelo sullo stadio d'ingresso e, più si abbassa l'impedenza, più si mette in difficoltà il circuito dello stadio phono, soprattutto se a valvole. E' una regola che vale per tutti i circuiti audio, riportata al caso dei pre phono è ancora valida portando alla conclusione che più è bassa l'impedenza d'ingresso, più è difficile progettare uno phono che suoni bene. Ecco perché una testina con impedenza interna (e quindi un'impedenza di carico) più bassa è più probabile che vada meglio con uno step-up.

Fonorivelatore Denon DL 103
“Ma siamo sicuri che sia sempre così?”, chiede Benedetti introducendo la testina successiva; la celeberrima Denon DL 103, sempre da 40 ohm, il cui colore dorato del corpo può trarre in inganno, ma, in effetti, si tratta di una versione celebrativa identica alla DL 103 normale. Infatti il suo comportamento è migliore con lo step-up nonostante i 40 ohm interni, probabilmente anche a causa del basso livello d'uscita.

Andiamo a verificare con un’altra testina da 5 ohm e 0,5 mV di livello d'uscita (come la Koetsu), la Lyra Kleos, ultimo modello del blasonato marchio giapponese. Le sue caratteristiche dal punto di vista elettrico, a parte l'Olympos che è una fuoriserie, sono assimilabili a tutte le altre Lyra a catalogo. Anche musicalmente si fa un passo indietro tornando ad ascoltare Lou Reed in "Walk on the Wild Side", brano ascoltato prima in configurazione a trasformatori con rapporto di 1:20. La Kleos si è rivelata una testina davvero eccellente guadagnandosi la reputazione di "Best buy" nella sua categoria di prezzo (2500 euro). Le differenze tra le due configurazioni, piuttosto sfumate, rendono tormentata la scelta, solo nel secondo ascolto uno dei presenti denuncia una voce più "grande", un più spiccato effetto presenza mentre nel primo la scena acquisiva una superiore tridimensionalità, soprattutto nella profondità. Sul mio personalissimo cartellino il basso era più pulito, secco e articolato nel primo ascolto e la scena più profonda mentre nel secondo era affetto da un leggero effetto "flou", valutazioni in linea con quanto già affermato sul suono dei trasformatori, a prescindere da eventuali pollici dritti o versi nella resa complessiva. Alla fine della conta per alzata di mano vince comunque la seconda configurazione.

Fonorivelatore Lyra Kleos
Benedetti spiega che il diverso comportamento di queste due testine rispetto alle precedenti è causato dalle caratteristiche costruttive della sospezione e per la precisione del damper; terzo tassello utile a dirimere il discorso sull'interfacciamento, per la verità molto raramente dibattuto. Nella filosofia costruttiva delle classiche testine "Broadcast" (da radio) tipo la Denon DL 103 o la Ortofon SPU interviene, oltre all'azione del damper, anche quella dello smorzamento elettrico fornito dai trasformatori. Il suo contributo assiste e integra quello meccanico del damper in modo tale da coadiuvare l'azione di una sospensione non efficacissima nella sua funzione. Altri fonorivelatori, dotati di un damper più efficace hanno bisogno di un’impedenza “vista” dalla testina più alta, tipicamente nel secondo caso il matching migliore si pone non a 1:10 ma 1:20 rispetto all’impedenza interna. Secondo la produzione è possibile suddividere le testine, sia pur con tutte le possibili eccezioni, in testine di scuola giapponese, escludendo Lyra, e Ortofon, tendenzialmente più adatte ai trasformatori, e quelle europee (escluse le Ortofon) come Van Den Hul, Clearaudio e Benz e le nipponiche Lyra che vanno meglio con lo stadio attivo.
Sono certo che alla fine di questa bella demo-seminario il pubblico sia uscito confortato dall'aver acquisito elementi utili per un corretto interfacciamento elettrico del fonorivelatore, un buon punto di partenza per non commettere errori marchiani e rovinare d’emblée tutta la magnifica qualità che l'analogico è in grado di regalare.
Ma l'interfacciamento è un'arte, ricca di sfumature e non scevra da imprevisti, non riducibile a delle regolette elementari. La retorica della semplicità non si addice all'analogico: per raggiungere un alto livello di raffinatezza occorrono esperienza, creatività e un senso estetico maturato con gli ascolti, sempre supportato sempre dalla "giusta" sensibilità individuale. Manifestazioni/seminario come questa ci aiutano a scoprire tutta l'immensa ricchezza che si annida in un "semplice" microsolco e nell'era della musica liquida, credetemi, non è poco.

Volendo stilare un piccolo decalogo possiamo definire alcuni punti fermi per il buon analogista:
1) Scegliere uno stadio phono con il giusto guadagno.
Ci sono stadi phono solo MM o MC e quelli che comprendono entrambi. I più critici sono quelli "né carne né pesce" che stanno fra i 55 e i 60 dB di guadagno, per esempio gli Audio Research PH 7, il Convergent, Bent, Graaf. Questi si comportano bene con testine aventi un livello d'uscita medio (tra 0,8 e 1 mV), ma con le tipiche MC a bassa uscita non guadagnano abbastanza collegati direttamente alla testine e guadagnano troppo, spesso saturando, con uno step-up a monte.
2) Le MC a bassa uscita possiamo amplificarle o con stadi phono attivi oppure uno stadio MM abbinato a uno "Step-up" a trasformatori.
3) Dal punto di vista del comportamento, peculiarità dei trasformatori sono la velocità, lo smorzamento del basso, la focalizzazione e precisione della scena tridimensionale, l'apertura sugli acuti, la dinamica sono invece prerogativa degli stadi attivi. Il rapporto segnale/rumore sarà sempre migliore con i trasformatori.
4) Più l'uscita della testina è bassa, più è difficile che questa vada bene lo stadio attivo e viceversa.
5) I due binomi bassa impedenza interna/step-up e bassa impedenza interna/stadio attivo hanno le loro eccezioni. Elementi che possono mettere in discussione questa norma sono, per esempio, la costruzione della sospensione. Nelle testine Broadcast è meno efficiente e il trasformatore supplisce questa mancanza con il suo contributo di smorzamento elettrico.
Alla prossima!
Alfredo Di Pietro