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sabato 16 gennaio 2021 ..:: Intervista al maestro Elena Piccione ::..   Login
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 Intervista al maestro Elena Piccione, in arte "Elena" Riduci

 

 

Alfredo Di Pietro: Maestro, nel ringraziarla per l'intervista concessami, inizierei con una domanda che è quasi di rito: come, quando e dove è iniziato il suo amore per la musica e il pianoforte?

Elena Piccione: Quando avevo cinque anni, guardai gli "Aristogatti" e rimasi folgorata da Scat Cat che suonava la tromba alla finestra. Comunicai l'intenzione di suonare la tromba ai miei genitori, che mi portarono all'accademia musicale della mia cittadina, Finale Ligure. Non venni ammessa perché troppo piccola. Quando ritentai uno o due anni piu tardi, venni ammessa, ma mio padre appassionato di musica e persona illuminata, mi consigliò di iniziare col pianoforte perché più completo e più adatto per apprendere le fondamenta musicali, lasciandomi ovviamente la possibilità di imparare la tromba piu tardi, in caso avessi voluto. Quindi iniziai a studiare il pianoforte, ma non ero molto convinta del suono, poiché avevo solo una tastiera. Da quando mi comprarono un pianoforte acustico invece, mi sentii vibrare con la musica e non volli piu smettere di suonare. Inoltre, in casa, in macchina, nell’ufficio di mio padre, respiravo sempre musica, quindi per me fu tutto molto naturale.

ADP: Come giudica l'onnipresente YouTube? È un mezzo idoneo per conoscere un artista? Quali i suoi vantaggi e limiti?

EP: YouTube ha dato l'opportunità ad un artista di farsi conoscere, aggirando barriere spaziali e temporali. Ha concesso a giovani musicisti di conoscere artisti attuali e del passato, di mettere in discussione se stessi ed il mondo musicale circostante, non di rado provinciale e avvolto da un alone di mito, costruito sulle leggende urbane e sull'inaccessibilità. Lasciando da parte le strutture d'eccellenza dell'ex-Unione sovietica, dove le risorse musicali erano disponibili gratuitamente per gli studenti di talento, in Occidente l'accesso al mondo musicale è sempre stato determinato dalla possibilità economica dell'artista e della sua famiglia. Dalla prospettiva di uno studente di musica attuale, quindi, YouTube è una manna dal cielo, perchè gli permette di accedere a risorse musicali pressoché illimitate, a costo zero. Dalla prospettiva di un artista emergente, YouTube può ancora essere un ottimo strumento per farsi conoscere, benché ormai inflazionato. L'insidia sta nella svalutazione del lavoro dell'artista e del suo entourage. Io penso che, se usato intelligentemente, YouTube e la rete, in generale, possano essere un ottimo supporto e strumento di base per studenti, appassionati e musicisti. Se usati in maniera approssimativa possono viceversa essere la rovina di un artista. Come spesso capita, vengono dati a disposizione dell'essere umano strumenti di portata rivoluzionaria; la differenza sta nell'utilizzarli bene o male.

ADP: Dopo aver visto, tra i suoi diversi video disponibili su YouTube, l'esecuzione del celeberrimo Adagio di Benedetto Marcello, ho ravvisato in lei una personalità maestosa, quasi sacrale nell'approcciarsi alla tastiera. Si riconosce in questa mia impressione o magari la ritiene condizionata dal brano eseguito?

EP: Vita e musica sono strettamente connesse. Lei pensi che uno dei posti in cui andrei volentieri a fare una vacanza sarebbe un eremo, un monastero, occidentale od orientale, proprio per essere immersa nella sacralità di quegli ambienti, che è anche quella che si trova nella natura. Tornando alla musica: sicuramente il brano eseguito infuisce; la mia tendenza è quella di scegliere brani seri, che contengano gia in sé quella maestosità quasi sacrale che Lei coglie. Inoltre, per me, la musica seria è una forma di religiosità secolare. Quando mi avvicino ad una pagina di Bach, per esempio, lo faccio quasi con la stessa fascinazione e reverenza che provo quando entro in un monastero o in un qualsiasi luogo sacro, foresta compresa.

ADP: Come giudica la pratica di suonare sul pianoforte dei brani, come per esempio quelli di Domenico Scarlatti, che furono pensati e composti per il clavicembalo?

EP: Non sono contraria. Furono pensati e composti per clavicembalo in un'epoca in cui il pianoforte, per come lo conosciamo oggi, non esisteva. Tendo a dare piu valore al contenuto di un'opera e allo spirito con cui e stata composta, piu che alla sua forma.

ADP: Quali sono i suoi autori prediletti o comunque quelli con cui si trova piu a suo agio?

EP: Amo Bach. Anche Handel mi piace molto, perché la sua musica è la massima espressione dello spirito di un'epoca a me molto cara: il Rinascimento. Ogniqualvolta mi sento disorientata, persa o perplessa in merito al nostro futuro, suono Handel e ritrovo fiducia nell'umanita. Ho un debole per gli autori russi: la sensualità ardente di Rachmaninov, il sarcasmo nevrotico di Sostakovic e la "russicità" primigenia del piu russo di tutti: Musorgskij. Mi piacciono la tenerezza e l' umorismo raffinato di Chopin, l'intimismo e visionarietà dell'ultimo Liszt; tra i francesi, sceglierei Franck, per quella maestosità sacrale di cui Lei parlava prima e Satie, per l'ironia tagliente e la sensualità misteriosa. In cima alle mie preferenze, comunque, rimangono sempre Bach e Handel, proprio perché in grado di salvare dalla pericolosa e distruttiva spirale seduttiva dell'irrazionalita e del cinismo.

 

Foto di Gubert Finsterle

ADP: So che lei si è sottoposta a delle sedute di PAT (Psico-Acustica Transizionale); com'è cambiato, se e cambiato, il suo modo d'interpretare dopo questa esperienza? È possibile stabilire un prima e un dopo?

EP: Le posso riferire sinteticamente la mia esperienza in merito. Il primo giorno, ebbi la possibilità di fare un confronto tra l'esecuzione di Bydło di Musorgskij, avvenuta prima della seduta e quella avvenuta dopo la seduta. Ci tengo a precisare che la qualità della registrazione era in AVS, ovvero praticamente uguale all'esecuzione dal vivo, il che mi ha dato l'opportunità di riascoltarmi come mai mi era capitato prima. Ebbene, mentre la prima esecuzione era corretta, quadrata, a tratti lievemente isterica, la seconda, quella post-PAT, era molto piu intensa, pulsante, viva. Nella prima esecuzione, veniva suonato Bydło correttamente; nella seconda, Bydło era nella stanza. Non percepivo più nè il tempo, nè le note, ma il peso esistenziale che grava sull'umanità, magistralmente tradotto in suoni da Modest Petrovic. E questo fu solo l'inizio della mia esperienza. In breve, se devo stabilire un prima e un dopo, potrei definire il dopo, ovvero il presente, come un periodo di maggiore consapevolezza nella vita, che si rifette e si realizza nella musica attraverso un migliore funzionamento e coordinazione dei mezzi (mente, mani, spirito).

ADP: In un altro video, purtroppo brumoso e dall'audio incerto, ho ascoltato un'esecuzione di "Catacombæ - Con mortuis in lingua mortua" dai Quadri di Musorgskij che mi ha molto impressionato proprio per la sua ieraticità. Vorrei ritornare su quest'argomento per stimolarla a una rifessione sulle ragioni del suo pianismo, che a me è sembrato particolarmente intenso.

EP: L'esecuzione di cui Lei parla credo sia del 2013. All'epoca avevo un forte intuito ma poca conoscenza sia del linguaggio musicale di Musorgkij, sia della cultura russa. Oggi, con qualche anno di studio alle spalle ed una maggiore consapevolezza di ciò che voglio realizzare, lo suonerei in maniera completamente diversa. "Catacombæ - Con mortuis in lingua mortua" è un pezzo geniale, tragico, disperato, in cui Musorgkij proietta se stesso (e con sé, l'uomo russo dell'epoca) fuori dal tempo, dallo spazio, in una dimensione ultraterrena, arrivando ad autodistruggersi e dissolversi nella perdita della propria coscienza, dritto nel terrificante abisso della morte. Nell'esecuzione del 2013, l'intuizione di base era giusta, benché non vi fosse una totale comprensione del contenuto musicale; ciò che cambierei oggi sono gli strumenti per arrivare alla trasmissione di tale contenuto.

ADP: Ho notato che non ha ancora registrato nulla su CD ne ha un sito personale dal quale attingere delle notizie. È una decisione da imputare alla sua riservatezza o sta pensando di dedicarsi in futuro a queste due attivita?

EP: Al momento, ho un profilo Facebook pubblico, dove ogni tanto condivido pensieri personali. Trovo che vita e musica siano strettamente connesse e credo che chi mi vuole conoscere possa capire molto di più dalle foto che pubblico, dalle mie letture o da quelle poche cose che scrivo, rispetto che da una breve biografa artistica, che si riduce sovente ad una lista di sale da concerto o premi vinti. Per quanto riguarda le registrazioni, ho sempre desiderato donare agli ascoltatori un qualcosa di magico. Devo dire che questo qualcosa di magico l'ho trovato: come accennavo prima, in risposta alla Sua domanda sulle sedute di PAT, con AVS, ho avuto la possibilità di fare esperienza nella ripresa e monitor delle mie esecuzioni di una vera e propria realtà virtuale sonora riprodotta di fronte a me, in grado di catturare, trattenere e riprodurre quella magia tipica dell'esecuzione dal vivo, che in genere viene persa con altre registrazioni di pianoforte. Credendo nelle soluzioni innovative, ho deciso di registrare proprio in AVS, su uno splendido Steinway, accordato a 432 Hz, con l'imprescindibile supporto del Tonmeister Andrea von Salis, che è l'inventore di questo straordinario sistema di registrazione e riproduzione audio. Quindi sì, ho intenzione di dedicarmi a queste due attivita; prima alle registrazioni, ovviamente. Valuterò l'opportunita di avere anche un sito Internet personale.

ADP: Cos'è per lei il successo? Con il pubblico desidera stabilire una corrente alternata che porta al dialogo oppure farne scorrere una continua che si riceve senza possibilita di replica?

EP: Il successo è vivere una vita serena, in armonia con se stessi e con il mondo. Non importa come, basta che funzioni. Quando si fa musica, se la si fa bene, con forza e convinzione, si accede ad una dimensione ideale e non vi si accede in solitudine, ma anche con le persone che ascoltano. E questo e meraviglioso! Che senso avrebbe fare qualcosa di cui posso beneficiare io solo? Indubbiamente, mi fa piacere accedervi anche in solitudine. Ma sapendo che nel mondo vi sono tante persone che aspettano di entrare in questa "dimensione sognante", per citare Cortot, perche non dovrei aprire la porta e farle entrare? La bellezza della musica risiede proprio nella condivisione.

ADP: Puo anticiparci qualcosa sui suoi progetti futuri?

EP: Ho deciso di partecipare alla gestione del corso di formazione per musicisti che prevede l'utilizzo di tecniche di neuromodulazione sonora (la PAT, prima menzionata) presso AVS Research di Milano - il centro di ricerca in psicoacustica fondato dal dott. Gubert Finsterle, inventore delle sedute di PAT©, e di contribuire con la co-direzione artistica, insieme ad Andrea von Salis – che come pure Lei sa e l' "alter ego" musicale e tecnico del dott. Gubert Finsterle – di Andrea von Salis® Recordings, un marchio che vuole rappresentare sia le registrazioni in doppio binaurale 3D-HD che essere una garanzia di "magia" sia sonora che esecutiva. Vorrei se mi permette chiederLe io cosa pensa dei master che ha sentito in anteprima. Questa "magia" la percepisce anche lei? Desidero quindi proseguire il percorso di registrazioni di vari brani in A.v.S. (Bach, Handel, Rachmaninov, Glinka, Siloti), che troverete in un prossimo futuro sul sito www.andreavonsalis.it e .info o seguendo le informazioni che verranno pubblicate in rete. Non si sa mai, citandoLa, "l'elegante ed eclettico" dott. Finsterle assieme al non meno imprevedibile Tonmeister von Salis possono inventarsi qualcosa di nuovo. Seguiteci!

 

Foto di Gubert Finsterle


Alfredo Di Pietro

Novembre 2020


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