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lunes, 23 de octubre de 2017 ..:: Intervista alla pianista Eliana Grasso ::..   Entrar
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 Intervista alla pianista Eliana Grasso Minimizar

 

 

Non sono solito fare introduzioni alle interviste che pubblico, fondamentalmente le considero una posticcia aggiunta a un qualcosa che parla da solo. Faccio un'eccezione questa volta per Eliana Grasso, pianista dalle meravigliose qualità umane, oltre che professionali. L'ho conosciuta per la prima volta grazie al CD "Sortilèges", registrato insieme a un'altra brillante stella del panorama pianistico italiano: Irene Veneziano. L'album mi colpì per le sue qualità artistiche, il rigore con cui venivano affrontate pagine molto conosciute e la mancanza di ammiccamenti a un certo effettismo "circense" che forse qualche brano del "Carnevale degli animali" avrebbe potuto stimolare. A distanza di qualche mese ho riascoltato Eliana al Piano City Milano, in un evento organizzato insieme con altre giovani pianiste allo Spazio ScopriCoop. Era alle prese con la temibile Sonata in re minore Op. 14 di Sergej Prokof'ev, eseguita con una sicurezza e un "optimum" tecnico difficilmente riscontrabili in una prestazione dal vivo. In quell'occasione mi sarebbe piaciuto rivolgerle un'intervista, ma la cosa non andò in porto a causa di un impellente impegno che nello stesso giorno lei doveva affrontare. Le consegnai allora le domande stampate su due fogli A4, con la promessa da parte sua di rispondere quanto prima. Diversi mesi sono trascorsi da quella domenica del 21 maggio 2017 ma tutto sembrava passato nel dimenticatoio. Qualche giorno fa uno scambio di messaggi con Eliana su Facebook ha risvegliato la speranza di poter soddisfare il mio desiderio. Avrei dovuto rimandargli via e-mail le domande ma... mi sono accorto che non le avevo salvate sul PC! Ho dovuto quindi ripensarle, con pazienza interpolare ciò che la mia scarsa memoria non mi consentiva di ricostruire con precisione, e inviargliele. Questa volta, a distanza di pochissimi giorni, eccole pronte per la pubblicazione!

 

 

 

 

Alfredo Di Pietro: Maestro, lei inizia gli studi musicali all'età di quattro anni, ancora giovanissima ha vinto importanti rassegne e concorsi pianistici italiani.  A tredici anni debutta con il concerto in re maggiore di Haydn con l’Orchestra Sinfonica di Mulhouse. Uno dei caratteri distintivi del talento è la precocità?
 
Eliana Grasso: L'amore per la musica e per il pianoforte si è manifestato in me molto presto e mi ha accompagnato per tutta la mia crescita. Non credo però sia un tratto indispensabile per diventare un ottimo musicista. Conosco strumentisti straordinari che si sono rivelati tali verso la fine dei loro percorsi in Conservatorio e aggiungo che a volte la precocità può portare paradossalmente ad una difficoltà nel raggiungere una vera maturazione artistica. Purtroppo però, osservando il panorama dei concorsi in Italia e all'estero, il livello tecnico e musicale dei giovanissimi sta diventando sempre piu' alto; dico purtroppo perchè in questo modo chi inizia più tardi a studiare seriamente ha moltissimo da recuperare rispetto agli innumerevoli e agguerriti bambini prodigio della tastiera.

ADP: Nel 2007 si laurea a pieni voti in Scienze Internazionali e Diplomatiche, con una tesi sui finanziamenti europei per la musica. Credo che lei abbia quindi la competenza per darci un quadro dell'attuale situazione circa l'attenzione che i paesi europei mostrano per la musica. A che posto metterebbe l'Italia?
 
EG: Premetto che mi sono laureata solo per tranquillizzare la mia famiglia, che inizialmente aveva molto timore per il mio futuro e che, terminata la tesi non ho più approfondito in alcun modo i miei studi universitari né ho mai lavorato al di fuori della musica, perdonate quindi se sono un po "arrugginita" sull'argomento. L' Italia purtroppo, ça va sans dire, non mette né la musica né i musicisti in condizione di esercitare bene la loro professione. Purtroppo non siamo una categoria tutelata e il passaggio dal Conservatorio ad un "vero" posto di lavoro è molto difficoltoso. Una nota dolorosa è la facilità con la quale il mestiere del musicista viene relegato alla sfera di semplice hobby o visto comunque come un qualcosa di così gratificante da poter non essere retribuito. All'estero sicuramente le realtà musicali sono più numerose e meglio retribuite; non voglio assolutamente generalizzare, ma vedo i colleghi che si sono trasferiti all'estero avere più possibilità di scelta, una retribuzione maggiore e più opportunità in termini di audizioni e concorsi.

ADP: Ho avuto modo di apprezzare per la prima volta la sua bravura nel CD "Sortilèges", registrato insieme a un'altra validissima pianista italiana: Irene Veneziano. La sua mi sembra una tecnica duttile, che sa adattarsi con efficacia al clima coloristico-espressivo dell'opera che in quel momento interpreta. Al Piano City Milano di quest'anno ho inoltre potuto apprezzare le sue doti virtuosistiche nella difficile Sonata in re minore Op. 14 di Sergej Prokof'ev. La medesima sicurezza dimostra nel saper fronteggiare un evento "live" come una registrazione in studio. Ritiene che questa qualità sia connaturata con la sua indole oppure è frutto di studio ed esperienza?
 
EG: Credo che la capacità di suonare in pubblico con concentrazione e naturalezza sia una ricerca costante per ciascun musicista. Personalmente, credo che il saper usare razionalmente le proprie risorse in modo da dare il massimo (che sia in studio di registrazione o sul palcoscenico) in un dato lasso di tempo sia un aspetto molto importante del lavoro di un musicista. Certamente questa ricerca varia molto da persona a persona; ci sono alcuni colleghi che suonano benissimo in pubblico in modo del tutto istintivo, altri che invece fanno percorsi molto importanti (dal training autogeno alla respirazione per citare qualche esempio) per trovare un loro modo di rendere al meglio. Io non uso nessuna particolare tecnica di rilassamento ma studio pensando spesso a un'esecuzione in pubblico, amplificando e risolvendo dentro di me le eventuali problematiche tecniche/mnemoniche che eventualmente si potrebbero prospettare.

ADP: Ha voglia di parlare un po' del suo ultimo CD "Eliana Grasso Plays Chopin"? Come si approccia alle notissime opere del grande compositore polacco, considerata la sconfinata discografia che lo riguarda e la difficoltà di dire qualcosa di veramente nuovo?
 
EG: Il mio amore per Chopin affonda le sue radici nella mia infanzia; mi ricordo di aver consumato il CD degli studi di Pollini a furia di ascoltarlo e fin da subito ho dedicato al compositore polacco una grande parte delle mie ore di studio. Il CD nasce proprio dalla voglia di raccogliere in un'unica registrazione i brani chopiniani che più hanno condizionato la mia vita; sono tutti brani che ho eseguito moltissime volte, alcuni li ho studiati da bambina e ciononostante amo ancora eseguirli in pubblico; ogni volta è come ritrovare un vecchio amico o abbracciare una parte della mia vita.

ADP: Ci racconta com'è nata la sua passione per il pianoforte? Si è accostata a questo strumento spontaneamente o stimolata da altre persone?
 
EG: I miei genitori avevano in casa un vecchio organo elettrico e hanno osservato che io, oltre a passare il mio tempo a cantare, spesso andavo a toccare i tasti e a cercare piccole melodie. Ho avuto la grande fortuna di aver iniziato lo studio musicale con il metodo Suzuki, che avvicina i bambini anche molto piccoli agli strumenti musicali non partendo dalla teoria o dal solfeggio, ma dal canto e dalla riproduzione di brevi brani al pianoforte. La bravura della mia insegnante, Lorena Sancin (che insieme alla collega Maria Rezzo ha "sfornato" tutta una generazione di pianisti torinesi) e i costanti stimoli nell'ambiente famigliare hanno fatto crescere in me la voglia di imparare e crescere nella musica.

ADP: Mette in pratica una sua metodica particolare nell'affrontare un nuovo brano? Da dove inizia il suo studio?
 
EG: Quando inizio un brano nuovo, dopo una prima lettura e analisi, lo organizzo in parti che studio separatamente e poi lo memorizzo il prima possibile. Parallelamente, cerco di attribuire un carattere e tipi diversi di sonorità alle varie sezioni, esplorando soluzioni e ascoltando le interpretazioni illustri più convincenti. Fin dall'inizio poi, individuo i passaggi tecnicamente più difficili, li isolo e li studio in modo da risolverli e consolidarli. Dopo questo primo approccio, studio anche con esecuzioni da capo a fondo, seppur magari ancora con tempi contenuti, in modo da avere una visione globale del brano.

ADP: Nella sua carriera ha conosciuto il maestro Franco Scala, pianista e didatta di indiscussa autorevolezza. Con lui ha studiato presso l'Accademia "Incontri col Maestro" di Imola. Può lasciarci un ricordo del suo incontro con questo grande maestro?

EG: Ho un bellissimo ricordo di Franco Scala, con il quale ho studiato, seppur in modo non sempre continuativo, dagli 11 ai 23 anni. Del Maestro ricordo sempre la grandissima energia e carisma, la capacità di coinvolgere e stregare i propri allievi, il carattere visionario e contemporaneamente molto pratico, da uomo di affari. Imola è la realtà italiana meglio riuscita per quanto riguarda le Accademie di pianoforte e lui negli anni, e partendo da un piccolo gruppo di allievi a casa sua, ha costruito un vero impero fra corsi, concorsi e la nascita professionale di grandissimi talenti.

ADP: Quanto conta l'istinto e quanto un metodico studio nell'attività di un concertista?
 
EG: Lo studio e il talento (o istinto che dir si voglia) hanno quasi pari importanza per un pianista. Escludendo i grandissimi concertisti che hanno un talento inconfutabile e davvero fuori dalla norma, per i pianisti l'attitudine musicale e l'istinto sono fondamentali in una certa certa misura ma le eventuali piccole mancanze spesso sono compensabili dallo studio costante, se fatto con dei buoni maestri. Aggiungo che il talento è una miscela di doti: orecchio, senso ritmico, doti fisiche, intelletto, sensibilità, lettura, memoria etc, la "debolezza" di un musicista in uno o più di questi ambiti può essere compensato. Lo studio, però, deve essere costante e di molte ore al giorno per tutta la vita del pianista. Detta cosi sembra quasi una forzatura o un qualcosa di molto faticoso; non nascondo che in una certa misura sia cosi ma è anche un modo per migliorarsi ogni giorno e mi sento molto fortunata a stare molte ore davanti ad un pianoforte anzichè davanti al monitor di un computer.

ADP: Quali sono gli autori che ama e suona di più?

EG: Sicuramente Beethoven e Chopin, con i quali ho maggior facilità, forse perchè li "frequento" assiduamente da quando ero bambina.

ADP: Mi consenta un'ultima domanda maestro, che è anche un auspicio per noi melomani: vista la magnifica qualità delle sue registrazioni, può darci magari la buona notizia di avere in cantiere un prossimo CD? Può anticiparci qualcosa sui suoi futuri impegni?

EG: Il mio prossimo impegno concertistico importante sarà ad ottobre a quattro mani con la bravissima Irene Veneziano: suoneremo in ottobre per i Concerti del Quirinale in diretta su Rai Radiotre, sono davvero molto contenta di quest'opportunità musicale. Per quanto riguarda invece i miei prossimi impegni discografici, nei prossimi mesi dovrebbe uscire un mio CD di musica contemporanea in formazione cameristica, poi avrei moltissime idee, alcune più facilmente realizzabili altre meno concrete, ma spero davvero che il 2018 mi porti a realizzare almeno qualcuno di questi progetti.

 

 

Alfredo Di Pietro

Settembre 2017


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