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martedì 1 dicembre 2020 ..:: HEDD Type 05 Series ONE - Nearfield Studio Monitor ::..   Login
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 HEDD Type 05 Series ONE - Nearfield Studio Monitor Riduci


 

 

INTRO

Proprio nei giorni che mi vedono impegnato nella stesura di questa recensione, appare sul sito ufficiale della HEDD (Heinz Electrodynamic Designs) un'interessante primizia: il lancio del nuovo monitor Type 20 che, nella gerarchia della gamma "One", segue il Type 05, Type 07 ed è preceduto dal Type 30, stabilmente in cima come top di gamma. Il modello di cui ci occupiamo oggi è il Type 05, un monitor da studio principalmente destinato all'uso professionale, come tutta la gamma HEDD. Sul sito ufficiale veniamo informati sulla sua destinazione, che non è primariamente il salottino domestico più o meno "audiophile" di un appassionato, ma la produzione musicale negli studi professionali di registrazione e masterizzazione, gli studi di radiodiffusione, il multicanale e l'installazione in generale. Solo alla fine della lista viene citata l'Home Hi Fi. Non ho voglia di avventurarmi nella solita polemica tra l'alta fedeltà professionale e quella consumer, ritengo il discorso piuttosto ozioso e lo lascio volentieri ai "cabotine" da forum. Mi limito a osservare che ci sono delle caratteristiche apprezzabili nell'una e nell'altra, in fondo è la qualità di ciò che arriva alle nostre orecchie che deve convincerci, non una filosofia piuttosto che un'altra. Un oggetto professionale è, sostanzialmente, uno strumento di lavoro e non di piacere, deve perciò rispondere a determinati requisiti di sicurezza di funzionamento nelle più svariate condizioni di utilizzo. Dev'essere resistente, affidabile, avere una buona durata.

Se va bene, viene lasciato anni in catalogo, non assistiamo quindi al rutilare di modelli che vengono continuamente sfornati nel settore "Home", il più delle volte per mere ragioni di marketing. Nel Pro non è importante che l'estetica sia attraente, ma tutto dev'essere solido e tetragono agli strapazzi, caratteristica fondamentale soprattutto nelle installazioni da palco, più che nei monitor da studio. Dal punto di vista del suono, una qualità come la "chirurgicità" non deve assolutamente mancare, intesa come la capacità di dissezionare analiticamente un programma sonoro per rendere evidente ogni minimo particolare. Il sound engineer deve sapere esattamente cosa contiene una registrazione. Per contro, un oggetto destinato all'intrattenimento domestico dev'essere curato nell'aspetto, integrarsi bene con l'arredamento e, perché no, essere anche affidabile, solido e longevo, doti che non guastano mai in qualsiasi tipo di utilizzo. Discorso a parte per il suono. La chirurgicità di cui parlavamo prima è, in effetti, un'arma a doppio taglio. L'audiofilo medio non mette questa qualità in cima ai suoi pensieri, piuttosto desidera che, dopo una stressante giornata di lavoro, dal suo impianto venga fuori un suono rassicurante, carezzevole e non un'affilatissima lama che penetra nella sua musica preferita. Spesso aborre questa estrema - e a volte affaticante - analiticità in favore di una prestazione morbidamente melodiosa.


HEDD E TEDES
UN INDOVINATO CONNUBIO IN FAVORE DELLA BUONA RIPRODUZIONE

 



Sono costretto a ripetermi sul valore delle rassegne dedicate all'alta fedeltà, aggiungendo una piccola digressione. Non mi ritengo un esperto in classificazioni, ma distinguerei i frequentatori delle mostre audio in tre tipi principali: l'occasionale, non particolarmente attratto dal settore, si aggira con nonchalance tra banchi, sale e salette, girovagando senza idee precise, magari acquista qualche disco. Il polemico, colui cioè che si muove furtivo per ogni dove con l'intento di fare le pulci a qualsiasi cosa, per poi puntualmente esprimere le sue critiche nei forum dedicati. Ciò che fa è scontato, nessuna sorpresa sulle reali intenzioni che lo muovono. Poi c'è il positivo, un sincero appassionato che cerca di vedere sempre il lato buono di ogni cosa, ha tanti amici, discute con entusiasmo di questo o quell'altro oggetto, non ama veder scorrere il sangue e se qualcosa non gli piace, lo esprime sempre con civiltà e moderazione. Io mi pregio di far parte di quest'ultima categoria. Ma veniamo al punto, un audioshow può anche suscitare il desiderio di fare una recensione. Facciamo un salto indietro di un anno, al Milano Hi-Fidelity Autunno 2016. Al primo piano del bellissimo Hotel Meliá, nella Suite della TeDeS incontro il simpatico Mauro Piatti, con il quale mi piace sempre scambiare due chiacchiere. Tra gli altri oggetti, la mia attenzione viene attratta da due diffusori monitor da studio, gli HEDD Type 05 e Type 07. Gli ascolto trovando il loro timbro molto bello e poco "professionale", senza che ciò suoni come un'offesa. Non starebbero male in una camera d'appartamento, penso tra me e me. A bruciapelo dico a Mauro: "perché non me ne fai provare una coppia?" Lui accetta. Avrei preferito testare il Type 07 ma, qualche tempo dopo, lui mi chiama comunicandomi che una coppia di HEDD Type 05 era disponibile per una recensione. Non è la 07 però... fa niente, l’è l'istess, dico sempre fra me e me. Un bel giorno raggiungo Milano, Via Gadames 128, sede della TeDeS, per ritirarla.


TEDES E HEDD
INCROCIO FRA DUE STORIE DI AUDIO VISSUTO


TEDES

Nell'azienda milanese c'era già un marchio di monitor da studio, l'Emes, ma evidentemente si è voluta allargare la scelta proponendo altri diffusori adatti all'utilizzo Near e Mid Field in un banco di regia. Rimangono invece fuori dal suo ambito d'interesse i grossi Main Monitor, mastodontici sistemi dal peso di qualche quintale usati per controllare le frequenze più basse udibili in fase di missaggio. TeDeS, acronimo di Technical Developments of Sound, è l'importatore che dalla Germania fa arrivare gli HEDD in Italia. Un nome che volutamente richiama la TDS, Tecniche Del Suono, ditta che c'era prima dell'attuale, il cui nome è stato poi "inglesizzato" in TeDeS. Per com'è oggi, l'azienda milanese nasce nel 2000 ma porta un'eredità degli anni passati piuttosto importante. Al suo centro c'è una grande famiglia, di cui Mauro Piatti è socio. Le prime aziende del gruppo Roje Telecomunicazioni risalgono addirittura agli anni '50. L'attività è stata sviluppata nel tempo dai parenti di Oscar Roje, suddividendosi in altre realtà più piccole, ognuna focalizzata su un certo tipo di mercato. TDS era la parte relativa ai prodotti professionali, in questa Mauro ha lavorato dal 1996 al 2000 circa, anno in cui subentra la TeDeS, che sostanzialmente tratta gli stessi prodotti. Il brand principale era (e continua a esserlo) Schoeps Mikrofone, la maggior parte degli altri marchi sono quindi transitati dalla vecchia alla nuova azienda. Tutta la sua attività riguarda l'audio professionale, cioè gli studi di registrazione, di mastering e di post-produzione. Una parte importantissima riguarda il broadcasting, trasmissioni radiofoniche e televisive, con una particolare attenzione alle prime.

Da due, tre anni a questa parte è stato individuato un altro ambito d'interesse, la presa diretta e il cinema con prodotti dedicati ai fonici. Una parte molto più piccola è invece riservata alla cosiddetta "Hi-End", questa filiazione nasce da Weiss, marchio inizialmente partito come professionale ma che dal 2006 in poi si è interessato all'alta fedeltà consumer. Mauro Piatti, che già se ne interessava, ha proseguito a farlo anche in questa nuova branca, stesso discorso per i monitor attivi Emes. "Da questo punto di vista siamo stati un po' dei precursori in Italia", afferma Mauro, "in un periodo in cui eravamo veramente delle mosche bianche, ci presentavamo ai Top Audio con dei prodotti professionali in cui nessuno credeva". La storia di oggi dimostra che le prevenzioni degli "audiofili" erano ingiustificate, dettate più che altro dal loro tradizionale conservatorismo. La TeDeS ci ha provato e qualcosa nel corso degli anni, forse decenni, si è mosso. Si è cominciato a capire che un prodotto professionale di buona qualità poteva essere una valida alternativa a quello Hi Fi o Hi End. Ritornando a bomba sull'importanza della Roje Telecomunicazioni, il primo ponte televisivo RAI in Italia, un impianto molto grande tuttora in funzione sul monte Penice, è stato fatto proprio da questa, distributore tra l'altro della Rohde & Schwarz. La Roje era una realtà molto importante negli anni '50 e '55, tutte le grandi strutture della RAI e delle telecomunicazioni in quegli anni erano state fatte da lei.

La TeDeS oggi va avanti seguendo i prodotti di fascia alta, magari non economicamente accessibili a tutti, ma sempre di grande qualità, salvo rare eccezioni. Ha provato qualche anno fa a importare dei microfonini cinesi per gli smartphone, i Mic W, forse mai nemmeno presentati, ma si è trattato di un'eccezione, più che altro invogliata dalla grande diffusione dei cosiddetti telefonini. Sono stati trattati per due anni e mezzo circa poi l'idea è stata abbandonata per la scarsa risposta del mercato. Il problema principale era il costo di questi microfoni, che arrivavano anche 150 - 160 euro, una cifra direttamente confrontabile con quella di un cellulare di fascia medio-bassa. A catalogo ora ci sono veramente molti marchi, circa venticinque, dal microfono al diffusore monitor, non manca quasi nulla. Oltre alla qualità, in casa TeDeS si fa attenzione alla richiesta del mercato, cercando di fornire una soluzione a 360° agli studi di registrazione e radiotelevisivi. Si avvale per questo di ricerche di mercato, le quali indicano oggi un nuovo trend: il ritorno dei microfoni a nastro, venuti prima di quelli a condensatore nel 1930. È stata quindi presa in considerazione la AEA, una ditta americana molto importante, produttrice di microfoni "ribbon".


HEDD - HEINZ ELECTRODYNAMIC DESIGNS

La storia della TeDeS oggi s'intreccia con quella della tedesca HEDD, fondata nell'ottobre 2015 da Klaus Heinz e suo figlio Frederik Knop. Ma se la sua comparsa è molto recente, la vicenda che c'è dietro questo marchio è lunga e importante. C'è poco da fare, in ogni campo sono le persone che fanno la differenza e in quello dell'audio i risultati più importanti si raggiungono quando in un solo individuo possiamo trovare competenza tecnica e amore per il suono. È proprio il caso di Klaus Heinz, acustico e appassionato di musica, la sua vita oscilla tra i mondi della fisica e del suono. Non è quindi il primo venuto, ma un professionista di grandi capacità ed esperienza che ha fondato rinomate aziende, tra cui il marchio di diffusori Adam Audio, in questo ha lavorato per molti anni come direttore e capo della Ricerca e Sviluppo. Impegnarsi nella ricerca è importante quando si vuol fare qualcosa d'innovativo, che non ricalchi i soliti schemi e i materiali comunemente usati da tutti. Il suo percorso è davvero lungo, da ben quarant'anni si dedica allo sviluppo di altoparlanti di fascia alta, destinati principalmente ai processi di produzione musicale negli studi di registrazione e masterizzazione, fino alla radiodiffusione, all'installazione e, infine, all'Hi Fi domestica. È ovvio che chi si occupa di professionale ritenga l'Hi Fi una fascia marginale, non deve però accadere il contrario per chi principalmente agisce in ambito "Home".

 

Klaus Heinz & Oscar Heil a San Mateo durante metà degli anni 1980

Anche per chi produce sistemi Hi Fi, non è conveniente rinunciare ai progressi conseguiti dalla ricerca nel Pro, soprattutto quando si trova un progettista come Klaus Heinz, da sempre attento a rincorrere nei suoi sistemi una totale accuratezza ed elevata aderenza al reale. Nei diffusori HEDD c'è quindi una grande correttezza, più che l'interesse a una riproduzione eufonica. Questi monitor attivi vanno visti come la tappa finale di un percorso di sviluppo maturato in tanti anni di lavoro e anche da una felice intuizione che ebbe il giovane Heinz nel 1985. Venticinque anni anni prima, intorno al 1960, il fisico tedesco-americano Oskar Heil esordì con una genialata, una nuova idea nel campo della trasduzione, dove il convenzionale diaframma veniva sostituito da una membrana elastica ripiegata, le singole pieghe di cui era costituita si aprivano e chiudevano in modo alternato lasciando "respirare" l'aria dentro e fuori. Era un principio di emissione diverso dal solito perché l'aria non era semplicemente spostata dal moto del diaframma, ma compressa all'interno delle pieghe e poi spinta fuori, con la speciale caratteristica che veniva espulsa a una velocità da quattro a cinque volte superiore rispetto al movimento del diaframma stesso. Il primo incontro di Klaus con Oscar Heil avvenne negli anni '80, così lo ricorda lui stesso: "È stato nel 1985 quando ho avuto modo di conoscere l'Air Motion Transformer e il suo inventore Oskar Heil. Ero affascinato dall'idea e dai risultati sonori dei suoi diffusori ESS, i quali utilizzavano questo nuovo trasduttore in un modo piuttosto eccentrico, sicuramente alcuni dettagli erano discutibili.

Tuttavia, il suono preciso e brillante aveva rimosso la tenda pesante che c'era davanti a tutte le registrazioni che mi piacevano e che avevo ascoltato in precedenza, considerate sino ad allora di una qualità abbastanza decente. Ero piuttosto curioso di visitare Heil nella sua casa a San Mateo, a sud di San Francisco, una zona conosciuta come la Silicon Valley. Ascoltai la storia della sua vita, discutemmo di elettroni (i suoi "animali" preferiti) e, naturalmente, di altoparlanti. Rimasi molto colpito quando mi concesse la possibilità di visitare il suo laboratorio a Belmont. Qui mi sono trovato nella più disordinata e caotica sala in cui fossi mai stato. Mi mostrò un certo numero di trasduttori dal nuovo approccio, diversi dalle solite combinazioni diaframma-pistone e bobina mobile con le quali, al momento, avevo familiarità, sia in forma di coni o cupole". Heinz ricorda che Oskar Heil gli presentò alcune delle sue invenzioni più originali ed eccentriche e come lui rimanesse colpito dalle doti d'immaginazione del fisico: "Quello che più mi ha affascinato quando ho parlato di altoparlanti con lui è stato il fatto che egli aveva avuto un'idea davvero originale. Nella sua vita si era costantemente impegnato a cercare nuovi modi per creare il suono dalla corrente alternata. Non si è prima chiesto quale parametro della bobina studiare o che ruolo avrebbe giocato la frequenza di risonanza, come ogni ingegnere della comunità di ricerca e sviluppo avrebbe fatto, ma aveva piuttosto focalizzato la sua attenzione sulle interdipendenze fisiche tra le correnti vigenti nei campi magnetici o elettrici.

Heil ha anche costantemente pensato al modo di sviluppare un tweeter a ioni migliore dell'altoparlante al plasma di Alan Hill, un suggestivo dispositivo in cui le molecole d'aria erano eccitate elettricamente al fine di riprodurre le frequenze tra circa 700 Hz e la gamma ultrasonica. Mentre l'invenzione di Hill era probabilmente ottima per l'ascolto di singole canzoni, una Sinfonia di Mahler avrebbe probabilmente causato il cancro ai polmoni o malattie letali simili con tutto l'ozono prodotto dalla musica". Le sorprese non si fermarono lì, durante uno dei loro primi incontri, Heil stupì Klaus Heinz dicendogli che era stato lui in realtà a inventare la cupola, nel 1930: "Com'era possibile? Da tutto quello che sapevo, era stato Wolfgang Seikritt l'inventore delle cupole nel 1960, in Germania. Eppure fu Heil stesso che mi portò attraverso il processo quasi assurdo della sua invenzione: "Quello che ho fatto", ha spiegato, "è stato aver preso le calze di seta di mia madre, poi aggiunto un rammendo a forma di fungo, modellando così la forma della calza sopra questo, poi ho applicato dell'albume di uovo come rivestimento sottile, ho lasciato asciugare e incollato a una bobina: era il primo tweeter a cupola fatto di legno, calze e uova". Il sistema AMT ha talmente colpito l'immaginazione di Heinz da convincerlo a portare questa tecnologia prima nella Adam Audio e poi nella HEDD. Quando le idee sono valide, travalicano evidentemente il tempo diventando quasi una filosofia di vita. Creò così nei primi anni '90 un tweeter compatto, affidabile, e dal suono di qualità superiore.

 



Il tweeter X-ART è il suo capolavoro, progettato negli anni di permanenza in Adam, una specie di piccola rivoluzione che ha investito il panorama dei diffusori, specialmente nel professionale. Da allora sono emersi dei progetti simili sia nell'Hi Fi che nel mercato monitor da studio. Ma il processo di evoluzione non si è fermato: oggi la HEDD compie un ulteriore passo in avanti nello sviluppo dell'AMT. La vicenda umana e professionale di Klaus Heinz oggi prosegue con la HEDD, la sua sede principale si trova vicino al Tempelhofer Feld di Berlino, un grande campo nel centro che ospitava uno degli aeroporti della città e che oggi funge da zona ricreativa. In quest’ufficio e spazio di produzione si riunisce un gruppo di persone che forma la squadra, costituita da musicisti e appassionati di altoparlanti, ingegneri elettrici, graphic designer e professionisti del settore, tutti impegnati nel portare avanti questo nuovo marchio. Nella gerarchia Klaus Heinz occupa la posizione di vertice, in qualità di CEO (Chief Executive Officer) e sovrintende al sistema di sviluppo e distribuzione del prodotto. Suo figlio Frederik Knop è vice presidente, responsabile dei servizi di marketing e comunicazione. Frederik vanta un dottorato in musicologia ed è un esperto ingegnere di mastering, il suo apporto è fondamentale, grazie a una vasta gamma di conoscenze musicali e tecnologie audio.



HEDD TYPE 05
DIFFUSORE MULTITASKER ANALOGICO CON UNA MENTE DIGITALE

 



Specifiche Tecniche

Altoparlanti: 1 Mid-Woofer - Cestello Ø 6" (152 mm) / Bobina mobile Ø 1,5" (38 mm). Materiale del cono UHC (Ultra Honeycomb Composite)
1 Tweeter HEDD AMT (HEDD Air Motion Transformer) - Diaframma equivalente Ø 2" (56 mm)
Connettori d'ingresso: Analogico Bilanciato/Sbilanciato (XLR/RCA)
Opzioni Digitali: HEDD Bridge (AES67 Ravenna, Dante, AES3/EBU)
Amplificazione: Danese ICEpower 2 x 50 Watt
Guadagno in ingresso: -30 dB / +6 dB
Controlli di livello: High Shelf > 2 kHz / ±4 dB (a 20 kHz) - Low Shelf < 200 Hz / ±4 dB (a 50 Hz)
Risposta in frequenza: 45 Hz - 50 kHz
Risposta in frequenza: ± 1,5 dB - 52 Hz - 20 kHz
THD 90 dB/1 metro > 100 Hz: ≤ 0,5%
SPL massima con onda sinusoidale 100 Hz - 3 kHz /1 metro: ≥103 dB
SPL massima di picco con due diffusori a 1 metro: ≥ 111 dB
Frequenza di crossover: 2,3 kHz
Impedenza d'ingresso Bilanciato/Sbilanciato: 10 kΩ/47 kΩ
Frequenza di rete universale: 85 V – 265 V
Mobile: Costruzione a corpo unico con una moderna finitura in gomma opaca nera
Peso: 6,7 kg
Altezza x Larghezza x Profondità: 308 mm x 180 mm x 228 mm
Garanzia: Due anni
Made in Germany

 



L'HEDD Type 05 è qualcosa di molto più completo di un "semplice" diffusore, bisogna solo collegargli i cavi di potenza, quelli di alimentazione ed è pronto per funzionare. Va oltre i "ristretti" confini di un diffusore passivo e le sue possibilità si allargheranno ancor più se l'utente deciderà di montare un modulo "HEDD Bridge" tra quelli disponibili. Vedremo poi cosa sono. Va dato atto all'azienda tedesca di aver creato un monitor da studio dall'aspetto non spoglio, che suggerisce alla vista un utilizzo rigorosamente professionale. D'altronde, una delle linee guida in fase di progetto è stata quella di raggiungere un aspetto piccolo e insieme elegante, collocando tutti i comandi e le connessioni sul retro. La finitura innanzitutto, una gomma di colore nero opaco che rende al tatto una bella sensazione di presa. I 6,7 kg di peso del Type 05 non sono pochi, dobbiamo tenere presente che equipaggia al suo interno due moduli amplificativi ICEpower da 50 Watt ciascuno, destinati alla coppia di trasduttori. La costruzione del mobile è estremamente rigida, saggiabile non solo con la classica manovra di battitura delle nocche, ma presagibile anche osservando il notevole spessore dell'MDF utilizzato: una volta smontato il mid-woofer ho potuto misurare 3,2 cm. Ridotta appare la quantità di assorbente acustico all'interno: un solo foglietto di fibra di poliestere al quale è stato praticato un taglio per il passaggio dei cavi. La forma del cabinet presenta delle differenze tra anteriore e posteriore; davanti, i pannelli superiore e inferiore sono raccordati al frontale tramite una curvatura piuttosto ampia, al contrario avviene per il pannello posteriore, che presenta degli spigoli vivi.

 

 

Sul baffle frontale, partendo dal basso, troviamo i due sbocchi dei condotti reflex, entrambi hanno un diametro di 4 cm. Sono la parte terminale di tubi decisamente particolari, che decorrono lungo quasi tutta l'altezza del diffusore sboccando all'interno, a breve distanza dal top, con due curiosi svasi fungiformi. Esattamente al centro dei due sbocchi c'è un pannellino con il logo del marchio e tre LED di stato con diversa funzione. Il LED a sinistra sul Type 05 è inutilizzato perché, a differenza dei Type 07 e Type 30, la potenza di amplificazione relativamente limitata non rende necessaria la presenza di uno specifico segnalatore di sovraccarico con limitatore incorporato. Il LED verde "PWR" indica il normale stato di funzionamento del diffusore mentre il LED bianco "SYNC" s'illumina solo se è stata inserita una delle schede HEDD Bridge. In buona sostanza questo ci dice che il diffusore è sincronizzato con la sorgente digitale e sta ricevendo un flusso audio. Nell'ispezione dell'anteriore si procede verso l'alto, dove incontriamo un mid-woofer targato HEDD H-TT-5/37/4. È un componente che si presenta molto bene, dotato di un poderoso complesso magnetico in ferrite con foro di decompressione sul fondello e un robusto cestello in pressofusione di alluminio, molto aerodinamico per non causare ostacoli all'emissione posteriore. Il diametro del cestello è di 6" (152 mm), 1,5" (38 mm) quello della bobina mobile. Come al solito armato di righello centimetrato e del mio multimetro digitale TRMS PCE-UT 61E, rilevo un diametro effettivo della membrana (da centro a centro della sospensione esterna in gomma) di 11 cm e una Re di 3,60 Ohm.

 



Tutti i mid-woofer da 5" e 7" equipaggiati sui Monitor HEDD, quindi anche quello qui presente, hanno una membrana del tipo "sandwich" a nido d'ape e struttura super-rigida. L'azienda dichiara che il materiale usato per il diaframma si basa su un tipo di resina molto avanzato, di circa tre volte più rigido di quello adoperato nei precedenti woofer (misurato nel modulo di Young). Sempre secondo la HEDD, in questo modo aumenta la precisione tra lo spostamento della bobina e la risultante oscillazione dell'aria, con benefici effetti sulla trasparenza e tridimensionalità del suono. Non ho la possibilità di verificare strumentalmente quanto dichiarato, ma la prova d'ascolto è stata illuminante a riguardo e dà piena ragione a quanto asserito. Ma veniamo al pezzo forte del diffusore: il tweeter HEDD AMT, basato su quella tecnologia che tanto affascinò il giovane Klaus Heinz. L'Air Motion Transformer è un particolare tipo di tweeter che lui ha avuto l'indiscusso merito di aver portato nel mondo dell'audio professionale, prima con la Adam Audio e ora con la HEDD. Credo proprio che all'audiofilo minimamente "tecnico" non occorrano spiegazioni sul suo funzionamento, tra l'altro il sito ufficiale del marchio è prodigo d'informazioni e chiarisce benissimo come funzioni. Ma il recensore meticoloso deve mettere in conto che quanto scrive possa essere letto anche da un "non tecnico". L'AMT è stato inventato dal fisico americano-tedesco Oskar Heil, implementato per la prima volta nel 1970 dalla californiana ESS (ElectroStatic Sound) con l'ESS AMT-1.

 



Si tratta di un driver elettromagnetico il cui principio di funzionamento si basa sulla forza di Lorentz. Prevede un leggerissimo diaframma a "fisarmonica" che fa pulsare avanti e indietro l'aria tra le sue pieghe. L'emissione è dipolare, cioè il suono si produce sia anteriormente che posteriormente al diaframma. Sua peculiarità è l'eccezionale velocità di risposta, data dalla massa estremamente ridotta in movimento della membrana e dalla breve distanza che questa percorre durante ogni vibrazione rispetto a un altoparlante tradizionale. Tuttavia, pur essendo il movimento del diaframma molto ridotto, grazie alla struttura ripiegata, viene spostata molta più aria che in un comune altoparlante a parità di superficie. Quindi piccolissima escursione, estesa superficie di emissione e una velocità dell'aria emessa dal diaframma sino a cinque volte superiore a quella di un normale driver, fanno dell'Air Motion Transformer un qualcosa di davvero speciale. Si potrà disporre con questo di un'ottima dinamica, grande velocità di risposta ai transienti e bassissima distorsione. Si guardi la figura (presa da sito ufficiale HEDD), dove il ragionamento fatto appare più immediato e intuitivo. Vediamo un HEDD AMT in un esploso che ne mostra le varie parti, il diaframma con il circuito di alluminio stampato su di esso, circondato da un forte campo magnetico (frecce viola). La grafica nei piccoli cerchi mostra il movimento delle singole lamine, le quali producono una forma d'onda sinusoidale: il cerchio nero indica il punto da dove inizia la semionda, il cerchio verde indica la positiva e il rosso la negativa. Il trasduttore è caricato da una speciale guida d'onda, utile per raggiungere più agevolmente frequenze di taglio inferiori, come sappiamo fattore cruciale per modellare la gamma media di un due vie all'incrocio.

 

 

Per connettere i due altoparlanti ai cavi in uscita dai moduli di amplificazione sono state scelte le terminazioni Fast-On. Il pannello posteriore è certamente il più impegnativo da descrivere, specialmente se vogliamo avventurarci in una spiegazione dettagliata dei vari comandi e connessioni che contiene. Rimuovendo le dieci viti con testa Torx che lo tengono fermamente in sede, è possibile togliere un sottopannello, ospitante a ridosso tutta la parte elettronica delle Type 05. Questa volta partiamo dall'alto, dove a sinistra c'è un ulteriore pannellino che cela alla vista una "slot card", deputata ad alloggiare un sistema di schede d'ingresso modulari chiamato HEDD Bridge, presente su tutti i modelli della serie "One". Grazie a questo è consentita la gestione dei protocolli audio digitali Dante (B1), AES67/ Ravenna Network (Audio-over-IP) (B2), AES3/EBU (B3), USB (B4) e Wireless (B5). Al momento credo non siano ancora disponibili la B4 e B5, ma quando appariranno sarà assicurata una connettività digitale davvero completa. Non mi avventurerò nella descrizione particolareggiata dei vari protocolli implementati, esula dalla nostra recensione e poi non voglio approfittare troppo della pazienza di chi mi legge. Mi limito a elencare sommariamente il vantaggio di poter operare in un ambiente AOIP (Audio-Over-IP). Utilizzando l'apposita "card" è possibile collegare direttamente il nostro PC ai diffusori tramite un cavo Ethernet Cat 6 per lo streaming audio ad alta risoluzione.


Nelle complesse configurazioni multi-canale (Dolby Atmos, Auro 3D e altre), più diffusori possono essere alimentati con un singolo flusso audio ad alta risoluzione e ognuno dei canali può essere gestito individualmente da applicazioni di controllo software. Preziosa è l'opportunità, in ambiente professionale (ma anche domestico), di poter amministrare dispositivi audio in stanze o strutture diverse, grazie al controllo effettuabile da una o più aree di lavoro collegate alla rete Ethernet. Si pensi alle sale cinematografiche, sale conferenze, concerti dal vivo e festival musicali. Ma proseguiamo nella nostra "visita guidata"... A destra sono messi in fila quattro comandi e un ingresso analogico sbilanciato RCA. I primi due in alto, denominati Low Shelf dB e High Shelf dB, consentono la regolazione dei filtri "Shelving" per l'aggiustamento della risposta in base alle condizioni acustiche in cui facciamo lavorare le Type 05. Non va mai dimenticato che il loro "pedigree" è professionale e la postazione preferenziale è quella sopra il banco regia di uno studio di registrazione, in ascolto ravvicinato o "Near Field" che dir si voglia. È ovviamente possibile metterle a suonare in una stanza, ma in questo caso un'aggiustatina ai controlli sarà giovevole per il bilanciamento tonale. Come sappiamo, il posizionamento dei diffusori può essere il più diverso, così come le caratteristiche acustiche proprie della stanza. Il Low Shelf interviene a partire dall'estremità inferiore, da circa 50 Hz con un ±4 dB, l'High Shelf invece opera intorno ai 20 kHz, sempre in un range d'intervento di ±4 dB.

 



Nella sezione misure potremo vedere dettagliatamente come si comporta. Sotto questi due comandi, azionabili aiutandosi con un piccolo giravite, c'è una manopola (Gain dB) che comanda il guadagno del segnale in ingresso. Consente di regolare il volume complessivo del diffusore in un intervallo da -30 dB a + 6 dB. È possibile utilizzarlo per adattare le nostre Type 05 alla catena del segnale e per compensare eventuali differenze di livello tra gli altoparlanti, causati dalla posizione di ascolto, dall'acustica della stanza o dalle piccole normali variazioni della tolleranza della manopola di controllo. È un'opzione molto interessante perché consente, volendo, di fare a meno del preamplificatore, basta collegare un cavo di segnale in uscita, per esempio, da un CD Player (e ovviamente di alimentazione), per essere immediatamente operativi. Tramite un selettore a tre posizioni si può scegliere l'ingresso analogico bilanciato (XLR), lo sbilanciato (RCA) o il segnale proveniente da un modulo HEDD Bridge. Ultimo della fila l'ingresso analogico sbilanciato RCA. In basso a sinistra, infine, troviamo la vaschetta IEC per il collegamento del cavo di alimentazione, con accanto l'ingresso analogico bilanciato XLR. Le tensioni accettate in ingresso vanno da 85 V a 264 V, siamo in presenza quindi di una rete universale regolata, che consente agli amplificatori di lavorare alla loro piena capacità in ogni condizione.

 




LE MISURE

SETUP

Microfono iSEMcon EMX-7150
Alimentatore Phantom Behringer Micro Power PS400
Calibratore Microfonico PCE-SC41 in classe 2
Multimetro TRMS PCE-UT 61E
PC Notebook Lenovo G50
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0
Finale di potenza Rotel RB 1070
Jig per misure d'impedenza autocostruito
Voltage probe con attenuazione di 20,55 dB per la rilevazione in Dual Channel
Cavo di potenza Labirinti Acustici Fluxus
Software di misura: Arta - Limp - Steps



Non ha molto senso in un sistema attivo come l'HEDD Type 05 calcolare la sensibilità media anecoica sui canonici 2,83 Volt di tensione, lo ha invece in un diffusore passivo, pilotato cioè da un amplificatore esterno. Qui più che altro è importante sapere quale SPL è possibile sviluppare, puntualmente dichiarata dalla casa in ≥103 dB/1 metro con onda sinusoidale da 100 Hz - 3 kHz e ≥ 111 dB massima di picco con due diffusori a 1 metro. La HEDD riporta una "sensibilità nominale", individuata somministrando 440 mV (-4.9 dBu) di tensione in ingresso con il controllo di guadagno regolato su "0 dB". In queste condizioni si ottiene un livello di pressione sonora di 90 dB a 1 metro distanza in condizioni di campo libero. Tutte le misure sono state eseguite uniformandomi a questo valore di SPL.



Era da tempo che non misuravo una risposta così lineare: le deviazioni dal livello medio anecoico (90 dB) non superano i 4 dB, in positivo e negativo, ancor meno se si eccettua uno stretto buco a 8316 Hz, dove il livello sfiora i -4,25 dB. Non considerandolo, le oscillazioni rimangono contenute in 2-3 dB. Sulle basse frequenze, poco dopo il ripido passa alto, assimilabile a un Butterworth del settimo ordine, notiamo una certa esaltazione tra i 44 Hz e 94 Hz, questa suggerisce un andamento in quel punto non proprio smorzatissimo. Esemplare la linearità e regolarità delle medio-basse, mentre una discreta gobba appare intorno ai 900 Hz, rilevabile anche alle RTA in ambiente, che tocca il suo apice precisamente a 927 Hz (93 dB). Si nota come tutto il tratto oltre questa enfasi sia un po' sottoslivellato rispetto al precedente. Si tratta certamente di un andamento voluto in fase di progetto (lo confronteremo poi con la risposta elettrica del filtro crossover), congruo con la destinazione d'utilizzo di questo monitor, che va ricordato essere un "Near Field". La risposta è molto estesa sia in alto che in basso, l'estremo superiore è dato per 50 kHz, esula quindi dalle possibilità d'indagine del mio iSEMcon. Davvero ottima l'estensione sulle basse, con una F3, minima frequenza utilmente riproducibile e pari a un livello di -3 dB rispetto alla SPL media, di soli 41 Hz.



In questa misura possiamo notare che il "notch" dovuto alla Fb, la frequenza di risonanza del reflex, si presenta a 42 Hz. Non particolarmente profondo, si verifica in una zona distante circa 10 Hz da quella di risonanza dell'altoparlante (51,60 Hz), in un punto già avanzato del passa alto, dove l'energia emessa dall'altoparlante è ridotta. I fenomeni di break-up si cominciano a vedere dopo i 500 Hz, sono però di limitata entità, poco disturbanti la risposta in frequenza. Evidentemente il materiale del cono, un sandwich di UHC (Ultra Honeycomb Composite) super-rigido, fa bene il suo dovere contenendoli in maniera efficace.



Qualche lievissima differenza di emissione tra le due porte reflex c'è, ma le risposte sono sostanzialmente sovrapponibili. Durante la "Visual Inspection" dell'interno si è visto come i condotti abbiano una notevole lunghezza e un caratteristico svaso interno "a fungo", piuttosto vicino alla sommità del cabinet. La risonanza a canna d'organo si vede a 482 Hz, seguita da altre tre perturbazioni regolarmente distanziate a 1050 Hz, 1490 Hz, 2000 Hz e 2750 Hz circa, di livello decrescente. Il picco di risonanza si verifica a 49,5 Hz.



L'incrocio tra i due driver avviene precisamente a 2282 Hz e coincide con quanto dichiarato dalla HEDD. In generale, c'è un'ottima corrispondenza tra le specifiche dichiarate e quelle da me rilevate, la serietà di un marchio si vede anche da questo. Le pendenze di taglio sono molto ripide, un Butterworth del sesto ordine sul passa alto del tweeter e un ancor più drastico Butterworth dell'ottavo ordine sul passa basso del midwoofer.



Il Cumulative Spectral Decay evidenzia l'ottimo comportamento del tweeter, che dai 10 kHz in su smorza il suo impulso di 40 dB in circa un millisecondo. Nel Burst Decay, sempre del campo lontano, notiamo un piccolo prolungamento in cicli intorno ai 7000 Hz e un altro all'estremo alto.



La misura del CSD in campo vicino del mid-woofer, limitata a un range dinamico di 35 dB, mostra una perturbazione tipo risonanza in corrispondenza degli 800 Hz, coincidente con un'irregolarità della risposta in campo vicino dell'altoparlante, ascrivibile a un fenomeno di break-up di membrana. Altre manifestazioni di questo tipo si verificano tra 1 e 2 kHz. Come prevedibile, al BD nella stessa zona si evidenzia un prolungamento dei cicli. Sino a 700 Hz non si oltrepassano i 6-7 cicli, tra 1 e 2 kHz invece si lambiscono i 16 alla frequenza di 1 kHz. Nell'ambito di questa fascia di frequenze, l'impulso si arresta prima in altri punti, rimanendo mediamente sui 10 cicli.



Un approfondito studio sulle RTA è stato condotto per saggiare l'effetto che hanno i controlli High Shelf e Low Shelf sull'effettivo comportamento in ambiente. Per il posizionamento dei due diffusori sono state prescelte le seguenti quote: 3,50 metri la distanza del microfono dalla linea mediana congiungente i due diffusori, 2,90 metri la distanza reciproca tra loro. La parete di fondo era a 70 cm, mentre le laterali distavano 50 cm dal corpo del diffusore. Tutte le RTA sono state effettuate nel mio ambiente più grande, di 6x4x2,85 metri. In ognuna delle quattro rilevazioni costante è la presenza di un evidente "Wall Dip", centrato sui 100 Hz. Con tutto attenuato (-4/-4) l'ascolto è eminentemente "medioso", con un evidente roll off agli estremi. Risalendo a passi di due dB, la risposta in frequenza a bande di terzi d'ottava si linearizza progressivamente. Con i filtri Shelving azzerati (0/0) si presenta un quadro dove emerge la buona estensione sulle basse frequenze (e anche la loro regolarità, se si eccettua il Wall Dip), la predominanza della gamma media e un registro alto sensibilmente sottoslivellato. Un maggior equilibrio tonale si consegue con un'esaltazione di 2 dB di entrambi i filtri, ma la scena non si discosta molto dalla precedente. Il risultato migliore in termini di linearità lo si ottiene nella condizione di tutto esaltato (+4/+4). Negli ascolti io ho preferito tenere a "0" il Low Shelf e ruotare di uno o due scatti l'High Shelf verso destra (+1/+2). Möller insegna...



Sempre di grande interesse questa misura, che è indispensabile tenere presente nella valutazione complessiva del comportamento emissivo di un sistema. A un'angolazione di 15° l'estremo alto viene a più miti consigli, a 30° i 16.500 Hz sono sottoslivellati di 3,33 dB rispetto ai 14.000 Hz. Aumentando l'angolazione la situazione cambia ulteriormente: a 45° i 14 kHz si trovano a un livello di 93,58 dB, i 20 kHz a 83,37 dB per una discesa di oltre 10 dB. Superati i 15° si nota un avvallamento piuttosto esteso, comprendente le frequenze tra 5000 e 10000 Hz, credo voluto dal progettista in previsione di un utilizzo "Near Field". La conferma di tale comportamento arriva dall'esame della risposta elettrica del filtro divisorio, che analizzeremo tra un po'.



Forse dico una banalità, ma i diagrammi polari dimostrano inequivocabilmente come nei diffusori si passi da una condizione di sostanziale omnidirezionalità sulle basse frequenze, per poi transitare verso una direttività sempre più spiccata al salire della frequenza. Nelle HEDD il fenomeno diventa sensibile già oltrepassati i 400 Hz. Il range dinamico compreso nelle "Full Polar" che ho ricavato è di 40 dB. Tutte le polari mostrano una rimarchevole regolarità, sono esenti da fenomeni inattesi. L'indice di direttività ne è testimone con un degradare molto progressivo dei valori. Questo valore, per chi non lo sapesse, esprime l'aumento in decibel del livello d'intensità sonora dovuto alla direttività della sorgente rispetto al livello che, a parità di potenza sonora, si otterrebbe nel medesimo punto dello spazio se la sorgente fosse omnidirezionale. Al di là dei tecnicismi, in buona sostanza questa quantità è dipendente dalla frequenza, risultando tanto maggiore quanto più alta è la frequenza del suono, mentre tende allo zero per quelle più basse.
Nella seguente tabella sono indicati i vari valori del fattore e indice di direttività, nonché l'angolo di larghezza del fascio sonoro alle varie frequenze prese in esame, misurato sino al limite dei -6 dB rispetto all'emissione in asse:

F (Hz)    Q    DI    Angle (-6 dB)
  400    1.67    2.23    229.85
  500    1.79    2.54    229.35
  630    2.06    3.14    230.01
  800    2.15    3.33    228.04
 1000    2.18    3.38    158.33
 1250    2.33    3.68    173.47
 1600    2.65    4.24    129.70
 2000    2.61    4.16    148.80
 2500    2.65    4.24    135.63
 3150    2.02    3.06    154.08
 4000    2.50    3.97    138.96
 5000    3.09    4.90    117.13
 6300    3.48    5.41    89.39
 8000    3.35    5.25    86.42
10000    3.28    5.16    110.56
12500    2.78    4.44    118.10
16000    3.78    5.78    63.71
20000    4.00    6.02    58.77



Completano il quadro le suggestive Polari Waterfall 1, 2 e il Filled Contour. La differenza tra la 1 e la 2 sta nell'angolo visuale, laterale nella prima e frontale nella seconda. Si tratta di grafici tridimensionali che mostrano una serie di risposte in frequenza a distanza costante, misurate ad angoli crescenti i cui vari "step" vengono stabiliti dal tester. Diversa è invece la Filled Contour, dove i livelli di pressione sonora vengono definiti in un'immagine dalle differenti gradazione di colore, si va dal rosso scuro per quelli di maggior intensità al blu scuro per i più deboli.



Nella risposta al gradino si evidenzia il comportamento temporale di un sistema formato da più altoparlanti. La sua ispezione rivela, oltre al tempo che intercorre tra un arrivo e l'altro, anche la fase elettrica con cui i driver sono collegati. Così, nel caso delle nostre HEDD Type 05, si evince che un tempo di 0,422 ms intercorre tra l'arrivo del tweeter e quello del mid-woofer alla capsula microfonica. La punta del più largo impulso relativo al mid-woofer è rivolta verso il basso, questo significa che è collegato elettricamente in controfase.



La curva energia-tempo indica uno smaltimento di 40 dB nel breve tempo di 1,068 millisecondi. Nel grafico, all'impulso iniziale seguono due gradini, due diversi stadi nel processo d'inviluppo dell'energia sonora, il primo a distanza di 0,177 ms e il secondo a 0,734 ms dal picco iniziale.



Il grafico è composto da nove immagini in overlay e comprende tutte le possibili variazioni della risposta in frequenza, misurata in condizioni anecoiche, relativamente alle varie posizioni dei controlli Low Shelf e High Shelf, in attenuazione ed esaltazione. Come si può vedere, l'intervento è molto preciso e graduale ed esclude la zona centrale, dai 300 Hz ai 3000 Hz circa, con delle variazioni di livello crescenti dal centro verso la periferia. Si tratta di un'opzione molto importante se si decide di utilizzare il Type 05 in ambiente e non su un banco di regia.



Ho chiesto alla HEDD lo schema circuitale del filtro crossover, ma non mi è stato concesso. La motivazione risiede nel fatto che è un dato proprietario e non può essere rivelato all'eventuale recensore o utente. Capisco e mi adeguo, limitandomi alla pubblicazione della risposta elettrica che, è bene sottolineare, non corrisponde a ciò che giunge alle orecchie dell'ascoltatore o del microfono di misura, ma semplicemente la funzione di trasferimento elettrica che si presenta ai morsetti degli altoparlanti. Ciò che in realtà sentiamo è la risposta combinata del filtro e quella propria acustica del trasduttore. Possiamo fare alcune interessanti osservazioni. Il segnale destinato al tweeter è attenuato di oltre 10 dB per allinearlo all'emissione del mid-woofer. Scopriamo inoltre che l'esaltazione intorno ai 50 Hz riscontrata nella Free Field Response è già presente a monte, non deriva quindi dall'allineamento del Bass-Reflex ma è voluta "elettricamente" in sede di progetto. La cella del tweeter opera sulla risposta un'attenuazione discretamente estesa, un avvallamento che inizia a farsi sentire dai 3500 Hz e prosegue sino a 13000 Hz. Voluto anche questo ovviamente. Si può ipotizzare che la ragione di questa scelta, che può apparire eccentrica, stia nell'utilizzo "Near Field" cui questo monitor è destinato. Una condizione di linearità avrebbe portato forse a un'eccessiva presenza di quell'intorno di frequenze, stesso discorso per l'enfasi sui 50 Hz che abbiamo già visto.



La HEDD dichiara di aver creato nei suoi trasduttori un forte campo magnetico per ridurre le distorsioni, compresa quella d'intermodulazione. Il quadro che appare alle misure è senza meno confortante, corrispondente precisamente a quanto dichiarato dalla casa tedesca. Superata la consueta impennata sulle frequenze più basse, la distorsione scende sull'1% a 100 Hz per poi diminuire ulteriormente sino a lambire lo 0,03% poco prima dei 200 Hz. Risale proseguendo in frequenza, ma sempre rimanendo ben confinata intorno allo 0,5% in regione medio-bassa e media. Quando il testimone viene passato all'ottimo HEDD AMT, si assiste a valori davvero interessanti. Per quanto riguarda THD e seconda armonica, da 2500 Hz a 5000 Hz siamo sullo 0,4% medio e da 5 kHz sino a quanto concede la risposta del mio microfono, si scende sullo 0,2%. Ancora più bassa risulta la terza armonica, riferibile a fenomeni di clipping di membrana, che "sprofonda" sotto la zona dello 0,1%, sino a uno straordinario 0,02% nei dintorni dei 5 kHz.





Terminiamo la carrellata di misure con la Total Noise Distorsion Measurement, messa a punto da Fabrizio Montanucci e Gian Piero Matarazzo nei laboratori di Audioreview. Notevole, secondo la mia modesta esperienza, il risultato raggiunto. Un rapido calo si verifica subito dopo la critica zona dei 50 Hz, dove dal 3% si passa all'1% medio sino ai 1000 Hz. Nell'ambito di questa fascia di frequenze si nota un piccolo ulteriore abbassamento da 200 Hz a 400 Hz, passando oltre la TND risale leggermente e, tra 1000 Hz e 3000 Hz, risale in maniera più sostanziale pur non superando comunque il 2%, qui l'andamento appare più frastagliato e suggerisce un aumento dovuto all'interazione tra la gamma media e bassa. Valicata la zona d'incrocio (circa 2300 Hz) il calo è deciso e subitaneo: da 3000 Hz a 5000 Hz si viaggia sullo 0,3-0,4%, un picco si fa vedere sui 6 kHz (0,8%), ma subito dopo la TND s'inabissa per raggiungere lo 0,1% circa all'estremo superiore.


UN CAVALLO DI RAZZA
L'ASCOLTO


In qualità di diffusore attivo, nel Type 05 è garantito un pilotaggio a monte ben ottimizzato per i driver. L'amplificazione è scelta con cura già in fase di progetto e libera l'utente da eventuali titubanze a riguardo. Uno dei vantaggi di questo tipo di sistemi sta proprio nel potersi concentrare esclusivamente sulla qualità della sorgente, anche se per taluni audiofili, abituati a giocare con le elettroniche, è limitante non poter provare altre soluzioni amplificative. Conforta il fatto che siano stati scelti i danesi ICEPower, esponenti di spicco della classe D, e se anche un certo Jeff Rowland gli ha usati nei suoi finali di potenza... Allontanare un possibile problema è vantaggioso anche per il tester poiché i diffusori, come tutti gli oggetti in prova, vengono concessi per un periodo definito e il fatto di non perdere tempo a provare con quale amplificatore si comportino meglio, aumenta quello a disposizione per gli ascolti. Un dato balza evidente sin dai primi minuti: queste HEDD sono lontanissime da quel suono affilato come una lama, a tratti urticante, che hanno alcuni monitor da studio. Sono e rimangono in tutti i casi estremamente poco affaticanti, se vogliamo con una certa propensione per la zona media e bassa. L'unica incognita cui si va incontro sta nella qualità delle registrazioni, da buon monitor da studio è nel loro DNA non nascondere assolutamente nulla, nel bene e nel male. Pertanto ho trovato una grande differenza tra un Mp3 e un file non compresso, molto più grande che non con altri sistemi "Home" che, chi più chi meno, tendono al livellamento entro certi limiti della qualità percepita.

Il Type 05 è un diffusore che non va giudicato affrettatamente in quanto, più che in altri casi, la qualità del percepito è legata alla bontà dell'incisione. La discesa in frequenza è ottima, con i 40 Hz che si fanno sentire a 3 dB sotto l'emissione media non ci si può certo lamentare, anche se non è ragionevole pretendere che a quella frequenza e dintorni il comportamento sia granitico e molto smorzato. Diciamo che il basso profondo appare molto espansivo, confortato però da un medio-basso coerente con il resto della gamma e dotato di ottimo punch. La minuziosa ricerca condotta per decenni da Klaus Heinz sul sistema di trasduzione AMT, ha portato la gamma alta di questi monitor a essere su livelli d'eccellenza. Un percorso iniziato nella Adam Audio e che oggi prosegue imperterrito con la HEDD. Estremamente rivelatore, com'è giusto che sia, questo monitor dà il massimo risalto a ogni trama musicale, è in grado di far affiorare con chiarezza ogni dettaglio. Ed è proprio il registro superiore che vola alto, in grado di generare una varietà enorme di sfumature timbrico-dinamiche, sempre con un'assoluta pulizia di emissione. Più che riprodotti, gli acuti sembrano respirare con un grado di naturalezza difficilmente pareggiabile, mai il minimo accenno di asprezza, bandita quella sensazione di artificioso che è dato talvolta d'incontrare. Ricordo che nei piccoli sistemi due vie il mid-woofer ha il difficile compito di doversela cavare tra frequenze medie e basse, dando il meglio di se in termini di estensione, articolazione e smorzamento.

Nel caso del nostro sistema, sono persuaso che la qualità degli altoparlanti, l'oculatezza del filtro crossover e il gran manico del progettista abbiano portato a dei risultati egregi. L'emissione complessiva di questi monitor da studio è talmente libera da ogni traccia di sintetico, di artificiale, da meravigliare anche l'orecchio meno abituato ai sistemi Pro, impersonali e chirurgici per antonomasia. Le frequenze medie intorno ai 1000 Hz appaiono un po' esaltate, sia nella risposta anecoica che nelle quattro RTA in ambiente, pure l'ascolto lo conferma. Sorge allora un problema di colorazione? Non direi, l'enfasi è progressivamente spalmata su un ambito non piccolissimo di Hz e soprattutto non da il minimo fastidio, contribuisce piuttosto a un buon effetto presenza, mai tuttavia aggressivo, che avvicina l'ascoltatore a strumenti e voci. C'è una grande compostezza e rilassatezza nel DNA di queste HEDD, un suono ricco che non porta mai a nessuna semplificazione del messaggio musicale. Il pianoforte è dinamico e lucido, ancora una volta svetta, ma con discrezione, l'estremo nitore della gamma alta. Un registro superiore che non diventa mai protagonista, soprattutto nell'utilizzo "Far Field", vale a dire posizionando le Type 05 come un normale diffusore da stand per un ascolto a distanza di qualche metro. In tale condizione l'acuto potrà apparire un po' sotto tono, percezione forse accresciuta da una gamma bassa profonda leggermente traboccante. Niente paura, a sistemare tutto ci pensa l'equalizzazione Shelving, il cui intervento è molto preciso ed efficace, come testimoniano anche le misure.

Nella mia sala d'ascolto è stato sufficiente girare di uno scatto verso destra l'High Shelf (1 dB) e di uno verso sinistra il Low Shelf (-1 dB) per ottenere un comportamento apprezzabilmente lineare. Non solo l'HEDD AMT, ma anche il mid-woofer fa un gran lavoro, veloce nei transienti dà un'eccellente sensazione di prontezza sulle percussioni, sugli slap di basso elettrico, quasi una presa diretta con il suono nel momento stesso del suo nascere. Non saprei come meglio esprimermi, ma il senso di compattezza che si riceve è la miglior risposta a chi chiedesse cosa significa avere a disposizione un pistone veramente rigido per la riproduzione dei bassi. Anche qui l'emissione è di una pulizia esemplare, i fenomeni di break-up, che si verificano proprio quando la membrana smette di comportarsi come un pistone rigido, sono tenuti bene alla larga. Il Type 05 è sicuramente fedele alla fisionomia che deve avere un buon monitor da studio, soddisfa tutte le sue principali caratteristiche come la risposta in frequenza lineare ed estesa, l'assenza di evidenti colorazioni, una localizzazione stereofonica molto precisa e una scena stabile. La risposta ai transienti appare pronta, a tutto vantaggio di un notevole realismo del suono. Ciò che invece può sfuggire a questa classificazione è la cura dell'impasto timbrico, nel professionale si bada poco a parametri come la raffinatezza o il raggiungimento di una particolare delicatezza di riproduzione. Uno strumento di lavoro deve fare bene il suo dovere. Punto. Non così per questa HEDD, che invece ha sfoderato un'assoluta assenza di fatica d'ascolto e un'inusuale cura per la finezza del suono.


CONCLUSIONI

Il lettore mi perdonerà se questa recensione è stata particolarmente lunga, ancor di più del mio già chilometrico standard. Una scusante però questa volta ce l'ho: analizzare l'HEDD Type 05 è stato molto più complesso rispetto a un "semplice" diffusore passivo. Questo in realtà è un oggetto che solo riduttivamente potremmo definire come tale. Se pensiamo alle sue grandi possibilità, alla piena e completa autonomia, alla qualità senza risparmio con cui è costruito, sono sicuro che troveremo il suo "Street Price" di 900 euro la coppia molto vantaggioso. Queste HEDD hanno dimostrato inoltre una grande versatilità, delle misure validissime e corrispondenti al dichiarato (e non sempre avviene...). I Near Field monitor sono oggetti per l'ascolto a distanza ravvicinata, generalmente al di sotto dei 150 cm, il più delle volte due vie bi-amplificati. Le Type 05 rispettano in pieno queste caratteristiche ma, al contempo, sono un ottimo esempio di come un diffusore votato al "Pro" di alto livello possa tranquillamente trasmigrare da un banco di regia a un salotto domestico. Per me sono state una vera sorpresa! Prima di arricciare il naso, gli audiofili puri e duri che dovessero imbattersi in questa recensione dovrebbero ascoltarle per bene.

Gente seria questi tedeschi...

Ringrazio Mauro Piatti della TeDeS per avermi concesso in prova una coppia di HEDD Type 05!


Alfredo Di Pietro

Aprile 2017


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