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Thursday, November 14, 2019 ..:: Franco Battiato - Torneremo Ancora ::..   Login
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Il rituale è lo stesso di sempre. Un tavolo di plastica bianca, tipo quelli che si portano in spiaggia, PC, cuffia e un buon caffè che mi fa compagnia. Dev'essere un po' come la mitica sedia di Glenn Gould, mezza scassata e consunta dal tempo, ma senza la quale non s'innescava in lui il circuito creativo. Non ha importanza il censo di quello che utilizziamo, potrei anche sedere sulla "Viva", costosissima sedia di lusso progettata da Pietro Lovato, ma non sarebbe la stessa cosa. Stesse condizioni di sempre quindi, ma queste poche righe non sono una recensione né potrebbero esserlo. Non si può recensire un qualcosa che ha accompagnato il tuo corso vitale perché fa parte di te, la medicina che ha lenito le ferite brucianti dell'adolescenza e della giovinezza. Allora i casi sono due: lasciarsi andare all'irrefrenabile impulso di una scrittura torrenziale o tacere, entrambi inefficaci succedanei di una ridda di ricordi ed emozioni che urge alle porte. Scelgo una compromissoria via di mezzo. Quest'album mi ha commosso. L'ho ascoltato d'un fiato in uno stato di "trance" qualche sera fa, a letto, tra i fastidi di uno stato influenzale che mi ha perseguitato per qualche giorno. Franco Battiato è stato uno dei paradigmi musicali della mia gioventù, quando i miei ascolti oscillavano in un "range" altalenante tra J.S. Bach e F. Zappa. Con il tempo ho certosinamente accumulato tutta la sua discografia; CD, anche diversi vinili poiché allora regnava l'analogico.

Una serie di piccole, lucenti perle, dalle sperimentazioni iniziali di "Foetus", "Sulle corde di Aries", "Pollution", poi il periodo "commerciale", che forse ancor più è manifestazione del suo genio. Nelle modalità e forme di una canzonetta era riposto, ammantato di fine ironia, un concentrato di alta intelligenza musicale. La vita scorre, arrivarono le ultime e ultimissime produzioni. Franco è un grande musicista, nato con il dono di una singolare umiltà nel porsi, sia come uomo che come artista. Avrei voluto ardentemente incontrarlo di persona, sono arrivato anche a brigare ma, inutilmente... il mio desiderio purtroppo non si è mai avverato. Non dispero in una prossima vita. Quando la musica ha una motivazione profonda, una sua intrinseca vitalità, anche a distanza di decenni non si lascia coprire dalla polvere del tempo. È come quando siamo in presenza di un "classico", un qualcosa di eternamente vivo, a dispetto di tutto e tutti. Vengo allora colto dalle stesse sensazioni di quando, ragazzo, ascoltavo e riascoltavo "Orient Effects". Ora come in quel tempo una soffusa luminosità orientale m'investe completamente, rende indistinguibili i contorni del presente, tutto trasforma in luce quell'incessante moto pulviscolare che diventa corrente dell'anima. Se esiste uno spartiacque tra la sua produzione leggera e classica, questo assume per me un valore puramente didascalico perché le due anime, in realtà due tecniche compositive che vogliono esprimere gli stessi sentimenti, si fondono in una.

C'è una musica, una sola sembrano suggerirci, che ha diritto di cittadinanza: quella che al diffondersi delle prime note ci emoziona come dei bambini, anche se abbiamo ottant'anni d'età. Franco è un musicista preparatissimo, conosce l'arte della composizione come pochi, vero fabbro del suo linguaggio è in grado di batterlo e piegarlo in multiformi fogge, pur non smarrendo la caratteristica di una personalità unica, che anche Frank Zappa intuì e lodò. Coraggioso anche, da perfetto compositore classico (chiunque può averne contezza ascoltando una delle sue opere) si è da sempre cimentato con il mondo della canzone, come surrogato di una più diretta modernità. Una maniera per manifestare in modo semplice e immediato il suo attaccamento al pubblico, alla sua umanità. Può essere solo un mio pensiero ma, tra i suoi desideri più ardenti credo proprio ci sia questo rapporto quasi carnale con l'altrui sensibilità, non esprimibile con altri mezzi. Lui, uomo riservatissimo e di poche parole. Costantemente impegnato in un "mestiere" di altissimo artigianato che a una sola cosa non si è mai piegato: alla bieca routine, mostro tentacolare che tutto è in grado di appannare, che banalizza anche le idee più sublimi, un artigianato che nelle sue mani rimane pregno di una grande inventiva melodica, di una freschezza ineguagliabile. Quella stessa che io ritrovo in questo meraviglioso album, il quale pare essere solo in apparenza un commiato. La sua voce non ha più lo smalto di un tempo, è infragilita dall'età e dalla malattia, a tratti appare leggermente claudicante ma, proprio per questo, oggi acquista quegli accenti profondamente umani che forse prima non aveva.

Scende dritta al cuore, lo stringe tra le mani e non lo lascia più. Quest'album è un addio che in realtà corrisponde con un inizio. Fine e inizio coincidono, senza soluzione di continuità, come c'insegna il Rondeau 14 palindromo "Ma fin est mon commencement" dell'immenso Guillaume de Machaut. Torneremo ancora vivi, una volta dissoltici nella terra in quegli elementi fondamentali che hanno costituito il nostro essere, come intuì anche il genio di Carmelo Bene. In "Torneremo Ancora" Franco Battiato rivisita anche vecchi successi come "L'animale", "Povera Patria" e "Prospettiva Nevsky", l'ineffabile "La Cura". Piccoli grandi capolavori cui la compagine della Royal Philharmonic Concert Orchestra dona ampio respiro sinfonico. L'ensemble si fonde in singolare binomia con una voce davvero commovente nella sua delicatissima e sofferta espressività, una voce "antica", senza tempo, che ha ormai il sapore dell'infinito. Quell'uomo che tanti anni fa fugacemente vidi di lontano a Taormina, nell'ambito di un Congresso Nazionale della Società Italiana Cure Palliative, e che esclamò "complimenti!" quando riconobbi una sinfonia di Anton Bruckner in uno dei suoi film. Quello sciamano che ha accompagnato buona parte della mia giovinezza, insegnandomi con le sue "canzonette" che il contenuto è più importante del contenitore, è ancora accanto qui a me e mi conforta con la sua inconfondibile voce.

Grazie Franco, ancora una volta...


Alfredo Di Pietro

Ottobre 2019


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