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Wednesday, March 27, 2019 ..:: Fletcher & Munson Orator "LT" ::..   Login
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 Fletcher & Munson Orator "LT" Minimize


 

 

INTRO

Voglio dirlo subito e senza mezzi termini, la scoperta del diffusore Fletcher & Munson Orator "LT" è stata per me una delle più belle sorprese del 2018. A determinare il loro arrivo nella mia sala di misure e ascolto è stato ancora una volta un audioshow, il Milano Hi-Fidelity (ex Milano Hi End), sicuramente quello cui sono più affezionato e seguo da maggior tempo. Il primo approccio con il marchio piemontese è avvenuto nel 2017, proprio in occasione dell'edizione primaverile della mostra di Stefano Zaini. Ricordo che entrai, già abbastanza stanco, nella Suite 113, posta al primo piano del lussuoso Melià Hotel, dove mi si parò davanti una coppia di torri a due vie, le Orator "T". Al momento del mio ingresso avevano entrambe la griglia parapolvere, ma la gentile operatrice mi vide armeggiare con la fotocamera e pensò bene di rimuoverne una per favorirmi la visione "naked". Era la prima volta che m'imbattevo in quest'azienda, una delle tante dissi fra me e me, magari una meteora destinata a lasciare un fugace passaggio nel sistema celeste dell'alta fedeltà. Mi sedetti qualche minuto, più per stanchezza che per altro, ma sentii un qualcosa che, come si suol dire, mi fece presto drizzare le antenne sulla testa. Sotto una veste ben curata ma abbastanza tradizionale, si nascondeva un'elettroacustica dal suono lucido e veloce. Non mi capita spesso di emettere dei giudizi su quanto ascoltato nelle mostre, ma in quell'occasione volli farlo, esprimendo in poche righe quella che, secondo me, era la loro personalità sonica.

Ritrovai nuovamente le "T", in versione però "Piano Black", all'edizione autunnale dello stesso anno. Milano Hi-Fidelity Primavera 2018, stessa suite, stesso marchio, quelle pochissime righe scritte l'anno prima me le sono ritrovate in un cartello posto all'ingresso, insieme alle valutazioni di Ear Hi-Fi Music Gear, La Republiqué du Son e Audio Activity. Non vi nascondo che ho provato un certo piacere nel vedermi citato insieme a riviste tanto note e blasonate, io, umile appassionato che forse nel frattempo non si era accorto della mole non indifferente di lavoro svolta in un decennio. Troppo preso a inseguire la mia passione, non mi ero mai soffemato per guardare indietro. Con mia grande sorpresa, all'interno della Suite 113 non veniva dimostrato però il modello "T", ma uno appena sfornato, l'Orator "LT", che mi parve subito esteticamente più elegante e raffinato. Il suo suono era simile a quello del predecessore, pur con una gamma bassa dalle maggiori potenzialità, se la memoria acustica non m'ingannava. Arriviamo quindi ai nostri giorni, al fine settimana del Milano Hi-Fidelity 2018 Autunno, quando rivedo le "LT" in gran spolvero. Superando la mia proverbiale timidezza, prendo il coraggio a due mani e chiedo al patron e progettista dell'azienda, di concedermene una coppia da recensire. Passano un paio di mesi e il mio desiderio si avvera: nella mattinata di sabato 17 novembre i due amici della Fletcher & Munson si presentano sotto casa con due voluminosi "case" portadiffusori in legno truciolare grezzo, all'interno ci sono proprio loro, le Orator "LT", pronte a stazionare per un mesetto da me per essere ascoltate e misurate.


FLETCHER & MUNSON ORATOR LT
STORIA E PANORAMICA

 



CARATTERISTICHE TECNICHE DICHIARATE

- Sistema reflex, 2 vie e mezzo, da pavimento
- Woofer: 2 da 6" in carta, sospensioni sviluppate con tecnologia D.A.R. (Double Asymmetric Rolls)
- Dome tweeter: da 1,1" in seta trattata
- Frequenza di risonanza tweeter: 500 Hz
- Frequenze cross-over: 200, 1850 Hz
- Filtri crossover ad azione progressiva sui due woofer
- Filtro sul tweeter totalmente bilanciato sui due rami
- Celle di compensazione della reattanza induttiva sui woofer
- Cella di compensazione dell’impedenza alla risonanza sul tweeter
- Cella di adattamento dell’impedenza generale (a richiesta, per ampli a tubi)
- Tolleranza di selezione dei componenti:
- Induttanze: < 1%
- Resistenze: < 3% ad impasto di carbone
- Condensatori: < 2% in polipropilene metallizzato (Special Edition)
- Risposta in frequenza: 30 – 20.000 Hz (Versione Home)
- Risposta in frequenza: 32 – 20.000 Hz (+/- 1,5 dB - Versione Studio Monitor)
- Sensibilità media: 90 dB/2,83V/m su 8 Ohm
- Impedenza nominale: 8 Ohm
- Massimo livello SPL indistorto: 110 dB/m a 100 Wrms (un diffusore in funzione)
- Finiture standard: laccato nero glossy, bianco. Altri colori ed essenze a richiesta
- Dimensioni (L x H x P): 240 x 1107 x 300 mm
- Ingombro netto a terra (L x H x P): 260 x 1160 x 320 mm
- Peso netto: circa 25 kg (cadauna)
- Peso lordo (con imballo): circa 35 kg (cadauna)

 



Costola della Letterbit di Alessandria, realtà che si occupa di pubblicità e comunicazione visiva dal 1992, la Fletcher & Munson nasce nel 2007 come marchio registrato. Nella sua denominazione c'è la volontà di rendere omaggio a due luminari dell'acustica, Harvey Fletcher e Wilden Munson, le prime persone che si sono adoperate nell'indagine della percezione del suono, due grandi sperimentatori della fisiologia acustica. Ha iniziato ed è tutt'ora impegnata come produttrice di sistemi per sonorizzazioni ambientali, sia private che pubbliche, non escludendo dal suo ambito le sale di registrazione, per le quali svolge anche attività di consulenza. Nel corso della nostra piacevole chiacchierata, il progettista mi racconta: "Sulla spinta di due o tre nostri clienti abbiamo sviluppato questo prodotto seriale, la gamma Orator, attualmente composta di tre modelli: il principale è il "T" (Tower), un due vie, poi c'è l'intermedio "LT" (Light Tower), (protagonista della nostra prova) e infine ci sarà anche un modello "L", ora in sviluppo, che verrà, tempi permettendo, presentato l'anno prossimo all'audioshow Milano Hi-Fidelity edizione autunnale. Questo modello è il conclusivo della serie, stiamo tuttavia pensando anche al "B" (Bookshelf), un diffusore senza stand da mettere in libreria". Per il progettista non ha senso mettersi in casa un sistema da supporto il quale in pianta ha lo stesso ingombro di una torre snella. Se davvero l'obiettivo è risparmiare spazio, la possibilità di posizionamento in un mobile può essere una valida soluzione.

 



Il progettista è sempre stato mosso dalla grande passione per l'elettroacustica, dedito sin da giovane età all'ideazione di diffusori. Quando mi ha portato le "LT", si è mostrato molto disponibile ma allo stesso tempo deciso a porre dei paletti ben precisi alla mia "curiosità" di recensore. Il diffusore non andava assolutamente smontato in nessuna sua parte, doveva rimanere "inviolato" e lontano dal mio sguardo indiscreto l'interno; ho dovuto quindi, mio malgrado, mettere da parte il giravite. Ho accettato comunque di fare la recensione, conscio del fatto che così alcune misure mi sarebbero state precluse, come quella della funzione di trasferimento dei singoli altoparlanti filtrati o anche la semplice risposta elettrica del filtro crossover. Le "LT" sono rigorosamente monowiring e non avrei nemmeno potuto "splittare" le vie dall'esterno. Pure sulla "carta d'identità" dei trasduttori il progettista ha voluto mantenere il riserbo, non dichiarando né il nome del produttore né il modello; la ragione è intuibile: l'azienda è vincolata da un accordo commerciale con la società costruttrice. Ciò che su di essi ho potuto sapere è che sono italiani, dalla cima dei capelli alla punta dei piedi. Il tweeter è stato sviluppato in collaborazione con il CNR (Centro Nazionale Ricerche) nello specifico settore dell'elettroacustica. Si tratta di un componente poco conosciuto ma, secondo il progettista, assolutamente performante dal punto di vista delle misure e ascolti, come d'altronde il mid-woofer. Se opportunamente interfacciati, se la battono con i migliori presenti sul mercato.

 



Non ho potuto sapere nulla nemmeno sul layout circuitale relativo al complesso filtro crossover, mentre nient'affatto avaro d'informazioni è stato sul fronte della documentazione d'immagini: mi ha fornito diverse foto fatte durante la lavorazione. In una si vede il notevole spessore del legno multistrato, la componentistica delle celle filtro (la cui identità è stata comunque mascherata dal logo aziendale), alcune fasi della lavorazione degli induttori (fatti in casa) e della selezione relativa alla componentistica passiva, attuata con particolare rigore. Mi sono state concesse anche le foto degli altoparlanti. Alla fine è emersa una visione pressoché completa della sua creatura senza "veli", con notevole risparmio di lavoro da parte mia. Non posso certamente biasimare il riserbo del progettista, il quale ha dedicato tantissime ore di lavoro alla messa a punto tecnica delle Orator "LT", poco disposto per questo a rivelarne "coram populo" i segreti più intimi. Questo sistema è quasi del tutto realizzato con componentistica italiana, con qualche eccezione nella parte elettrica, che comunque proviene dall'Europa. "Di cinese", tiene a precisare, "qui non c'è assolutamente nulla". Una cura progettuale che si estende anche al mobile, fatto in legno multistrato di notevole spessore e rifinito avvalendosi dell'opera di esperti laccatori. Come da filosofia della casa, è stato sviluppato secondo il criterio della completezza, sia dal punto di vista delle prestazioni che della qualità di costruzione e dell'estetica.

 



Parliamo di Home Hi FI, un campo specifico che richiede attenzione anche verso quei parametri sui quali il professionale può tranquillamente sorvolare. D'altronde, l'appassionato di alta fedeltà è un "animale" piuttosto particolare, che talvolta fa confusione tra un salotto e un campo di calcio, arrivando a dotarsi di potenze e sistemi del tutto esorbitanti se consideriamo le cubature a lui concesse da un normale appartamento domestico. Va da sé che si può disporre del diffusore meglio suonante al mondo, ma se la veste estetica non è altrettanto curata non è possibile raggiungere una buona integrazione con l'arredamento domestico. Nel Fletcher & Munson l'obiettivo è centrato da linee semplici e slanciate, nella bella verniciatura, nel piacevole contrasto visivo tra il nero opaco degli altoparlanti e il bianco ghiaccio lucido del mobile. È un tipo di finitura diversa dal modello "T", dove invece si è optato per un nero glitter, dotato all'interno di una matrice dorata atta a creare un riflesso cangiante a seconda della luce. Per il modello "LT" sono state condotte delle ricerche insieme al laccatore di fiducia per dare al cliente un prodotto un po' diverso dal solito. La ricerca sul "look" riguarda anche l'impiallacciatura, per la quale non è ancora stato trovato un buon ebanista. È ancora la voglia di presentare al potenziale cliente un prodotto il più possibile curato che induce il marchio alessandrino a fare delle prove per trovare il giusto collaboratore, prima di mettere in commercio un qualcosa che non lo soddisfa al 100%.

 



Al momento le impiallacciature vengono fatte in casa, comunque con ottimi risultati. Ad ogni modo, è necessario delegare alcuni aspetti costruttivi ad altri professionisti, non avendo il tempo per fare tutto perché già impegnati nella parte elettronica, della falegnameria di base, fresature, incollaggi e altre attività diverse da quella della produzione di diffusori. La Fletcher & Munson si trova per ora in una fase di partenza a livello commerciale.


IL TEOREMA FLETCHER & MUNSON

 



Mi viene da sorridere se penso alla media dei manuali utente che mi sono capitati tra le mani, il più delle volte costituiti da pochi o pochissimi fogli in formato A4 con delle note ridotte all'osso, recanti le specifiche tecniche, le connessioni e qualche accorgimento di massima per il posizionamento in ambiente. Con quello in dotazione alle Orator "LT", già a una sommaria ispezione visiva capiamo subito di trovarci di fronte a un qualcosa di molto diverso. Oltre trenta pagine di testo e immagini, la cui accurata rilegatura in brossura vinilica effetto pelle fa pensare a una tesi di laurea più che a un manuale d'istruzioni. Tra l'altro è liberamente scaricabile dal sito, per cui ci si può facilmente rendere conto della grande cura con cui è stilato. Leggendolo, veniamo subito informati sulla filosofia che sta alla base di tutti i diffusori Fletcher & Munson, cioè quella di fornire il miglior ascolto possibile privilegiando però il comfort d'uso. Si è molto lavorato per raggiungere il risultato di una bassa fatica d'ascolto, quella per la quale viene voglia di spegnere l'impianto dopo un certo tempo (non lungo). Con questa elegante torre due vie e mezza nulla di tutto ciò avviene, adatta com'è a rendere sopportabili anche lunghe sessioni di ascolto, quelle tipiche dell'ambito professionale negli studi di registrazione. Emerge, in buona sostanza, il confortante concetto di "Fatigue-free listening". Ma come si raggiunge un tale risultato?

 



Secondo il progettista, anche con un'attenta modellazione della risposta in frequenza, in accordo con le note curve isofoniche standard sintetizzate nel 1933 da Fletcher e Munson, aggiornate nel 1956 da Davidson e Robinson e revisionate da un'equipe di scienziati provenienti da tutto il mondo. Ma andiamo con ordine partendo dall'imballo, che non è nel solito cartone, per quanto robusto possa essere, ma in solido legno. Contiene, insieme al diffusore, il manuale d'istruzioni, le schede di misurazione individuale, il certificato di acquisto e un gadget firmato Fletcher & Munson. La procedura per aprire correttamente l'imballo è descritta con dovizia di particolari e va seguita con precisione per evitare danni al diffusore. "Vexata quaestio" quella del rodaggio, individuato nelle Orator "LT" in circa 20-30 ore di funzionamento a medio volume. In realtà, questo periodo è indicato come "primo" rodaggio, necessario per assestare le masse mobili degli altoparlanti (bobine, centratori, sospensioni), a questo ne dovrà seguire uno più lungo per poter contare sulle piene prestazioni del sistema. Il mobile è in legno multistrato da 3 cm rinforzato internamente. La sua finitura laccata è composta da ben sei strati e lascia presagire un'ottima resistenza ai piccoli urti. Grazie all'elevato spessore del cabinet, si riducono di molto le perdite per fessurazione. Le sedi dei mid-woofer sul baffle sono state fresate internamente per non ostacolare l'emissione posteriore, evitando così le indesiderate diffrazioni che si creano sul bordo interno.

 



I due medio-bassi sono assicurati alla struttura del mobile tramite viti a brugola e madreviti annegate dall'interno, una soluzione già implementata in passato nei sistemi "Broadcast" di scuola inglese e ritenuta ideale per un serraggio ottimale degli altoparlanti al cabinet. I vantaggi di questa soluzione sono noti e si traducono in una migliore pulizia, velocità, intellegibilità ed articolazione della gamma media e medio bassa. Parliamo di regioni critiche dello spettro audio poichè in queste (soprattutto la media) la sensibilità e capacità discriminativa dell'orecchio umano sono massime. Qui, anche variazioni di livello entro frazioni di dB vengono agevolmente riconosciute. Nel manuale è riportata la convinzione del progettista circa l'individuazione del centro banda energetico, cioè l'asse centrale delle frequenze emesse da un sistema di altoparlanti, che non è intorno a 1 kHz come ritenuto da molti, ma posizionato a circa 400 Hz. È questo il vero fulcro su cui poggia l'equilibrio tonale. La cura posta nel progettare/produrre un diffusore si vede anche dai particolari, come la griglia di protezione, la quale è stata in questo caso progettata affinché si potesse ottenere il massimo in termini prestazionali, come la limitazione delle diffrazioni, leggerezza e smorzamento delle vibrazioni. Molto semplice il loro posizionamento e rimozione sul pannello frontale. Grazie a un sistema basato su potenti magneti al Neodimio, basta avvicinarle al mobile e verranno automaticamente attratte in sede. Bisogna però prestare una certa attenzione a dove vengono lasciate poiché i magneti creano un campo dalla non indifferente intensità.

 



Sono da evitare posizionamenti vicino ad audio e videocassette, carte di credito, monitor e televisori a tubo catodico, oggetti metallici. Come di solito faccio, ho prodotto una misura di risposta in frequenza con e senza griglia, dove si evince la trasparenza acustica della tela utilizzata. Sul fondo del mobile c'è uno strato di materiale plastico (polietilene) alto 5 mm, abbastanza morbido e fatto apposta per non rovinare cabinet e pavimento, funziona come una specie di slitta, una suola che viene fatta scivolare. Tre pastiglie in Neodimio da posizionarsi sotto il plinto, una in corrispondenza della mezzeria del pannello anteriore e le altre due agli estremi di quello posteriore, servono per mettere in bolla il mobile e disaccoppiarlo dal pavimento. Come dicevo prima, non ho potuto conoscere nei particolari i circuiti crossover passa-basso e passa-alto. Per il primo sono stati implementati due filtri del secondo ordine bilanciati, a pendenza progressiva sul mid-woofer superiore e compensazione della componente induttiva. Come stabilito dalla mezza via, quello inferiore riproduce solo le frequenze più basse, sino a circa 200 Hz, per poi defilarsi. Il passa-alto dedicato al tweeter appare più complesso dal punto di vista della topologia circuitale, anch'esso completamente bilanciato sui due rami. Grazie alle notevoli caratteristiche del trasduttore e alla sua frequenza di risonanza particolarmente bassa (500 Hz), si è potuta scegliere una frequenza di taglio inferiore ai 2 kHz. Vanto della Fletcher & Munson, tutta la componentistica passiva impiega elementi selezionati a coppie.

 



Certamente un "lavoraccio" per il tecnico adetto ma, in considerazione del tipo di produzione, che è puramente artigianale, è stata possibile un'attenta selezione della componentistica. Gli induttori sono misurati individualmente e tarati a coppie secondo una tolleranza di selezione pari o inferiore all'1%. I resistori impiegati nei circuiti sono tutti a impasto di carbone, con tolleranza pari o inferiore al 3%, evitati quelli di tipo ceramico o all'ossido di metallo (MOX). L'obiettivo del contenimento della tolleranza entro i più bassi valori possibili ha portato il progettista a utilizzare paralleli di resistori da 2 Watt. Principio esteso anche ai condensatori in polipropilene a film metallizzato, parallelati anche loro in numero di due, tre, a volte anche quattro, per diminuire la resistenza, le perdite parassite e per migliorare il passaggio del segnale alle alte frequenze. Nelle versioni Special Edition, equipaggiate da crossover ultra selezionati (come quello delle nostre Orator LT), vengono adoperati degli induttori toroidali. Quelli avvolti in aria sono presenti, ma soltanto per convenienza economica e di praticità, soltanto in determinate parti del circuito, non sulle celle dedicate alle basse frequenze, in cui vengono adoperati solo i toroidali. È molto raro vedere degli induttori di questo tipo nei crossover, la ragione consiste nel loro alto costo e nella costruzione, che richiede una notevole dose di manualità pur se fatta con l'ausilio di macchine. Questi hanno il vantaggio di avere una minor resistenza interna rispetto ai tradizionali, intorno agli 0,8 - 1 Ohm.

 



È ovvio che più è bassa la resistenza vista a valle dall'amplificatore meglio è, nell'ottica di un efficace trasferimento di potenza. Per i valvolari le cose stanno diversamente: avendo questi un'impedenza d'uscita molta alta rispetto allo stato solido, in particolar modo gli OTL, la loro risposta in frequenza diventa una sorta di fotocopia del modulo d'impedenza. Ma la Fletcher & Munson ha pensato anche a questo, inventandosi un circuito di compensazione dell'impedenza (opzionale), che lavora soltanto nel dominio delle frequenze medie, laddove si verifica un'impennata del modulo (vedi grafico), in corrispondenza dell'incrocio tra tweeter e midwoofer superiore. Grazie a questa cella il picco di 42,52 Ohm, centrato a 2655 Hz, praticamente si volatilizza. La maniacale attenzione al rispetto delle tolleranze di selezione non è un capriccio del progettista o una trovata di marketing, ma si basa su un preciso assioma, in base al quale più vengono rispettati i valori dell'intera componentistica, migliori risulteranno quei parametri di tipo percettivo che sono difficilmente quantificabili e verificabili strumentalmente. Si ritorna all'attenzione per l'estrema sensibilità dell'orecchio in gamma media, dove differenze di SPL (Sound Pressure Level) di 0,25 dB sono avvertibili. Pure i trasduttori sono selezionati a coppie. I due mid-woofer da 6" hanno la membrana in polpa di cellulosa (diametro effettivo 13,7 cm) e la sospensione in gomma, materiali ritenuti dall'azienda ideali per la leggerezza, smorzamento e durata nel tempo. Importanti le dimensioni del gruppo magnetico in ferrite.

 



Le sospensioni esterne sono state progettate secondo una tecnologia di uso non certo frequente, la D.A.R. (Double Asymmetric Rolls): un doppio anello di gomma invece del solito singolo. Anche lo "spider" (centratore) non è affatto banale, sviluppato secondo la particolare tecnica a onde progressive. Questi accorgimenti hanno consentito l'ottimizzazione del fattore di forza (BxL) del motore magnetico. A riguardo, non ho potuto verificare questo, come gli altri parametri di Thiele & Small, in quanto mi è stato vietato lo smontaggio degli altoparlanti. La bobina da 1" e 1/2 è avvolta su un supporto in Kapton, materiale adottato per il suo alto potere di resistenza alle alte temperature, rimanendo stabile fino a 400°C. Sul fondello del mid-woofer è presente un foro di decompressione. Il tweeter ha la cupola da 1,1" (28 mm) in seta trattata e gruppo magnetico in Neodimio, il supporto e la bobina mobile sono in alluminio, materiale scelto per le sue superiori caratteristiche fisiche di resistenza e conducibilità termica alle alte temperature. Non è presente ferrofluido nel traferro e la flangia è anch'essa realizzata in alluminio. La sua frequenza di risonanza è parecchio bassa, pari a circa 500 Hz, caratteristica che, unita alla presenza di una camera di smorzamento posteriore, consente d'incrociarlo molto in basso, già a partire dai 1.000 - 1.200 Hz. Nelle Orator "LT" questa è stata individuata a 1.850 Hz, ottimizzando in tal senso sia il circuito elettrico equivalente che il bilanciamento elettromagnetico del sottosistema.

 



Il cablaggio interno è realizzato interamente con cavo da 2,5 mmq in rame OFC (Oxigen Free Copper). Tutti i collegamenti sono a saldare, è stato quindi evitato di utilizzare connettori Fast-on, nocivi, secondo il progettista, ai fini di un ascolto di elevata qualità, se non saldati ai morsetti dell'altoparlante. Come optional, è disponibile la versione Special Edition della circuitazione, che viene in questo caso equipaggiata con componentistica più "nobile", come i condensatori MKP Ultra-Grade in polipropilene metallizzato a bassissima tolleranza (2%) e ad alta tensione di lavoro (600 V). Ritornando a bomba sulla membrana del tweeter, questa può sembrare una comunissima cupola in seta, ma in realtà è stata sottoposta a dei trattamenti aggiuntivi con materiali smorzanti che ne minimizzano le vibrazioni spurie (tipiche delle cupole in seta). È stato così messo in atto un accorgimento che ne irrigidisce notevolmente la struttura, mantenendo praticamente inalterata la massa.

 




LE MISURE

 

SETUP

Microfono iSEMcon EMX-7150
Alimentatore Phantom Behringer Micro Power PS400
Calibratore Microfonico PCE-SC41 in classe 2
Multimetro TRMS PCE-UT 61E
PC Notebook Lenovo G50
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0
Finale di potenza Rotel RB 1070
Jig per misure d'impedenza autocostruito
Voltage probe con attenuazione di 20,55 dB per la rilevazione in Dual Channel
Cavo di potenza Labirinti Acustici Fluxus
Software di misura: Arta - Limp - Steps



La sensibilità media del sistema, misurata in regime anecoico da 200 Hz a 10.000 Hz, è risultata essere di circa 88 dB, un valore che possiamo considerare abbastanza comune per la tipologia del diffusore.


Esaminando la risposta in frequenza @anecoica del sistema, ricavata dall'unione del campo vicino con la rilevazione fenestrata a un metro in asse, non sfugge la netta prevalenza della gamma bassa e medio bassa, che tocca il suo massimo in un range compreso tra 100 e 300 Hz. Dopo i 1.000 Hz si osserva una progressiva discesa sino ai 3.500 Hz, dove il livello di pressione tocca un minimo di 74 dB, a fronte dei 92 dB raggiunti tra 170 e 245 Hz. Andando oltre, si assiste a una graduale risalita verso le alte frequenze, con i 17 kHz posti a oltre 85 dB. Si tratta di un andamento particolare, che soddisfa le desiderata del progettista di modellare la funzione di trasferimento secondo le curve isofoniche di Fletcher & Munson, agendo in compensazione. Le due torri scendono abbastanza bene in frequenza: la F3 è posta, infatti, a 48 Hz.


Il Cumulative Spectral Decay e Burst Decay sono due misure molto significative, le quali prendono in esame il decadimento della risposta all'impulso nel tempo (in millisecondi la prima e in cicli la seconda). Nella prima notiamo come in ambito tweeter, da circa 2.000 Hz a 20 kHz, una riduzione di 40 dB si raggiunge in un tempo di circa 3 millisecondi. Nell'ambito di questa si evidenziano tre fenomeni di risonanza, due piuttosto ravvicinati a 6 e 10 kHz e un altro isolato a circa 17 kHz. Stesso quadro, ma espresso in cicli, lo troviamo al Burst Decay, stesso range dinamico, dove si verifica un prolungamento che potremmo definire "composito" (tra 5 e 10 kHz) e uno più secco a 17 kHz, frequenza alla quale il suono si prolunga per 32 cicli dopo la cessazione dell'impulso. Vale la pena ribadire che queste metodiche indicano quanto sia controllata l'emissione di un sistema, rappresentando la risultante non solo della qualità degli altoparlanti impiegati ma anche della costruzione del cabinet del tipo di crossover utilizzato.


Il pool di misure che ho prodotto comprende anche la rilevazione della risposta in frequenza in campo vicino dei due mid-woofer, superiore e inferiore, dove possiamo individuare delle interessanti caratteristiche. Due piccole flessioni compaiono a 30 Hz e 150 Hz, dovute a due distinti fenomeni di risonanza imputabili al sistema reflex, le vedremo in maniera molto più netta nella risposta del mid-woofer inferiore, effettuata sempre in "Near field". Le due inflessioni fanno capire che non siamo in presenza di un semplice Bass-Reflex ma di un carico a doppia camera, precisamente un DCAAV, come osserveremo sotto altro punto di vista nel grafico relativo al modulo e argomento d'impedenza.


Ho ricavato anche i grafici di CSD e BD relativi ai due midwoofer, superiore e inferiore, in campo vicino. Il superiore mostra due prolungamenti, uno in corrispondenza dei 150 Hz e l'altro (di minor entità) centrato intorno a 1.000 Hz. Il primo corrisponde alla frequenza di risonanza della camera di minori dimensioni.


Nella risposta in frequenza in campo vicino del mid-woofer basso, risultano molto più evidenti i "notch" riscontrati in quello alto. Individuabili con maggior chiarezza le frequenze di accordo, poste a 35 Hz e 148 Hz. Una terza appuntita e stretta depressione appare centrata sulla frequenza di 558 Hz, attribuibile questa alla risonanza a "canna d'organo" del tubo reflex, come riscontrato anche nella risposta in campo vicino della porta reflex.


Il CSD e BD relativo al mid-woofer inferiore mostra due principali fenomeni di risonanza, che determinano un prolungamento della risposta all'impulso. Uno, piuttosto sparpagliato, nella zona tra 500 e 2.000 Hz e l'altro, di minor entità, salendo in frequenza (tra 5 e 15 kHz), dovuto con tutta probabilità a fenomeni di Break-Up di membrana.


Nella prima immagine le risposte dei due mid-woofer sono riunite in overlay per favorirne la comparazione. I livelli di pressione, rilevati dalla capsula microfonica a pochi millimetri dalla membrana, sono ovviamente molto elevati. Nel secondo grafico, sempre in overlay, le due curve sono state parificate, al netto dei loro reali livelli, per evidenziare il diverso andamento dovuto al filtraggio crossover. La risposta del mid-woofer inferiore comincia a piegare in maniera decisa oltre il limite dei 400 Hz, mentre l'altro continua la sua "corsa", decrescendo di livello con maggior progressività verso l'incrocio con il tweeter.


Nella risposta in campo ravvicinato della porta reflex possiamo osservare quattro picchi. L'inferiore, intorno ai 30 - 40 Hz, è piuttosto largo e spianato, più aguzzo il secondo a 148 Hz, entrambi dovuti all'azione dei due risonatori posti in serie, i quali configurano un passabanda meccanico. Gli altri due "spike", centrati a 395 Hz e 580 Hz, corrispondono alla risonanza a "canna d'organo" del tubo, il quale sbocca in corrispondenza del fondo del mobile essendo un "Downfiring". Il diametro interno del reflex è pari a 104 mm.


Le rilevazioni delle RTA in ambiente, fatte adoperando come segnale test il rumore rosa scorrelato sui due canali, sono state portate a termine con i diffusori paralleli alle pareti laterali. Ho evitato il posizionamento a convergere verso il punto d'ascolto perché tendeva a schiacciare la scena, privandola di gran parte della propria profondità. A mio parere, Il miglior equilibrio tonale si raggiunge tenendo i tweeter orientati verso l'interno del palcoscenico, mentre tenendoli verso l'esterno si percepisce un suono leggermente più arioso e una scena un po' più ampia. Si tratta comunque di differenze abbastanza sottili, nulla di eclatante. Alla fine ho optato per il posizionamento dei tweeter verso l'esterno. Cosa dire della curva di risposta a bande di terzi d'ottava? Due considerazioni: "more solito", a partire dalla gamma centrale si assiste allo stesso andamento medio apprezzato nella risposta @anecoica, mentre sulla bassa, al di sotto della frequenza di Schroeder, emergono delle irregolarità generate dalla presenza delle onde stazionarie. Con le Orator LT, nella mia sala di 6x4 metri si evidenzia una predominanza della gamma bassa e mediobassa. Dopo i 1.000 Hz si verifica un calo, una depressione il cui massimo è centrato intorno ai 2.500 Hz, in seguito la curva risale sulle alte frequenze. L'andamento è suggestivo di un discreto effetto "loudness" e corrisponde a quanto da me percepito durante gli ascolti. C'è ancora qualcuno che si chiede quale sia l'utilità della risposta simil-anecoica, cioè quella propria del sistema, al netto del contributo ambientale. È tutto sommato intuitivo comprenderlo dal confronto tra le due, chiaramente incongruenti proprio nelle gamme inferiori citate prima. Nel grafico possiamo vedere una notevole esaltazione intorno ai 30 Hz, dovuta al modo di risonanza primario che s'innesca tra le pareti anteriore e posteriore della mia sala, distanti esattamente 6 metri; si nota inoltre una depressione intorno ai 50 Hz, questa invece originata dal "Wall Dip", cioè quell'attenuazione dovuta alla distanza del diffusore dalla parete di fondo.


Molto confortante è la comparazione tra la risposta in asse e quella ottenuta ad angolazioni orizzontali progressive di 15°, 30°, 45° e 60°. Il naturale decadimento in base al crescere dell'angolo appare molto regolare e privo di significative alterazioni. Sintomo di un'emissione in ambiente altrettanto uniforme.


I diagrammi polari offrono, ovviamente, un quadro molto più esaustivo delle caratteristiche direzionali di emissione delle Orator "LT" alle varie frequenze e angolazioni. Scelta come frequenza base i 400 Hz, dove l'emissione è ancora sostanzialmente omnidirezionale, le altre seguono a salire sino ai 20 kHz, che è il limite di risposta del mio microfono iSEMcon EMX-7150. Senza "traumi" avviene il passaggio di testimone tra mid-woofer e tweeter, dove si apprezza ancora un'ottima regolarità. Piccole asimmetrie invece si evidenziano in zona tweeter tra 4 e 8 kHz, ascrivibili al suo posizionamento asimmetrico sul pannello anteriore. Molto suggestivi, come sempre, i diagrammi polari Waterfall 1/2 e Filled Contour, dove le immagini rendono intuitiva, a colpo d'occhio, la percezione visiva dell'energia immessa in ambiente alle varie angolazioni e frequenze dal nostro sistema. Intereressante è anche la tabella relativa al fattore di direttività (Q), indice di direttivita (QI) e l'angolo a cui il livello cade di 6 dB, misurati alle varie frequenze "target". Ognuno dei parametri presi in considerazione viene calcolato dai valori effettivi misurati, relativizzati al comportamento di una sorgente omnidirezionale.

 

F(Hz)          Q        DI       Angle (-6 dB)
400            1.63    2.13    275.99
500            2.06    3.13    218.70
630            1.57    1.95    360.00
800            1.82    2.59    242.47
1000          2.29    3.60    191.01
1250          1.75    2.43    261.94
1600          2.29    3.60    145.58
2000          2.19    3.41    154.05
2500          2.56    4.08    138.68
3150          2.13    3.28    174.36
4000          1.98    2.96    184.02
5000          2.67    4.26    147.92
6300          2.22    3.46    170.59
8000          2.75    4.40    133.21
10000        2.93    4.67    121.18
12500        3.19    5.03    93.63
16000        3.84    5.84    61.91
20000        4.25    6.28    42.80



La risposta al gradino mostra la coerenza temporale del sistema, evidenziando i tempi di arrivo delle varie sorgenti che lo compongono. Le differenze tra un tipo di altoparlante e l'altro sono inevitabili, causate dalla diversa massa in movimento, banda passante e dal contributo del filtro crossover. Il discorso non cambia per le Orator LT. All'esame del grafico vediamo in prima istanza l'impulso alto e stretto del tweeter, cui segue quello, in ritardo di 0,547 millisecondi, relativo ai due mid-woofer. Nel grafico "zoomato", si vede con maggior chiarezza la partenza di ciascuno di loro sul fronte di salita, visibile in corrispondenza delle due zone cerchiate in rosso; i due picchi sono distanti un tempo davvero infinitesimale: 0,063 millisecondi. La diversa distanza dei rispettivi centri acustici dalla capsula microfonica e l'intervento delle celle filtro ne sono la causa. Un altro dato ricavabile dalla Step Response è il collegamento elettrico dei driver, nel nostro caso in fase su tutti.


Rapido appare il decadimento dell'energia nel tempo: in 1,3 millisecondi scende di 40 dB, anche abbastanza regolare sul fronte della discesa. Non si creano, evidentemente, degli importanti fenomeni difrattivi sul baffle che possano turbarne in maniera evidente l'andamento.


La misura della distorsione armonica totale (THD), seconda e terza armonica è stata effettuata partire dalla F3 (48 Hz), cioè dalla più bassa frequenza utilmente riproducibile, a una SPL di 90 dB. A tale frequenza i valori appaiono ben contenuti, essendo rispettivamente dello 0,99%, 0,96% e 0,2%. Appena superata la sessantina di Hz, la seconda armonica in zona mid-woofer scende su valori molto contenuti, ben al disotto dell'1%, con un minimo dello 0,048% a 200 Hz. Più avanti risale un po', sempre però mantenendosi su percentuali di tutto rispetto (0,36% a 567 Hz). Cala ulteriormente nella regione di pertinenza del tweeter. Sulla base di questo risultato, possiamo fare due considerazioni. La prima è che nelle Fletcher & Munson la THD è condizionata principalmente dalla terza armonica, quella legata al clipping di membrana e che risulta superiore alla seconda in tutto l'ambito d'indagine. L'altra riflessione investe la limitatezza dell'armonica pari, a testimonianza dell'ottimo lavoro fatto sul contenimento delle asimmetrie di funzionamento dei driver.


Sia lasciando in sede che rimuovendo la griglia di protezione l'equilibrio timbrico è conservato. Togliendola, è avvertibile una presenza delle alte frequenze leggermente migliore e viene reso meno acuto lo "spike" depressivo che appare a 3.400 Hz.


Anche la TNDM, misura creata nel laboratorio della rivista Audioreview da Fabrizio Montanucci e Gian Piero Matarazzo, è stata eseguita a un livello di pressione di 90 dB. Mostra un andamento confortante in zona bassa e mediobassa ma tende a salire progressivamente sulla media sino a raggiungere circa il 10% nei dintorni della zona d'incrocio. Questo è il punto dove il suono viene a essere maggiormente condizionato dalla distorsione d'intermodulazione mascherante. Dopo i 2 kHz inizia una decisa discesa che, in zona tweeter, porta la TNDM a raggiungere un ottimo 0,4% intorno ai 10 kHz.


Eccoci arrivati alla misura forse regina, per la sua utilità e per la quantità d'informazioni che da essa è possibile ricavare. Il progettista non dichiara con precisione il tipo di carico, genericamente dato per essere un "sistema reflex". I tre picchi che presenta in bassa frequenza fanno tuttavia chiaramente capire che siamo in presenza di un DCAAV (Doppio Carico Asimmetrico A Vista), tipologia che ha il vantaggio di generare un basso veloce, ben controllato nell'escursione e dotato di un passa alto dalla pendenza d'attenuazione minore di quella tipica, parecchio elevata, del reflex. Il primo dei tre è molto smorzato (3,32 Ohm a 23 Hz) causando perciò una limitata rotazione di fase; più elevati gli altri due, rispettivamente 6,91 Ohm e 6,32 Ohm. A 2665 Hz ne appare un altro decisamente elevato, di ben 42,52 Ohm, in prossimità della zona d'incrocio, che è correggibile però con una cella antinduttiva (optional). Possiamo vedere il suo intervento nell'immagine presa dal manuale utente delle Orator "LT". Tale picco è preceduto da una notevole rotazione di fase positiva (51,2°) e seguito da una negativa che lo è ancora di più (-58,6°). Non sono un tecnico né tantomeno un progettista di diffusori ma, in qualità di "misurone", suggerirei all'azienda piemontese di includere di serie, e non come optional, la cella antinduttiva nel crossover.


FACTOTUM DI CLASSE
L'ASCOLTO


SETUP


Finale di potenza EAM Lab PA2150
Finale di potenza Rotel RB 1070
NAD 3020B
Cayin MA-80 Selection
Amplificatore integrato Lym Audio 1.0T Upgraded Linea
Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Personal Computer Lenovo G50 con player JRiver Media Center
Scheda Audio E-MU Creative Pre Tracker USB 2.0 (collegata direttamente ai finali)
Giradischi Pro-Ject Debut II SE con testina Denon DL 160
Preamplificatore Phono Grandinote Celio
Cavi di segnale Supra Dual RCA e Kimber Hero
Cavi di potenza Fluxus Alimentami

 

Sarebbe desiderabile una recensione completa ma priva di compartimenti stagni, da leggere senza soluzione di continuità da capo a fondo non cambiando approccio mentale, ma questo nel caso di un diffusore, o di qualsiasi altro oggetto Hi Fi, non è possibile. Negli anni la sezione tecnica, quella dedicata alle misure, su Non solo audiofili si è progressivamente sviluppata prendendo maggior spazio. Altrettanto non è successo per il paragrafo che si occupa degli ascolti, che è rimasto pressoché invariato, anzi si è spesso contratto in favore di una maggior concisione. In buona sostanza, si ripresenta puntualmente l'annosa questione delle misure "versus" ascolti. Le prime non dicono tutto, ad alcuni appassionati non dicono proprio nulla e questo non va certamente a loro demerito. L'essere audiofili, o anche recensori, non presuppone un'obbligatoria cognizione tecnica ma solo l'amore per i mezzi di riproduzione audio e l'esperienza necessaria per poter formarsi dei giudizi credibili. Insomma, le due figure di giornalista tecnico e recensore audio molto raramente coincidono. Quella delle rilevazioni strumentali è una materia difficile, irta d'insidie, la cantonata è sempre dietro l'angolo, ma soprattutto si cerca di motivarle dicendo che sono in grado di dare una spiegazione a quanto ascoltiamo. Sono tuttavia importanti perché oggettivano, se ben fatte, il comportamente di un diffusore (nel nostro caso) alla luce dei vari parametri di valutazione.

Una risposta in frequenza in regime anecoico ci fa capire, nel confronto con una RTA in ambiente, quanto si deve al diffusore e quanto al locale in cui ascoltiamo, senza fraintendimenti tra l'uno e l'altro. Se alla RTA, a differenza dell'anecoica, vedo la banda a terzi d'ottava dei 30 Hz parecchi dB sopra il livello medio in un certo ambiente e poi in un'altro questa si è volatilizzata, dove magari a svettare sono i 50 Hz, posso sicuramente addebitare questa discrepanza di comportamento alla diversità fra i due ambienti confinati, dando a Cesare quel che è di Cesare. Interviene quindi l'anecoica a dirci la "verità" su quel sistema, il resto è tutto vario ed eventuale. Di certo però le misure non possono descrivere i particolari più sottili, la sapidità e il colore di un sistema, come fa un esperto sommelier nell'atto di assaggiare un vino DOC. Un woofer può avere dei parametri molto vicini a quelli di un altro, ma all'atto pratico suonare molto diversamente a seconda del materiale di cui è fatta la membrana. Uno in carta non suona come uno in polipropilene o in metallo. Bene, dopo quest'ennesimo panegirico occupiamoci concretamente delle nostre Fletcher & Munson Orator "LT". Innanzitutto ho evitato di condurre gli ascolti applicando il "Toe-In", cioè quella rotazione del diffusore che tende a farlo convergere verso il punto d'ascolto. Se, da un lato, quest'operazione incrementa il fuoco e la percezione delle frequenze medio-alte, dall'altra è abbastanza negativa per la scena perché la frontalizza, schiacciandola, a detrimento della profondità. Secondo punto critico è l'amplificazione, che però in questo caso non lo è stata.

Ho pilotato le Orator "LT" con diverse amplificazioni, due correntosi finali a stato solido (Rotel RB 1070 ed EAM Lab PA 2150), un valvolare da una ventina di Watt (Cayin MA-80 Selection), i due migliori T-Amp di cui sono in possesso (Trends Audio TA 10.2 e Lym Audio 1.0T Upgraded Linea) e anche un vintage d'eccezione: il NAD 3020B. Tutti, ma proprio tutti sono stati in grado di pilotare adeguatamente le Fletcher & Munson in ambito domestico. Potrebbe sembrare una banalità dire che un diffusore è influenzato da ciò che esiste a monte di esso, ma ce ne sono alcuni in cui le differenze sono più avvertibili che in altri, è il caso delle nostre che, in virtù della loro trasparenza, sono riuscite a delineare con chiarezza la personalità di ogni amplificatore. Nella rotazione delle elettroniche la loro voce è cambiata, a volte in maniera eclatante, come nel caso del vecchio NAD, che ha consentito alle medie frequenze di cantare alla grande, probabilmente anche in virtù del suo particolare equilibrio timbrico. Il modulo e argomento d'impedenza, non impegnativo nella parte bassa dello spettro audio, laddove cioè è richiesta la maggior parte di energia, ha consentito in ogni caso di ottenere una valida espressione del range inferiore, anche con i T-Amp. Alla fine della fiera volete sapere "ex abrupto" se le Orator "LT" sono difficili da pilotare? No, non lo sono affatto.

Non forzano in nessun modo, anzi assecondano, le caratteristiche di sorgente e amplificazione. Nell'album Jazzy Groovy Foody rimango subito colpito da due qualità, la grande pulizia di emissione su tutto l'ambito di percezione e la profondità del basso, ma soprattutto la sua rimarchevole velocità, controllo e reattività nel rispondere ai transienti. Siamo in tempi di festività natalizie, ascolto un CD piacevole, di facile ascolto come Jazzy Christmas Party, mi concentro ancora sulla lucidissima stoffa timbrica. Vera seta per le orecchie sono brani come "Silver Bells", il medio è "smooth", per nulla aggressivo, discretamente dettagliato ma soprattutto mai "urticante", in una gamma dove l'orecchio è in grado di spaccare il capello in otto. In questa critica zona un po' di discrezione non guasta, è il monito che ci giunge da questi diffusori, che hanno un bilanciamento tonale che non punta alla linearità assoluta, ma si conforma, compensandolo, l'andamento delle note curve isofoniche di Fletcher & Munson. Questo conduce all'espressione di un suono si presente ma non invasivo, ben esteso agli estremi e con un sensibile effetto "loudness". Proseguo con il jazz di Brad Mehldau in Largo, bellissimo lavoro pubblicato nel 2002 che ho scelto anche un po' per pigrizia. Non si tratta della solita formazione jazz, ma di una complessa compagine strumentale in cui suona, oltre al piano (anche preparato), il vibrafono, fagotto, clarinetto, flauto, oboe, corno francese, trombone e trombone basso.

Una buona occasione per ascoltare timbri molto diversi tra loro senza cambiare continuamente disco. La gamma centrale mostra ancora un esemplare lindore, anche se non risulta iperdettagliata, tendendo a privilegiare la luminosità più che un chirurgico cesello. Il suo livello di pressione sembra però piuttosto morigerato, si manifesta con una certa timidezza e ciò risulta evidente sulle voci femminili, non molto presenti e un po' indietro nella scena virtuale. Per sincerarmene definitivamente, ascolto dei dischi "ad hoc" di voci femminili. Ne trovo un'ampia rassegna in A Woman's World, dove quelle di Geri Halliwell, Martine McCutcheon, Billie Piper, Belinda Carlisle e altre appaiono decisamente lustre, ricche di dinamica e swing ma non abbastanza presenti nella stanza da farmi emozionare davvero. Stesso discorso sul versante della musica lirica. L'ascolto di Magdalena Kožená in "Bach Arias", come della bella e brava Anna Netrebko nell'album "Souvenirs" convince sicuramente per la qualità, sarebbe tuttavia desiderabile una maggior energia di emissione sul medio-alto, in questo modo la loro intensità vocale potrebbe risaltare con maggior efficacia. Un neo che tende ad attenuarsi man mano che dalle medio-alte si transita verso le medie, vale a dire quelle frequenze che Leo Beranek ha individuato tra 316 e 1264 Hz. Le qualità timbriche di questi sistemi risaltano nel delicato colore degli archi della Prague Chamber Orchestra nella stupenda Serenata per archi Op. 22 di Antonín Dvořák.

Nelle Orator "LT", la totale mancanza di aggressività o vetrosità, le alte frequenze estremamente nitide e trasparenti, abbinate alle notevoli capacità dinamiche, rappresentano un autentico "atout" nei generi acustici, classici o moderni che siano. La strumento di Katarzyna Myćka in "Marimba Classica" tocca vertici di assoluta gradevolezza. Come già avvenuto nel jazz, una microdinamica particolarmente valida, attenta a ogni minima variazione di livello, insieme alla prontezza nel rispondere che ha questo diffusore, rende un "timing" perfetto, vivo e palpitante. Se ne avvantaggia il parametro dell'immediatezza, dove nessuna coda acustica si mette di mezzo a mascherare il segnale, un risultato raggiunto su tutta la banda audio. Così troviamo dei mid-woofer molto reattivi, fulminei e ben smorzati sin dalle frequenze più basse nelle emozionanti percussioni della Sagra della primavera, che arrivano alle orecchie tese, profonde e con la giusta dose di selvaggia violenza. Una gamma bassa che mi godo sino in fondo avvicendando l'ascolto di diversi generi cosiddetti "energetici". Questi mid-woofer sono ottimi elementi, con un gran motore magnetico, molto precisi in quello che fanno e sempre pronti alla tenzone. Le note di basso di Jaco Pastorius in "Anthology - The Warner Bros. Years" sorprendono per l'atletica propensione a lasciarsi dietro ogni appesantimento, ogni lentezza, sbalzano scattanti dal tessuto sonoro.

Le nostre due torri snelle manifestano una classe innata alle prese con le incursioni psichedeliche dei Pink Floyd, un vero must per gli amanti del suono senza tempo, quello che non segue le mode ma è basato sul rispetto innanzitutto per la fisiologia dell'orecchio. I suoni ruvidi, proiettati in un'atmosfera lividamente astrale dell'album "A Saucerful of Secrets", sono tratteggiati con maestria e forbitezza. Secondo album del gruppo britannico, questo fu l'ultimo a vedere nella compagine Syd Barrett, ormai avviato verso il declino mentale. Basso e batteria di "Set the Controls for the Heart of the Sun" sembrano provenire da una galassia lontana, da un'epoca che ho vissuto in pieno con tutte le sue suggestioni. Un diffusore raffinato ed elegante? Certamente, ma questo non non significa che le "LT" siano sottili né diafane, non mancando assolutamente d'impatto e "punch". Sono solo in casa, metto un attimo da parte il valvolare e i T-Amp, collego il potente Rotel RB 1070, con i suoi 130 Watt per canale su 8 Ohm "veri" e la sua impostazione timbrica che dona un gran corpo in basso, e mi lascio sconvolgere dalla violenza pura di "Overkill" dei Motörhead, non dopo essermi ovviamente assicurato che i vicini di casa siano assenti. Una mezz'oretta di alte SPL, non di più perché poi le orecchie iniziano a gridare vendetta, mi parlano di un'ottima tenuta in potenza, un basso solido come una roccia granitica, i piatti della batteria che sprizzano incandescenti scintille che sprizzano in ogni direzione.

Mezz'ora insomma di pura adrenalina per scoprire l'attitudine di questo sistema a "menare le mani" sul serio. Gli ascolti terminano con il doppio CD che sto recensendo in questo periodo: "Schubert 1828 - Alexander Lonquich", straordinario e innovativo, con l'autore viennese visto sotto una luce completamente nuova. Sone le note dei Drei Klavierstücke D. 946 a portare il mio animo su livelli superiori di godimento artistico, le Orator "LT", dal canto loro, si rivelano delle amabili amiche, mai invadenti, sulla cui presenza posso fare affidamento. Il suono è analitico e luminoso senza però mai diventare fastidiosamente puntiglioso. Il dettaglio c'è, una certa riservatezza della medio-alta pure, ma l'elevata classe di questa "signora" fa si che tutto ci venga consegnato con rara finezza e nessun tipo di forzatura.


CONCLUSIONI

Possiamo essere colti dal sospetto che la veste virginale, slanciata ed elegante delle Fletcher & Munson Orator "LT", non nasconda magari una furbesca operazione di marketing, volta a emulare una purezza fittizia quanto esteriore. Il parere di chi scrive è nettamente contrario a questa congettura. Siamo in presenza di un diffusore pensato e studiato nei minimi particolari. Tutta questa recensione va d'altronde nella direzione di una sua conoscenza non superficiale. Il misurone, spero, potrà trovare pane per i suoi denti ma anche all'ascoltone sarà sufficiente sentirlo con attenzione per togliersi ogni dubbio, verificando con le orecchie la validità di un progetto che non nasce casualmente, improntato a una seria ricerca. Questo interessante sistema rappresenta il frutto di un perfezionismo incline alla continua limatura del particolare, sino al raggiungimento di una personalità sonica forte, magari molto personale ma senza dubbio originale e inconsueta. E questo, in un mercato pieno zeppo di superfetazioni, non può che essere un valore aggiunto.
Il costo di una coppia di Fletcher & Munson Orator "LT" è di 6400 euro, ringrazio il patron dell'azienda per avermene concessa una per questa recensione!


Alfredo Di Pietro

Gennaio 2019


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