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 Ester - Storia di una regina minimieren

 

 

Ensemble Salomone Rossi
Direzione Lydia Cevidalli

Coro Antiche Armonie
Direttore Giovanni Duci

Veronika Kralova, soprano (Ester)
Roberto Mattioni, tenore (Assuero)
Giovanni Duci, alto
Giovanni Togni, organo
Diego Cantalupi, arciliuto

Giusi Quarenghi, voce narrante

Registrazione live effettuata il 10 aprile 2016 nella Basilica di S. Maria Maggiore in Bergamo da Massimo Lombardi - Venice Classic Radio


Ci siamo mai chiesti che valore abbia per noi il dischetto in policarbonato da 12 centimetri di diametro da inserire nel nostro lettore digitale e ascoltare? La musica che riproduce si può presentare in punta di piedi, delicata e leggera, oppure aggredirci con violenza, può anche lasciarci indifferenti, o addirittura annoiarci, se non riusciamo a entrare in sintonia con essa. Nella maggior parte dei casi ci limiteremo a registrare delle sensazioni nate sul momento, slegate da altri fattori. Talvolta però avviene che le coordinate s'infittiscano, che diversi elementi apparentemente estranei alla musica contribuiscano a rendere speciale ciò che diamo in pasto al nostro CD-Player. Questa è la ragione per cui "Ester - Storia di una regina" è per me molto più di un semplice CD. Convergono in esso la memoria del concerto di domenica 10 aprile 2016 a Bergamo, Basilica di S. Maria Maggiore, la conoscenza della storia di Ester, questa nobile figura femminile che strappò un popolo alla carneficina, l'incontro con Lydia Cevidalli, eccellente violinista e vera entusiasta della musica, l'apprezzamento dell'Ensemble Salomone Rossi e del Coro Antiche Armonie. E se il disco, come in questo caso, contiene un evento al quale abbiamo assistito in prima persona, la reminiscenza del bello assaporato balza con maggior forza alla mente. Questo album contiene quindi una registrazione "live", tra l'altro tecnicamente impeccabile. Ma non si può essere contagiati sino in fondo dal fascino e insieme dalla potenza evocativa di questa musica senza conoscere la storia dell'impavida regina, "simbolo di fede, coraggio e intelligenza che ispira da duemila anni i pittori: dalle miniature medievali a Botticelli, da Rubens a Rembrandt" dice nelle sentite note di copertina Lydia Cevidalli.

Il Rotolo di Ester figurato (Meghillat-Ester), custodito nella Biblioteca Civica Angelo Mai, contiene la sua storia, raccontata dalla voce deliziosa di Giusi Quarenghi nella prima traccia del CD. Una prima doverosa considerazione da fare e che non capita spesso d'imbattersi in un album dove oltre alla musica c'è il parlato, la voce narrante quasi si "embrica" con la prima, con naturalezza, a testimoniare l'importanza che in questo caso assume la narrazione per la piena comprensione delle composizioni. La vicenda si svolge a Susa, alla corte persiana, dove i giudei sono sudditi dal tempo dell'esilio di Babilonia. L'impero persiano era molto esteso e contava centoventisette province. Per celebrarlo, il re Assuero decise di convocare principi e ministri, governatori e capi militari per centottanta giorni di festa, più altri sette per il popolo. Il settimo giorno il re chiese che gli fosse condotta la regina Vasti, voleva che tutti ne ammirassero la bellezza, ma lei si rifiutò di presentarsi. Assuero, incollerito, proclamò un editto, da diffondere in ogni provincia del regno, che obbligava le mogli a rendere onore ai mariti, e quindi di obbedirgli in ogni occasione. Vasti fu ripudiata e sostituita. Furono allora condotte a palazzo le più belle vergini del regno, affidate alle cure degli eunuchi per essere degne del re, e tra queste poi doveva essere scelta la nuova regina. A Susa viveva il giudeo Mordecai, il quale aveva accolto in casa propria la giovane nipote (o forse cugina) Ester, rimasta orfana. La fanciulla aveva un aspetto molto avvenente e fu tra le prescelte per il palazzo.

Mordecai però le disse di non rivelare a nessuno di essere giudea. Le fanciulle quindi, dopo lunga preparazione, furono pronte per il re, che ogni sera ne sceglieva una per la notte, al mattino la congedava e solo per suo espresso desiderio sarebbe tornata a palazzo. Avvenne che proprio Ester fu richiamata per tornare. Mordecai, che in quel periodo si aggirava nei pressi della reggia per tenerla d'occhio, scoprì e sventò un complotto contro il re. In quei giorni Assuero fece primo ministro Amàn, con l'obbligo che la popolazione piegasse il ginocchio al suo passaggio in segno di deferenza, tutti lo fecero tranne però Mordecai. Amàn non sopportò quest'impudenza da parte di un giudeo e decise di usare contro di lui e i suoi il potere di cui disponeva. Il ministro allora chiese al re di poter sterminare un popolo che si arrogava il diritto di comportarsi seconde delle leggi tutte sue. Egli avrebbe, se esaudito, versato nelle casse reali diecimila talenti d'argento. Fu quindi decisa la data dello sterminio e Assuero dette ad Amàn l'anello regale per suggellare l'editto. Mordecai si vestì di sacco in segno di lutto. Ester venne a conoscenza dell'imminente strage, lei era la sola che poteva tentare di fermarla, le disse Mordecai. Doveva dunque trovare il modo di farsi ricevere dal re implorando clemenza per i suoi. In che modo però avrebbe potuto farlo, visto che questi, dopo la vicenda di Vasti, aveva decretato la pena di morte per chi si fosse presentato a lui senza essere stato espressamente convocato?

Ester, coraggiosamente, decise di presentarsi comunque al re, consapevole del rischio che avrebbe corso. Passati i tre giorni e le tre notti che lei aveva chiesto ai suoi di trascorrere digiunando e pregando, si tolse le vesti del lutto, indossò i fastosi abiti regali e si affacciò al cortile interno della reggia. Alla vista del re, visibilmente contraddetto, Ester si sentì svenire. Al vederla venir meno, l'ira di Assuero si trasformò in apprensione, lui si avvicinò per sorreggerla amorevolmente. Le implorò di parlargli, di aprire il suo cuore e dirgli cosa desiderava. Lei, pallida e con un filo di voce, lo invitò al banchetto che aveva preparato, insieme al ministro Amàn. Poco dopo, nel corso di questo, il re ripeté la domanda. La risposta di Ester fu: "Torni anche domani il re al mio banchetto con il primo ministro". Amàn era raggiante, per ben due volte era stato invitato al banchetto organizzato dalla regina, non ci fosse stato Mordecai, che si rifiutava di piegare il ginocchio al suo passaggio. Sua moglie Zeres gli disse di liberarsi di quel giudeo irriverente, di far preparare quella notte stessa un palo per impiccarlo. Quella notte il re, insonne, si fece leggere le cronache dell'impero, così venne a sapere della congiura ai suoi danni sventata da Mordecai. Allora chiese cosa fosse stato fatto per onorare quest'uomo, ricevendo un "nulla" in risposta. Amàn fu subito ricevuto dal re e questi gli chiese cosa si dovesse fare per un uomo che lui voleva onorare. Pensando di essere lui stesso, il primo ministro affermò che andava vestito con abiti regali, messo sul cavallo del re con una corona in testa e condotto in trionfo in tutta la città.

"Bene", disse Assuero, "Vai e ogni cosa che hai detto sia fatta per Mordecai". Amàn dovette quindi obbedire, poi si recò al banchetto con la regina, dove il re rifece ancora la domanda a Ester su cosa ella desiderasse. Questa volta lei rispose, chiedendo la vita per lei e il suo popolo, che erano in pericolo perché venduti per essere sterminati. "E chi ha osato fare questo!" tuonò Assuero. Ester allora indicò Amàn. Colpito dalla rivelazione di Ester, Assuero si alzò incollerito dal banchetto e andò in giardino. Amàn, vistosi perduto, si gettò ai piedi della regina per supplicare la sua protezione. Il re rientrò dal giardino e vedendolo talmente vicino alla regina gridò come osasse alla sua presenza e nel suo palazzo comportarsi così. Un eunuco a quel punto informò il re che nella casa di Amàn era stato innalzato un palo per impiccare Mordecai. "Sia usato per Amàn quel palo", ordinò il re e così fu fatto. In seguito Assuero seppe da Ester del legame di parentela che c'era tra lei e Mordecai, lo convocò e gli diede l'anello che aveva fatto togliere ad Amàn. Ester rinnovò il suo desiderio, il re allora stese il suo scettro verso di lei emanando un controeditto nel quale si dava facoltà ai giudei di difendersi e di sterminare chiunque gli assalisse e saccheggiasse i loro beni. Il tredici del mese di Adar lo sterminio avvenne, ma ai danni però di chi voleva uccidere i giudei. Da allora Ester è diventata il simbolo del rovesciamento delle sorti. Il giorno successivo ci furono festeggiamenti e scambi di regali per i poveri e i bambini.

Il tredici e quattordici di Adar si celebra "Purim", festa obbligata della liberazione. Ma la narrazione non è l'unica particolarità di questo album. Per uno stesso oratorio, vale a dire un'opera lirica su soggetto religioso, riguardante la figura di Ester, non uno ma due sono i compositori presi in considerazione: Georg Friedrich Händel e Cristiano Giuseppe Lidarti. L'Esther (HWV 50) di Händel è un oratorio importante perché riconosciuto dai musicologi come il primo inglese. Il suo libretto fu tratto dal precedente dramma "Esther" scritto da Jean Racine. In realtà Händel iniziò a comporlo nel 1718, non come forma d'opera religiosa ma come "masque", cioè una rappresentazione teatrale di corte dove c'è un corteo di maschere che suonano e ballano, invitando il pubblico presente a partecipare a danze e giochi. Un qualcosa quindi di piuttosto lontano dalla maestosità sacerdotale di un oratorio. Esiste tuttavia una ragione precisa che giustifica questa "metamorfosi" formale. Dai ragazzi cantori della Cappella Reale fu eseguita l'edizione del 1720, probabilmente in una versione teatrale. La rappresentazione si svolse con notevole successo alla taverna Crown e Anchor, locale popolare dedicato alla musica. Visto il buon esito, un membro della famiglia reale chiese al compositore di eseguire Esther nello stesso teatro in cui venivano eseguite le opere. Però il vescovo di Londra, Edmund Gibson, certamente non avrebbe consentito che delle storie bibliche fossero mostrate sul palcoscenico. Allora Händel decise di presentarla in forma di concerto, con i medesimi cantanti che si esibivano nelle opere italiane ma senza nessuno scenario o azione teatrale e in una forma in tre atti.

Da qui, quasi per caso fu inventata la forma dell'oratorio. Di questo capolavoro häendeliano, il CD reca l'Ouverture, nei tre movimenti di "Andante", "Larghetto", "Allegro", e una selezione di corali ("Virtue, truth and innocence" e "Save us o Lord"), due Arie ("Tune your arps" e "Tears, assist me"), il recitativo "I go before the king" e il Duetto tra Ester e Assuero "Who calls my parting soul from death?". Non se sollecitati dal gusto del raro, si è deciso di affiancare alla "Esther" di Händel, la "Ester" di Lidarti, prolifico musicista austriaco di origine italiana nato a Vienna nel 1730 e morto a Pisa nel 1795. Nelle sue opere di musica sacra spiccano le composizioni su testo ebraico e una delle più rappresentative è proprio l'oratorio Esther. Scritto intorno al 1770 (1774?) per la sinagoga di Amsterdam, se ne conosceva l'esistenza pur credendolo perduto. Fu riscoperto negli anni 1997-1998, in modo quasi casuale, dal bibliotecario del dipartimento di musicologia dell'Università di Cambridge, poi identificato dal musicologo Israel Adler. E il merito della prima esecuzione italiana in tempi moderni sapete a chi va? Proprio a quell'Ensemble Salomone Rossi che così meravigliosamente l'ha fatto rivivere l'anno scorso nella Basilica bergamasca di S. Maria Maggiore. Nelle tracce 11, 12 e 13 troviamo un'ottima sintesi di questo capolavoro, non so da quanti conosciuto: il recitativo "Mi zeh", il duetto "Mimmawet" e il coro "Shiru LeEloim". Va dato atto a questo progetto discografico di avercelo portato all'attenzione. L'Ensemble Salomone Rossi e il Coro Antiche Armonie imbastiscono tessiture vibranti, ricche di tersi colori.

Portano alla luce quanto di straordinariamente moderno c'è non solo nel messaggio della storia di Ester, ma anche in questa musica barocca, che si rivela agli antipodi del concetto di "ammuffito" riposto in certi stantii (questi si) pregiudizi su questa. È sufficiente ascoltarla con mente aperta per capire come essa sia davvero la quintessenza della vitalità, foriera di una concezione timbrica fondata sulla grande purezza sonora. Sole, primaverile luminosità, una nobiltà mai corrotta da ombre e il senso di un'ineffabile serenità interiore è quello che si sprigiona da questi due prestigiosi ensemble, diretti da Lydia Cevidalli e Giovanni Duci. Le voci del soprano Veronika Kralova, del tenore Roberto Mattioni, dell'alto Giovanni Duci, si fondono armoniosamente con gli strumenti. Tutti, davvero tutti sono dotati di quella preziosa pertinenza stilistica necessaria a far entrare l'ascoltatore nel rigoglioso mondo barocco. Ascolto... chiudo gli occhi ritrovandomi trasportato all'istante nella navata centrale della Basilica di S. Maria Maggiore, immerso nella sua magnificente grandiosità. Rivedo i meravigliosi arazzi di Alessandro Allori che rappresentano scene della Vita di Maria. Ma è il suono soprattutto a ricondurmi a quel bellissimo, assolato pomeriggio dell'aprile 2016.

 




Alfredo Di Pietro

Ottobre 2017


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