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martes, 15 de octubre de 2019 ..:: DolceVita Sogno 2 "Limited Edition" ::..   Entrar
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 Diffusori DolceVita Sogno 2 "Limited Edition" Minimizar

UNA STORIA COMPLESSA
QUATTRO CHIACCHIERE CON VINCENZO FRATELLO




Quarantasette anni di frequentazione del mondo audio non sono uno scherzo. Un ruolo importante giocano in questo percorso la grande passione e la curiosità intellettuale dell'ingegner Vincenzo Fratello, un professionista che nei passati quindici anni ha lavorato per multinazionali come Alcatel e Texas Instruments, occupandosi sempre di marketing. Un'altra sua dote è l'ecletticità, che gli ha consentito di muoversi in realtà facenti parte di pianeti totalmente diversi, sia per le risorse che per le modalità d'approccio. Quando ha iniziato a dedicarsi ai diffusori non ha cercato un collaboratore tecnico, ma bensì commerciale poiché per lui dedicarsi solo alla tecnica sarebbe stato il massimo. Anche quando ha iniziato a lavorare per gli americani voleva fare il progettista e non occuparsi del lato commerciale tuttavia, una volta messosi in proprio, ha dovuto per forza occuparsi anche di questo aspetto. La sua attività nel campo dell'alta fedeltà inizia nell'ormai lontano 1994 con l'azienda SAP (Strumenti Acustici di Precisione). Oggi non esiste più come azienda, non è stata chiusa ma non è attiva. Ora c'è un'altra realtà con un nome che ricorda una canzone di Pino Daniele: "Alleria", denominazione non data a caso in quanto i suoi soci amano particolarmente il cantautore napoletano scomparso nel 2015. Il brand invece, composto da italiani che sono molto fieri di esserlo, si chiama DolceVita. I primi frutti SAP furono due diffusori basati su trasduttori coassiali.

All'epoca il titolare si recò a Reggio Emilia dall'ingegner Gandolfi, direttore tecnico della RCF, che lo condusse nella sua camera anecoica, la più grande d'Europa, e gli misurò gratuitamente i suoi diffusori. In seguito per una serie di ragioni, anche prestazionali, la ditta passò a utilizzare dei trasduttori Beima, sempre coassiali, impegnandosi in davvero tantissime realizzazioni. Sbocciarono diffusori a tre, quattro vie, anche con grandi woofer da 38 cm. A un certo punto fu trovata un'azienda a Sasso Marconi che produceva altoparlanti per citofono e piscine, chiedendogli se gli facesse un largabanda. Dopo qualche tira e molla fu fatto e nacquero i diffusori SAP Trio e Quartetto, che riscossero un buon successo di vendite in America, quando c'era mercato, i più venduti dalla SAP. Erano dei tre vie ma avevano comunque al centro questi largabanda. "Ne stilai personalmente le specifiche", racconta Vincenzo Fratello, "il cestello era di 13 cm, per altoparlante da automobile, loro quello avevano e quello impiegarono". In seguito, nel 1999, si è occupato dell'importazione e distribuzione in Italia di Nagra. "Conobbi la Marketing Manager del marchio svizzero, Aldona Mury, di nazionalità polacca come Stefan Kudelski. Gli avevo contattati telefonicamente per comprare un PL-P, il primo preamplificatore fatto da loro, e venni a sapere che lei cercava un distributore in Italia. Io pensai a MPI Electronics di Alessandro Faccendini, con cui avevo un rapporto amichevole. Aldona però voleva un operatore che trattasse solo il marchio Nagra." Vincenzo fu il secondo nel mondo, oltre a un americano, a distribuire Nagra Audio fuori dalla svizzera.

Parliamo dei prodotti Hi-End e non dei Professionali. La collaborazione fu decisa semplicemente con una stretta di mano, senza alcun contratto, ed è durata per dodici anni, sino al 2011. In seguito, per cose personali, fu interrotta sia l'attività SAP che l'importazione Nagra, sopravvivendo la seconda alla prima di un paio d'anni. Un capitolo a parte rappresentò la famosa basetta Relaxa, realizzata in collaborazione con il Politecnico di Milano per le misure strumentali, che non erano esattamente una passeggiata. Solo in Giappone ne furono vendute 6.000, un numero che potrebbe sembrare irreale, le ultime l'anno scorso, a distanza di vent'anni dal lancio sul mercato. "Ogni tanto il giapponese con cui sono in amicizia", racconta Vincenzo, "mi chiama ordinandomene qualche esemplare". Sempre con il Politecnico di Milano è stata tentata la progettazione di un giradischi, il "Tempo", l'unico mai fatto al mondo con il motore passo-passo, teoricamente non adatto al moto da imprimere al piatto di un giradischi per via del suo funzionamento a scatti. Se a un motore di questo tipo si fanno fare 2.000 passi per giro e poi gli parzializzi, un utilizzo di questo tipo diventa possibile, con il vantaggio che tale motore non ha bisogno del "feedback". Per il "Tempo" l'elettronica di controllo fu fatta in Italia dalla Hohner Automazione di Paride Rambone, mentre il motore era giapponese, della Oriental Motor. Di questi giradischi ne furono fatti una dozzina poi, per una serie di problematiche costruttive ma soprattutto per l'indisponibilità a collaborare del Politecnico milanese, la produzione fu interrotta.

L'Accademia dell'Audio di Audioreview se ne interessò e Marco Benedetti scrisse: "È l'unico giradischi in produzione che comprerei", Michael Fremer lo elesse a "Recommended component" per due anni di seguito sulla rivista Stereophile. Un signor giradischi insomma, dotato di notevole coppia come i trazione diretta, in cui ai notevoli vantaggi si contrapponevano anche delle complicazioni costruttive e dei costi non indifferenti. "Una di quelle cose che facciamo solo in Italia e poi in qualche modo spariscono", dice Vincenzo. L'attività è ripartita verso la fine del 2015, in coincidenza con la sua rinnovata volontà di lasciare un'impronta nel campo delle elettroacustiche. Attualmente, di tre modelli è composta la gamma DolceVita: Sogno 2, l'ammiraglia, Sogno 1 (volume di 30 litri, senza radiatore passivo), e il modello bookshelf "Volare", che ha lo stesso volume interno della Sogno 1 ed è ancora in produzione, dopo essere stato un vero e proprio laboratorio di sperimentazione. Poi c'è la Sogno 2 "Limited Edition", oggetto di questa recensione, la quale si distingue per avere il crossover esterno e collegato al mobile per mezzo di un connettore Speak-On con quattro terminali.


FILOSOFIA PROGETTUALE



Il largabanda; nei sistemi DolceVita a questa tipologia di trasduttore è affidata la riproduzione di almeno due ottave in più della banda vocale, vale a dire il range tra 150 e 6.000 Hz. Nessun tipo di filtraggio in frequenza viene attuato, andando ai capi della bobina mobile l'intero segnale in uscita dall'amplificatore. Qualche intervento è comunque previsto, atto a compensare il comportamento del modulo d'impedenza alla frequenza di risonanza e il normale incremento della componente induttiva al crescere della frequenza, oltre alla regolazione dei livelli, consentita entro un certo range su entrambi gli altoparlanti. Sono accorgimenti che garantiscono un migliore accoppiamento con qualsiasi amplificatore e rendono, come vedremo, questo sistema particolarmente facile da pilotare, com'è emerso durante le prove d'ascolto con i più diversi amplificatori. In realtà, non si tratta di sistemi intransigentemente "Full Range" poiché è previsto l'utilizzo di un cosiddetto H-Tweeter, cioè un tweeter alto o Supertweeter che dir si voglia, che tra i suoi requisiti deve obbligatoriamente avere una risposta in frequenza estesa ben oltre i 20 kHz, meglio se più di un'ottava. La sua vera funzione è di "Filler Driver", per bilanciare quell'energia emessa in ambiente che nessun larga banda è in grado di fornire fuori asse. Il componente equipaggiato è sempre lo stesso per tutti gli attuali modelli, in ognuno messo in condizioni di perfetta fase acustica rispetto al largabanda, particolare che agevola l'ottima integrazione tra l'emissione dei due driver, che per questo risulta indistinguibile l'una dall'altra.



In tutti i diffusori dolcevita, il suo livello, come quello del largabanda, è regolabile su tre posizioni (Clear, Soft e Natural) intervallate tra di loro di circa 1,5 dB. Vincenzo Fratello decide quindi di usare il largabanda, una tipologia che insieme ai coassiali gli è cara sin dagli esordi, mai però impiegati da soli ma aiutati da altri trasduttori. Trova due componenti che incontrano il suo gradimento, ma non vuole citarne marca e modello (né in questa recensione verrà fatto), a lui piace parlare del diffusore nel suo complesso. Per individuare il largabanda appropriato ne ha provati davvero tanti, tra cui alcuni trasduttori francesi, i Dayton Audio (in America considerati il meglio), Lowther, Seas, Tangband... Più di dodici sono stati quelli passati al vaglio per approdare all'attuale, dopo aver prima individuato il diametro, che doveva essere di 16 o 20 cm. La scelta è poi ricaduta sul 20 cm perché a Vincenzo piace avere una gamma bassa importante. Evitata la soluzione del doppio cono, ne è stato scelto uno che in asse risponde sino a 18.500 Hz, mentre nel fuori asse interviene un tweeter, in realtà usato come "Filler Driver", il quale "riempie" in energia quello che il largabanda non è in grado di dare in condizioni di fuori asse. L'attenta indagine compiuta su quelli disponibili sul mercato è stata fatta con dei precisi criteri, in buona sostanza non si è cercato quello che va meglio nella risposta in frequenza, che distorce meno o ha la frequenza di risonanza più bassa, ma bensì quello dal funzionamento più possibilmente privo di evidenti difetti nei vari parametri.



La sua coerenza è preservata dal fatto che nessun taglio in frequenza è operato su esso, lavorando a banda intera. Per il modello utilizzato nelle DolceVita, il venditore fornisce la risposta in frequenza individuale. Da notare l'estrazione "Pro" della sospensione esterna, non in gomma né in Foam ma in robusta tela a doppia onda. La sua membrana ha un diametro effettivo (misurato a partire dalla seconda onda) di 17,5 cm ed è rigorosamente in carta. Pure questa è un'opzione che credo sia stata valutata con attenzione, in considerazione delle sue benefiche ripercussioni sul suono in termini di definizione e dettaglio. Il largabanda che equipaggia le Sogno 2 è stato usato per la prima volta nel modello "Volare", un bookshelf da 30 litri in sospensione pneumatica tutt'ora in produzione. Guardando la foto del trasduttore, non sarà sfuggita la leggera colorazione verde della cupola parapolvere, non presente negli esemplari di serie. Questa è indicativa del fatto che si tratta di componenti sui quali c'è stata a monte una particolare attenzione, misurati individualmente, selezionati e accoppiati tra destro e sinistro. La ricerca del giusto driver è stata faticosa anche per il tweeter, tra i tanti provati a cupola Seas e Scan Speak, a nastro, AMT, anche piezoelettrici. La scelta è finalmente ricaduta su un componente a tromba di grande nome, non costosissimo, sulla cui base è iniziato uno studio finalizzato alla progettazione del crossover.



Il suo magnete è in AlNiCo e molto estesa risulta la risposta in frequenza (50.000 Hz). Nel corso delle misure si è trovato -1 dB a 40.000 Hz, limite del microfono. Grande attenzione è stata dedicata alla corretta messa in fase acustica con il largabanda, mediante un preciso allineamento dei centri di emissione, elemento importante per la coerenza timbrico-prospettica. Sulla medesima filosofia sono nate la citata Volare, seguita dalle due Sogno, tutti modelli che hanno medesima componentistica e layout circuitale del filtro crossover. Entrambe le Sogno sono contraddistinte dal rapporto delle tre dimensioni secondo la sezione aurea. Secondo Vincenzo la cassa non dev'essere un "pezzo di cemento", ma è importante che essa risuoni senza picchi. Emerge un concetto di fondo conosciuto al Politecnico milanese, in base al quale è impossibile creare un qualcosa (un mobile nel nostro caso) che non vibri. Si può soltanto cercare di spostarne la frequenza, ma non di eliminare le vibrazioni. Bisogna quindi fare in modo che dovunque vibri non manifesti picchi. Se, per esempio, il mobile si muove da 300 a 3.000 Hz, non deve avere una punta di vibrazioni doppie a 1.000 Hz e il sistema va pensato di conseguenza.




IL MOBILE



Prodigo d'informazioni a riguardo è il dettagliato PDF illustrativo di questo modello "Top". 43x70x28 cm (Larghezza-Altezza-Profondità) sono le dimensioni, cinquanta litri il volume interno della struttura lignea in multistrato di betulla finlandese dello spessore di 18 mm, realizzata con un incollaggio fenolico definito "marine grade". Secondo la filosofia DolceVita, questo materiale è il più adatto se si vuole conseguire un'elevatissima qualità acustica. In tal senso, la betulla scandinava è considerata la migliore disponibile. La colla fenolica, inoltre, riempie perfettamente tutte le eventuali rare e piccole lacune di materiale che dovessero essere presenti nei singoli strati. I bordi sono invece realizzati in legno massello di Noce, sezione 18x15 mm, a eccezione dei fori per gli altoparlanti che nel multistrato funzionano meglio, sempre nella direzione del conseguimento di un'elevata caratura acustica. Il progettista mi ha impedito di aprire il mobile, fornendomi tuttavia una foto che mostra l'interno del modello più piccolo, il Volare, che ha comunque un'organizzazione simile alle Sogno 2. Come si può vedere, non c’è alcuna struttura d'irrigidimento, ma al suo posto è stata utilizzata la tecnica delle "anime" (i due listelli cilindrici che decorrono antero-posteriormente) in abete armonico massello, che nelle Sogno 2 sono quattro. La loro funzione non è quella di sopprimere le vibrazioni, ma di sintonizzarle a una data frequenza. Vincenzo Fratello è molto attento all'aspetto ebanistico delle sue realizzazioni, qui ha seguito strettamente le indicazioni di un mastro liutaio che è stato d'aiuto per identificare diametro, posizione e numero delle anime usate nell'ammiraglia.



La tensione esercitata da queste sui pannelli anteriore e posteriore è regolabile, accordata sia tramite misure di vibrazione, sia con l'ascolto da parte dello stesso liutaio. Una cura che, evidentemente, non può essere prestata nei comuni modelli di serie e che giustifica la dicitura "Limited Edition". "Probabilmente siamo i primi al mondo ad applicare questo sistema di accordo a un diffusore acustico", afferma orgogliosamente il progettista. Passiamo alla non meno bella impiallacciatura, realizzata in Noce nazionale dello spessore di 10/10, privo di giuntature in direzione della lunghezza. Il frontale è in un pezzo unico di pedulo di Noce nazionale, cioè non diviso in due metà secondo la larghezza, come quasi sempre accade, e abbinato per coppia sulle due unità di diffusori. Per chi non lo sapesse, il pedulo è la parte del tronco intermedia tra il fusto e la radice, quella più "nobile" e costosa, sicuramente la più richiesta per i mobili d'arte. Tra l'altro non è facile ad aversi, tanto che è necessario prenotarla e attendere pazientemente il proprio turno. Tutte le impiallacciature, siccome provengono dallo stesso albero, sono perfettamente simili per i due diffusori, tanto da sembrare fatte in sintetico, un materiale che è stato accuratamente evitato di adoperare. Tutti gli incollaggi e le giuntature sono fatti con collante vinilico tipo D4, mentre la scocca è costruita secondo la tecnologia "folding", così da evitare qualsiasi fessurazione che possa verificarsi nel tempo, vista la sensibilità del legno all'umidità e alla luce.



Finezza nella finezza: le due cornici di filetto intarsiato sono in massello di Acero, sezione 3x3 mm, il bel cilindro che supporta il tweeter è anch'esso in massello, parte in Noce e parte in Acero, prima tornito dal pieno e poi scavato all'interno. Le lavorazioni che richiedono una particolare precisione sono effettuate con macchina a controllo numerico (CNC), mentre le altre sono fatte a mano da mastri ebanisti professionisti dotati di notevole esperienza. Questo fa di ogni coppia di Sogno 2 realmente una cosa unica. Tutta la viteria è in materiale antimagnetico, ottone o acciaio inossidabile. Altrettanto lungo e complesso è il lavoro di finitura. La carteggiatura è eseguita con grana progressivamente più fine per mezzo di una levigatrice roto-orbitale, quella finale è eseguita a mano con carta vetro grana 600. La verniciatura è realizzata a spruzzo con vernice acrilica Gloss 20 in quattro mani ben distinte, cioè intervallate dal tempo necessario. Il pannello dov'è montata la tela acustica (acusticamente ben trasparente come vedremo dalle misure) è tenuto in sede con magneti celati alla vista, annegati nel frontale al di sotto dell'impiallacciatura al fine di evitare qualsiasi sporgenza sul frontale. Una ricercatezza, l'ennesima: sotto il tweeter, anche per evitare ogni riflessione e il trasferimento al mobile di qualsiasi vibrazione, è posizionato un pannellino rivestito in pelle Connolly. Si, proprio quella usata nelle Bentley o nelle Ferrari, dopo tutto parliamo di una Limited Edition no?



Al di sotto del mobile è fissata una "Y" in multistrato di betulla, sempre fenolica e scandinava, in dotazione al diffusore per consentire una leggera inclinazione di circa 4°; nel punto d'appoggio con il pavimento sono presenti tre piramidi in Noce massello, anch'esse con le dimensioni altezza e lato in rapporto aureo (come la piramide di Cheope). Il crossover è esterno, alloggiato in un contenitore in legno massello e con il top trasparente che lascia in bella vista la componentistica. Il lettore avrà a questo punto ampiamente capito che non si può certo definire banale o ordinaria la struttura di queste Sogno 2. L'esigenza di affinamento estetico e dei materiali non è stata subito di primaria importanza per Vincenzo Fratello, ma è sopravvenuta in un secondo momento. È nato allora per combinazione un rapporto di fiducia e collaborazione con un giovane falegname di Bassano del Grappa, residente a ben 800 Km di distanza da lui, che abita a Salerno. Si tratta di un professionista che da tempo ha intessuto un rapporto di vicinanza con la riproduzione audio, essendosi interessato al Car Stereo in un periodo non esattamente propizio per la sua attività di falegname. Oggi è dotato di un'ottima manualità anche per saldare e allestire un filtro crossover. Ha avuto una parte importante nella scelta dei materiali lignei, da esperto di mobili per tradizione familiare perché il padre, come anche il nonno, si muovevano nel settore dell'ebanisteria. Tanta cura ha ovviamente inciso sul prezzo finale del diffusore, non proprio popolare ma pienamente congruo viste le soluzioni da "fuoriserie" implementate.



Insomma, se vuoi l'intarsio devi pagare. Un professionista meticoloso, perfezionista fino a rasentare il maniacale questo artista del legno, che ha dato un valore aggiunto alla produzione DolceVita. Il cilindretto nel quale è alloggiato il tweeter è anche una sua idea, differente da quella iniziale del progettista che lo voleva in un corpo unico di massello di Noce. Tra i due strati lignei esterni ne è stato quindi interposto uno più sottile in Acero, con un gradevole effetto estetico, il quale fa da "pendant" con gli intarsi sul pannello frontale che incorniciano i due altoparlanti. Al posto quindi di un unico cilindro ce ne sono tre poi messi insieme. Dando uno sguardo al pannello posteriore, delle 22 viti con testa a brugola che lo tengono in sede quattro non sono disposte lungo il bordo ma al centro: sono quelle dedicate alle quattro anime di cui parlavamo. Rispettato anche in questo caso il rapporto della sezione aurea (1/1,618).




IL FILTRO CROSSOVER



Tra i particolari affiorati nel corso del lungo carteggio telematico nonché dalle chiacchierate avute con il progettista Vincenzo Fratello, numerosi sono stati gli spunti forniti relativamente alla rete divisoria, la quale, in realtà, non sarebbe proprio corretto chiamare così. Anche qui stesso discorso degli altoparlanti: non v'è alcuna intenzione di rivelare "coram populo" lo schema circuitale completo, che è e deve rimanere riservato, mentre sussiste una grande disponibilità a dichiarare le linee di principio che ne costituiscono la filosofia. Tutta la componentistica è accolta su una scheda, evitato quindi il cablaggio in aria. Tra i vantaggi di questa soluzione c'è quello derivante dal fatto che una PCB offre un piano di massa grande quanto la sua superficie. Ottima, manco a dirlo, la qualità della componentistica impiegata, sulla quale non si è certamente lesinato, tra condensatori "Cross Cap", "Silver Z-Cap" e "MKP" della danese Jantzen (in fogli di Polipropilene metallizzato Zinco-Alluminio i primi due e Zinco per gli MKP) e induttori Intertechnik. Ma veniamo ai dettagli tecnici... Nel filtro vengono implementate delle celle di compensazione, o linearizzazione. In parallelo c'è una rete RC (Resistore - Condensatore), atta a impedire che la componente induttiva dell'impedenza cresca al salire della frequenza, in pratica una Zobel. Questo facilita il compito dell'amplificatore a monte. Ancora, è presente una rete RLC, posta verso massa con funzione antirisonante, che possiamo considerare anch'essa una cella di compensazione.



Come avviene nella pratica totalità dei "Full Range", la risposta in frequenza in asse mostra una tendenza all'incremento del livello al salire della frequenza, questo è un fatto fisico, verificato sul campo dallo stesso progettista sui numerosi esemplari testati. Succede sia nei biconici che nei monomembrana. Nel circuito è stato utilizzato un induttore a filo Litz della Intertechnik (LU 62/41 TT), nessun mistero a riguardo, dato che il componente è ben visibile in trasparenza nel box che accoglie il filtro. In combinazione con la bobina operano tre resistori di attenuazione di tipo antinduttivo, i quali modulano finemente il livello del largabanda nelle curve "Clear", "Soft" e "Natural". L'intervento della cella LR variabile è stato fatto partire in fase di progetto proprio dal punto in cui la curva di risposta del largabanda inizia a salire, passati i 1.000 Hz, per posizionarsi ben al di sopra del livello medio in una fascia che va da circa 1.500 a oltre 10.000 Hz. Nelle misure, segnatamente nella risposta elettrica del filtro crossover, vedremo quali sono nei particolari i relativi andamenti della funzione di trasferimento.




IL RODAGGIO, "VEXATA QUAESTIO"



C'è chi ci crede e chi no, ma è indubbio che questo serva, soprattutto in un dispositivo che assolve anche a delle funzioni meccaniche come può essere un trasduttore elettro/meccano/acustico. Piuttosto lungo è dichiarato essere il periodo di rodaggio necessario per le Sogno 2, esattamente come i migliori diffusori in commercio; occorrono minimo un centinaio di ore affinché il sistema dia il meglio di se. Già in sede di produzione i largabanda sono sottoposti a 72 ore di assestamento, così, giusto per scioglierli. Per quanto riguarda il tweeter invece, un tale trattamento non è necessario, mentre il woofer da 21 cm usato come passivo può essere tranquillamente lasciato rodare con il normale uso, dato che ha una sospensione in foam, leggera e cedevole. Una volta rimosso il pannello posteriore, viene da chiedersi cosa ci faccia un vero e proprio altoparlante dotato del suo bel magnete, in pratica un trasduttore fatto e finito, se la sua funzione è quella di radiatore passivo. Il mistero si chiarisce subito se pensiamo che, pur non essendo collegato all'amplificatore, il gruppo magnetico rende possibile variare lo smorzamento per via elettrica, usando giustappunto la bobina mobile del quale è dotato. Si offre così la possibilità all'utilizzatore di modulare la risposta delle basse frequenze entro un certo range, rendendola più vicina a un accordo in sospensione pneumatica piuttosto che a quello di un reflex (passivo). Esiste anche una posizione intermedia da poter adoperare come via di mezzo tra cassa aperta o chiusa.




LE MISURE


SETUP

Microfono iSEMcon EMX-7150
Alimentatore Phantom Behringer Micro Power PS400
Calibratore Microfonico PCE-SC41 in classe 2
Multimetro TRMS PCE-UT 61E
PC Notebook Lenovo G50
Scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0
Finale di potenza Rotel RB 1070
Jig per misure d'impedenza autocostruito
Voltage probe con attenuazione di 20,55 dB per la rilevazione in Dual Channel
Cavo di potenza Labirinti Acustici Fluxus
Software di misura: Arta - Limp - Steps




Calcolata su 283 rilevazioni, da 100 a 10.000 Hz, la sensibilità media anecoica del sistema corrisponde a 93,756 dB. È un valore molto vicino ai 94 dB, senza dubbio elevato se confrontato a quelli di più comune riscontro nei sistemi "Home" e in buon accordo con quanto dichiarato dal produttore.



La rilevazione della risposta in frequenza in regime @anecoico è stata più laboriosa del solito, integrando in overlay le curve che è possibile ottenere con i controlli di livello Clear, Soft e Natural. Ho tenuto le medesime regolazioni per i due altoparlanti, a disegnare perciò tre distinti grafici da 1.500 Hz in poi. La Free Field Response si ottiene dalla sintesi di due diverse metodiche d'acquisizione: campo lontano (sin dove le caratteristiche del locale permettono) e campo vicino; consente di eliminare completamente il contributo della stanza in cui è stata effettuata la misura. È una tra le rilevazioni più significative, dalla quale si può evincere l'equilibrio tonale di un sistema. La Sogno 2 appare improntata a una non severa linearità, sin dalle frequenze basse, dove si evidenzia un non indifferente rinforzo in corrispondenza degli 83 Hz, dovuto al contributo del reflex con radiatore passivo. Successivamente la risposta tende a scendere su SPL minori, in un andamento progressivamente decrescente (e piuttosto frastagliato) verso le frequenze più alte. La risposta rialza la testa dopo lo stretto e profondo picco negativo centrato a 2777 Hz, corrispondente alla frequenza di taglio del "Filler Driver", discretamente stabilizzandosi tra i 4 e 10 kHz per poi accusare una relativa ridiscesa dai 10 ai 20 kHz. Intorno ai 58 Hz si colloca la F3, vale a dire la minima frequenza utilmente riproducibile, testimone di una discreta estensione dal lato basse.



Il Cumulative Spectral Decay mostra come, a partire dall'impulso, l'energia fornita al sistema si prolunghi nel tempo sino a esaurirsi entro un dato limite in dB. Nelle DolceVita questa decade di 40 dB entro 3 millisecondi, un valore certamente confortante. La figura dei vari "splice" appare piuttosto accidentata, in un tipico susseguirsi di picchi positivi alternati a negativi, suggestivamente riproposti alla visione. Se il CSD analizza il decadimento dell'impulso nel tempo, il Burst Decay lo fa invece in cicli. Nel relativo grafico vediamo come oltre i 5.000 Hz si verifichi un incremento progressivo del loro numero, cosa normale per un largabanda la cui membrana è chiamata a lavorare sino a frequenze molto alte per la sua costituzione fisica. Intorno ai 15 kHz occorrono 36 cicli affinché l'impulso esaurisca la sua iniziale energia.



Il grafico relativo alla risposta del largabanda in campo vicino è stato acquisito, come di regola, con la capsula microfonica posta a pochi millimetri dalla cupola parapolvere. Qui emergono in maniera più evidente alcuni particolari già visti nella Free Field Response, come il "notch" alla frequenza di 37 Hz, sintomatico dell'accordo reflex, e la progressiva discesa del livello di pressione verso le alte frequenze. Ovviamente, manca nella misura l'apporto del tweeter in qualità di "Filler Driver", ecco perché il range da 3 a 9 kHz circa appare piuttosto depresso. Va da sé che, mitigatosi l'effetto del filtraggio operato sul trasduttore, la risposta subisca una parziale risalita tra i 9.000 Hz e il limite dei 20.000 Hz. Ma che senso può avere un intervento che da una parte attenua mentre dall'altra riempie il vuoto? Il senso ce l'ha eccome perché la risposta in salita sulle alte frequenze del largabanda si verifica nella condizione in asse, ma allontanandosi anche di pochi gradi da questa si ha una notevole diminuzione del livello emesso, laddove il tweeter dà il suo benefico apporto con un lobo polare decisamente più ampio.



Seguono CSD e BD relativi al precedente grafico. All'esame del CSD si constata un veloce decadimento dell'impulso da 2.000 Hz in su, al disotto di questo limite i tempi si allungano, cosa che rientra nella perfetta normalità delle cose. Notiamo nella zona intorno ai 300 - 400 Hz un piuttosto vistoso fenomeno di risonanza, visibile anche al Burst Decay e alla rilevazione della THD/seconda e terza armonica, imputabile con tutta probabilità all'innesco di una stazionaria all'interno del mobile. Nel BD si assiste a un presagibile prolungamento in cicli nella citata zona e oltre gli 8 kHz.



All'utilizzatore delle DolceVita Sogno 2 è dato d'intervenire sull'"importanza" della gamma bassa, può farlo tramite i tre controlli posti sul retro della cassa (Aperta, Intermedia e Chiusa), azionabili per mezzo di un selettore a levetta. Nel grafico in overlay della risposta in campo vicino relativa al radiatore passivo se ne può apprezzare l'intervento. Alla frequenza di 75,8 Hz la differenza di SPL tra opzione "Chiusa" e "Aperta" è pari a 2,83 dB. È una differenza apprezzabile ma nel mio ambiente d'ascolto non ha stravolto l'impostazione timbrica del sistema, che è rimasta alquanto "calda" in entrambe le posizioni.



Tra le misure più interessanti e significative c'è senza dubbio l'RTA (Real-Time Spectrum Analysis) in ambiente, dove la risposta propria del diffusore e il contributo ambientale s'incontrano per fondersi in un tutt'uno inscindibile. Questa può riservare delle sorprese al di sotto della cosiddetta Frequenza di Schroeder, che varia da ambiente ad ambiente diminuendo all'aumentare del volume della stanza. Sotto tale frequenza l'acustica ambientale sottostà al dominio delle onde stazionarie, con tutti i conseguenti "casini" che si verificano. Al di sopra può essere confrontata con l'andamento dell'anecoica, sempre tenendo presente che l'RTA è fatta a terzi d'ottava. Otto sono i grafici che ho prodotto nelle varie condizioni descritte. Una costante tipica del mio ambiente è l'enfasi sui 30 Hz, la trovo immancabilmente in ogni misura e dipende dal modo primario di risonanza che s'innesca tra la parete anteriore e posteriore della mia sala, distanti 6 metri esatti. Facendo due semplici calcoli troviamo, infatti, che questa cade precisamente a 28,666 Hz. Ritroviamo anche l'esaltazione, questa tutta addebitabile alle Sogno 2, sui circa 80 Hz. Come per l'@anecoica, anche qui ho prodotto dei grafici variando i controlli di livello su largabanda e tweeter, impostati entrambi sulla stessa posizione. Com'era lecito attendersi, si assiste a una graduale attenuazione delle medio-alte passando dalla Clear alla Soft e, infine, alla Natural. Una misura mostra in overlay il comportamento ottenuto regolando lo smorzamento del radiatore passivo in modalità cassa "Aperta" e "Chiusa". Un altro, fatto sempre con la tecnica delle immagini sovrapposte, mostra cosa succede se da parallele angoliamo le due casse a convergere verso il punto d'ascolto (Toe-In). Dal lato basse, evitandovi per quanto possibile annoianti sequele numeriche, mi limito a dirvi che nella banda dei 78 Hz il livello riscontrato è stato di 93 dB (Chiusa) e 95 dB (Aperta). Cosa strana, della quale non so darmi una spiegazione, è l'attenuazione e non l'atteso incremento della banda sui 24 Hz nel passaggio da Chiusa ad Aperta.



Altrettanto rimarchevole è la "radiografia" della risposta elettrica del filtro crossover, ottenuta prelevando il segnale direttamente dalle terminazioni dello Speak-On che fanno capo ai due altoparlanti. Nelle immagini c'è un concentrato di filosofia sonora DolceVita.
Innanzitutto, è visibile la fine e non esagerata modulazione del livello data dai controlli. Tenendo come punto di riferimento i 10.000 Hz, la distanza tra la curva Clear e la Natural è di 1,89 dB, di 1,85 dB quella invece tra la Natural e la Soft. Ma ciò che desta forse maggior interesse è la risoluta attenuazione operata oltre i 1.000 Hz, la quale porta il livello a decrescere di 9,13 dB V/V, con un minimo centrato a 1937 Hz in posizione Clear, di 10,05 dB V/V a 2777 Hz (Natural) e di 11,08 dB V/V a 4766 Hz (Soft). La funzione di trasferimento ci da contezza del taglio operato sul "Filler Driver", piuttosto blando e assimilabile a un Butterworth del I° ordine elettrico. Anche qui rimaniamo sul "target" dei 10 kHz, notando che nel passaggio tra Clear e Natural si perdono 2,69 dB, che salgono a 3,34 tra Natural e Soft.



Prodromiche ai diagrammi polari, le rilevazioni in asse e fuori asse mi danno il destro per evidenziare ancora una volta il comportamento un po' fuori del comune di questo sistema. Regolari nella loro irregolarità si presentano le cinque curve, discontinue si ma abbastanza allineate nel loro andamento, nel senso che non noto il più o meno accentuato calo all'estremo superiore che solitamente si verifica. La costanza del livello lascia quindi presagire un'equilibrata distribuzione energetica in ambiente. Vedendole più da vicino osserviamo che, a fronte dell'inabissamento dei due stretti picchi negativi alle frequenze di 2035 e 2823 Hz, la banda dai 3 ai 20 kHz si regolarizza alquanto, in particolare viene appianato quasi del tutto l'avvallamento nella risposta presente tra 10.000 e 14.500 Hz.




Ai Diagrammi Polari su 360°, Waterfall (1 - 2) e Filled Contour, possiamo farci una precisa idea dell'emissione energetica in ambiente alle varie frequenze. Va detto che il grafico dev'essere considerato come cosa in se, come dato oggettivo, e il relativo commento come un qualcosa di parziale dettato dalla preparazione, esperienza e capacità intuitiva che in quel momento ha il recensore. Può sembrare un'ovvietà (e forse lo è) ma è bene tenerlo sempre presente poiché ogni interpretazione è soltanto una tra le mille possibili. La serie di nove grafici mostra in modo palese la doppia natura di questo diffusore, costituita dalle due anime riconducibili ai trasduttori. In zona largabanda assistiamo a un film già visto tante volte, cioè un comportamento che si approssima sempre più all'omnidirezionale scendendo la frequenza. Il limite dato dei 400 Hz è significativo di questo andamento, ma potrebbe essere stato anche diverso. È una zona dove la lunghezza d'onda, notevole in rapporto alle dimensioni medie del pannello frontale, riesce ad aggirarlo diffondendo posteriormente. Il fenomeno si riduce al salire della frequenza e i lobi polari iniziano gradualmente a diventare meno ampi.
Ma a 2500 Hz, in prossimità dell'ingresso in campo del tweeter, accade un qualcosa di anomalo ma che, a ben vedere, non lo è affatto: i lobi emissivi invertono il loro "trend" allargandosi e non restringendosi ulteriormente. Cosa provoca questo fenomeno? Un'occhiata alla struttura fisica delle DolceVita toglie ogni dubbio al riguardo. Si sarà subito notato dalla foto che il tweeter a tromba non è montato sullo stesso pannello dove c'è il largabanda ma è alloggiato in un suo piccolo cabinet cilindrico dedicato, di dimensioni molto piccole. In queste condizioni, e sino a una certa frequenza, si manifesta lo stesso evento capitato in bassa frequenza, con l'aggiramento del pannellino e la diffusione sui lati e posteriormente. È un dato evidente non solo alle polari, ma anche alle suggestive Waterfall. In particolare, a 12.500 Hz si assiste allo sviluppo di un lobo dalla sorprendente ampiezza, che certamente influisce positivamente sulla ricostruzione scenica, oltre che sul livello energetico in ambiente. La tabella relativa all'Indice di Direttività che, ricordiamo, esprime l'incremento in dB del livello di potenza sonora rispetto a quello che si avrebbe, a parità di potenza, nello stesso punto dello spazio se la
sorgente fosse omnidirezionale, offre una lettura del fenomeno da un diverso punto di vista. A 12.500 Hz leggiamo uno straordinario 2,74 di DI, a 20 kHz siamo ancora sul 6,69.

INDICE DI DIRETTIVITÀ

F (Hz)         Q         DI           Angle (-6 dB)
400.00        2.25    3.52       192.87
500.00        2.41    3.81       177.10
630.00        2.60    4.16       139.22
800.00        2.71    4.33       139.46
1000.00      2.70    4.32       139.88
1250.00      2.43    3.86       139.65
1600.00      2.87    4.59       119.93
2000.00      3.63    5.60       77.45
2500.00      3.62    5.59       89.81
3150.00      3.56    5.52       68.28
4000.00      3.34    5.23       88.16
5000.00      3.54    5.50       60.74
6300.00      4.21    6.24       42.46
8000.00      4.43    6.46       34.32
10000.00    4.14    6.17       34.55
12500.00    1.88    2.74       137.14
16000.00    4.55    6.58       33.70
20000.00    4.67    6.69       30.93



Senz'altro incoraggiante il quadro offerto dall'esame della THD/Seconda e Terza armonica, qui prodotto in dB e percentuale. La fisiologica impennata sulle frequenze più basse si riassesta rapidamente su valori più consoni. La THD, dal 10% dei 31 Hz, cala rapidamente; a 40 Hz siamo intorno al 2%, mentre a 50 Hz è dello 0,9%, allineandosi sul valore medio riscontrato, il quale è ben al di sotto dell'1% in gamma media e accusa un modesta risalita una volta superata la frequenza d'incrocio con il tweeter. Si nota un isolato "Spike" centrato esattamente a 400 Hz, dovuto a un fenomeno di risonanza del mobile (onda stazionaria?), in cui si apprezza un simultaneo rialzo di THD, seconda e terza armonica, le quali per'altro decorrono in buon accordo lungo tutta la misura. Oltre i 2.000 Hz si verifica, come detto, un modico rialzo. A ogni modo, in nessun punto viene superato il limite dell'1%



Nella risposta al gradino di tensione, il primo impulso ad arrivare alla capsula microfonica è quello del tweeter, il più veloce a partire come a fermarsi a causa della sua ridotta massa in movimento, dopo di lui arrivano il largabanda e il radiatore passivo con le loro emissioni individuali. La punta dell'impulso orientata verso il basso è significativa del collegamento elettrico in controfase del"Filler Driver", in fase invece è il largabanda, che ha invece la punta dell'impulso verso l'alto. Ma quello che è più interessante osservare è la distanza tra gli impulsi dei due driver, testimone dell'accurato lavoro di allineamento geometrico dei centri acustici operato in fase di progetto. Solo 0,073 ms gli separano, una distanza che tradotta in centimetri corrisponde a 2,51.



Due invece di uno sono i grafici prodotti per l'Energy Time Curve. Nel primo, possiamo apprezzare un tempo di smaltimento che dall'impulso iniziale porta l'energia a diminuire di 30 dB non rapidissimo, pari a circa 1,6 ms, dovuto alle dimensioni importanti del pannello frontale, specialmente in larghezza. Il secondo è molto ingrandito e mostra una duplice punta, la prima è relativa all'energia emessa dal tweeter, subito scemata di oltre 20 dB in 0,042 ms, la seconda è quella del largabanda. Il motivo di tale comportamento è tutto sommato intuitivo: il piccolo cilindretto che accoglie il tweeter ha una superficie limitatissima, tale da non rimbalzare energia favorendone un rapidissimo smaltimento.



Molto buono il risultato della TNDM, che ci da una misura della distorsione d'intermodulazione mascherante. La Total Noise Distortion Measurement è stata concepita nel laboratorio della rivista Audioreview da Gian Piero Matarazzo e Fabrizio Montanucci. Dal 5% a 40-50 Hz scende all'1% e si mantiene tale sino a oltre 200 Hz, in seguito aumenta un po' senza praticamente mai superare il 2% (con solo due isolate punte che arrivano al 3%). Sulle alte, in zona tweeter (dopo i 12.000 Hz), la TNDM si riduce ulteriormente. In corrispondenza dei 400 Hz si fa sentire la risonanza del mobile, manifestantesi con un rialzo localizzato dall'1% al 2%.



Sostanzialmente ininfluente sulla risposta in frequenza è l'azione della tela di protezione. Solo nel tratto tra 3 e 4 kHz si assiste a dei cambiamenti molto modesti. Possiamo quindi tranquillamente decretarla come fonotrasparente.


IL DIONISIACO E L'APOLLINEO
L'ASCOLTO


Gli ascolti delle Sogno 2 sono stati lunghi, per'altro "tormentati" da una sessione fatta con altri audiofili nel mio salotto. Nel loro corso ho utilizzato le più svariate ed eventuali amplificazioni, a partire dal valvolare Push-Pull da una quindicina di Watt per canale di Stefano Rugginenti, un Trends Audio TA 10.2, NAD 3020 B, Rotel RB 1070, EAM Lab PA 2150. Prima di lanciarmi a capofitto nel racconto delle mie percezioni, solo alcune doverose premesse riguardanti il fattore "pilotabilità". Qualcuno ha storto il naso alla sola vista del T-Amp, ma io ho tenuto a chiarire, ancor prima di collegarlo, che lo uso sempre nelle mie valutazioni e questo per un motivo molto semplice: è piuttosto debole, ha pochi Watt e soprattutto non tollera i carichi che scendono al di sotto dei 4 Ohm. Per queste sue caratteristiche è quindi in grado di far emergere eventuali difficoltà di pilotaggio del sistema sotto test. Ebbene, il tanto vituperato TA2024 ha fatto più che bene il proprio dovere, tirando fuori dalle Sogno 2 delle belle pressioni e asciugando nel contempo il basso. Sorprendente la prestazione con il vecchio (ma perfettamente ricondizionato dal bravissimo Agostino Vitale) NAD 3020 B, valida e corretta anche quella che è venuta fuori dai piuttosto potenti finali Rotel ed EAM Lab. Una valutazione d'ascolto non dev'essere fatta affidandosi a parole in libertà, ma sforzandosi di esternare le percezioni ricevute nel modo giusto, cosicché arrivino con efficacia al lettore. Non è cosa facile, specialmente quando queste provocano in noi delle emozioni che tendono a prevalere su una lucida imparzialità.

Credevo di giudicare queste DolceVita, sono state loro invece a soppesare le amplificazioni nelle loro potenzialità e personalità timbrica. Nessun problema per quanto riguarda la potenza, data la notevole sensibilità vanno alla grande con due Watt, e non è un modo di dire... Si nota immediatamente la presenza di una notevole "spalla" nella zona di transizione tra il mediobasso e il basso più profondo, intorno agli 80 Hz per capirci. È un dato di fatto che, se da un lato rende la riproduzione corposa, autorevole e profonda, dall'altro può risultare turbativo di un corretto bilanciamento tonale. Si tratta, tengo a precisare, di una valutazione di carattere esclusivamente quantitativo, non qualitativo. La gamma bassa delle Sogno 2 potrà anche essere un po' pletorica ma, innanzitutto, ha la virtù di essere ben raccordata con la media. In più, è discretamente veloce, mai gonfia nel senso di imprecisa o disarticolata, tende certamente a caratterizzare l'ascolto, soprattutto in quei programmi ricchi di frequenze inferiori ma mostra sempre una grande qualità. Se è possibile estrapolarne l'indole, questo largabanda è robusto e corposo quanto basta per spettinarci al suono dell'Hard Rock o dell'Heavy Metal. Le DolceVita reggono molto bene i Watt, pur richiedendone davvero pochi per esprimersi ad alti livelli di SPL. Mi sono permesso di metterle sotto tortura con i correntosi Rotel ed EAM Lab, due finali stereofonici la cui potenza va ben oltre i 120 Watt, ho provato un sottile piacere nel vedere i due largabanda perdere il loro "aplomb" inglese per gettarsi nella tenzone pressoria, con le membrane che andavano vistosamente avanti e indietro!

Un sistema un po' dottor Jekyll e un po' signor Hyde insomma, come ogni diffusore dovrebbe essere, visto che gli appassionati di musica, quelli veri, non si limitano ad ascoltare vocine, campanellini e chitarrine. Da questo punto di vista l'aspetto esteticamente ricercato e tendente a un certo tipo di preziosismo barocco non deve ingannare. Come ho fatto io dedicandogli un pomeriggio intero, possiamo ascoltarci d'infilata tutti i Brandeburghesi di J.S. Bach senza esser mai stanchi o, al contrario, lasciarci devastare le membrane timpaniche dall'Heavy Metal più violento e questo con una quantità di Watt tutto sommato modesta. Di una cosa possiamo essere sicuri: la vita dei nostri amplificatori con le Sogno 2 non sarà affatto complicata. Ed è proprio questa rimarchevole duttilità a essere uno degli assi nella manica di questo sistema. Nella mia sala d'ascolto ho però dovuto contenere l'esuberanza del basso tenendo le casse abbastanza distanti dalle pareti. A questo punto presumo che un comportamento più equilibrato si possa conseguire in ambienti ampi, dov'è maggiormente difficile saturare lo spazio con la notevole energia sprigionata nel range inferiore. Ma è della loro pasta timbrica che vorrei parlarvi, una cosa che le misure non dicono né mai riusciranno. La membrana in carta del largabanda dona alla riproduzione una naturalezza tutta speciale, una finezza di dettaglio pari all'eloquio di un signore d'altri tempi. Eccellente per questo risulta la definizione, grazie a un materiale non iper smorzato, in grado di rimanere reattivo anche alla più piccola delle sollecitazioni.

Mai un accenno di artificiosità, d'innaturale metallicità appare, gli strumenti acustici acquistano così una verosimiglianza con i reali al di sopra di ogni sospetto. Il pianoforte, nel registro medio alto, ha una fantastica pertinenza di timbro, insieme a uno sbalzo dinamico che rende piena giustizia alla natura percussiva dello strumento. Lasciatevelo dire da chi spesso frequenta concerti pianistici ed ha sentito di cosa possa essere capace un gran coda sentito da breve distanza. L'assoluto rispetto timbrico è uno di quei valori che rendono affascinante questa nostra passione, gratificante nella misura in cui avvicina al cuore palpitante della musica. Ben raccordato è il Full-Range all'ottimo tweeter, dall'intervento discreto ma di fondamentale importanza per la rifinitura e l'ariosità sulle alte, che non latita di certo. È un effetto benefico che sortisce grandi vantaggi anche sulla dispersione, la quale si apre apprezzabilmente nel registro superiore. In fondo il vero protagonista deve rimanere lui, il largabanda, posto al centro del mondo sonoro. Le altre entità, in alto e in basso, devono aiutarlo ma non forzarne o stravolgerne la personalità. In tal senso il progettista Vincenzo Fratello ha dovuto giocare sul filo del rasoio e l'ha fatto con grande competenza. Tutte le percussioni, in generale, si avvantaggiano di una rimarchevole velocità e reattività di emissione, con il valore aggiunto di preclare doti timbriche. Ci si può divertire sino a dire basta ascoltando un assolo di batteria, forse sorpresi che le "romantiche" Sogno 2 siano abili a esprimere un tale selvaggio vigore.

Tutte le voci sono genuine, soprattutto le femminili, non strillano come talvolta avviene nei largabanda pur rimanendo sgargianti, piene di luce. Un po' troppo turgida invece quella di Fabrizio De André nella raccolta "Opere Complete", evidentemente le DolceVita non gli perdonano il fatto di cantare con la bocca molto vicina al microfono. Con tutta probabilità, e qui sta il manico del progettista, l'intervento di attenuazione del filtro crossover è provvidenziale in gamma centrale, dai circa 1000 Hz in poi, e non consente aggressivi sforamenti in una gamma alla quale l'orecchio umano è massimamente sensibile. Sostanzialmente corretta appare la scansione prospettica dei piani sonori, sebbene il diffusore abbia un comportamento un po' "bipolare" poiché, se sulle medio alte rivela indubbia finezza e capacità olografiche, nel comparto inferiore queste doti vengono un pochino perse a causa della discreta invadenza delle mediobasse. Ma non si tratta di un peccato capitale, quanto d'inflessioni caratteriali che nulla tolgono alla loro sostanziale validità. Una considerazione a parte merita la scena tridimensionale. Si potrebbe considerare il temperamento delle DolceVita da diffusore "Monitor", con una gamma centrale di meravigliosa chiarezza, non impensierita da alcuno scalino e timbricamente dotata di estrema coerenza, che sono fra gli "atout" dei sistemi largabanda. Tuttavia, sappiamo bene che se queste doti non sono accompagnate da un'adeguata apertura in alto, il suono è destinato inesorabilmente ad appiattirsi su un piano abbastanza vicino all'ascoltatore, a detrimento della prospettiva.

Tutto ciò qui non avviene, intervenendo provvidenzialmente il "Filler Driver" a donare alla riproduzione una bella profondità prospettica e, con questa, un'ariosità di elevato livello che dona respiro alla riproduzione. C'è da stare tranquilli ché nient'affatto "citofonica" risulta la loro performance; non si tratta di una musica "ingabbiata" ma che vola libera e alta. Un brivido percorre la mia schiena alle prime note di "Abbracciala abbracciali abbracciati" dall'album Anima Latina del grande Lucio Battisti. Atmosfere epiche, proiettate in vasti spazi, scandite dalla batteria di Gianni Dall'Aglio. In questo brano la registrazione è volutamente un po' "flou", evocatrice di sensazioni velate, provenienti da mondi lontani, che questi diffusori interpretano come attaccamento alla terra, con la matericità in basso, ma anche al cielo con l'ariosa luminosità in alto. Ho una lunga serie di brani per pianoforte da ascoltare, e qui le DolceVita confermano in pieno il loro rispetto per la genuinità non solo del timbro strumentale, ma anche di tutta quella serie di parametri che possono essere assommati in un solo termine: "realismo". La notevole velocità e mancanza "d'impicci" nella cruciale zona centrale della gamma audio, il più che valido ADSR (Attack, Decay, Sustain, Release), esaltano l'aspetto percussivo. Poter contare su un solo altoparlante che si occupa di larga parte della banda audio significa preservare la coerenza tra i registri, la credibilità del suono. Ecco perché tanto emozionante è stato l'ascolto delle Sonate D 959 e D 960 di Franz Schubert, interpretate da uno dei massimi pianisti contemporanei: Krystian Zimerman.

È uno di quei frequenti casi in cui le DolceVita manifestano un particolare tipo di purezza sonora che solo pochi sistemi oggi possono vantare; quasi uno scavo nei fasti del passato dove rispuntano le Acoustic Research, Advent, Infinity... quando si ascoltava un pianoforte non metamorfizzato da glacializzanti eccessi tecnologici. Nel genere "Rock Progressive" di stampo barocco, leggi Gentle Giant, con il loro "Free Hand" la prestazione è giocata sul filo di un riuscito matrimonio tra delicata raffinatezza coloristica ed efficace nerbo pressorio, piene e rotonde sono le percussioni. In "Pirates" degli Emerson Lake & Palmer ritrovo nuovamente le vestigia di una passata concezione elettroacustica basata sull'emozionalità, sulla musicalità a ogni costo (e a dispetto delle misure). Ne abbiamo già parlato ma, se volete mettere seriamente alla prova le vostre orecchie, sarete serviti. Ne ho avuto contezza dal devastante ascolto del famoso, o meglio famigerato album "Rage Against the Machine" dell'omonimo gruppo statunitense. Quattro energumeni che picchiano duro, sino allo sfinimento dei nostri poveri timpani. Bombtrack è davvero una bomba sonora che deflagra per tutti gli oltre quattro minuti della sua durata. Ma ciò che interessa in questa sede è valutare l'abilità delle Sogno 2 a generare notevoli pressioni sonore con una buona tenuta. E questa senza dubbio alcuno c'è: abbandono i piccoli calibri per far entrare in campo ancora una volta i potenti finali di potenza a stato solido Rotel ed EAM Lab, le membrane sollecitate dai Watt non si tirano indietro ma rispondono a dovere.

Mi diverto alla grande anche con i Van Halen, The Who, Deep Purple. Dopo una tempesta sonora del genere sento però l'esigenza di concedere alle mie orecchie un po' di serenità. Ritrovo l'incanto con la meravigliosa produzione liutistica di John Dowland, proposta da quel grande strumentista che è Paul O'Dette. Le Sogno 2 mettono in fila una serie di deliziosi brani, tra gagliarde, pavane e allemande, raccontati con delicatissima gustosità e assoluta pertinenza timbrica, dove tutto scorre nell'alveo di una superba musicalità. Voglio terminare l'ascolto ritornando a bomba a uno degli aspetti che più mi hanno affascinato e nel contempo perplesso di questi sistemi, parlo dell'imponenza della mediobassa, sempre presente a ogni ascolto come una sorta di convitato di pietra, però non invisibile né muto. Per questa ragione trovo davvero convincente l'ascolto dell'album Kind of Spain di Wolfgang Haffner, con il basso di Lars Danielsson la cui matericità va oltre ogni aspettativa. Altrettanto avviene con la cassa della batteria di Wolfgang Haffner, la conosco bene per aver studiato questo strumento da ragazzo, la sua vivezza impulsiva è tale da riportarmi indietro nel tempo di tanti anni, una quarantina, quando il battente la percuoteva a pochi centimetri di distanza dalle mie orecchie. Cala così il sipario su uno dei diffusori più coinvolgenti che io abbia mai assaporato.


CONCLUSIONI

Le DolceVita Sogno 2 sono dei sistemi dalla forte personalità, portatori di una concezione nuova e molto personale nell'odierno panorama Hi Fi. Si dice che il cane con il tempo finisce per assomigliare al padrone, in questa spero non irriverente metafora il cane sono le Sogno 2 e Vincenzo Fratello il padrone. Figura trasversale del mondo audio italiano, uomo e professionista dalle più svariate esperienze, concentra in questo sistema quella signorilità e gentilezza d'aspetto che coincidono con una reale indole sonora. Come un gran signore d'altri tempi si mostra attento a quei valori musicali eterni, non disposti a farsi travolgere dalla marea tecnologica. Puntando su un ottimo larga banda, le Sogno 2 consentono all'utente di assaporare i timbri intonsi di strumenti e voci come pochi altri sistemi sono in grado di fare. Se proprio devo trovargli un neo, questo sta nel particolare andamento della gamma bassa, dove si riscontra un'enfasi a mio giudizio eccessiva intorno agli 80 Hz, destinata in talune occasioni a sbilanciare quell'equilibrio tonale che, diversamente, sarebbe stato improntato a un'eterea trasparenza. Ma mettiamoci un attimo nelle vesti del progettista, che ha fortemente voluto entrambi gli elementi del dionisiaco e dell'apollineo in uno stesso sistema, l'attaccamento alla giunonica terra e il volo verso altezze celesti. Così le ha desiderate e così le ha fatte, prendere o lasciare...


Alfredo Di Pietro

Giugno 2019


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