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giovedì 13 dicembre 2018 ..:: Chantal Balestri e l'"Amicizia in Musica" ::..   Login
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 Chantal Balestri e l'"Amicizia in Musica" Riduci

 

 

Largo ai giovani o i giovani si fanno largo da soli? Questo è il vero dilemma dei nostri tempi, contraddistinti da un'estrema facilità di comunicazione ma anche da grande solitudine. Ogni artista costruisce faticosamente il suo mondo individuale, cesella il suono dello strumento sulle sue corde interiori, lima con il tempo e l'esercizio quella tecnica che l'immenso L.V. Beethoven definì come una "schiavetta" asservita alla pura espressione musicale. Schiavetta si, ma indispensabile per eseguire un qualsivoglia brano, fosse anche una semplice scala di note. Il mondo interiore di un musicista è una realtà in lui fortemente presente ma celata ai più, che vive in una dimensione agli antipodi dell'esteriorità, impalpabile quindi ma in grado di coinvolgere sin nelle viscere chi assiste al "miracolo" della sua esternazione.

Questo avviene nell'atto interpretativo, dove la barriera che divide i due mondi, l'interiore dell'artista e l'esteriore di chi ascolta, si squarcia favorendo quasi una presa diretta, una fusione tra i due che talvolta si rivela di una potenza devastante. Si tratta di un'energia in grado di far svanire il disagio, la noia, i tumulti, il dolore che incontriamo nella vita quotidiana, tutte cose che la musica riesce a sublimare in una visione superiore, altrettanto quanto le cose belle della vita. Non deve sorprendere quindi se una ragazza all'apparenza un po' timida si possa trasformare in una forza della natura, determinata ad abbattere ogni ostacolo che gli è d'intralcio all'espressione della vitalità artistica che urge in lei e che vuole trasmettere ad altre persone. Il fine ultimo dello sforzo, spesso quasi sovrumano, che compositore e interprete devono sostenere mira, come ancora una volta ha meravigliosamente detto Beethoven, all'instaurarsi di un fluido emotivo che "Dal cuore possa andare ad altri cuori".

Chantal Balestri

La vicenda umana e artistica "in itinere" di Chantal Balestri, le sue esperienze e i suoi sogni, sono contenuti in quattro fogli A4 incollati sul banco all'ingresso dello Spazio Scopricoop dove si svolgerà il concerto. Sono riservati, il visitatore può leggerli ma non impossessarsene. Con uno stile semplice ma avvincente la nostra amica ci racconta di essere una pianista svizzera italiana di 22 anni che ha sempre avuto un sogno: quello di diventare una concertista. Non c'è un preciso momento in cui ha preso questa decisione, il suo percorso inizia a sei anni semplicemente cominciando a suonare il pianoforte, dopo aver chiesto insistentemente a sua madre di farle studiare musica.

Da allora non ha mai più smesso. Quando aveva dieci anni ha fatto l'esame di ammissione al Conservatorio continuando gli studi fino a diciotto anni, quando ha conseguito il diploma di pianoforte con il massimo dei voti e la lode. Le mancava ancora un anno di Liceo Classico e così decise di trasferirsi a Roma, dalla piccola realtà in cui viveva, per continuare i suoi studi in quella grande città. Era la sua prima volta da sola, viveva in un monolocale e doveva cucinare, fare la spesa, pulire, tutte cose nuove per lei! Nel mentre frequentava l'Accademia Internazionale di Roma e l'ultimo anno al Liceo Classico Kant. Dopo la maturità si è iscritta al Biennio a Lucca che le permise poi di partecipare al progetto Erasmus in Germania, a Friburgo.

Dimostrò grande coraggio Chantal quando si trasferì per un anno in Germania, senza sapere una parola di tedesco. Questo però non la spaventò, anzi, la prese come una sfida da affrontare. Cominciò dunque a frequentare una scuola di tedesco e in pochi mesi fu in grado di padroneggiare bene la lingua. Ora sa parlare ben quattro lingue: Italiano, Francese, Tedesco e Inglese. Nel frattempo partecipava a molte Masterclass con maestri molto rinomati, tra cui Paul Badura-Skoda, Pascal Devoyon, Benedetto Lupo, Vincenzo Balzani, Jeffrey Swann, Jura Margulis. Vinse parecchi concorsi, ebbe l'opportunità di suonare in bellissimi posti e nell'aprile 2014 ottenne il tanto sospirato Diploma di II Livello in Pianoforte con 110 e Lode.

Ma a questo punto iniziò a essere preoccupata per il futuro... Cosa fare adesso? Era fortemente convinta della necessità di proseguire gli studi musicali perché consapevole che senza avere la possibilità di farli non avrebbe potuto un giorno realizzarsi come musicista e persona. Contemporaneamente sapeva che per continuare a migliorarsi, era importante studiare in un posto capace di offrire una buona atmosfera, che le permettesse di partecipare a molti eventi culturali e allo stesso tempo di conoscere persone nuove da tutto il mondo in grado di aprirle la strada per il futuro.

In molti anni di concerti e concorsi, Chantal ha capito che la cosa importante se si vuole avviare una carriera nel mondo della musica, è quella di conoscere persone, creare una rete di relazioni affinché si possano realizzare dei progetti musicali. Purtroppo in Italia, come ben sappiamo, le opportunità non sono molte e soprattutto, senza soldi, si può fare poco o nulla. La nostra pianista è sicura che un giorno, quando avrà danaro a sufficienza, potrà organizzare un Festival, un concorso o aprire un'Accademia, ma per ora questa è solo un'utopia.

Per il momento il suo posto non può essere in Italia perché qui non potrebbe realizzare quello che desidera. Quindi, cosa fare? A un certo punto le è balenata un'idea: doveva tentare quello che sembrerebbe impossibile, optare per la "città dei sogni". Alla fine New York è stata la risposta.
New York è una città che ti dà la sensazione di poter ottenere tutto quello che vuoi, se hai molta forza di volontà e un'idea chiara di quello che vuoi essere. Chantal ha così cercato di organizzare il suo anno accademico in modo da fare il numero più alto possibile di concerti di Musica da Camera con l'orchestra della NYU anche se, sfortunatamente, come per tutti i nuovi studenti internazionali in possesso di una VISA F1, non potrà recepire alcun cachet. In ogni modo è sicura che troverà qualche partner musicale con il quale condividere la sua passione, lavorerà con lui in una formazione cameristica o per discutere riguardo a qualche progetto. Difatti, la NYU offre anche l'opportunità di collaborare con attori e ballerini, una chance che in Italia, data la mancanza di scuole di ballo e teatro incorporate al Conservatorio, purtroppo non esiste.

Per tutto quello che si può dischiudere all'orizzonte, Chantal crede fortemente che "da cosa nasca cosa" e l'America, nello specifico New York, sia in grado di offrirle quello che sta cercando. Presa la decisione di fare la domanda di ammissione a più Università di New York, circa un anno fa ha fatto l'iscrizione alle scuole più importanti e recentemente è stata ammessa, dopo aver superato ben due prove, alla Manhattan School of Music, alla Mannes School e alla New York University, felicissima del risultato, date le molto basse possibilità di riuscita! Per capire quanto sia difficile l'impresa, basti pensare che alla New York University solo il 30% degli iscritti riesce a essere accettato e ogni anno arrivano circa 43.000 domande di ammissione! Immaginate quindi la sua grande sorpresa e soddisfazione per essere stata ammessa in scuole così prestigiose.

Alla fine la scelta è ricaduta sulla NYU, dove avrà l'opportunità di studiare con Jeffrey Swann, un grandissimo maestro, pluripremiato in numerosi importanti concorsi nonché persona splendida.
L'entusiasmo di Chantal Balestri è stato però frenato quando ha dovuto fare i conti con la realtà. Lei vive dei soldi di sua madre, che guadagna a malapena 1500 euro al mese. Ha sempre avuto aiuto in precedenza dai nonni ed è grazie a loro che ha potuto fare molte esperienze nel mondo della musica, ora però le loro risorse non sono più sufficienti...

Le università americane sono davvero costose, sua madre e i nonni potranno contribuire alle spese riguardanti la vita quotidiana, i mezzi pubblici, l'assicurazione sanitaria, l'appartamento, ma difficilmente riuscirebbero a pagare tutto. A queste spese bisogna infatti aggiungere la tassa annuale della NYU, che è di 38.000 $, più altri costi da sostenere oltre la retta, si arriva così alla cifra di circa 65.000 $ l'anno, secondo una stima dell'università. La vincita di una borsa di studio ammontante a 13.000 $, percepita grazie al suo "talento musicale" (dicitura sulla borsa di studio) è stata una grande boccata d'ossigeno che la porterà a dover sborsare "solo" 25.000 $ di retta (più tutte le altre spese). Avrà per fortuna l'opportunità di lavorare come insegnante di pianoforte aggiunto al corpo docenti, anche se questo non sarà sufficiente. Inoltre non potrà lavorare fuori dal Campus per il primo anno a causa di certe restrizioni del visto che dovrà richiedere. Chantal senza aiuti economici non potrà iniziare l'anno accademico e non avrà l'opportunità di cogliere la chance che si è guadagnata con anni di duro lavoro. Alla fine solo pochi "eletti" possono averla...


"AMICIZIA IN MUSICA" - CONCERTO DI SOLIDARIETA' IN COLLABORAZIONE CON LE "SERATE MUSICALI"

Amore per la musica significa anche amicizia, fratellanza e solidarietà, tre concetti positivi per eccellenza il cui raggio d'azione può avere una portata enorme, un effetto talmente grande da essere in grado di cambiare una vita. Un'iniziativa come l'"Amicizia in Musica" ha molto da insegnare perché è la prova perfetta di come la musica renda l'uomo migliore, ispirando sentimenti diametralmente opposti alla rivalità e alla competitività non scevra da una certa cattiveria che non di rado circolano nell'ambiente del concertismo, anche se quasi mai dichiaratamente manifesti. Oggi invece alla Spazio ScopriCoop si respira un'aria allegra e collaborativa, qui di veramente palpabile c'è solo l'entusiasmo di tre ragazzi già valenti musicisti, pieni di passione, fermamente decisi ad aiutare Chantal nella realizzazione del suo sogno americano.

La linea della narrazione che svela i desideri della nostra amica, trascolora senza soluzione di continuità nell'evento odierno del 18 luglio, si potrebbe dire che ne è la naturale risoluzione, la risposta più intelligente che si possa dare in questo caso. Sic et simpliciter, l'idea dei sei ragazzi protagonisti di questo evento in tre appuntamenti è quella di aiutare Chantal a raccogliere la somma necessaria per la sua permanenza in America.
Ma facciamo un piccolo rewind per illustrare com'è pianificato questo evento.

La serie di concerti "Amicizia in Musica", realizzati in collaborazione con l'associazione culturale milanese "Serate Musicali", è articolata in tre appuntamenti pomeridiani nei sabati consecutivi dell'11, 18 e 25 luglio a Milano. Il teatro della manifestazione è lo Spazio ScopriCoop in via Arona, 15. Nel primo concerto dell'11 luglio si sono esibiti Chantal Balestri e Giorgio Consolati, flautista milanese che si sta perfezionando alla celebre Juilliard School e che ha debuttato alla Carnegie Hall lo scorso febbraio. Hanno suonato in formazione solistica e cameristica musiche di F. Poulenc, G. Donizetti, J. Brahms, R. Schumann, F. Bizet/Born e F. Liszt.
L'odierno concerto del 18 luglio, che mi ha visto presente in sala, vede impegnati i pianisti Christian De Luca, vincitore della 24esima edizione del Concorso Internazionale per Pianoforte e Orchestra di Cantù e specializzando alla Juilliard School, e Leonardo Nevari, pupillo della famosa Anna Kavtchenko al Conservatorio di Lugano.

La serata conclusiva della rassegna avverrà il 25 Luglio, affidata a due affermate pianiste milanesi, Giulia Rossini, perfezionatasi all'Accademia di Imola e vincitrice del Premio Venezia, e Costanza Principe, laureata alla Royal Academy of Music di Londra e vincitrice di numerosi concorsi. Il recital sarà dedicato a Schumann, Chopin, Liszt e Ravel.
Per ragioni puramente amministrative, il biglietto dei concerti ha un prezzo simbolico di 1 €. Chi fosse interessato ad aiutare Chantal può farlo tramite un'offerta libera in loco oppure online tramite questo link: www.gofundme.com/chantalnyu

IL PROGRAMMA DEL 18 LUGLIO

Maurice Ravel
Gaspard de la Nuit: Trois poèmes pour piano d'après Aloysius Bertrand.
Ondine - Le Gibet - Scarbo
Pianista: Leonardo Nevari

György Ligeti
Studi per pianoforte, Libro I N° 4 "Fanfares"

Franz Liszt
Sonata in Si minore, S. 178

Leonardo Nevari

Premetto che non è mia intenzione fare una vera e propria recensione del concerto, ma soltanto descrivere le sensazioni che questi due giovani artisti hanno suscitato in me.
Il pianista Leonardo Nevari si dimostra interprete di notevole sensibilità coloristica in Gaspard de la Nuit, opera per pianoforte solo di Maurice Ravel costituita dai tre movimenti Ondine, Le Gibet e Scarbo, ispirati ad altrettante poesie di Aloysius Bertrand. In “Ondine” le sonorità fluttuanti rievocate dalle quartine di biscrome assumono un colore tenue, soffuso, dove Nevari sembra muoversi su un terreno a lui congeniale.

 

L'atmosfera che abilmente riesce a creare è priva di sensazionalismo sonoro, ma incline a restituire la mobilità cangiante del sottile movimento interno, di fattura squisitamente impressionista. Credo sia superfluo sottolineare come questa composizione richieda all'esecutore una padronanza tecnica di livello molto alto, tanto da inquadrare la raccolta come adatta ai pianisti più dotati (e non solo tecnicamente). In Leonardo Nevari, che ha dimostrato molto coraggio nell'aver voluto affrontare una partitura così difficile, si percepisce la tensione verso una lettura equilibrata, sottile nell'agogica e molto raffinata. L'acme della sua interpretazione a mio parere viene raggiunto nei primi due movimenti. Nel virtuosistico "Scarbo" invece l'esecuzione appare nei momenti più concitati leggermente meno precisa, pur rimanendo sempre di buon livello.

Di tempra e carattere diverso appare il poderoso pianismo di Christian De Luca, brioso e mobile nell'interpretazione di "Fanfares". Dimostra il suo notevole ecclettismo nel repentino passaggio di atmosfera tra lo Studio di Ligeti e l'impegnativa Sonata in Si minore S. 178 di Franz Liszt, vera bestia nera anche per i pianisti più dotati ma che lui affronta con invidiabili piglio e sicurezza. De Luca fa leva su una tecnica molto sicura, pulita ed energica anche nei passaggi più critici, una qualità che lo rende in grado di conferire grande incisività alla musica. Egli è pianista dal suono potente, vigoroso, adatto a viaggiare bene anche in grandi sale da concerto, capace di una notevole gamma espressivo/dinamica.

 

Formidabile nei passaggi di agilità per la limpidezza tecnica e il volume sonoro sprigionato, riesce a conferire una convincente unitarietà stilistica a quello che suona, senza mai manifestare vuoti di concentrazione o momenti di calo della tensione interpretativa. Grazie a queste sue doti è riuscito a rendere con grande efficacia questa difficile e innovativa pagina di F. Liszt. Si tratta di un giovane pianista da seguire con grande attenzione...

Da sinistra: Leonardo Nevari, Chantal Balestri, Christian De Luca

Leonardo Nevari, Giulia Rossini, Chantal Balestri e Christian De Luca

 

 

INTERVISTA A CHANTAL BALESTRI

 

Alfredo Di Pietro: Chantal, l'iniziativa "Amicizia in Musica" mi sembra un'idea nobile, oltre che brillante. Uno splendido esempio di solidarietà tra musicisti che vuole superare di slancio il torpore in cui si muovono certe istituzioni, le quali dovrebbero tutelare la cultura e i talenti più promettenti del nostro paese. E' così?

Chantal Balestri: E' così in parte. Organizzare questo progetto tra noi ragazzi non è stato facile. All'inizio abbiamo contattato diverse sale, alcuni direttori artistici ma abbiamo ricevuto delle risposte negative. Il fatto però di essere riusciti a ottenere una collaborazione con le "Serate Musicali" testimonia la volontà di quest'associazione culturale milanese ad aiutarci. Il loro contributo è stato molto grande perché non solo c'è stata la disponibilità della sala e del pianoforte nello spazio ScopriCoop ma sono state pagate anche tutte le spese burocratiche, compresa la SIAE. Uno spiraglio di speranza quindi esiste anche per altri giovani che abbiano intenzione di organizzare manifestazioni simili.

ADP: Lei è una pianista molto giovane ma ha già un curriculum di tutto rispetto. Diplomata nel 2010 con dieci e lode, si è perfezionata con Aquiles Delle Vigne e Konstantin Bogino, ha frequentato Masterclass con docenti di grande fama come Paul Badura-Skoda e Bruno Canino. E' vincitrice di numerose borse di studio, di concorsi nazionali e internazionali, ha debuttato per la prima volta a tredici anni in qualità di solista con il concerto per pianoforte e orchestra KV 246 di W.A. Mozart. Si è anche esibita in numerosi recital solistici e in formazioni cameristiche, in Italia e all'estero: Germania, Austria, Spagna, Portogallo sino a arrivare ai giorni nostri, quando viene ammessa alla New York University, dove farà un Master sotto la guida del maestro Jeffrey Swann. Queste sono solo alcune delle tappe che si possono leggere nel suo curriculum. Come ci si sente a essere così giovani ma già così ricchi d'esperienza?

CB: Questa è una domanda che non mi aspettavo (sorride un po' imbarazzata). Ho già fatto diverse esperienze ma sono comunque all'inizio di un percorso in crescita dove spero di arricchire sempre più il mio curriculum. La cosa in cui posso dire di aver fatto molto è la partecipazione a numerose Masterclass, avendo avuto la possibilità di viaggiare fin da giovanissima. Sono cresciuta in maniera diversa da molti miei coetanei, formandomi non solo dal punto di vista professionale ma anche come persona, forse è anche questo che mi ha spinto a fare il grande passo di andare a New York. Purtroppo ci sono alcuni ragazzi italiani che hanno il timore di abbandonare casa. Io, grazie a queste mie esperienze, cercherò di fare un salto nella mia carriera. Ci vuole una buona dose di entusiasmo per affrontare delle situazioni nuove, credere molto in se stessi, essere consapevoli delle proprie capacità come anche dei limiti cercando di puntare in alto. Poter dire nel percorso personale: "Ci ho provato". Io l'ho fatto e indipendentemente da come andrà non credo di poter avere dei rimorsi per il futuro.

ADP: Talento, marketing, capacità di comunicare. Nel panorama pianistico odierno quale di questi tre elementi ritiene più importante per ambire a un riconoscimento internazionale?

CB: Ovviamente il talento, quello o lo hai o non lo hai, però bisogna rapportarsi al mondo di oggi, avere un certo "savoir-faire". Io direi quindi che occorrono tutti e tre. Conta studiare molto perché il talento senza applicazione non porta a nulla, il saper autopromuoversi è assolutamente necessario se ci si vuole rapportare con la realtà odierna. Purtroppo ma anche bene perché uno diventa più indipendente nelle sue azioni.

ADP: Quanto conta la cultura e quanto il nozionismo nello sviluppo delle qualità di un concertista?

CB: Tutt'e due sono molto importanti. Una buona cultura generale aiuta. Io ho frequentato il Liceo Classico, ho una grande passione per la letteratura, leggo moltissimo e sono innamorata della filosofia, ma anche la cultura scientifica è importante.

ADP: Ho ascoltato su You Tube la sua interpretazione della Sonata N° 30 Op. 109 di L.V. Beethoven e devo dire che mi è piaciuta molto. Ho trovato in lei una grande padronanza tecnica e, cosa forse ancora più importante, un gusto e una profondità d'interpretazione francamente sorprendenti per i suoi soli ventitré anni, non ancora compiuti tra l'altro. Beethoven è un musicista che ama particolarmente? Quali sono gli autori che suona con maggior piacere?

CB: Voglio precisare che quella registrazione risale a quattro anni fa, quando avevo diciotto anni. L'opera 109 di Beethoven continuo a tenerla in repertorio, mi piace approfondirne l'interpretazione con lo studio e la maturazione. Beethoven è un grandissimo, la Sonata N° 30 la trovo abbastanza congeniale alla mia personalità però provo un'attrazione maggiore per il romanticismo e il '900, in particolare gli autori russi, forse perché ho avuto per diversi anni un insegnante russo. Trovo peraltro impossibile individuare un autore preferito quanto piuttosto un periodo storico. Di S. Prokofiev ho interpretato la seconda sonata, ora sto affrontando la "Fantasia" di Skrjabin.

ADP: Una delle cose più gratificanti per uno strumentista è certamente quella di trasmettere emozioni. Quali responsabilità impone l'atto dell'interpretare? Lo considera più come una manifestazione di rispetto verso l'autore o ritiene sia meglio concentrarsi sull'effetto emotivo che si vuole provocare nell'ascoltatore?

CB: Credo che esista un'eterna lotta per trovare l'equilibrio tra queste due istanze. Avendo fatto lezione con diversi insegnanti in diversi conservatori ho trovato uno che è più propenso per una via e un altro che la pensa in modo diverso, questo potrebbe un po' disorientare l'allievo. Personalmente cerco di attenermi allo stile di un compositore ma al contempo mi sforzo di tirare fuori quelle che sono le mie emozioni. Non necessariamente solo in concerto, ma anche quando studio associo spesso dei passaggi musicali a immagini particolari o sentimenti che mi coinvolgono. Non vedo mai lo spartito semplicemente come note e armonia ma vado oltre i segni scritti cercando la giusta ispirazione.

ADP: E' una domanda che rivolgo spesso ai musicisti che mi capita d'intervistare, credo sia fondamentale per capire in che direzione si vada: cosa pensa della situazione culturale musicale nel nostro paese e come giudica l'operato delle istituzioni in tale ambito?

CB: Non voglio essere totalmente negativa: come ho detto qualcosa di buono c'è, nel senso che esistono alcune organizzazioni che funzionano bene. Sostanzialmente si deve puntare molto sulla propria individualità, spirito d'iniziativa che supplisca a un certo vuoto delle istituzioni musicali. O si ha la fortuna di avere delle conoscenze nell'ambiente oppure si deve faticare molto per farsi conoscere. Io non sono figlia di musicisti, non sono quindi mai stata instradata ma ho sempre dovuto arrangiarmi da sola.

ADP: E' d’accordo con chi sostiene che la musica cosiddetta colta sia rivolta più che altro agli addetti ai lavori che pubblico?

CB: Non sono assolutamente d’accordo. Ho vissuto da sola insieme a coinquilini che facevano tutt'altro nella vita e mai erano andati a un concerto di musica classica. Facendo leva sulla loro apertura mentale e sulla presenza del pianoforte in casa, ho intessuto un dialogo cercando di fargli capire con spiegazioni ed esempi il significato di un brano. Alla fine gli ho portati ai concerti e devo dire di essere riuscita a suscitare il loro interesse. Per questione di gusti non tutti ovviamente sono disponibili a quest'ampiezza di vedute, esistono persone che non sono mai andate ai concerti semplicemente perché prive di preparazione o di abitudine all'ascolto. Alcuni amici hanno così iniziato a frequentare autonomamente i concerti di musica classica, non solo i miei. Sono convinta che l'educazione musicale giochi un ruolo fondamentale nell'approccio alla musica classica e che una grossa fetta di responsabilità della situazione nel nostro paese sia da attribuire al Ministero dell'Istruzione.

ADP: Come riesce a conciliare un'attività professionale così intensa con gli affetti e la vita privata?

CB: Adesso andrò a New York sia per continuare la mia carriera che per stare con il mio ragazzo, anche lui un pianista con una carriera avviata che suona un po' ovunque. Credo che una persona, se lo vuole davvero, riesca a trovare il modo per gestire entrambe le cose. Bisogna insomma venirsi incontro per ritagliarsi i propri spazi. Per l'amicizia invece bisogna abituarsi all'idea di averne a distanza, è difficile avere tanti amici nello stesso posto. E' questa comunque la circostanza per capire chi è veramente amico e chi no.

ADP: Un'ultima domanda Chantal. Non crede che in campo concertistico nella nostra epoca sia in atto una deriva verso lo Star System e il divismo? Quali sono i rischi che potrebbe correre un'opera che venga interpretata sotto questi stimoli? Potrebbe per caso essere snaturata la sua autenticità a favore di un certo tipo di esibizionismo?

CB: Non voglio giudicare certi atteggiamenti, ognuno alla fine è libero di fare come vuole ma, personalmente, non seguirei questa strada. Si, voglio dare al pubblico una certa immagine di me ma non desidero assolutamente pormi come una diva oppure presentarmi mezza svestita per farmi notare, intendo essere semplicemente me stessa. Ambisco a essere apprezzata per quello che dò al pubblico e non per il resto, indipendentemente quindi dal fatto di mettermi in minigonna o no. Non mi va peraltro di criticare artisti che manifestano un atteggiamento divistico, l'importante è che non diventi quello il fine principale ma bensì essere un buon musicista, fare concerti per trasmettere emozioni all'ascoltatore. Quindi non l'immagine prima di tutto ma altre qualità.

Alfredo Di Pietro

Luglio 2015


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