Hledat English (United States)  Italiano (Italia) Deutsch (Deutschland)  Español (España) Čeština (Česká Republika)
10. prosince 2018 ..:: Cristina Cavalli - Ritratti ::..   Přihlásit se
Navigace stránek

 Cristina Cavalli - "Ritratti - XX and XXI centuries portraits in music" Minimalizovat

 

 

Da assiduo frequentatore di concerti, ho l'impressione che la musica classica sia in pieno "revival", se mai abbia minimamente cessato di esercitare il suo fascino. Il fenomeno potrebbe avere il significato di una tendenza alla riscoperta delle nicchie o forse una cosa più o meno "à-la page" nella quale infilarsi, senza avere magari la consapevolezza che questa grande arte, e non solo del genere cosiddetto classico, può superare ogni effimera parvenza di moda per imporsi come indispensabile cibo per l'anima, e quindi vitale per definizione. Fatto sta che le sale da concerto, e tutti quegli spazi dove si fa musica, spesso straboccano di persone in ascolto, nonostante si vociferi su un presunto forte calo d'interesse per essa. È lapalissiano che l'alchimia tra pubblico e interprete (come latore di un messaggio), tanto più agevolmente si stabilisce se quest'ultimo non solo è convinto di quello che fa, ma del fatto che con le note porta un mondo, il suo e quello dell'autore. Una corrispondenza tra arte e vissuto personale che Ferruccio Busoni così meravigliosamente definì: "Colui per la cui anima non è passata una vita non dominerà mai il linguaggio dell'arte". Abbiamo bisogno d'interpreti non solo tecnicamente spumeggianti, ma anche autentici nel profondo, in grado di svelare in pochi tratti un'emozione, uno stato d'animo che, magicamente, diventa in quel momento anche il nostro. Solo in questo modo le sembianze di una persona, siano esse fisiche o caratteriali, o di un luogo che si presenta a noi con il suo corteo di suggestioni o, ancora, un recondito turbamento dell'animo può manifestarsi in tutta la sua genuinità.

Nudo, di fronte a noi. E la pianista Cristina Cavalli, artista che attualmente risiede a Madrid, di vissuto ne ha da vendere. Nasce in Italia, inizia a studiare musica con Lidia Palo Giorgi diplomandosi in pianoforte al Conservatorio "G. Nicolini" di Piacenza e in Musica da Camera presso il Conservatorio "B. Maderna" di Cesena. A corredo della sua formazione c'è la frequentazione di corsi e masterclass con musicisti importanti come Sergio Fiorentino, Pier Narciso Masi e Marisa Somma. Prosegue il suo percorso di perfezionamento presso l'Accademia Incontri col Maestro di Imola, dove consegue il Diploma di Master in Musica da Camera. S'impegna ad allargare nel tempo il suo repertorio, che giunge a spaziare dal XVII secolo alla musica contemporanea, un interesse a 360° notato da compositori europei e americani, che gli dedicano delle opere. Viene spesso chiamata a "premiere" di nuovi pezzi per pianoforte in diverse parti del mondo. La sua intensa attività la porta a esibirsi in luoghi diversi dalle tradizionali sale da concerto, nelle Università di Macerata, Piacenza e Bologna. Non trascura le registrazioni per i canali televisivi nazionali italiani RaiSat3, Canale10 e Alfa TV finlandese; i suoi spettacoli sono trasmessi da Radio Vaticana, Radio Belgrado e molti altri. Appare in qualità di solista e camerista in prestigiose sedi europee e asiatiche, si esibisce nel Regno Unito, Olanda, Finlandia, Italia, Germania, Spagna, Serbia, Repubblica Ceca, Macedonia, Cina e Mongolia Interna.

Non manca la partecipazione in importanti istituzioni musicali, come membro ufficiale di ECMTA (European Chamber Music Teachers Association) a Helsinki, nell'ILAMS (Ibero Latin American Music Association) a Londra ed è anche consulente onorario di IIME (International Institute for Music Education di Hong Kong). Decide di seguire una strada, quella della collaborazione con altri artisti nell'ambito di progetti creativi in cui la musica viene combinata e sintetizzata con diverse arti. Nel 2010 presenta "Mediterraneo", un viaggio musicale lungo le coste del Mediterraneo, dimostra la sua ecletticità in un percorso che, partendo da brani italiani, approda al Flamenco. Tra il 2012 e il 2014 è direttrice artistica di Chamber Music in Italia e Florestano a Roma. L'anno 2015 è di particolare rilievo per la sua carriera: a maggio debutta alla Shanghai Symphony Hall con un recital solistico che riscuote grande successo, è l'avvio del suo primo tour in Cina con otto concerti e masterclass. Nel 2017 appare il suo ultimo album per pianoforte "Ritratti - XX and XXI centuries portraits in music", di cui ci occupiamo in questa recensione, risultato tra i vincitori dei Global Music Awards di Los Angeles. Adempiuti i doveri biografici, resta da vedere se un curriculum così di sostanza possa dirci qualcosa sull'approccio alla tastiera di Cristina Cavalli. Possiamo esserne sicuri, c'è qualcosa che i "freddi" dati del profilo biografico non possono dire e mai diranno, un "quid" che va intuito non solo all'ascolto ma rubato da qualche movenza particolare, dal modo stesso di sedere e far danzare le dita sulla tastiera, dai moti espressivi del viso durante l'esecuzione.

La grazia e naturalezza con cui fa scorrere le dita sulla tastiera, senza alcuna forzatura e al riparo da un ostentato virtuosismo, rende efficacemente, per esempio, l'arguta musicalità dei ricami scarlattiani. Non c'entra nulla con il nostro CD, ma prima di recensirlo ho visto tutti i video del suo canale You Tube. Nello sforzo di definire la sua personalità, la ricca carrellata di ritratti che questo disco contiene sottende a una visione più grande e complessiva della stessa pianista. L'Elegie Op. 1 N. 3 di Sergej Rachmaninov, prima traccia del disco, diventa allora ottimo biglietto di presentazione di quel concentrato di qualità che costantemente si presenta in ogni cosa suonata. L'arabesco di crome disegnato dalla mano sinistra nell'incipit della composizione è del tutto privo di meccanicità, si presenta flessuoso e sensuale come un profilo femminile. Parimenti riscattata da una progressione rigida è la figurazione in terzine "pp" che a battuta dieci prepara e conduce al mezzoforte. La sua Elegia è permeata in ogni momento da una rara libertà agogica, che si fonde con l'accorta gestione delle dinamiche, dei "crescendo" e "diminuendo", in grado di rendere questo brano quasi persona umana. Il segno scritto si stacca dallo spartito per volare alto, segna i contorni di un incantevole e nostalgico ritratto. Si fa via via più nitida l'immagine del rimpianto per la terra natia che il grande autore russo si portò dietro per tutta la sua esistenza, ancora una volta rivive in questo pezzo. Brusco cambio di atmosfera con la mefistofelica "Toccata" del compositore e pianista napoletano Giuseppe Devastato, dedicata alla stessa Cristina Cavalli, una sorta di scatenata danza tribale dove la pianista mostra i suoi lati più decisi e incisivi.

Abbandonati i delicati merletti elegiaci, sfrutta ancora a suo vantaggio la sapienza nel modulare l'agogica, tra soprassalti feroci e frangenti in cui si sente il cupo rallentare del respiro che porta alla morte. Diventa abile intessitrice di suggestive atmosfere argentine nei capitoli dedicati a Carlos Guastavino e Alberto Ginastera, due autori che, seppur piuttosto distanti tra loro, le sono entrambi congeniali. È una scelta coraggiosa quella di accostarli poiché lo stile del primo aderisce alle fascinazioni del romanticismo che attraversò il XIX secolo, in antitesi quindi con le tendenze moderniste di un compositore come Alberto Ginastera. Non a caso quest'ultimo fu molto apprezzato dal gruppo progressive degli anni '70-'80 Emerson Lake & Palmer (ricordate la "Toccata", arrangiamento di Keith Emerson del quarto movimento del Concerto N° 1 per pianoforte e orchestra, presente nell'album "Brain Salad Surgery"?). Cinque sono i brani suonati da Cristina Cavalli di Guastavino, due "Cantilenas argentinas" e tre "Cantos Populares", con estro gitano ne tratteggia armonie e melodie, confermando il suo valore di sopraffina ritrattista. Di Alberto Ginastera vengono invece riprese le "Tres danzas argentinas Op. 2". Dai toni accorati è "Santa Fé para llorar", quasi una preghiera in musica in tempo di 3/8, un Moderato che l'autore indica da affrontare "con intimo sentimento", mentre il successivo "El trébol" (il trifoglio), nona Cantilenas dallo spirito delicatamente naturalistico, è un pezzo sereno, ricco di chiaroscuri, che respira nell'alternanza tra il tempo d'esordio "Molto lento" e i brevi incisi "Più mosso" e "Più mosso ma non troppo". Dolcissima e sfumata è la chiusa, che riporta al "Tempo I".

Adorni di una musicalità più sanguigna sono i tre "Cantos Populares", N. 4, 6 e 10. Cristina Cavalli non pare rimarcare la differenza tra i due autori, ne media piuttosto la poetica in una visione di sintesi. Traluce in entrambi una squisita sensibilità tutta argentina, questo è l'importante in un lavoro che non vuole certo creare conflitti, ma creare un amalgama di diverse contingenze musicali. In ambedue gli autori incanta e seduce con la tastiera, ha un che di materno nella sua ubertosa grazia di donna latina. Dal punto di vista tecnico/compositivo le tre danze presentano tratti di grande originalità, a partire dalla "Danza del viejo boyero (Danza del vecchio pastore) Op. 2 N. 1", in 6/8, in cui la "stranezza" consiste nel fatto che la mano sinistra suona una linea in re bemolle maggiore (i tasti neri) mentre la destra in do maggiore (i tasti bianchi). Un brano quindi bitonale che ha un effetto quasi straniante sull'ascoltatore, ritmicamente molto coinvolgente. La pianista ne intuisce le potenzialità producendosi in uno staccato cristallino, teso a esaltare proprio l'effetto percussivo. Di tutt'altra temperie espressiva è la "Danza de la moza donosa Op. 2 N. 2" (La danza della bella fanciulla), anche questa in 6/8, dal carattere però intensamente meditativo, qui Ginastera sviluppa una melodia ricca d'inflessioni cromatiche. Composta in due distinte sezioni, nella seconda si evidenzia un modo di armonizzare tipico nel compositore argentino, cioè l'uso d'intervalli di quarta e quinta. L'effetto percepito è quello di un'espansione spaziale, suggestivo della pampa argentina.

La terza e ultima "Danza del gaucho matrero Op. 2 N. 3" si presenta come un brano dalle forti tinte, aderente ancora al tempo di 6/8. Esordisce con un ostinato di dodici note piuttosto sornione ma è nella parte finale che l'arroganza del vaccaro esplode brutalmente. Le indicazioni in partitura di "furiosamente", "violento", "mordento" culminano nel "salvaggio" in "sfff" e "ffff" alla mano destra, non dando adito a dubbi circa la veemenza con cui dev'essere suonato questo brano. Molto stimolanti sono gli effetti che scaturiscono dall'armonizzazione di ogni nota con un accordo maggiore, ricreanti un senso di festosa euforia che pervade la composizione. Cristina Cavalli rispetta le indicazioni senza calcare troppo la mano, mai arriva a sonorità talmente accentuate da risultare sguaiate, come ho potuto notare in qualche lettura. Non perde il suo aplomb, nemmeno in questo caso, in favore di una visione bilanciata e molto ponderata dell'insieme, pur nel rispetto delle indicazioni in partitura. Ritroveremo ancora due brani di Alberto Ginastera più avanti, alle tracce 14 e 15 con due degli "American Preludes", anche Carlos Guastavino si rifà vivo alla diciassettesima traccia con "El Patio". Ben quindici su ventuno sono i brani di autori argentini e spagnoli in questo CD, a conferma della forte affezione che la nostra pianista manifesta per la musica di queste aree geografiche. Si tratta di un mondo musicale sospeso nel tempo tra le morbide spire della malinconia più pura, disposizione d'animo che ricorre molto spesso nelle composizioni prese in esame.

Alla traccia 13 troviamo una citazione francese, proveniente dal grande Maurice Ravel, con la sua notissima "Pavane pour une infante défunte". Veniamo trasportati all'istante nel limbo di una poetica toccante come poche, dove la nostra pianista cambia accento per inseguire profondi terreni spirituali celantisi in forme semplici, infantili, alla maniera di "Ma mère l'oye", evocativi di un dolore tranquillo, d'inusitata purezza. La pavana è una danza lenta cinque-seicentesca in 4/4, dall'andamento ieratico, che qui svela, così come in altre composizioni, la disposizione dell'autore francese per un impressionismo arcaicizzante ed espresso in forme dove la purezza di linee appare prioritaria. Cristina Cavalli sfodera una levigata cantabilità, di forte richiamo etnico, sempre rivestita di sicura eleganza e infallibile senso della misura pure nella sonata per pianoforte in due soli movimenti "1.X.1905" (From the street) del compositore ceco Leós Janàček. Composta nel 1905, come cita il titolo, era dedicata alla memoria di Frantisek Pavlik, operaio ucciso durante la manifestazione in favore dell'università di Brno. Nei due tempi di Predtucha (Presentimento) e Smrt (Morte), la pianista è impegnata a delineare un ritratto molto diverso dai precedenti. Janàček fu profondamente colpito dalla tragedia consumatasi quel giorno, sull'onda della commozione scrisse di getto questa sonata, originariamente prevista in tre movimenti. Per motivi che non si conoscono però, la sera stessa della prima esecuzione eliminò il terzo movimento e, dopo la seconda, annientò anche i primi due tempi gettandoli nella Moldava.

Questo è almeno quanto romanzescamente si racconta. Per puro caso la composizione tuttavia si salvò: la pianista Ludmila Tuckova aveva copiato di nascosto i primi due movimenti. Il ritratto dell'operaio martire assume delle tinte soffertamente drammatiche, in una sonata complessa e che si stacca dagli altri pezzi brevi sinora ascoltati. Cristina Cavalli affronta questo viaggio in profondità con la stessa sicurezza dimostrata altrove. Con la medesima autorevolezza dimostrata nelle forme brevi, talvolta aforismatiche, dipana una partitura di ampio respiro come questa, complessa e articolata, senza tuttavia smarrire l'attitudine al racconto episodico nella gestione delle cellule melodiche. Dopo Giuseppe Devastato, si ritorna ai giorni nostri con Alejandro Romàn. "Luz de luna" è una piccola gemma incastonata tra due "American preludes" di Alberto Ginastera ed "El Patio" di Carlos Guastavino. Si tratta di un brano moderno, nato come tema musicale principale della colonna sonora di un film, fondamentalmente un omaggio a Claude Debussy e al suo "Clair de Lune" di cui riecheggia l'atmosfera lunare. Una chicca che si muove tra visione onirica e incanto terreno, amministrata con il consueto "fair play" dalla pianista, tanto più che non è difficile presagire un'affinità tra Cristina e il compositore e pianista madrileno, artista dalle estese frequentazioni che si destreggia agevolmente tra composizioni sinfoniche, jazz e la musica da film. Caleseras (Homenaje a Federico Chueca) di Joaquín Rodrigo, primo dei "Cuatro Piezas para Piano", c'immerge nei più autentici colori spagnoli, in esso c'è la palese intenzione di omaggiare l'arte di Federico Chueca, importante compositore del genere "chico" (zarzuelas in un atto), pure lui spagnolo di Madrid.

Come un fiore nascente dal nulla, nello sfondo pittorico che s'innesta sul vissuto di una grande cantante francese, si leva "Homenaje a Edith Piaf", altro atto d'ossequio da artista ad artista. È la volta di Rudesindo Soutelo il quale, nella breve composizione (meno di un minuto) "Retrato Duma Moça Na Conversa", ferma l'immagine del chiacchiericcio di una signora, Anita Spiess, in conversazione con i suoi genitori. Composizione arguta che ha le sembianze di un tagliente battibecco, rapidamente esauritosi nel silenzio. Ultimo dipinto di questa fantastica carrellata è "Ave Maria" di Astor Piazzolla, brano che il grande compositore argentino scrisse nel 1992 a Buenos Aires, poco prima di morire. Un ritratto e insieme un dolcissimo testamento spirituale dal sapore agrodolce fonde meravigliosamente il sentimento di soddisfazione per una vita intensamente vissuta nell'arte e l'inquietudine per la morte imminente. Scopriamo la leggerezza di un sospiro d'amore sospeso nell'eternità, dove un'intenerita Cristina Cavalli affresca l'ultimo malinconico ritratto, sentimento che spesso ricorre in questo lavoro tinto di viola scuro. Nel bellissimo CD "Ritratti", rappresentativo dell'arte di Cristina Cavalli, come in un "vernissage" scorre sotto gli occhi una serie di raffigurazioni e, tra le tante, possiamo scorgere anche quella della stessa artista. Una pianista mai fuori dalle righe, estranea alle tinte troppo accese, che in ogni occasione sembra lontana da ogni glamour esteriore, anche quando la partitura potrebbe in qualche modo legittimarlo.

In ventuno tracce "Ritratti" propone un ricco archivio di palpitante umanità, un sensuale potpourri di situazioni, emozioni e caratteri. La nostra pianista ci da la chiave per penetrarne l'universo. Tutto qui viene trasfigurato dalla passione per la musica, che da segno scritto si tramuta nel plastico rilievo di un volto, nel racconto di una novella ora dalle forti tinte, ora talmente delicata da sconfinare nell'evanescenza. Un CD che coccola e travolge, che di ogni frangente espressivo sa individuare la giusta cornice sonora, disegnata con pazienza certosina. Il pianismo di Cristina Cavalli fa leva su un processo d'interiorizzazione del testo e di ogni suo recondito significato, poi filtrato dal "velluto" della sua morbida personalità. La sostanza di cui è fatto questo album è la medesima dei sogni e della terra, eterea ma allo stesso tempo fortemente attaccata all'humus naturale da cui sorge la vita. Delizioso e accattivante come una notte d’amore proibito.


Alfredo Di Pietro

Gennaio 2018


 Tisk   
Copyright (c) 2000-2006   Podmínky používání  Prohlášení o soukromí
DotNetNuke® is copyright 2002-2018 by DotNetNuke Corporation