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domenica 24 maggio 2020 ..:: Carot One Titta ::..   Login
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 Carot One Titta Audiophile Earphone Riduci

                                                   

 

 

INTRO

Quando Antonio Scialò della Openitem mi ha proposto di recensire le Carot One "Titta", degli auricolari "In ear", vi confesso di essere stato colto da un certo sgomento, sensazione che di sicuro non avrei provato se invitato a testare un amplificatore piuttosto che un diffusore o altro oggetto Hi Fi con cui nel tempo ho imparato a prendere confidenza.

Ma come, lasciarsi impaurire da due minuscoli e inoffensivi auricolari? Ebbene sì, confesso la mia ignoranza di fronte a queste per lo più giovanili propaggini acustiche in quanto i miei ascolti notturni, e non solo, si avvalgono di due comode cuffie circumaurali. Sempre più spesso mi capita di usare le mie Sony per ascoltare musica, lo faccio a letto, quando lavoro al PC (come in questo momento) o quando sono in treno o in auto con il notebook sulle gambe.

Da audiofilo che vuol darsi un certo tono, ho sempre snobbato quegli affarini dal suono esile messi a contatto del meato acustico. Tornando alla proposta del patron di Openitem, dovevo pur uscire dall'impasse e dargli una risposta. Dopo aver riflettuto, ho quindi realizzato che mi si prospettavano tre possibilità: rifiutare la recensione, applicarmi in un febbrile copia/incolla dalla rete oppure... demandare il test alle mie due figlie che di auricolari ne hanno comprati, ascoltati e distrutti a diecine, alla fine ho optato per quest'ultima alternativa fermo restando che il giudizio finale doveva essere il mio.

Dopo essermi debitamente documentato sul pianeta auricolari, è seguita una settimana buona di ascolti e poi la fatidica recensione a sei mani, anzi sei orecchie, quattro prese in prestito dalle figlie più le mie. E' stato una specie di crescendo: partito con poca convinzione, quasi con svogliatezza, si è progressivamente affacciata la mia proverbiale onnivorosità e l'interesse per questi auricolari è cresciuto. A lavoro finito posso dire di essermi molto divertito a stilare questa recensione, affrontata con un tono relativamente disimpegnato, un breve test tra il serio e il faceto dedicato in particolar modo ai più giovani che so essere accaniti consumatori di questo tipo di oggetti. Non sarei sorpreso però se qualche pensionato mi scrivesse dicendomi di apprezzare anche lui questi auricolari che, come vedremo, hanno una notevole propensione a vivacizzare la musica.

Innanzitutto cerchiamo di chiarire cosa siano questi particolari tipi di trasduttori.
Nell'ambito delle tre grandi tipologie di cuffia esistenti, circumaurali, supraurali e auricolari (a loro volte divise nelle categorie extrauricolari e intrauricolari) le nostre Titta fanno parte delle "In ear", conosciute anche come IEM (In-Ear Monitor) o Canalphones.

L'idea d'inserire un trasduttore all'interno dell'orecchio non è nuova ma ha già diverse decadi, il loro recente affaccio sul mercato consumer si spiega con il fatto che fino a poco tempo fa questo tipo di cuffie non offriva una gran qualità, oggi invece si sono evolute offrendo delle prestazioni in qualche caso molto convincenti. Attualmente l'offerta è ampia, con una differenziazione nelle classi di prezzo "Entry", "Mid" e "High", si va da modelli del costo di pochi euro sino ad arrivare ad auricolari che richiedono un esborso anche di circa 300 euro, come le Shure SE420.

A differenza delle extrauricolari le IEM vanno inserite nel tratto iniziale del condotto uditivo esterno, accoppiate a esso tramite gli "sleeve", dei minuscoli manicotti di materiale morbido, di solito gomma di silicone, ma può essere utilizzato anche l'elastomero o vari tipi di schiume. Si tratta di sostanze in grado di aderire perfettamente alle pareti del canale auricolare, garantendo un alto grado d’isolamento acustico. Naturalmente ogni individuo ha una sua personale conformazione del CUE (Condotto Uditivo Esterno) per cui un tappino che va bene per uno non è detto che vada bene anche per un altro.

Per risolvere alla perfezione questo problema esistono le "In ear" personalizzate, in cui uno specialista (otorinolaringoiatra) realizza un calco del tratto iniziale del condotto, adoperato poi dal produttore per progettare degli sleeve su misura, è un ottimo approccio ma con l'effetto collaterale di una non indifferente lievitazione del prezzo. Nella stragrande maggioranza dei casi non si sta troppo a sofisticare, si usano le universali corredate da tappini di diversa misura, la capacità delle morbide gomme siliconiche di adattarsi ai più diversi calibri fa il resto.

 

CAROT ONE TITTA AUDIOPHILE EARPHONE

Specifiche Tecniche:
Driver: 11 mm
Sensibilità: 100 dB a 1 kHz
Risposta in frequenza: 20 - 20.000 Hz
Impedenza: 16 Ohm
Lunghezza del cavo: 1,2 m
Tipo di cavo: TPE
Connettore: Mini-Jack stereo a "L" da 3,5 mm

Le Carot One Titta si presentano come due auricolari in alluminio anodizzato di colore arancio, una livrea cara al brand e identica per tutti i suoi prodotti. E' un nome curioso che ricorda il famoso Giovanni Battista Bugatti, detto Mastro Titta, il noto "Boja di Roma" che fu un celebre esecutore di sentenze capitali dello Stato Pontificio, ma anche il grande baritono pisano Titta Ruffo. Nel secondo caso si potrebbe pensare a un'allusione sulla gamma bassa forzuta delle nostre.

La struttura metallica assicura la necessaria robustezza e l'indifferenza al trattamento poco diligente che spesso si riserva a questo tipo di dispositivi. Due coppie di tappini in gomma siliconica blu (che fa da "pendant" con l'arancio), purtroppo della stessa misura, sono forniti a corredo. Blu è anche il cavo di collegamento isolato in TPE, discretamente lungo (1,2 metri) è terminato con un connettore Mini-Jack stereo a "L" da 3,5 mm, nel suo decorso si sdoppia a 41 cm dall'auricolare. Immagino che ora i più curiosi di voi vorranno sapere cosa significa l'acronimo "TPE"... Il TPE (Wikipedia docet) altro non è che un tipo di isolante in elastomeri termoplastici, altrimenti indicato come gomme termoplastiche, vale a dire una classe di copolimeri o una miscela fisica di polimeri (plastica e gomma).

Le Titta sono confezionate in una simpatica scatoletta di cartoncino che ricorda un pacchetto di sigarette, un parallelepipedo di consistente materiale gommoso accoglie ordinatamente il set. Su un foglietto plastificato delle dimensioni di un "Post-it" sono riportate le specifiche tecniche e il nome del modello.

 

NOTE DI UTILIZZO

Le mie figlie (e anche la moglie) hanno trovato le Titta molto comode da indossare, una valida alternativa insomma a quegli auricolari che vanno semplicemente poggiati al meato del condotto uditivo, molto meno stabili nel mantenere la posizione ottimale. Personalmente ne avevo escluso subito l'utilizzo proprio perché si spostavano con troppa facilità, talvolta addirittura cadevano nei movimenti del capo.

La generazione degli "In ear" invece porta degli indubbi vantaggi: una volta inseriti gli "sleeve" in morbido silicone (tappini per noi italici) nella parte iniziale del condotto uditivo, gli auricolari rimangono perfettamente al loro posto senza spostarsi di un millimetro. Non fate l'errore di appoggiarli soltanto al meato uditivo perché in questo modo si perdono tutte le basse frequenze, sentirete cioè un suono decapitato, tutto medi e acuti mentre, se correttamente posizionati, ascolterete dei bassi come non li avete mai uditi da un auricolare.

Il tappino consente il perfetto accoppiamento pneumatico con la membrana timpanica, motivo per cui dovete fare attenzione al volume d'ascolto di questi in apparenza innocui dispositivi: si posso raggiungere facilmente delle pressioni molto elevate, tali da danneggiare l'udito nel caso di ascolti prolungati.

Le Carot One sono l'ideale per ascoltare musica in tutta tranquillità, anche negli ambienti più rumorosi, grazie al considerevole isolamento acustico che forniscono e che, ricordiamolo, è doppio: ai suoni infatti viene impedito sia di entrare nel canale auricolare sia di uscire, un'ottima soluzione per chi non vuole disturbare chi gli sta accanto.

Attenzione però, si tratta di un vantaggio che può avere anche un risvolto insidioso e causare situazioni di pericolo per sé e per gli altri. Per strada si rischia di non sentire alcun segnale sonoro come clacson di automobili, motociclette, sirene di ambulanza o di polizia, avvisi vocali... perciò vi consiglio di usarle "Cum grano salis". Meglio in queste situazioni usare gli auricolari aperti.

Le Titta sono fornite con due coppie di sleeve della stessa misura, è vero che l'elasticità del materiale consente un certo margine di adattamento alla conformazione (individuale) del condotto, ma fino a un certo punto. Nel mio caso proprio non ne volevano sapere di rimanere al loro posto, una volta inserite venivano regolarmente sputate fuori dopo pochi secondi costringendomi a tenerle "in situ" con le dita, evidentemente i tappini erano troppo grandi per i miei condotti mentre alle figlie andavano bene. Considerata l'importanza del giusto accoppiamento tappino/condotto auspicherei che le due coppie fornite a corredo fossero di dimensioni differenti.

 

COME SUONANO

Forte e chiaro. Le basse frequenze mi hanno sorpreso per la potenza di emissione, decisamente superiore a quella degli auricolari tradizionali, in questo senso le Titta sono state per me una vera rivelazione. Così la resa delle percussioni è pienamente soddisfacente, i colpi di rullante possono diventare ad alto volume delle vere fucilate, insomma le consiglio caldamente agli appassionati dei generi più aggressivi.

L'ascolto dell'album "Rage Against the Machine" dell'omonimo gruppo metal statunitense, un vero concentrato di cattiveria sonora, non perde un grammo della sua forza esplosiva. La gamma media l'ho trovata "ficcante", nel bene e nel male, vale a dire dotata di una notevole incisività: le Carot scolpiscono il suono con lo scalpello invece di disegnarlo con tocco leggero, dimostrando una personalità senza mezzi termini. Attenzione però... questa vivacità può trasformarsi in un'arma a doppio taglio. Non bisogna esagerare con il volume primo per proteggere i vostri preziosi timpani e poi per evitare l'insorgenza della fatica d'ascolto.

La personalità sonica tipica dei dispositivi In ear si sostanzia nella forza delle basse frequenze, l'impressionante impatto e definizione dei medi, nella dinamica, in questi aspetti prendono il volo nei confronti delle più mansuete extrauricolari. Con una IEM Riuscirete a sentire un dettaglio molto maggiore che vi porterà ad apprezzare meglio le sfumature di strumenti e voci. A questi pregi però si contrappongono anche dei difetti, altrettanto evidenti, come la scarsa estensione delle alte frequenze accompagnata da un andamento caratteristico che vede la gamma medio alta in salita sino al tipico picco sui 5000 Hz, cui segue una rapida caduta. Per questo motivo la loro correttezza nel riprodurre la parte alta dello spettro è perfettibile. Talvolta le medie sconfinano nel graffiante.

Ho trovato le Carot One Titta in linea con questa indole, sostanzialmente hanno i meriti ma non si sottraggono ai demeriti elencati pur in un quadro di caratteristiche a loro precipuo.

 

 

CONCLUSIONI

Ergonomiche e leggere le Carot One Titta si candidano come amichevoli compagne nella vita quotidiana di chi usa iPod, iPhone, iPad, lettori multimediali portatili (Portable Media Player) e molti Tablets, vale a dire la quasi totalità degli umani. Oggi che la qualità dell'uscita analogica di questi dispositivi è notevolmente cresciuta e sempre più persone ascoltano musica tramite essi, sono persuaso che sia vantaggioso dotarsi di auricolari In ear. Vanno usati senza esagerare con il volume, tenete conto che i driver sono accoppiati direttamente con la membrana timpanica. Nell'ambito di un corretto utilizzo si possono intravedere dei vantaggi in termini di godimento del messaggio musicale, dettati da una riproduzione fortemente incisiva, stabile e dai contorni potenti, non influenzata da disturbanti fattori ambientali.

Sono vendute dalla Openitem al prezzo di 49 euro.

Ringrazio Antonio Scialò per avermi dato l'opportunità di conscere le Titta e fare questa recensione.

Alfredo Di Pietro


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