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 Amiata Piano Festival 2017 - Euterpe - 28 Luglio Minimizar

 

 

IL TANGO, ARGENTINA - ROMANIA E RITORNO

Saúl Cosentino (1935)/Osvaldo Tarantino (1927-1991)
- Callao y Santa Fe, per pianoforte a quattro mani
- Pandemonium, per pianoforte a quattro mani

Saúl Cosentino (1935)
- Ultimatum
- Nuestra esperanza, per pianoforte a quattro mani
- Hymno a Buenos Aires, per violoncello e pianoforte

Saúl Cosentino (1935)/Osvaldo Tarantino (1927-1991)
- Convicciones, per violino, violoncello e pianoforte

Saúl Cosentino (1935)
- Fuerte y claro, per violino, violoncello e pianoforte
- Canopus, per violino, violoncello e pianoforte

Astor Piazzolla (1921-1992)
- Le Grand Tango, per violoncello e pianoforte
- Oblivion, per pianoforte

Judith Brandenburg
- El cielo de Vietnam, per bandoneon, violino e pianoforte
- Fuga, per bandoneon, violino, violoncello e pianoforte
- Sombras azules, per bandoneon, violino, violoncello e pianoforte
- Ven, per bandoneon, violino e pianoforte

Astor Piazzolla (1921-1992)
- Histoire du Tango, Café 1930 per violino e pianoforte
- Invierno porteño, per bandoneon, violino, violoncello e pianoforte
- Verano porteño, per bandoneon, violino, violoncello e pianoforte
- Contramilonga a la funerala, per bandoneon, violino, violoncello e pianoforte


Judith Brandenburg, bandoneon
Trio Dinu Lipatti:
Puschan Mousavi, violino
Radu Nagy, violoncello
Cristian Niculescu, pianoforte
Duo pianistico Zsuzsa Bálint & Cristian Niculescu

Con la partecipazione di Silvia Chiesa, violoncello e Maurizio Baglini, pianoforte

 

 

All'Amiata Piano Festival sembra non essersi mai interrotto il rapporto sentimentale con il tango, nato nel nostro paese, a Genova, e questo un po' d'orgoglio in noi italiani lo suscita. Non solo un genere musicale riconducibile al ballo, ma anche una poetica, un modo tutto particolare d'interpretare la musica, di esprimere un linguaggio corporale in un rapporto quasi carnale con il partner. Come tutte le cose belle e importanti, anche questo progetto una certa fatica è costato. Con Cristian Niculescu il Festival ha lavorato più di un anno per concepire questa scaletta, la quale però segue un ordine diverso da quello del programma di sala stampato. Ogni brano è stato quindi annunciato da delle "slide", proiettate sul grande schermo a fondo sala. Nella prima parte della serata sono state suonate opere di Saúl Cosentino, compositore argentino allievo di Astor Piazzolla. Due anni fa Niculescu ha realizzato un concerto dedicato al suo ottantesimo compleanno, alla presenza del festeggiato. "È stata davvero una grande festa" dice il pianista romeno, persona sensibilissima e anche un po' timida, con la voce leggermente rotta dall'emozione. "Quello del 28 luglio si preannuncia come un programma in cui si riconosce il lato più raffinato del tango, una forma d'intrattenimento che non è però incompatibile con un qualcosa di culturalmente alto. Oggi si tende troppo spesso a pensare che un messaggio significativo debba fare il paio con il difficile, ma non è assolutamente così e questo di stasera è uno dei concerti più divertenti che potessimo concepire".

 



Sono parole di un illuminato direttore artistico: Maurizio Baglini, che spera (e noi tutti con lui) che un domani non troppo lontano questo paraocchi possa essere definitivamente rimosso. In questo eccitante viaggio scopriamo che il tango è una danza, una musica che ha variegate scaturigini culturali, diverse etnie ne vengono coinvolte, non localizzate quindi soltanto all'Argentina. "Il Tango, Argentina - Romania e ritorno" è un progetto di ampio respiro, dove la potenza della musica guida la nostra immaginazione verso itinerari diversi, ma sempre riconoscibili in uno stile inconfondibile, legati da un modo ben preciso di concepire la vita. Argentina, Italia, Romania, Germania: questo è l'intreccio delle nazionalità di provenienza degli interpreti e dei compositori coinvolti. Il guardo artistico del tango non esclude l'onomatopea: l'emulazione dei suoni di bicicletta e di altri oggetti utilizzati nel quotidiano diventa parte integrante del discorso musicale, anche così si riafferma il forte attaccamento alla fisicità tipico di questo sanguigno genere. Potremmo anche definirla un'onda calda di passione, vissuta con una genuinità che non ammette mediazioni, dove accanto a strumenti "classici" come il violino, violoncello e pianoforte c'è il bandoneón, strumento che non pare vero come si possa integrare con tanta naturalezza in un ensemble cameristico tradizionale. Eminentemente cameristico è anche l'uso del pianoforte a quattro mani, mentre il violoncello in questo caso non disegna geometriche linee barocche, ma diventa strumento chiave dell'espressione di un'intensa carnalità, a tratti anche violenta.

 



Avviene, in buona sostanza, una sorta di trasfigurazione in cui dall'ordinaria tradizione cameristica si viene proiettati con forza in situazioni dialogiche affatto diverse, di carne, fuoco e di profonda nostalgia. Anche su questo fronte l'Amiata Piano Festival s'impegna a spezzare certi visioni, limitate e limitanti, della musica (e degli strumenti atti a riprodurla), in ogni caso si scaglia contro il pregiudizio che vorrebbe veder relegato uno strumento, entrato nella consuetudine classica, in uno stringente ambito di epoche musicali. Emblematica in questo senso è la presenza di strumenti diversi sul palco, costruiti in epoche differenti e suonati da interpreti di provenienza e origine musicale dissimile. Ecco allora apparire sulla scena il bandoneón, questo "sconosciuto", un tipo di fisarmonica (udite, udite!) nato originariamente come strumento per la musica sacra, per accompagnare i canti durante le processioni. E dev'essere davvero difficile diventarne virtuosi, con i suoi complessivi settantuno bottoni da pigiare, distribuiti su entrambi i lati, trentotto per il registro acuto e trentatre per il grave. Difficoltà esecutiva aggravata dal fatto che molti dei bottoni del bandoneón diatonico (bisonoro) generano note diverse quando premuti durante l'apertura del mantice, rispetto alla condizione di chiusura. Questo significa che ogni gruppo di tasti opera secondo due schemi di esecuzione, differenti per le note in apertura e per le note in chiusura. Se pensiamo che i tasti schiacciati da una mano sono differenti da quelli dell'altra mano, si è obbligati a imparare quattro differenti posizioni dei tasti per riuscire a suonare lo strumento.

 



Più "agevole" è suonare il bandoneón cromatico, che ha una struttura interna ed esterna identica al diatonico, ma in cui premendo un bottone viene emessa la stessa nota, sia aprendo il mantice che chiudendolo. Ce ne sarebbe abbastanza da sconfortare chiunque, eppure non sono mancati e non mancano i grandi virtuosi di questo strumento, a partire dal grande Astor Piazzolla. C'è poi Richard Galliano, Stefano Pietrodarchi, Massimiliano Pitocco e la nostra bravissima Judith Brandenburg, tedesca, che ha un rapporto totale con il suo strumento, anche compositrice di brani particolarmente intensi. Suoi sono "El cielo de Vietnam", la nota "Fuga", "Sombras azules" e "Ven", suonati per il pubblico dell'Amiata Piano Festival. Chi ha assistito a questo memorabile concerto ha potuto lasciarsi attraversare da partiture "adrenaliniche". Quasi delle sciabolate i glissando suonati da Silvia Chiesa in "Le Grand Tango" di Astor Piazzolla, emessi da uno strumento del 1697 e che mai il costruttore (il liutaio milanese Giovanni Grancino) avrebbe immaginato essere impiegato per suonare un pezzo di "fuoco" come questo. Il duo Baglini-Chiesa ha avuto la responsabilità di eseguirlo di fronte a un folto e competente pubblico. Dopo le prime note, la tensione degli esecutori si è sciolta in un caldo profluvio di note. Come può un simile brano essere talmente nelle corde di una formazione di stampo classico è difficile saperlo, evidentemente "bisogna crederci", come lapidariamente ha affermato lo stesso Maurizio Baglini durante la pausa degustazione, rispondendo a una mia domanda, forse stupida.

 



La storia di questo brano ci rivela le sue ragioni e le terribili difficoltà cui si va incontro nell'eseguirlo. È dedicato a Mstislav Rostropovič, uno dei più grandi violoncellisti della storia, probabilmente l'interprete che, in assoluto, ha ricevuto il maggior numero di dediche da parte di compositori importanti. Le Grand Tango ha un valore che va oltre l'elemento virtuosistico, segna un momento importante nell'iter artistico di Astor Piazzolla perché lo decreta come compositore "classico" a tutti gli effetti. In questo caso il termine "classico" non è abbinabile con antico, ma indica che il pezzo è stato classificato come importante e significativo. Demarca, secondo le parole dello stesso Baglini, il confine tra il cosiddetto "crossover" e un tipo di musica da doversi affrontare seguendo diligentemente una scrittura prestabilita, comprese le note "sbagliate": le dissonanze. Alla luce di quanto detto, va da sé che qui non c'è spazio per l'improvvisazione, in una composizione dove il violoncello, senza nulla togliere al ruolo del pianoforte, deve riprodurre effetti mirabolanti, di altissimo virtuosismo proprio perché è stata pensata per un eccezionale virtuoso, come è stato "Slava". Un pezzo quindi da "record". Nella seconda parte entra in campo la bionda Judith Brandenburg, attrae anche visivamente con una coloratissima mise: vestito azzurro luccicante, pantaloni neri e scarpe rosso lucido. Siede concentratissima con il suo bandoneón, impegnata a dare il massimo risalto a ogni nota che suona, in un modo quasi epico di concepire la musica; il suo è un tango di grande intensità, dagli accenti tendenzialmente drammatici.

 



Judith è molto nota in Germania per la sua vena compositiva, per l'abilità come strumentista e per il fatto di aver dato vita a una formazione di tango molto conosciuta nel suo paese, dal nome "La Bicicleta". I più curiosi possono rivolgersi a quell'autentico pozzo di San Patrizio che è "You Tube", dove ci sono diversi video. "Il Tango, Argentina - Romania e ritorno" si è rivelato portatore di un particolare equilibrio. Questo genere resta sostanzialmente un affare per pochi intimi, dalle allusive connotazioni sessuali che si sviluppano nelle schermaglie tra i due "tanguero", ma non per questo inefficace nel coinvolgere un vasto pubblico come quello dell'Amiata Piano Festival. Sul palco non c'erano ballerini, eppure il messaggio non ha perso un grammo della sua sensualità, rivelandosi un sottile gioco di situazioni dove l'ebbrezza carnale cammina mano nella mano con una languida nostalgia. Tutti possiamo riconoscerci nel tango, lasciandoci penetrare da un romantico arcobaleno di colori a forti tinte, mentre un sogno d'amore e di vita passa dall'immaterialità alla realtà. Questa è la grande magia che stasera ci ha affatturato, parla un linguaggio davvero universale, trasversale, che non viene minimamente ostacolato da demarcazioni geografiche, anzi è nel loro scavalcamento che trova una delle sue più forti motivazioni. Questa bellissima serata in musica si conclude con Astor Piazzolla, così come l'inizio era stato affidato alla figura di Saúl Cosentino, suo discepolo. "Café 1930" è il secondo episodio di "Histoire du Tango", una delle composizioni sicuramente più note dell'artista argentino.

 



Originariamente scritto nel 1986 per flauto e chitarra, è tuttavia suonato da diverse combinazioni strumentali, in cui il violino sovente sostituisce il flauto, come l'arpa o la marimba sono al posto della chitarra. Vero ponte di passaggio tra la musica popolare e la colta, le composizioni di Piazzolla traghettano il tango dai bordelli e dalle sale da ballo dell'Argentina nelle sale da concerto di Europa e America. L'Histoire du Tango è il suo unico lavoro per flauto e chitarra e racconta la storia e l'evoluzione di questo genere in quattro parti: Bordello 1900, Café 1930, Nightclub 1960 e Concerto d'Aujourd'hui. Dalla nascita del tango argentino (episodio 1900), eseguito per la prima volta proprio su flauto e chitarra, si va al 1930 con "Café", dove assistiamo al passaggio a un'altra epoca, più incline al suo ascolto che alla danza, un periodo dove emergono tinte più romantiche, rispetto a quelle divertite e irriverenti degli inizi. I movimenti diventano più lenti, più malinconici. Nel "Night Club, 1960" avviene una forte espansione del genere. Il pubblico accorre numeroso nei locali notturni per ascoltare un tango più nuovo e ormai divenuto internazionale, fatto che segna una specie di rivoluzione del genere, con modifiche alle sue forme originarie. Ultima tappa il "Concerto di oggi" (Concerto d'Aujourd'hui), alcuni concetti del tango si mescolano con la musica moderna, compositori colti come Bartok, Stravinsky e altri ne rimangono affascinati. Seguono "Invierno porteño" e "Verano porteño", dai "Cuatro Estaciones Porteñas", Le Quattro Stagioni di Buenos Aires, una serie di quattro composizioni scritte da Astor Piazzolla di cui fanno parte anche "Otoño Porteño" (autunno di Buenos Aires) e "Primavera Porteña (Primavera di Buenos Aires). Prima di congedarci dal Forum Bertarelli, ascoltiamo infine la "Contramilonga a la funerala", per bandoneon, violino, violoncello e pianoforte. Fuori ci attende la notte incipiente, annunciata dal meraviglioso gioco di colori crepuscolari che si coglie sullo sfondo dell'incantevole Maremma grossetana.

 

 

INTERVISTA A CRISTIAN NICULESCU

 

 

Alfredo Di Pietro: Maestro, come nasce il suo grande amore per il pianoforte?

Cristian Niculescu: Non lo so come nasce, è là... Sono nato con l'amore per la musica.

ADP: La sua formazione è classica e ha proceduto di pari passo con la passione per il tango oppure è nata prima una e dopo è venuta l'altra?

CN: Si, abbiamo un repertorio classico. Questo è un progetto speciale perché abbiamo conosciuto Saúl Cosentino e per noi è stato un grande piacere e onore lavorare con lui. È notevole anche per la presenza di Astor Piazzolla, uno dei più grandi compositori del '900, conosciuto per il tango ma che è stato davvero un musicista a 360°, grande virtuoso di bandoneon.

ADP: Per un musicista classico qual è la maggior difficoltà che s'incontra nel suonare il tango?

CN: Ha un linguaggio speciale ma per noi è stata un'attrazione e anche un grande soddisfazione. Si tratta di un genere veramente molto difficile, che presenta dei problemi ritmici difficili da superare. È molto differente dalla musica classica. Noi abbiamo anche un grande repertorio di musica contemporanea, non siamo specializzati solo in classica. Questa con il tango è stata però un'esperienza molto particolare.

ADP: Avete in cantiere altri concerti qui in Italia?

CN: Quest'anno no, ma abbiamo suonato in questo paese tante volte. Ho dato un concerto a Siena in cui suonavo con ventuno pianoforti in un pezzo di Daniele Lombardi, in Piazza del Duomo. Un evento davvero spettacolare dove sono stato molto felice di essere invitato.

ADP: È la prima volta che viene all'Amiata Piano Festival, pensa che una natura così bella e un posto così raffinato possano influire sull'ascoltatore?

CN: Si certamente. È un posto davvero unico, non ho mai visto una location così bella e un'organizzazione così professionale, diversa da quello che si può trovare in una grande città. Io vengo da Berlino, dove ci sono tante orchestre e sale da concerto ma è impossibile trovare un posto così stupendo.

Alfredo Di Pietro

Agosto 2017


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