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 Alkémia Vero Riduci

GLI OMNIDIREZIONALI.
INTRODUZIONE AL CONCETTO DI NATURALITA'

La natura dei suoni che si generano, si espandono nell'ambiente e ci raggiungono passivamente è omnidirezionale. Quando si ascolta dal vivo uno strumento o una voce, l’energia sonora prodotta s’irradia circolarmente così come un sasso gettato nell'acqua immobile di uno stagno provoca una serie di piccole onde che si allargano a cerchi concentrici. Va da sé che il diffusore in grado di approssimare meglio questa realtà fisica è l'omnidirezionale, cioè quel sistema di altoparlanti che emette il suono con un'irradiazione a 360°.

Ci sono degli elementi che affiorano all'ascolto in grado di riassumere efficacemente le sue qualità distintive, possiamo sintetizzarli essenzialmente in due punti: il grande senso di svincolamento dalla fisicità del diffusore, corollario alla bellissima percezione di libertà, e l’impareggiabile naturalezza dell'emissione. Gli omnidirezionali non obbligano l'ascoltatore a porsi in un punto preciso ma danno la libertà di spaziare nel locale, se in una medesima sala sono presenti più ascoltatori non ce ne sarà uno privilegiato, ma tutti potranno godere dello stesso suono, al netto naturalmente delle variazioni legate all'emissione dei due diversi canali (essenzialmente il bilanciamento della scena).

Il secondo atout è legato alla caratteristica di radiazione: immaginate un suono che va per ogni dove creando un numero notevolissimo di riflessioni e, conseguentemente, una miriade di piccoli rinforzi e cancellazioni a casaccio, ma ben distribuiti nel tempo e nello spazio. Il risultato finale sarà la simulazione della graduale attenuazione sulle alte frequenze che si verifica nell'evento reale. Ecco come in questi sistemi la simbiosi spazio/diffusore gioca un ruolo determinante nella percezione acustica, proprio come avviene nella realtà, le due entità diventano strettamente interdipendenti tra loro. E' bene precisare che l'appassionato non avvezzo a questi sistemi, inizialmente potrà sentirsi spiazzato da una prestazione diversa dalla solita.

Catturato nelle spire dell'abitudine a un suono un po' "frontale" potrà trovarli poco efficaci nel modo con cui trasmettono le informazioni, probabilmente non gli perdonerà una certa mancanza di "sfacciataggine". Con il passare del tempo però si renderà conto di come la via che conduce a un ascolto realistico viene meravigliosamente tracciata da questi cantori "invisibili" poiché l'energia è uniformemente distribuita nell'ambiente, non aggredisce chi ascolta con delle lame sonore, ma piuttosto lo accompagna verso scenari ariosi. La musica respira con l'ambiente e si fonde con esso meglio che con qualsiasi altro sistema: il risultato è il raggiungimento di una notevole coerenza e credibilità.

Se è vero che un'emissione in tutte le direzioni può rendere sbilanciato il rapporto tra suono riflesso/diretto e la resa è condizionata dall'acustica ambientale, è altrettanto vero che i sistemi direttivi non offrono una buona stabilità del suono alle alte frequenze: basta spostarsi anche di poco dal punto ottimale che il suono cambia. I vantaggi di una diffusione a 360° si riflettono perciò anche sul bilanciamento tonale in quanto le basse frequenze, essendo omnidirezionali, rilasciano molta più energia in ambiente rispetto alle medie e alle alte, proporzionalmente più direttive. Così accade che, mentre ai bassi si aggiunge un surplus di pressione dovuta alle onde riflesse, alle frequenze medie questo accade in minor misura e ancor meno alle alte con il risultato di un bilanciamento piuttosto spostato verso la parte inferiore. E' chiaro che l'omnidirezionale presenta a riguardo un comportamento molto più equilibrato.

 

 

 

NASCITA ED EVOLUZIONE DELLE VERO

Carlo Crespan, progettista delle Alkèmia Vero, tiene a chiarire le ragioni che lo hanno condotto a questa originale realizzazione, non ascrivibili a eccentricità o voglia di stupire, ma dettate dalla profonda convinzione che questo sia il modo migliore di concepire un'elettroacustica ben suonante.

David Bresolin, grande professionista nel settore elettroacustico, ricco di un'esperienza trentennale e attualmente importatore dei trasduttori Manger in Italia ha avuto una parte molto importante nella definizione del progetto. Grazie alla sua competenza è stato possibile sciogliere alcuni nodi tecnici decisivi, presentatisi nel corso della ideazione/disegno delle Vero.

Dalla creazione del prototipo alla prima versione è passata tanta acqua sotto i ponti. L'architettura iniziale non era esattamente come l'attuale, il woofer era posto in basso, i condotti reflex accolti nella parte frontale, due canne di plastica sovrapposte. In seguito si pensò di spostare il woofer in alto per rendere coassiale anche il reflex sottostante, come materiale si decise per l'acciaio invece che la plastica, optando per un solo condotto invece di due. Tale scelta fu motivata dalla ragione che anche il condotto reflex emette suono, va quindi tenuto coassiale ai driver e non, come deciso in prima istanza, a 90°, inoltre la canna in acciaio dello spessore di 8 mm toglieva la colorazione e l'imprecisione della plastica.

Il progetto andò avanti non senza incontrare qualche difficoltà: i professionisti che lavoravano il carbonio non erano abituati ad annegare il metallo al suo interno per ospitare le viti, all'inizio il titolare voleva addirittura rifiutare il lavoro perché troppo complesso. Anche le dimensioni, lo spessore voluto di quattro millimetri, per loro che erano abituati a lavorare con i decimi di mm, rappresentava certamente un problema di non poco conto. Gran parte del lavoro fu dedicato alla risoluzione dei problemi tecnici insorti strada facendo, insieme all'impegno di razionalizzazione, scelta dei cavi, dei condensatori, delle bobine, i tantissimi esperimenti fatti sui possibili incroci del filtro crossover, condotti a tutte le frequenze possibili e immaginabili.

Una parte non trascurabile della ricerca fu fatta sulla scelta dei materiali interni, partendo prima con la lana di vetro per arrivare poi a schiume sintetiche custom, specializzate per le varie frequenze e modellate con seghe ad acqua 3D. Anche l'aggiunta di un tweeter alla sommità del diffusore, che dapprima non era stato previsto, fa parte di quelle decisioni prese in corso d'opera. Tutte le parti metalliche sono in acciaio inox tranne la flangia del tweeter che è invece in alluminio per ragioni di contenimento del peso, la viteria è tutta inox e quella nera è brunita con lo stesso procedimento usato per le armi da fuoco.

Dal punto di vista concettuale la coassialità degli altoparlanti è elemento fondamentale per ottenere il massimo della coerenza tra i suoni, l'imperativo è consentire che essi lavorino con la miglior sinergia possibile. Così Carlo Crespan si dichiara persuaso che gli altoparlanti complanari non consentano un tipo d’integrazione così elevato come quello offerto dai coassiali. L'omnidirezionalità è un concetto che impone al progettista di adottare una forma cilindrica del mobile, elemento estremamente utile poiché in tutte le direzioni di propagazione del suono si ottiene lo stesso comportamento fisico, per non parlare del fatto che l'assenza all'interno del mobile di superfici parallele previene la formazione di onde stazionarie. Tutti gli altoparlanti hanno dei baffle ridottissimi con la quasi completa eliminazione delle diffrazioni.

Nella concezione delle Vero non si è potuto prescindere dall'argomento privilegiato della musicalità, ogni intervento quindi doveva essere teso al massimo della semplicità per deteriorare il meno possibile il segnale. Così i filtri crossover sono tutti di 6 dB ottava, una configurazione minimale ma attuata con dei componenti passivi di qualità molto elevata, nella realizzazione pratica questo significa avere una bobina in serie al woofer, un condensatore in serie al Manger e un condensatore in serie al tweeter, meno di così dal punto di vista elettrico non è possibile. Avendone la possibilità è molto meglio evitare filtri complicati, dove devi inserire resistenze o celle particolari per aggiustare il tiro, è preferibile invece formulare un sistema che suoni naturalmente bene per come è composto, una soluzione semplice ma non semplicistica che implica un'attenta scelta a monte della componentistica, come anche un opportuno matching delle sensibilità individuali. Nelle Alkèmia il woofer ha la stessa sensibilità del Manger MSW (91 dB/w/m).

Ma esiste un ambiente ideale per le Vero? La cosa sorprendente, dice il progettista, è che hanno suonato con buona resa anche in ambienti molto grandi grazie alla capacità del Manger di mantenere un'ottima focalizzazione pure da distanze notevoli. In un episodio mi racconta come si è accorto di questa grande virtù dell'MSW: "una volta il diffusore suonava in un vasto ambiente posto sottoterra ed io ero uscito facendo due piani di scale. Al rientro nella sala compresi che già da 10 - 20 metri il dettaglio era enorme, una specie di laser che non si sfarina con la distanza ma rimane molto coerente e preciso". In definitiva sono casse che vanno bene in ambienti a partire dai 20 - 25 mq ma non presentano problemi, con amplificazioni adeguate, anche in ambienti più grandi. Possiedono una buona efficienza ma non elevatissima per cui in sale particolarmente grandi, diciamo sui 300 mq, è meglio usare altri sistemi. Il consiglio di Crespan è farle suonare in ambienti di circa 100/140 mq al massimo, 50 mq come superficie ideale, dove possono tranquillamente produrre pressioni sonore a livello live.

 

 

 

ALKEMIA VERO, LA STORIA

Il sito ufficiale http://www.alkemiavero.com/Alkemiavero/Benvenuto.html ci offre la possibilità di fare un veloce rewind delle sue tappe evolutive, dall'affaccio nel mondo della riproduzione audio di classe sino ai nostri giorni. E' un excursus temporale segnato dai punti cardine del processo di sviluppo del modello.

10/11 Ottobre 2009
Alkèmia presenta il diffusore Vero 2.0 a Percorsi Sonori, albergo Michelangelo
a Terni.

7/8 Novembre 2009
Alkèmia presenta il diffusore Vero 2.0 al Gran Galà dell’Alta Fedeltà a Roma.

28 Gennaio 2010
Alkèmia presenta le Vero versione 2.1 .
Le modifiche apportate rispetto alla 2.0 riguardano la geometria delle lenti
acustiche, alcuni altri dettagli, ma soprattutto il cross-over che è stato
completamente riprogettato per fornire pienezza e carnosità alle voci e
generalmente ai toni medi.
Le basse frequenze acquistano molto più dettaglio e microdinamica, ora anche
fino a 24 Hz, fondendosi anche timbricamente con la gamma medioalta.

30/31 Gennaio 2010
Alkèmia presenta il diffusore Vero 2.1 al Gran Galà dell’Alta Fedeltà a Padova.

14 Aprile 2010
Alkèmia presenta le Vero versione 3.0.
Le modifiche apportate rispetto alla 2.1 riguardano l'aggiunta di un tweeter
isodinamico a nastro e una rielaborazione del caricamento del Manger MSW per
migliorare dettaglio e limpidezza dei toni medi.
Sono stati inoltre modificati i piedini, ora con sfere in ceramica, e i ponticelli,
ora di produzione Alkèmia in rame elettrolitico segato ad acqua e poi rodiato.

20 Ottobre 2010
Completato lo sviluppo delle Vero, scompare dal nome il numero di versione.
Da oggi i diffusori si chiameranno semplicemente Vero.

 

 

LE ALKEMIA VERO SOTTO LA LENTE D'INGRANDIMENTO

Specifiche tecniche :

Diffusore a tre vie: Manger MSW più tweeter a nastro e woofer 10" con membrana in carbonio.

Cabinet in carbonio 4 mm e acciaio inox.

Impedenza nominale: 8 ohm.

Risposta in frequenza: 24/33.000 Hz.

Frequenze d'incrocio: 600/6000 Hz

Sensibilità 91 db/w/m

Potenza gestibile: 200 watt RMS.

Dimensioni in cm. Altezza 115 - Lunghezza 40 - Profondità 40.

Peso circa 35 Kg.

Parafrasando l'immortale Max Catalano, è meglio un diffusore bello e ben suonante che uno brutto e mal suonante, anche se l'apprezzamento sonico - estetico è sempre un qualcosa che soggiace alla categoria della soggettività. Questa "boutade" mi aiuta a introdurre l'analisi particolareggiata di questo sistema che non pochi patemi mi ha causato. Confesso che prima di prendere contatto con le Vero ero fortemente indeciso se lanciarmi nell'impresa di esaminare un tipo di diffusore che conoscevo molto poco ma che, alla fine, mi ha completamente conquistato.

Carlo Crespan mi è stato di grande aiuto nell'inquadrarlo nella giusta prospettiva e di questo lo ringrazio. Insieme alla rivelazione dei particolari tecnico-costruttivi, mi ha dato la possibilità di tenerlo a lungo nella mia sala d'ascolto così da superare limiti e pregiudizi che avevo accumulato nel tempo, limitato com'ero alla frequentazione dei soli diffusori direzionali. Quest'ultimo è un particolare molto importante poiché l'ascolto di un omnidirezionale richiede, secondo me, un minimo di assuefazione per poterlo apprezzare come merita.

Nella costruzione delle Alkèmia non si è certo lesinato sulla qualità dei materiali né degli altoparlanti, a cominciare proprio dall'adozione del fantastico Manger MSW, unità che meglio di qualsiasi altra rispetta i principii della naturale diffusione del suono, costituita da onde concentriche di pressione. L'intuizione di omnidirezionalizzare l'MSW si è rivelata felice sotto l'aspetto non solo del puro ascolto in quanto anche concettualmente è tesa a esaltare la sua sfericità di emissione.

La produzione del trasduttore Manger è iniziata nel 1990, dopo un periodo di ricerca e sviluppo durato circa 3 decadi a cura di Josef W. Manger. Si tratta di un altoparlante basato su principi non convenzionali in cui la radiazione acustica proviene da una lastra flessibile molto grande con modi di eccitazione circolari. Il diaframma è perfettamente piatto, ma non rigido, costituito di un materiale a tre strati che permette alle onde di viaggiare. La rigidità di questo sottile pannello flessibile aumenta dal centro verso l'esterno in un rapporto molto simile alla membrana basilare nel nostro orecchio.

Le alte frequenze si esauriscono rapidamente nella zona interna della membrana mentre le onde lunghe (basse frequenze) raggiungono il bordo dove è posizionato un assorbitore a forma di stella, deputato a impedire che le onde rimbalzino tornando indietro. Grazie alla sua originale concezione, frutto di studi approfonditi anche nel campo della fisiologia dell'udito umano, l'area radiante decade con frequenza crescente: le note più basse sono irradiate dall'intero diaframma mentre le frequenze più alte utilizzano solo il centro. Questa geniale soluzione invece di richiedere numerose unità discoidali di dimensioni decrescenti, consente al trasduttore di essere costituito da una singola unità la cui dimensione varia continuamente con la frequenza.

Secondariamente le bobine non devono accelerare il diaframma tutto in una sola volta con la possibilità di avere un tempo di salita molto breve e agevolare la fedele riproduzione dei transitori. Ancora, la velocità di propagazione radiale delle vibrazioni attraverso il diaframma è strettamente legata alla velocità del suono nell'aria cosicché la fase di radiazione delle parti esterne corrisponde alla fase di radiazione delle parti interne propagatasi attraverso l'aria. Nella gamma di frequenza in cui lavora il Manger, le vibrazioni prodotte dalle bobine poste in senso orizzontale viaggiano lungo il diaframma propagandosi a raggiera verso l'esterno, dove raggiungono lo smorzatore a forma di stella che è visibile sul perimetro.

E' un meccanismo differente dai comuni trasduttori a cono in cui il diaframma si muove come un pistone e non come nel Manger, dove il diaframma piatto vibra sul proprio asse diffondendo le onde sonore dal centro verso l'esterno. Sempre con riferimento agli studi di fisiologia dell'udito è interessante notare come la diffusione del transitorio lungo la membrana basilare dell'orecchio interno avviene esattamente nello stesso modo.

 

Grande cura è posta nel processo di fabbricazione che obbliga a tolleranze non superiori a otto millesimi di millimetro (0,008 mm). Il trasduttore Manger riproduce una gamma di frequenze che va da 80 Hz a 35.000 Hz con una superficie attiva del diaframma di 19 centimetri di diametro.
La sua sensibilità è di 91 dB/w/m, può raggiungere un tempo di salita estremamente rapido (13 microsecondi).
I buoni propositi in fase tecnica corrispondono al risultato di una riproduzione molto naturale, per nulla affaticante e dettagliata senza risultare aggressiva. E' segno che il grande Josef W. Manger aveva visto giusto.

Il tweeter posto alla sommità delle Vero è uno Swan HiVi RT2C-A, unità isodinamica a nastro schermata magneticamente. L'elemento chiave di questo trasduttore è la membrana in Kapton piuttosto grande (15 x 3 cm) con un pattern di conduttori in alluminio che coprono circa il 90% dell'area vibrante. La leggerissima membrana è posta proprio tra due file di magneti al neodimio e ferrite di bario. Altro particolare, la flangia di fissaggio è in alluminio nichelabile 6060, con una guida d'onda svasata che consente un ottimo controllo della risposta in frequenza e della direttività.

Ha una profondità è di soli 27 mm, inclusa la flangia di montaggio, l'impedenza quasi del tutto resistiva si traduce in un pilotaggio facile per qualsiasi amplificatore e semplifica anche la progettazione del crossover. Grazie all'estrema leggerezza dell'elemento vibrante, si produce una risposta immediata e precisa a qualsiasi transiente presente nel segnale originale. Anche il lobo polare di dispersione è molto ampio sul piano orizzontale e ben controllato sul piano verticale. E' un trasduttore che possiede una notevole chiarezza, trasparenza e la capacità di assecondare ogni più piccolo dettaglio musicale.

Il woofer è un Monacor in fibra di carbonio leggermente modificato dallo stesso Crespan, del diametro di 10".

Assolto il compito di descrivere gli altoparlanti proseguiamo con la parte strutturale del diffusore, un contorno quanto mai funzionale all'espressione dei tre driver a cominciare dalle lenti acustiche, poste al di sopra del woofer e del Manger, cui è affidato l'indispensabile compito di rifrangere le onde sonore di pertinenza dei due elementi a 360°. E' stata impiegata la soluzione di porre i trasduttori in orizzontale e di usare una lente acustica (in pratica un cono riflettente posto con la punta rivolta verso il basso, coassiale con lo stesso altoparlante) per distribuire il suono intorno, in modo meccanico.

Al di sopra delle Vero c'è un tweeter che guarda verso l'alto, privo di lente, con la funzione credo di ricreare i dettagli d'ambienza più fini. Il woofer da 10" è caricato in bass-reflex. Le due lenti, compresa la struttura del reflex, sono in carbonio pieno, si è optato per questo materiale perché insieme rigidissimo e privo di risonanze proprie, qualità che permettono l'espressione di un suono privo di colorazioni. Dei due possibili tipi di carbonio, differenti per la trama del tessuto, quello adoperato dalle Alkèmia è un "twill" di 4 mm di spessore, (per inciso l'altro è il "plain"). Il carbonio è particolarmente indicato come materiale ad alta riflettenza, efficace nel riverberare le onde sonore, al contrario di un materiale più morbido. Se pensiamo che il suono medio - acuto incontrando una superficie abbastanza liscia e solida viene in parte riflesso e in parte rifratto, capiamo subito che in caso di materiali particolarmente lisci e duri la maggior parte di esso viene riflessa e solo una piccola parte trattenuta e rifratta.

Come detto in precedenza anche il reflex si avvantaggia di una lente acustica, costruita però in acciaio inox di buon spessore e non in carbonio, questa soluzione rinforza le caratteristiche di omnidirezionalità che già naturalmente possiedono le frequenze basse sotto i 200 Hz, in relazione al diametro degli altoparlanti. La lente di acciaio ha anche una funzione portante in quanto parte integrante della base del diffusore e contribuisce all'estetica decisamente originale delle Alkèmia.

Il disaccoppiamento dal pavimento e affidato a un sistema classico: tre piedini in acciaio con la parte inferiore concava contenente all'interno una sfera di ceramica, materiale estremamente robusto, liscio e soprattutto con pochissima inerzia di massa. Questi elementi disaccoppianti sono stati studiati a lungo, pensati per poter lavorare perfettamente a qualsiasi inclinazione si trovino, inclusi pavimenti in moquette anche abbastanza spessa, non c'è bisogno quindi di aggiungere delle basi particolari.

Le tre asticelle di acciaio cavo che sorreggono la lente accoppiata al woofer e le quattro che sostengono quella del Manger consentono al loro interno il passaggio dei cavi che vanno ai rispettivi trasduttori. A un occhio attento non sfugge come le Alkèmia siano in grado di fondere, integrandole perfettamente, esigenze funzionali e ricercatezza estetica, sicuramente un altro punto a loro favore.

Al termine di innumerevoli prove, per il cablaggio del woofer e del Manger è stato scelto un conduttore multifilare di rame argentato della Van Den Hul: un AWG 12 (3,3 mmq). Il cavo utilizzato per il tweeter è sempre in rame argentato ma sovradimensionato rispetto al compito che deve svolgere (AWG 16 = 1,5 mmq), questo per avere una buona omogeneità timbrica. I componenti passivi del filtro crossover sono "volanti", ammortizzati e disaccoppiati per difenderli dalle vibrazioni. Dopo averne provate di tutti i colori Crespan è giunto alla conclusione che i componenti passivi meglio suonanti erano le induttanze in cavo multifilare con nucleo in aria, esenti da fenomeni di saturazione.

L'attentissima cernita è stata condotta sul criterio delle prestazioni all'ascolto, privilegiando quelle scelte che conferivano al suono una grande ricchezza armonica, in linea con quanto ci si era prefissati di raggiungere. Stesso discorso per i condensatori, in polipropilene di altissima qualità, selezionati sempre nell'ottica di favorire la purezza timbrica, scartata quindi l'ipotesi di adoperare due condensatori in parallelo per non causare il sia pur minimo sfasamento di segnale. La validità di un progetto si valuta anche dai particolari: i quattro binding posts per gli altoparlanti (possibile quindi il bi-wiring e bi-amping) appartengono alla gamma Topline della WBT (modello 0702.12), ora in dotazione standard e non più optional come i morsetti placcati oro anziché platino, oppure il carbonio tessuto Plain anziché Twill. In ultimo i ponticelli sono ricavati da rame 99,99% raffinato elettroliticamente e poi segati ad acqua e argentati.

 

 

LE MISURE IN AMBIENTE

Per le misurazioni ho usato il software "Arta" (risposta in frequenza e all'impulso), "Limp" per il modulo e argomento d'impedenza e "Steps" per le distorsioni ( 2°, 3°, 4° e 5° armonica - THD), rilevate queste ultime a un livello di circa 90 dB. L'hardware invece è costituito dal microfono Superlux ECM 999, preamplificato e convertito A/D dal The T Bone MicPlug USB, la calibrazione del sistema microfono/scheda è stata affidata a un PCE-SC41, tra le due frequenze di campionamento consentite dal MicPlug (44,1 e 48 KHz) ho scelto la seconda. A una scheda audio E-Mu Creative Pre Tracker USB 2.0 era affidato il compito di gestire il software.

Purtroppo non dispongo di una camera anecoica né dei mezzi per misurare in campo libero, gru compresa, ecco perché ho preferito in questo caso non pubblicare alcun grafico di risposta in frequenza. Quello che posso dire è che il range dai 500 agli 8000 Hz, quella più stabile nel confronto tra la misura in anecoica e in campo riverberato, risultava ben lineare.

La misura delle distorsioni mi ha impegnato in un percorso alquanto complesso. La loro rilevazione in ambiente soffre degli stessi limiti della risposta in frequenza ma ho voluto comunque pubblicarla affinché il lettore si faccia un'idea di quello che può accadere in condizioni d'ascolto reali. Il vero polso della situazione è stato preso nelle misure in "Near Field" eseguite su ogni singolo driver in due grafici distinti, il primo includente la magnitudo del segnale più le distorsioni e il secondo esclusivamente le distorsioni di seconda e terza armonica, tutte molto contenute come si evince dai grafici. In particolare il Manger MSW ha un comportamento a dir poco eccellente della terza armonica che, nel range 500 - 4000 Hz, è sempre inferiore allo 0,02%.
Ancora più contenute, come di norma, risultano la quarta e quinta armonica.

 

Risposta in frequenza rilevata in prossimità della porta reflex mediante IMP con spazzolata di frequenze.

Distorsioni di seconda, terza, quarta e quinta armonica rilevate in prossimità dello sbocco reflex.

Livelli percentuali delle distorsioni armoniche (seconda, terza, quarta e quinta) rilevati a livello della porta reflex.

 

Molto confortante il risultato del modulo e argomento d'impedenza dove il primo, praticamente sempre superiore ai 5 ohm, classifica l'Alkèmia come diffusore non difficile da pilotare rappresentando un carico tranquillo per qualsiasi amplificatore. Questo dato, insieme alla discreta sensibilità, lo rende gestibile in normali ambienti domestici anche da valvolari di bassa potenza. Il risultato ottenuto con il TA2024 in biamplificazione, difatti, è stato del tutto soddisfacente. Il primo picco d'impedenza, del valore di oltre 40 ohm, si trova a 17 - 18 Hz mentre il secondo, molto più contenuto, si posiziona a 60 Hz e vale esattamente 20 ohm. I due picchi d'impedenza tipici del caricamento reflex, con un primo di valore più elevato del secondo, sono testimoni di una Fb (frequenza di risonanza del sistema) superiore alla Fs (frequenza di risonanza del woofer in aria libera). Questa si pone a circa 35/40 Hz.

Segue il grafico di Cumulative Spectral Decay, fotografato con un gating sufficiente a tener fuori le prime riflessioni e risonanze.

 

 

SETUP

Nel corso della prova d'ascolto mi sono avvalso di un parco macchine abbastanza ampio. Un confronto fugace, fatto più per curiosità che altro visto il divario di valore, è stato tentato tra le Vero e tre coppie di diffusori che al momento della prova sostavano nella mia sala d'ascolto. Le tre torri erano tutte di livello "entry", a pieno titolo le Dynavoice Definition DF-6, meno le VEF Radiotehnika RRR Giant-FS100N e le Canton LE 109, che figurano nella zona di passaggio tra la categoria "affordable" e la "mid". Il faccia a faccia, lungi dallo stabilire una graduatoria di merito, mi ha comunque aiutato nell'individuazione del carattere timbrico e del bilanciamento tonale delle Alkèmia. Di diversa caratura anche le tre amplificazioni deputate al pilotaggio, una High End rappresentata dall'amplificatore integrato Grandinote Shinai, senza meno la più adeguata alla classe delle Vero e altre due, un pre e finale della Rotel (l'RC 06 e l'RB 1070) più un'accoppiata basata sul TA2024, adoperata in biamplificazione passiva (NotSoBad sulle vie superiori e Trends Audio TA 10.2 sulle inferiori). A dispetto dell'opulenza delle altre due quest'ultima si è rivelata valida al di là di ogni aspettativa, fornendo sufficiente corrente e ottimo suono alle due Alkèmia, sistemi dalla discreta sensibilità ma soprattutto aventi un modulo d'impedenza decisamente poco impegnativo per qualsiasi elettronica. La parte del leone naturalmente l'ha fatta lo Shinai, correntoso quanto basta per superare i limiti di potenza dei due T-Amp e raffinato al punto giusto da surclassare nettamente i pur onesti Rotel. Sul versante sorgenti, pensionato il vecchio Rotel RCD 1070, i miei file digitali hanno trovato rinnovata freschezza nel Notebook HP G62 e l'ottima scheda USB E-MU Pre Tracker.

Questo l'insieme delle apparecchiature che hanno accompagnato il test d'ascolto:

Amplificatore integrato Grandinote Shinai
Preamplificatore Rotel RC 06
Finale di potenza Rotel RB 1070
Amplificatore integrato NotSoBad
Amplificatore integrato Trends Audio TA 10.2
Personal Computer HP G62 con player Foobar 2000
Scheda audio E-MU Creative Pre Tracker Pre USB 2.0
Diffusori Canton LE 109
Diffusori Dynavoice Definition DF-6
Diffusori VEF radiotehnika RRR Giant-FS100N
Cavi di segnale Fluxus 2*70 S
Cavi di potenza Fluxus LTZ 900
Cavi di alimentazione Fluxus "Alimentami"
 


VERO O DELLA TRASPARENZA DEL VETRO
PROVA D'ASCOLTO

Angela Hewitt - Beethoven  Piano Sonatas - Vol. 3:
Piano Sonata In E Minor, Op. 90

Gustav Mahler - Des Knaben Wunderhorn.
Anne Sofie von Otter, Thomas Quasthoff. Berliner Philharmoniker Orchestra diretta da Claudio Abbado:
Revelge
Trost Im Unglück
Der Schildwache Nachtlied

Gustav Mahler - Sinfonia N°2 "Resurrezione" di Gustav Mahler.
Kate Royal, Berliner Philharmoniker Orchestra diretta da Simon Rattle.

Carl Orff - Carmina Burana.
London Symphony Orchestra diretta da Richard Hickox (24 bit - 88 KHz):
Fortuna Imperatrix Mundi - O Fortuna
Fortuna Imperatrix Mundi - Fortune plango vulnera
Primo vere - Ecce gratum

Babatunde Olatunji - Love Drum Talk (1997) (24 bit - 96 KHz):
Sare Tete WA
Love Drum Talk

Anne Sofie von Otter & Brad Mehldau - Love Songs:
Twilight
Dreams

Franco Battiato - Fleurs:
Amore che vieni, amore che vai

Franco Battiato - Inneres Auge:
No Time No Space

Frank Zappa - Shut Up 'n Play Yer Guitar
Five-five-five

Frank Zappa - Baby Snakes:
Titties & Beer
The Black Page

Weather Report - Night Passage

Michael Brecker - Tales From The Hudson
Beau Rivage
African Skies
Introduction To Naked Soul
Naked Soul

Stefano Bollani Trio - I'm In The Mood For Love
Makin' Whoopee
Puttin' On The Ritz

Chick Corea - Five Trios:
Crepuscule with Nellie
Milestones
Dusk in Sandi


Con accanto una pila di album inizio il test con la Sonata n° 90 in mi minore di L.V. Beethoven interpretata da Angela Hewitt, giusto per sgranchire un po' orecchie e impianto sulle note di un’opera che amo molto. Il volume non è alto ma mi consente immediatamente di captare una delle qualità salienti delle Vero, parlo di quella stupenda capacità di rendere i timbri naturali degli strumenti con una rotondità che fa costantemente il paio con la lucentezza. Ascolto i primi due movimenti rapito dalla bellezza della musica e da un’interpretazione lieve eppur così efficace da non snaturare la potenza di quelle note.
Subito dopo il mio pensiero si sposta su una riflessione già più volte espressa nel corso dello scritto: l'ascolto di un sistema omnidirezionale ci costringe a riparametrare i nostri criteri di ascolto. Magari abituati a un suono direttivo, potremo rintracciare nelle Alkèmia una performance poco frontale, diretta, che a un primo ascolto sarà scambiata per mancanza di grinta ma che in seguito si paleserà nelle vesti di una ricostruzione spazio temporale del messaggio veramente genuina.

Sulla scia delle favorevoli impressioni riguardo alla timbrica, man mano realizzo che la sua bontà è così evidente da diventare il "Leit motive" del mio test d'ascolto.
Così l'incantevole trittico "Revelge, Trost Im Unglück e Der Schildwache Nachtlied" dal mahleriano "Des Knaben Wunderhorn" convince nella carnosità delle varie sezioni orchestrali, sempre ben comprese in un amalgama dall'intenso nitore. La focalizzazione del dettaglio non perde mai la sua efficacia da qualsiasi punto si ascolti, provo ad alzarmi dal divano, ora avvicinandomi ora allontanandomi dalla linea congiungente i due diffusori, ma la precisione con cui viene restituita ogni più tenue nuance rimane inalterata.

La Sinfonia n° 2 "Resurrezione" di Gustav Mahler, interpretata da Simon Rattle e la Berliner Philharmoniker Orchestra mi consente di integrare queste sensazioni a un più alto livello di coinvolgimento dinamico. E' una nutrita compagine orchestrale e vocale quella che mi si materializza davanti, anche se lontana dai livelli di gigantismo dell'ottava, definita la "sinfonia dei mille". Nella seconda ritrovo anche il canto "Des Antonius von Padua Fischpredigt", presente anche nel "Corno magico del fanciullo". Le improvvise sferzate dinamiche trovano le Vero ben reattive, quando le si mette alla frusta sanno reagire come dei purosangue e i 37 watt in classe A dell'integrato Shinai non lesinano certo nell'esprimere tutta la loro vigoria. Il suono è privo di qualsiasi scatolarità, si espande a pieni polmoni nella mia sala. In alcuni passaggi forse sarebbe desiderabile una gamma medio-bassa dotata di maggior peso, è un tratto che ritrovo più riconoscibile nei generi moderni come il jazz, plausibilmente tipico dell'indole di questi diffusori ma che non è assolutamente penalizzante nell'insieme, diciamo più semplicemente che in determinate occasioni tende a sottrarre un po' di corpo e calore in un range per'altro limitato di frequenze.

Il decimo CD del sesto volume dell'integrale "Bach Edition" Brilliant contiene capolavori come "Als Jesus Christus in der Nacht" BWV 1108 e "Christ, der du bist der helle Tag" BWV 1120, magistralmente interpretati da Hans Fagius. La resa della gamma medio-alta non è una sorpresa così come lo stage avvolgente e profondo che ci trasporta magicamente nelle navate di una grande cattedrale. Piuttosto qui viene fuori la rimarchevole pienezza della gamma bassa profonda, presente con immacolata efficacia sulle note di pedale. E' un basso che rende autorevole la riproduzione, controllato quanto basta per non innescare mai fenomeni d’impastamento né di mancanza di articolazione.

I Carmina Burana di Carl Orff nella direzione di Richard Hickox con la LSO impegnano ancor di più la Alkèmia nei salti dinamici, qui davvero notevolissimi grazie anche a una registrazione in alta risoluzione molto ben fatta (24 Bit - 88 KHz), distinguibili senza incertezza i piani sonori, cesellati alla perfezione in un vasto spazio. All'ingresso del coro in "Fortuna Imperatrix Mundi - O Fortuna" ricevo una vera e propria scossa elettrica tale è la prontezza dei tempi di salita, le orecchie sono investite da una staffilata sonora ricca di tempestiva energia. Ulteriori distinzioni affiorano tra i vari registri vocali e, oserei dire, tra ogni singola voce grazie soprattutto alla meravigliosa naturalezza del Manger MSW, un elemento prezioso nell'ambito di questo sistema che elargisce un dettaglio di alto livello, mai conseguito a discapito di una superba liquidità e dolcezza.

Giusto per dire le cose chiaramente, siamo lontani anni luce da un tipo deteriore di cura del particolare che fa leva su una resa tagliente e poco naturale. Il modulo d'impedenza, praticamente sempre superiore ai 5 ohm, consente ai due T-Amp di esprimersi senza affanno alcuno nei limiti della loro potenza. Ho scelto la configurazione in biamplificazione con un NotSobad sulle vie superiori e un Trends TA 10.2 sulle inferiori conseguendo un risultato di assoluto rilievo anche nell'ambito della capacità di pilotaggio. Se non fossi stato già a conoscenza dei meriti di questi "Enfant terrible", non avrei creduto alle mie orecchie di fronte a un suono timbricamente inappuntabile e provvisto, nonostante la scarsa potenza, di grande personalità. Il correntoso finale Rotel RB 1070 ha fatto quello che ha potuto producendo un suono onesto, ma distante dalla magnifica trasparente analiticità di Shinai e T-Amp.

L'occasione del passaggio ai generi moderni me la dà un file in alta risoluzione contenuto nell'Hard Disk del mio Laptop, si tratta di Babatunde Olatunji in Love Drum Talk (24 Bit - 96 KHz), un lavoro del 1997 che pullula d’informazioni. Le percussioni, calate in un clima ad alta densità di dettaglio insieme a un registro alto ben affollato, mettono alla prova le Vero nei parametri di risposta ai transienti e nella capacità di resa dei particolari, restituiti in maniera mai pungente ma meticolosa. Scelgo e ascolto con grande piacere la prima e terza traccia dell'album: Sare Tete WA e Love Drum Talk, un'audizione ripetuta diverse volte concentrandomi su vari particolari oltre che sull'insieme. Sorprende l'immediatezza con cui viene dipanata la molteplicità dei flussi d’informazione insieme alla bassissima fatica d'ascolto che generano le Alkèmia. Quest'altra dote mi ha portato ad ascoltarle anche per sei sette ore di seguito senza accusare la benché minima stanchezza, il piacere di sentirle non scemava con il tempo anzi tendeva a diventare sempre maggiore.

Come ben si dice sul sito della Manger "No listening fatigue: listen indefinitely. This is the hallmark of a truly accurate loudspeaker", chi ascolta a lungo un altoparlante Manger si rende benissimo conto di cosa significhino queste parole.

Love Songs è un bellissimo doppio album di Anne Sofie von Otter & Brad Mehldau. La von Otter grazie a una voce naturalmente dotata di grande flessibilità riesce, accompagnata dal pianista Brad Mehldau, a inanellare una serie di interpretazioni da brivido, intensamente sofferte, di una liricità coinvolgente come poche. Le due song "It May Not Always Be So" e "Dreams" manifestano una musicalità lancinante che in alcuni momenti mi porta quasi alle lacrime, le due Vero assecondano la performance con grande rigore, lasciandosi alle spalle smanie di protagonismo fuori luogo che metterebbero a rischio il miracoloso equilibrio creato dai due grandi interpreti. Ci vuole molto rispetto per la musica e le Vero si propongono come delle interpreti inflessibili ma generose, sensuali quanto basta da non cadere nella stucchevolezza.

Mi concedo due ascolti dell'ineffabile Franco Battiato: "Amore che vieni, amore che vai" da Fleurs del 1999 e "No Time No Space" dal più recente album Inneres Auge, pubblicato esattamente dieci anni dopo. La voce di Battiato è caratterizzata da un timbro un po' ruvido, è scabra quanto basta per essere abbastanza rivelatrice nel passaggio tra il registro basso e medio. Non ha la bellezza di quella di Fabrizio de Andrè ma è altrettanto cattiva nello smascherare eventuali magagne in quella critica zona, le Alkèmia si comportano bene nella legatura dei registri, nulla da dire se non che il medio-basso si mostra un po' sottodosato. Nel brano "No Time No Space", registrato come tutto l'album in maniera un po' ruffiana (leggi mediobasso piuttosto pompato) questo connotato risulta provvidenziale nel mitigare certe intemperanze.

Chi pensa, magari fuorviato dalla mia insistenza sulle doti di squisitezza timbrica, che questo sia un diffusore "damerino", nato per riprodurre chitarrine, vocine e suoni flautati ma che poi getta la spugna quando deve tirar fuori la grinta, si sbaglia di grosso.
La chitarra aggressiva di Frank Zappa in "Five-five-five" lascia trasparire intatta tutta la rabbia visionaria del genio di Baltimora, gli esplosivi interventi batteristici del giovane Terry Bozzio in "Baby Snakes" sono riprodotti con incisività e dimostrano l'ecletticità di un sistema che si trova a suo agio con qualsiasi genere musicale. I piatti della batteria non sono mai forzatamente scintillanti, risultano invece molto stabili soffondendosi con efficacia in ogni direzione. Il forte retrogusto lasciato da queste pagine mi stimola a proseguire sulla strada dei generi più energetici, è la volta quindi del grande bassista elettrico Jaco Pastorius ai tempi della sua collaborazione con i Weather Report in Night Passage. Il basso freetless è preciso e ben articolato, perfettamente intellegibile in ogni passaggio o intrico ritmico - armonico, ogni strappata colpisce nel segno con velocità e nettezza.

Che una resa timbrica accurata possa apportare beneficio anche i generi meno "meditativi" lo si capisce anche ascoltando il sax tenore di Michael Brecker che sembra giovarsi della formidabile analiticità del Manger nel rispettare ogni individualità vocale o strumentale pur nell'ambito di un contesto complesso. Il soffiato dello strumento è turgido, di una facondia gratificante per chi ascolta. L'ascolto si snoda insinuandosi nel genere Jazz con l'album "I'm In The Mood For Love" dello Stefano Bollani Trio, ora ho voglia di svagarmi stemperando le tensioni emotive dell'impegnativo programma antecedente. La vita è fatta anche di leggerezza e l'istrionico pianista milanese possiede la classe giusta per trasportare l'ascoltatore in un clima di elegante divertimento. Le Alkèmia Vero anche in questo caso si dimostrano delle amiche fidate che non mai tradiscono con suoni approssimativi. La prestazione è di gran classe, nelle pieghe del tessuto musicale rincontro una pregevole ricchezza armonica, corroborata da una formidabile liquidità e assenza completa di grana.

Concludo il test elettrizzato dall'effervescenza del sound di Chick Corea nella corposa raccolta "Five Trios", indeciso sui brani da mettere sotto i denti. Alla fine scelgo il tripudio di allegria e swing che segue al meditativo Crepuscule with Nellie. Milestones e Dusk in Sandi danno un'ennesima conferma della verve di questi omnidirezionali ricreando senza sforzo il giusto mix di timing, naturalezza di emissione e bellezza coloristica, tutti elementi che difficilmente verranno dimenticati da chi ha la fortuna di imbattersi in questi seducenti sistemi.


CONCLUSIONI

All'interno della complessa nebulosa dei sistemi di altoparlanti, le Alkémia Vero, si propongono come delle protagoniste eminentemente trasparenti, rispettose di una musicalità in grado di nobilitare ogni programma.

Trasparenti come il loro nome suggerisce (Vero in veneto significa vetro), restituiscono un amalgama di colori e timbri che non vive di schieramenti ma bensì d’integrazioni. I contrasti, anche vigorosi, sono sempre proposti con grande coerenza, non aggrediscono l'udito ma nascono e si espandono nell'ambiente circostante con la massima naturalezza.

Non stancano mai, neanche dopo lunghe sessioni d'ascolto.
Stupefacente la resa del Manger MSW, efficacissimo nel ricreare suoni e atmosfere che sembrano come materializzarsi nell'aria dal nulla. L'utilizzo in configurazione omnidirezionale non fa altro che esaltare queste doti sino a portarle all'acme.
La capacità di dettaglio è su livelli d'eccellenza, una differenza che mi è parso cogliere da altoparlanti egualmente prestanti da questo punto di vista è l'assoluta mancanza di stentoreità nell'approccio al particolare, per questo motivo sono sempre caratterizzate da una sorprendente naturalezza coniugata a una "facilità" di emissione disarmante, frutto dei lunghi studi compiuti da Manger sulle reali modalità di diffusione delle onde sonore e ben supportata anche dagli altri due altoparlanti.

Non servono molti watt né amplificatori nerboruti per pilotarle in un tipico ambiente domestico di medie dimensioni, piuttosto sceglietene uno che sia in grado di valorizzare la loro superba classe senza mortificare la ricchezza armonica, davvero ragguardevole.
L'inserimento nell'ambiente non è problematico, nel posizionamento dei diffusori è concesso grande arbitrio, nessun "toe in" millimetrico sarà necessario per bilanciare scena e dettaglio. Per quanto riguarda il trattamento acustico della sala d'ascolto dobbiamo tener conto che negli omnidirezionali le riflessioni sono parte integrante della ricostruzione, smorzarle eccessivamente significa privare l'ascolto di una sua parte importante. Va da se che un trattamento acustico volto a rendere assorbente il locale d'ascolto dovrà essere fatto con mano leggera, tenendo presente che una certa vivezza acustica è necessaria affinché le Vero si esprimano al meglio.

Alfredo Di Pietro


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